RESISTEREMO UN MINUTO IN PIU' DEI PADRONI !!
ANCORA UN RINVIO NEL PROCESSO MARLANE.
PROSSIMA UDIENZA IL 24 febbraio 2012
ANCORA UNO SCHIAFFO AI TANTI MORTI E AMMALATI PER LAVORO.
IL 24 FEBBRAIO NUOVO SIT IN DAVANTI IL TRIBUNALE DI PAOLA ALLE ORE 9
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Archeologia industriale ed umana
di Francesco Cirillo
Sembra
incredibile che una struttura di questa grandezza, maestosità,imponenza,
totalmente abbandonata e degradata stia al centro di una cittadina , considerata
turistica, come è Praia a Mare. Uno scheletro enorme che emerge fra campi ancora
coltivati, palazzi speculativi per turisti e residenti fatta di
amianto,ferraglia arrugginita,carcasse di auto. Si entra da un lato, quasi
nascosto posto proprio alle spalle del cimitero praiese. Di fronte c’è la linea
ferroviaria , dall’altra parte scorre veloce la strada provinciale , che
delimita un altro scheletro che è quello della famigerata Marlane. Entriamo
nello stabilimento della Lini e Lane dove campeggia gigantesco, a mo di
guardiano un enorme serbatoio in cemento-amianto. E’ come entrare in un enorme
discarica a cielo aperto. Una discarica invisibile che non vede nessuno, né il
sindaco Lomonaco , né l’ASL. I tetti sono in amianto, così altre strutture. I
topi sono dappertutto, anche se ci sono cani di ogni razza che li spaventano e
li tengono lontani da noi umani. Il silenzio è rotto solo dai treni che passano
e che rimbombano all’interno vuoto della vecchia fabbrica. Negli anni 60, questo
capannone, era il fiore all’occhiello di tutta la Calabria. Vi hanno lavorato
fino a 400 persone. Da qui uscivano lenzuola, ricami, fazzoletti, tovaglie per
tutta Italia. Lo stato di allora, i governi di allora, i vari panzoni ,
forchettoni democristiani, venivano a visitarla periodicamente rivendicandone
nuovi finanziamenti e nuovi incentivi. Così come alla Marlane e in tutte le
fabbriche tessili dell’epoca, a Castrovillari, come a Cetraro, ed a Scalea, da
qui , non uscivano solo, “lini e lane” ma anche voti a profusione per la
Democrazia Cristiana. Basta leggere le interrogazioni parlamentari , finte, che
gli stessi democristiani calabresi rivolgevano ai loro stessi governi
democristiani. Le facevano dimostrando interesse per gli operai e poi in
parlamento votavano per le dismissioni. Le interrogazioni del 1967 portano la
firma di Mariano Luciano Brandi, socialista saprese, di area manciniana che fu
deputato dal 1968 al 1972. Le altre del 1979 portano la firma di Romei,
Buffone, Cassiani, Pucci. Democristiani doc che hanno fatto la storia del
partito e della Calabria. I sindacati reggevano il sacco ai partiti. Si
accontentavano di esistere con le loro tessere ed anche loro ne approfittavano
per ottenere qualche indotto lavorativo, come avveniva alla Marlane dove la
triplice sindacale si era spartita tutto l’indotto esterno della Marzotto
costituendo cooperative e mettendovi a presiedere i segretari capi sindacali di
Praia a Mare. Loro sapevano tutto su che fine facevano quelle industrie tessili
che si reggevano solo con i cospicui finanziamenti delle varie Casse del
Mezzogiorno, Isveimer, IMI, GEPI. Sono gli operai che non lo sapevano. Operai
che provenivano tutti dal mondo contadino, che non avevano mai visto uno
stipendio mensile, e che per loro anche una cifra modesta ricevuta ogni mese,
serviva loro per incentivare i loro sogni. Veder e il figlio laureato, pagare
qualche debito, comprarsi l’auto, magari una cinquecento, o un tre ruote per
andare il pomeriggio in campagna, finirsi la casa costruita mattone per mattone
da loro stessi. Stefano Rivetti, il conte biellese, arrivò trionfante in queste
zone. Con le tasche piene di soldi dello Stato e con la voglia di arricchirsi
ancora di più. Aprì aziende , prima a Maratea, chiamate R1 e R2, poi a Praia,
appunto la Lini e Lane, poi a Tortora, la PAMAFI, acronimo di PAdre, MAdre e
FIglio, dove costruì serre per coltivazioni ed allevamenti. Il conte Rivetti
proveniva da una famiglia di industriali. Già nel 1879, il nonno Giuseppe
possedeva ben 4 stabilimenti nel biellese, precisamente a Mosso. Con il
novecento, le aziende diventano lanifici e si specializzano nella produzione di
cascami di rayon. Il padre Oreste continua negli investimenti in questo ramo. Ma
l’intuizione di Stefano è stata quella di vedere nel sud la soluzione alla crisi
che il settore già stava attraversando. Non è lui ad investire, ma lo Stato.
Stefano Rivetti è amico dell’on.Colombo, potente democristiano lucano, e
attraverso lui riesce ad ottenere miliardi di vecchie lire. Il conte non investe
solo nell’industria tessile ma anche in strutture alberghiere. Ne costruisce una
esclusiva per quell’epoca, l’Hotel Santa Venere, su una bellissima scogliera di
Maratea. L’Hotel diventa meta di ricchi , artisti, diplomatici, politici
provenienti da tutta Italia. Se le attività industriali mostrano la corda
quelle turistiche invece vanno bene. Il conte Rivetti a questo punto molla tutto
e vende ciò che aveva avuto in regalo dallo stato prima alla Lanerossi, poi
all’Imi ed infine arriva Marzotto. Nel 1963 ecco il colpo finale,geniale.
Nemmeno Berlusconi nella sua megalomania arrivò a tanto. Stefano Rivetti pensa
al suo mausoleo personale. Dona al Comune di Maratea una statua che dovrebbe
raffigurare il Cristo, ma che al quale è poco somigliante. In tutte le
iconografie del volto di Cristo non ne troviamo una con i capelli ricci e la
barba corta. Di solito Cristo è raffigurato con i capelli lunghi e la barba
lunga a punta. E’ chiaro che la somiglianza è verso se stesso. La statua la
seconda più alta del mondo è alta 21 metri con un apertura delle braccia fino a
19 metri. Ma non finisce qui. Alla morte del conte avvenuta il 7 ottobre del
1988 la famiglia ottiene la possibilità di poter seppellire le ceneri
all’interno di una grotta basiliana con un dipinto bizantino dell’anno 1000,
posta proprio sotto i piedi della statua. La grotta viene privatizzata e munita
di due robusti cancelli che ne impediscono l’entrata.
In
una presentazione del mio libro “La Marlane : la fabbrica dei veleni” , avvenuta
a Maratea e dove intervenne il sindaco , posi la questione , ed il sindaco
candidamente rispose di non saperne nulla di questa grotta e della sua chiusura.
La statua del finto cristo adesso è l’unica cosa materiale che è rimasta del
conte Rivetti e delle sue operazioni finanziarie. Tutto è ridotto a scheletri
industriali. Potrebbero diventare musei questi fabbricati. Ma il loro destino è
ben altro. Per gli stabilimenti della MARLANE sono in vista nuovi finanziamenti.
Si parla di 70-80 milioni di euro per trasformare tutta l’aera in un enorme
parco divertimenti costituito da una darsena per 500 posti barca, alberghi ,
villaggi, centri commerciali. Tutto in nome dello sviluppo, del turismo, del
lavoro e soprattutto delle clientele che andranno a formarsi anche in vista
delle vicine elezioni amministrative dove tutti i soggetti della politica
praiese, nascosti nell’ombra o in prima fila sono ancora operativi e muovono le
fila per essere presenti nell’assise comunale . Antonio Praticò sindaco per 15
anni e poi per interposta persona, tramite il fratello Biagio per altri 5
anni, ex consigliere provinciale del PD-Margherita, ex sindacalista della
Marlane, ex assessore ai lavori pubblici, ha già pronta una lista, che dicono
tutti sarà vincente. Gli altri, quelli contro di lui stanno cercando di
coalizzarsi per non farlo vincere. Con loro nell’ombra, l’attuale sindaco
Lomonaco, imputato nel processo Marlane, accusato di omicidio colposo plurimo e
disastro ambientale per aver ricoperto la carica quale responsabile del reparto
tintoria dal 1973 al 1988, e quale responsabile del l’impianto di depurazione
dal 1973 al 1988, ed in qualità di responsabile della fabbrica dal 2000 al 2003.
I soggetti contro Praticò, provengono quasi tutti dall’attuale amministrazione e
li unifica non un progetto alternativo ma solo la consapevolezza che se non
fanno una sola lista Praticò ritornerà al comune per i prossimi 15 anni. Intanto
litigano per chi deve fare il capolista senza una proposta alternativa. L’eco di
questi tamburi di guerra non arrivano nella pancia della Lini e Lane. Lì ci sono
topi e immondizia. Tantissima immondizia. E invisibili la dentro vivono anche
uomini, donne e bambini. Uomini, donne e bambini, invisibili, insieme a topi
ben visibili. Bambini, come fantasmi girano allegri, inconsapevoli dentro lo
scheletro. Nessuno li vede questi fantasmi. Stessero nell’immondizia. Prima ,
proprio con Praticò, erano stati alloggiati in una casa di proprietà del comune.
Giunto Lomonaco , investito da sindaco, dopo solo tre giorni sono stati buttati
fuori. Le promesse elettorali si mantengono . Adesso c’è un centro anziani, e
loro, gli invisibili sono ritornati nella grande balena. Anche da lì Lomonaco ha
tentato di cacciare questi invisibili. Ha fatto un ordinanza di sgombero. Ha
sigillato gli ingressi, ma loro da invisibili sono ritornati lì, dove potrebbero
andare altrimenti ? La discarica nessuno la vede. Né il sindaco, né l’ASL,
eppure al di là di chi vi vive al suo interno, è sempre una discarica, prodotta
da anni di incuria ed abbandono. La Lini e Lane è privata, dicono, ed il comune
non può intervenire a ripulirla. Ma il comune potrebbe far intervenire il
privato e bonificare tutta l’area dando un riparo dignitoso a quegli
uomini,donne e bambini, che molti non vedono o non vogliono vedere. Per
fortuna , nei nostri paesini di provincia, ancora esiste gente caritatevole, che
porta loro, cibo, carne, verdure, qualche soldo per acquistare qualche bombola.
Questa gente, vive nella pancia della balena , come Giona, in tre roulotte. La
più anziana è oggi ricoverata nell’ospedale di Praia. Fuori dalla roulotte è
rimasta la sua bombola d’ossigeno. I bambini intanto giocano con tutto.
Riempiono di gioia questo luogo triste. Ma le loro urla di gioia non arrivano
fuori dalla balena. Ci sono i comizi elettorali, le primarie, bisogna convincere
i giovani a votare, si devono far vedere i nuovi progetti. Che vuoi che siano 8
persone, brutte, sporche e incattivite dalla sporcizia della discarica e che
peraltro non votano nemmeno !
4 febbraio 2012
DIMENTICARCI DELLA MARLANE ?
Di Francesco Cirillo

Per istruire il processo alla Tyssen Krupp ed arrivare ad una sentenza di condanna ci sono voluti solo tre anni. Per istruire quello sulla Marlane di Praia a Mare (cosenza) ce ne sono voluti 13 di anni, superando ben tre richieste di archiviazione, due o tre Procuratori del Tribunale di Paola , tre o quattro pubblici ministeri, per giungere ad una congiunzione fortunata fatta dall’attuale procuratore capo Bruno Giordano e dalla Pm Antonella Lauri che questo processo hanno voluto ed hanno lavorato perché si facesse. La Pm Lauri poi è andata via dal Tribunale,trasferita in altra sede, ed al suo posto è subentrata l’attuale Pm Carotenuto, forse meno motivata del suo predecessore. I rinvii a giudizio dei capi e dei capetti della Marlane di Praia, ben tredici, sono arrivati mentre nella costa tirrenica cosentina si manifestava contro le navi dei veleni, la Jolly Rosso arenata ad Amantea, e la Cunsky affondata dalla ‘ndrangheta cetrarese davanti la costa di Cetraro , poi scomparsa grazie al governo ed alla Prestigiacomo che ritrovarono un vecchio piroscafo della 1 guerra mondiale al suo posto. La manifestazione ad Amantea del 24 ottobre del 2009, dove parteciparono oltre 30 mila persone, per chiedere la verità sulle navi dei veleni, portò nelle sue rivendicazioni , anche la questione della Marlane e certamente rappresentò una spinta per il procuratore capo Bruno Giordano per la riapertura dell’inchiesta .

I Marzotto ( a sinistra Pietro
Marzotto, a destra il nonno con
Mussolini) sono ben conosciuti nel Vicentino dove ancora gestiscono poteri
economici vari fino alla realizzazione di impianti a biomasse come a
Portogruaro. I Marzotto hanno festeggiato i 175 anni di attività , ed un
fatturato di 500 milioni di euro, con una cerimonia celebrativa a Trissino in
provincia di Vicenza nella loro villa. Una festa sfarzosa con più di mille
invitati . Festa alla quale non sono stati invitati i familiari delle oltre 150
vittime della Marlane. Festa celebrata anche con l’emissione di un francobollo
(foto sotto) dedicato alle loro attività. Della loro attività in Calabria restano solo le
agghiaccianti testimonianze rese ai giudici in istruttoria, da diversi operai .
Si parla di clima teso, di ricatti, di minacce, di paure, di silenzi.
Soprattutto di silenzi, dovuti alla paura del licenziamento prima di tutto , e
poi dal peso delle famiglie da mantenere, dei mutui da pagare, dei fitti da
pagare. Intanto i morti per tumore continuavano. Anche quelle morti restavano
avvolte nel silenzio.
Nessuno parlava del perché si moriva, su molti referti
medici veniva scritto, morto da infarto. Spesso ai funerali partecipavano anche
quei capetti oggi imputati. Si mettevano in prima fila, per farsi notare da
tutti, e per mandare messaggi chiari alle famiglie, ai superstiti, agli altri
operai, che il giorno dopo sarebbero tornati alle stesse macchine, negli spazi
vuoti lasciati dai loro compagni di lavoro. Solo nel 2001 il parroco di Maratea,
Don Vincenzo, stanco dei funerali di operai provenienti da quella fabbrica,
nella sua omelia urlò, “basta con questi morti per tumore”. Il giorno dopo il
prete ebbe la visita dei soliti kapò. Minacce velate, avvertimenti,consigli, “fatti
gli affari tuoi e lascia stare quella fabbrica” gli venne detto. Il capetto
Benincasa , oggi imputato, lo ripetè anche al giornalista Alessandro Sortino,
giunto a Praia per un famoso servizio delle Iene trasmesso nel febbraio del 2001
ed oggi ancora in rete, “ se il prete ha detto questo vuol dire che anche i
preti dicono le bugie”, disse, ma ammise di essere andato personalmente a
parlare con lui. Ma c’era un operaio che non stava mai zitto e che ancora oggi
continua a parlare.

SU MEZZOEURO DEL 22 OTTOBRE 2011
IL SIT IN NON SOLO PER DIMOSTRARE SOLIDARIETA’ E PER SOLLECITARE LA VERITA’ MA ANCHE PER IMPEDIRE CHE SI GIOCHI SULLA PELLE DELLE VITTIME CON RINVII E CON CAVILLI BUROCRATICI .


MA STIANO TRANQUILLI RESISTEREMO UN MINUTO IN PIU’ DEI PADRONI !
A guidare quella compagine di ambientalisti, riuniti sotto
la sigla Rischiozero, era il mediattivista Francesco Cirillo che, dodici anni
più tardi, ripercorre con Pacchiano e Giulia Zanfino la vicenda della fabbrica
praiese nel libro, fresco d’uscita,
Silvio Messinetti dal Manifesto del 17 aprile 2011
E' uscito
il libro sul caso Marlane

puoi richiederlo qui www.coessenza.org
o nelle librerie di Diamante, Cirella,Cosenza,Praia a Mare
