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Verità sulla Jolly Rosso


SCRIVERE LA VERITA' NON E'  DIFFAMARE

ecco la sentenza di archiviazione fatta dal GIP Carmine De Rose su un procedimento di diffamazione intentato dalla SOCIETA' MESSINA contro il giornalista FRANCESCO CIRILLO per un articolo pubblicato su questo sito nel 2009.

 

Clicca QUI per leggere la sentenza e l'articolo incriminato 

 

sit-in nel porto di Cetraro nel 2009

 


 

 

“Pecunia non olet” per la Società Messina

Di Francesco Cirillo

 

 

Le notizie che giungono dalla Linea Messina , la compagnia di trasporti genovese, sono sempre di un certo interesse. Ne sappiamo qualcosa noi calabresi sin dal 14 dicembre del 1990 quando una motonave della Messina, la Rosso, ex Jolly Rosso naufragò nel mare davanti Lametia Terme per spiaggiare dopo qualche ora sulla spiaggia di Formiciche.  La nave sarebbe dovuta affondare ma per fortuna o sfortuna non affondò. Da quel giorno si sono susseguiti decine di articoli e libri  che hanno cercato di far venire fuori una verità mai voluta scoprire fino in fondo da parte della magistratura che è stata sempre molto timida e generosa nei loro confronti.  E difatti archiviò tre volte le inchieste aperte in vari periodi sulla Rosso. Una prima volta lo fece il sostituto Procuratore di Paola, Domenico Fiordalisi nel 1992, che fu quello che ne ordinò frettolosamente la demolizione,  poi lo fece il sostituto procuratore di Reggio Calabria Alberto Cisterna nel 1999, ed infine lo fece nel 2009  il sostituto Procuratore di Paola Francesco Greco. Tutti assolvono la società Messina anche se , nelle loro stesse richieste di archiviazione esprimono vari dubbi sul carico effettivo, sul ruolo del faccendiere Comerio, sulla falla misteriosa , sulla ditta olandese chiamata nel tentativo di recupero sulla spiaggia ed al suo eccessivo pagamento , sui rifiuti trasportati in tutta fretta dalla nave a due  discariche di Amantea, ed infine su chi ha potuto seppellire fino a centomila metri cubi di rifiuti tossici nel fiume Olivo proprio nel  punto preciso  dove la Rosso spiaggiò. Neanche il Presidente della Commissione rifiuti, on. Gaetano Pecorella,  ci vide chiaro nella vicenda e prosegue un inchiesta parlamentare da diversi anni continuando ad interrogare il personale della Rosso, i comandanti della capitaneria di porto di Vibo, testimoni oculari, membri dell’equipaggio. L’unico a restarci incagliato fino ad ora, in questa storia, oltre a diversi giornalisti querelati dalla società Messina,  è stato il Pm Greco. Trasferito per incompatibilità ambientale, nella procura di Lagonegro, ( così come venne trasferito il Pm Fiordalisi  a Lanusei in Sardegna e promosso Procuratore) , Greco deve rispondere di abuso di ufficio per non aver dato mandato al pagamento del lavoro svolto da quattro esperti nominati da lui stesso nell’ambito dell’indagine sull’inquinamento nel mar tirreno denominata “Nettuno”. Non sono novità per me che ne scrivo da dieci anni. Dell’alone nero attorno ad un corpo estraneo nei fondali di Cetraro , trovato dalla nave Universitatis, della lunghezza fra gli 86 ed 105 metri e dai 15 metri d’altezza ne scrissi il 21 gennaio del 2006 in un intervista in esclusiva avuta dal Pm Francesco Greco. Quella nave divenne poi una scogliera ! Del divieto di pesca della capitaneria di porto di Cetraro ne scrissi in anteprima per la prima volta il 19 maggio 2007. Sollecitai anche personalmente un interrogazione parlamentare dell’On . Francesco Caruso del Prc , presentata il 31 maggio 2007 seduta 162. Interrogazione alla quale il governo di centro sinistra si guardò bene dal rispondere. Della Blue Teak, la nave mandata dal Pm Greco, ne scrissi il 13 dicembre 2008 e scrissi che nel 2006 individuò una nave davanti Cetraro affondata, con queste misure di 100 metri per 20 di larghezza. Della macchia nera attorno ad una vecchia nave che trovò la nave Universitatis davanti il mare di Cetraro ne scrissi per primo il 13 dicembre 2008. I quattro tecnici adesso, che ebbero l’incarico da Greco, vorrebbero essere pagati per il lavoro svolto per conto della Procura di Paola.  I quattro esperti chiesero un pagamento di ben 2 miliardi di vecchie lire per il loro lavoro  che il Pm Greco rifiutò di pagare ritenendo la spesa eccessiva rispetto al lavoro svolto ed alle competenze date . Per questo rifiuto è finito sotto processo ed a fine giugno il processo inizierà  nel Tribunale di Salerno,  competente per i magistrati.  Ma la notizia che riguarda oggi è un'altra. E riguarda i traffici della società Messina con il regime di Gheddafi. E’ da sempre che la Linea Messina traffica con Gheddafi. Certo traffici legali sia ben chiaro, non vorrei un'altra querela della società, dopo che il tribunale di Paola ha archiviato una richiesta di processo per diffamazione che la società mi ha intentato solo qualche mese fa per i miei articoli e libri sulla Rosso. La mia avvocatessa Natalia Branda ha smontato pezzo per pezzo nell’udienza preliminare, svoltasi nel Tribunale di Paola, tutte le accuse della società Messina fatte nei miei scritti ed il giudice non poteva che darmi ragione, così come un giudice di Genova dette ragione ai rappresentanti legali del Comitato De Grazia di Amantea per un identica richiesta per diffamazione. Insomma la Linea Messina ci tiene al suo marchio e grazie alle continue assoluzioni da parte dei giudici calabresi vuole continuare i suoi traffici (legali) tranquillamente, anche se li fa con regimi quali quello di Gheddafi o di Mubarack. D’altra parte se ad un dittatore come Gheddafi, massacratore del suo popolo, gli viene baciata la mano da un Presidente del Consiglio di un paese amico come Berlusconi, per quale motivo una società italiana non dovrebbe trafficare con esso ? E difatti per una frazione di secondo, domenica 12 giugno nella trasmissione di Report, della bravissima Gabanelli, sulla guerra di Gheddafi contro i ribelli, ecco inquadrate le auto di un generale . Auto belle di marca, potenti, che trasportano i criminali di Gheddafi che giustiziano uno per uno nelle città che attraversano i cittadini ribelli che si rifiutano di osannare Gheddafi. Un video terribile. Ad un certo punto ecco che il cameramen inquadra queste belle auto bianche ed ecco inquadrato per un attimo il bollino di scarico dalle navi di queste auto ancora intatto ed in bella vista come se fosse il bollo o l’assicurazione : Linea Messina c’è scritto. Scopriamo quindi che anche durante la guerra  contro il suo popolo navi italiane hanno trasportato merce al regime di Gheddafi e che questi traffici li ha fatti la Linea Messina come ben documenta la Gabanelli nella sua tremenda puntata. Non dimentichiamo che nel mese di dicembre durante la rivolta egiziana un’altra nave della Linea Messina , la Jolly Amaranto , trafficava con il regime di Mubarak ed affondò con tutto il suo carico nel porto di Alessandria . Anzì affondò dopo che era stata tratta in salvo da un rimorchiatore egiziano che la trasportò dritta su alcuni scogli facendola affondare. La colpa fu data al timoniere che non si accorse degli scogli. Ora il carico di quella nave giace davanti il porto di Alessandria e la Società Messina ora aspetta la società olandese Smit specializzata nel recupero di navi affondate  ( è la stessa società che cercò di recuperare la Jolly Rosso , allora si chiamava Smit –tack ?) . Ed ecco proprio a ridosso del servizio dei Report che la “Linea Messina”  in un comunicato stampa annuncia che potrebbero riprendere le comunicazioni e di trasporti con la Libia. “ Le navi della compagnia Ignazio Messina- è scritto nel comunicato all’Ansa -  potrebbero riprendere, dopo oltre 4 mesi, le rotte verso la Libia. Dopo l'iniziale contrazione, dovuta alle preoccupazioni per la crisi nel Paese del Nord Africa, la domanda e' tornata a crescere, tanto da spingere gli armatori genovesi a riprendere i traffici.  Ad annunciarlo, a margine dell'incontro conclusivo per i 140 anni della 'Regia Scuola Navale' di Genova, e' Stefano Messina, ad della Ignazio Messina. ''La nostra ultima nave ha lasciato la Libia i primi di marzo - sottolinea Messina - e, ovviamente, e' una cosa che ci penalizza perchè' noi nel trade dal Sud Europa, e sopratutto tra Italia e Libia, abbiamo una posizione storica che salvaguardiamo da 90 anni. Inizia ad esserci di nuovo domanda, piu' che a Tripoli nei porti minori come Misurata e, in questi giorni, stiamo valutando di riprendere il servizio''. Restano, però, alcune perplessità : ''Siamo preoccupati piu' che altro all'idea che possa accadere qualcosa quando la nave e' ormeggiata, sopratutto per il personale, e abbiamo ancora qualche perplessità, ma inizia ad esserci qualche domanda di carico''. Che tipo di carico non è dato sapere , ma come dicevano gli antichi romani, che ci azzeccavano sempre, “pecunia non olet”.

 

20 giugno 2011- anche Su Mezzoeuro


 

IL 14 APRILE 2011 ALLE ORE 9 UDIENZA DAVANTI AL GUP PRESSO IL TRIBUNALE DI PAOLA PER DIFFAMAZIONE DA PARTE DELLA SOCIETA' MESSINA CONTRO FRANCESCO CIRILLO

 

ULTIMA ORA: 20 GIUGNO 2011

IL GIUDICE DA RAGIONE A FRANCESCO CIRILLO ED ARCHIVIA LA DENUNCIA PER DIFFAMAZIONE. A PRESTO PUBBLICHEREMO LA SENTENZA

 

Si riparla di Jolly Rosso…ma in tribunale

 

La società Messina evidentemente ha poco a cui pensare, per fare processi in mezza Italia a coloro che ancora scrivono della sua motonave Rosso. Ne ha svolto uno a Genova, contro il Comitato Natale De Grazia, nelle persone di Alfonso Lorelli , Gianfranco Posa , Francesco Saverio Faletti e Maria Elena Dal Pizzo, tutti appartenenti al direttivo dell’ associazione  e lo ha perso, ed adesso ne vorrebbe fare un altro a Paola contro il sottoscritto, e l’esito lo sapremo fra due mesi. Andiamo con ordine.  Il tutto parte dalle motivazioni che nel mese di agosto del 2009, il Comitato Natale De Grazia fa per intitolare il lungomare di Amantea al capitano di corvetta morto in circostanze misteriose il 15 dicembre del 1995.  Quelle motivazioni sono per la società Messina offensive della loro reputazione e querela il gruppo per diffamazione. Il processo si svolge a Genova e la sentenza è chiara: archiviazione perché la notizia di reato è infondata. La richiesta di archiviazione era stata formulata dal PM  ed il  Giudice delle indagini preliminari presso il Tribunale di Genova, dott. Fucigna, ha accolto la richiesta . Secondo il Gip,  la querela per diffamazione presentata dalla società Messina armatrice della motonave Rosso, la nave spiaggiata in località Formiciche di Amantea il 14 dicembre 1990, deve essere archiviata perché le dichiarazioni espresse dagli attivisti del Comitato “De Grazia” rientrano pienamente nell’esercizio del diritto di cronaca che il giudice delle indagini preliminari riconosce ai membri del “De Grazia”. Ma vi è di più, secondo il giudice «non pare potersi ravvisare nell’articolo in questione alcuna espressione ingiuriosa o latamente offensiva; i sottoscrittori dell’iniziativa infatti hanno utilizzato espressioni equilibrate e ragionevoli nella loro portata comunicativa».

 I querelanti avevano invocato, citando in giudizio gli attivisti del De Grazia, l’ordinanza di archiviazione del procedimento penale che vedeva indagata la società Messina, emessa il 12 maggio 2009 dal gip di Paola, tale ordinanza, secondo la parte offesa, avrebbe definitivamente concluso il lungo e travagliato iter giudiziario che ha visto coinvolta per quasi vent’anni la società, così riabilitando completamente la posizione della stessa e mettendola al riparo da ogni accusa mossa in precedenza dimenticando, «tuttavia, che tale provvedimento di archiviazione – secondo il Gip –  ha carattere parziale e non conclude l’intera vicenda relativa alla motonave Jolly Rosso». Per tale denuncia il pubblico ministero aveva già chiesto l’archiviazione, verso la quale però la società Messina aveva presentato opposizione in relazione alla quale si è pronunciato il Gip Fucigna. Il Comitato De Grazia in un documento analizza la sentenza emessa a loro favore, lunga 12 pagine.  “ Nelle motivazioni contenute nella lunga ordinanza di archiviazione- scrivono-  il Gip si addentra nel merito della vicenda valutando giustificati i molti dubbi sollevati dal “De Grazia” circa, sia i collegamenti tra la vicenda dello spiaggiamento della motonave e gli episodi di inquinamento riscontrati nella vallata dell’Oliva, sia anche il presunto legame tra il traffico dei rifiuti e la morte sospetta del capitano Natale De Grazia che stava indagando proprio sulla motonave Rosso. Il Gip si dilunga anche sull’altro aspetto non ancora chiarito e cioè i legami sospetti tra l’attività dell’ingegner Giorgio Comerio e il traffico portato avanti anche dalle cosche della ‘ndrangheta in materia di smaltimento illecito di rifiuti pericolosi. Il tutto, per il gip, visto che sull’intera vicenda esiste ancora una indagine della magistratura paolana rientrerebbe appunto nel diritto di cronaca esercitato dai membri del Comitato e definisce «La censura mossa dall’odierno querelante (…), sebbene possa essere ritenuta del tutto comprensibile (…)lascia tuttavia trasparire una percezione dei fatti eccessivamente esacerbata». E’ da precisare che già nella richiesta di archiviazione formulata dal PM era stato affermato il principio secondo il quale deve ritenersi «lecita la condotta di coloro che, perseguendo la ricerca della verità storica su taluni  fatti complessi ed insoluti, si limitino a riportare circostanze riferite in innumerevoli articoli di stampa ed oggetto di molteplici dibattiti da parte dei mezzi di comunicazione di massa, ancor più laddove si consideri che gli stessi, nel comunicare tali notizie, hanno altresì provveduto a precisare che si tratta di indagini ancora in corso» da qui la decisione del Gip di archiviare la querela “. Con le stesse motivazioni la società Messina ha querelato il sottoscritto per un articolo pubblicato nel febbraio del 2009 a seguito della richiesta dia archiviazione fatta dal Pm Francesco Greco, allora sostituto nella Procura di Paola, nel gennaio dello stesso anno. Nell’articolo si valutava tutta la richiesta di archiviazioni e si facevano notare alcune incongruenze nella stessa indagine fatta dal Pm Greco. Nella udienza davanti al GUP De Rose, che si è svolta il 13 aprile scorso, nel Tribunale di Paola, l’avvocatessa Natalia Branda , difensore del sottoscritto, ha ben evidenziato tali incongruenze che peraltro sono supportate da una serie di indagini ed interrogatori svolti dal Presidente della Commissione rifiuti Gaetano pecorella e dalla Guardia di Finanza nucleo di Reggio Calabria. E l’avv.Branda fa aggiungere agli atti gli interrogatori del cuoco Ciro Cinque che finalmente abbiamo potuto avere in originale, avendo la possibilità di consultare tutta l’inchiesta sulla Motonave Rosso ed i rapporti con il faccendiere e trafficante Giorgio Comerio. Atti depositati nel Tribunale di Paola . Le risposte del cuoco della Jolly Rosso, Ciro Cinque , sono inequivocabili e dimostrano che se si fosse voluto davvero giungere ad un risultato concreto nell’inchiesta sulle navi dei veleni, sia la prima inchiesta aperta da Domenico Fiordalisi che quella aperta dal giudice Cisterna e Neri della procura di Reggio Calabria che l’ultima aperta dal pm Greco , sarebbero potuto giungere a buon fine. Ed invece le continue archiviazioni hanno solo dimostrato di fronte alla mole enorme di documentazioni esistenti nelle procure di Paola, Lametia terme  e Reggio Calabria, che non si vuole giungere ad alcuna verità e che su tutto incombe un segreto di stato che non vuole che si faccia luce su una verità colossale, che è quella che le industrie europee si sono servite di queste carrette del mare per affondare i loro rifiuti tossici.  Verità che sono state dette nell’aula del GUP di Paola dall’avvocato Branda. Il giudice De Rose , data la situazione esistente nel Tribunale di Paola, dovuta alla mancanza di personale, si è preso due mesi di tempo per emettere la sentenza. Resto della convinzione, dopo la letture delle carte processuali  della Rosso , che sto facendo nella Procura di Paola, che le navi nei fondali dei nostri mari ci siano e che questo traffico sia stato fatto con l’appoggio dei governi italiano ed europeo. Il motivo per cui il capitano De Grazia, Ilaria Alpi e Miran Hrovotin sono stati uccisi .

 

anche su MEZZOEURO DEL 16 APRILE 2011


 

 

Cosa resta della Jolly Rosso vent' anni dopo ?

 

                                                                                Di Francesco Cirillo

 

Cosa resta dopo venti anni da quel 14 dicembre del 1990 quando una nave della linea Messina si spiaggiò davanti la foce del fiume Oliva in località Formiciche di Amantea ? Niente. Nessuna inchiesta, nessuna novità, nessuna nuova indagine, nessuna sentenza. Restano solo le querele della linea Messina, per diffamazione a mezzo stampa,  al sottoscritto, per i miei articoli ed il mio libro “La Notte di Santa Lucia” ( ed.Coessenza)  , ed una convocazione  alla prima udienza fissata per il 13 aprile del 2011 nel Tribunale di Paola fatta dal giudice Carmine De Rosa. In quella sede la società Messina mi accuserà di aver diffamato la gloriosa società, scrivendo di  fatti  di cui hanno scritto tutti i giornalisti del mondo intero e non solo dell’Italia, e tutte le associazioni ambientaliste che si sono occupate di traffico di rifiuti tossici. E’ chiaro che in aula porterò testimonianze da mezzo mondo. Da Greenpeace, al WWF, alla Legambiente, a persone di Amantea, a pezzi di istituzioni che sin dal giorno dello spiaggiamento della motonave Rosso hanno avuto sospetti che in quella nave qualcosa non ha funzionato come di dovere. Così come non ha funzionato quanto avvenuto nella “Jolly Amaranto” sempre della società Messina qualche giorno fa, proprio nella notte di santa Lucia davanti il porto di Alessandria . Dalle agenzie Ansa, molto scarne in verità abbiamo appreso che la nave Jolly Amaranto era alla deriva in alto mare proprio davanti le coste egiziane. Abbiamo saputo , sempre dalle agenzie Ansa che la nave trasportava sostanze chimiche. Qualche giornalista che ha intervistato gli amministratori della Messina nella loro sede di Genova, non si è assolutamente degnato di fare le solite domande scomode, oltre a quelle usuali, i quali come al solito non hanno fatto altro che tranquillizzare l’opinione pubblica sulle condizioni dell’equipaggio, della nave stessa e del povero cane  mascotte che romanticamente la linea Messina adotta in ogni nave. Si sono guardati bene , i Messina, dal dire cosa effettivamente  trasportasse la loro nave, in che quantità,  perché le trasportava e soprattutto da dove venivano quei container  e dove andavano. Abbiamo saputo la triste storia del cane mascotte Athos, che è annegato, del personale che per fortuna è uscito incolume dal naufragio , poi niente di più. Quando la nave sembrava che fosse stata  messa in sicurezza e trainata da un rimorchiatore verso il porto di Alessandria di Egitto ecco il colpo di scena verso i quali, la linea Messina ci ha abituati negli anni scorsi: la nave si incaglia su una secca che nessun radar aveva visto, né la stessa nave né tantomeno il rimorchiatore guidato da un povero egiziano, ed ecco che la chiglia si squarcia e la nave con tutto il carico di veleni affonda nella rada del porto. In seguito, spulciando su Internet ,  sapremo che la nave trasportava trentotto container di merce classificata come pericolosa del tipo vernici, pitture, resina, inchiostro da stampa, pneumatici pressurizzati, alcol, pitture speciali, liquidi infiammabili, sostanze chimiche, chimici farmaceutici, liquido corrosivo e lacca.

 I telegiornali riportano la notizia dell’affondamento, ci parlano del cane Athos, del fatto che tutte le navi Messina hanno un cane,  ma non dicono nulla sul carico di veleni chimici all’interno dei centinaia di container. Cercando notizie sul carico e sulla nave “Jolly Amaranto” sul sito della società (www.messinaline.it) , non troviamo nulla riguardo all’affondamento , in compenso leggiamo solo queste rassicuranti parole “ Le navi della Ignazio Messina & C. S.p.A. svolgono da oltre ottant'anni trasporti marittimi rapidi e sicuri tra il Sud Europa ed i principali paesi del bacino del Mediterraneo,  Africa, Medio Oriente e sub-Continente Indiano. I servizi Messina, un ponte sull'oceano per assicurare il trasporto veloce e sicuro delle vostre merci, di qualsiasi genere.”. Pensiamo che sia proprio la società giusta per affidare un carico di merce, specie se tossica. La società Messina d’altra parte non è nuova agli affondamenti.  Dopo lo spiaggiamento della Rosso davanti al fiume Oliva del 1990, che ricordiamo ,è stata trasportata fortuitamente in quel luogo dalle correnti , in quanto la motonave doveva affondare davanti la costa di Lametia Terme, dodici anni dopo è la Jolly Rubino che ha un incendio a bordo in prossimità delle coste del Sud Africa. L’equipaggio venne messo in salvo grazie all’arrivo di elicotteri, ma anche in questo caso la nave non affondò e si spiaggiò proprio davanti uno dei parchi naturali più famosi  del continente, il “Greater St Lucia Wetland Park”. Anche la Rubino trasportava, prodotti chimici pericolosi.  La Jolly Rubino, 29 mila tonnellate di stazza lorda, era in navigazione da Durban (Sudafrica) a Mombasa (Kenya), con un carico di 371 container, tutti pieni, alcuni trattori, auto e circa 1.700 tonnellate di acciaio sotto forma di rotoli di diverse dimensioni e pesi.  Le operazioni di messa in sicurezza della nave per evitare che il gasolio si riversasse in mare erano durate mesi in condizioni difficili. La compagnia Messina aveva speso sette milioni di dollari per la rimozione del greggio e per tutta una serie di misure di prevenzione adottate dalle autorità sudafricane, comprese il continuo monitoraggio, marittimo e aereo della zona circostante il relitto, allo scopo di individuare qualsiasi nuova situazione di inquinamento. Sembra , insomma,  che un destino cinico e baro accompagni questa società. Le stesse identiche modalità di affondamento, gli stessi trasporti pericolosi, le stesse misteriose sostanze. Misteri che accompagnano ogni affondamento ed anche ogni spiaggiamento. Misteri che dopo venti anni da quel famoso 14 dicembre 1990 ancora restano. Misteri che grazie alla Procura di Paola di quel tempo andarono dissolti nel nulla, in quanto, l’allora pm Fiordalisi, ora Procuratore capo del tribunale di Lanusei, non indagò sui carichi della Motonave Rosso, né indagò sulla rotta che questa avrebbe dovuto fare, né sulla misteriosa notte che la nave restò senza alcuna vigilanza sulla spiaggia di Formiciche. Le prove dell’esistenza di quella nave, se non fosse stato per le foto e per le visite continue del comandante della capitaneria di porto di Vibo, capit. Bellantone, forse sarebbe stata anche messa in dubbio, dal momento che dopo soli tre mesi, il pm Fiordalisi ne archiviò l’inchiesta e ne dette l’ordine di demolizione. Cosa che la società Messina pur avendo pagato ben 800 milioni alla Smit Tak, si affrettò a consegnare ad un’altra società di Crotone per il definitivo smantellamento. I faldoni della Jolly Rosso subito dopo l’archiviazione cominciarono un tour calabrese. Finirono non si sa come nel tribunale di Lametia terme poi in quello di Reggio Calabria, poi ritrovati dal Pm neri vennero rimandati a Paola, dove nel 2005 il pm Francesco Greco, ora trasferito nel tribunale di Lagonegro, ne aprì un inchiesta, finita anche questa nel nulla nel 2008.  Nel 2009, grazie alle confessioni del pentito Fonti venne a galla la questione degli affondamenti delle navi da parte della ‘ndrangheta. Fonti disse di averne  affondato tre di queste navi. Rivelò dove, una di queste davanti le coste di Cetraro. Quella nave era la Cunsky. Ed era stata individuata da una piccola nave messa a disposizione con i finanziamenti della Regione Calabria grazie all’interessamento diretto dell’assessore all’Ambiente. Poi di nuovo il nulla. La Cunsky non era più la Cunsky ma una nave della 1 guerra mondiale, il Catania. Il pentito non era più credibile e tutto quindi svanì fra le carte della Ministro Prestigiacomo.   Dopo venti anni, e dopo nessuna inchiesta oggi aperta, mi è ancora impedito, da libero cittadino, la visione di tutto l’incartamento sulla Motonave Rosso, come se si volessero  proteggere documenti segreti, visite segrete su quella nave, rapporti misteriosi. Come misteriosa resta ancora la morte del capitano di Corvetta Natale De Grazia avvenuta sempre nel mese di Dicembre , il 13 , del 1995 . Anche su questo capitano coraggioso è scesa una coltre di silenzi, e gli interrogativi aperti da vari inchieste giornalistiche, e dalla stessa moglie sono rimasti senza alcuna risposta.  Cosa resta venti anni dopo del fiume Oliva ? Su questo fiume resta l’unica cosa certa e grazie al Procuratore Bruno Giordano che si è intestardito sulla ricerca della  verità ordinando carotaggi, tenendo aperta un inchiesta , seguendo passo passo le analisi dell’Ispra e dell’Arpacal. Ma ancora non conosciamo quanto scoperto. Di sicuro è che sotto quel fiume sono state seppellite ben centomila metri cubi di rifiuti tossici e di vario genere. Di sicuro c’è che nella cava chiusa , lungo il fiume Oliva , si è riscontrato un aumento di radiazioni. Ma a tutt’oggi non sappiamo nulla di quanto studiato per mesi dalle varie istituzioni. Di mese in mese si dice che il tutto verrà consegnato alla Procura di Paola, che le analisi sono pronte, ma poi si rinvia. Intanto lungo il fiume Oliva le attività dei contadini, dei coltivatori, delle ristorazioni, della pesca alla sua foce, dei bagni estivi , continuano, nonostante l’aumento vertiginoso dei malati di tumori. Dopo venti anni le uniche cose certe che restano sono i malati di tumore che affollano ogni giorno l’unico centro oncologico della costa tirrenica nell’ospedale di Paola.  

 

20 dicembre 2010


 

 

 

UNA NUOVA MOBILITAZIONE

PER NON FARCI IMBROGLIARE DI NUOVO

Una nuova mobilitazione popolare per la verità e le bonifiche nel tirreno cosentino ed in Calabria. I veleni del fiume Oliva sono venuti a galla. Avevamo ragione. Abbiamo avuto sempre ragione sin dall’inizio di questa brutta storia 
iniziata nel 1990 con lo spiaggiamento della jolly Rosso ed insabbiata non solo dalla forza del mare ma anche dalle varie inchieste aperte e frettolosamente  chiuse da vari sostituti procuratori del tribunale di Paola ad iniziare dal pm 
Fiordalisi per finire con il pm Greco entrambi in seguito trasferiti in altre sedi . Sono già al lavoro i sindaci , con i loro silenzi, non trovando più le  parole per rassicurare la cittadinanza. Hanno sempre detto che tutto era 
tranquillo ed a posto ed ora ci ritroviamo pieni di arsenico, cobalto, rifiuti industriali e chissà cos’altro ancora. A tutt’oggi nessuno prende iniziative su cosa fare. Noi come da anni ripetiamo, 
chiediamo :

che sia dichiarato subito lo stato di emergenza,
che si vieti la pesca nell’area della foce del fiume,
che si vieti la coltivazione lungo il fiume Oliva  
che si diano incentivi economici ai pescatori ed  agli agricoltori. 
Chiediamo anche che così come è stato fatto a Crotone, si faccia su tutte le 
popolazioni dei paesi che danno sul fiume Oliva un esame di MINERALOGRAMMA 
capace attraverso i capelli di stabilire se nel corpo umano ci siano cellule 
contaminate dai metalli pesanti.
Chiediamo un registro dei tumori su tutti i comuni della fascia tirrenica.
Chiediamo ancora una volta la RIAPERTURA DELL'INCHIESTA SULLA JOLLY ROSSO alla 
luce dei ritrovamenti avvenuti lungo il fiume Oliva.
Chiediamo ancora una volta il controllo delle acque marine e del pescato.
  
Chiediamo altresì a tutto il movimento ambientalista calabrese, alle associazioni ambientaliste, ai comitati di lotta, ai soggetti ed a tutti coloro che hanno partecipato alla grande manifestazione del 24 ottobre del 2009 ad Amantea di attivarsi nuovamente e mobilitarsi per un nuovo grande appuntamento che metta al centro la bonifica dei luoghi, ad Amantea come a Praia a Mare, a Cassano, a Crotone, a Costapisola a Santa Domenica Talao.  Chiediamo infine che non si permetta lo sversamento nelle nostre discariche alla immondizia proveniente da Napoli, in quanto indifferenziata e sicuramente non soggetta a controlli su quanto viene portato nei nostri territori, peraltro 
già al limite della propria capienza. 

Movimento Ambientalista Tirreno

 

28 ottobre 2010


 

 

 

 IL NUOVO LIBRO VERITA'

SULLE NAVI DEI VELENI DI

FRANCESCO CIRILLO

 

LA NOTTE DI SANTA LUCIA

dalla Jolly Rosso all'affossamento della Cunsky

 

con la prefazione dell'avv.Rodolfo Ambrosio ed un intervento di Gianni Lannes

 

richiedilo presso

www.coessenza.org

o puoi acquistarlo presso le seguenti librerie:

Libreria Ubik Cosenza / Libreria Vittoria Praia a Mare / Libreria L'Ulisse a Diamante 7 Edicola del mare corso garibaldi Diamante /  / Bar Riviste Aramini Cirella di Diamante / Librerie di Guardia Piemontese / Libreria Uberti di Paola

 

prossime presentazioni:

27 dicembre 2010 - Sala Consiliare Frascineto (cs) ore 17,30

5 Novembre ore 18 - Libreria Ubik Cosenza

6 Novembre ore 18 sala Consiliare Comune di Francavilla

15 Novembre ore 18 Casetta Rossa ( Garbatella) http://www.casettarossa.org/   Roma

16 Novembre ore 18  - Ambasciata calabrese  http://www.ventunovu.com/

 

 

AMANTEA - 22 OTTOBRE 2010 -

HOTEL MEDITERRANEO

 

CULTURA CALABRESE ORGANIZZA:

 

DAI VELENI AI VELENI: Viaggio fra i veleni della Calabria

ne discutono con l'autore:

Luigi Pacchiano ex operaio della Marlane

Avv. Rodolfo Ambrosio

Rosanna Grisolia

 

 

 

 

 

 

AD ORSOMARSO

 

 

 


 

 

 

I VELENI DIMENTICATI

di Francesco Cirillo

ottobre 2010

 

C’è un metodo in Calabria, che forse viene usato in tutta Italia ed è quello di lasciar scorrere del tempo,da qualche avvenimento grave , per far poi subentrare la dimenticanza.  E’ un metodo che in effetti usano anche quasi tutte le istituzioni al momento che qualcuno , sia esso cittadino o associazione o partito, pone delle domande legittime su fatti che riguardano l’ambiente, sull’andamento amministrativo, su qualche problema legato alla salute. Il metodo consiste nel non rispondere. Tanto poi anche la stessa persona che ha posto  la domanda se ne dimentica. Chiaramente chi lavora nello specifico di un problema non dimentica. E’ il caso degli ambientalisti, quella brutta razza di gente che fa scappare i turisti, che ricerca sempre verità nascoste , che non si accontenta mai delle versioni ufficiali e che va a guardare sotto i tappeti, dietro la mobilia , nello zucchero della cucina. Chi si ricorda del Fiume Oliva ? A giugno di quest’anno il procuratore capo del Tribunale di Paola, Bruno Giordano,  aveva annunciato che gli scavi condotti dall’Arpacal avevano portato alla scoperta di centomila metri cubi di materiale tossico e industriale e che si attendevano ulteriori risultati per poter constatare la presenza di materiale radioattivo. Dicemmo su questo giornale che per quantificare centomila metri cubi bisognava fare un paragone con il Colosseo di Roma  sotterrato per intero nel fiume Oliva. Alla notizia però non si accompagnò nessuna reazione. Solo il “Movimento  ambientalista del Tirreno” uscì con un comunicato stampa dove si chiedeva di essere consequenziali alla notizia e cioè di vietare la pesca alla foce del fiume e naturalmente anche la balneazione oltre che la vendita di prodotti agricoli provenienti da quella zona. Nessuno rispose. Nessuno. Né un politico, né un amministratore qualsiasi, tantomeno un sindaco. Anzi qualcuno tentò di sminuire la questione, anche perchè la stagione estiva era in arrivo ed i turisti attenti, almeno quelli che seguono le vicende su internet, avrebbero potuto spaventarsi e cambiare lidi. Meglio far fare loro il bagno nel percolato dei rifiuti industriali e mangiare pesce inquinato piuttosto che desertificare l’intera zona per un allarme senza prove certe.  Ed a supportare tali rassicurazioni sono giunte il 13 settembre di quest’anno da parte della Capitaneria di porto di Vibo Valentia i risultati di un “campionamento  ed analisi per la caratterizzazione radiometrica e chimica del litorale tirrenico cosentino”. In questo rapporto , fatto di sole due paginette, ci viene detto che tale campionamento è stato  effettuato in conformità  al “disposto dell’All.1 alla parte 3 del D.Lgs 152/2006 che definisce significative le acque marine entro 3000 metri dalla costa ed entro la linea batimetrica dei 50 metri di profondità “ , e che sono state individuate delle stazioni di campionamento entro tale fascia di mare, lungo i litorali dei Comuni di Belvedere M.mo, Cetraro, San Lucido ed Amantea”.     Il comunicato emesso dal Comune di Amantea ha toni trionfalistici e viene ripreso da diversi giornalisti dei nostri quotidiani negli stessi toni. Vediamo cosa scrivono:

I risultati scaturiti da un accurato monitoraggio della qualità delle acque del  litorale tirrenico cosentino - voluto dal Ministero dell’Ambiente,  coordinato dalla Prefettura di Cosenza e frutto del lavoro congiunto della Capitaneria di Porto di Vibo Valentia e del Dipartimento Provinciale dell’ArpaCal di Cosenza - hanno evidenziato che non è stata riscontrata alcuna presenza di indici di inquinamento chimico e microbiologico. Dalle analisi chimico-fisiche, microbiologiche e radiometriche - effettuate nelle acque antistanti la nostra città a partire dalla metà di luglio, e continuate per quasi l’intero mese di agosto – non sono stati riscontrati valori anormali. Le analisi effettuate non sono rutinarie. Si tratta, invece, di analisi sofisticatissime mai prima realizzate nella nostra area: investono anche il pescato, che insieme alle analisi delle acque e dei sedimenti marini (entro 3000 metri dalla costa ed entro la linea batimetria di 50 metri di profondità) costituiscono l’oggetto del Protocollo di monitoraggio. In tutte le analisi previste dal protocollo non è stata rilevata la presenza di radioattività fuori dalla norma. Una notizia importantissima e soprattutto attesa dalla nostra comunità.  Ma vediamo passo  passo , cosa scrivono nella comunicativa fatta dalla capitaneria di Porto.  Al punto 2 leggiamo che lo “scopo dell’intesa è orientato sostanzialmente a fornire dati analitici ed incontrovertibili alla popolazione sullo stato di salute del mare, a seguito degli eventi connessi al ritrovamento del relitto del Piroscafo “Catania” in data 12.09.2009 al largo di Cetraro” .  Benissimo. Quindi chiedo , andrete nei famosi 18 miglia sul Piroscafo “Catania”, prenderete dei sedimenti ed i pesci  nelle vicinanze ? Niente di tutto questo al punto 4 si legge che niente avrà a che vedere con il “Catania” in quanto  si faranno prelievi “ entro 3000 metri dalla costa  ed entro la linea batimetrica dei 50 metri di profondità “.  Il  “ Catania “ vi ricordate era a 18 miglia, 3000 metri è si e no 1 miglio e mezzo ! Verranno mezzi speciali a fare questi prelievi immagino ! L’Astrea, ve la ricordate dovette andare via dal mare di Cetraro in quanto dissero che non aveva  l’attrezzatura speciale per fare i prelievi necessari ! Ora da dove arriveranno questi mezzi ?  Al punto 5 leggo:  le operazioni di prelevamento avverranno con “l’ausilio dei mezzi navali della Guardia Costiera “ .  Ma se solo nell’ottobre del 2009 la Marina italiana dichiarò di non avere nessuna nave per questo tipo di campionamento tanto da chiamare a 350 mila euro a settimana la famosa “Oceano nave” dell’amico di Berlusconi , Attanasio. Negli 11 punti non vi sono i punti di prelievo. Non sappiamo dove questi prelievi siano stati fatti né quali pesci sono stati pescati e dove. Per esempio non si è andati di certo a fare prelievi in quelle aree che la Capitaneria di Porto di Cetraro rilevò nel 2007 la presenza di metalli pesanti nei sedimenti marini tanto da vietarne la pesca. E d’altra parte i risultati sono quantomeno contrastanti. Al punto 7 si parla dei campioni d’acqua analizzati e si dice che sono a posto. Poi al punto 8 si parla dei sedimenti e si dice che tutto è a posto.  Infine al punto 9 si parla dei pesci prelevati e si dice che “ le analisi chimiche sul pescato non sono state ancora ultimate “  .  Quindi ? Cosa c’è di rassicurante ? Assolutamente  nulla. E veniamo al Fiume Oliva. Questa volta a  rompere il silenzio è il Comitato De Grazia di Amantea.  “ Il  popolo che chiede verità sulla vallata dell’Oliva, come sulle decine di siti contaminati sparsi per l’intera regione, si rimette in marcia.- scrivono -  In un’assemblea convocata nella sede del Comitato Civico “Natale De Grazia” di Amantea attivisti di diverse sigle associative si sono ritrovate per fare il punto sull’attuale situazione e programmare le prossime iniziative per difendere il territorio e tutelare la salute dei cittadini. Ad iniziare dalla vicenda della vallata del torrente Oliva dove da alcuni mesi sono in corso le attività di riscontro da parte dell’autorità giudiziaria per appurare la natura delle sostanze illecitamente smaltite in zona.  Proprio per questa vicenda il Comitato “De Grazia” ha chiesto che “vengano resi immediatamente pubblici i risultati delle analisi condotte sui campioni di terreno prelevati nell’Oliva”. «Non è possibile – affermano – che a distanza di diversi mesi non si abbia ancora prontezza di cosa è stato trovato nella vallata. Questa situazione di stallo crea molta tensione tra la popolazione che non comprende cosa possa essere avvenuto a ridosso delle proprie abitazioni. Circolano informazioni contraddittorie, rappresentanti delle istituzioni affermano che i dati in loro possesso sono “confortanti”, altri confermerebbero invece quanto dichiarato dal procuratore Bruno Giordano che prima dell’estate ha parlato di “cento metri cubi di fanghi industriali”». E’ il momento della verità, delle certezze. I cittadini vogliono sapere e per ottenere al più presto gli esiti delle analisi gli attivisti del Comitato assieme alle altre sigle presenti alla riunione annunciano battaglia. «Siamo pronti – spiegano – ad organizzare iniziative eclatanti per ottenere la pubblicazione dei risultati delle analisi e conoscere la verità su quanto accaduto nella vallata del torrente Oliva. Una verità che deve essere innanzitutto rivelata a quanti da anni risiedono in questa zona e nelle aree circostanti e che per questo temono per la loro salute». Da qui la richiesta agli enti che si sono occupati delle analisi di “far pervenire alla Procura di Paola e quindi rendere pubblici subito i risultati, per poter avviare immediatamente le opere di bonifica dei siti inquinati”.

 

Una richiesta che si allarga anche alle altre aree contaminate della Calabria e che porta gli attivisti del Comitato a lanciare una nuova iniziativa. «Stiamo organizzando – affermano – un nuovo evento ad un anno da quel 24 ottobre che ha portato nelle strade della nostra cittadina circa trentamila persone per protestare contro lo stato di abbandono dell’ambiente calabrese in sfregio anche alla stessa salute di tutti noi. Per quella data vorremmo poter discutere con esperti e rappresentanti delle istituzioni sui risultati delle analisi condotte nell’Oliva, su modalità e tempistica della bonifica. Per questo evento chiameremo a raccolta tutti quanti come noi stanno lottando in giro per la Calabria per salvaguardare i territori ed il diritto a vivere in una regione libera da qualsiasi forma di inquinamento».

Anche in questo caso, ne sono certo,  nessuno risponderà, nella speranza che il fiume Oliva venga dimenticato, così come si spera che vengano dimenticati tutti gli altri veleni della nostra terra, a partire da Crotone, e finire  a Cassano passando per Praia a Mare nella Marlane.  Proprio della Marlane si continuerà a parlare il prossimo 30 settembre.  Un appuntamento importante,  nel Tribunale di Paola. Per la prima volta si parlerà di veleni, di morti bianche, di complicità istituzionali. Sarà il GUP Carpino a decidere se rinviare a giudizio o meno, 17 responsabili della Marlane di Praia a mare, che grazie ai loro silenzi e palesi complicità, non hanno impedito che si perpetuasse la morte  di oltre 100 operai, tutti deceduti  per malattie tumorali. Anche allora chi protestava per le morti bianche veniva tacciato di catastrofismo e di non voler favorire lo sviluppo industriale , mettendo in pericolo il lavoro degli operai.