Il dito nell'occhio

sempre Cronache Calabresi 

 

Da Soverato a Soverato - il nuovo libro di Francesco Cirillo

La mafia contro la natura

Dove sono finiti i 17 miliardi per l'Abatemarco ?

I camion trasportano i massi ma i CC fermano un marocchino

La Mafia è nei partiti- dichiarazione di Mancini

Rinviati a giudizio per disastro ambientale

Lo stato vieta la musica popolare

Una karta della Calabria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL NUOVO LIBRO DI FRANCESCO CIRILLO,

"Da Soverato a Soverato"

Viaggio nella Calabria senza memoria

E'questo il titolo e sottotitolo del nuovo libro scritto da Francesco Cirillo ed edito dalla Casa editrice "Cultura calabrese". Prefazione dell'avv.Francesco Martorelli.

Il libro che si presenta, come un saggio sulla Calabria, ripercorre attraverso articoli e scritti di Francesco Cirillo pubblicati da diversi giornali e periodici calabresi, gli ultimi avvenimenti accaduti nella Regione. Lo stile di Cirillo è quello dell'inchiesta e proprio per questo i fatti trattati sono fatti gravi che investono la politica, la mafia, l'illegalità diffusa, il compromesso. Cirillo non risparmia nessuno dei politici calabresi. Il governo regionale e nazionale di centrosinistra prima, quello di centrodestra dopo. E ancora il sottobosco degli enti, le gestioni dei Parchi affidati ad esponenti dei verdi all'epoca del ministro Ronchi, le gestioni commissariali dei rifiuti e dei depuratori, il traffico dei rifiuti e le storie di lotte di paesi interi contro le discariche e gli inceneritori. Toccante nel libro l'intervista inedita ad un operaio della MARLANE di Praia a Mare colpito da un tumore per il lavoro all'interno della fabbrica stessa . Un quadro disarmante che rivela la difficoltà di operare nel sociale e nella politica in una terra come la Calabria ancora devastata e controllata dalla mafia, dalla massoneria e dal potere politico totalmente, secondo gli scritti di Cirillo, compromesso.

Si parte, quindi da Soverato dove è avvenuta la tragedia due anni fa che è costata la vita a 18 persone, per ritornare di nuovo a Soverato. Niente cambia nella Calabria, secondo Cirillo, tutto ritorna sempre al punto di partenza.

La copertina del libro è dello stesso Cirillo che è anche grafico conosciuto in tutta Italia per diverse mostre di cui è stato ospite, a Caserta, a Milano nel Centro Leoncavallo, a Cosenza nella Casa delle Culture, a Praia Mare nel Museo Comunale.

FrFrancesco Cirillo ha pubblicato diversi altri libri:

"Sotto il cielo di Palmi" con la prefazione di Enzo Lo Giudice nel 1983; "Sogno sotto un cielo di pietra" nel 1984; "Storia di Diamante e Cirella " nel 1987; "Giuseppe" nel 1988; Guida ai Murales" e Guida alla Riviera dei cedri nel 1999. La casa editrice "Cultura Calabrese", della giornalista Rosanna Grisolia, ha già pubblicato due lavori di Francesco Cirillo. Un libro di memorie sugli anni settanta con la prefazione di Renato Curcio "Sulla fronte un po’ d'acido" e N'dranghetopoli un gioco di società che è costato una causa al tribunale di Lametia per diffamazione.

Il libro , da Soverato a Soverato , costa L.15.000 , può essere acquistato nelle librerie di Diamante o si può richiedere contrassegno

scrivendo a

"Cultura Calabrese"

via Anile n°4 -88046 Lametia Terme - (CZ) -

tel. 0968 -27473

anche N'dranghetopoli è ancora a disposizione

 

 

 

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LA MAFIA CONTRO LA NATURA

Il Ponte sullo stretto avrà la forma di una lupara. La mafia quella che uccide, ma soprattutto quella che gestisce migliaia di miliardi nelle banche italiane e nel mondo globalizzato è pronta al più grande affare del nuovo secolo. Le lobby economiche, quelle politiche e soprattutto le grandi logge massoniche in Calabria, mai scoperte fino in fondo, grazie al provvidenziale allontanamento del procuratore di Palmi Cordova, sono pronte a gestire i megappalti di 10 mila e 800 miliardi. Il perfido Berlusconi ha già tappezzato Reggio Calabria e Messina di mega manifesti dove dice tranquillamente che uno dei suoi impegni è la costruzione del Ponte sullo stretto, tranquillizzando così le mafie nel caso di una sua vittoria, e lo stesso sembra che si stia apprestando a fare il governo di centrosinistra. Assisteremo ancora una volta ai soliti balletti verdi ora ridipinti col rosso sbiadito di Cossutta e col rosapallido di Boselli, così come hanno fatto per i ponti bombardati della jugoslavia ? Assisteremo ancora una volta alle finte crisi di governo per salvare capre e cavoli, e far passare così la più grande ed inutile opera pubblica mai costruita nella storia dell'umanità ? L'ambientalismo critico, le associazioni ed i comitati di base, che operano in Calabria ed in Sicilia, e che da anni lottano contro la cementificazione selvaggia, l'abusivismo di stato, gli inceneritori e la diossina, devono subito far sentire la propria voce a questo governo ed a tutti i suoi alleati dichiarando sia la propria contrarietà alla costruzione del Ponte sullo stretto, che l'immediato scioglimento della "Società Stretto di Messina" che ha ricevuto dallo Stato e quindi dai contribuenti fino ad oggi oltre 100 miliardi , e la piena indisponibilità a votare per il centrosinistra nel caso che il ponte fosse approvato dal consiglio dei ministri. La lotta per la difesa dell'ambiente è già difficile di per sé in una società capitalista e supina alle logiche dell'imperialismo americano , vedi l'uso dell'uranio impoverito dalla Somalia fino alla Serbia passando per Bagdad ed i silenzi europei su centinaia di migliaia di cittadini e militari contaminati da qui ai prossimi cento anni; è già difficile per la potenza delle lobby economiche che gestiscono le catene alimentari, vedi la difficoltà nel bloccare la carne avvelenata; se a tutto questo aggiungiamo anche l'accondiscendenza verso le mafie operanti nel territorio calabrese e siciliano, tuttora vive e vegete checché ne dica il Violante di turno, allora tutto ciò che è stato conquistato faticosamente dagli ambientalisti negli ultimi anni, veramente sarà reso inutile, e sarà messa una grossa pietra tombale sul prossimo futuro ambientalista della Calabria e dellaSicilia.

24 gennaio 2001

 

 

 

 

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TIRRENO: AUMENTA LA SETE D’ACQUA MA NON SI SA CHE FINE ABBIANO FATTO I 17 MILIARDI GIA’ FINANZIATI PER L’ABATEMARCO.

I lavori erano iniziati normalmente lungo l’Abatemarco e avrebbero dovuto portare l’acqua dalla sorgente fino a Diamante, Belvedere, Cetraro e man mano giù fino ad Amantea. Un progetto finanziato dalle CEE, e gestito dal Consorzio Bonifica Valle del Lao ,che partendo dalla modica cifra di 17 miliardi avrebbe dovuto raggiungere circa i sessanta miliardi di finanziamento totale e risolvere così i problemi di approvvigionamento estivo dell’acqua potabile nella costa tirrenica. L’appalto regolarmente vinto da una ditta Bolognese vide subito nascere contrasti da parte dei comuni facenti parte del territorio investito dal fiume Abatemarco. Ai sindaci di Verbicaro, Grisolia, Santa Maria del Cedro, San Donato di Ninea, si affiancarono gli ambientalisti e l’Ente Parco, preoccupati dal fatto che il prelievo dalla sorgente avrebbe potuto pregiudicare la portata totale del fiume, a discarico delle coltivazioni del cedro , e di conseguenza di tutto l’ecosistema. Preoccupazioni legittime da parte degli ambientalisti, ma non giustificate fra i sindaci dei paesi, che invece avevano tutt’altre esigenze non certo di natura ecologica. Richieste legate a nuovi posti di lavoro e sub-appalti che la ditta invece aveva già portato con sé. Su trenta lavoratori solo tre o quattro erano della zona il resto erano già parte integrante della ditta stessa, e riguardo ai sub appalti evidentemente la spartizione non fu sufficiente. Fatto sta che qualche gru della ditta saltò in aria, nel silenzio generale. I lavori subito dopo, circa tre anni fa ,vennero bloccati dall’Ente parco dopo mesi che le tubazioni erano già state interrate a questo punto inutilmente. Ora la sete avanza su tutta la costa tirrenica e mentre qualche anno fa solo l’estate si avvertiva il problema ora anche nei fine settimana e durante le vacanze di natale e di pasqua il problema si sente. I sindaci rispetto all’Abatemarco stanno zitti così il Consorzio valle lao. E nessuno si chiede che fine abbiano fatto i 17 miliardi. E perché non si proceda verso un progetto alternativo indicato dai comuni di Verbicaro e Santa Maria del cedro. Entrambi i comuni avevano indicato delle soluzioni alternative alla presa d’acqua dalla sorgente e riguardavano zone ricadenti nei propri comuni dove insistono delle grosse sorgenti d’acqua che potrebbero risolvere ugualmente tutti i problemi esistenti. Nonostante questa realtà i sindaci ricorrono a nuovi finanziamenti regionali e governativi per nuovi pozzi d’acqua e nuove ricerche geologiche, sprecando risorse finanziarie e naturali.

Intanto i tubi marciscono sotto terra, ed i 17 miliardi si saranno dispersi nei cassetti della burocrazia, mentre la disoccupazione è arrivata a 40 mila unità in tutta la costa tirrenica.

Francesco Cirillo sul Domani della Calabria

marzo 2001

 

 

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TIRRENO: I CAMION CHE TRASPORTANO MASSI DALLE CAVE FANNO PAURA MA I CARABINIERI FERMANO UN MAROCCHINO

"Parigi val bene una messa" disse Enrico IV di Francia quando si convertì al cattolicesimo. Avranno pensato la stessa cosa i sindaci di Fagnano Castello, Luigi Brusco; di San Marco Argentano, Giulio Serra; di San Sosti, Vincenzo Bruno; di Acquappesa, Giorgio Maritato; di Roggiano Gravina, Salvatore Di Maio; di Tarsia, Francesco Panebianco., convocati dalla federazione provinciale DS, per l’ennesima riunione sulla situazione della ss 283. Con i sindaci il vicepresidente della Provincia Maiolo, l’ing.Iacino dirigente dell’Anas, l’on.Mario Oliverio segretario provinciale dei DS , Pietro Midaglia della segreteria regionale diessina, rappresentanti delle comunità montane e amministratori del tirreno cosentino. E’ il solito scaricabarile delle competenze, le solite carte burocratiche, le solite richieste di finanziamenti che tardano sempre ad arrivare chissà mai perché, il solito balletto delle responsabilità. Ma quelli che veramente subiscono i disagi di questa situazione, assenti fra il pubblico fatto solo di politici e burocrati, sono i cittadini. Quelli che lavorano spostandosi fra la costa tirrenica e l’area di Castrovillari, quelli che per cure devono raggiungere le Terme di Guardia, quelli che usano i vecchi pulmann per spostarsi da un paese all’altro. Una strada considerata da tutti importantissima, anche dal punto di vista turistico resta bloccata da anni senza che si possa trovare una soluzione definitiva. Ma lo status delle strade provinciali e statali non riguarda solo la ss283 delle terme. La situazione delle strade verso l’interno è tutta fatta di frane, piccole e grandi, di smottamenti e soprattutto è cosparsa da infinite buche e erbacce che ne coprono completamente i bordi. Particolarmente abbandonate le strade verso Orsomarso, Verbicaro, Papasidero, Buonvicino, Aieta, San Donato. E anche particolarmente pericolose per i cittadini che amano passeggiare o per i turisti. Numerose le vittime di incidenti o investimenti fra la statale ss18 Diamante-Cirella e Diamante-Belvedere.

La sera in particolar modo le strade sono buie ed il manto stradale facilita spesso sbandamenti delle auto anche a bassa velocità. Ma anche la variante alla vecchia ss18, non vanta una buona situazione. A Guardia Piemontese è ripreso il traffico nel paese, in quanto dopo anni di lavoro ci si è accorti che la tangenziale è costruita male. Infiltrazioni d’acqua nelle gallerie, curve a gomito che hanno facilitato diversi incidenti mortali. Fino alla chiusura oramai da mesi. Il prezzo pagato da tante vite umane su tutta la rete stradale non è servito minimamente a stimolare il potere amministrativo ad interventi finalizzati e mirati. Anzi ora, al traffico pesante notturno che rompe abusivamente il divieto di transito sulla tirrenica, si aggiunge quello dei mezzi che trasportano massi dalle cave alle spiagge. Camion , non omologati a questo tipo di trasporto . Basta vedere come i massi sporgono pericolosamente fuori dalle sponde. Andando a Cosenza pochi giorni fa ho visto una pattuglia di carabinieri che faceva un posto di blocco a Fuscaldo e avendo di fronte a me due camion dove i massi erano quasi in bilico, ho pensato che li stessero fermando, ma mi ero sbagliato. Davanti ai camion c’era un’auto di un marocchino carica di quella mercanzia fatta di lenzuole e coperte. Ed è stato subito fermato , mentre i camion passavano.

Francesco Cirillo

sul Domani della Calabria

marzo 2001

 

 

 

 

 

 

 

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LA MAFIA E’ NEI PARTITI

LA DICHIARAZIONE DI MANCINI, sindaco di Cosenza, ALLA COMMISSIONE ANTIMAFIA A COSENZA IL 18 OTTOBRE 2000.

 

"In qualità di sindaco vi do il benvenuto nella città che naturalmente attende voi tutti con attenzione e interesse. Mi dispiace che le mie gambe malferme non mi hanno consentito di arrampicarmi per le tre rampe della nostra Prefettura e di avervi costretto a scendere al primo piano dove anche io sono stato in grado di arrivare. Con grande sincerità vi dico però che l'Antimafia finora più volte venuta in Calabria non ha lasciato traccia del suo passaggio.

Le relazioni diligentemente fatte dagli onorevoli parlamentari poche volte sono state portate all'esame del Parlamento e del Governo. I presidenti del Consiglio hanno portato fuggevole attenzione ai suggerimenti che sono contenuti nelle vostre prolisse relazioni che hanno forse il difetto di non approfondire le situazioni reali nelle nostre province. E di preferire, invece, il richiamo continuo e permanente ai signori procuratori della Repubblica e dell'Antimafia. Anche nella vostra relazione non si segue un modello diverso. Viene dato largo spazio agli stralci delle requisitorie dei | pubblici ministeri che più di | un volta indugiano su fatti | che sono certamente impor- | tanti ma che non riguardano | ne le strutture sociali, ne le | istituzioni delle nostre province.

Una parte della città, quella soprattutto che spera che l'Antimafia possa essere utile per le prossime elezioni ormai vicine ritiene di poter ricevere da voi un contributo per le sue impostazioni, che sul piano programmatico, sociale e istituzionale nel corso degli anni sono del tutto inesistenti. Vengo perciò a toccare subito un punto che per ragioni che non comprendo l'Antimafia non prende mai in considerazione. Mi riferisco ai partiti, ai loro gruppi dirigenti, alla politica che fanno, e alle richieste che rivolgono al Governo. I partiti politici, dopo la grande crisi degli anni '90, non sono ne resuscitati, ne rinati, ne in grado di formulare programmi convincenti idonei a migliorare la situazione nel Mezzogiorno. Se fossimo tutti più obiettivi diremmo che i' partiti politici, che sono per altro aumentati di numero, continuano nei loro difetti e non sanno adottare misure che rompano una volta per sempre il loro legame con l'elettoralismo e con le clientele che continuano invece a prosperare e a essere elemento di primo piano nella nostra vita regionale. Forse è sconveniente parlare di quanto avviene all'interno delle istituzioni, dove la vita amministrativa è affidata soltanto alle pratiche di carattere clientelare e la scelta degli uomini si fa in rapporto non alle loro competenze, ma in rapporto al pacchetto di voti di cui sono detentori e che promettono di assicurare per le prossime campagne elettorali. La Calabria avrebbe bisogno di una giunta regionale rigorosa, severa, sorda ai richiami dell'elettoralismo, dotata soprattutto di una burocrazia forte, efficiente, moderna e di tipo europeo.

Non è così. Tutte le giunte che abbiamo avuto dal 1970, questo grande problema, che è quello della direzione burocratica e amministrativa della Regione non lo hanno mai affrontato in modo serio. Un docente della nostra università, la professoressa Ammannati, già 4 o 5 anni fa mise in guardia i politici della Calabria contro l'eccessivo appesantimento senza selezione del personale burocratico, costoso e non capace di vita amministrativa regolare, che particolarmente nelle nuove strutture come quelle rappresentate dalle comunità montane, costituisce ormai una coltre pesante che soffoca le istanze più moderne della società civile. Su questo punto un richiamo alla vostra attenzione io intendo farlo perché mi auguro che finalmente arrivi un poco di attenzione, non soltanto da parte vostra, ma da parte del Governo. Anche perché sono fortemente preoccupato che gli sforzi apprezzabili del ministro Bassanini presto o tardi non siano vanificati. Ieri mattina il Sole 24 Ore, che diligentemente porta la sua attenzione sul funzionamento degli enti locali, assegna alla città di Cosenza il primo posto nella graduatoria delle città mafiose. Cosenza è più mafiosa delle città siciliane e della stessa città di Reggio Calabria. Non so dove Il Sole 24 Ore attinga i dati che poi pubblica sul giornale, in ogni caso al direttore del giornale ho chiesto spiegazioni. E sarà mia premura invitarlo a venire in Calabria. Temo che all'origine di questi errori perduri la confusione già introdotta nella politica antimafia del sociologo Arlacchi, secondo il quale tutto è mafia, a cominciare anche dai giovani senza lavoro, imputati di furto di automobili e di radio. Forse sarebbe non dei tutto inopportuno che una giusta distinzione venisse fatta dalla stessa Antimafia considerando che mafia e 'ndrangheta non vanno confuse con la delinquenza ordinaria e con le statistiche che si trovano negli annuali del Ministero di Grazia e Giustizia. Nel territorio della provincia cosentina la 'ndrangheta ha radici pericolose e profonde in ben circoscritte aree del nostro territorio. Quello, per essere più precisi, che confina con le zone del crotonese (Cutro, Isola Capo Pizzuto) dove la 'ndrangheta ha insediamenti storicamente non moderni ma legati a presenze di vecchie e pericolose cosche.

Su queste zone non sempre si è indagato e non sempre sono stati predisposti i necessari presidi di contrasto. Altre caratteristiche ha invece la delinquenza nel resto del territorio della provincia, afflitta da una disoccupazione altissima per la quale lo Stato dovrebbe fare molto di più. Io mi auguro che questo mio riferimento sia preso in considerazione dalla vostra commissione in cui sono presenti studiosi come Lombardi-Satriani e parlamentari di grande esperienza come Marini e Mancuso. Naturalmente non ho la pretesa di cambiare la rotta della commissione Antimafia ma il suggerimento mi viene dal fatto che in epoca non lontana su queste distinzioni, sotto la presidenza di un uomo illustre e saggio quale Gerardo Chiaromonte, abbiamo a lungo discusso. Dirò al direttore del Sole 24 Ore e dico oggi a voi che il tessuto civile e democratico di questa città è stato messo a dura prova dal fatto che per circa un decennio si è assistito a processi dai quali è emerso in modo chiaro e pericolosamente preoccupante lo scontro avvenuto tra settori delle forze dell'ordine e settori della magistratura. Da Roma nessuno si è mosso, ne via Arenula, ne il Consiglio superiore della magistratura. Pentiti incalliti e notoriamente bugiardi hanno dato vita a un gioco pericoloso che non solo ha messo in allarme la città, ma ha prodotto ferite profonde al credito di magistrati e delle forze dell'ordine presenti ormai in tutti i processi sotto l'ombra di pericolose collusioni. Come sindaco della città vi prego di indagare".

 

 

 

 

 

 

 

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CASTROVILLARI: TUTTI RINVIATI A GIUDIZIO PER DISATRO AMBIENTALE

un disastro ambientale di cui nessuno parla

Sono 14 le persone rinviate a giudizio accusate di disastro ambientale. Un processo che si svolge nel silenzio della stampa regionale e nazionale, ma di una gravità inaudita in quanto trattasi di 35 mila tonnellate di rifiuti tossici seppelliti nelle campagne della sibaritide. Il procedimento è stato chiesto per : Alessio Bragagliotti di Pieve Ligure, Vincenzo Violante di Rende, Paolo Francese, Dario Ordine, Giuseppe Caporali e Francesco Gaetani di Cassano Ionio, Massimo Monti , Massimo Notari , Alessandro Ciancio e Fulvio Luini di Roma, Pompeo Orsomarso e Rinaldo brusco di Fagnano Castello, Eugenio Cicero di Diamante, Michele Guerrera di Scalea. Al momento solo il Comune di Cassano e la Legambiente si sono costituiti come parte civile nominando come difensore l’avv. Francesco Martorelli. Secondo l’accusa ogni indagato avrebbe avuto un ruolo ben preciso nell’operazione. C’era chi si occupava di ottenere le autorizzazioni regionali, chi doveva contattare i proprietari terrieri dove sotterrare i rifiuti, chi doveva gestire tramite ditte fantasma il passaggio dalla Pertusola verso impianti autorizzati in Sardegna e che invece si fermavano a Cassano. Un organizzazione vera e propria che ricavava da questo traffico centinaia di milioni. Dall’inchiesta sui rifiuti tossici provenienti dalla Pertusola di Crotone e sotterrati nel Comune di Cassano e solo da qualche settimana trovati dal nucleo ecologico dei carabinieri, sono state stralciate le responsabiltà della Giunta regionale che portarono all’arresto dell’ ex assessore regionale all’ambiente Stancato, verso il quale esiste solo il reato commesso contro la pubblica amministrazione, e per questo la sua posizione sarà valutata l’11 giugno di quest’anno. Ed anche per questo reato è stato rinviato a giudizio ma al tribunale di Catanzaro. " Il fatto di aver scisso i procedimenti- ha dichiarato l’avvocato Martorelli - è preoccupante perché scindendo i due reati, quello ambientale da quello amministrativo si rischia, da una parte di salvare il potere politico e amministrativo e dall’altra di far svilire l’intero processo che invece è di una gravità eccezionale, e lo dimostrerò durante le udienze con carte alla mano. Io sono assolutamente soddisfatto, intanto per il rinvio a giudizio in quanto per la prima volta in Calabria è stato riconosciuto il reato di disastro ambientale" . E di fatti inquietanti ce ne sono tanti su questa vicenda, che vede ancora una volta la Calabria al centro di traffici sui rifiuti tossici, mai definitivamente stroncati, oltre ad una classe politica compiacente e comunque silenziosa. Delle tanto attese parti civili, dalla Regione direttamente parte in causa a vari partiti politici alla fine solo due si presenteranno nelle aule del tribunale, il Comune di cassano per tutelare i propri cittadini e la Legambiente per conto delle associazioni ambientaliste. E la situazione resta comunque grave nei luoghi che a distanza di anni ( i seppellimenti sono avvenuti fra il 93 ed il 98) ancora non sono stati bonificati. Uno in particolare scoperto dalla Guardia di Finanza riguarda la località "Prainetta" a poche centinaia di metri dal centro cassanese.

Nel terreno agricolo, ancora coltivato, sono state individuate tonnellate di ferrite di zinco senza che ancora oggi venissero bonificati. Nel Comune di Cassano , parte civile con l’avv.Martorelli, si chiedono perché non ci si è avviati alla risoluzione della vicenda e chi ancora oggi fa di tutto per insabbiare una delle storie più gravi avvenute in Calabria negli ultimi decenni. L’ex assessore all’ambiente Domenico Papaterra, dichiara che il suo assessorato aveva avviato una serie di provvedimenti per bonificare il territorio, ma con l’ingresso della nuova giunta di centrodestra tutto si è di nuovo bloccato. Non dimentichiamo che l'ex assessore Stancato, ora approdato dopo una serie di ribaltoni al PSE di De Michelis è ben addentrato nelle cose regionali essendo stato assessore all’ambiente e facente parte dello stesso schieramento che ha vinto alle ultime regionali, dove solo per una manciata di voti non è riuscito a ritornare, con il Patto Segni. Un disimpegno da parte della regione sull’argomento è quindi abbastanza concepibile.

Francesco Cirillo

sul Domani della calabria febbraio 2001

 

 

 

 

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Lo stato n’dranghetista vieta la musica popolare

Un commento di Francesco Cirillo

La n’drangheta in Calabria è una realtà terribile. Ogni giorno avvengono su tutto il territorio calabrese attentati, intimidazioni, vendette, assassini. Ma le TV di Stato e Mediaset, parlano del tabaccaio di Vicenza assassinato da un balordo, della rapina alla vecchietta di Como rapinata dal tossicodipendente, dal furto di gioielli nella casa dell’imprenditore di Bergamo. L’allarme sociale si crea con questa notizie. Ma quello che avviene ogni giorno in Calabria fa parte di un regolamento di conti, detto alla Berlusconi, fra apparati dello Stato, ed è meglio non parlarne. La n’drangheta in Calabria fa politica. E’ legata al potere politico, è legata e fa parte di partiti politici, ha suoi rappresentanti nelle varie istituzioni, gestisce gli appalti, gestisce il traffico della droga e delle armi a livello mondiale, e cose ben dimostrata dalle varie commissioni antimafia, gestisce il riciclaggio del danaro sporco attraverso istituti di credito ( ben 22 quelli segnalati). La n’drangheta sfrutta anche un atavica riluttanza del popolo calabrese contro lo Stato. Un avversione dovuta alle varie occupazioni nel corso dei secoli, alle promesse mancate da Garibaldi fino alle riforme agrarie. Il popolo calabrese è cocciuto, testardo, coraggioso e non si tira indietro di fronte a niente. Ci tiene alle sue tradizioni, al suo passato positivo di vita contadina ed a una società che pure gerarchizzata a livello familiare conservava aspetti positivi di relazioni umane e di vera solidarietà popolare, trasformata violentemente e violentata in soli venti anni da turbe di turisti impazziti e famelici di aria e mare pulita, di imprenditori famelici di soldi mafiosi attraverso leggi democristiane e socialiste, di politici che grazie ad accordi sotterranei con potenti capi mafia ottenevano ed ottengono migliaia di voti. Di fronte a questa realtà, lo Stato si fa forte su un gruppo di suonatori, vietandone la musica, che in Calabria in qualsiasi festa popolare si ascolta quotidianamente in tutte le piazze. Ridicolo veramente ridicolo.

Esiste comunque un sito per approfondire l'origine di questo CD:

http://www.malavita.com/i/main.html

 

 

 

N’drangheta da antologia

Di Goffredo Plastino

Tutto ha avuto inizio,per me, nella seconda metà degli anni '80. Io e Vìto Teti (antropologo dell'Università della Calabria) facemmo ascoltare alcuni canti della "malavita" calabrese in una serie di trasmissioni emesse dalla sede Rai della Calabria- Avevamo potuto acquistare le musicassette, come tanti altri, durante le feste nella regione. Le presentammo dicendo che, pur non condividendo affatto il loro contenuto, si trattava di documenti interessanti per capire un aspetto della cultura, o subcultura, della 'ndrangheta. Non successe niente - forse non avevamo una così grande audience.

Poi sono stato a più riprese sollecitato a intervenire sullo stesso argomento. Mi sono trovato a discutere in Calabria (anche in tv) con persone che o negavano l'esistenza di queste canzoni, oppure minimizzavano: "Dopotutto, sono quattro stupidi che fanno queste cose qui...". C'è stato un periodo durante il quale la "musica della 'ndrangheta" era all'ordine del giorno: come era possibile che in Calabria venisse diffusa e ascoltata? Non era forse questo un segno del predominio sprezzante dell'organizzazione malavitosa? Nel dibattito che ne segui, molti si indignarono, e con gran dignità (per ricordare De Andre). Ma ho sempre avuto la sensazione che in pochi avessero realmente ascoltato quelle canzoni.

Anche per questo motivo, qualche tempo dopo, ho accettato di redigere una breve prefazione per il cd di cui oggi tanto si parla, II canto di Malavita / La musica della mafia (Pias Recor-dings), curato e prodotto da Francesco Sbano, Maximilian Dax e Peter Cadera: semplicemente perché è il solo (che io conosca, fino ad oggi) nel quale si pubblica una scelta antologica di quelle canzoni, che quindi si possono ascoltare.

La prefazione ha subito alcune modifiche. Ad ogni modo, le cose che dovevo dire le ho scritte: "La 'ndrangheta è attualmente un'organizzazione meno permeabile e più agguerrita rispetto a Cosa Nostra e alla camorra . Per la 'ndrangheta il controllo (anche militare) del territorio è essenziale. La semplice reperibilità di queste registrazioni sul mercato regionale calabrese, conferma la presenza dell'organizzazione. (...] I canti della 'ndrangheta sono anche la trasformazione di un repertorio più antico, quello dei canti di malavita e di carcere, che rivendicano l'innocenza, oppure esprimono ad alta voce l'orgoglio dei "malandrini". [...] Da questo ed emerge, dunque, un repertorio musicale di 'ndrangheta composito, nel quale sono presenti sia canzoni dal contenuto chiaramente apologetico, sia canzoni che ripercorrono le vicende della mafia in Calabria, sia ancora danze tradizionali inserite nell'ambito della musica degli "uomini d'onore". [...] Al di là del fastidio che alcuni testi possono provocare, o del piacere che l'esecuzione musicale può suscitare, resta il merito di questa raccolta, che per la prima volta rende disponibile al pubblico gli esempi di un repertorio del quale molte volte si è discusso, ma che non è mai stato ascoltato con attenzione. Questo cd va ad aggiungersi dunque, e opportunamente, ai saggi che si occupano del fenomeno mafioso nel meridione d'Italia".

Quello che non potevo immaginare è che il cd sarebbe diventato un successo e che avrebbe suscitato una nuova ondata di indignazione (sempre molto dignitosa). Data l'identificazione tra canzoni (ma sarebbe meglio dire: testi) e 'ndranghetisti, alla fine l'operazione diventerebbe una indubbia promozione dei valori mafiosi. Ma davvero l'identificazione tra chi canta e quello che canta, o tra chi ascolta e il contenuto della canzone può sempre dirsi così automatica? Ice T, Eminem e Marilyn Manson si comportano forse come i personaggi delle loro canzoni? Quelli che comprano i loro ed vanno in giro a sparare ai poliziotti, a violentare le donne, a sputare sui crocifissi? Se siamo, come è giusto, disponibili a fare distinguo su questi fenomeni musicali, perché non possiamo farli con le canzoni della 'ndrangheta? Perché sono "troppo"? Tutti quelli che vedono The Sopranos negli

Usa sono mafiosi? Il dibattito che è seguito alla pubblicazione del cd mi sembra "drogato". Nel senso che si prendono solo posizioni, e si è persa ancora una volta l'occasione di riflettere su un fenomeno che è, innanzitutto, musicale, e cioè: su quale è il mercato intemo e adesso intemazionale di queste canzoni; su quanti modi ci sono di ascoltare e recepire una canzone (anche la più violenta e straniante possibile); su chi sono, come suonano e cantano, e per chi, questi musicisti e cantanti; su cosa pensa chi ascolta queste canzoni, e perché le compra.

Al cd Il canto di Malavita io rimprovero di essere poco o per niente scientifico; debbo anche riconoscere che non era forse questa l'intenzione dei curatori, ma invece quella di creare un prodotto commerciale. E quindi (per loro): ogni polemica è benvenuta. Quello che non condivido di ciò che è stato affermato sul ed è immaginare che si venda nel Nord Europa perché lì ancora si crede che i calabresi siano briganti con la doppietta: mi sembra un modo per aggirare il problema e per proporre una sorta di stereotipo alla rovescia (non siamo noi i cattivi, sono tutti gli altri che d vedono così).

Ho conosciuto persone di ogni estrazione sociale che, come me, semplicemente odiano la criminalità organizzata, ma che a volte cantano alcune delle "canzoni di malavita" - per divertirsi con gli amici, per smascherarne la retorica attraverso un'esecuzione vocale enfatica, che induce al riso. Che si fa: le si deve considerare della 'ndrangheta?

 

BUONA VENDETTA SOCIAL CLUB

Di Valerio Corzani

Sui media italiani se ne è fatto appena cenno. Anche quando, il 5 marzo scorso, è stato annullato un concerto al Trabendo di Parigi perché ai protagonisti sono stati ritirati i passaporti dalle autorità italiane. I musicisti in questione sono calabresi e stanno esplodendo in mezza Europa (Francia, Olanda, Germania soprattutto) come una vera scena, al pari di altre onde etniche e world. In Italia la loro compilation è stata vietata in base all'articolo 21 della costituzione, che proibisce ogni attività volta a sovvertire la morale pubblica e a fare propaganda di attività criminali. li repertorio de // canto di Malavita è composto da una serie di interpretazioni di ballate popolari di matrice etnica, tarantelle, polke, trequarti, organici scarni (chitarre, fisarmoniche, tamburelli, un basso, più raramente una piva o una zampogna), da parte di artisti vecchi e nuovi che rispondono ai nomi di Francesco Scarpelli alias Fred Scotti (vera icona del genere, assassinato nel 1971 ), Mimmo Siclari (compositore, produttore, agitatore), Franco Caruso, El Domingo (leader del gruppo Mattanza)... Pietra dello scandalo: i testi e le copertine. I primi sono tutti improntatati sul codice d'onore della 'ndrangheta, sulle traversie delle lotte con lo stato e la giustizia italiana. Le seconde, almeno nelle versioni originali che in Calabria circolano solo in cassetta, traspongono questa iconografia in "fumettati" che danno lo stesso imput di uno sticker di "explicit lyrics" messo su un disco hip hop. Il racconto, visto da fuori, assume spesso i toni un poco superficiali con cui oltralpe si guarda al nostro meridione. Nei titoli delle riviste specializzate si sparano slogan tipo: "Buona vendetta social club", "La musica della mafia", "Passe-montagne sound", "Rimes et crimes"... Reporter francesi, tedeschi, fiamminghi tornano dalla Calabria con fotografie un po' da IIPadrino e un po' da Peppone: "Solo il grosso frigo e la tv ci assicurano di non trovarci ancora nel medioevo" scrive un "etnomusicologo" francese da San Luca nella Locride. Fraintendimenti e curiosità da una parte (all'estero), censura e sospetto dall'altra (in Italia). Non sarebbe male per una volta elaborare un approccio senza paraocchi, evitando magari di farci "scoprire" dai discografici stranieri (come è successo con i canti a tenores) e di criminalizzare un fenomeno che prima di declamare un valore svela un codice e un humus. Le "canzoni di malavita" non sono più pericolose di American Psycho.

Gli articoli di Plastino e Corani sono comparsi su Alias ( suppl. del Manifesto ) del 21 aprile 2001

 

 

 

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UNA KARTA DELLA CALABRIA

Quello che Rutelli o Berlusconi hanno promesso di realizzare in caso di vittoria. Nuove autostrade, nuove terze corsie, nuove strade di penetrazione verso i parchi naturali, il ponte sullo Stretto, due inceneritori, cinque impianti per il cdr, cinque centrali sondel, oltre 21 porti, nuovi aereoporti !

 

 

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