Mattanza Rossano

 

Di Francesco Cirillo 

L’Enel vorrebbe trasformare tutta la piana di Rossano in un enorme buco nero. Nero di carbone e di polveri sottili che entrerebbero ovunque e decimerebbero una popolazione già stremata e fatta fuori, giorno dopo giorno, dall’elettromagnetismo indotto dai cavi elettrici che partono dalla sua centrale ed attraversano a bassa quota interi quartieri. Quartieri come la contrada Petraro, o quella di Spina Santa o quella di Piragineti. Contrade popolose che fanno da cintura al centro di Rossano e che da decenni stanno subendo una decimazione per tumori di ogni specie. L’Enel ora vuole di più. Vuole trasformare la centrale elettrica alimentata ad olio combustibile e gas naturale in centrale a carbone. Una centrale che con le sue due lunghe ed inquietanti ciminiere è diventata il simbolo di Rossano. Neanche il Codex Purpureus Rossanensis  conservato nel Museo Diocesano è riuscito ad essere più conosciuto della centrale dell’Enel. E l’Enel rilancia su Rossano forte dei suoi soldi e delle autorizzazioni che evidentemente già conserva in tasca. Ora ha presentato un progetto al comune di Rossano che ha fatto saltare sulla sedia lo stesso sindaco piddino Franco Filareto , per niente ambientalista. All’inizio della proposta Enel , il sindaco aveva quasi nicchiato. Poi, vista la reazione della popolazione, delle associazioni ambientaliste e dei partiti rossanesi ( con qualche timidezza anche a sinistra) , ha assunto la giusta posizione, contraria , in difesa della salute dei cittadini e dell’ambiente. Il progetto dell’Enel è terribile e devastante. Basta leggerne la stessa valutazione di impatto ambientale per capire la grandiosità del progetto. Per la costruzione della grande nuova centrale a carbone dovrebbe essere realizzata una banchina su pali nello specchio d'acqua antistante la centrale a circa 60 m. dalla costa,  lunga circa 140 m ( 80 su terra e 60 sul mare ) ., larga 20 m. e alta 8 m. sul livello del mare. Verrebbe installata una boa di ancoraggio a circa 3-5 Km dalla costa, demoliti i camini del turbogas e i camini delle attuali unità a vapore , costruito un camino alto 150 m. con un diametro di 6 m., demolito il parco combustibili liquido, costruiti tre silos per il deposito del carbone del diametro di 55 m. e altezza 65 m., costruita una caldaia ultra supercritica, DeNOX e Riscaldatore Aria alto circa 105 m.  E' previsto l'impegno medio di personale per la durata complessiva del cantiere (48 mesi) stimato in circa 800 unità con punte di circa 1.700 unità tra il 23° e il 33° mese. L'approvvigionamento annuo del carbone, di 1.950.000 t, prevede un traffico di circa 20 navi oceaniche da 100.000 t che attraccheranno ad una boa posta a circa 5 Km dalla costa. Il carbone verrebbe poi trasportato dalla boa alla banchina di centrale da due chiatte (FTS) di capacità compresa tra le 10.000 e le 15.000 t.. I mezzi FTS sono dotati di due benne per il carico del carbone dalla nave oceanica alla propria stiva. Nella fase di scarico presso la banchina di centrale, il carbone presente nella stiva verrebbe fatto ricadere in una tramoggia per mezzo di una ruspa, poi con un nastro trasportatore, il carbone  trasferito ai silos di stoccaggio. Il processo di approvvigionamento occuperà circa 100 giorni all'anno. Lo smaltimento annuo delle ceneri, 250.000 t , prevede un traffico di circa 50 navi da 5.000 t. dalla banchina centrale. Il processo di smaltimento occuperebbe circa 50 giorni anno in giorni alternati a quelli previsti per l'approvvigionamento del carbone. L'approvvigionamento annuo del calcare, 55.000 t., prevede un traffico di circa 1800 camion da 30 t. via terra da località sia della regione che da regioni limitrofe. Lo smaltimento annuo del gesso, 90.000 t., prevede un traffico di circa 18 navi da 5.000 t. dal porto di Corigliano, il trasporto dalla centrale avverrebbe con l'utilizzo di circa 3.000 camion da 30 t. . L' approvvigionamento annuo delle biomasse, 250.000 t., avverrebbe al 50 % via mare prevedendo un traffico di circa 25 navi da 5.000 t. dal porto di Corigliano e successivo trasporto in centrale per mezzo di camion da 20 t., il restante 50 % via terra con camion da 20 t. , da località sia della Regione che da Regioni limitrofe. Il transito totale dei camion sarebbe di circa 12.500 camion.

Vi sembra poco tutto questo movimento ? le polveri , le radiazioni, l’inquinamento prodotto dai camion arriverebbe finanche sul “Codex rossanensis” e cosa creerebbe alla fine ? neanche alcun indotto esterno , anzi si metterebbero a rischio  37500 posti di lavoro, contro 90+ 80 dell'indotto che offre l'Enel, nero su bianco per trenta anni, tranne le prime fasi per buttare giù la centrale e costruire quella nuova, cioè per 48 mesi tra 750 e 1700 operai. E’ tutto qui l’affare dell’Enel che spinge verso la regione ed il governo per avere il si definitivo nonostante i no dei comuni della sibaritide e della provincia di Cosenza. E’ chiaro che l’Enel , così come ha fatto in altre regioni d’Italia si affida ai nuovi decreti legge di Berlusconi che dichiarano questi siti, zone militari, inviando come successo per la discarica di Chiaiano battaglioni dell’esercito a presidiare l’area ed impedire manifestazioni. 

Una scelta solo affaristica, questa dell’Enel , che arriva in Calabria proprio mentre gli altri paesi europei rinnovano le proprie fonti energetiche passando ad energie rinnovabili come quella solare. Addirittura l’Enel passerebbe le fonti energetiche a carbone dal 22% al  50%. Un tuffo nel passato, vero e proprio. Insomma  alla fin fine mentre i paesi europei si preparano ad affrontare il Protocollo di Kyoto l’Italia si prepara ad affrontarne le multe. Ma le multe in vista del federalismo fiscale le pagherà il sud e la Calabria in particolare,  che con un eventuale centrale a carbone di Rossano, aggiunta a quella di Saline Jonica e a quella di Scandale supererebbe di molto le emissioni atmosferiche di CO2 pagando multe salatissime.  Ma non sono solo questi i problemi che comporterebbero una riconversione a Carbone della centrale. Il carbone dovrebbe giungere su delle navi che trasferirebbero su chiatte il carbone già in polvere sia davanti la centrale a Rossano che nel porto di Corigliano. Questo comporterebbe un grave disastro ambientale sia per il mare che per tutto il comprensorio che verrebbe invaso dalle polveri sottili emesse dal carbone sia nello stato “naturale” che immediatamente dopo essere stato bruciato.

Per quanto riguarda l’emissione di radionuclidi naturali,responsabili prevalentemente di leucemie, linfomi e tumori del polmone (radon), nel 2005 la Commissione Ambiente del parlamento Europeo  ha dichiarato che   vi  è  una  maggiore  esposizione  alle  radiazioni,rispetto  alla  radioattività  naturale  di  fondo,  sia  dei lavoratori  delle  centrali  a  carbone,  sia  degli  abitanti  intorno  alle  centrali  a  carbone,  pari  a  100-150 microSv/anno.  Considerando  pari  a  20  microSievert    l’  esposizione  a  radiazioni  ionizzanti  dovute  ad  una radiografia  del  torace    ,  questo  dato  corrisponde  a  valori  di  esposizione  radioattiva  fin  dalla  nascita equivalenti    a  5-8  radiografie    all’  anno,  assorbite  da  ogni  organismo  in  eccesso  rispetto  alla  radioattività  naturale  di  fondo.  I  problemi  principali  si  pongono  per  le  donne  in  gravidanza,  a  causa  della  maggiore  sensibilità del menoma dell’embrione e del feto agli effetti mutageni e potenzialmente cancerogeni delle radiazioni ionizzanti. Ma tutto questo all’Enel non interessa. Quello che conta non sono le persone e la loro qualità della vita ma le quotazioni in borsa. Di fronte a tutto questo gli ambientalisti rossanesi e calabresi si preparano alle barricate vere e proprie.

Un no categorico, arriva dal responsabile del WWF-Sila Greca, Fabio Menin secondo cui il Wwf «chiuderà la sua sede di Rossano, qualora nella città si costruisse una centrale a carbone, e declasserebbe questa zona, da area di interesse naturalistico, ad area inquinata! O si tutela la biodiversità della natura, l’agricoltura, il turismo», sostiene il responsabile dell’associazione ambientalista o si fanno le centrali a carbone: le due cose non vanno d’accordo».

Rincara la dose Pietro Altavilla del “Sindacato dei lavoratori” : O si vuole ancora credere alle menzogne dell’ENEL sulle nuove opportunità occupazionali o al “…rilancio delle nuove attività dell’indotto…”, oppure alle falsità sulle “…indicazioni dettate dalla Comunità Europea per lo sviluppo sostenibile…” quando è noto che la stessa Commissione Europea ha dettato le linee guida per la graduale fuoriuscita dall’uso del carbone perché causa insanabile di emissione di polveri sottili e fonte più importante di inquinamento da mercurio nella catena alimentare dell’uomo causato dai pesci”.

 

 

 

Al coro di no degli ambientalisti e sindacati si aggiunge quello di tanti giovani che abitano nelle vicinanze della centrale. Queste contrade sarebbero le prime ad essere invase dalla ricaduta delle polveri sottili. Contrade già duramente colpite da tumori di ogni genere, dei quali nessuno vuole seriamente occuparsi. Tace l’ASL, tacciono i medici di base, tace l’amministrazione comunale, tacciono i partiti. Non tacciono i giovani di queste contrade di Spina Santa, di Piragineti, di Petraro, che stanno costituendo un comitato civico chiamato in modo provocatorio “Mattanza Rossano “.

Giovani che hanno seguito la triste storia di Antonella Politano di Paola che si è vista falciata tutta la sua famiglia dai tumori, per la sola sfortuna di aver abitato vicino ad una centrale telefonica. C’è un filo unico ,ora che congiunge le storie di questa mattanza vera e propria di uomini, donne, bambini, da Paola fino a Rossano. Ce ne parla Sonia Tedesco nella sua casa a Piragineti, circondata da tralicci e cavi ad alta tensione. Con Sonia , parenti ed amici come Giacinto, Salvatore, Claudio, Pasqualina . Tutti con un parente o amico morto per tumore. L’elenco è davvero lungo e Sonia più volte si commuove nel raccontare le loro storie. Tutte storie di dolori, di viaggi della speranza , sempre al nord, di lacrime e sofferenze amare. Sonia inizia a parlare di una intera famiglia decimata nella contrada Petraro. Vogliono restare anonimi e vivere il dolore nella dignità tipica delle famiglie calabresi. Questa storia ricorda molto da vicino il caso di Antonella Politano a  Paola. Il padre, la madre ed un figlio di questa famiglia, sono stati tutti colpiti da un tumore. Tutti deceduti uno dopo l’altro nel giro di pochi anni. L’unico superstite un giovane figlio ora anch’egli malato di tumore. Sonia quasi piange nel ricordare questa storia. E si commuove ancora di più quando parla del fratello Davide. Oggi Davide ha 33 anni. Venne colpito dal tumore all’età di 25 anni. La solita trafila. Le solite malasanità. Qui all’ospedale di Rossano non capiscono che è un tumore nonostante le varie visite e radiografie. Per i medici di Rossano si trattava di  un semplice colpo della strega. E così , Davide curò quei dolori che aveva alla schiena ed alla pancia per diversi mesi. Fino a quando trasferitosi  nel 2003 a Torino per motivi di lavoro venne convinto dal suo datore di lavoro a recarsi in una struttura ospedaliera torinese per ulteriori verifiche. E qui la dura verità. Davide aveva un tumore , un terribile Seminoma che gli provocò l’asportazione di un testicolo ed in seguito la perdita di un rene. Poi le terribili chemio ed i continui viaggi a Torino, da Rossano e anche da Roma dove si era in seguito trasferito. Ma le sofferenze di Sonia non finiscono qui, scavare nella memoria è come una tortura. Nel 2007 è il nonno Salvatore ad essere colpito da un tumore che lo porta  immediatamente alla morte. Poi nel 2008 è lo zio Gaetano Ruffo, di soli 55 anni , ex dipendente della centrale Enel ad essere colpito da un terribile tumore al cervello. Ricoverato all’ospedale di Rossano , nonostante avvertisse  vuoti di memoria ed un calo della vista gli venne diagnosticato un semplice mal di testa dovuto, dicono all’ospedale,  ad un colpo contundente. Si rivolge all’ospedale Annunziata di Cosenza dove gli viene scoperto un glioblastoma  multiforme. Zio Gaetano entra nel vortice delle speranze. Viene ricoverato nell’ospedale di Parma dove viene operato al cervello. Poi trasferito per una riabilitazione articolare nell’ospedale di Laurignano infine nella sua casa a  Piragineti dove il 30 luglio del 2009 muore. Le storie continuano. Implacabili. L’elenco si allunga di morti e di sofferenze.

           case in contrada Piragineti

 

Di persone morte e di persone per fortuna ancora vive. Le storie si intrecciano così come le parentele, le amicizie, i momenti felici passati insieme in un quartiere come questo di Piragineti pieno di verde, di campi coltivati forse anche con troppi pesticidi, di fabbriche di mattoni e tegole dalle quali di notte escono strani vapori, o di fabbriche di  oli di sansa nella vicina contrada Irene dalle quali uscivano odori nauseabondi come se bruciassero immondizia fino a quando venne chiusa. Eppure la zona è ricca di aziende agrituristiche, è ricca di coltivazioni di fragole, di arance. Perché non si sceglie una strada di sviluppo pulita ? Quella della risorsa in loco, quella della tradizione contadina, piuttosto che quella dell’industrialismo oramai superato stile ottocentesco, quale il carbone, o l’impianto inquinante senza alcun controllo. Sonia ricorda una sua parente deceduta 15 anni fa. Si chiamava Raffaella Federico. Aveva lasciato due bambine in tenerissima età. Ora sono grandi ma non ce la fanno a parlare, a ricordare le sofferenze della madre. L’implacabile Sonia passa a Gianluca Federico   . Gianluca ha 28 anni, nel febbraio di quest’anno scopre un tumore allo sterno. Anche questo scoperto a Roma .  Ora è sotto chemio terapia. Anche Maria Romano è in chemio terapia dopo aver scoperto un tumore al muscolo del braccio. Sonia si affaccia dal balcone di casa sua ed indica le case dei suoi parenti. Tutto sotto i cavi dell’alta tensione, tutte sotto i tralicci. Tralicci che non voleva nessuno in quelle contrade e che sono stati installati con la forza, nonostante le proteste degli abitanti. La forza dell’ordine, del capitale, del guadagno. Questa forza , contro quella debole dei cittadini pacifici che con i loro corpi avevano tentato  nella contrada di Spina Santa  nel 2008 , a  non fare installare un traliccio che avrebbe portato i cavi e l’elettricità fino ad Acri.  Carabinieri, polizia, guardie municipali, impedirono ai cittadini di avvicinarsi alla zona prescelta e nottetempo il traliccio venne posizionato e subito attivato. Ed i nomi delle persone ricomunicano a scorrere. Nel 2009 è la volta di un prete. Un prete nato nella contrada di Piragineti. Un prete, Don Antonio Oliviero, che aveva scelto di stare in quella zona dove era nato perchè conosceva le sue anime una per una. Era cresciuto con quei giovani e sapeva tutto di loro. La sua chiesa era quella di San PioX. Vi lavorò poco, all’età di 33 anni, gli stessi anni di Cristo, venne colpito da un terribile tumore al pancreas che lo portò ad un atroce sofferenza e poi alla morte .   E nel 2009 fu la volta di Giovanni Mingrone. Poi di Pietro Zangaro. Di Franco Gallo. Della giovane Lorena di soli 18 anni colpita da un tumore allo stomaco. Una mattanza vera e propria. I giovani riuniti tutti attorno ad un tavolo, nella casa di Sonia  asseriscono che le morti per tumore sono ancora molte altre, che non riescono a ricordarne tutti i nomi. Per questo vorrebbero che l’ASL si mettesse in moto. Che creasse un indagine epidemiologica su tutte le contrade interessate, che istituisse un registro dei tumori consultabile dai cittadini e che stabilisca una volta per tutte le cause di tutte queste morti. Altro che carbone,  qui ci vuole una svolta ambientale vera e propria, ci vuole un risanamento totale delle contrade, delle periferie, della città intera e di tutta la sibaritide. Una sibaritide che vorrebbe diventare autonoma, e provincia a se per le peculiarità che ha e non solo. Possiede un grande patrimonio archeologico, una forte identità culturale, una forte vocazione sia turistica che agricola. Ma deve liberarsi da queste forze inquinanti ed affaristiche se vuole dare fiducia e speranze. E’ questo quello che vogliono giustamente questi giovani , sperando più nella coscienza collettiva delle popolazioni , che in quella dei politici , capace di fermare questa terribile mattanza. .  

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