Mo' basta !
per una storia dell'autonomia proletaria calabrese (1974-1981)
Di Francesco Cirillo
da Gli autonomi -vol. 1- Derive Approdi
Il giornale dell’Autonomia proletaria calabrese nasce con questo titolo e si propone di diventare il punto di riferimento di tutti i collettivi autonomi sorti sul territorio calabrese dal 1974 in poi. Un movimento di provincia più che cittadino. Un movimento che parte dal basso piuttosto che dall’alto delle città . un movimento fatto di contadini , di giovani disoccupati, di operai delle piccole fabbriche tessili di provincia. Un movimento che decide di muoversi partendo dalle piccole realtà dei paesi. Agendo in maniera diretta, scavalcando i gruppi tradizionali oltre che il gruppettarismo. Con l’intento di unire piuttosto che dividere. Unire nei fatti e nelle azioni piuttosto che dividersi sui percorsi ideologici di una rivoluzione che chissà quando arriverà. Nascono radio e librerie come punto di riferimento e di unione. Nel 77 dopo la riunione nazionale sui “Mille Punti Rossi” promossa da Primo Moroni a Napoli nascono la Libreria Puntorosso a Diamante, la Libreria Area a Paola, il Seme ad Acri, Radio Talpa a Verbicaro. E’ un movimento senza testa, senza partiti, senza leader. Un movimento che vuole che i leader siano gli operai, i contadini, i giovani studenti proletari, i senza casa. Un movimento che parte dai briganti calabresi e lucani e che vede proprio nel brigantaggio un moto di rivolta da reinterpretare. I briganti , gli ultimi rivoluzionari del sud. Occupatori di paesi, dove facevano piazza pulita dei latifondisti, dei padroni, dei venduti. I briganti difensori della tradizione ma anche difensori della povera gente che subiva soprusi in continuazione. Gli stessi soprusi che nell’era moderna i nuovi contadini, i nuovi giovani subivano dai nuovi padroni, dai nuovi piemontesi. Una volta i piemontesi erano portatori della loro civiltà, ora sono compratori di case turistiche. Sulla costa tirrenica calabrese si sperimenta quello che sarà il nuovo sviluppo in Calabria. Speculazioni edilizie al posto di fabbriche, alberghi e villaggi turistici al posto di case popolari, investimenti su attività turistiche piuttosto che sull’artigianato e sull’agricoltura ancora forti in una Calabria rimasta al palo nei nuovi mercati europei. Arriva un fiume di danaro attraverso la Cassa del Mezzogiorno, l’Isveimer, l’Europa. Non una lira finisce nelle tasche degli operai, degli artigiani, degli agricoltori, che continuano ad emigrare in Germania, al nord, nelle Americhe. I democristiani sono i padroni dell’intero territorio, spalleggiati dai partiti dell’arco costituzionale che tentano di prendersi fette di torta da poter gestire per le proprie attività clientelari. I centri storici vengono devastati dalle nuove speculazioni, pietre antiche vengono sostituite dal porfido trentino, gli infissi in legno da quelli in alluminio, le antiche tegole dei tetti dai nuovi terrazzi in stile americano. La distruzione dell’ambiente prerogativa delle regioni del nord inquinate dalle fabbriche, passa ora al sud. Colline intere, vigneti secolari, cedriere e uliveti vengono sventrati, devastate, distrutte, per far posto ai villaggi turistici costruiti con i soldi della mafia, che sceglie questi luoghi per riciclare il danaro sporco proveniente dai sequestri nell’area Aspromontana e dal traffico internazionale di droga e di armi. La Democrazia Cristiana sguazza in questo ambiente. Partiti istituzionali, logge massoniche, mafia istituzionale, protetti da una magistratura inquinata, si gettano in pieno in questo fiume di danaro che ha parti per tutti. Chi e’ fuori da questo giro entra subito nel mirino delle cosche. Subisce attentati, intimidazioni, pressioni psicologiche, minacce fisiche fino all’uccisione. I partiti di sinistra fanno finta di sostenere la lotta contro la Dc , ma nel contempo cercano ovunque alleanze, compromessi storici, spartizioni. L’autonomia politica fa paura, l’autonomia dai partiti preoccupa le segreterie clientelari, che attraverso i propri giornali fanno le liste di proscrizione pubblicando i nomi delle librerie alternative e dei giornali di controinformazione. L’idea di un sud libero da mafia e partiti fa paura. Il movimento questo lo sa e comincia ad agire nei piccoli comuni, nelle contrade, nelle scuole davanti le fabbriche. Non promette rivoluzioni ma rivolte, non promette l’aldilà rivoluzionario ma il pane ora e subito da prendere con le proprie mani rompendo semplicemente una simbolica vetrina.
E parte. Questo movimento conquista subito un paese dell’interno calabrese, Verbicaro, partecipando alle elezioni comunali del giugno 1975 con una lista autonoma. Rompendo il canone dell’astensionismo ideologico. Il popolo di Verbicaro non ne può più della democrazia cristiana e dei partiti di sinistra. Non ne può più di sentire false promesse e chiede direttamente ai compagni di fare una lista. All’ingresso di Verbicaro tracciano una linea rossa sull’asfalto dell’unica strada dissestata che porta al paese : vietato l’ingresso ai democristiani ed ai fascisti, si scrive .
I fascisti non ci proveranno neppure a fare comizi nel paese , ma i democristiani al potere da trent’anni, nel paese spalleggiati da proprietari terrieri e dalla Chiesa, ci provano e montano un grande palco nel centro del paese, chiamando un deputato Dc a concludere la campagna elettorale. Il palco , invece , in pieno giorno, verrà occupato dalla popolazione appena terminato di essere costruito ed usato per i comizi della lista del popolo che chiaramente vincerà le elezioni. Per la prima volta in Italia, una lista di estrema sinistra entra in un comune. I giornali ne restano scandalizzati. Mostrano le foto delle bandiere rosse sostituite a quella italiana, del quadro di Carlo Marx messo al posto di quella del Presidente della Repubblica. Verbicaro diventerà quindi centro propulsore dell’autonomia calabrese e stimolo per la nascita di altri collettivi nell’intera fascia tirrenica. Le riunioni di coordinamento nei prossimi due anni si terranno tutte a Verbicaro. E qui accorreranno da tutta Italia, leader nazionali di tutte le formazioni extraparlamentari. Praia a Mare, Diamante, Grisolia, Paola diventeranno campi di battaglia contro la Democrazia Cristiana in primo luogo e di conseguenza contro la mafia ed i fascisti. La miccia ora è accesa. Spontaneamente gruppi di giovani si organizzano contro il potere. Mò basta dicono. E “Mo basta, aizam’a capa” sarà il titolo del primo giornale dell’Autonomia proletaria calabrese che uscirà ad ottobre del 1976 in concomitanza della prima assemblea meridionale del movimento.
Il movimento ha radici in tutto il sud ora. Sono una cinquantina i collettivi che agiscono spontaneamente da Napoli a Taranto a Palermo oltre che in centinaia di paesini. L’assemblea , con circa trecento partecipanti, si terrà a Cosenza nell’aula gialla dell’Università il 23 e 24 ottobre. L’assemblea rappresenterà un momento importante per tutto il sud. Per la prima volta il sud si organizza in un coordinamento, si da delle scadenze, individua priorità e punti caldi del meridione, ma più di tutto il movimento meridionale comincia a darsi un’ identità. Non è un ritornare alle tesi di Gramsci, di un sud abbandonato e che vuole partecipare alla politica industriale della nazione, è il contrario . E’ un sud che ha capito di avere risorse proprie e di avere le capacità di poterle sfruttare in chiave anticapitalista e anti sviluppo. Le lotte future si articoleranno in questa direzione. Lavoro sfruttato e al nero, lotta alle speculazioni edili, mantenimento dell’agricoltura e dell’artigianato come forma di lavoro autonomo dei piccoli contadini e dei piccoli artigiani, lotta all’emigrazione come forma di svuotamento delle regioni da parte dei poteri centrali e regionali.

Il movimento parte e si organizza ancora di più. I collettivi lavorano a tempo pieno ovunque. Si aprono sedi, circoli culturali,centri di controinformazione. I collocatori comunali, vecchie figure istituzionali, legate al potere democristiano ,sono al centro di una campagna che svela il loro ruolo. A Diamante il 1977 inizia così.
L’Ufficio di collocamento centrale di Diamante viene devastato da giovani disoccupati. Le liste dei disoccupati, dei braccianti che ricevono contributi democristiani vengono sequestrate e verranno rese pubbliche, lasciandole nella piazza centrale del paese. Il giorno successivo viene incendiato il portone di un palazzo storico venduto a speculatori. E’ il primo atto ufficiale contro le grandi speculazioni edilizie che mirano ad acquistare vecchi palazzi per trasformarli in orridi condomini fatti di centinaia di miniappartamenti . Ma anche altre situazioni esplodono, alle lotte di massa susseguono azioni dirette . Vengono distrutti i registri di classe delle scuole di Diamante e Scalea a seguito di decine di bocciature di studenti militanti, si brucia il palco di Miss Italia a Scalea, si assalta la sede della DC a Verbicaro che voleva comperare Aldo Moro, si occupano con gli operai edili e tessili le stazioni ferroviarie di Belvedere e Praia Mare, vengono incendiate le sedi DC di Vibo M ,del rione Sbarre di Reggio C., della Dc di Rosarno, della DC di Paola, viene distrutto il calcolatore della Liquichimica di Saline J. che voleva produrre bistecche derivanti dal petrolio, viene bruciato l’Uff. di collocamento di Catanzaro, viene distrutto il calcolatore elettronico della cassa di Risparmio di Roges. Anche i contadini cominciano a mobilitarsi. Non occupano più le terre, ma vogliono servizi. I contadini ed il Collettivo K.Marx di Diamante anticipano di un anno il 77. E’ l’agosto del 1976 ed occupano il comune democristiano.
Il sindaco Dc, se ne scappa inseguito dalla rabbia contadina e autonoma. Aveva dimenticato le promesse elettorali. Strade ,luce , fogna nelle contrade della ricca cittadina turistica, mentre nel paese si fanno miliardi con le speculazioni edilizie ed un crescente abusivismo edilizio favorito dall’amministrazione comunale democristiana. Sono stanchi i contadini di dover ancora scendere a piedi nel paese, per portare i figli a scuola, per andare al mercato e vendere i loro prodotti. Questa volta dicono basta e scendono armati delle loro falci sfilando in un paese che resta incredulo di fronte a centinaia di persone diretti verso il Comune. Nel comune non trovano nessuno. Tutti i consiglieri comunali, gli assessori se ne sono scappati. I contadini si insediano così nella sala del sindaco per aspettarlo. Il sindaco se n’è scappato nella sua villa abusiva costruita a ridosso del cimitero. I contadini lo aspetteranno al comune per una settimana. Poi il sindaco cede. Incombeva in piena estate una manifestazione organizzata dalla Giunta Regionale , anch’essa democristiana, Miss Italia.

Era stata scelta Diamante come immagine turistica e la regione aveva investito ben 40 milioni di vecchie lire, su questa manifestazione puntando su Tv e stampa nazionali. Non poteva fare la figura di annullare tutto e costringe il sindaco ad una trattativa. I partiti di sinistra tentano una mediazione fra il sindaco ed il movimento, ma questa viene respinta. Mentre il sindaco e la sua famiglia sono alla processione della Madonna e mentre si godono i fuochi d’artificio la sua villa abusiva salta in aria. Il movimento detta la sua legge. La mattina successiva, nel consiglio comunale aperto alla cittadinanza ed ai contadini la maggioranza democristiana cede e vota un ordine del giorno con la variazione al bilancio . I contadini ottengono i finanziamenti che volevano per le strade, la luce e la fogna.
Il 2 settembre del 1976 sono le donne ed i gruppi femministi a scendere in piazza a Diamante contro le finali di Miss Italia. A far mettere in allarme le forze dell’ordine e gli organizzatori della sfilata è una lunga mostra fotografica sulla condizione della donna in Calabria. Una mostra affollatissima di gente posta a pochi metri dal grande palco. La denuncia è forte. Si mostra una calabria ancora antica e sottomessa al potere maschile oltre che a quello politico e della Chiesa. Donne che subiscono maltrattamenti in famiglia, donne ancora sottomesse ai “caporali” che le trasportano abusivamente a raccogliere pomodori, uva, olive. La situazione si fa tesa, quando nella notte precedente alla finale sul palco di Diamante, il grande palco per la semifinale a Scalea viene incendiato. Diamante viene allora circondata da ingenti forze dell’ordine. La zona della sfilata viene transennata ed i militanti del Collettivo K. Marx pedinati uno per uno per impedire che potessero avvicinarsi alla zona palco. La contestazione riesce e la partecipazione della popolazione alla grande sagra sarà scarsa e significherà la fine per questo tipo di manifestazioni in tutta la costa tirrenica.
A maggio del 1977 un giovane operaio di Diamante, Salvatore Forestiero, muore sepolto dalla terra che scavava per il passaggio della fognatura comunale . Gli operai del cantieri edili insorgono e promuovono uno sciopero , subito boicottato dalle dirigenze sindacali e dai partiti , che vedono nella morte del ragazzo un semplice incidente sul lavoro piuttosto che una sistematica forma di sfruttamento padronale che mettono oggettivamente in pericolo la vita di tutti gli operai giornalmente. I giovani della contrada dove abitava il giovane Salvatore si organizzano con il Collettivo K. Marx ed occupano un terreno destinato alla speculazione edilizia per trasformarlo in un centro alternativo dedicato proprio a Salvatore. I carabinieri vietano il corteo durante i funerali e vietano addirittura che si possa tenere un comizio in sua memoria. Gli autonomi forzano allora la sede del PSI che da proprio sul lungomare principale del paese e si barricano dentro. Faranno dal balcone un lungo comizio ascoltato da tutta la popolazione, di ritorno dal funerale, accusando apertamente il potere democristiano che gestisce in gran parte i cantieri edili favorendo lo sfruttamento, il non pagamento sindacale, il lavoro minorile e al nero.
Una strada interrotta invece a Grisolia, paese a pochi chilometri di Diamante , nel marzo del 1977, fa insorgere il paese. Qui hanno un attività importante un grosso gruppo di giovani anarchici, aderenti al coordinamento autonomo. La famosa Cassa del Mezzogiorno erogatrice in tutto il sud di finanziamenti a vuoto e finiti sempre in mano mafiosa, sospende una strada iniziata a Grisolia. La strada dopo aver distrutto uliveti e vigneti giunge in un punto morto. I tecnici dicono che il terreno e’ franoso. Ma la strada serve ai contadini per raggiungere i loro terreni , congiungerlo con un paese importante quale e’ Verbicaro, oltre che garantire lavoro a 22 operai ed alle loro famiglie. Il comune , di sinistra, fino ad allora inerte di fronte ai licenziamenti, viene subito occupato. Si promuove una assemblea popolare e si decide di bloccare l’intero paese, costringendo i partiti di sinistra a cavalcare il movimento . I carabinieri della stazione locale sgomberano dal paese, le scuole, la chiesa, gli uffici comunali, le poste vengono tutte chiuse. Le strade bloccate con grossi massi. I carabinieri che tentano uno sfondamento dei blocchi vengono ricacciati a sassate da centinaia di persone inferocite. Grisolia ora è completamente isolata e barricata. Come i vecchi briganti il paese è occupato. La trattativa che si tenta di aprire attraverso la locale sezione del PCI, da parte dei vertici istituzionali non trova alcun consenso. Si vorrebbero dare i soliti contentini di natura sindacale. La popolazione non ci sta, o si continua la strada con i 22 operai riassunti o Grisolia continuerà nella lotta. Le istituzioni prendono tempo , ma la popolazione di Grisolia non ci sta e rialza il tiro. Chiude l’acquedotto che porta dal proprio comune l’acqua potabile a molti paesi della costa. “Se noi dobbiamo morire di fame, voi morirete di sete” e’ lo slogan che parte dal paese e che arriva a tutte le popolazioni della costa tirrenica che comunque solidarizzano con gli operai licenziati . Una strada interrotta, un opera pubblica inutilizzata, operai licenziati sono in ogni paese, e sempre abbandonati dai partiti e dai sindacati. A Grisolia, alla sua rivolta, ai suoi blocchi ora guardano tutti come una speranza, un faro. E Grisolia vince. La cassa del mezzogiorno ritira i licenziamenti e prosegue la strada. Ma all’assemblea popolare le parole non bastano e vogliono un pezzo di carta con le firme del Ministro e dei dirigenti della ditta appaltatrice la strada . I blocchi verranno tolti solo dopo che la lettera verrà letta davanti a tutta la popolazione. E la lettera arriva. In elicottero, da Roma portata dall’ingegnere stesso della Cassa del mezzogiorno che la leggerà personalmente davanti a mille persone nella piazza principale del paese in festa.

A Praia a Mare un paesino turistico all’ingresso della Calabria scoppia il problema case. Le case popolari sono state costruite ma le graduatorie tardano ad arrivare ed i nomi che circolano di probabili vincitori sono sempre quelli legati ai poteri democristiani e mafiosi. Le case popolari sono poche , i terreni vengono venduti agli speculatori ed il comune non ha i soldi per acquisirne. La rabbia è forte . A Praia a Mare i giovani sono organizzati in un circolo chiamato “La settimana Rossa”. In quella calda estate del 78 il generale Dalla Chiesa inaugura in tutta Italia le carceri speciali . Qui verranno rinchiusi i prigionieri politici. Basta con la commistione fra detenuti comuni e politici, basta con le rivolte fomentate a detta del potere dai politici e basta con la politicizzazione all’interno delle carceri. Uno di questi carceri viene aperto proprio in Calabria, a Palmi. Repressione politica e repressione sociale marciano insieme. A Praia la prima manifestazione contro questa politica repressiva e carceraria. Oltre mille compagni, cittadini e familiari di detenuti politici e comuni, manifestano insieme . Una mobilitazione quasi spontanea richiamata soltanto dai tam tam della rete dei collettivi, delle radio militanti, delle librerie alternative. La manifestazione tiene alla larga, carabinieri e Digos ed al termine del lungo corteo che attraversa l’intera cittadina, si occupano finalmente le case popolari . Operai, disoccupati, giovani coppie prendono possesso delle case democristiane ora diventate rosse.
Sempre a Praia a mare scoppia la rabbia operaia. E’ il 1 dicembre del 1978. Le assemblee operaie della Lini e Lane e della Marlane, due fabbriche tessili che occupano circa 500 operai ed operaie costringono i sindacalisti ad uno sciopero generale per scongiurare licenziamenti. Le due aziende hanno ottenuto cospicui finanziamenti statali ed ora i padroni vorrebbero ridurre il personale per guadagnare di più sulle rendite. Padroni del nord che hanno aperto fabbriche al sud per riportare i capitali al nord. Il 1 dicembre sciopero in tutta la costa tirrenica con corteo a Praia. Confluiscono a Praia delegazioni di tutte le scuole , delle altre piccole fabbriche della costa, dei comuni vicini. La manifestazione si ingrossa, la piccola piazza municipio di fronte al Municipio non contiene tutta la gente. Gli operai e gli studenti autonomi chiedono di salire sul palco dei sindacalisti per poter dire la propria. I sindacalisti non vogliono, i pochi dirigenti del PCI della zona fanno quadrato attorno al palco. Ma la pressione degli operai e forte e il palco crolla con tutti i sindacalisti sopra. La testa del corteo, seguita da tutti, gira subito verso la stazione ferroviaria. Un cordone di carabinieri e sindacalisti tenta di fermare il fiume in piena, che li travolge e finalmente blocca la stazione. La delegazione operaia giunta a Roma con i pullman, rafforza la propria posizione nelle trattative con il Governo ed i padroni e vince. I licenziamenti vengono subito ritirati.
Il movimento dal 78 in poi dovrà fare i conti con la mannaia repressiva da parte dello stato. Destra e sinistra sono uniti per sconfiggere l’avanzata delle lotte autonome su tutto il territorio meridionale. Il PCI fornisce i nomi ed i cognomi dei “sovversivi”. Scattano arresti, perquisizioni, montature giudiziarie. Non solo i militanti del movimento vengono perseguiti ma anche i loro avvocati . In Calabria si distingue l’avv. Enzo Lo Giudice di Paola. Più volte si tenta di coinvolgerlo in inchieste sul terrorismo , più volte il suo studio nel centro di Paola viene circondato da ingenti forze dell’ordine per intimidire i clienti ed i compagni dal recarsi a trovarlo per consultazioni o per semplici saluti. A Napoli, il 2 maggio del 1978, l’avv. Saverio Senese verrà arrestato coinvolto in un inchiesta su gruppi armati. Anche la casa dell’avv. Lo Giudice verrà perquisita . Nel marzo del 78 verrà arrestata la compagna Mazzei di Cosenza, e verrà scarcerata dopo cinque mesi. Nell’aprile del 78 si imbastisce una montatura contro il compagno Vocaturo di Amantea. Dopo una perquisizione negativa a casa sua ,vengono misteriosamente ritrovate armi . Condanna a 4 anni di carcere . Ad aprile del 78 ancora quattro arresti di militanti dell’autonomia proletaria calabrese a Licola. Si tenta di coinvolgere tutto il movimento nel rapimento Moro. Ad Acri si arresta un compagno per detenzione di armi regolarmente dichiarate dal padre. Uscirà dopo due mesi di carcere. A Reggio Calabria nel maggio 78 viene arrestato il compagno Macrì accusato insieme ad altri compagni di appartenere all’autonomia operaia. Uscirà dopo 4 mesi di carcere. A Giugno del 1978 a Paola grave provocazione contro un compagno che durante un comizio si scagliò contro il Presidente della Repubblica, Leone. I carabinieri salgono sul palco e arrestano davanti a centinaia di persone Ettore Megali. Comunicazioni giudiziarie e diffide arrivano a centinaia di militanti di tutti i collettivi del sud. Si tenta con questa manovra di carattere giudiziario e militare di fermare il movimento.
Un movimento che continuerà ad espandersi in tutto il sud fino al 1980, raggiungendo quasi una cinquantina di paesi organizzati con collettivi spontanei, radio, librerie, centri di cultura e di controinformazione. Nel 1980 una nuova ondata repressiva si aggiunge a quella precedente. L’Università della Calabria viene accerchiata dalle forze del generale Dalla Chiesa. Si cercano armi, documenti, presunti fiancheggiatori delle Brigate Rosse. Contemporaneamente tutti i paesi della Calabria dove esistono collettivi autonomi vengono setacciati. Centinaia le perquisizioni, migliaia e migliaia i documenti, i volantini, i libri che vengono sequestrati. E’ la più grossa operazione mai fatta in Calabria. Cinque compagni vengono arrestati accusati di associazione sovversiva , che si aggiungono alle altre decine di compagni arrestati qualche anno prima accusati di banda armata e di aver costituito un gruppo denominato Primi fuochi di guerriglia operante in Calabria , Lucania e Campania . Radio Talpa a Verbicaro viene circondata da centinaia di carabinieri e devastata così come radio Alice a Bologna, i centri di controinformazione vengono chiusi così come alcune sedi, diversi compagni vengono incriminati per associazione sovversiva.
La stagione delle lotte
finisce, il movimento non è in grado di rialzare la testa e preferisce gettarsi
sottoterra scavando cunicoli e gallerie come una vecchia talpa , in attesa…….. 
