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Addio alla scogliera di Diamante
La febbre dei porti nell'alto tirreno cosentino
25 Aprile 2010 . L'inizio
L'ultimo imbroglio sul porto di Diamante
Il ricorso al capo dello Stato
La febbre dei porti nel Tirreno Cosentino
L'assessore Tripodi blocca il porto
A proposito di sequestri e di porto
Anche su Facebook un gruppo contro il porto
L'opuscolo contro il decreto VIA
L'ultimo imbroglio sul porto di Diamante

La regione vuole imbrogliare le acque. Acque pulite secondo le ultime analisi dell’Arpacal, almeno fino a quando non arriveranno le orde turistiche, ma non parliamo delle acque marine , ma di quelle riguardanti la costruzione del porto di Diamante. Lavori fermi da diversi mesi che hanno fatto preoccupare gli speculatori che puntano ad un innalzamento dei prezzi delle case ancora invendute, e naturalmente quei commercianti che sperano in un flusso superiore di turisti che verrebbero a Diamante per ammirare ed usufruire dell’opera faraonica che ha distrutto l’unica bellezza che era la scogliera. Una scogliera già devastata da enormi massi di cemento ed ancora non completamente scarnificata proprio per questo improvviso blocco dei lavori dovuto però ad una variante che la ditta Santoro ha richiesto alla regione. Una modifica dell’impatto ambientale, non si sa fino a quando sia legale, che dovrebbe dare libertà di movimento alle gru dei pontili nonostante la vicinanza con l’area sic e la presenza di una folta prateria di Posidonia. Alle spalle ci sono anche nuovi finanziamenti che l’imprenditore farmacista Santoro spera di ottenere dalla Regione stessa , per i danni avuti l’inverno scorso, dalle forti mareggiate. Nel suo sacco ha già un finanziamento di due milioni di euro che non si sa se abbia già usato . Non sappiamo nemmeno se ci siano state verifiche sui lavori fatti fino al fermo, e se quei lavori fossero stati fatti bene secondo le regole e secondo la forza del mare che tutti i pescatori di Diamante ben conoscono, esistere in quel punto. L’inverno scorso i camion della ditta trasportarono tonnellate di brecciame e piccoli massi e li buttavano quasi alla rinfusa su quel piccolo tratto di strada che era stato costruito a difesa dell’area portuale. Tutti i pescatori che guardavano dal lungomare dicevano che quei lavori erano inutili e puntualmente la forza del mare sbaragliava tutto. Ora la ditta ha chiesto un supplemento di danaro alla regione. Ci vogliono nuovi tipi di massi, quelli classici a tre in cemento, che si incastrano da soli e che devono andare ancora più a fondo nel mare andando ad intaccare la prateria di Posidonia e l’importanza che questa ha nell’equilibrio dei fondali. Tutti oggi sanno, almeno coloro che seguono le vicende legate all’erosione costiera che ogni braccio nuovo che si inserisce fra le correnti crea una rottura nella corrente stessa e quindi uno squilibrio nell’apporto delle sabbie sulle spiagge. Diamante dagli anni 70 ha già subito un forte ridimensionamento della spiaggia a nord, perdendone circa una cinquantina di metri, questo nuovo inserimento di cemento nel mare certamente ne metterà a rischio completamente la sua esistenza. E lo sapremo entro tre o quattro anni. Poi si farà come ha fatto il comune di Amantea che dopo aver costruito il porto nella zona sud a Campora San Giovanni ha visto la perdita di tutta la spiaggia a sud del porto stesso, ed ora chiede finanziamenti alla regione per tre milioni di euro per costruire barriere a mare e salvare alberghi , ristoranti e stabilimenti balneari che l’estate scorsa sono rimasti senza spiaggia. Mentre il porto si insabbia in continuazione bloccando le barche al proprio interno. E c’è ancora un problema da risolvere nel porto di Diamante. Al centro dell’area portuale è stato segnalata la presenza di un piccolo sito archeologico con una presenza di materiale consistente in anfore di provenienza greca . La cosa è stata accertata per conto della Soprintendenza dei Beni Archeologici della Calabria , della Legione Carabinieri Sicilia - Nucleo Subacquei Messina e della Direzione Generale per le antichità del Ministero per i Beni e le Attività Culturali dopo essere stata negata finanche dalla stessa relazione fatta dalla commissione di valutazione di impatto ambientale. E’ chiaro che se questi beni archeologici non verranno rimossi dalla Soprintendenza dei Beni archeologici di Reggio Calabria i lavori non potranno riprendere con buona pace di tutti coloro che attendono la fine dei lavori sperando in una ripresa economica del paese. Ripresa che nessuno intanto ha visto riguardo ai tanto sospirati posti di lavoro dovuti alla costruzione della struttura. A parte qualcuno che si conta sulle dita di una mano , non ci sono state quelle assunzioni che tutti si aspettavano e che erano state sbandierate un po’ da tutti i partiti politici. Arriveranno si dice quando il porto verrà completato. Ma quello che non si dice e non lo si dice, chiaramente, ai commercianti è la possibilità da parte dell’imprenditore-farmacista Santoro di trasformare i locali sottostanti il lungomare che si affaccia sul porto in attività commerciali. D’altra parte è nella logica capitalista. Perché non dovrebbe farlo dal momento che è già proprietario della lunga e capiente ex sala conferenze ? C’è chi parla di un piccolo ristorante, di un bar, di vari negozietti che una volta partita la struttura portuale diventerebbero punto di riferimento dei natanti in arrivo nel paese. Un luogo esclusivo che taglierebbe fuori il piccolo commercio diamantese già in crisi da diversi anni a causa dei grandi centri commerciali aperti lungo la variante ss 18 e che sono diventati punti di riferimento di tutta la clientela dei piccoli paesi della costa. E ci sono ancora i locali interni all’area portuale, una volta di proprietà dei pescatori, da venti anni nelle loro mani e che ora il demanio marittimo si è accorto di esserne proprietario mentre per anni gli affittuari ne hanno pagato il canone al comune. Una volta sgomberati i pescatori a chi andranno quei locali ? Anche i pensionati dovranno sloggiare. Hanno avuto i locali per venti anni in comodato d’uso da parte del comune ed ora dovranno lasciare i locali alla capitaneria di porto, perché anche questi locali si è scoperto essere di proprietà demaniale. Insomma così come le spiagge in mano agli speculatori ed imprenditori del cemento anche quest’area sarà nelle mani di speculatori ed imprenditori senza che il Comune, e quindi la cittadinanza ne tragga benefici diretti. L’area difatti è stata data completamente gratis all’imprenditore Santoro, anche nelle parti di proprietà comunale quale l’area alla foce del fiume Corvino destinata prima ai parcheggi comunali ed ora destinata ai parcheggi dell’area portuale. Si poteva affittare quell’area a Santoro, piuttosto che dargliela gratuitamente , destinando quei soldi dell’affitto alle esigenze sociali del paese. Ma la nostra regione è fatta così, chi più ha più ottiene ed il “nomen omen”, qui conta.
su Mezzoeuro del 14 maggio 2011
Addio scogliera di Diamante



com'era la scogliera...com'è oggi 28 ottobre 2010
Di Francesco Cirillo
La scogliera di Diamante è ora in pericolo. Una delle scogliere più belle di tutto il sud, visibile da un maestoso lungomare, osannata da Matilde Serao, che dichiarò Diamante la Perla del tirreno rischia seriamente di essere coperta dal cemento. Della cosa sembra non interessare nessuno, anzi sembra essere agevolata da tutte le formazioni politiche di destra e di sinistra, forti di tutte le autorizzazioni raggiunte dalla Ditta Icad Blu, che fa capo al farmacista Santoro di Cosenza. Il porto è quindi in dirittura d’arrivo. La regione ha firmato una convenzione con il comune ed il decreto di approvazione della valutazione di impatto ambientale, emanato dalla regione calabria il 15 dicembre scorso autorizza l’avvio dei lavori e la consegna dell’area alla ditta vincitrice. Chiaramente contrari da sempre un manipolo di ambientalisti che non demordono dal cercare di bloccare l’avvio dei lavori con tutti i mezzi legali ancora nelle loro mani. L’ultima possibilità di bloccare i lavori e salvare la scogliera è nelle mani del Presidente della Repubblica. A lui si sono rivolti i militanti del Movimento ambientalista del Tirreno attraverso un ricorso straordinario. Nel ricorso gli ambientalisti fanno rilevare delle palesi contraddizioni nell’iter seguito per l’approvazione di tale struttura portuale ricadente in un area ad alto valore ambientale e protetta da una serie di leggi. Una commissione di valutazione di impatto ambientale nel 2006 bocciava tale progetto considerandolo invasivo e ricadente in un area troppo vicina all’area Sic. Ed ancora prima nel 2002 sia la soprintendenza di Cosenza che il Ministero dell’ambiente consideravano il porto devastante per l’ambiente e pericoloso per l’erosione costiera. Ma un ricorso al TAR della ditta vincitrice l’appalto fa annullare tale commissione di valutazione ambientale. Bocce di nuovo ferme per un anno. Poi la Regione Calabria vara una nuova commissione, che è la stessa in definitiva e questa dopo qualche mese di lavori e studi ribalta la precedente valutazione e approva definitivamente l’opera. Nonostante un infinità di leggi a protezione di tutta la costa. Per esempio quella che protegge il centro storico di Diamante ai sensi del DM 16 novembre del 1968 legge 1497/39. Quella che protegge tutta la linea di costa vincolata dal D.Lgs 42/2004 art 142 comma 1 lettera a) per una porzione di territorio che si intende dalla linea di battigia fino a 300 metri per lato del corso d’acqua stesso. Quella che protegge il fiume Corvino , vincolato dal D.Lgs 42/2004 art.142 comma 1 lettera C) per una fascia di 150 mt per lato del corso d’acqua stesso. Ed ancora l’area SIC Fondali isola di Cirella Diamante. E’ su quest’area Sic che si raggiunge il ridicolo vero e proprio. Si ammette adesso che dal 1984 ad oggi quella specie di approdo abusivo del quale mai nessuno si è accorto ha usufruito di massi che spesso le mareggiate rotolavano nei fondali per poi essere ripresi e rimessi al loro posto . E questo danneggiava la Posidonia. Ma quante volte è stato denunciato questo fatto, dagli ambientalisti .Ora è scritto nella nuova VIA che il porto si costruirà quando la Posidonia non sarà in fioritura. E qui siamo proprio alla commozione totale. Sono davvero carini. Leggete : “ le operazioni di realizzazione delle opere a mare sono articolate in modo tale da contenere la diffusione del materiale; in particolare verrà realizzato come prima opera, il molo di soprafflutto e solo successivamente si procederà ai dragaggi interni al porto, in modo tale da contenere la diffusione dei sedimenti. La costruzione del molo di sopraflutto inoltre sarà svolta nel periodo compreso tra Aprile e Giugno al fine di non interferire sul ciclo riproduttivo sessuato della Posidonia Oceanica. Infatti nelle praterie superficiali, cioè quelle fino ai 15 metri di profondità e quindi maggiormente soggette agli impatti indiretti dovute alle fasi di costruzione del molo di sopraflutto, i fiori compaiono nel mese di settembre-ottobre nel tardo autunno è già possibile osservare i primi fiori fecondati e l’inizio dello sviluppo dei frutti i quali raggiungono la loro maturazione nel mese di marzo: e così il dragaggio sarà effettuato con tecniche che non sollevano e disperdono il sedimento durante le operazioni di dragaggio e trasporto; in particolare le operazioni verranno effettuate mediante l’ausilio di molo pontone al gancio della cui gru sarà applicata una pompa aspirante refluente con la quale, per mezzo di una condotta si provvederà al pompaggio diretto della sabbia nei luoghi previsti in ambiente terrestre.
Nell’incidenza sulla scogliera ci si è dimenticati di una cosa molto importante. Guardiamo i numeri del progetto approvato. Il muro di sopraflutto sarà lungo 390 metri. L’altezza dal pelo d’acqua è sui 7 metri. Quello di sottoflutto che partirà perpendicolare da terra sarà di 65 metri. L’imbocco sarà di 45 metri di larghezza. La superficie totale sarà di 49mila360 mq. Circa 5 campi di calcio. La riva NE e cioè la parte della scogliera sotto il lungomare sarà lasciata libera per 20 metri fino a che parallelamente a questa correrà un pontile. Questo pontile come sarà sostenuto ? sarà aereo ? Mantenuto da fili invisibili ? Il pontile si sosterrà grazie a 120 pilastri di cemento che verranno infilzati proprio in quella scogliera che dicono di voler difendere. Non si doveva tener conto di tutto questo ? Nel decreto della Commissione non se ne trova traccia. TRE PERLE FINALI FANNO INFURIARE GLI AMBIENTALISTI. La prima. I parcheggi saranno quelli del comune. Tolti quindi ai cittadini. Ed una navetta trasporterà i diportisti fino alla meta. E qui nasce un piccolo mistero. Ma i parcheggi sono quelli recentemente sequestrati dalla magistratura, come potranno quindi finire nelle mani dell’area portuale ? Il secondo è che il porto non è dotato né di servizi di acqua né di fogna. Quindi dovranno munirsi di cisterne e di una vasca dove gli autospurgo dovranno ripulire giorno per giorno. L’ultima perla è il divieto di pesca a strascico e ancoraggio attorno all’isola di Cirella. La cosa viene presentata come se fosse una prescrizione al porto e non come il rispetto di una normativa già vigente rispetto allo strascico ed all’isola di Cirella che non hanno niente a che vedere con l’area portuale. Fumo negli occhi, che però il Presidente della repubblica potrebbe diradare definitivamente. Su tutto il porto di Diamante restano ancora due inchieste aperte dalla magistratura paolana e da quella potentina. Se anche queste non sono state fumo negli occhi ne attendiamo gli esiti finali. Solo per averne scritto su questo giornale l’anno scorso, il sottoscritto ed il nostro direttore abbiamo ricevuto il 18 novembre del 2008 un DECRETO PENALE DI CONDANNA per conto del dott. Giorgio Santoro. Il Decreto condanna me al pagamento di una multa di 300 euro, ed il direttore Martelli ad una di 200 euro , “ per aver commesso il reato dell’art.595 comma 3 e art 13 legge 47748 per avere in qualità di autore dell’articolo e al giornale Mezzoeuro e pubblicata il 4 agosto del 2007, affermando nell’ambito delle indagini svolte sul porto di Diamante che “se vi furono intrighi massonici bisogna rintracciarli in questa fase. Il fratello di Santoro è Giorgio Santoro, Gran maestro aggiunto della Gran Loggia d’Italia, ed ancora “ la loggia massonica è stata sconfitta” lasciando intendere un coinvolgimento di Santoro Giorgio in virtù del suo ruolo nella massoneria nelle vicende del porto di Diamante offeso con attribuzione di fatti determinanti la reputazione di Santoro Giorgio “.
Questo è quanto scritto nel decreto penale di condanna. Certamente dall’articolo si evince tutt’altro. E cioè che se fossero vere le inchieste del PM Woodcoock e vi fosse una presenza massonica nella vicenda porto di Diamante, è scritto nel mio articolo “ questa è stata sconfitta, almeno fino ad oggi dalle associazioni ambientaliste che sin dall’inizio della storia del porto di Diamante si sono dimostrate contrarie al mega progetto “. Un senso per niente offensivo a mio avviso, ma significativo del fatto che nessuno può scrivere di certe cose e che la “pax cosentina” deve regnare sovrana.


La situazione al 24 ottobre 2010. Gli scogli dragati vengo depositati in questa area. I massi in cemento sono quelli che vengono posti a barriera sul molo.

Le quattro boe che si vedono in foto al centro del porto è l'area segnalata dal Ministero dell'Ambiente come area archeologica con la presenza di frammenti di anfore come si evince dal sito Archeomar: http://www.archeomar.it/templates/archeomar/atlante/player_atlante_it.html.
Si attende ancora l'esito di un ricorso al Tar ed il pronunciamento del Consiglio di Stato.
APRILE 2011: IL TAR CALABRIA HA DATO RAGIONE ALLA DITTA
IL 15 MARZO 2010 LA PROTESTA CONTRO L'AVVIO DEI LAVORI

Incatenati contro l'avvio dei lavori del mega porto di Diamante
Militanti del movimento ambientalista del tirreno e dell'area antagonista hanno partecipato lunedì 15 marzo ad un azione di incatenamento contro un presunto avvio di lavori del mega porto di Diamante . Una battaglia che il movimento ambientalista porta avanti da ben venti anni per contrastare una politica di sviluppo basata sulla cementificazione delle coste e sulla distruzione di bellezze naturali uniche , protette da specifiche leggi dello stato. E' su questo principio che pende ancora, sulla possibilità di costruzione di questa bruttezza , un ricorso fatto dagli ambientalisti del movimento , al Capo dello Stato in data 29 gennaio 2009 ed accettato dallo stesso e inviato per la discussione al Consiglio di Stato. Nel ricorso si fa presente che tutta l'area è soggetta a diversi vincoli di natura ambientale e proprio per questo nessun progetto potrebbe essere messo in pratica, sia esso, mega, come questo in appalto che un eventuale "piccolo". Ricordiamo agli smemorati che per queste stesse leggi ben due progetti di porto , il porto canale ed il porto Martinez vennero bocciati. Proprio nel rispetto delle leggi vigenti in materia di protezione del paesaggio, la soprintendenza dei beni ambientali di Cosenza nel 2002 bocciò il progetto mega porto e lo stesso fece il Ministero dei Beni Ambientali nel 2002 ed infine il Nucleo di valutazione di impatto ambientale della Regione Calabria nel 2006. Il Consiglio di Stato dovrà valuare le motivizioni che hanno portato ad un cambiamento di pareri nel giro di un solo anno e rivalutare la leggittimità quindi di tutti i pareri positivi dati in seguito. Proprio in attesa di questo parere, si era chiesto alla giunta regionale di centrosinistra ed all'assessore Tripodi, responsabile del demanio e del territorio di sospendere tutte le procedure di avvio dei lavori del mega porto. Cosa che l'assessore Tripodi accolse il 3 marzo del 2009, per poi rimangiarselo in tutta fretta il 23 marzo del 2009. Insomma sono in atto giochi sporchi che vedono grossi interessi in gioco attorno al finanziamento ottenuto dalla regione di 2 milioni di euro. Il comune di Diamante e di conseguenza i cittadini non guadagneranno una sola lira da tutta questa operazione. Il mega progetto ha già tolto ai cittadini i parcheggi della zona corvino , ha già acquistato una grossa sala per costruirvi negozi prospicenti all'area portuale, escludendo di fatto l'intera economia della cittadina, distruggerà la bellezza della scogliera più bella della Calabria. Chiediamo ai cittadini di buon senso: cosa ha spinto negli ultimi venti anni migliaia di turisti verso Diamante, senza che ci fosse un mega porto ma solo un piccolo approdo, peraltro costruito abusivamente, per soli 100 barche ? Evidentemente altro. E di certo, le grandi spiagge che spariranno mangiate dall'erosione che produrrà il mega braccio nel mare, il mare pulito e cristallino che verrà inquinato da 600-700 barche a motore, la bellezza della scogliera visibile dal lungomare che verrà irrimediabilmente coperta da colate di cemento. Movimento ambientalista del tirreno /area antagonista 15 marzo 2010

IL RICORSO AL CAPO DELLO STATO
ECC.MO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Ricorso straordinario con istanza di sospensione
Proposto da: Francesco Cirillo nato a Diamante (cs) il 31 luglio 1950 ed ivi residente in via Botticelli n.13, di professione giornalista pubblicista, in qualità di coordinatore del Movimento Ambientalista del Tirreno.
Contro il decreto n.10662 del 1 agosto 2008 della Regione Calabria pubblicato su BURC del 1 dicembre 2008.
fatti: Con il presente decreto si vuole dare l’avvio ai lavori di costruzione di un Porto in un area sottoposta a vincolo costituita da una scogliera di immenso valore ambientale devastandone la sua integrità e distruggendone l’ecosistema marino costituito da una flora di Posidonia oceanica e da una fauna particolare fatta da cernie, polpi,saraghi,murene. Che nel progetto in esame vengono previsti i seguenti interventi:
-
assetto planimetrico portuale: il bacino portuale risulta definito e
protetto tra due moli, di cui il principale misura circa 390 metri e il
secondario 65 metri. II molo sopraflutto viene radicato a riva e quindi
s'incurva per essere parallelo a riva, raggiungendo con la sua testata un
fondale di circa (- 8.00 metri). Il progetto prevede un'imboccatura di 45 metri.
La riva a NE è lasciata libera per rispettare le condizioni ambientali naturali
di valore paesaggistico; ad una distanza di circa 20
metri da tale riva corre parallelo un pontile a giorno per assicurare un
sufficiente ricircolo in un'area che si verrebbe a conformare a "cul de sac" per
cui alla sua estremità è presente una scarpata per estinguere un eventuale moto
residuo. Il molo sopraflutto è interamente banchinato all'interno, assicurando
una vasta area in corrispondenza del gomito, dove trovano sede una darsenetta
per il
sollevamento dei natanti per riparazione e rimessaggio e il bunkeraggio.
Lo specchio liquido portuale è articolato in tre darsene:
nella darsena n. 1 da adibire ai natanti minori, tra banchine e pontili gli accosti misurano uno sviluppo di 370 metri, consentendo l'ormeggio di circa 180 natanti;
nella darsena n. 2, da adibire a natanti medi gli accosti sviluppalo 310 metri, consentendo l'ormeggio di circa 100 natanti, nella stessa darsena 80 m di banchina possono essere riservati a una trentina di barche da pesca tra piccole e medie;
nella darsena n. 3 la lunghezza degli approdi è di 176 m per una capacità di 35 natanti di maggior lunghezza.
-
principali strutture portuali: i moli foranei sono del tipo a scogliera,
contenuti all'interno da un muro paraonde e da una banchina attraccabile a
parete verticale costituita sa massi sovrapposti in tre file e da un masso di
coronamento gettato in opera. Per le banchine si è optato per la formazione dei
massi in ds non armato in quanto tale opera è la più duratura ne! tempo e meno
attaccabile da agenti marini. La parete centrale dell'opera è formata da un
nucleo dì materiale tout-venant di cava rivestita a mare da un primo strato
fatto in masi di prima categoria e da una mantellata di massi di terza
categoria. A tergo della banchina a massi viene posto un cuneo di spinta formato
dascapolame 50 - 100 kg, il masso inferiore del muro viene imbavato su uno
scanno di pietrame da 0.5 a 5 kg anche con funzione di diffusione de! carico. Lo
sperone centrale è costituito pure da muri di sostegno a massi, però completati
con una celia antiriflettente superiore contenente scogliera
per estinguere l'eventuale moto ondoso residuo. Completano le strutture
marittime i pontili galleggianti di produzione nazionale di normale tipo
commerciale ancorati a corpi morti e catenarie;
- opere
accessorie: completano rimpianto portuale tutti gli arredamenti di banchina
.(anelloni, bitte, parabordi, etc...) nonché gli impianti idrici, elettrici,
bunkeraggio e
antincendio
In diritto: Il progetto ricade in area sottoposta ai seguenti vincoli:
la zona del centro storico, del litorale ed i resti dell’antica Cirella siti nel Comune di Diamante sono sottoposti a vincolo paesistico ai sensi del DM 16 novembre 1968 legge 1497/39;
- tutta la
linea di costa risulta vincolata dal D. Lgs. 42/2004 art. 142 comma 1 lettera
a) per una porzione di territorio che si intende dalla linea di battigia fino a
300 metri
per lato del corso d'acqua stesso;
- i! fiume
Corvino, iscritto nell'elenco delle acque pubbliche, risulta vincolato dal D.
Lgs. 42/2004 art. 142 comma 1, lett. e) per una fascia di 150 metri per lato del
corso d'acqua stesso;
- a est e a
nord-est della Punta di Diamante si estende per 312,427 ettari il pSIC
ST9310036 denominato "Fondali Isola di Cirella-Diamante".
Che proprio in base a queste legge di protezione della scogliera e dell’habitat marino in data 13 giugno 2002 (prot.n.415/P) il Ministero per i beni e le attività culturali di Cosenza a firma del Soprintendente dott. Francesco Paolo Cecati espresse PARERE CONTRARIO “ tenuto conto che il progetto presentato non permette di rimuovere i motivi di illegittimità che avevano portato questo ufficio ad annullare con nota prot.n.481 del 12.01,1994 il nulla osta n.1176 del 7.10.1993 conferito dalla regione ad una precedente ipotesi realizzativa. Infatti il progetto di cui trattasi si pone in maniera ancora più drasticamente invasiva di quel tratto di costa e negativamente impattante sia rivisto dal mare che se visto dall’abitato e dalla costa”.
Che anche il Ministero ai Beni Ambientali, a firma del dirigente ispettore Arch.Anna Maria Affanni in data 10 dicembre 2002 prot.n. 4364 ritenne che “ il parere espresso dalla Soprintendenza di Cosenza sia condivisibile in quanto le opere previste, potrebbero se realizzate,determinare un forte impatto in un contesto ambientalmente ben determinato, oltre a procurare,un fenomeno preoccupante di erosione della costa . nel contempo si ritiene che per una definitiva conclusione della pratica sarebbe opportuno attenersi a quanto previsto dagli art.11-12 della L.n.340/2002. “
Che proprio in base a queste leggi e questa progettazione devastante il Nucleo Via della Regione Calabria in data 3.11.2006 espresse PARERE NEGATIVO circa la compatibilità ambientale.
L’area in questione è protetta tramite il decreto ministeriale del 16 novembre del 1968. Tutta la scogliera sottostante è stata dichiarata di Notevole interesse pubblico. Il decreto ministeriale fa riferimento alla legge del 29 giugno del 1939 n.1497 sulla protezione delle bellezze naturali. Nella legge si parla non solo di distruzione ma anche di “alterazione “. E di alterazione parla anche il codice penale nell’art.734 ( distruzione o deturpamento di bellezze naturali). Ai fini della configurabilità del reato, di cui all’art.734 è bene ricordare che “ è sufficiente che le cose soggette alla speciale protezione siano state in qualsiasi modo alterate di guisa che le viste panoramiche o comunque stetiche offerte dalla natura non siano più le stesse; non occorre invece la specifica dimostrazione delal distruzione o deturpamento delle bellezze naturali”. Nel progetto in questione all’interno dell’area portuale è prevista una struttura in legno a forma di barca che per potersi reggere ha bisogno di una serie di pilastri in cemento, ( circa 120) da conficcare per 130 metri nella scogliera che si dice di proteggere, alterandone tutta la visuale e la stessa sopravvivenza in quanto nelle immediate vicinanza verrebbe completamente dragata.
CONCLUSIONI
Piaccia all’Ill.mo Presidente della Repubblica
Nel merito
Accertare la veridicità dei pareri prima negativi e poi improvvisamente positivi effettuati dalla stessa commissione di valutazione di impatto ambientale .
ANNULLARE E SOSPENDERE IL DECRETO PERCHE’ IN CONTRASTO PALESE CON TUTTE LE LEGGI DI PROTEZIONE AMBIENTALI RICADENTI SUL COMUNE DI DIAMANTE (CS)
Firmato
Francesco Cirillo Coord. Movimento Ambientalista del TirrenoDiamante
IL RICORSO E' STATO ACCETTATO ED ATTUALMENTE SI E' APERTA UN ISTRUTTORIA CHE PORTERA' AD UNA DECISIONE FINALE DA PARTE DEL CONSIGLIO DI STATO. ANCHE L'UFFICIO CONTENZIOSO DELLA REGIONE CALABRIA HA APERTO UN'ISTRUTTORIA
La febbre dei porti nell'alto tirreno cosentino
di Francesco Cirillo
Non si ferma la febbre dei porti sul tirreno cosentino. Sindaci sempre in corsa per ottenere nuovi finanziamenti , superare le barriere che pongono gli ambientalisti e sfruttare l’idea porto come merce elettorale. Ma i porti più che partire cominciano ad arenarsi uno dopo l’altro. Un porto già fallito sul quale si tenta una improbabile ripartita è il porto di Amantea. E’ in corso una gara di appalto presso il Comune di Amantea, per la “Messa in sicurezza ed in esercizio del Porto di Amantea”. Sul disciplinare di gara, è stato specificato che l’impresa aggiudicatrice dell’appalto dovrebbe eseguire, entro quaranta giorni: “Asportazione della sabbia accumulatasi nella zona della bocca del Porto, mediante prelievo di circa 11.350 metri cubi e trasporto, sversamento e spianamento del materiale asportato a ripascimento della zona a sud del porto; rimozione di circa 18.550 metri cubi di sabbia dalla zona a nord del porto e trasporto, sversamento e spianamento del materiale rimosso a ripascimento della zona a sud del porto”. Non ci si chiede come mai è avvenuto tutto quell’accumulo di sabbia. Questo vorrà dire che nel giro di un anno , essendo le cause dell’insabbiamento ancora imperanti la sabbia si accumulerà di nuovo. E questo vorrà dire gettare a mare un investimento di euro 187.000,00. E non è tutto riguardo a questo porto. Conviene ricordare che sull’opera pendono ancora due inchieste giudiziarie: Una inerenti i lavori eseguiti su un muro di contenimento, avverso i quali - secondo l’autorità inquirente - sarebbero stati utilizzati materiali scadenti; un’altra legata all’operazione “Nepetia-Enigma” che vede contestata ad alcuni imputati la turbata libertà degli incanti. A pochi chilometri da Amantea ecco un altro porto in fallimento. E’ quello di Paola. Se ne è accorto finanche il consigliere regionale di Forza Italia, Pizzini, che in un interrogazione , chiede al governatore Loiero che fine abbia fatto l’iter dell’avvio del porto nella sua cittadina. L’interrogazione di Pizzini è molto importante in quanto dimostra come attorno ad un porto ci siano sempre interessi poco limpidi, “misteri di atti” come vengono chiamati dallo stesso consigliere.
“Anche a Paola – scrive Pizzini- c’è il porto delle nebbie, poiché tutta la vicenda, dalla costituzione della società Porto dei Normanni all’aggiudicazione dei lavori ed al continuo rimescolamento delle carte, è avvolta nei misteri di atti che nessuno riesce a consultare, senza considerare che dell’avvio concreto dei lavori di realizzazione del porto non c’è ovviamente ancora nemmeno l’ombra. Le uniche certezze sono che non c’è ancora un progetto esecutivo approvato dagli organi competenti, che una parte del finanziamento già concesso negli anni passati, pari ad € 1.500.000,00, è stato revocato, e che, pur con la certezza che gli eventuali lavori non possono ancora per lungo tempo cominciare, è stata recintata un’area molto vasta della spiaggia paolana, sottraendola al pubblico utilizzo.
Per la verità - continua Pizzini- di certezze ce ne sarebbero molte altre, a cominciare dagli strani avvicendamenti societari della società aggiudicatrice ed a finire sulla copertura complessiva dei costi di realizzazione del porto, da ripartirsi tra il Comune di Paola ed i soci privati. Moltissimi invece i dubbi ed i misteri. Mi sono pertanto determinato a seguire la strada più democratica e trasparente che esista, e cioè quella di presentare un’apposita interrogazione urgente con richiesta di risposta scritta al Presidente del Consiglio regionale, affinché il Presidente della Giunta o l’Assessore ai Lavori Pubblici risponda ai quesiti che legittimamente ho posto.
Riuscirò finalmente a sapere, - dice ancora - o almeno me lo auguro, e con me tutti i cittadini paolani, se la Regione è a conoscenza dei passaggi societari intervenuti nella parte privata del capitale sociale della società aggiudicataria al di fuori dell’assenso del Comune di Paola, se ha esercitato, direttamente tramite i propri competenti uffici o tramite la Commissione di collaudo, ed eventualmente fino a quale epoca, il suo potere di verifica e controllo sugli atti tecnici, amministrativi e concessori relativi ai lavori, se il finanziamento già concesso dal CIPE nel 1997, pari all’epoca a 9 miliardi di lire, è ancora imputato e spendibile per i lavori del porto, e se a tutt’oggi sono stati erogati acconti su quei fondi. Per il momento - conclude - si può solo affermare che il porto di Paola fa acqua da tutte le parti”.
Vedremo le risposte , se mai ci saranno e se non saranno di acqua fresca. Come acqua da tutte le parti lo sta facendo il famoso o famigerato porto di Diamante. Alla fin fine nella rete, parlando di porto, delle pastoie burocratiche e nelle forzature della valutazione di Impatto ambientale adottata dalla Regione Calabria con decreto n.10662 del 1 agosto del 2008 ci sono rimasti loro stessi. E cioè la ditta vincitrice del farmacista Santoro e la regione stessa. Subito dopo il ricorso degli ambientalisti del tirreno al capo dello stato ed alla risposta da parte di questi sull’apertura dell’istruttoria sul porto di Diamante le acque sembrano ingarbugliarsi. Intanto dopo l’apertura dell’istruttoria da parte della segreteria del capo dello stato e l’attesa decisione del Consiglio di stato, l’assessore regionale Michelangelo Tripodi fa sentire la sua voce. A lui si sono rivolti gli ambientalisti del tirreno chiedendo una sospensione di tutte le procedure di avvio lavori del porto, fino a quando non viene fuori la sentenza del Consiglio di stato.
E Tripodi ha subito risposto disponendo il fermo delle procedure. A ragione si pensa che l’intervento sulla scogliera di Diamante non è il solito intervento cementizio che si possa fare su un terreno qualsiasi, che nel caso di un fermo o abbattimento potrebbe essere recuperato. Iniziare i lavori di smantellamento della scogliera vorrebbe dire togliere un bene che non potrà più essere rimesso a posto . E giustamente , e saggiamente, l’assessore Tripodi ha optato per il fermo preventivo. Certamente la cosa non ha reso felici né la ditta del farmacista Santoro, vincitrice dell’appalto, né il sindaco di Diamante e tutte le forze politiche , comprese quelle di opposizione , che attendono e credono che il porto possa risollevare la crisi economica che da qualche anno attanaglia il paesino dei murales e del peperoncino. Ed a proposito di peperoncino, a favore del porto si è schierato il famoso presidente nazionale Enzo Monaco. Una posizione che ha stupito il mondo dello slow food al quale Monaco aderisce e che ha suscitato un comunicato molto polemico da parte del WWF del Tirreno contro questa decisione. Ma al di là della questione Tripodi- Consiglio di stato, i problemi a Diamante riguardo al porto ci sono e sono tanti. Uno di questi riguarda proprio la questione parcheggi. Se il porto si realizza avrà bisogno dei parcheggi comunali nei pressi del fiume Corvino. Parcheggi destinati ai residenti in inverno ed ai turisti in estate. Nel decreto di valutazione di impatto ambientale, gli appaltatori del porto se ne sono appropriati senza neanche attendere un voto da parte del consiglio comunale del comune, che certamente visto il clima politico, gli concederà, ma che al momento non c’è. Visto il clima politico di consenso che c’è attorno al porto , gli appaltatori possono permettersi di chiedere qualsiasi cosa. Un consenso ampio che va dalle forze politiche di destra a quelle di sinistra completamente pacificate, che non fanno passare giorno senza emettere comunicati a favore dell’avvio dei lavori , ai piccoli imprenditori che fino a qualche anno fa gestivano le acque del porto e vedevano, il farmacista Santoro come il diavolo sbucato dalle acque inquinate con gli occhi di fuoco. Contro la realizzazione del porto restano gli ambientalisti e la piccola e sparuta sezione di Rifondazione Comunista . Ma anche fra i due raggruppamenti esistono divergenze. Gli ambientalisti del tirreno non vogliono nessun porto e lottano contro il megaporto di Santoro e anche contro la piccola struttura esistente ( anche se completamente smantellata dai marosi invernali) adibita fino ad oggi ad approdo. Anche un porto di dimensioni minori , secondo gli ambientalisti del tirreno porterà scompiglio nella scogliera, nelle correnti, nella vicina prateria di Posidonia così come ha fatto fino ad oggi. Basta vedere l’erosione della spiaggia grande del paese ridotta ogni anno a qualche 50 di metri. Lo stesso presidente del wwf, Massimo Converso che è anche membro di Rifondazione Comunista, sconfessa in suoi compagni di partito asserendo che l’unico porto compatibile nella costa tirrenica c’è ed è quello di Cetraro. E comunque, dicono gli ambientalisti, quella di Diamante, resta una struttura abusiva ; da sempre abusiva, con tanto di ordinanza regionale di demolizione che mai nessuno si è sognato di mettere in atto, proprio per gli interessi economici che vi hanno sempre girato attorno e dei quali hanno beneficiato solo ed esclusivamente tre piccoli imprenditori di Diamante ed un grosso imprenditore di Belvedere. Nessuna notizia proviene invece dal porto di Scalea. Quella pazzia di progetto che vorrebbe riportare il mare dentro il paese attorniando la stupenda Torre Talao sembra che stia segnando il passo. In questo caso l’amministrazione comunale diretta dal sindaco forzista Mario Russo è completamente isolata. Nessuno vuole il porto in quella zona e tutti chiedono si un porto ma in altra zona, e precisamente verso la foce del fiume Lao. Ma dal cilindro dei sindaci esce adesso un nuovo porto. Si tratta di quello di Tortora. Lo ha dichiarato l’ex sindaco di Praia a mare , Antonio Praticò in un dibattito tenutosi la settimana scorsa nella sala consiliare di Tortora alla presenza del sindaco di Tortora, del presidente della provincia Mario Oliverio e dell’assessore ai trasporti Arturo Riccetti. Tutti in corsa elettorale e tutti che sparano strade,stradone,sottopassaggi e naturalmente porti. Antonio Praticò, consigliere provinciale uscente, alla ricerca di consensi elettorali spara un porto fra san Nicola e Praia a mare, poi ne spara un altro a Tortora nelle vicinanze del fiume Noce. Nelle vicinanze di elezioni si gettano le reti per prendere pesci elettorali, ma è facile che nelle reti , della burocrazia e dei vincoli ambientali, ci restino i porti stessi ed i loro aitanti supporter.
L'AVVIO DEI LAVORI PER IL PORTO DI DIAMANTE
L’assessore all’urbanistica e governo del territorio della Regione Calabria Michelangelo Tripodi accoglie le richieste del "Movimento ambientalista del Tirreno" a sospendere ogni procedura per l’avvio del porto a Diamante fino a quando il consiglio di stato si esprimerà sul ricorso presentato dagli stessi ambientalisti.
A seguito della comunicazione ricevuta dagli ambientalisti da parte del Segretariato generale della Presidenza della repubblica nella quale si riferiva che il ricorso era stato accolto e che la discussione sul merito passava al ministero competente in materia ed infine al Consiglio di Stato, il Movimento Ambientalista chiedeva alla Regione Calabria Dipartimento Ambiente ed all’assessore al territorio Michelangelo Tripodi di sospendere qualsiasi procedura di avvio dei lavori sull’area in oggetto dichiarata di grande pregio ambientale.
Cosa che l’assessore ha subito attuato invitando con lettera del 3 marzo 2009 “ il responsabile Unico del procedimento a sospendere le procedure in essere relative alla realizzazione del porto turistico di Diamante sino a quando non si pronuncerà il Consiglio di Stato”. La lettera dell’assessore Tripodi è stata inviata per conoscenza ai vari dipartimenti della Regione Calabria ed al sindaco di Diamante Ernesto Magorno.
“Ero pienamente fiducioso dell’azione dell’assessore Tripodi a difendere il nostro territorio, anche perché lui stesso, nel settembre del 2002, venne qui a Diamante per rendersi conto personalmente della bellezza della scogliera. – ha dichiarato Francesco Cirillo Coordinatore del Movimento Ambientalista del Tirreno. D’altra parte sembra evidente una cosa- ha continuato- che se non vogliamo continuare ad abbattere ecomostri, come la regione calabria si appresta a fare, bisogna fare in modo che non ne nascano di nuovi. Avevamo scritto che agli 800 ecomostri da abbattere non volevamo aggiungerne uno nuovo. Questo perché se si danno avvio ai lavori, di qualsiasi natura e di qualsiasi genere su quell’area così delicata com’è la nostra scogliera, non possono che venirne fuori disastri ambientali gravissimi che porterebbero a compromettere irrimediabilmente l’habitat naturale composto da specie protette inserite in una splendida ed unica scogliera. Il partito del porto a tutti i costi ne esce per il momento sconfitto, così come ne escono sconfitti coloro che hanno cercato di boicottare in ogni modo l’azione del movimento ambientalista che si rivela quindi giusta e corretta sotto ogni aspetto sia giuridico che politico. Restiamo ora in attesa del verdetto finale del Consiglio di Stato che alla luce delle questioni poste non potrà che essere positivo”.
Il Movimento ambientalista del tirreno
Coord. francesco cirillo
A proposito di sequestri e di porto
Continuano i sequestri da parte della magistratura paolana delle aree demaniali nel territorio di Diamante. Sequestri che colpiscono prima di tutto la cittadinanza e mettono ulteriormente in crisi il nostro turismo.
Ora è la volta della panoramica di Cirella. Un luogo visitato da centinaia di turisti e che adesso verrà interdetto a loro prima di tutto. Come già avvenuto per la piazzetta di Cirella, per le scale che portano a mare sempre a Cirella, per il mercato di Diamante , per il parco corvino, a soffrirne saranno prima di tutto i cittadini e chi usufruisce dei servizi . Pensiamo alle attrezzature sportive nel Parco Corvino regolarmente concesse ed ora sequestrate, pensiamo all’Oasi canile dell’associazione Qua la zampa a rischio di chiusura, pensiamo ai disagi dei cittadini ad avere due aree di mercato del sabato lontane l'una dall'altra . Ed a questo punto ci chiediamo come ambientalisti, oltre che come cittadini: come mai l’intervento della magistratura sia solo sulle cose comunali di Diamante e non sulle cose gestite dai privati lungo tutta la costa tirrenica.
Non è demanio tutta la striscia di spiaggia dove vigono villaggi turistici e case di privati.
Non è demanio l’area di spiaggia di Santa Maria del Cedro e di Grisolia dove già vennero sequestrati villaggi e campeggi , subito dopo dissequestrati ?
Non c’è il demanio che riguarda il mega albergone di Praia a Mare davanti l’Isola di Dino ?
E non ci sono aree demaniali occupate nel molo di Diamante ?
Ed a proposito del molo di Diamante e di demanio.
Ci chiediamo :
se il demanio è così attivo e presente sul territorio di Diamante , tanto da rivendicarne tutte le aree, come mai non fu presente nella famosa CONFERENZA DEI SERVIZI che lanciò il progetto del mega porto di Diamante presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri tenutasi il 29 maggio del 2003 ?
Dal verbale risulta presente la Regione Calabria,il Comune di Diamante, la Soprintendenza di Cosenza,la Capitaneria di Porto, i Vigili del Fuoco, l’Asl n.1 di paola, la provincia di Cosenza, l’agenzia delle dogane di RC, il Ministero di beni ed attività Culturali, ma l’Agenzia del demanio non era presente. Eppure molte aree demaniali sono nell’area dove deve sorgere il porto.
Non sarebbe stato giusto la sua presenza all’interna di quella importantissima riunione. Così come sarebbe stata giusta la presenza del Genio Civile.
E sempre a proposito del porto di Diamante, ci chiediamo e chiediamo ai vari organi istituzionali, come mai la capitaneria di Porto di Vibo ha recentemente concesso lo specchio d’acqua ad un privato nonostante la Regione Calabria nel mese di dicembre e quindi pochi mesi fa abbia decretato positivamente a favore del progetto di ristrutturazione e costruzione del porto?
Anche leggendo il decreto della regione riguardo al molo vediamo che le aree del parcheggio destinate al porto sono le stesse che sono state sequestrate dalla magistratura paolana.
Insomma abbiamo la sensazione e molti cittadini attenti alle cose pubbliche ce l’hanno, che tutto questo non preceda verso l’interesse pubblico, ma solo per mettere in difficoltà l’amministrazione comunale di Diamante favorendo direttamente o indirettamente personaggi occulti . Checché ne pensano partiti piccoli e grandi nell’essere contro o a favore del porto solo perché alla ricerca di fortune elettorali, noi confidiamo nel nostro Ricorso straordinario al Capo dello stato che ha già dato due importanti risultati: l’accettazione del ricorso stesso e l’apertura dell’istruttoria per il Consiglio di Stato e ultimo la trasmissione del nostro ricorso da parte dello stesso segretariato generale della Presidenza della repubblica all’ufficio contenzioso della Regione Calabria.
Movimento ambientalista del Tirreno
Coord. Francesco Cirillo
7 marzo 2009
Su Facebook un gruppo contro il porto
http://www.facebook.com/home.php#/group.php?gid=43487004658&ref=ts
Nè il porto grande nè uno piccolo. Così è il testo che invita ad iscriversi in facebook.
MAI NESSUNO E' INTERVENUTO SU QUESTE DENUNCE
tantomeno le associazioni ambientaliste ufficiali che difendevano il "porto piccolo" abusivo.
ALLA SOPRINTENDENZA DEI BENI AMBIENTALI DI COSENZA- ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI PAOLA
ALL’ASSESSORE ALL’AMBIENTE REGIONE CALABRIA -ALL’ASSESSORE ALL’AMBIENTE PROVINCIA DI COSENZA
Ad ognuno per le proprie competenze
Epc .: Capitaneria di porto Diamante / Comune di Diamante
OGGETTO : MOLO Diamante
Siamo venuti a conoscenza di un’autorizzazione concessa dalle Capitanerie di Porto di Vibo Valentia e Diamante inerenti a lavori di pulitura dei fondali all’interno del molo di Diamante per permettere ad alcuni privati l’affitto di natanti nello specchio d’acqua . Come avvenuto negli anni passati tali lavori consistono nel prelevare i massi rimettendoli sulla struttura preesistente. Tali lavori contribuiscono ogni anno allo smantellamento di consistenti scogli esistenti all’interno dell’area in oggetto. Peraltro tali lavori avvengono dopo la bocciatura da parte del TAR della Calabria ( sentenza 1359/200404 proposto dall’Associazione WWF) del progetto di porto della Diamante Blu srl senza le autorizzazioni necessarie : quella della Soprintendenza ai Beni ambientali, quella dell’Assessorato all’Ambiente della Regione Calabria, quella della Provincia. L’autorizzazione viene concessa senza una Conferenza dei servizi , cosa che ha escluso sia la Soprintendenza che la provincia che la regione che lo stesso Comune in quanto l’autorizzazione della capitaneria di porto fa riferimento ad una Conferenza dei servizi avvenuta l’anno scorso nel 2004. L’area in questione è area di alto interesse ambientale e la sentenza del Tar parla chiaro a proposito.
Nella sentenza si pone proprio l’accento sull’aspetto paesaggistico ambientale essendo la zona ad alto interesse paesaggistico in quanto ( si legge a pag.9)
“ l’area interessata è protetta da un decreto ministeriale del 1969 e costituisce area di notevole interesse pubblico ai sensi della legge n.1497/1939. Notevole sarebbe, in particolare, l’impatto naturalistico sui fondali e sulle scogliere che caratterizzano la costa. Ciò avrebbe imposto di effettuare la valutazione in argomento al fine dell’esame degli effetti diretti ed indiretti a breve , medio, e lungo termine, che la realizzazione dell’opera comporta sull’ambiente inteso come insieme di sistemi naturali ed antropici”.
Questo vuol dire che su quell’area non basta una semplice autorizzazione della Capitaneria di Porto che cura gli specchi d’acqua esistenti. Di conseguenza non è possibile smuovere niente senza una seria valutazione di impatto ambientale, senza una licenza edile dal momento che i massi vengono posti su una struttura dichiarata inagibile e comunque abusiva soggetta da anni ad una richiesta di demolizione mai fatta mettere in atto. D’altra parte la stessa chiusura del molo di Diamante avvenuta per motivi di sicurezza qualche mese fa dalla stessa Capitaneria di Porto poneva l’attenzione proprio sulla precarietà di tutta la struttura. Questo significa che non basta ripulire “semplicemente” il fondale e rimettere i massi da dove il mare li ha spazzati via perché le motivazioni sulla sicurezza dei turisti e pescatori possa venire meno. Ci vuole ben altro e cioè un progetto complessivo che riguardi l’accesso al molo, l’impianto elettrico che rispecchi le norme attuali, adeguate misure antincendio con prese d’acqua e di sabbia per lo spegnimento di incendi, un investimento più ampio che comprenda innanzitutto ciò che appunto la sentenza del Tar ha ribadito, la valutazione dell’impatto ambientale e la protezione della scogliera. Per tutto questo CHIEDIAMO un intervento immediato ed urgente ognuno per le proprie competenze perché ogni tipo di lavoro all’interno di detta area venga bloccato.
MOVIMENTO AMBIENTALISTA DI DIAMANTE E DEL TIRRENO Diamante25 Maggio 2005
L'opuscolo contro il decreto VIA presentato nella sala pensionati il 3 febbraio 2009
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TRIPODI SOSPENDE SE STESSO E SBLOCCA IL PORTO
L’assessore Michelangelo Tripodi sospende se stesso. Ci aveva rallegrati l’assessore Tripodi per la sua nota di sospensione, emanata il 3 marzo 2009 ( prot.n.38/sp), di tutte le procedure d’avvio riguardanti il porto di Diamante. Tale nota di sospensione era scaturita da una nostra richiesta nella quale evidenziavamo il pericolo di avviare i lavori del porto in un area molto delicata quale è la scogliera di Diamante. Non costruiamo un nuovo ecomostro da abbattere e da aggiungere agli altri 800 sparsi per tutta la Calabria. Nella nota del 3 marzo l’assessore Tripodi sospendeva tutte le procedure. Poi è successo qualcosa. Si è mossa la politica, si sono mossi tecnici,si sono chiesti risarcimenti danni e chi più ne ha più ne metta. Fatto sta che l’assessore ha fatto marcia indietro pur dichiarando nella nuota sospensiva della sospensiva “ che tutti gli atti conseguenti saranno comunque in pregiudicato fino a quando non sarà espresso il parere del Consiglio di Stato”. Ma qui la contraddizione è palese, se l’assessore ha potuto accertare che il
“segretariato generale della Presidenza della repubblica aveva dato comunicazione che il ricorso era stato trasmesso per l’istruttoria alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e che l’istruttoria prevede l’emissione di un parere in merito alla questione da parte del Consiglio di Satto, sulla base del quale verrà poi adottato il provvedimento finale”, non sarebbe stato giusto attendere tale esito senza correre il rischio di far mettere mano su una scogliera ed una area così delicata ? Insomma la battaglia sul porto di Diamante non è ancora finita. Questo lo sapevamo dal momento che sarà il Consiglio di stato a dare la parola finale, ma non si illudano coloro che vedono in questa sospensiva della sospensiva l’avvio dei lavori. Già nella stessa sospensiva lo stesso assessore Tripodi ha allegato una serie di documenti provenienti dal dipartimento n.8 della Regione Calabria che dimostrano come l’acquisizione dell’area sia complicata da effettuare ed ancora in alto mare causa la mancanza di documentazione chiara ed addirittura da consegnare al dipartimento competente. I lavori peraltro è scritto nel decreto di assegnazione della Regione Calabria ( decreto n.10662 del 1 agosto del 2008) devono necessariamente iniziare fra il mese di aprile e di giugno al fine di non interferire sul ciclo riproduttivo sessuato della Posidonia oceanica e ci pare che niente per queste date ancora possa essere pronto per avviare i lavori.
Questa è la lettera integrale dell’assessore Tripodi inviata al RUP, all’ICAD, al Presidente Loiero, al dott.Facciolla,al Sindaco di Diamante ed altri dirigenti ed assessori della Regione.
Oggetto : Notaprot. n.38/sp del 03/03/2009- Precisazioni.
Facendo seguito nota in oggetto ed in considerazione della corrispondenza intervenuta con la trasmissione a questo Assessorato della nota dell'Ari ICAD srI - Diamante Blu srI e della nota prot. 3223 del 09/03/2009 del sindaco di Diamante, si ritiene opportuno intervenire ulteriormente sulla questione per sgombrare il campo da possibili equivoci e dubbi di sorta.
Sulla base degli atti pervenuti e della nota del 18/03/2009, prot. n.313 del Dirigente del Settore 1 di questo Dipartimento (che si allega in copia alla presente), che integrano il quadro delle conoscenze sull 'argomento in questione, si rende necessario un ulteriore approfondimento
E' accertato che il Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica aveva dato comunicazione che il ricorso era stato trasmesso per l'istruttoria alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e che, l'istruttoria prevede l'emissione di un parere in merito alla questione da parte del Consiglio di Stato, sulla base del quale verrà poi adottato il provvedimento finale. 17 -
Z 'istruttoria di cui sopra trova ulteriori elementi di vantazione alla luce della questione sollevata dal Responsabile Unico del Procedimento che segnala la possibile esistenza nella zona di realizzazione del porto di altri atti concessori in essere a favore di terzi, così come richiamato nella nota del Dirigente del Settore n. 1 sopra citata.
Inoltre, si fa presente che il Dipartimento Urbanistica e Governo del Territorio, ancor oggi, non è nelle condizioni di potere attivare le procedure di competenza atteso che non sono ancora pervenuti i documenti relativi alla pratica in oggetto, senza i quali non è possibile ovviamente procedere ali 'istruttoria di competenza, così come puntualìzzato dal Responsabile dell 'U. O. 16 - geom. Angelo Colaci.
Tuttavia, nonostante il quadro delicato che emerge dalla documentazione e considerato che il ricorso al Presidente della Repubblica è in fase istruttoria, si comunica che si ritiene di soprassedere alla
richiesta di sospensione rivolta al RUP con la nota di cui all'oggetto, pur specifìcafìdo che tutti gli atti conseguenti saranno comunque in pregiudicato fino a quando non sarà espresso il parere del Consiglio di
Stato.
Infine si da atto che il coinvolgimento del Dipartimento Urbanistica e Governo del Territorio risale a poche settimane fa e che l'azione amministrativa posta :n essere dai competenti uffici è stata assolutamente tempestiva e attuale.
La ipotizzata richiesta di risarcimento danni appare, quindi, del tutto destituita di fondamento, almeno per quanto attiene alla posizione del Dipartimento n. 8 che, come detto, non può ottemperare ai propri adempimenti per le motivazioni suesposte.
Nella certezza di aver chiarito sufficientemente i termini della questione e rimanendo comunque disponibile a qualunque ulteriore approfondimento necessario, l'occasione mi è gradita per porgere
Cordiali saluti Michelangelo Tripodi
23 marzo 2009