Fiordalisi Show

Fiordalisi show di Claudio Dionesalvi

UN PACCO DOLCI PER FIORDALISI

 

La memoria difensiva di Francesco Cirillo

 

 

 

 

 

 

ROCKY, RAMBO E FIORDALISI

“Gargamella” è il soprannome di un ragazzo che mi capita d’incontrare spesso passeggiando per le strade di Cosenza. Il suo vero nome è Fabrizio, ha soltanto 16 anni, e siccome la sua giornata non è fatta di scooter, cellulari e tempeste ormonali adolescenziali, gli amici lo prendono in giro: “tu sei rimasto bambino”. Effettivamente, Gargamella è semplicemente un po’ più intelligente dei suoi coetanei, ma questa sua saggezza lo rende ai loro occhi fanciullo. Ed è talmente saggio, che proprio non riesce ad evitare di prendermi per i fondelli. Tutte le volte che mi vede passare, comincia a saltellarmi intorno. Sghignazza e ripete sempre lo stesso ritornello: “Mio padre è incazzato con te ed i tuoi compagni No global. Ha letto qualche pagina dell’ultima ordinanza di Fiordalisi e si è convinto pure lui che la colpa è tutta vostra. Se da qualche anno i pomodori del nostro orticello crescono fradici e rachitici, insomma se c’è l’effetto serra, la responsabilità è vostra. Disobbedienti, anarchici, Cobas, Black Block, comunisti, ultrà e pacifisti siete andati a Genova ad infastidire i G8, proprio mentre quelli stavano lavorando per ridurre le emissioni dei gas che causano l’effetto serra. Voi, con tutto quel quarantotto, glielo avete impedito. E adesso ci freghiamo. Dobbiamo subire l’afa e la siccità, mentre quei poveri disgraziati del terzo mondo si beccano Aids, malaria e tubercolosi”. E come si fa a dare torto a Gargamella? I situazionisti francesi lo avrebbero arruolato. Gli indiani metropolitani sarebbero stati orgogliosi di lui: il pubblico ministero Fiordalisi, titolare dell’inchiesta “No global”, non finisce mai di deliziarci con le sue trovate. Meriterebbe a pieno titolo di essere inserito nell’empireo dei maestri dell’arte comica. Perché c’è molto da cogitare, dopo la presentazione in occasione dell’udienza del Riesame tenutasi a Catanzaro lo scorso 15 luglio, della famigerata “memoria”, tanto strombazzata dai giornali calabro-siciliani. Ormai, direttori e “cronisti” hanno perso pure quel pudore forzato, che nell’autunno scorso aveva illuminato le loro scelte editoriali in merito all’intera vicenda. Non avendo più il problema di cavalcare la protesta, sono tornati ad indossare i panni di sempre: uffici stampa dell’Inquisizione. Prendono i fascicoli e ne trascrivono alcuni frammenti sulle proprie aride pagine, convinti così di avere fatto “giornalismo”. Stando ai mass media indigeni, Fiordalisi avrebbe consegnato nuove “fulminanti” prove a carico dei 20 arrestati nel novembre scorso nell’ambito dell’operazione disposta dalla procura cosentina. In realtà, applicando la filosofia della raccolta differenziata e del riciclaggio dei rifiuti, il pm ha appena terminato un tour nelle procure italiane, dove ha raccattato nuovi pezzi da associare al suo collage inquisitorio: intercettazioni non autorizzate, vecchi indizi già in passato smontati dagli avvocati, qualche bella foto equivoca che non ci sta mai male e le immagini dello stadio “Carlini” di Genova in cui si svolsero, davanti alle telecamere dei network e delle televisioni di mezzo mondo, le prove generali per la manifestazione del giorno dopo, culminata negli scontri di via Tolemaide. Era il famoso “training”, la dimostrazione pubblica di come si mette in atto la disobbedienza sociale. Per fare giornalismo, sarebbe bastato pubblicare un solo “frame” delle immagini recanti il logo della Rai, affianco ai fotogrammi tratti dalle riprese “scoperte” dai Ros. Emergerebbe con chiarezza che siamo in presenza di immagini televisive contrabbandate per filmati effettuati dalla scientifica. Perché se certi cronisti non hanno senso del pudore, Fiordalisi ha dimostrato invece di averne. In fondo alle sue ultime tragiche memorie, due pagine riportano le immagini del presunto “addestramento alla guerriglia” svoltosi nello stadio “Carlini” di Genova. In basso a destra, il logo della Rai, o di qualsiasi altra emittente, è stato mascherato con una stellina sovrapposta in digitale. Quelli del Ros avranno più o meno ragionato in questi termini: non possiamo presentare al giudice del Riesame le riprese Rai come prova delle manovre segrete dei No global, perché si metterebbero a ridere. Ma ai giornalisti potremmo darle in pasto. Abituati come sono a passare carte, passeranno pure queste. E così proprio mentre quasi tutta la stampa locale rinnega se stessa ed il proprio codice deontologico, l’Inquisizione alza la voce nel ribadire la validità storica e politica della pericolosa associazione fondata dal Ros dei carabinieri nello scorso autunno: il “Sud Ri-balle”.Approfittando di un cavillo, Fiordalisi è riuscito a rimettere tutto nelle mani di un nuovo Riesame. Il suo è un atteggiamento che tradisce una evidente debolezza. Probabilmente, l’obiettivo è rialzare il polverone, fare “melina”, sfruttando le bassezze di un’informazione che oggi preferisce rifugiarsi nel modello cronaca nera, dimenticando però d’avere trattato solo pochi mesi fa la medesima materia in modo “sociale”, sociologico e socievole. Mia nonna mi raccontava che in tempo di guerra, per fare gli gnocchi si compensava la mancanza della farina che costava troppo, abbondando con le patate. La procura di Cosenza sta seguendo la medesima strategia. Per aumentare il volume dell’impasto e farlo apparire più solido, mette dentro ingredienti appariscenti. E tanti pagliacci sono contenti, ché Fiordalisi ha fatto gli gnocchi. La “memoria” consegnata a sorpresa ai giudici di Catanzaro, infatti, ha dentro di sé insieme qualcosa di meschinamente umano e cinicamente politico. L’ordinanza originaria era piena di errori grammaticali, passaggi astrusi, frasi dette a metà. Adesso, invece, finalmente hanno avuto il coraggio di uscire allo scoperto. Quella che si sta giocando nelle aule dei tribunali calabresi è la battaglia personale portata avanti da uomini desiderosi di preservare il proprio orgoglio, ma è anche la sfida di un cavernoso apparato statale all’intero movimento. Chiaro il messaggio:                        NON VI PERMETTETE PIU’.

Un attacco umano, dunque, ma anche molto ideologico: sperano di poter imporre l’ideologia dell’obbedienza, sradicando dai movimenti qualsiasi ipotesi di conflitto. Ecco il passaggio significativo delle ultime carte firmate Fiordalisi: “UN’ASSOCIAZIONE COSTITUITA A COSENZA PER TURBARE E BLOCCARE CON LA VIOLENZA L’ ATTIVITA’ DEL GOVERNO ITALIANO E DEI CAPI DI STATO PIU’ IMPORTANTI DEL MONDO

Dal mese di marzo al mese di luglio 2001 si forma a Cosenza un’associazione tra gli attuali indagati attinti dall’ordinanza custodiale del gip di Cosenza del 4.11.02 (alcuni già con precedenti condanne per il delitto di cospirazione politica mediante accordo, altri poi attinti da ordinanza di custodia cautelare emessa il 20.05.02 dal Gip di Taranto per il delitto di associazione sovversiva, altri infine con precedenti condanne per il delitto di rapina), i quali programmano, organizzano ed eseguono atti delittuosi con l’uso della violenza contro lo Stato Italiano ed i Capi di Stato e di Governo appartenenti al G8:

Presidente della Russia (144.978.570 abitanti) – Vladimir Putin, nato a Leningrado il 7/10/1952; Presidente della Francia (59.765.983 abitanti) – Jacques Chirac, nato a Parigi il 29/11/1932; Presidente degli Stati Uniti D’America (280.562.490 abitanti) – George Walker Bush, nato il 6/7/1946 a New Haven (Connecticut); Presidente del Giappone (126.974.630 abitanti) – Junichiro Koizumi, nato l’8/1/1942 a Yokoouka; Cancelliere della Germania (83.251.851 abitanti) – Gerhard Schroeder, nato a Mossenburg il 7/4/1944; Primo Ministro della Gran Bretagna (59.778.002 abitanti) – Tony Blair, nato ad Edimburgo il 6/5/1953; Presidente del Consiglio dei Ministri dell’Italia (57.715.625 abitanti) – Silvio Berlusconi, nato a Milano il 29 settembre 1936; Primo Ministro del Canada (31.902.268 abitanti) – Jean Joseph Jacques Chretien, nato l’11/1/1934 a Shawinigan (Quebec); Presidente della Comunità Europea (Irlanda – Portogallo – Spagna – grecia – Austria – Belgio – Lussemburgo – Paesi Bassi – Danimarca – Svezia – Fillandia – (114.346.256 abitanti) – Romano Prodi, nato a Scandiano (Re) il 9/8/1939;

Le suddette personalità, democraticamente elette, e presenti a Genova dal 19 al 21 luglio 2001 in rappresentanza dei loro Stati e quindi di quasi un miliardo di persone, hanno deciso in quel vertice, tra l’altro, di stanziare 1,3 miliardi di dollari (2.860 miliardi di lire) per combattere l’Aids, la malaria e la tubercolosi e si sono impegnati a lavorare per raggiungere la riduzione delle emissioni di gas responsabili dell’effetto serra. Un altro provvedimento di dette Autorità Governative, contenuto nel Comunicato finale che le stesse hanno sottoscritto a Genova (All. 228 all’inf. Digos del 10.7.03), è quello relativo alla lotta al crimine organizzato ed a quello telematico, con particolare riferimento alla lotta, su base transnazionale, del traffico delle sostanze stupefacenti. Infine importanti decisioni sono state assunte per la riduzione della povertà nel Mondo. Per bloccare il G8 ed invadere la Zona Rossa, vengono posti in essere gravi atti di scontro con le forze dell’ordine più volte preannunciati dagli indagati e poi effettivamente attuati con i violenti attacchi armati effettuati simultaneamente da numerosissime persone in più punti dell’area delineata; all’esito degli scontri si contavano:

- Un morto - 560 feriti - 219 persone arrestate - circa cinquanta miliardi di danni causati - distrutti 41 negozi, 83 auto, 9 uffici postali, 6 supermercati, 34 banche, 16 pompe di benzina, 4 abitazioni private, 9 cabine telefoniche, un carro attrezzi, alcuni mezzi militari dei carabinieri vengono incendiati, numerosissimi i mezzi della polizia di Stato, Guardia di Finanza e Carabinieri danneggiati a pietrate, è stato tentato lo sfondamento della caserma della Guardia di Finanza; la casa circondariale è stata assaltata con numerose bombe-molotov.

- Si leggano le dichiarazioni ufficiali del Capo della Polizia Dr. De Gennaro alle commissioni Parlamentari Riunite in data 8.8.01 sul “massiccio attacco alla zona rossa”. - Egli non attribuisce la responsabilità degli scontri solo ai Black Bloc, ma anche a spezzoni del movimento già pronti allo scontro con le forze dell’ordine per raggiungere l’obiettivo finale. - Si sono riviste scene di guerriglia urbana in un clima che sembrava essere completamente scomparso dalle piazze e dalle strade italiane, ormai da molti anni.

LO STATO ITALIANO E’ ATTACCATO NELLA SUA PERSONALITA’ INTERNA ED INTERNAZIONALE”.

Ecco perché, a prendere sul serio questo discorso, ha ragione Gargamella. Non ci sarebbe da meravigliarsi se domani il postino bussasse alle nostre porte e ci consegnasse una multa stratosferica. Vedo già il mittente: l’Organizzazione Nazioni Unite chiede di risarcire i danni per aver impedito “la riduzione delle emissioni di gas responsabili dell’effetto serra”.

Claudio Dionesalvi(tratto da www.carta.org)


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A DICEMBRE 2003 A CASA DEL PM FIORDALISI ARRIVA UN PACCO DI DOLCI. E' SUBITO ALLARME ! MA SI SCOPRE SUBITO CHE NON E' UN PACCO BOMBA ! ma qualcuno solerte avvisa la stampa ! CHI STATO ad avvisarla ? 


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in preparazione

 

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Al Tribunale della Libertà di Catanzaro

Memoria di Francesco Cirillo

Vorrei chiarire subito su cosa realmente sia questo Sud Ribelle. Presentato nell’inchiesta come una specie di associazione segreta e sovversiva nella quale confluire con “cellule” violente e sovvertire da qui l’ordine costituito dello stato. Da ateo quale sono mi viene voglia di nominare Sant’Antonio , per “troppa grazia”. Ma il Sud Ribelle, non è niente di tutto questo, è un semplice coordinamento di vari gruppi , soggetti, centri sociali, associazioni, già esistenti nel territorio meridionale. Un insieme di gruppi , senza alcuna guida né materiale , né spirituale. Gruppi che già lavorano sul territorio in vari spazi sociali aperti da anni . Sono operai a Taranto, disoccupati a Napoli, ambientalisti in Calabria ed in Sicilia, associazioni per gli immigrati, centri sociali. Niente di più. L’esigenza di questo coordinamento, si è sentita in vista delle giornate di Genova contro il G8 il 19.20.21 luglio del 2001. Il sud d’Italia non era neanche citato nelle varie assisi di discussione. Nessun dibattito, nessuna visibilità. Si pensò così di porre la discussione, mancante, all’interno dei processi di globalizzazione in atto. In particolare la questione del sud , e di andare di conseguenza a Genova in modo organizzato, con uno striscione ed uno spazio da conquistarsi all’interno delle varie discussioni. Per arrivare a Genova uniti e su una discussione unica, si decidono alcune azioni pacifiche di richiamo. Una forma di propaganda che avviene in due momenti. La manifestazione contro il deposito di scorie nucleari a Policoro il 23 giugno 2001 e l’occupazione della sede di

“ Obiettivo lavoro” a Cosenza il 2 luglio 2001 . I rapporti della Digos parlano di violenze avvenute in tutte e due le manifestazioni, che a me non risultano. A Cosenza l’occupazione è stata del tutto simbolica durata non più di un ora e con un pieno accordo telefonico con la direttrice dell’Agenzia alla quale si comunicò dell’azione simbolica in atto.

Dopo un assemblea nella sala riunione della stessa Agenzia si è usciti dall’Agenzia senza che fosse successo niente. Il capo della Digos di Cosenza che era fuori l’Agenzia, giunto alla fine dell’Assemblea ha chiesto ai partecipanti se tutto fosse finito e dopo “esserci salutati” si è sciolta la manifestazione. A Policoro, il corteo si è svolto in modo completamente pacifico senza neanche bloccare l’importante arteria della 106, per non creare disagi agli automobilisti. Giunti davanti la sede dell’Enea si sono avuti dei comizi. Dopo un paio d’ore la manifestazione si scioglieva senza il minimo incidente. Nei rapporti Digos si parla di violenze, ma noi non ce ne siamo accorti.

Così come si parla di violenze alle quali avrei partecipato il 16 e 17 marzo del 2001 durante le contestazioni al Global Forum di Napoli. Intanto il Sud Ribelle come “associazione sovversiva” , secondo il PM Fiordalisi, non era neanche costituito, se è vero che l’atto di costituzione risale al 19 maggio 2001 a Cosenza. A marzo a Napoli questo non era ancora costituito !

Ma nella ricostruzione delle giornate napoletane , si rasenta il ridicolo. Sono filmato e fotografato, il 16 marzo, insieme a Lidia Azzarita. Io avevo in mano , un bastone ? una spranga ? no ! in una mano avevo un ramoscello di ulivo nell’altra un peperoncino e Lidia in testa aveva un casco ? no una Zucca !


Ecco gli elementi sovversivi descritti nell’ordinanza a pag. 30 e 31. Per la cronaca, anzi per la verità, manca un terzo elemento sovversivo: una pecora. Avevamo protestato davanti un MC DONALD’s, al Vomero, ed avevamo esposto davanti un plotone di poliziotti a difesa delle porcherie che si vendono in questi locali, un banco con merce biologica. Avevamo cercato di far entrare la pecora sovversiva nel MC DONALDs senza riuscirci . Dopo di che in corteo ci siamo diretti verso Piazza Plebiscito blindata per l’arrivo dei Potenti della terra. Qualcuno ha lanciato qualche ortaggio, è vero incorrendo nel reato di “ortaggio a pubblico ufficiale”, più di questo non è avvenuto.

Eppure i rapporti parlano di violenze da parte dei manifestanti.

Anche il 17 marzo sono segnalato e filmato in Piazza Plebiscito insieme a Mattia, alla manifestazione nazionale. Una partecipazione tranquilla da parte nostra disturbata solo dall’assalto indiscriminato di polizia , CC e Finanza , fatto contro un corteo pacifico.

Erano le prove generali per Genova.

Devo ora parlare dei miei rapporti con Brigate Rosse, e elementi terroristi. E’ un continuo riferimento per tutta l’inchiesta. Ogni volta che si scrive il mio nome, si mette sempre che il sottoscritto è amico di Curcio o di essere stato nella sua cella e così via. Voglio chiarire che non ho mai avuto a che fare con gruppi terroristici o legati alla Lotta armata. La mia lunga militanza politica è stata sempre fatta alla luce del sole. Non ho mai condiviso la violenza contro le persone e l’uccisione di queste, cosa che è stata e purtroppo ancora oggi per qualcuno lo è , pratica comune. Ho conosciuto Renato Curcio e tutto il gruppo dirigente delle Brigate Rosse, “grazie all’arresto” avvenuto nel 1980 per cospirazione politica. E’ per questo reato che sono stato condannato, non un solo atto di violenza mi è stato mai addebitato, né attentati, né altro. Un infiltrato inventato in una riunione inventata, ha dichiarato ai carabinieri che stavo preparando insieme ad altri miei compagni, un gruppo terroristico calabrese. Non una sola arma, non un solo attentato, non obiettivi militari o politici sono stati mai trovati ed addebitati a me né ad altri miei compagni, riguardo a questa vicenda. In base a questa semplice dichiarazione ho fatto insieme ad altri quattro miei compagni un anno e due mesi di prigione speciale, fatta di pestaggi e torture nel carcere di Potenza nel giugno 1980, di tre mesi di isolamento nel mini lager di Lucera, ed infine di duro carcere speciale a Palmi. Qui ho conosciuto Curcio. Non ho condiviso la cella , perché eravamo in sezioni diverse, ma questo è quanto. Curcio, da persona libera e dopo aver fatto 26 anni di carcere, fu invitato dal Comune di Diamante nel 1994 per dipingere un murales. Questa è l’ultima volta che ho visto Curcio. Nel 2000 ho chiesto al Tribunale di sorveglianza di Catanzaro di rivedere la mia posizione giudiziaria ed ho chiesto la riabilitazione. Cosa che mi è stata concessa. Dal 1980 ad oggi sono passati 23 anni, mi sembra pretestuoso ribadire quindi in continuazione nell’inchiesta , di miei rapporti con il terrorismo solo per questo avvenimento, o per qualche e-mail scambiata con Oreste Scalzone, o per aver aderito ad una campagna a favore di Paolo Dorigo in cattive condizioni di salute.

Ma tutto questo serve al PM Fiordalisi, per giustificare la partenza pretestuosa di tale inchiesta.

Un documento ritrovato a Rende di un fantomatico gruppo armato chiamato NIPR. Ma cosa c’entro io, e gli altri, in tutto questo ? Faccio parte dei NIPR ? Sono un loro militante? E’ stato ritrovato in casa mia materiale terroristico ? Niente di tutto questo, per la semplice ragione ,che la mia azione politica mi porta lontano da tutto questo mondo.

Mentre ciò che veramente da fastidio è la mia azione politica pubblica . Azione che porta a dare fastidio ad un potere massonico, mafioso, politico, infiltrato nelle istituzioni del nostro sud , azione politica che svolgo sul territorio da trent’ani a questa parte, anche attraverso il mio lavoro professionale che mi porta a pubblicare inchieste e libri sulla nostra Calabria. Si leggano i miei saggi sulla Calabria, i miei articoli su settimanali calabresi, o sul mio stesso sito anch’esso incriminato nell’inchiesta, Hotkalabria, per rendersi conto delle cose che dico e scrivo. Se si facessero inchieste così meticolose , così come sono state fatte su di me, sulla mafia, sul riciclaggio del denaro attraverso le strutture turistiche del tirreno cosentino, sugli scempi ambientali commessi giornalmente nel nostro territorio; se si spendessero tutti i soldi che sono stati spesi per intercettarmi, pedinarmi, ascoltarmi fin nella mia intimità, si eviterebbero diversi omicidi che quasi giornalmente avvengono nella nostra regione e si solleverebbe di olto la qualità della vita nella nostra regione.

La mia vita privata , attraverso la mia attività politica è stata minuziosamente controllata. Sono state ascoltate le mie conversazioni intime con la mia compagna, sono stato spiato e pedinato. La mia casa è stata violata per ben due volte. Sono entrate decine di persone nella mia casa, “esperti serraturieri” vengono chiamati in gergo giudiziario e tuttala mia privacy è satata messa al setaccio, registrando telefonate con mia madre, mio figlio, la mia compagna, le mie sorelle, i miei amici. Lo stesso mio figlio è stato tirato in mezzo solo per una vendetta nei miei confronti. Per una semplice telefonata nella quale mio figlio avrebbe parlato di “cessione di stupefacenti”. Per questo mio figlio ha subìto 18 giorni di arresti domiciliari e messo in un inchiesta nella quale per sua concezione di vita gli è totalmente estranea. Mio figlio non ha partecipato ad una sola riunione di quelle che mi sono ascritte nell’inchiesta. E’ venuto a Genova come altre 300 mila persone, da Bologna dove prestava servizio civile presso una struttura per portatori di handicap. Un animo pacifico e rivolto agli altri, che viene presentato nell’inchiesta come un Black bloc.

Ed attraverso me , non si vuole colpire solo mio figlio e la mia compagna . Si vuole colpire tutto e tutti. Come me , anche gli altri coinvolti nell’inchiesta svolgono lo stesso lavoro politico. Analizzate i soggetti uno per uno, non con la lente inquisitoria , ma con quella sociale e scoprirete giovani che si adoperano per aiutare gli altri. Gli immigrati, i disoccupati, i senza casa. Giovani che fanno questo lavoro senza copertura di partiti, senza tessera nelle tasche, senza contributi statali. Siamo oggi accusati solo di questo, della nostra cristallina attività sociale.

Con questo spirito siamo andati a Genova. Il 19 abbiamo sfilato sotto lo striscione del Sud Ribelle a viso scoperto e con le valige di cartone in mano , come simbolo del nostro sud .

La Digos in un rapporto richiama questa mia partecipazione a questa pacifica manifestazione scrivendo : “ dalla visione di uno dei filmati e specificatamente in quello riproducente immagini sulla manifestazione dei Migranti, avvenuta nel pomeriggio del 19 luglio 2001 in quella zona Carignano, gli scriventi hanno individuato il noto Cirillo Francesco che unitamente a Mattia Giancarlo e ad altre sei persone, in gruppo sfilavano in mezzo agli altri manifestanti”.

E allora qual è il problema. Perché si scrive e si aggiunge questa nota ?

La manifestazione si è svolta in modo pacifico e abbiamo sfilato in modo aperto ed a viso scoperto.

Ritenevo , preparandomi a Genova, che l’ aver limitato la nostra libertà di manifestare con una zona blindata fosse un ledere i miei diritti e ritenevo che questa zona rossa andasse superata per dimostrare al mondo intero che il movimento contro la globalizzazione va avanti ed ha la possibilità di rompere da Genova in poi tutte le zone proibite. Sono stati fatti proclami di ogni genere contro questa blindatura. Parole di fuoco sono state scritte, ma che si sono sgonfiate e ridimensionate alla vista di tale zona rossa. La militarizzazione era sproporzionata e ritenni di conseguenza, dopo una discussione collettiva con tutto il gruppo giunto dal sud che non era possibile oltrepassare tale barriera né in maniera simbolica, né pacifica. Per cui si decise di restare nel gruppo dei Cobas ed andare a Piazza De Novi a manifestare pacificamente cosa che facemmo quasi tutti.

Altri andarono al corteo dei disobbedienti che misero in cantiere altre forme di lotta pacifiche.

A Piazza De Novi giungemmo verso le ore 11, con me, Azzarita e Mattia. Da Piazza De Novi l’inchiesta ed i rapporti della Digos mi attribuiscono un percorso del tutto inventato e certamente “obbligato” per farmi assalire il supermercato “ Di x dì” e il furgone dei CC. E voglio chiarirlo questo percorso, perché chiarendo questo decadono automaticamente una serie di devastazioni nelle quali mi trovo coinvolto solo perché nelle intercettazioni telefoniche, parlando degli scontri avvenuti , ne ho parlato in modo enfatico, piuttosto arrabbiato per la morte di Carlo Giuliani, e soprattutto al plurale, così come si parla della squadra del cuore e si dice che “abbiamo segnato un bel gol”.

A Piazza De Novi , improvvisamente la testa del corteo fatta di militanti dei Cobas è aggredita dalle Forze dell’ordine. Tutti i manifestanti in piazza, invasi dai lacrimogeni, escono dalla piazza e si riversano su Corso Torino. Qui in Corso Torino vi sono in azione già gruppi consistenti di Black Bloc e autonomi che cominciano a difendersi da tali assalti costruendo barricate ed assaltando negozi e banche. Tutti i manifestanti quindi si spostano verso il mare. Piazza Giusti dove avrei assaltato il supermercato è dalla parte opposta.

Io insieme a Lidia Azzarita e Giancarlo Mattia, seguiamo il grosso del corteo e ci rifugiamo all’interno dell’area concerto chiamata Piazzale Martin Luther King. ( nella stessa ordinanza a pag. 200 lo dice lo stesso Fiordalisi, scrivendo che “ deve ritenersi che Cirillo essendo partito da Piazza de Novi abbia successivamente seguito questa parte di corteo in direzione del campeggio sito sulla spiaggia nell’area compresa fra Piazza kennedy e Piazza Martin Luther King” ).

Ed è qui dentro che restiamo per lungo tempo mentre fuori avvenivano scontri di ogni genere. Improvvisamente si apre un varco sulla spiaggia e tutti cominciano a defluire verso la spiaggia detta di Punta Vagno. Anche noi decidiamo di defluire seguendo il grosso del corteo. Questo vuol dire che il grosso del nostro corteo decide di ritornare verso il campeggio in Via Redipuglia. Non di andare verso la zona rossa. Oltrepassata la spiaggia, mentre gli elicotteri ci sparavano i lacrimogeni, ritorniamo sul lungomare di Corso Italia e da qui , circa in diecimila persone , riprendiamo la strada del ritorno. Verso le 14 siamo in Via Cavallotti. Ed è qui che assistiamo all’uscita di alcuni giovani da un supermercato. Io nell’intercettazione sembra che affermi che esco dal supermercato ed invece dico che “esco dalla Piazza del Supermercato” e che appena usciti da questo largo la polizia effettua una carica e mi perdo con Azzarita e Mattia che in seguito insieme riescono a tornare al campeggio sani e salvi mentre io mi ritrovo con il grosso del corteo ancora inseguito dalle forze dell’ordine attraverso vicoletti, che mi portano ad uscire su Corso Gastaldi. Qui ritroviamo la coda del corteo dei disobbedienti. Ed è qui che paradossalmente facciamo a pugni con alcuni di loro che ci identificano come Black Bloc. Ed è qui che conoscendo alcuni dei disobbedienti grido loro che facciamo parte del Sud Ribelle. Lo dico per sedare una rissa che stava scoppiando fra di noi stessi e che poteva degenerare dato gli animi esasperati che c’erano fra tutti. E’ in questo punto che assito alla rottura di una tabella di un Sex Shop, non la devastazione del locale. Mi metto anche in mezzo ad un tentativo quasi di linciaggio di un giovane punk che circolava con un bastone in mano. Descrivo queste cose per far capire gli animi che c’erano in quella situazione , di continuo inseguimento da parte delle forze dell’ordine contro chi voleva solo ritornare al punto di partenza.

E’ completamente falso quanto dichiarato a pag. 187 dell’ordinanza che il “ campeggio si trovava a poche centinaia di metri da Corso Buenos Aires”. Il campeggio nostro era a RediPuglia a circa tre o quattro chilometri da Piazza De Novi.

Il percorso dello spezzone di corteo da Piazza de Novi a Piazza Sturla è indicato nel rapporto della Digos accluso all’inchiesta, ed a pag.30 è indicato proprio il supermercato di Via Felice Cavallotti devastato e saccheggiato (si tratta del Supermercato LIDL).

Se io mi trovavo lì davanti in Via Cavallotti con Azzarita e Mattia ed altri militanti del sud ribelle come facevo ad essere in Piazza Giusti ed in via Canevari ad assalire i due supermercati “Di per dì”, e poi in Corso Torino intorno alle ore 16 ad incendiare un furgone dei carabinieri come scrive precisamente nel rapporto datato 20 marzo 2002, il ROS di Catanzaro ?

La falsità di tali rapporti è evidente nella lettura dello stesso rapporto fatto dalla DIGOS datato 13 maggio 2002 a firma Aiello-Gifuni,

Nel rapporto si scrive testualmente che “ tuttavia seppure dalla visione delle immagini relative alla devastazione ed al saccheggio dei due supermercati,non è stato possibile riconoscere il Cirillo,posto che dagli stessi filmati è difficile individuare gli autori” e poi aggiunge “ tale circostanza costituisce senza ombra di dubbio un importante riscontro alle successive dichiarazioni del Cirillo che nel racconto sui fatti in argomento dice al figlio Emiliano “ con quest’altro migliaio di compagni siamo scesi per questa strada…alla fine di questa strada abbiamo visto questo corteo enorme bloccato “.

Difatti è quanto asserisco . Da Via Cavallotti dove troviamo assaltato il supermercato LIDL , vado per via Caprera e qui in Piazza Sturla dove c’è la carica che disperde me da Azzarita e Mattia e mi spinge verso Corso Gastaldi dove trovo il corteo dei disobbedienti.

Bisogna appunto immaginare la situazione di caos che si era creata in tutta Genova, con manifestanti che scappavano da tutte le parti e reparti di Polizia e carabinieri che assaltavano il corteo da ogni vicolo e strada. I giovani, Black bloc o meno cercavano di difendersi da tali attacchi come potevano. Si era in fuga verso i propri campeggi, non in attacco. E’ ad una situazione come questa che mi riferisco nell’ennesima telefonata intercettata, allorché faccio il nome di Santagata

( pag.175 dell’ordinanza). All’aiuto da questi avuto nell’avere una maschera antigas di protezione dai lacrimogeni. Possederne una in quella situazione voleva dire riuscire a vedere dove si correva senza il rischio di ritrovarsi massacrati in una pattuglia di carabinieri. E’ quanto successo a Santagata, nient’altro. Invece la situazione è presentata come se Santagata avesse partecipato a chissà quale assalto. Ma anche lui si trovava in fuga verso il campeggio. Tale situazione è messa in relazione alla presunta maschera antigas sequestrata nella mia abitazione dagli esperti Ros. Una vecchia maschera ereditata da mio nonno, e che serviva a lui per pompare il verderame sui vigneti. Un ricordo che mi lasciò e che non ho mai usato per il semplice motivo che non poteva essere usata perché rotta. D’altra parte basta verificarlo o anche solo guardarla.

Allego una piantina di Genova dove è ben ricostruito il mio percorso con Mattia e Azzarita.

L’altra assurda vicenda scritta nell’inchiesta riguarda la mia partecipazione ad una riunione clandestina a Potenza. Ho già chiesto al PG di Potenza di poter riferire su questa vicenda del tutto inventata dai ROS, che si trova a pag.330 dell’ordinanza di arresto. Questi i fatti .

Premetto che il sottoscritto , come da rapporto Digos di intercettazione,il 9 aprile del 2002 riceveva una telefonata , al proprio numero di casa ( 0985 81675) da Gianni Fabris, responsabile nazionale agricoltura di Rifondazione Comunista. Gianni Fabris mi comunicava della costituzione del Basilicata Social Forum e della tre giorni di dibattito che ci sarebbe stata il 27 e 28 aprile 2002 a Potenza su varie problematiche legate all’Acqua, al mediterraneo ed alla manifestazione contro la Fao che si preparava a Roma per l’8 giugno.

Fabris mi chiese l’adesione del gruppo nel quale lavoro, che è il Forum Ambientalista della Calabria, cosa che faccio, garantendo la mia partecipazione alla manifestazione oltre all’adesione del gruppo stesso.

Il 27 aprile 2002, con Lidia Azzarita, mediante la mia auto , mi reco a Potenza dove arrivo in mattinata, recandomi al Centro sociale Comunale, Malvaccaro. Qui nel pomeriggio inizia il dibattito che dura fino a tarda sera.

Nell’inchiesta aperta dal PM Fiordalisi sulla partecipazione di altri soggetti a questa manifestazione sono totalmente all’oscuro. Perché non conosco nessuno dei soggetti elencati, né ho mai tessuto rapporti con loro, né ho intrattenuto dialogo durante la manifestazione a Potenza.

D’altra parte non vedo il motivo per cui dovrei negare rapporti con soggetti, se questi sono liberi, lavorano normalmente e non svolgono attività illegale.

Fatto sta che l’elenco che mi si propone di conoscenti, mi è completamente sconosciuto.

Alla fine della serata dibattimentale, mi si dice che dovrei dormire in una palestra messa a disposizione dal comune, ma visitando la Palestra faccio notare che questa è sporca e priva di brandine, per cui chiedo se qualcuno può ospitare me e la mia compagna per la notte.

Lo stesso Fabris mi dice che potrei dormire a casa sua, ma dovrei spostarmi fino a Scanzano ed essendo stanco declino l’invito. Poi qualcuno degli organizzatori mi dice di pazientare qualche momento , perché avrebbe fatto un giro di telefonate fra conoscenti di Potenza cercando un posto per dormire. E dopo un poco, mi si dice che sarebbe venuto a prendermi un certo Luigi che volentieri mi avrebbe ospitato. E difatti dopo un quarto d’ora circa arriva questo Luigi, che credo sia il Gioviale riportato sul rapporto.

Ci presentiamo e Luigi mi dice che avrei dovuto seguirlo fino a quando non mi avrebbe fatto segno con la mano di parcheggiare, perché nel suo condominio non era possibile far entrare auto estranee. Alla nostra partenza due auto della Digos ci seguono fino a casa del Luigi. Come d’accordo lascio la mia auto al primo parcheggio disponibile e saliamo sull’ auto di Luigi entrando nell’area condominiale e quindi nel box- garage. Da qui con l’ ascensore dopo aver lasciato l’auto in uno strettissimo box raggiungiamo l’appartamento. Aggiungo che con noi vi era anche un terzo ragazzo molto giovane, di cui non ricordo il nome, che ha chiesto se c’era posto per dormire anche per lui. Giunti nell’appartamento, vi troviamo solo la moglie di Luigi ed il suo figlio piccolo. La moglie aveva preparato una cena e dopo aver mangiato ci rechiamo subito nelle rispettive camere a dormire.

La mattina salutiamo Luigi e ritorniamo al Malvaccaro, dove ripresa l’assemblea continuiamo nel dibattito intrapreso, finendo nel primo pomeriggio e ritornando subito a Diamante.

Non c’è stata di conseguenza nessuna riunione clandestina alla quale io e Azzarita avremmo partecipato. Anche perché considerando la situazione, questa riunione l’avremmo dovuta fare nel garage di Luigi ?

E quando sarebbero arrivati tutti gli altri ? Erano già lì al nostro arrivo ? E dove si erano nascosti ? Tutti nel garage, ovvero un piccolissimo box se ben ricordo ? O l’avremmo dovuta fare nella sua casa alla presenza della moglie e del figlio ? D’altra parte vista l’importanza della riunione con i soggetti elencati, la Digos avendoci seguito dal Centro sociale fino all’abitazione del Luigi, avrebbe potuto fotografarci sia all’entrata che all’uscita, ottenendo così una prova inoppugnabile del nostro incontro clandestino. E non sarebbe stato difficile dal momento che secondo il rapporto avremmo dovuto essere non meno di dodici persone.

Tengo a precisare, come d’altronde tutti sanno, che la manifestazione a Roma della Fao si è svolta in maniera del tutto pacifica e che comunque il sottoscritto non vi ha neanche partecipato essendo andato ad altra manifestazione a Taranto lo stesso 8 giugno, come risulta da intercettazioni telefoniche accluse all’ordinanza del giudice Fiordalisi.

Anche questo fatto dimostra come tutta l’inchiesta sia stata basata esclusivamente su fatti veri e pubblici quali le manifestazioni a Potenza , Napoli, Cosenza, ma stravolti nella loro sostanza per dare l’apparenza di un gruppo semi clandestino che si preparava a sovvertire lo stato ed a farlo cadere, instaurando penso una Dittatura. In questo caso già mi vedevo Ministro della Cultura e dei Beni Ambientali.

Ultimo fatto. Il passaporto e la mia fuga.

Nell’ordinanza a pag. 354 il giudice Fiordalisi scrive che :” lo stesso Cirillo Francesco proprio in considerazione della presente indagine e su consiglio di “persona” a lui vicina, ha recentemente richiesto il passaporto come risulta da specifica conversazione trascritta integralmente dai ROS nella loro informativa”.

Per quale motivo dovevo fuggire non riesco a capirlo. E comunque se avessi dovuto fuggire non mi serviva certo il passaporto. In Francia si entra liberamente e come dice lo stesso ROS “ ho solide amicizie in Oreste Scalzone “ che vive in Francia da esule da anni e che ho conosciuto personalmente nel 1984. E chi dovrebbe essere questa persona “amica” che mi consiglia di fuggire non mi è dato sapere. Così come non mi è dato sapere, ma lo capisco, come mai i ROS non hanno trascritto le conversazioni intercorse fra me ed i promotori , per conto della Regione Campania, di un viaggio in nave in Palestina. Il viaggio doveva farsi nel mese di luglio o agosto del 2002 ed era stato pagato dalla Regione Campania che aveva investito nell’operazione 1 miliardo. I no global avevano a disposizione un certo numero di posti ed io volevo fare questo viaggio a tutti i costi. Venivo sollecitato due o tre volte la settimana dagli organizzatori per l’invio del passaporto, che ottenni regolarmente dalla Questura di Cosenza. Ma il viaggio poi per l’opposizione del governo Israeliano fu annullato. A quel punto me ne potevo fuggire in Francia o in Grecia. Ma se sapevano che dovevo fuggire perché il passaporto mi è stato consegnato ? Mentre a Lidia Azzarita per esempio, è stato rifiutato ?

E veniamo alle cosiddette “nuove prove” esibite dal PM Fiordalisi il 15 luglio scorso.

Le cosiddette “nuove prove” tirate fuori dal cilindro del PM Fiordalisi, che hanno fatto slittare la discussione nel Tribunale del Riesame ad oggi , sono completamente prive , di ogni fondamento non solo giuridico, ma anche e forse soprattutto di raziocinio e logicità. Nello specifico della mia posizione giuridica, insieme a quella di Lidia Azzarita, nelle “nuove prove “ vedo ulteriormente sezionata la mia vita privata.

Due episodi in particolare mi indignano e nel contempo dovrebbero porre allarme alla vita privata di tutti oltre che alla agibilità democratica.

Sono giornalista e in Calabria svolgo l’attività non solo di giornalista ma anche quella di scrittore. Ho scritto diversi libri e saggi sulla vita calabrese , inchieste sulla mafia calabrese ed i legami negli appalti fra questa e la massoneria. Ho svolto diverse inchieste sul traffico del rifiuti, sullo sperpero del danaro pubblico in opere inutili quali l’Ospedale di Scalea, le dighe incompiute, la cementificazione delle coste. Ho al mio attivo oltre mille articoli scritti per il quotidiano calabrese IL DOMANI, il settimanale Mezzoeuro, la rivista della Regione Calabria “Calabria”. Fra le tante cose scrivo anche racconti o meglio storie.

Il PM Fiordalisi scambia un mio racconto per non so cosa e questo racconto viene inquisito. Un racconto fantastico, su Genova diventa prova di una mia partecipazione all’assalto di una banca. Un racconto scritto in treno al mio ritorno da Genova nel 2001, inserito nel mio computer , in una cartella insieme ad altri racconti che sono stati pubblicati nel mese di agosto dalla casa editrice calabrese “Editur Calabria”. Ora questo racconto diventa una prova contro di me . Una frase in particolare da me ripresa da un libro scritto da Antonio Negri, intitolato “Il dominio ed il sabotaggio “ edito dalla feltrinelli nel 1978, a pag.48, diventa nella nuova “memoria del PM” a pag.90 motivo di una partecipazione mia all’assalto di una banca. Ma dove siamo qui ? Questa è l’Italia ? O un misto fra la Cina capitalista che perseguita gli scrittori indipendenti, l’america maccartista o quella moderna di Guantanamo, l’Iran islamico , la Cecoslovacchia prima del muro o la Colombia ?

A questo punto dobbiamo stare attenti a quanto scriviamo . A cosa scriviamo. Il racconto è stato trovato nel mio computer. Nella cartella dei “ racconti”. Non possono esserci equivoci a proposito e lo stesso Fiordalisi ammette che quanto ritrovato è un misto fra realtà, erotismo, e fantasia. Stia attento Massimo Carlotto a quanto scrive nei suoi gialli, o Umberto Eco riguardo alle sue ricerche sull’inquisizione, o Andrea Camilleri nei suoi casi di omicidio. Stiano attenti a cosa si detiene nel computer. Basta un Fiordalisi di turno e ti può essere ritorto contro tutto quanto. E d’altra parte leggendo i miei nuovi racconti pubblicati recentemente, ci sarebbero altre “prove” per il PM Fiordalisi, e nuove accuse contro me, quali “sequestro di persona”, rapina a mano armata, attentato e via dicendo.

Secondo episodio ripreso dalle “nuove prove”. Mi occupo di grafica, ed ho fatto diverse mostre di pittura. In Calabria mi conoscono anche per questa mia passione. Ho svolto l’attività di vignettista

anche per il Quotidiano della Calabria dal 1995 al 1997 con la pubblicazione in prima pagina di oltre cento vignette. La mia casa è anche uno studio di pittura e chi è venuto a trovarmi qualche volta , ricorda i miei quadri appesi al muro e i pennelli ed i colori ovunque. Nel 1998, ripeto nel 1998, scattai delle foto artistiche alla mia compagna Lidia Azzarita. Mi feci prestare delle pistole giocattolo, dal figlio di un mio amico, e Lidia impugnò in alcune pose queste pistole. Le foto mi servirono come base per alcune grafiche. I carabinieri sequestrano queste foto nella casa di Lidia a Napoli durante l’arresto del 15 novembre, ma non i disegni da me fatti in quel’occasione. Ora queste foto diventano prove dell’uso e della detenzione di armi ! A nulla valgono le grafiche tratte
dalle foto.

A mio avviso bastano queste deformazioni di fatti normali della via privata di una persona, per far capire il carattere persecutorio di questa inchiesta oltre che il carattere puramente fittizio ed inventato ad uso e consumo di chi vuole reprimere forme di lotta sociale pubblica.

La cosa mi indigna profondamente. La mia vita personale , privata viene scandagliata e mi viene rivoltata come un calzino. Già prima dell’arresto per due anni e fino ad oggi ancora, il mio telefono è sotto controllo, le mie e-mail vengono tutte rimandate da Infostrada ad un e-mail della Polizia di Stato, nella mia auto per ben due volte sono state messe microspie satellitari, nella mia casa per due volte esperti serraturieri giunti da Roma vi sono entrati microfonandomi tutta la casa. Queste microspie sono state trovate da me e consegnate pubblicamente alla Procura della Repubblica di Cosenza e Paola. Non ho più una vita privata. Sono indignato per essere ancora pedinato, spiato, seguito, controllato. Non riesco a connettermi liberamente in Internet senza sentire scatti al telefono, conversazioni di altri, rumori strani fatti di spine che si attaccano, di registratori che entrano in funzione. Mi è stato sequestrato il computer al momento dell’arresto . Mi è stato restituito dopo quattro mesi ( il 18 febbraio 2003). Per quattro mesi non ho potuto accedere al mio archivio privato e non ho potuto continuare a scrivere sui giornali. Ho dovuto rifare diverse inchieste per continuare a scriverne e rivolgermi ad una ditta privata per avere un computer in fitto.

Francesco Cirillo

Catanzaro 23 ottobre 2003


     

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