CRONACHE CALABRESI

 

Castrolibero: Un Prefetto nella discarica  

Qua si campa d'aria..e la calabria frana e si disgrega

Storia dei rifiuti tossici in Calabria

Parenti (CS)Cronaca di una frana annunciata

Mafia e globalizzazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’EMERGENZA INFINITA DEI RIFIUTI IN CALABRIA

ARRIVA IL PREFETTO...PULIAMO LA DISCARICA

                                                         Di Francesco Cirillo -

Quando ho fatto il militare più di 30 anni fa, venni mandato a causa della mia militanza in Lotta Continua in una caserma punitiva in quel di Bari. Vi trovai, delinquenti comuni ( in maggioranza sardi) , Testimoni di Geova che rifiutavano l’uso delle armi, qualche depresso  e tanti altri militanti politici come me. Non ci fecero fare niente, né guardie, né alzabandiera, né altro. L’unica mobilitazione di tutti avveniva allorché arrivava qualche generale a far visita nella caserma . I caporali, i tenenti, i sergenti, i capicamerata, impazzivano in quei giorni. Tutto doveva essere pulito e doveva luccicare, ed il gruppo che doveva ricevere il generale doveva essere scelto perché alla domanda classica del generale “ com’è il rancio”, bisognava necessariamente rispondere “ ottimo ed abbondante”. I tipi come me , che mai avrebbero dato una risposta di questo genere , dal momento che il rancio faceva letteralmente schifo, venivano trasferiti momentaneamente in una caserma di Trani, ed alla fine della visita del generale facevamo ritorno a Bari. A Castrolibero, il sindaco Orlandino Greco fa lo stesso. Avrà fatto il militare anche lui a Bari ? Invita il Prefetto Antonio Reppucci a visitare, non il suo bel paesino, che è Castrolibero, ma addirittura la discarica che sta costruendo vicino al paese e che già impuzzolentisce tutto l’abitato circostante non lontano che solo duecento metri . Come nelle caserme il sindaco crea una habitat all’altezza nella discarica. Immondizia immediatamente coperta per non farla puzzare, ruspe al lavoro, forse anche lo spruzzo di qualche tonnellata di aerosol per far ritornare gli antichi odori della campagna. E naturalmente non fa trovare al Prefetto tutti quei cittadini ed associazioni ambientaliste che da mesi si oppongono a tale obbrobriosa operazione in un territorio limpido e pulito fino a qualche mese fa e che alla domanda del Prefetto “com’è l’aria qui” avrebbero risposto “ puzzolente e abbondante”. Orlandino Greco, il sindaco ruspista non guarda in faccia a nessuno e nel suo PSC ( Piano strategico Comunale) ha previsto in contrasto con la stessa presenza della discarica una vasta  cementificazione di tutta la zona attorno la stessa discarica, con una strada che taglia dallo zona Stadio di Cosenza  e finisce a Rende. Nelle previsioni di appalti anche il bando del comune di Cosenza per l'uscita autostradale Serra spiga-Castrolibero per daro nuovo respiro alle speculazioni.  Frank Turco presidente del comitato contro le discariche nei centri urbani scrive:  “Comprendiamo il disagio del Sindaco di questi giorni : messo alle strette da tante famiglie che avevano scelto le colline di Castrolibero per respirare aria salubre e ora si ritrovano, a due passi da casa, con l’ampliamento di una discarica di quasi 1 milione di metri cubi! (e un mutuo sulle spalle ancora da pagare). Peccato che ieri il Prefetto non abbia incontrato anche l’unico consigliere di opposizione rimasto a Castrolibero; oppure ascoltare quei cittadini che abitano a poche centinaia di metri dalla discarica; oppure le associazioni che seguono la vicenda da alcuni anni; delle volte sentire l’altra campana puo’ essere utile. Ma noi siamo consapevoli che in tutto questo il Prefetto non ha alcuna responsabilità, è stato invitato da un Sindaco, si conosceva gia’ il giorno del suo arrivo e si e’ preparato tutto per bene. A leggere i quotidiani apprendiamo della pulizia del luogo, e sul fatto che non si avvertiva nessun olezzo. Beh, a questo punto sarebbe la prima discarica al mondo per rifiuti indifferenziati a non puzzare! Ma, Sign. Prefetto, non le sembra un po’ strano?
Ma la puzza sarebbe l’ultimo dei problemi, perchè, quando le distanze dai centri abitati non sono rispettate, si va incontro a seri problemi di carattere igienico e sanitario.

Proprio domenica 21 marzo, il giorno prima della visita del Prefetto, un gruppetto di cittadini si era recato presso la discarica per controllare l’evoluzione dei lavori, e, con grande meraviglia, avevano notato che i rifiuti, contrariamente a tutte le altre volte, erano cosparsi di terra (per attenuare la puzza nauseabonda) oltre ad aver notato una pulizia particolare che non si era mai vista prima. Adesso abbiamo capito il perchè.

Il Sindaco Greco dichiara che i Comuni che scaricheranno nella discarica dovranno dimostrare di fare la raccolta differenziata (fra l’altro e’ una nostra proposta che abbiamo suggerito piu’ volte al Sindaco), peccato pero’ che non si parla di raccolta differenziata nel Protocollo d’intesa stipulato con la Provincia di Cosenza e la Regione Calabria proprio in merito al finanziamento che il Comune di Castrolibero ha ricevuto per la costruzione della mega discarica, detto in parole semplici: non si tratta di una discarica a supporto della raccolta differenziata. Siamo pronti a portare i documenti e mostrarli pubblicamente agli organi di stampa. Ancora una volta ribadiamo che la nostra non è una lotta ambientalista – con tutto il rispetto per le persone che dedicano il loro tempo alla salvaguardia del nostro pianeta – ma una battaglia per ristabilire la legalità e il rispetto della salute dei cittadini! Non siamo contro le discariche, ma contro quelle costruite a 200 metri dalle case e dalle scuole; contro il malaffare della politica locale, che, sfruttando l’emergenza rifiuti, si costruisce le strade comunali attraverso costoni franosi di colline e per giunta su vecchie discariche, ma non con i soldi delle casse Comunali, ma con i soldi regionali, pagati da tutti noi con le tasse!! Al piu’ presto chiederemo un incontro con il Prefetto per fargli conoscere l’altra faccia della medaglia, il lato oscuro della luna, quello che attraverso gli occhi non vediamo, ma esiste pure. Fatto non di parole, ma di documenti ufficiali che attestano il dissesto idrogeologico che interessa la zona, le distanze ridottissime dai centri abitati, e la scelta di fare il biogas (ricavare energia dai rifiuti) utilizzando il metodo peggiore: quello meno ecosotenibile, quando invece e’ ormai un dato della comunità scientifica internazionale che bisogna diminuire i gas serra (quelli che causano i cambiamenti climatici).

Concludiamo nel dire che se a Castrolibero l’opposizione politica e’ in via di estinzione non lo è la critica costruttiva dei cittadini verso un progetto di Cittadella energetica che, ancor lontano dal vedere la luce, è nato già sbagliato: nel suo DNA porta una malformazione genetica che comporta: Indifferenza alla salvaguardia della Salute pubblica. Arraffamento indiscriminato e sperpero di finanziamenti pubblici.  Costruizione di opere pubbliche in zone dichiarate dall’Autorità di Bacino della Regione Calabria “Rischio frane e dissesto idrogeologico” .Non rispetto delle direttive europee sullo smaltimento dei rifiuti solidi urbani.”.

Ma anche gli ambientalisti storici si muovono contro il mostro. Un mostro in crescita che passerà, dai 30.000 m3 ai 900.000 m3. Della questione non sono interessati solamente i cittadini del quartiere Evergreen di contrada Marchesato, ma anche gli studenti del nuovo polo scolastico o delle contrade limitrofe. La questione discarica riguarda anche l’enorme volume di percolato che la mega discarica produrrà.  Un  percolato che continua ad infiltrarsi nel terreno e provocare un irrimediabile inquinamento delle falde acquifere con i metalli pesanti presenti nei rifiuti indifferenziati che ad oggi vengono sversati, dalla Calabra Maceri (comune di Rende) e prossimamente da Ecologia Oggi (comune di Cosenza) e chissà quale altra azienda (per i comuni dell’area urbana). Il sindaco Orlandino Greco, nonché presidente del consiglio provinciale, difende strenuamente le sue scelte e dorte delle sue posizioni politiche  addita i cittadini preoccupati come ‘questi ambientalisti’ che non propongono nulla per risolvere il problema.

 

4 aprile 2010

 

 

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QUA SI CAMPA D'ARIA 

                                                                                       Di Francesco Cirillo 

“Il Sud è ‘nu paese bello assai: il sole è caldo, e non si fredda mai. Il mare è azzurro verde sperlucente: qui  non si vide mai roba inquinante. Siamo genti felici e stracontente: non abbiamo bisogno mai di niente !  QUA SI CAMPA D’ARIA! “ .

Così cominciava questa bellissima canzone del nostro cantastorie , mastru cantaturu, Otello Profazio, scritta negli anni 70. E lo hanno preso sulla parola. Qua si campa d’aria. Non si muove foglia, non si muove niente se non i nostri paesi, mossi però da frane, mareggiate,allagamenti.  Lo abbiamo già scritto, la Calabria si disgrega, si frantuma, si scioglie. Ma niente adesso dopo le varie frane e alluvioni si muove . Ne sa qualcosa il sindaco di  Verbicaro Felice Spingola. Ha scritto al governo ed ai suoi vari ministeri, alla prefettura di Cosenza, alla Regione Calabria ed ai suoi vari assessorati. Verbicaro sta franando. Mezzo paese è stato evacuato. Due palazzi di 5 piani devono essere demoliti. Altri palazzi corrono lo stesso rischio. Ma nessuno interviene. Non ci sono fondi, non ci sono risorse gli rispondono al telefono. E intanto non sa cosa fare. Se fosse successo trent’anni fa , Spingola avrebbe già mobilitato l’interno paese e avrebbe portato centinaia di persone con i pulman a Roma sotto il parlamento, o avrebbe occupato la ferrovia, per farsi sentire. Il paese oggi non è più quello di prima. Molti giovani sono andati via. Le speranze si sono spente e così le illusioni e le ideologie che prima fervevano in questo paese , tanto da far sostituire, nel 1976 anno della prima elezione di un sindaco di Lotta Continua in Italia, lo stesso Spingola di oggi,  la foto del presidente della repubblica con quella di Carlo Marx.

Come diceva Woody Allen, Dio è morto, Carlo Marx è morto ed anch’io non sto tanto bene. Nel senso che tutto va male e nessuno più sa a che santo votarsi. La stessa situazione d’altra parte, la vivono altri paesi della Calabria e del tirreno cosentino.

Cetraro, Diamante, Praia a  mare, Tortora, Belvedere. Tutti paesi che vivono di turismo e che adesso hanno lungomari distrutti, strade dissestate, fogne intasate, depuratori in tilt già dall’anno scorso. L’estate è alle porte e non si vede una sola ruspa al lavoro per rimettere le cose a posto. Occorrono milioni di euro per ogni paese e tutto resta fermo. Le uniche preoccupazioni dei sindaci restano quelle di rassicurare l’opinione pubblica nazionale sull’inesistenza delle navi dei veleni. Noi che continuiamo a scriverne siamo dei mestatori, dei terroristi, degli avvelenatori. Loro rassicuratori. Con loro tutti quelli che campano di questo turismo d’assalto, devastatore, e distruttore. Dobbiamo rassicurare e far finta che tutto funzioni. Dai depuratori, alle fogne, alla macchina turistica della bellezza di plastica che fa finta che tutto funzioni a dovere.  Ma nelle mani dei sindaci non c’è niente. Non ci sono risorse, né finanziamenti promessi. Il governatore uscente Loiero spara milioni di euro a tutti, ma nella pratica nessuno vede niente.

Ora basta con le chiacchiere”. A sostenerlo è il presidente dell’Unione Regionale delle bonifiche (Urbi), Grazioso Manno. “Se dopo i fatti gravissimi accaduti in tre alluvioni in poco più di quindici mesi - aggiunge - continuano a proliferare parole, parole e soltanto parole, allora non sappiamo più quando, e soprattutto se, arriverà il momento di fare sul serio. Abbiamo pianto morti, denunciato disastri economici ed ambientali in una terra che già di suo rincorre decennali ritardi. Siamo in campagna elettorale e le parole, i paradossali rimbalzi di competenze e ritardi si stanno nuovamente moltiplicando, in una regione dove si sono alternati governi di diverso colore quasi con la stessa frequenza con la quale si sono alternati al governo del paese. Anche il contadino più operoso e silente del mondo perderebbe la pazienza di fronte alla più convincente dichiarazione di buone intenzioni”. “Le risorse - afferma Manno - ci sono. I progetti per mettere in sicurezza il territorio ci sono. Sono pure noti a tutti gli enti che sono in grado di metterli in campo con professionalità e tempi certi. Basta con le cervellotiche diagnosi, fatte spesso con parcelle milionarie. Basta con l’utilizzo indiscriminato di cemento armato. Basta con gli interventi a pioggia che spesso si sovrappongono o sono opere parziali iniziate per accontentare gli amici o i rompiscatole di turno”. “Da oggi - prosegue il presidente dell’Urbi - iniziamo una battaglia di concretezza e di verità. Intendiamo chiedere il conto dei soldi spesi, dalla tragedia di Soverato in poi, per verificare i risultati ottenuti. Chiediamo una verifica immediata dei soldi disponibili nei settori interessati alla sicurezza del territorio. Sfidiamo il Governo e la Regione a fare chiarezza, una volta per tutte, sui fondi effettivamente ed immediatamente disponibili. Siamo pronti a sfidare noi stessi sull’intera vicenda. Siamo pronti soprattutto ad essere insieme ai Sindaci ed ai Comuni. Dobbiamo constatare purtroppo che molta parte della “politica” calabrese ed italiana, nonostante le tante alluvioni, le troppe calamità, ed i tanti morti, non ha ancora voluto capire che l’acqua, la natura ed il futuro dei loro figli non hanno colore”.

E nessuno vede niente nel futuro politico che si prospetta. Basta guardare le liste per capire al volo che i candidati presentati dal centrodestra e dal centrosinistra gravitano come al solito negli stessi circuiti politici che hanno già fallito negli anni scorsi. Il centrodestra schiera sul tirreno cosentino ben cinque nomi forti tutti con un curriculum da far rabbrividire. Lo rivela, ma noi ben li conoscevamo per essercene più volte occupati,  la stessa deputata del centro destra Angela Napoli che dichiara addirittura di non votare nessuno del suo stesso partito.

«Ho atteso, tra una smentita e l’altra, pazientemente, la pubblicazione ufficiale delle liste – afferma la Napoli – con la speranza di non dover deludere qualche ex colonnello romano di An che mi aveva additata quale inutile Cassandra. La speranza dell’attesa era stata coadiuvata dalle dichiarazioni dei vescovi italiani e da quelle dei numerosi cittadini calabresi convinti di poter finalmente aspirare ad una classe politica regionale degna di tal nome».

Angela Napoli, promotrice del disegno di legge anti infiltrazione in campagna elettorale, sottolinea che «la speranza è immediatamente svanita con la lettura ufficiale delle liste. Non intendo fare nomi, non perchè preoccupata da possibili querele, ma certa che il mio elenco sarebbe troppo esteso e derivante da una concezione etica e morale della politica sicuramente differente da coloro che hanno valutato le candidature».

«Anche se qualcuno, a presentazione di liste avvenuta, ha finto di gridare “al lupo” – conclude – non mi ha distolta dal guardare anche gli altri “lupi” che già occupano i palazzi regionali calabresi e che, con molta probabilità, continueranno ad occuparli o da quelli, sempre “lupi”, che potrebbero giungere nelle stesse sedi».

Angela Napoli non fa nomi e non li facciamo neanche noi questa volta stanchi di girare nelle aule di tribunale per cause di diffamazione. Non si intimidiscono i giornalisti solo con le pallottole vere o nelle buste recapitate ai loro indirizzi. C’è l’arma del ricatto giudiziario, da fare nelle aule dei tribunali. Diciamo quindi che dal tirreno cosentino votando i candidati in lista di certo avremo dei buoni referenti per 'ndranghetisti di clan locali, di buoni riciclatori  e "sotterratori" di rifiuti tossici, di buoni amministratori portatori di interessi mafiosi nell’apertura e gestione di discariche , di buoni appaltatori di foreste eoliche da installare sulle nostre belle colline. Gente esperta che già si è fatta le ossa passando anche per le patrie galere, naturalmente per pochi giorni. Con loro la giustizia è sempre stata clemente, garantista al massimo, anche perché questi personaggi sono sempre difesi da avvocati di grido, da luminari del foro, da portatori sani del codice penale.

Sono pur sempre amministratori votati dal popolo e per questo vanno garantiti e visti come birbantelli di una piccola cricca piuttosto che elementi pericolosi legati alla 'ndrangheta ed ai suoi interessi. Appunto è questo il prossimo personale politico al quale dovrebbero  rivolgersi quei sindaci onesti e quegli amministratori della cosa pubblica che ancora pensano all’interesse del cittadino piuttosto che a quello privato. Gente già sperimentata che ha già amministrato , che ha cambiato già tre o quattro volte casacca, e che sfrutta ancora oggi posizioni di potere per crearsi il proprio elettorato .

Verbicaro per questo può attendere ed il sindaco faccia bene i suoi conti e si preparasse ad una mobilitazione di massa per ottenere quanto effettivamente questa regione  e questo stato gli deve, altrimenti resterà solo in  un paese spopolato ed abbandonato.     

Aprile 2010

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        Inchiesta sui rifiuti                           in Calabria

DALLA DISCARICA DI SANT’ANGELO A QUELLA DI COSTAPISOLA (Nel territorio di Santa Domenica Talao -cs -)PASSANDO PER LA NAVE SCOMPARSA E IL RITROVAMENTO DEI RIFIUTI TOSSICI NELLA CAMPAGNE DELLA SIBARITIDE. MA ALTRI RIFIUTI TOSSICI SONO STATI CEMENTATI DALLA MAFIA NEI PILONI DEI CAVALCAVIA CALABRESI.

 

A cura di Francesco Cirillo

Quando si parla della Calabria e dei calabresi, se ne parla spesso, come di un popolo poco propenso alla lotta, omertoso e pauroso. La storia invece insegna che questo non è mai avvenuto e che i calabresi sono stati, cosi come gran parte dei cittadini italiani, coraggiosi e grandi oppositori di ogni specie di potere. La storia recente poi dimostra, come in tutta la regione esistano e si siano verifìcati tanti episodi di lotta, da Santa Domenica Talao a Bisignano in provincia di Cosenza a Condofuri in provincia di Reggio Calabria. Ed appunto la storia dei rifiuti in Calabria è una storia che vale la pena di raccontare e far conoscere.

Cominciamo dai contadini di Costapisola e Sant’Angelo, due piccole frazioni di Santa Domenica Talao (cs), che hanno avuto la determinazione, il coraggio, la costanza di combattere contro i poteri e gli interessi, annidati all'interno della Regione Calabria, e in altri organismi preposti; a sfidare le forze dell'ordine spesso intervenute per smuovere i blocchi stradali ed ora ancora alle prese con un infinità di cause nella Pretura di Scalea.

Seguiamo le vicende passo dopo passo.

Furono gli ambientalisti di Diamante il 15 febbraio del 1989, che dopo aver ricevuto una telefonata anonima si recarono nottetempo in contrada Sant'Angelo tra Santa Domenica Talao e Scalea per verificare se fosse vero che da qualche notte si verificava un traffico sospetto di Tir attorno ad una cava abbandonata d'argilla. La presunta appartenenza del proprietario della fornace a cosche mafìose del Tirreno, consigliava l'anonimato e la circospezione da parte dei contadini vicini ad essa. Ma accorsi sul posto, la mattina successiva, gli ambientalisti trovarono già i carabinieri di Scalea.

Durante la notte per puro caso una normale pattuglia stradale aveva fermato un Tir nel comune di Scalea e nel controllo espletato spuntarono fuori i primi scatoloni sospetti. L'autista del Tir, sostenne di essere all'oscuro di tutto, e condusse i carabinieri sul luogo dove avrebbe dovuto scaricare. Da quel momento scattò l'allarme nazionale. La giunta regionale (una giunta di sinistra) fu subito tirata in ballo per le autorizzazioni concesse alla ditta calabrese, e l'assessore Di Nitto ( PSDI) fu il primo ad essere messo in mezzo. Scriveva così un giornalista su Repubblica del 18/2/89: " La Ecomarche con sede a Candia in provincia di Ancona, un azienda che appalta lo smaltimento dei rifiuti di sedici Asl sulle ventuno delle Marche, si affida ad un impresa di autotrasporti di Arcevia, la quale a sua volta si rivolge alla Noledile di Pontecagnano in provincia di Salerno che è in possesso di un autorizzazione della Regione calabria, della durata di cinque anni, per il trasporto lo smaltimento, lo stoccaggio di rifiuti speciali industriali e ospedalieri comprese parti anatomiche e quelli che presentano gravi pericoli. La NOLEDILE , non si sulla base di quali credenziali, il 29 luglio del 88 (sette giorni dopo l’autorizzazione della Regione Marche alla Ecomarche) ha ottenuto dalla regione Calabria, insomma di poter far arrivare nel suo deposito di Rossano Scalo tutto il materiale che vuole da fuori regione."

E’ questo il sunto della situazione, ed il 22 febbraio la procura della Repubblica di Paola spicca otto ordini di arresto, tra i quali il responsabile dei servizi amministrativi dell’assessorato ai lavori pubblici ed ambiente. L’assessore Di Nitto e la giunta si salvano. Il responsabile insomma, alla fine, è stato solo un dirigente poco affidabile.

I politici non c’entrano nulla così anche i mafiosi. Ma la popolazione intanto è scesa in piazza e comincia a chiedere pubblicamente di far togliere dalla loro zona i quindicimila scatoloni già depositati nella fornace. La puzza del materiale in decomposizione (ci sono all’interno degli scatoli resti umani provenienti da operazioni ospedaliere ), intanto si spande ovunque e la preoccupazione si fa sempre più grande fra gli abitanti della zona e della contrada vicina. Gli ambientalisti del Tirreno organizzano così una manifestazione che partendo da Scalea si dirige a piedi verso la fornace. Oltre mille persone , preceduti da un impressionante cordone di carabinieri e polizia, percorrono i quindici chilometri che li separano dalla fornace, richiamando così l’attenzione sulla pericolosità della situazione, che sembra presa sottogamba dai poteri politici ed amministrativi della regione Calabria, preoccupati più dello scandalo in cui si trovano coinvolti piuttosto che sulle soluzioni da prendere. Ci vorrà una settimana di presidio e blocco stradale di centinaia di cittadini, rimasti sotto la fornace sin dopo la grande manifestazione, per far si che si decidesse la smobilitazione della fornace. Finalmente i Tir ripartono dalla fornace di Sant’ Angelo riportando i rifiuti pericolosi in appositi centri di stoccaggio del centro Italia dove verranno bruciati. La popolazione ai bordi della strada accompagna con un lungo applauso la partenza . La fornace qualche settimana dopo sarà completamente bonificata e sigillata.

Mentre gli arrestati usciranno tutti più o meno assolti, ed i politici della giunta riciclati in altri partiti o negli stessi di provenienza.

DI NUOVO RIFIUTI A SANTA DOMENICA TALAO .

COSTAPISOLA: LA FIGLIA DELLA DISCARICA DI SANT’ANGELO

Ma ironia della sorte o chissà per quale gioco nascosto, a distanza di cinque anni, rifiuti speciali si riversano di nuovo nel territorio di Santa Domenica Talao, questa volta però in un altro sito. Nella contrada Costapisola, su una spianata importante dal punto di vista geologico, dove sono stati ritrovati fossili di milioni di anni fa. La ditta Tre B service intende aprirci, ottenuti i permessi dal comune e dalla regione, un impianto di bioconversione per riutilizzo a scopi agricoli. Apparentemente sembra un lavoro quasi ecologico e cascano nel concedere concessioni prima il sindaco del comune Giuseppe Antonio La Greca, dirigente provinciale di Alleanza Nazionale e poi la Regione Calabria retta dal Dc Veraldi attualmente deputato del PPI. Ma le cose non stanno effettivamente cosi e i contadini vicini alla discarica ne hanno modo di accorgersene subito al primo scarico dei Tir. Si tratta di materiale proveniente da scarti di macellazione, portati in Calabria da altre regioni d'Italia.

La notte nessuno riesce a dormire in tutta la contrada per la puzza terribile che si sprigiona per tutta la zona. La mattina un corteo di agricoltori, contadini, abitanti di Costapisola, ambientalisti accorsi da tutto il Tirreno, si recano al Comune e immediatamente lo occupa chiedendo al sindaco il ritiro della delibera incautamente concessa. Giungono sul sito della discarica chiamati dal sindaco, (che intanto ha fatto marcia indietro sulla sua concessione) e dal prefetto di Cosenza, l'AsI di Praia a Mare, i vigili del comune, i carabinieri del Nas.

Iniziano i primi rapporti contrastanti sulla discarica. L'AsI di Praia in un primo rapporto redatto a seguito di un ispezione, non avverte nessuna puzza nè intravede pericolosità per la salute dei cittadini , anzi il luogo viene descritto dagli ispettori come se si trattasse di un campo di papaveri in fiore; i carabinieri invece cominciano a sospettare sull'arrivo dei Tir e sui rifiuti scaricati. I cittadini nel comune non mollano e il sindaco riunisce il consiglio comunale d'urgenza e ritira all'unanimità la delibera, riconoscendo l’errore fatto e altresì chiedendo alla Regione di fare altrettanto con la propria delibera di concessione regionale.

Nel contempo si intima tramite un ordinanza alla ditta Tre B service di sospendere tutti i lavori in corso. Gli ambientalisti cantano la prima vittoria.

Ci vuole il novembre del 94 perché il pretore Maria Luisa De Rosa intervenisse su richiesta del procuratore della Repubblica di Paola, Pezone e sequestrasse tutta l'area. La ditta però non demorde e fa ricorso al tribunale del Riesame di Cosenza, che il 15 novembre annulla il sequestro facendo così riaprire la discarica. I Tir cosi ricominciano ad inondare di rifiuti il luogo. Ne arrivano a decine ogni giorno, scaricando migliaia di tonnellate di materiale di ogni genere che impuzzolentiscono la zona e cominciano a creare danni all'agricoltura circostante con l’espandersi di mosche e insetti vari che attaccano la frutta e gli ortaggi.

Il danno all’agricoltura è enorme. Nella zona si è sparsa la voce sulla pericolosità della discarica e i consumatori non acquistano più frutta dai contadini di Santa Domenica nei mercati di Scalea e del Tirreno. La rabbia cresce giorno dopo giorno, mentre cresce sempre di più l’arrivo di Tir da tutta Italia. Iniziano i blocchi stradali spontanei fatti dai contadini con il solo appoggio degli ambientalisti. Tutti i politici sono scomparsi così i funzionari ed amministratori regionali. Ma il 16 febbraio 96 scoppia la protesta.

Viene dichiarato lo sciopero generale con manifestazione in Santa Domenica Talao; circa

mille persone arrivate da tutta la costa manifestano nel paese con striscioni e cartelli con un unico ordine del giorno "Chiudere la discarica". Il comune viene rioccupato così come tutte le strade d’accesso al paese. Si chiede l’intervento della Prefettura per motivi di ordine pubblico.

NEL FRATTEMPO ALTROVE SUCCEDE DI PEGGIO

Negli stessi giorni convulsi di lotta contro discarica di Santa Domenica Talao, rimbalza per tutta Italia la denuncia di Nuccio Barillà, segretario della Legambiente di Reggio Calabria ed ora assessore all’ambiente del comune di Reggio Calabria.

"La Calabria -dichiara Barillà - è al centro degli interessi di una holding internazionale in cui si sono saldati interessi potentissimi. Si parla di traffico di rifiuti tossici e radioattivi: si calcola che ogni viaggio di un Tir porti nelle casse della mafia 200 milioni".

Fa seguito alla denuncia della Legambiente un inchiesta preoccupante aperta dalla procura della Repubblica di Reggio Calabria.

L'inchiesta è stata aperta in seguito ad un informativa dei carabinieri sulla storia di una misteriosa nave albanese, la Korabi, partita da un porto della Germania con un carico di scorie nucleari e radioattive a approdata il 25 febbraio 1994 nel porto di Palermo. Qui però non sarebbe stato autorizzato lo scarico e la nave avrebbe lasciato il porto in direzione di Crotone. Ma il mercantile viene respinto anche dallo scalo calabrese. Ai primi di marzo la Korabi viene intercettata e fermata davanti al promontorio reggino di Pentimele e le autorità portuali si accorgono che la nave ha le stive vuote .

Nessuno è riuscito a spiegare che fine abbia fatto il suo carico contaminante.

L'ipotesi più verosimile è che nell'Aspromonte esista una discarica di rifiuti tossici controllata dalla ‘ndrangheta. Un rapporto della Castalia segnalava che in Calabria per ogni impianto autorizzato ve ne sono dieci abusivi.

E NON FINISCE QUI....

Le agenzie di stampa del 7 maggio 98 in tutta Italia, quasi impazziscono.

Un assessore all'ambiente della Regione Calabria è arrestato insieme ad altre ventidue persone per reati legati all'ambiente ed alla richiesta di tangenti.

Si tratta di Sergio Stancato (oggi dirigente del Nuovo PSI di Gianni De Michelis), di nuovo in pista dopo la scarcerazione nella "nuova" giunta del ribaltone calabrese di centrosinistra. Il fatto che più fa preoccupare gli ambientalisti ed i cittadini calabresi è la ferrite di zinco, scarti di lavorazione della Pertusola di Crotone che invece di essere trasportata in speciali impianti di stoccaggio, veniva seppellita in terreni agricoli di Cassano Ionio ed altre zone della regione. Si tratta di oltre 35 mila tonnellate di rifiuti tossici. La procura della Repubblica di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio per tutti gli imputati, oggi a piede libero.

LA LOTTA A SANTA DOMENICA SI RAFFORZA

Queste notizie spaventano ed allarmano sempre di più le popolazioni del Tirreno cosentino ed il 18 febbraio tutti i sindaci dell'Alto Tirreno cosentino firmano un ordine del giorno comune nel quale chiedono la chiusura definitiva della discarica. Sabato 4 marzo 95 Scalea per la prima volta vede arrivare migliaia di persone per difendere l'ambiente. Il lungo corteo partito dalla piazza del paese si dirige subito sulla strada provinciale e la blocca. Le autorità regionali cominciano a preoccuparsi per gli effetti negativi che la storia potrebbe avere per le prossime elezioni politiche e regionali.

Ed il 15 marzo arriva in Consiglio regionale il primo effetto delle mobilitazioni. Quindici consiglieri regionali firmano una mozione nella quale si chiede al presidente della Regione la revoca della concessione. La ditta, intanto, nello stesso giorno di presentazione della mozione, decide di querelare il sindaco di Santa Domenica, La Greca, per il ritiro della concessione urbanistica. Lo scontro si sposta dalle piazze alle aule dei tribunali. Ed il 28 marzo arriva una doccia fredda per gli ambientalisti ed il Comitato di lotta. La giunta regionale che avrebbe dovuto discutere la mozione dei 15 consiglieri rinvia a data da destinarsi, e senza una motivazione, la discussione. Ma il giorno dopo, due pullman partiti da Santa Domenica Talao e Scalea si recano a Catanzaro proprio mentre vi è in corso una nuova giunta regionale.

Una delegazione di ambientalisti guidata dal sindaco riesce a farsi ricevere dal presidente della Regione Veraldi che sospende la giunta. Al termine della discussione la decisione da parte del presidente è presa: la delibera verrà sospesa e la discarica chiusa.Ma questa, nonostante i divieti continua ancora ad essere ancora aperta ed a ricevere Tir di rifiuti da ogni parte d’Italia.La popolazione è esasperata e continua incessantemente a organizzare giorno e notte blocchi stradale nei pressi della discarica.Gli ambientalisti lanciano un monito alla Regione: se la discarica non sarà veramente chiusa si boicotteranno in tutto il Tirreno le elezioni regionali.

Ed il 6 maggio un'intimidazione viene fatta contro la sede dei verdi a Diamante dove la bacheca di informazioni sulla lotta viene bruciata.

Grave anche l’atteggiamento del PDS che in combutta con alcuni dirigenti verdi calabresi riesce a boicottare la formazione della lista verde e l’inserimento in questa di rappresentanti della lotta contro la discarica.

Il 23 aprile 1996 viene eletta la nuova giunta regionale.Vince la destra, il presidente è Giuseppe Nisticò.Il Comitato di lotta di Santa Domenica rilancia subito la battaglia confidando nella "novità" della nuova giunta. Ma il 20 giugno nuovo colpo di scena, il tribunale del Riesame di Cosenza, accogliendo l'istanza proposta dall'avv. Sammarco, legale della Tré B service che gestisce l'impianto, annulla il provvedimento cautelare del sequestro preventivo, restituendo l'impianto alla ditta stessa. Si ricomincia da capo. I Tir riprendono i loro viaggi verso Santa Domenica Talao e Costapisola.E l’otto luglio 1996 i cittadini decidono l’occupazione della discarica. Circa duecento contadini e ambientalisti dei vari comitati di lotta zonali si recano alle prime luci dell’alba davanti ai cancelli della discarica e vi piantano le tende. Comincia un lungo sit- in che provoca diversi scontri verbali e materiali con gli operai della ditta stessa, i proprietari, i carabinieri. Ma l’unità della popolazione è più forte di qualsiasi minaccia e riesce a restare compatta e decisa davanti ai cancelli.

Durante i vari blocchi un TIR proveniente da La Spezia viene intercettato dai contadini e bloccato prima che entrasse nella discarica. I carabinieri intervengono per liberare il blocco ma alla richiesta insistente di controllare il carico si accorgono della presenza di 350 quintali di rifiuti speciali non trattabili nella discarica stessa e lo sequestrano. Riesplode la protesta in tutta la zona appena si sparge la notizia. Per tutta l’estate continuano così i blocchi ed i sit in volanti. A settembre la notizia finale: la Regione Calabria ha definitivamente revocato la delibera famosa di concessione. Ora la discarica sarà definitivamente chiusa. Un paese intero scende in piazza in festa.

MA ORA COMINCIANO I PROCESSI

Il processo intentato dal Comune di Santa Domenica contro la Tre B service, inizia il 5 giugno del 1997. L'aula del tribunale è piena di contadini, cittadini, ambientalisti. L'avvocato Conte, a nome del Comitato di lotta, chiede di costituirsi parte civile contro la ditta proprietaria del la discarica. Il processo viene rinviato al 14 novembre 97. Ma ecco il colpo di scena: il pretore Molino accetta la parte civile presentata dall'aw. Conte a nome dei 22 contadini confinanti con la discarica. E' una sentenza importante che rimbalza in tutta Italia, essendo la prima volta che un comitato cittadino spontaneo , non riconosciuto come associazione ambientalista nazionale, viene ammesso come parte civile. Ma subito dopo il processo viene rinviato. Occorreranno altre sei o sette udienze, un cambio di pretore, due pubblici ministeri, e la sfilata di numerosi testimonianze, per giungere all'assoluzione della ditta Tre B service.

Un colpo durissimo ed un passo indietro per tutte le battaglie ambientaliste che viene riequilibrato dalla Cassazione di Roma che boccia l'assoluzione fatta in appello alla ditta.

A Dicembre del 98 inizia nella Pretura di Scalea la prima udienza per il blocco stradale operato dal comitato di lotta di Costapisola il 15 febbraio del 95. I 20 cittadini e gli ambientalisti sono difesi dagli avvocati Marragony e Conte. Durante il dibattimento numerose le testimonianze di chi ha partecipato ai blocchi e dei vari responsabili al controllo della discarica. E’ la prima volta che un folto gruppo di cittadini viene processato per aver difeso l'ambiente e la propria salute. Il processo viene rinviato al 5 novembre 99.

Resta una grande amarezza, gli inquinatori usciranno assolti da tutta la vicenda cosi come è successo nel primo processo, il Comune di Santa Domenica Talao rischierà di pagare le spese agli avvocati della ditta, e dai vari processi per blocco stradale fioccheranno condanne per tutti coloro che hanno fermato i Tir tossici.

Ma dopo questa amara considerazione, bisogna constatare che la lotta paga e che in ogni caso la discarica rimarrà chiusa per sempre. La salute è garantita e varrà la proposta degli ambientalisti fatta al sindaco e già approvata dal consiglio comunale di far nascere sullo stesso terreno della discarica un grande Parco Geologico, il primo della Calabria.

Ma intanto che fine ha fatto l’inchiesta sui rifiuti tossici provenienti dalla Pertusola di Crotone?

Del processo non se ne parla più. Gli imputati sono tutti a piede libero. L’ex assesssore all’ambiente Stancato è libero insieme alla sua troupe ed è pronto a scendere in campo come sindaco nella sua cittadina di Paola dove alle ultime elezioni regionali presente nelle liste di centrodestra ha preso oltre duemila voti. Sembra che una pietra abbia seppellito tutto.

Ma ecco il colpo di scena. Nei primi giorni di settembre di quest’anno i carabinieri del Nos scoprono nelle campagne della sibaritide , fra Corigliano e Trebisacce, sotterrate in agrumeti, tonnellate di rifiuti tossici e radioattivi. E’ la conferma delle voci che giravano dall’arresto dell’assessore regionale Stancato. I rifiuti tossici, oltre 35 mila tonnellate, della Pertusola di Crotone venivano sotterrati nella sibaritide. Interviene a proposito il deputato cossuttiano Mario Brunetti, residente nella zona. Il deputato sostiene da anni , (a proposito ha presentato già da tempo una relazione alla commissione antimafia che si occupa del traffico dei rifiuti ) che la mafia utilizzi tutti i mezzi ed i posti possibili per nascondere i rifiuti tossici. Addirittura la mafia utilizzerebbe proprie ditte edili per seppellire nel cemento i rifiuti. Ed indica i piloni del viadotto "Saraceno" fra Trebisacce e Villapiana. Secondo il deputato nei piloni sarebbero cementati bidoni dal contenuto micidiale. 

Che siano quelli della nave Korabi ?

In tutto questo periodo intanto il ministro Ronchi ha commissariato la regione Calabria in materia di rifiuti e nominato un proprio sub commissario: l’avvocato dei verdi Italo Reale.

Il piano dei rifiuti preparato dal commissario è stato immediatamente contestato da tutte le associazioni ambientaliste Legambientee WWF in testa che lo hanno trovato sovrastimato e non inerente alla realtà del territorio. Insorgono anche i comitati territoriali legati all’ambientalismo di base allorchè nel piano regionale dei rifiuti vengono inseriti due megainceneritori , uno nel territorio di Bisignano nel cosentino l’altro a Gioia Tauro nella provincia di Reggio Calabria.

A Bisignano inzia una dura lotta ed un lungo braccio di ferro fra popolazione che non vuole l’inceneritore e il commissario verde Reale che a tutti i costi vuole impiantarlo, nonostante tutta la zona sia a vocazione agricola (a proposito vedi nella pagina Contro gli inceneritori) CALABRIA).

 

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Cronaca una frana annunciata

Parenti, paese dell'Unione Europea 

I cittadini di Parenti, piccolo paese sulla sponda destra del fiume Savuto, a pochi km da Cosenza, da anni segnalavano la pericolosità della strada provinciale che li porta ogni giorno verso Rogliano e da qui verso i luoghi di lavoro e le varie scuole superiori . Una strada fatta di pericolosissime curve ma anche di avvallamenti improvvisi, dovuti a diversi piccoli  smottamenti che, insieme alla continua caduta di pietre e massi, rendevano ogni giorno pericoloso il passaggio.

La frana lunga un chilometro ora è arrivata. Si  è trascinata verso il fiume la strada principale interrompendo ogni possibilità di comunicazione verso la vicina Rogliano. Anche un ponticello che attraversava il fiume Savuto e che comunicava con Rogliano è stato travolto dalla furia del fiume. Parenti resta quindi completamente isolata e solo l'ingegno e la pazienza dei parentesi, e soprattutto la loro  rassegnazione, fa si che si possa da circa un mese sopravvivere a questa situazione di estrema emergenza che i politici affrontano con la solita calma. I parentesi da una settimana sono anche senza acqua potabile o comunque bevibile, da un mese hanno rifornimenti a singhiozzo di giornali, gas, farmaci, da un mese sono costretti a fare quel chilometro di frana a piedi per superarlo e giungere dall'altra parte. Chi ha due auto ne ha sistemata una dalla parte di Parenti e l'altra dalla parte di Rogliano. Chi non ne ha chiede passaggi ad amici, o arriva a piedi fino all'inizio della frana dal paese, per chiedere poi di nuovo passaggi verso Rogliano. Il comune non ha istituito navette se non per i dipendenti comunali, tutti gli altri quindi devono arrangiarsi con i propri mezzi . E c'è da esaurirsi ad accompagnare i ragazzi alle scuole superiori. Alzarsi la mattina alla cinque raggiungere con l'auto la frana. Superarla a piedi ancora nel buio, prendere l'altra auto posta dall'altra parte della frana e scendere giù fino a Rogliano e poi ritornare a Parenti rifare la stessa giostra per poi ritornarvi nel pomeriggio, per la chiusura delle scuole e riprendere i ragazzi. L'unico dato positivo di tutta questa storia, dicono i parentesi, è che non ci sono state vittime sia per la frana lungo la strada, che per il ponte sommerso dalle acque del Savuto. Eppure tutto poteva essere previsto ed evitato. Bastava prendere piccole precauzioni . Per la strada, per esempio, sono anni che si vedono buche profonde, si subiscono cadute di massi , si rischia di essere travolti da piccole frane. Il tutto dovuto ad una mancata manutenzione riguardante il tratto stradale. Ci sono continui tagli di alberi per esempio lungo tutta la strada. Ci sono mancate irrigimentazioni delle acque , c'è il secolare abbandono della coltivazione delle terre, ma ci sono  di mezzo anche scelte politiche che negli anni  si pagano. Per esempio la scelta, una decina di anni fa,  di passare le competenze della manutenzione delle strade dall'Anas alla provincia. Questo semplice pasaggio, che ci sembra di natura burocratica, ha invece messo fuori dal lavoro decine e decine di persone competenti oltre che diminuito il personale che prima aveva competenza di controllo stradale. Ora tutto è in mano al caso. Bertolaso in visita a Parenti il mese scorso ha dichiarato che basterà fare una pista di argilla sulla zona della frana per far riprendere il passaggio delle auto, ma poi ? I cittadini rassegnati di Parenti dicono tutti che ci sarebbe bisogono di un intervento definitivo su tutta la rete stradale, una messa in sicurezza generale che metterebbe dal riparo da future frane. Così come bisognerà risolvere una volta per tutte la questione del Lago Savuto. E' da qui che è partita l'onda distruttrice dell'acqua che ha devastato tutto il letto del fiume Savuto sottostante Parenti. Lo straripamento ha spazzato via decine e decine di piccoli giardini, che cittadini del paese coltivavano da 60-70 anni, oltre che distrutto tutta l'area di un' impresa che lavorava per l'estrazione di inerti dal fiume. La storia della diga del Savuto è una storia antica che parte dalla costruzione delle prime centraline idroeletttriche dell'Enel. E' tanta l'acqua raccolta nel Lago Savuto e con tre idropompe l'acqua in eccesso viene mandata nel vicino lago Ampollino. Le piogge e lo sciogliemento delle nevi hanno alzato ancora di più il livello del lago Savuto che ha tracimato spazzando via tutto quanto vi era lungo il fiume, fino alla foce nel mar Tirreno, nel territorio di Amantea. Poteva essere una tragedia anche questa, se solo quella notte fossero passate delle auto su quel ponticello, o se qualche contadino fosse rimasto a dormire nella sua piccola casettina piena di attrezzi . Ora si parla solo di rimetere a posto il ponticello . Questo romperebbe l'isolamento del paesino. Ma anche qui la politica si mette in mezzo. Il comune di Parenti dice di essere pronto a rifare la strada verso il ponte, il comune di Rogliano se la prende calma ed aspetta finanziamenti per rifare il suo pezzo di strada. I cittadini rassegnati intanto vanno a piedi ed aspettano Loiero ed Oliverio ad un convegno che si terrà proprio a Parenti e proprio sul dissesto idrogeologico. Le elezioni sono vicine ed è bene farsi vedere a fare promesse senza avere soldi nei portafogli e senza un piano complessivo che riguardi la messa in sicuerezzA di tutti i fiumi della Calabria, oltre che delle montagne .  

Marzo 2010

 

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Le segrete coincidenze tra mafia e globalizzazione

VITO BARRESI

NONOSTANTE la dabenagine di quanti avrebbero dovuto far spostare i cassonetti dagli angoli dei viali, svuotare in tempo le stazioni di benzina, smantellare i tubi innocenti dai cantieri edili, abbiamo contribuito a quello che per i media é stato un eccellente spettacolo di crimine in diretta, si fa presto a dire che l'unica minaccia alla via della globalizzazione intrapresa dal vertice del G8 siano i teppisti che hanno scorazzato per le vie di Genova. Dare per scontato un simile luogo comune. essere tentati di veicolarlo come una verità assoluta, sarebbe certamente una facile scorciatoia ma soprattutto una pericolosa falsificazione delle cose . In realtà i nemici di una visione del mondo globale e universale sono altri e fra questi ne spiccano almeno due simmetricamente dimenticati ed evitati sia nelle agende dei grandi che nei memorandum dei contestatori: la criminalità mafiosa e la corruzione. Della corruzione dirà poco. Essa è il ‘proiettile magico" a disposizione della criminalità per colpire al cuore la democrazia e la legalità. Me la caverò con una storiella. Si racconta che Abramo Lincon, ancora parlamentare, buttò fuori dall’ufficio un tizio che di fronte a un suo diniego per tutta risposta gli aveva offerto una tangente più alta. Il manigoldo, dopo essersi rivolto ad uno dei padri fondatori degli Stati Uniti, domandando se forse stava offrendogli ancora troppo poco, si buscò una perentoria risposta: no, il fatto è che lei si sta avvicinando troppo al mio prezzo...

Dentro il convulso processo della globalizzazione economica e finanziaria, come un verme che rode la polpa della ‘grande mela", la criminalità ha messo a profitto occasioni e vantaggi, offerte dalla nuova dimensione dell’economia mondo. Chiunque può constatare che questo mostro dalle mille teste era già geneticamente predisposto a sfruttare tutte le opportunità della globalizzazione. Nel gigantesco flusso di oltre 3.000 mila miliardi di dollari che giornalmente transitano velocemente nel sistema bancario mondiale è praticamente impossibile distinguere il grano dall 'oglio, le banconote pulite dal denaro sporco.

Solo in Europa si stima che questa nuova "global -mafia", abbia raggiunto un fatturato di 400 miliardi di dollari, pari all’in circa a 700 mila miliardi di lire. L’Unione Europea è un fiorente mercato dove si consuma droga, prostituzione, contrabbando, gioco d’azzardo, valuta falsa, in-migrazione clandestina, organi umani, auto, armi, rifiuti tossici e urbani, investimenti immobiliari, banche, finanziarie, imprese.

Queste economie di scala sono amministrate da una macroscopica filiera criminale, fiorente come una multinazionale nel cui consiglio d’amministrazione siedono anonimi e spietati ‘padrini globali" che controllano e gestiscono una massa finanziaria quasi pari al 5% del prodotto interno lordo dei paesi europei, Russia e satelliti compresi. Così come i legittimi rappresentati degli’ stati economicamente più potenti del pianeta si riuniscono periodicamente, anche queste organizzazioni criminali hanno una loro conferenza mondiale, una sorta di G5 del crimine, composta da Mafia italiana. mafie russe, yakuza giapponese. triade cinesi e i cartelli colombiani. A questi arcani maggiori della criminalità globale si sono nel frattempo aggiunti le cosche emergenti nigeriane, la mafia albanese e quella turca. La "global-mafia ", secondo le rilevazioni delle polizie internazionali, è strutturata in 7.500 clan, attivi in ogni parte del mondo, che dispongono di 470 mila affiliati e di oltre cinque milioni di fiancheggiatori, molti dei quali con il colletto bianco. Tali numeri offrono solo parzialmente l'idea impressionante della forza pervasiva e inquinante di un fenomeno ampiamente indagato negli scorsi anni dal Senato Usa (John Kerry, The new war, 1997).

L’italia è il paese delle 4 mafie:

Cosa nostra, Camorra, ‘Ndrangheta, Sacra Corona Unita. E’ nota a tutti la vocazione globale delle quattro mafie italiane. Esse fin dalle origini sono state potenzialmente "globali". Non a caso la loro disseminazione nel mondo è avvenuta seguendo il ciclo dei grandi flussi migratori transoceanici. Di esse è risaputa la straordinaria capacità di contaminazione politica attraverso il controllo di vaste circoscrizioni elettorali del Mezzogiorno, e l’abilità a manovrare e ordinare il voto di scambio. Purtroppo, a livello mondiale, come dimostra anche l’ultimo G8, la consapevolezza di questa minaccia è ancora sotto la soglia dell’allarme. Per questo, al di là delle polemiche di parte, occorre chiedersi se c’è qualcosa di più di una mera coincidenza, qualche segreta simmetria, tra la mafia e la globalizzazione. Se c’è sarà bene inquadrarla e uniti combatterla al più presto.

tratto da Il Quotidiano della Calabria del 26 luglio 2001

 

 

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