OPERAZIONE GRILLO 

Così è stata denominata dal nucleo dei ROS l'operazione che ha portato all'arresto il 15 novembre scorso di 20 compagni e compagne tutti accusati di associazione sovversiva. L'operazione condotta dai ROS è stata avallata da due valenti magistrati del Tribunale di Paola: il PM Domenico Fiordalisi e la PM Nadia Plastina. Il Tribunale del riesame di Catanzaro il 3 dicembre 2002 smantella l'impianto del teorema Fiordalisi-Plastina e libera tutti.

L'accusa è costituita essenzialmente da intercettazioni telefoniche. Dalle discussioni, pensieri,parole,diverbi e quant'altro si può dire per telefono sono state tratte frasi, spesso stravolte che hanno costituito l'asse portante dell'accusa. Nell'inchiesta non c'è altro !!! La Rete meridionale del Sud Ribelle, che si vuole criminalizzare per la capacità che ha avuto nell'individuare le problematiche del sud, e mettere insieme realtà territoriale diverse fra loro, ha solo svolto attività pubblica !

Il Tirreno Social Forum al completo nella grandiosa e straordinaria manifestazione a Cosenza per chiedere la liberazione di Francesco, Lidia e Emiliano e di tutti gli arrestati.

Nel gennaio 2002 nell'auto di Francesco Cirillo venne rinvenuta dallo stesso una potente microspia satellitare. L'operazione era iniziata !

MA NON FINISCE QUI

leggendo le 31 mila pagine che costituiscono l'inchiesta sul SUD RIBELLE trovo un rapporto fatto dalla DIGOS di COSENZA dove si spiega come sono entrati nella mia abitazione e collocato due microspie.     

Una microspia viene inserita nella presa del telefono ( quella piccola a sinistra nella foto sotto) l'altra( quella a destra) in una presa elettrica nel corridoio centrale della casa. Ancora più grave resta il fatto che per entrare in casa si sono serviti di "esperti serraturieri" giunti da Roma , dopo essersi accerati che la casa era deserta . Ma appena hanno provato le ricetrasmittenti, queste non funzionavano. E allora hanno dovuto aspettare una mia nuova partenza per riaggiustarle. Ma anche questa volta non ci sono riusciti e le registrazioni non si sono attivate.

Siccome le microspie non funzionavano il ROS chiede alla Telecom di montare di fronte la mia abitazione un trasmettitore su un palo. Cosa che la Telecom fa. Ecco il palo.

Ma intanto succede una cosa. Gli ambientalisti di Diamante avevano vinto , proprio, pochi giorni prima una battaglia contro un antenna posta nel centro abitato, che si intravede dietro il Palo. Vedere piazzato quindi un nuovo Palo trasmittente fa credere ad una vendetta della Telecom. Ed allora una mattina ci si mobilita davanti al Palo, bloccando il traffico e chiedendo l'intervento del comune.

A questo punto si scopre che il palo non aveva alcuna autorizzazione e la Telecom è obbligata a rimuoverlo. Quindi senza saperlo, abbiamo fatto fallire l'Operazione grillo, microspie in casa !

_____________________________________________________________

Vignette in diretta

Durante l'udienza del 6 novembre mentre il PM Fiordalisi parlava  e delirava , delirava e parlava , il grilloparlante lo seguiva attentamente e disegnava. Ecco cosa è venuto fuori dalla sua penna piccante

Fiordalisi ha detto che Caruso distribuiva mazze a Napoli durante il Global Forum. E' vero . Difatti era pieno di echimosi .


Lo scoop della giornata di Fiordalisi. Nella notte del 6 novembre ordina alla Digos di Cosenza di perquisire la casa di Campennì sequestrando due agende telefoniche. Nell'agenda ecco trovato il numero criptato di un brigatista di Pisa. Finalmente il cerchio è chiuso . Ecco dimostrato il legame fra il Sud Ribelle e le Brigate Rosse. Peccato che l'avvocato di Campenni, Carlo Petitto smonta tutto. Il numero è di un ragazzo di Cosenza che studia a Pisa e non è criptato. Basta verificare alla Telecom ed ecco il numero !


Secondo il Pm Fiordalisi Mattia avrebbe distrutto mezza Genova.Ma chi conosce Giancarlo ben sa che ciò non può essere avvenuto. L'avvocato Carlo Pettito lo descrive guardando ad un certo punto in cielo !


Secondo il PM Fiordalisi , Santagata avrebbe diretto i Black Blok ! 


Alla fine dell'udienza, alle 17,15 in punto , il Pm Fiordalisi ,crolla e  confessa. "Mi rendo conto di essere inadeguato" sono queste le testuali parole. L'inchiesta evidentemente è troppo grande per lui, e lo ammette ! Avrà fatto un pò di confusione, sono sempre 31 mila pagine , ma " sono senz'altro colpevoli" aggiunge .

Una mente !


27 faldoni per 30.000 pagine di inchiesta, migliaia e migliaia di euro spesi tra intercettazioni ambientali appostamenti,pedinamenti, noleggio attrezzature (microspie microfoni etc..), topi di appartamento specializzati, assoldati per entrare e mirofonare case, automobili, spazi autogestiti ma non sono riusciti ad arrestare il sud che si ribella!

LE DATE E I NUMERI DELLA ROS-INCHIESTA

NOTTE TRA 15 E 16 NOVEMBRE 2002 l'arresto per mano degli agenti ROS che irrompono nelle case dei compagni consegnando 19 provvedimenti di custodia cautelare, sequestrando computer, libri, volantini, oggetti personali, agende telefoniche, e tutto quanto ecciti la loro fantasia paranoide.
In tutto vengono notificati 42 avvisi di di garanzia

DICEMBRE 2002
si tiunisce il tribunale del riesame per l'ordinanza di custodia cautelare

DICEMBRE 2002
la scarcerazione dopo la sentenza del primo riesame il cui tribunale smonta del tutto l'impianto accusatorio

MAGGIO 2003
la cassazione annulla il riesame per un vizio di procedura

OTTOBRE 2003: si riunisce un nuovo tribunale per il
riesame dell'ordinanza di custodia cautelare

NOVEMBRE 2003: la sentenza vede costretti
alla firma quotidiana tre dei 19 compagni
arrestati nel novembre dell'anno precedente

NO ALL'OBBLIGO DI FIRMA

24 MAGGIO 2004: udienza dal giudice (G.U.P)
per la richiesta di rinvio a giudizio inoltrata dal pm fiordalisi

COMUNICATO DEI 13 ATTIVISTI DEL SUD RIBELLE

L'UDIENZA DAVANTI AL GUP DI COSENZA DIMOSTRA LA CHIARA VOLONTA' DA PARTE DELLA MAGISTRATURA DI PERSEGUIRE IL MOVIMENTO DANDO SPAZIO AL PM ED AL SUO FOLLE TEOREMA ACCUSATORIO. ACCETTATA DAL GUP LA COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, DEL MINISTRO DEGLI INTERNI E DEL MINISTRO DELLA DIFESA. I DANNI ALL'IMMAGINE RICHIESTI DA BERLUSCONI E DALLA SUA BANDA SONO DI 5 MILIONI DI EURO.

A questo gioco a carte coperte la difesa e gli imputati non ci stanno e ricusano il giudice.

LA RICHIESTA DI RICUSAZIONE

TRASCRIZIONE DELLE UDIENZE

DEL 21 OTTOBRE 2005

ESAME DEL TESTIMONE MORTOLA SPARTACO -ESAME DEL TESTIMONE GALDO ROBERTO -
ESAME DEL TESTIMONE DE CHIARA GIOVANNI
[P= Presidente; D= difesa; A= accusa; C= difesa di parte civile; R= teste]
P: [Fa l’appello]
P: Sono presenti i testi : GaLdo e Mortola. Il colonnello De Chiara c’è ? Sentiamo il maresciallo Galdo ?
A: No, sentiamo il dottor Mortola, perché viene da Alessandria.

[Come ieri si discute su un’istanza di rinvio del dibattimento per legittimo impedimento di un avvocato della difesa. La Corte rigetta la richiesta e si procede oltre.]

P: Va bene. Il dottore Mortola !

ESAME DEL TESTIMONE MORTOLA SPARTACO: Viene introdotto il Teste richiesto dal Pubblico Ministero, Signor Mortola Spartaco il quale, avvertito dal Giudice dell'obbligo di dire la verità e delle responsabilità previste dalla Legge Penale per i testimoni falsi o reticenti, invitato, rende la seguente dichiarazione: «Consapevole della responsabilità morale e giuridica che mi assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza». Il Giudice invita il testimone a fornire le proprie generalità. Il testimone risponde: Mortola Spartaco, nato a Parma il 23/04/1959, residente a Genova e attualmente vice questore vicario presso la Questura di Alessandria. Si procede quindi all'esame e al controesame del testimone nel modo che segue:
R: Ho ricoperto l’incarico di dirigente della Digos della Questura di Genova fino ai primi di ottobre dell’anno 2001 ; poi ho chiesto io di essere assegnato ad altro incarico, perché sono stato indagato per fatti relativi appunto al servizio nel G8. Al momento sono stato prosciolto in udienza preliminare da alcune imputazioni nel corso di due procedimenti e sono imputato nel procedimento per la scuola Diaz per i reati di falso e calunnia.
P: E’ un procedimento collegato ?
D: (Nucci) Sì.
P: Lo dobbiamo sentire con il difensore. Lo dobbiamo sentire ai sensi del 210, perché è collegato.
D: (Nucci) Abbiamo anche il decreto che dispone i giudizio se può tornare utile alla Corte.
P: Sì, grazie. Ci ritiriamo un attimo, anche perché dobbiamo reperire un difensore. Allora abbiamo avvisato un difensore, però ci vuole mezzora, intanto possiamo incominciare a sentire un altro testimone. E’ arrivato l’imputato D. C.. Chi chiamiamo Pubblico Ministero ?
A: Il maresciallo Galdo.
P: Prego !

ESAME DEL TESTIMONE GALDO ROBERTO: Viene introdotto il Teste richiesto dal Pubblico Ministero, Signor Galdo Roberto il quale, avvertito dal Giudice dell'obbligo di dire la verità e delle responsabilità previste dalla Legge Penale per i testimoni falsi o reticenti, invitato, rende la seguente dichiarazione: «Consapevole della responsabilità morale e giuridica che mi assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza». Il Giudice invita il testimone a fornire le proprie generalità. Il testimone risponde: Maresciallo Galdo Roberto, nato a Salerno il 23/04/69, in servizio presso la Sezione Anticrimine dei Carabinieri di Catanzaro, all’epoca dei fatti in servizio presso la medesima sezione. Si procede quindi all'esame e al controesame del testimone nel modo che segue: Prego Pubblico Ministero !
A: Maresciallo lei ha effettuato le indagini in questo procedimento fin dall’inizio ?
R: Sì, signore. Io allora, l’attività investigativa è partita da una delega della Signoria Vostra, che in data 20 settembre 2001 ci chiedeva di effettuare una sede di accertamenti, volti all’individuazione, tra l’altro, di un gruppo denominato “Rete Meridionale del Sud Ribelle” e quindi si è costituito subito un gruppo di lavoro e pertanto venivano chiesti i primi accertamenti, tramite Arma, e si veniva a conoscenza che questa Rete Meridionale del Sud Ribelle effettuava praticamente, aveva l’ideologia del... contro la clonazione, contro le, più in generale della globalizzazione e diffondeva le sue idee anche tramite la rete Internet. Pertanto da ulteriori accertamenti si veniva a conoscenza della presenza di un sito dove C. F. pubblicizzava alla fine del sito, dopo una sua biografia, pubblicizzava questa Rete Meridionale del Sud Ribelle, mediante un link, un dirizzo. Ora ulteriori accertamenti sulla persona di C. F. ci permettevano di acclarare che lo stesso, che si identifica nell’omonimo, nato a Diamante il 31/07/50, aveva precedenti per cospirazione politica, mediante accordo in concorso, con sentenza divenuta irrevocabile dalla Corte di Assise di Catanzaro, del 1987. Dunque uniti ad ulteriori accertamenti si rendeva necessario un approfondimento sulla persona del C. F., pertanto, su autorizzazione della Procura, nell’ambito del procedimento 39/97 e 189/01 nel Registro di intercettazioni effettuavamo un’intercettazione ambientale sull’autovettura in uso a C. F. e autorizzata quindi dal 20 settembre 2001 fino alla data dell’arresto degli odierni imputati, fino è vero al 15/11/2002. E in tale contesto venivano praticamente censurate una serie di conversazioni, che di qui a poco vi rappresenterò.
A: Ecco vuole, con il permesso della Corte, individuare queste conversazioni più significative ai fini investigativi ?
D: (Nucci) Presidente c’è opposizione alla domanda, c’è un capitolato ammesso dalla Corte di Assise, che riguarda fatti specifici, il cappello fatto dal teste sul come sono iniziate le indagini, qual è l’attività svolta e tutto quanto il resto penso sia utile a chiunque, ma a questo punto il Pubblico Ministero ha il dovere di concentrare le domande sui punti ammessi.
P: Sì, sui punti ammessi Pubblico Ministero.
A: Vi erano delle conversazioni tra C. F. e A. L. su modelli di manifestazioni ?
D: (Petitto) C’è opposizione alla domanda, è evidentemente suggestiva e per altro è fuori...
A: No, è la prima ammessa...
D: (Petitto) In ogni caso è suggestiva così posta.
P: La prima non è stata ammessa. La sesta sì. Cioè deve rispondere sulla sesta circostanza.
A: Sull’uso della chiave inglese negli scontri...
P: Sulla nona, sulla tredicesima e sulla quinta, limitatamente alla militanza di C. F. in Lotta continua.
A: Però cominciamo da questa militanza di C. F. in Lotta continua.
R: Sì, signore.
A: Che cos’è Lotto continua e...
R: Chiedo l’ausilio un attimo per indicare bene il progressivo. Allora, sì in pratica C. F. già negli anni ottanta, come dicevo prima, era stato tratto in arresto per aver fatto parte di Lotta continua, un movimento dell’estrema sinistra extraparlamentare, denominato Lotta continua Carlo Marx, è un movimento comunque extraparlamentare, violento, nato nel ’69 e prediligeva questo movimento lo scontro di piazza e quindi...
D: (Nucci) C’è opposizione ... (VOCI SOVRAPPOSTE).
P: Sulla ... (PAROLA INDECIFRABILE) non è stata ammessa, solo sulla partecipazione.
D: (Nucci) Poi quello che sarà Lotta continua lo vedremo (PAROLA INDECIFRABILE), se mai sarà necessario.
P: Va bene avvocato.
D: (Nucci) Sociologia non ne accettiamo da...
R: Allora il progressivo di interesse, dove lui fa riferimento a Lotta continua è quindi il 408 del 23/11/2001, dove praticamente lui C. F., si ha un dialogo tra C. F. e la...
D: (Nucci) Chiedo scusa, ci indica cortesemente il Rit, perché cerchiamo di seguirla.
R: 189/01.
D: (Nucci) Grazie.
R: Pertanto si ha un rinserimento di questo movimento, c’è un occasione del figlio di C. F. C. E. che doveva recarsi a Milano da una loro amica “P.”, rimasta non identificata, compagna di Lotta continua e quindi ritorna comunque questo movimento, nel senso come appoggio però il figlio. Ora comunque la sua continua partecipazione con soggetti, che hanno fatto parte di Lotta continua è appurato in un servizio di OCP, di Osservazione Pedinamento e Controllo del 20 ottobre 2002. Nell’occasione avevamo avuto notizia che C. F. doveva effettuare una manifestazione in Diamante a favore di Emergency, per la costruzione di ospedali in Iraq e in Afganistan. E pertanto nell’occasione viene quindi organizzato il servizio e vengono subito, viene reperito il volantino in base agli orari e quindi da un controllo del posto notavamo subito un “tazebao” sul lungomare, dove venivano indicate appunto delle frasi contro Nerone, contro Hitler e più distante nella piazza vi era un tavolo, dove bisognava apporre delle firme per prendere dei volantini, e via era A. L. e una persona identificata quale “M.”, successivamente identificato come S. S., personaggio comunque che risulta per precedenti di Polizia di aver fatto parte in Lotta Continua.
D: (Nucci) Chiedo scusa Presidente, ma il teste mi pare che stia divagando un po’ troppo.
A: No, maresciallo io stesso lo riconduco nell’alveo della domanda. Ecco vuole riferire sul contenuto di questa conversazione in merito appunto alla militanza ?
R: Sì, se... in pratica se vengo autorizzato a...
P: Sì, può consultare gli atti. E’ una telefonata trascritta ?
R: Sì, è una telefonata trascritta.
A: Una conversazione ambientale.
R: Conversazione ambientale.
A: Il Ross ha fatto solo l’intercettazione ambientale.
R: Allora una 408 del 23/11.
P: Maresciallo può sedersi per consultare gli atti.
R: Allora in pratica nel dialogo, lo posso leggere tutto quanto, comunque parte dal... allora parte così C. F. quando uno lavora...
D: (Nucci) Se lo facciamo leggere Presidente mi perdoni, sono già agli atti, giusto per...
P: Sì, sono agli atti, giusto per capire un attimo.
R: Sì, sì, allora C. F. a questo punto...
P: Se non lo legge e fa il riassunto dice che ha fatto il riassunto, insomma faccia un riassunto fedele !
R: E’ questa la frase sola che dice C. F. nell’occasione dice, parla di questa compagna P., dice che vive da sola, questi qui che vive con la madre, ma è una compagna nostra di Lotta continua lo sai da quando ? veniva a Diamante lei quando aveva 20 anni, la conosciamo da tanto tempo e adesso io, per combinazione, hai visto certe volte mantenere i rapporti che vuol dire... –
D: (Petitto) Presidente, chiedo scusa, siccome c’è un problema di fedeltà, parliamo di amplificazione audio e quant’altro, queste intercettazioni come ovviamente la Corte meglio potrà vedere autonomamente, sono anche imbibite di puntini sospensivi, incomprensibile, forse sarebbe meglio che il teste leggesse, anche perché altrimenti una fase ha un senso...
P: Mettetevi d’accordo con l’Avvocato Nucci.
D: (Petitto) No, perché siccome sta leggendo, allora o fa il riassunto fedele come dice la Corte, dinanzi alla quale siamo tutti...
P: E’ sempre difficile poi la storia riassunta e cose... oppure le legge. Noi le abbiamo agli atti, è chiaro che leggerle è una cosa inutile, perché noi ce l’abbiamo in atti, però per rispondere poi alle domande deve dare per presupposta la conoscenza della circostanza che emerge dalla conversazione, quindi in qualche modo deve fare o la legge o fa un riassunto fedele.
R: Il C. F. è stato arrestato nell’80 per aver fatto parte di Lotta continua, però ecco è proprio il momento di congiunzione è rappresentato da questa sua, questi rapporti comunque con altri compagni di lotta continua.
P: E questo è il dato che emerge dalla conversazione.
A: Sì, basta. Basta così su questo argomento.
P: Va bene.
A: Ecco sull’uso della chiave inglese...
D: (Nucci) No, no, c’è opposizione.
A: E’ stata ammessa la domanda.
D: (Petitto) Ho capito, ma leggendo il capitolato...
P: Ho capito, però non la può formulare così. La circostanza è stata ammessa, però la domanda per come è formulata per iscritto è suggestiva, quindi deve fare una domanda non suggestiva.
A: Nel corso delle indagini da lei effettuate è emerso qualche dato investigativo in merito all’utilizzo di chiavi inglesi ?
D: (Petitto) C’è opposizione alla domanda, è un’altra volta suggestiva.
A: E non lo so come la devo formulare.
D: (Petitto) Non suggestiva.
A: Me la formuli lei, io mi rimetto all’avvocato, non so come... Devo parlare della chiave inglese.
P: Lei ha ascoltato una certa telefonata, diciamo il progressivo perché è indicato nella circostanza.
A: E allora è il progressivo numero 685 del 14/01/2002, 13.31. Tra chi era questa conversazione ?
R: Tra C. F. e C. E. il figlio, nella quale viene fatto diciamo un esempio negli scontri di piazza, che C. F. sostiene di avere sostenuto negli anni settanta e quindi c’era questo uso di questa chiave inglese, che era diventato comunque poi un simbolo, perché con una chiave inglese fu ucciso un noto militante di destra, tale Sergio Ramelli, e quindi con questa chiave inglese venivano pronunciati degli inni...
D: (Petitto) Presidente, chiedo scusa, però non possiamo consentire questa ipertrofia al teste voglio dire.
A: Che cosa ?
D: (Petitto) Dico quest’ipertrofia, cioè parla di Ramelli, siccome non stiamo facendo il processo per Ramelli, siccome C. non risponde... che io non assisto, non risponde dell’omicidio Ramelli, non vi ha mai risposto, vedremo poi nell’80 di che cosa risposte, questa ripeto ipertrofia e tutte queste scorie...
P: Il contenuto della conversazione qual è ?
R: E’ proprio questo, nel senso...
A: Ha già riferito.
D: (Petitto) Maresciallo si parla di Ramelli in quest’intercettazione mi perdoni ? Non sono in sede di...
R: No, si parla di...
D: (Petitto) E quindi lei non può riferire su Ramelli.
R: Si parla della chiave inglese e io stavo cercando di dare una spiegazione, perché se no questa Z36 che cosa...
D: (Petitto) Lei deve dare una spiegazione a quello che ha fatto sotto il profilo dell’investigazione e basta. La storia se la conosciamo, le dico...
P: Avvocato Petitto!
A: E non è che può...
P: Lei non può dirigere l’esame !
D: (Petitto) Chiedo scusa alla Corte.
P: Come sa non lo può dirigere.
D: (Petitto) Chiedo scusa alla Corte.
P: Si può semplicemente opporre.
D: (Petitto) Mi sono opposto. Allora volevo formalizzare l’opposizione in ordine a questo modo di procedere del teste.
P: Riferisca sul contenuto della conversazione.
R: Allora viene fatto riferimento a una chiave inglese da 36, mentre C. sostiene di avere una chiave più piccola, questo nella conversazione, da 27. In effetti in sede di perquisizione e sequestro, effettuato in data 15/11/2002, dell’arresto quindi di C. F., nel suo comodino della stanza da letto veniva rinvenuta una chiave inglese da 27.
P: Va bene, questo è l’accertamento. L’D: (Branda) è arrivato !
A: Ecco, andiamo avanti maresciallo. Mi vuole parlare in merito al progressivo 1033 delle ore 21.14 del 6 luglio 2002 ?
R: Sì, signore, qui viene, si assiste a...
A: Sempre ambientale.
R: Sempre ambientale dell’autovettura. Allora viene, praticamente viene ascoltato un dialogo tra C. F., C. E. e una donna, che è rimasta non identificata. Questa donna fa esatto riferimento al ruolo di S. M., che doveva comprare delle mascherine da portare poi a Genova, delle maschere, delle mascherine, fa riferimento a delle mascherine da portare a Genova, che poi cosa dice non ha fatto perché le ho comprate io. Comunque le avrebbe comprate la donna. E’ importante comunque indicare che S. M. è stato ripreso dalle telecamere Savonarola... D: (Nucci) Lo sappiamo questo, hanno riferito altri testi su questo.
A: No, maresciallo mi segua un attimo, quindi vuole continuare del tenore di questa conversazione e su quanto è emerge...
R: Sì...
A: Mi faccia finire. E su quanto emerge in merito appunto a S. M. in base a questa conversazione ?
R: Lui, praticamente, avrebbe operato unitamente ai Blak bloc. A: Se vuole Presidente, l’autorizza, può sempre consultare.
R: Allora quindi il riferimento è il verbale di trascrizioni quindi del progressivo della telefonata 1033 del 6 luglio del 2002, ore 21.14, avviene tra C. F., una donna con inflessione siciliana, rimasta non identificata, e C. E.. In pratica... lo leggo tutto ? P: No, faccia un riassunto.
R: In pratica si parla ecco, E. parla di questo, viene messo in discussione M. S., perché dice la donna, dice comunque è bellissimo, i cosentini sono eccezionali veramente, ho assistito a scene meravigliose, proprio lì sento come ... (PAROLA INDECIFRABILE) c’era quello coso con la coda, robusto C. dice M. la donna dice M. E. M. S. M. dice la donna doveva portare le mascherine per Genova, alla fine le ho comprate io C. Ah, cioè le mascherine doveva comprare la donna dice doveva comprare le mascherine per Genova, era proprio partito. Allora lui era impazzito, non sapeva che fare e poi dice C. E’ andato a finire con i tedeschi E sempre dice C. è andato a finire con in Blak bloc Quindi, allora rintracciato dice C. rintracciata la sede era entusiasta di questa tedeschi. Mi hanno dato una maschera. Faceva allora questa maschera tedesca e poi dice ride. Mi hanno dato una maschera, hanno assaltato due supermercati, si sono fregati birre ( e poi c’è una risata) non sia mai gli toccavi i Blak bloc. E poi la donna dice M. che persona incredibile però E C. F. dice troppo forte la donna dice è un compagno troppo... Poi ci sono dei disturbi di linea a cade la linea dell’ambientale.
A: Senta ci sono conversazioni ambientali che lei ha ascoltato sull’atteggiamento che avrebbero dovuto avere il C. in ordine a questi vertici ?
R: Sì, signore, in particolare si fa riferimento al progressivo 894 del 04 luglio 2002, tra C. F. e C. E.. In particolare lo, riassumo prima, anzi lo prendo così abbiamo una maggiore indicazione 894. In pratica loro sostengono che in caso il vertice si fosse spostato in altre città avrebbero distrutto pure le altre città, in modo da far sì che i vertici potessero essere svolti sulle montagne, quindi in zone appartate e isolate.
A: Solo questa è la conversazione in cui si parla di distruzione delle città ?
R: Ci sono poi una serie di...
D: (Nucci) Non rientra nel capitolato di questo testimone la circostanza sulla quale sta riferendo e rimanendo sul vago, cioè chiedendo se tra le telefonate che ha ascoltato, senza indicare il progressivo, è inibito alla difesa il controllo per verificare se sono tra le telefonate o le intercettazioni.
P: La domanda è generica, però chiaramente se lui risponde deve indicare la telefonata, in modo che voi la possiate controllare, questo è ovvio.
D: (Petitto) Sì, perché alcune non riusciamo a trovarle per verità.
P: Sì, ma lui non ha ancora risposto.
R: Sì, stavo dicendo. Altri riferimenti riguardo gli scontri sono relativi ai progressivi 2,306 e 2.307, dove si...
D: (Petitto) Presidente, chiedo scusa, non è ammesso su questo, questo teste mi sembra, possiamo verificare ? Non vuole essere un’opposizione, una richiesta di verifica anche all’ufficio di Procura. Dai miei dati, alla luce del provvedimento della Corte non mi pare che debba rispondere su questo.
D: (Nucci) Perché era specificamente indicata come circostanza e non è stata ammessa nell’ordinanza.
P: Qual è la circostanza ?
D: (Nucci) La penultima.
P: Perché è sul significato, ma quello che non... cioè le circostanze non ammesse sono quelle che vertono sul significato o sull’interpretazione di un fatto, di una conversazione eccetera. Sul significato non può deporre, ma il contenuto della intercettazione lo può riferire. La penultima dice sul significato ai fini della ricostruzione, quello non può dire, ma il contenuto della conversazione sì, sul contenuto della conversazione sì.
D: (Petitto) Presidente, mi perdoni, chiedo ovviamente un’interpretazione autentica, ci mancherebbe altro, però mi sembra che il provvedimento della Corte escluda in toto tutte queste altre circostanze, completamente.
P: Il significato, perché sono sul significato.
D: (Petitto) Io leggo Con esclusione di tutte le altre, perché aventi ad oggetto valutazioni degli esiti delle indagini investigative integranti il concetto ... (PAROLA INDECIFRABILE) personale e non inscindibile dal fatto –
P: Oh ! Sulle valutazioni, sul significato non depone, ma sul contenuto, lo abbiamo detto, se la telefonata o la conversazione è trascritta può deporre. Questo è ovvio !
A: Quindi su questa...
P: Le valutazioni non può fare, ma il contenuto lo può riferire. A: Allora nel progressivo ambientale numero 2.307 del 17 ottobre 2002, delle ore 7.46, è censurato un dialogo che avviene tra C. F. e persone che abbiamo indicato come uomo1 e uomo2, in quanto rimasti non identificato. Comunque le parole del F. C., per quanto riguarda l’indicazione, quindi sui fatti di Genova sono i seguenti, C. F. dice Tu pensa noi abbiamo iniziato gli scontri, perché noi piazza De Novi, dove eravamo, dove sono arrivati, dove è arrivato un gruppo grosso dei Blak bloc, sono arrivati i Blak bloc, noi siamo andati subito verso di loro, perché conoscevamo molti di loro, che la notte avevamo dormito... Quindi c’è una ricostruzione del percorso, in pratica del tragitto che ha fatto C. F. e quindi dice piazza De Novi... Allora Sapevamo quello che succedeva venerdì e sabato e noi sapevamo che tentavamo lo sfondamento a piazza De Novi Quindi dice vicino a ( ?) di fatti la Polizia come ha visto che la piazza si è riempita, subito ha fatto... Allora ... di fatto tutti quelli che erano nelle prime file della piazza, io per fortuna in quel momento mi trovavo proprio ai bordi della... vicino a quel famoso cantiere, che è stato attaccato e smantellato e prese le prime sbarre, che si sono prese da un cantiere. Non è vero che sono arrivati armati... quindi la Polizia ci ha caricato e quindi si è preso le mazze, le cose, tutto quello che c’era in questo cantiere edile. I Blak bloc subito hanno preso e hanno assaltato la banca, cioè il Credito, il Credito quello che c’è a Belvedere, come si chiama ? Poi ancora C. F. dice Noi abbiamo preso un furgone dei Carabinieri, che si vede la scena della cosa, là c’ero pure io, in cui i Carabinieri li hanno presi e li hanno cacciati fuori a pedate, li hanno cacciati fuori Quindi continua l’indicazione e poi dice Noi sabato tu devi calcolare che lo spezzone poi che eravamo rimasti noi con i pugliesi, calabresi e i napoletani... E qui c’è il viaggio di ritorno in pratica. Dice noi non c’abbiamo lasciato niente, ci siamo fatti banche, ci siamo fatti supermercati, uh quello che non abbiamo fatto ! A ritorno tu non hai idea, abbiamo assalito pure un sex shop E poi ci sono le persone qua che ridono, altre due persone e poi continua, dice pensa un poco abbiamo distrutto quello che abbiamo trovato, era il segnale capitalista e non c’abbiamo lasciato niente, il sex shop ci siamo fatto (e ride). Quindi ti ho detto, ti ho detto banche a non finire, mamma mia quante ne abbiamo distrutte E quindi poi c’è sta l’altro uomo con incomprensibile. Va bene, poi Notizie era morto Giuliani, era morto un altro ragazzo, a un certo punto erano morte tre persone –
A: Senta per quella che è la sua attività investigativa, è stata nella realtà anche distrutto un sex shop ?
R: Sì, sì, accertamenti in Genova hanno consentito di accertare appunto che era stato distrutto un sex shop con denominazione “Seventin sex shop”, in corso Castaldi. Effettivamente nella via del ritorno al campeggio Re di Puglia, dove C. ha alloggiato nel periodo del G8.
A: E sulla stessa strada erano delle banche ? esistevano banche ? R: Vi era stata la distruzione anche di banche sì. Il riferimento alla Banca del Credito italiano in effetti sede di perquisizione e sequestro. Nel computer di C. F. è stato rinvenuto un documento dove egli dà una descrizione analitica, che vorrei leggere, nell’ingresso nella banca e quindi dove ha portato la sua parte di distruzione. E il riferimento..
D: (Petitto) Ovviamente il teste non può leggere, è un discorso oggetto di un sequestro e acquisito agli atti, eventualmente quindi... non è un’intercettazione è un documento, non è un intercettazione...
P: Ma non è che c’è il divieto di leggere il documento, sta ricostruendo. Sì, ma non c’è il divieto di leggerlo, io credo che sia rilevante in relazione alla telefonata l’accertamento conseguente, il contenuto e l’accertamento e il sequestro di questo documento, di che documento parliamo ?
R: Allora è un documento sequestrato nel computer di C. F., reperito...
D: (Petitto) Chiedo scusa possiamo sapere se il teste ha operato il sequestro ? è lei che ha fatto il sequestro ?
R: Il sequestro è stato operato dai Carabinieri di Diamante.
D: (Petitto) Lei fa parte dei Carabinieri di Diamante, cioè lei materialmente ha fatto questo sequestro ? Questo le sto chiedendo. R: Materialmente sì, perché il sequestro è stato sequestrato il computer di C. F. dai Carabinieri di Diamante e successivamente è stato visionato da noi e dal perito. Allora inizia così Tutte le volte che mi alzo il cappuccio della felpa, arrotolo la sciarpa sulla faccia con sotto una mascherina e indosso gli occhiali lacrimogeni, sento il calore della comunità proletaria e un’energia adrenalinica, che invade tutto il mio corpo, avanzo così con un gruppo di giovani compagni verso il plotone di Carabinieri, fermo a 200 metri da noi. Pochi attimi prima con 20.000 persone eravamo in pizza De Novi, dovevamo muoverci verso la zona rossa, erano le 10.00 del mattino Poi continua così, dice che è partito dal campeggio Re di Puglia e iniziano gli scontri, quindi dice L’adrenalina mi avvolge completamente, si cominciano a divellare i pali stradali, le panchine e qualsiasi oggetto urbano da lanciare contro quella massa tetra, che battendo scudi come i gladiatori avanza verso di noi. Noi continuiamo la nostra azione di disturbo alle istituzioni capitaliste e la banca è nelle nostre mani, pietre e oggetti di ogni genere hanno sfondato le vetrine blindate del potere, le vetrine del potere usuraio cadono a pezzi, mentre da fuori giungono a noi applausi di un migliaio di compagni fuori a vedere la scena. Ora siamo dentro. Quindi alcuni strappano i fili del computer, attraverso gli occhialini vediamo i nostri occhi brillare, è come se tutti ci aspettassero fuori, tamburi e bandiere, applausi. Ora siamo fuori completamente e scappiamo lungo il vialone verso il grande piazzale. Ora anche auto di grossa cilindrata bruciano, ma le strade sono ancora in mano nostra. Né la felicità del risultato mi evita ogni azione di distruzione e di sabotaggio ridonda su di me come segno di colleganza di classe, né l’eventuale rischio mi offende, anzi mi riempie di emozione febbrile come attendendo l’amata, né il dolore dell’avversario mi colpisce Insomma questo è l’atto, come sequestro...
A: Cos’altro è stato sequestrato a casa di C. F. ?
R: Sì.
D: (Petitto) Anche su questo il teste non dovrebbe rispondere.
A: No, è stata ammessa, punto 13.
R: Allora...
D: (Petitto) Chiedo scusa, avevo visto male io.
R: Allora presso l’abitazione di C. F., tra l’altro sono stati sequestrati 29 semi di cannabis indica del peso totale di grammi 0,4, contenuti in una cassettina di legno, posta sul tavolino centrale del soggiorno ; un granello di hashish di grammi 0,4, custodito in un involucro di cellofan e riposto nella medesima cassettina ; una foto di Renato Curcio, che è il fondatore delle Brigate Rosse, con scritta sul retro “Renato Curcio a Diamante 19/03/94”. Poi, come dicevo poc’anzi, nella camera da letto matrimoniale, occupata da C. F., una chiave inglese da 27, marca Beta numero 40, del tipo crom vanadium, rinvenuta nel comodino posto alla sinistra del letto matrimoniale ; una mascherina sagomata per naso bocca, modello ATP 9.200, già utilizzata, recante traccia di colore rosso sulla parte esterna ; occhiali antilacrimogeni marca Pirelli ; maschera antigas per naso bocca, marca Pirelli ; manifesto relativo alla Rete Meridionale del Sud Ribelle, affisso sulla parete ; maschera da travisamento in plastica di colore bianco ; mascherina con filtro per naso bocca, con elastici di colore giallo ; mascherina per naso bocca di colore grigio ; occhiali da sci ; bastone di legno ; asta di colore grigio argento, con garza incendiaria ; poi una bottiglia decorata di forma piramidale, contenente ramoscelli e foglie di cannabis indica. E altri documenti, cartacei...
A: Questa maschera di plastica di cui ha parlato è, vuole descriverla meglio nel colore e nella consistenza ?
R: E’ una mascherina...
A: Se è morbida, rigida ? com’è ?
R: Rigida di colore chiaro, che diciamo non permette di vedere il viso, in quanto prende tutta la faccia insomma, tutto il visto e per permettere il perfetto occultamento della persona che la indossa.
A: Senta cosa è stato sequestrato nell’abitazione di A. L. a Napoli ?
R: Sempre in occasione dell’arresto e quindi della perquisizione e del sequestro presso l’abitazione di A. L. sono, allora sono stati sequestrati in particolare due libri, mi riferisco a un Manuale terrorismo rivoluzione e un altro Blak bloc, cosa pensano le tute nere. Da qui, dallo studio comunque di questi libri già sottolineati, comunque studiati, è emersa anche un’importante indicazione di cosa sono i Blak bloc, in pratica vengono indicati, con quello che poi sono stati sulla piazza, come una...
D: (Nucci) Non è un esperto, cioè gli stiamo facendo valutare un libro regolarmente pubblicato, cioè lo acquisiamo al processo se non c’è agli atti del sequestro, valuterà la Corte di che cosa si tratta.
P: Descrive i Blak bloc.
D: (Petitto) Non è un politologo.
R: Descrive i Blak bloc come strategia, come tattica e quindi è un insieme di anarchici, non dà una definizione comunque unica di quello che si è sempre pensato.
P: Va bene, su questo non può deporre.
A: Sono emerse conversazioni sulle brigate rosse ?
D: (Nucci) C’è opposizione ! Non è assolutamente ammessa come domanda. Indichi il progressivo, così noi abbiamo possibilità di valutare se ci sono intercettazioni ambientali o telefoniche trascritte, che ha valutato il Pubblico Ministero di richiederne la trascrizione, per cui...
P: Ci sono trascrizioni...
R: Trascrizione 1.163.
P: Ma la domanda non è inammissibile. Se ci sono trascrizioni parliamo di intercettazioni in questo senso.
R: Sì, sì, è emerso dall’intercettazione 1.163 del 24 marzo 2002, è un discorso tra C. F. e A. L.. In pratica vengono riproposti, c’è una discussione tra i due comunque sulle brigate rosse e l’indicazione di C. F. è nel rivalutare l’azione delle brigate rosse nel caso del sequestro moro, egli lo definisce un’azione bellissima, la leggiamo la trascrizione E’ un’azione bellissima in quanto sono stati uccisi tutti gli agenti della scorta, senza uccidere in quell’occasione l’onorevole Moro Successivamente lui poi dice che in quanto era titolare al tempo di una libreria di Diamante, la Punto Rosso, e in quell’occasione quando poi si seppe dell’omicidio dell’onorevole Moro e quindi della mobilitazione nazionale di tutta Italia contro le Brigate Rosse lui si astenne, disse insomma piangetevelo voi, non è una, diciamo non prese parte a questa forma di protesta contro le brigate rosse. Comunque anche nel sequestro presso la sua abitazione abbiamo la foto appunto con la dedica di Renato Curcio a C. F. in questi termini, comunque è emerso il rapporto anche con le Brigate Rosse.
A: Sono emerse conversazioni su altri omicidi ?
R: Sì, sempre in questo progressivo e mi riferisco al 1.163 del 24 marzo 2002, vengono fatti riferimenti su azioni fatte dalla Brigate rosse circa l’omicidio del generale... del Giudice D’Urso, che era un magistrato di sorveglianza, direttore degli Istituti di Prevenzione e Pena e che fu sequestrato...
D: (Petitto) Presidente non mi sembra sia ammesso. Io dico non mi sembra umilmente perché io sto controllando sulla mia...
P: Esatto, voi avete ragione, però quello che non è stato ammesso avvocato è stato il significato, cioè la circostanza non viene ammessa perché per come è formulata si parla di interpretazioni, significato, pareri, opinioni eccetera, questo certamente al teste non può essere chiesto, ma la telefonata che è stata trascritta regolarmente, ne abbiamo parlato la volta scorsa, può deporre se è stata trascritta e se è la base di un accertamento successivo, tipo un sequestro, tipo una perquisizione, tipo un accertamento di Polizia Giudiziaria qualsiasi, tipo un’ispezione dei luoghi. Non lo so...
D: (Petitto) Certo. Mi perdoni Presidente, però vorrei osservare che per esempio anche ove vi sia una telefonata, un’intercettazione, una captazione dove si parla dell’omicidio mi pare D’Urso, è del tutto evidente che non ci sono stati accertamenti successivi, per la semplice ragione che non è oggetto di questo processo l’omicidio D’Urso, che mi sembra già sia cosa giudicata in Italia dal punto di vista processuale, per cui non vedo la rilevanza, quindi lo pongo anche sotto il profilo della rilevanza. Se poi comunque ci indica cortesemente la trascrizione e il Rit noi continuiamo a seguirlo.
P: La trascrizione l’ha indicata.
D: (Petitto) No, per il futuro intendo dire, nel senso...
P: L’accertamento non lo so se c’è un accertamento su questa cosa e non lo so.
R: Il progressivo è il 1.163 del 24 marzo 2002, delle ore 18.16 e 40 secondi, della durata di 19 minuti e 27 secondi, dialogo tra C. F. e A. L.. Qui si fa riferimento anche, ecco ad alcune forme di sabotaggio, che devono essere praticamente messe in atto, si fa riferimento ecco a forme di sabotaggio che devono mettere in difficoltà le forze di Polizia, infatti viene fatto riferimento, c’è qua nella trascrizione, al modello Barcellona, cioè in Barcellona nel 2001 si doveva effettuare una manifestazione della Banca Mondiale, dal 24 al 26 giugno 2001, ora non fu più fatta perché un gruppo di manifestanti antiglobal avevano interrotto questa manifestazione e avevano distrutto auto, negozi con analogie che si sono avute poi al G8 di Genova e quindi C. in questo dialogo sostiene, C. F., di dover mettere in atto forme di sabotaggio notturne, con quindi manifestazioni di notte, senza dare preavviso alla Polizia, agli organi competenti. E quindi il riferimento invece come dicevo all’omicidio del, cioè del Giudice D’Urso, al sequestro del Giudice D’Urso e del generale Galbaniggi, sempre nello stesso progressivo ed ambientale, viene fatto riferimento a quest’azione delle Brigate rosse, dove fu sequestrato questo Giudice D’Urso dalle Brigate Rosse, che chiedevano come rivendicazione la chiusura del carcere Dell’Asinara e la liberazione di alcuni compagni detenuti. Ora l’azione fu risolta dai Carabinieri del Gis, guidati funzionalmente dal generale Galbanigi, il quale successivamente fu ucciso.
D: (Nucci) Presidente è evidente che stia debordando. I Gis anni ottanta non fanno parte di questo procedimento e né parla nel...
A: Chiedo scusa fa parte questo di un accertamento, comunque la sua, la ricostruzione di questo...
D: (Nucci) Ma questa è cronaca, storia del paese.
A: Mi faccia finire avvocato ! Questo accertamento fa parte di una ricostruzione investigativa delegata dal mio ufficio al...
R: Perché nel dialogo viene solo fatto riferimento al Giudice D’Urso e al generale Galbanigi e vengono esaltate le azioni delle Brigate Rosse, ovviamente...
D: (Petitto) E’ una valutazione vengono esaltate cioè la rilevanza di questi, veramente non capiamo.
A: Sulla rilevanza non può rispondere il teste, può rispondere il Pubblico Ministero.
D: (Petitto) Sull’esaltazione è una chiosa tutta del teste però e noi ci opponiamo a questo modo di procedere.
R: Ve lo leggo avvocato.
P: Sulle valutazioni vediamo se... sta dicendo di no, leggiamo la trascrizione, vediamo.
R: Allora, C. F. Allora io penso che (incomprensibile) non dovrebbero più fare manifestazioni, cioè un tam tam di voci che dice per protestare contro (incomprensibile) appuntamenti a piazza del Gesù e fai un tam tam di voci, senza avvisare Polizia, senza avvisare niente, senza fare (incomprensibile). Quindi forme... C. Ah, va bene ti devono acchiappare, ti devono pigliare ? cioè delle forme ormai tu le devi anche cambiare, come il fatto di fare delle ronde di telecamere, queste cose qua le deve fare, devi mettere in atto forme di sabotaggio che devono mettere in difficoltà, oppure per esempio fare le manifestazioni di notte, appuntamento a mezzanotte per dire che c’è la strada libera, non c’è nessuno. Devi fare delle forme, hai visto a Barcellona ? La manifestazione, gli scontri sono successi la notte E quindi, per non dilungarmi, quindi poi parla del fatto di Moro e quindi in pratica qua, sempre C. F. nel dialogo dice Con Moro, che era al centro quindi si riferisce alle azioni delle Brigate Rosse, che era al centro, dietro, senza colpirlo e insomma è stata una cosa straordinaria questa. Il giorno dopo manifestazioni in tutta Italia, pure a Diamante lo sai c’era il P.C., allora la D.C., erano tutti quanti a fare le manifestazioni E A. L. E tu dov’eri ? C. Ero a Diamante e facemmo un manifesto in cui dicemmo che noi partecipavamo, piangetevelo voi ! (incomprensibile) ci hanno fatto (incomprensibile), poi 150 (incomprensibile) ci hanno messo, non c’è niente da fare, quando si alza il livello di scontro e ognuno vede si sente colpito anche nel suo benessere, perché è chiaro che chi come P., M. che sono benestanti, è chiaro che hanno paura, loro hanno paura, hanno paura perché siccome vivono di privilegi hanno paura che i loro privilegi possano essere messi in discussione, il loro essere anarchico, essere coso, potrebbe essere messo in discussione, nel senso che c’è una restrizione di leggi, di cose, per cui loro avrebbero paura di andare a fare una riunione tranquillamente, oppure di vedersi la casa perquisita, loro non hanno mai avuto una...
P: Va bene, questa è tutta la trascrizione.
R: E’ questa qua la trascrizione.
D: (Petitto) Questa, parliamo sempre di brogliacci di Polizia Giudiziaria, perché la trascrizione è un po’ difforme, comunque lo vedremo poi dopo.
A: Ha detto che nel corso delle indagini sono emersi che ha appena narrato sui Blak bloc e vi sono altri elementi sui Blak bloc e vi sono altri elementi sui Blak Bloc di cui lei si è occupato durante l’attività investigativa nelle intercettazioni telematiche, che lei ha visionato ?
R: Sì. Allora abbiamo un riferimento al Blak bloc come parte attiva da parte di C. F. sia nel progressivo 691 del 14 gennaio 2002 e nell’indicazione, in una lettera, sequestrata nel suo computer, che adesso mi appresto a indicare. Allora il riferimento al progressivo, allora... Allora vi leggo prima questa, che è un progressivo riferito al, allora il 691 del 14 gennaio 2002, delle ore 20.38 della durata di un minuto e 34 secondi e avviene tra C. F., sempre in auto, l’autovettura di C. F. e C. E. e dice C. No, sono troppo organizzati, a Genova noi siamo stati con loro, tutti i cosi sono stati bravi, che si sono saputi organizzare, le cariche le hanno sapute mantenere, proprio bello, sono proprio bravi, poi lo scontro con le tute bianche, ah dove eravate voi che avete bloccato là ! Ma noi lo abbiamo avuto con loro, io sono andato, sono andato a dividere a loro, ho trovato quello stronzo di G. della cosa E chi ? – Gi. quello del Gramna E dice E. Non mi sembra C. Ah, non lo sai ? E’ uno del servizio d’ordine che fa karatè quindi C. dice Siamo scesi da una strada e come ci hanno visti tutti quanti hanno detto “i Blakbloc, i Blakbloc !” invece eravamo noi che stavamo arrivando Quindi abbiamo una maggiore indicazione di C. F. all’interno dei Blak bloc nel progressivo 2306, 2307, un secondo solo...
D: (Petitto) Se ci indica anche il Rit cortesemente, per poterla seguire.
R: Sempre il 189.
D: (Petitto) Sempre il 189, grazie.
R: Allora sequestro di un documento all’interno del computer di C. F. nella cartella E documenti e precisamente lui indica come lettera, ve la leggo, allora...
D: (Petitto) Presidente ma si era parlato di un’ambientale o ho compreso male io ?
R: Sì, anche, è uscito prima questo, io ve li stavo indicando tutti quanti, c’è questo documento che indica...
P: La domanda era ampia, adesso sta cercando i documenti e legge quelli che trova prima.
R: Allora, quindi dice Caro M. il lavoro che ti presento è un libro sotto forma di romanzo, parla degli anni settanta in Calabria e il libro è una prima edizione, è stato pubblicato insieme a Giancarlo Mattia, è una casa editrice dell’84 la Punto Rosso. Ritengo che tale romanzo sia ancora attuale rispetto al dibattito sugli anni settanta, alla luce del movimento antiglobal di fatti dice l’aggancio al vecchio scritto oggi parte dalla mia partecipazione ai fatti di Genova dalla parte dei cattivi, cioè con i Blakbloc. Firmato F. C.. Poi un’altra, quindi siamo, perché faccio riferimento sempre all’indicazione dei Blak bloc e comunque questa è una email pure molto significativa, sequestrata dalla Digos, dove dice inviato da XXXXXXXX@Libero.It, che è l’indirizzo posto sotto controllo da parte della Digos a Movimento, che è un gruppo di persone, è una mail ... (PAROLA INDECIFRABILE) è un gruppo di indirizzi. Ancora con questi Blak bloc, ma vedete che a Genova sono stati più in un Blak bloc a spaccare che i Blak bloc. Io sono partito da piazza dei Novi dove c’erano i Blak bloc che hanno spaccato le vetrine della banca (azione stupenda), ma poi il corteo ha continuato e ha distrutto, nel tentativo di ritorno al campeggio, tutte le banche e tutto quello che gli veniva sotto tiro e non c’era un solo Blak bloc. Ancora su Genova non avete capito... Allora invece volevo prendere quest’ambientale... allora 127. Ecco qua, questa è ancora più significativa. Allora è un dialogo molto lungo...
D: (Branda) E’ un’impressione del teste. Si limiti a leggerci, sta leggendo quello che gli pare, almeno le impressioni...
P: Non sta leggendo quello che gli pare avvocato.
D: (Branda) Nel senso che sta leggendo tutto a braccio.
P: Lui risponde alla domanda del Pubblico Ministero e sta cercando gli atti.
R: Allora è il progressivo 1.127 del 19 marzo 2002, della durata di 48 minuti e 39, quindi leggo. Allora che avviene tra C. F., M. F., A. L., A. M. E viene fatto a un certo punto, dopo un lungo dialogo, riferimento quindi agli scontri di Genova e dice M. F.... C. Niente volevano sapere a Genova se lui era andato, come mai non si era incontrato con me, volevano sapere come ero vestito io a Genova – M. ah ! C. Gli hanno fatto vedere le fotografie, poi hanno voluto sapere, gli hanno fatto dei nomi – M. (incomprensibile) C. I centri qua calabresi – M. Eh ! C. Centri di (incomprensibile) – M. Ma lui glielo ha detto che era nei Blak bloc ? (riferito a C. E.) E dice C. F., ride No, lui era nei disobbedienti pensa un poco – M. No, quelli che hanno arrestato pure ? C. dice Ah, hai capito ? M. (incomprensibile) E C. dice Io ero nei Blak bloc era tutto (incomprensibile) Poi M. dice E senti a me mi volevano chiamare come organizzatore... E poi l’ambientale continua sulla manifestazione. Comunque è agli atti, è questo qui.
A: Senta un’ultima domanda. Lei prima ha parlato di una conversazione sulla, di spostamento della città dei vertici.
R: Sì.
A: Ed era il progressivo 894 del 4 luglio 2002.
R: Sì.
A: Sullo stesso argomento vuole riferire sul progressivo, sull’intercettazione ambientale del 7 agosto 2002, ore 15.22 ?
R: 7 agosto ?
A: Dove si parla delle città, dei vertici governativi internazionali ? Sempre ambientale.
R: Ambientale sì. Non ho capito il riferimento.
A: Non ha importanza, comunque se lo trova subito, se no non è un problema, poi anche dopo... 7 agosto 2002, ore 15.22 auto di C. F..
R: No, non riesco a trovarlo.
A: No, non ha importanza, poi la riservo alla fine a completamento dell’esame.
P: Prego il controesame !
D: (Petitto) Presidente, chiedo scusa, sul controesame delle difese data la messe di spunti introdotti dal teste e al fatto che sia assolutamente rilevante anche la presenza della collega Senese e delle altre, perché ha toccato varie posizioni...
P: No, no, non cominciamo, il controesame di questo teste si fa oggi, altrimenti facciamo tutti controesame alla fine no. Non erano questi gli accordi.
D: (Branda) Presidente noi non ci troviamo...
P: Gli accordi riguardavano il teste dell’altro giorno non questi testi.
D: (Branda) Sì, Presidente però questo è ancora più importante. P: L’avvocato Senese ha espressamente, se volete riprendiamo le frasi che ha detto, ha espressamente detto che non aveva interesse, che aveva il sostituto processuale che avrebbe proceduto al controesame di questi...
D: (Branda) No, Presidente forse non è stata abbastanza chiara, l’avvocato Senese ha detto che lei non aveva interesse all’esame, perché poiché ci sono le trazioni avrebbe fatto poi il controesame, visto che questa sembrava la linea e comunque noi abbiamo...
P: Ha parlato, no, no...
R: Non troviamo anche alcune conversazioni che qui è impossibile.
P: Va bene, ma le ha indicate, le circostanze sono quelle ammesse, le potevate cercare prima. Faccia le domande ! No, no, si fa il controesame avvocato, non possiamo rimanere con tutti questi testi appesi. Prego !
C: (Matarrese) Vorrei tornare un attimo sul progressivo 2306 e 2307 del 17/10/2002, gli spostamenti di C. F. da lui raccontati a non so chi in una intercettazione ambientale. E ci può descrivere, se ci riesce, anche avvalendosi degli atti, il percorso fatto dal C. F. ?
R: Sì, dalla...
C: (Matarrese) In particolare, glielo dico subito, a me interessa il contatto con il camioncino dei Carabinieri.
R: Sì, è indicato, allora in pratica da questi progressivi siamo riusciti a risalire a un percorso che quindi ha indicato il C. F. man mano che si spostava, lui ha indicato di essere partito da piazza Da Novi, quindi dopo un sopralluogo anche su Genova abbiamo visto i vari spostamenti coincidevano.
C: (Matarrese) Anche gli orari siete riusciti a ricostruire ?
R: No, gli orari no, perché è stato effettuato dalla Polizia di Stato, in quanto loro avendo anche i cellulari di alcuni imputati potevano esattamente sapere l’orario e la posizione. No, questo è un racconto che lui ha indicato successivamente e quindi abbiamo però per certa la sua partenza per piazza Paolo Da Novi unitamente ai Blak bloc, da qui lui salendo verso nord è entrato quindi nella banca, il Credito E. Agenzia numero 7 in via Buenosaires, in corso Buenosaires, successivamente, nel proseguire verso nord in via Tolemaide dove è avvenuta la distruzione...
C: (Matarrese) Quando incontra il cantiere di via Torino ? di corso Torino ?
R: Dopo la partenza da piazza Paolo Da Novi, nei pressi...
C: (Matarrese) Quindi prima di incontrare poi la camionetta dei Carabinieri ?
R: Sì... sì.
C: (Matarrese) Cosa dice del cantiere ? Entra nel cantiere o rimane fuori ?
R: Vi rileggo l’indicazione, perché... allora con esattezza... Allora, no lui dice queste testuali parole In quel momento mi trovavo proprio ai bordi della... vicino quel famoso cantiere, che è stato attaccato e smantellato e prese le prime sbarre, che si sono prese da un cantiere, non è vero che sono arrivati armati, che non è arrivato nessuno armato, siamo arrivati tutti che eravamo lì e...
C: (Matarrese) Mi scusi siamo arrivati tutti lui era insieme al blocco del Blak bloc ?
R: Sì, sì, perché è partito con il Blak bloc da piazza Paolo Da Novi siamo arrivati tutti necessariamente è partito con il Blak bloc.
C: (Matarrese) No, no, lei non deve valutare niente.
R: Sì, sì.
C: (Matarrese) Quindi poi c’è l’incontro con la camionetta dei Carabinieri ?
R: Quindi poi la distruzione ... (VOCI SOVRAPPOSTE) dove dice praticamente di avere partecipato noi abbiamo preso un furgone dei Carabinieri, che si vede la scena la vedremo la scena e là c’ero pure io, in cui i Carabinieri li hanno presi e quindi questa distruzione di questo primo...
C: (Matarrese) Voi avete fatto verifiche, ci sono stati dei danni subiti da questa camionetta ? da chi era nella camionetta ?
R: Sì, sì. E’ stato distrutto completamente il furgone dei Carabinieri ed è stato incendiato.
C: (Matarrese) C’era qualcuno a bordo ?
R: C’erano a bordo dei colleghi che nell’immediatezza sono dovuti scappare insomma, rischiando comunque la vita, perché... C: (Matarrese) Quindi erano chiusi nella camionetta ?
R: Erano chiusi sì, soprattutto chi guidava.
C: (Matarrese) Sono state forzate le portiere e sono stati tirati fuori ?
R: Sono state forzate esattamente le porte e...
C: (Matarrese) Va bene, grazie.
P: Prego !
D: (Bonofiglio) Una sola domanda maresciallo. Possiamo ritornare, per favore, alla telefonata del 6 luglio 2002 alle ore 21.14, progressivo numero 1033 ?
R: Sì.
D: (Bonofiglio) E la può riprendere ?
R: Sì.
D: (Bonofiglio) E senta maresciallo può riferire per cortesia alla Corte quante volte viene, è evidenziata la parola ride o ridono  ?
R: Quante volte ?
D: (Bonofiglio) Sì, per favore sì.
R: Sì, uno, due... tre, quattro e cinque ridono –
D: (Bonofiglio) Io ne conto sette.
R: Vediamo, allora... sette sì.
D: (Bonofiglio) Per quello che lei ricorda, avendo partecipato ovviamente all’ascolto di questa telefonata possiamo dire che si trattava di una telefonata da un tono piuttosto scherzoso, quasi di presa in giro ?
R: No, no assolutamente. La risata era riferita sicuramente... D: (Bonofiglio) A cosa era riferita ?
R: Sicuramente al fatto della distruzione, del S. che doveva comprare le mascherine, come anche altre risate ci sono state...
D: (Bonofiglio) E che non le ha comprate le mascherine, chiedo scusa, le mascherine S....
R: Ma è riferito proprio, lui dice qua, cioè l’indicazione che è andato a finire con i tedeschi, cioè le risate erano riferite necessariamente alle azioni fatte con i Blak bloc, sì che S. non ha comprato le mascherine l’ho detto.
D: (Bonofiglio) E’ andato a finire con i Blak bloc dice l’intercettazione ?
: E’ andato a finire con i Blak bloc.
D: (Bonofiglio) E prima di questa frase...
R: C’è una risata.
D: (Bonofiglio) C’è una risata. E successivamente a questa frase un’altra risata ?
R: Sì, sì, ma è proprio il contesto avvocato.
D: (Bonofiglio) E’ un’altra risata, chiedo scusa maresciallo ?
R: Si.
D: (Bonofiglio) Sì.
D: (Bonofiglio) Benissimo, non ho altre domande Giudice .
P: Prego !
D: (Branda) Lei ha parlato prima di un documento sequestrato nel P.C. di F. C., lei sa che cosa fa di lavoro ? qual è il mestiere, qual è la professione di F. C. ?
R: Sì, giornalista.
D: (Branda) E lei sa che questo che lei chiama documento in realtà è un racconto, sa che si trova all’interno ed è contenuto in un libro ?
R: Il racconto della sua storia vissuta.
D: (Branda) Conosce il libro come si chiama ?
R: Il libro è quello che...
D: (Branda) Il libro all’interno del quale...
R: E’ quello che presentava all’amico M., che è indicato poi alla fine lettera, ma è un libro raccontato su storie vere. Lui lo menziona alla fine e lo indica proprio, è un racconto fatto da colui che ha partecipato con i Blak bloc, è un’esperienza di vita vissuta.
D: (Branda) Lei li ha letti gli altri racconti, ha avuto modo di vedere gli altri racconti contenuti all’interno di questa raccolta ?
R: No.
D: (Branda) No. Presidente, io chiedo scusa, il mio controesame sarà un po’ convulso perché per metà non ho ascoltato l’esame, perché purtroppo sono arrivata in ritardo. La maschera, andiamo alla maschera che lei ha, non so forse lei, non lei...
R: Materialmente non l’ho ... (VOCI SOVRAPPOSTE) sequestrata io.
D: (Branda) Sequestrata nell’abitazione di C.. Ci può datare questa maschera, cioè se è maschera di costruzione più o meno del 2000, oppure del 1800, dei primi del 1900 ?
R: No, è recente sicuramente, perché...
D: (Branda) Non è per caso una maschera di quelle utilizzate per dare gli antiparassitari, il cosiddetto verderame ?
R: Ma comunque...
D: (Branda) Ma poiché è sequestrata...
R: Mi scusi penso che comunque sia indifferente nella forma del tra...
D: (Branda) No, questo non lo, questo lo deve decidere la Corte di Assise non lei senz’altro, ci mancherebbe altro.
R: Io non sono competente sulla maschera, io... è stata sequestrata...
D: (Branda) Lei l’ha vista questa maschera ?
R: Sì, sì.
D: (Branda) E me la può descrivere per favore ?
R: E’ una maschera rigida di colore chiaro, con dei buchi sugli occhi e dei buchi per la bocca.
D: (Branda) L’ha vista altre volte in uso ai contadini, in uso a...
R: Sinceramente no.
D: (Branda) No ? L’ha vista altre volte invece in uso ad altri, per esempio partecipanti alle manifestazioni di Genova la stessa maschera ?
R: Le stesse...
D: (Branda) La stessa identica le sto chiedendo.
R: No, se sia identica no.
D: (Branda) Grazie. Per il percorso invece, lei ha letto una telefonata, un’intercettazione di telefonata dove c’è F. C., che sostiene di essere partito da piazza De Novi ?
R: Sì.
D: (Branda) Mi è parso di capire da quella telefonata lunga che lei ha letto che parlasse sempre in terza persona, mi sbaglio ? Cioè voglio dire che dicesse hanno fatto, hanno detto –
R: No, no, lui aveva specificato, ha detto per dire nella distruzione pure del blindato là c’ero pure io.
D: (Branda) Nella distruzione ?
R: Del blindato dei Carabinieri, sostiene, dice là c’ero pure io, quindi non è in terza persona. Siamo partiti, perché non è partito da solo ma unitamente ai suoi compagni. E poi però nella partecipazione diretta delle azioni violente lui dice che era da solo, questo non...
D: (Branda) Che era ?
R: Che era solo. Cioè dice là c’ero pure io. Come nella distruzione che ho detto poc’anzi, che ho letto sul blindato dei Carabinieri, là lui riferisce testuali parole dove dice là c’ero pure io.
D: (Branda) C’ero pure io al momento quando si è verificata questa cosa, oppure dice c’ero pure io che materialmente stavo distruggendo ?
R: Va bene, questo...
D: (Branda) No, io sto chiedendo questo, lei mi deve dire se c’ero pure io e stavo distruggendo oppure...
R: C’ero pure io nella distruzione.
A: E’ una valutazione.
P: ... (VOCE FUORI MICROFONO).
D: (Branda) No, stavo chiedendo eventualmente se ce la può rileggere perché...
P: L’ha letta avvocato, ce l’abbiamo anche agli atti, faccia le domande specifiche.
D: (Branda) E non è tanto semplice.
P: Se ha bisogno di cinque minuti glieli diamo. Vuole cinque minuti avvocato ?
D: (Branda) Sì, magari è meglio. Grazie. Lei è stato a Genova ? R: Sì.
D: (Branda) Durante questi...
R: Non negli scontri, successivamente.
D: (Branda) No, io voglio sapere durante gli scontri non se lei vada in vacanza a Genova per altre cose.
R: No, non per altro no, per accertamenti sempre inerenti al tipo di indagine.
D: (Branda) Ma io sto chiedendo se durante il vertice del G8 lei fosse a Genova, cioè se lei le cose che ci sta raccontando le ha viste con i suoi occhi.
R: Le abbiamo documentate tramite i vari filmati riprodotti.
D: (Branda) Ecco, allora andiamo, io questa l’avrei riservata per dopo, però visto che l’anticipa. Nei filmati lei li ha visti tutti quanti ?
R: Sì.
D: (Branda) Tutti quanti. Le cose che ha raccontato, cioè le cose che ha, le intercettazioni, le cose che si evincono dalle intercettazioni che ha letto lei le ha potute verificare vedendo i video ? cioè lei ha visto F. C. ?
R: Sì.
D: (Branda) Ah, lei ha visto F. C. che assaltava la camionetta dei Carabinieri ? lei ha visto...
P: Avvocato lei faccia la domanda.
D: (Branda) E la sto facendo, però mi sembra che la risposta sia...
P: Una domanda secca e poi aspetti la risposta del teste avvocato.
D: (Branda) Allora lei ha visto F. C. assaltare per esempio la camionetta dei Carabinieri ?
R: No.
D: (Branda) Deve rispondere sì o no !
R: No.
D: (Branda) Lei ha visto F. C. andare ad assaltare il cantiere edile per fornirsi di mazze o di corpi contundenti o quant’altro ? R: No.
D: (Branda) Lei ha visto C. rubare e prendere, distruggere il sex shop ?
R: No.
D: (Branda) Tra l’altro mal localizzato ?
P: Ma non lo ha detto questo avvocato, non ha detto questo. Avvocato ha riferito di una conversazione e poi ha riferito di avere accertato tramite la Polizia o i Carabinieri di Genova, adesso non lo so, che era stato assaltato un sex shop. Non ha detto che...
D: (Branda) Sì, ha detto anche di avere visto i video però Presidente.
P: Sì.
D: (Branda) Io sto facendo una domanda diversa, io sto facendo, sto dicendo se dai video che ha visto tutto quello che ha detto risulta, solo questo ho chiesto, visto che proprio per la giuria... P: Ma non che lo abbia detto lui, perché non lo ha detto.
D: (Branda) No, lui ha detto di non essere stato a Genova e di avere visionato alcuni video.
P: Faccia le domande avvocato, faccia le domande.
D: (Branda) Allora dai video che lei ha visto si vede qualche altra azione di quelle descritte, di quelle che ha desunto ?
R: Di quelle descritte si vedono tutte, non è stato visto però... ve lo dico io C. F....
D: (Branda) Io difendo F. C..
R: C. F. non è...
P: Avvocato però faccia la domanda e aspetti la risposta.
D: (Branda) Sì, ma a me non interessa degli altri, io difendo F. C., a me il teste deve dire se lui ha visto queste cose che c’ha riferito con i suoi occhi, visionando appunto il VHS o qualche altra cosa, questo voglio sapere.
P: Ma le cose che ha detto, cioè la domanda è errata in fatto, perché lui non ha detto di avere visto F. C., lui ha...
D: (Branda) Presidente solo le nostre domande sono errate però ! Abbiamo assistito ad un esame l’altra volta del Pubblico Ministero che era da inorridire eh !
P: Non sono state ammesse le domande inammissibili. Quelle ammissibili sono state ammesse, lo dice la parola stessa.
D: (Branda) Va bene. La foto di Curcio...
P: Lui non lo ha detto, perché lui sta inducendo in errore il teste.
D: (Branda) No, io sto chiedendo se il teste ha visto F. C. mettere in pratica queste azioni.
P: Oh, la domanda...
D: (Branda) E’ cosa diversa, Presidente forse non mi spiego bene. P: Se ha visto dai VHS l’azione compiuta.
D: (Branda) Ha detto già di no mi pare.
P: E ha detto di no.
D: (Branda) Va bene.
P: E ha detto di no, perché non lo ha detto prima.
D: (Branda) Va bene. La foto di Curcio ce la descrive per favore ? che cosa si vede da questa foto ?
R: Che sta dipingendo un murale.
D: (Branda) E chi c’è vicino ?
R: F. C., comunque c’è la dedica, c’è la dedica dietro.
D: (Branda) Che cosa dice questa dedica ? perché non mi risulta sia una dedica, per questo glielo chiedo, se ce la può leggere.
R: C’è una data e adesso non ce l’ho qua la fotografia.
D: (Branda) E la trovi.
R: C’è una data, l’indicazione della foto di Renato Curcio, comunque è riconosciuto.
P: Ma se è in sequestro ce l’abbiamo noi non ce l’ha lui.
D: (Branda) Presidente per la Giuria, dato che ha citato una cosa io vorrei che la giuria capisse di cosa stiamo parlando, qua si sta parlando di 20 anni di omicidi...
P: Allora si calmi un attimo ! Lei ha detto ce la trovi. Se la foto è in sequestro non ce l’ha lui bensì noi.
D: (Branda) No, visto che...
R: Non ce l’ho.
P: E voglio dire e allora la dobbiamo trovare noi la foto non lui, se è in sequestro.
D: (Branda) Ah, quindi non ce l’ha lui la foto ?
P: Se la foto è in sequestro, tutto ciò che è in sequestro ce l’abbiamo noi.
D: (Branda) Allora le risulta per caso che cosa ritrae, ha detto che ritrae il Curcio che sta dipingendo insieme a C., che gli porge dei pennelli mi pare ?
R: No, questo lo sta dicendo lei.
D: (Branda) Allora mi ripeta, perché non me lo ricordo che cosa detto, cosa si vede da questa foto ?
R: Allora le leggo il sequestro, verbale di sequestro della foto. D: (Branda) Non c’è la dedica sul verbale di sequestro, non c’è scritta, non è riportata. Quella che lei chiama dedica, perché poi non è una dedica.
P: Avvocato lei non si può dare la domanda e la risposta, aspetti la risposta. Ha chiesto se c’è una dedica, adesso lui la sta cercando, sta cercando il verbale di sequestro e vediamo qual è la risposta.
R: Allora foto di Renato Curcio con scritta su retro Renato Curcio, Diamante 19/03/04 siglata da C., perché è stata sequestrata e quindi siglata. E comunque è indicato anche nel suo sito, dove lui indica di avere ospitato Renato Curcio in quest’occasione.
D: (Branda) E come mai Renato Curcio era a Diamante in quell’occasione, lei lo sa ?
R: No, non lo so.
D: (Branda) Maresciallo un’altra cosa, a Genova piazza Giusti rispetto per esempio a piazza Sturla dove si trova ?
R: Piazza Stullo ?
D: (Branda) Sturla !
R: E non lo conosco, conosco tutta...
D: (Branda) Invece lo stadio Carlini rispetto al Re di Puglia dove si trova ?
R: Alla parte opposta della città.
D: (Branda) Piazzale Luther King rispetto al Re di Puglia dove si trova ?
R: Piazzale Luther King non lo so, io ho ripercorso i tragitti che...
D: (Branda) Basta, basta, non mi interessa, volevo sapere se aveva un’idea...
A: Ha fatto già la domanda e stava rispondendo, mi oppongo a questo...
R: Io mi sono attenuto alle indicazioni del C. F. nell’ambientale e quindi ho ricostruito in base alle strade e a lui diceva che si trovava nel momento, in quel particolare momento, quindi non conosco tutta la topografia di Genova.
D: (Branda) Però da quello che ho capito, quello, la ricostruzione da voi fatta si basa sulla, su quelle famose telefonate di C., che diceva abbiamo fatto, abbiamo detto, come quando un tifoso dice abbiamo segnato tre gol all’Inter è la stessa cosa più o meno ?
R: No, non è la stessa cosa, perché nell’indicazione della partecipazione.
D: (Branda) L’avete verificato aliunde il percorso che F. C. cita ? Avete altri riscontri esterni rispetto a quello che dice F. parlando abbiamo fatto –
R: Sul posto, effettivamente, non avendo riscontri...
D: (Branda) Lo avete trovato sul posto ?
R: Sul posto effettivamente il percorso che lui cita in sequenza, quindi da piazza Giusti e poi dopo via Buenosaires e le altre, dove si sono verificate le manifestazioni, ha una corrispondenza tra il suo racconto e i fatti che sono accaduti in quella sequenza.
D: (Branda) Sì, ma non sulla presenza però, cioè se avete aliunde elementi per desumere la presenza di F. C..
P: Ha risposto avvocato, ha risposto.
D: (Branda) Va bene Presidente.
P: Faccia un’altra domanda.
D: (Branda) Nessun’altra domanda.
P: Domande ? Avvocato Petitto domande ?
D: (Petitto) Presidente prima di procedere veramente avremmo necessità di una verifica sul CD, che stiamo utilizzando per seguire puntualmente l’ordine delle trascrizioni richiamate dai testi, non abbiamo rinvenuto la trascrizione segnata dal numero 630. Ora prima di dire ovviamente che non vi sia volevamo fare una verifica. In effetti nell’elenco cartaceo, ma solo nell’elenco, nell’indice per così dire, questo 630 risulta essere citata e rubricata.
P: Cioè trascritta vuole dire ? risulta essere trascritta ?
D: (Petitto) Trascritta.
P: Risulta essere trascritta.
D: (Petitto) Trascritta dal perito. Anche se la forma non è estremamente chiara, vorremmo cortesemente chiedere al Pubblico Ministero se può per un istante fornirci l’elenco delle trascrizioni dallo stesso richieste all’atto del conferimento dell’incarico. Solo per fare questa verifica, perché probabilmente manca qualche cosa sul nostro CD.
P: E ma dai nostri elenchi non risulta ? Io l’ho autorizzata a vedere le nostre...
D: (Petitto) ... (VOCE FUORI MICROFONO)... copia dell’indice e c’è da 615640 o qualche cosa di simile, però ripeto sul nostro CD in realtà è stato tratto in copia dalla perizia, riprodotta in forma telematica, come si dice informatica, questa telefonata non riusciamo a trovarla, per cui verifico solo un attimo e vediamo se è oggetto di trascrizione.
P: E’ trascritta avvocato ? ha controllato ?
D: (Petitto) Non sono riuscito a trovarla, ma io non intervengo ... (PAROLA INDECIFRABILE) intercettazioni, quindi ho risolto il problema.
P: Va bene.
D: (Petitto) Maresciallo lei all’inizio, proprio in esordio del suo esame ha detto che avete avuto delega nell’ambito del procedimento 3997/01, intorno al settembre del 2001, dico bene ?
R: La delega è del 20 agosto 2001.
D: (Petitto) 20 agosto. Le chiedo scusa, ha ragione lei in effetti. Ma lei sa in realtà per che cosa era stato iscritto ? cioè a cagione, mi correggo, ha cagione di cosa era partito questo 3997/01 e la data di iscrizione ?
R: Io quello che conosco è la delega, che ve la posso leggere, è qui.
D: (Petitto) La conosciamo, non c’è bisogno, no, no, era molto più semplice il mio dire guardi. Lei sa se questo...
R: Io sono partito nell’indagine, io non conoscevo nulla.
D: (Petitto) Nulla. Quindi lei non sa se questo procedimento è nato alla luce del rinvenimento in Rende di un documento dei Nuclei, dei sedicenti cosiddetti Nuclei di Iniziativa proletaria rivoluzionaria ?

DEL 19 OTTOBRE 2005

ESAME DEL TESTIMONE AIELLO FRANCESCO
ESAME DEL TESTIMONE GIFUNI ANTONIO
ESAME DEL TESTIMONE D’AGOSTINO ROSARIO

[P= Presidente; D= difesa; A= accusa; R= teste]
P: [Fa l’appello]

[Prima dell’inizio del dibattimento si discute su un’istanza di rinvio del dibattimento per legittimo impedimento di un avvocato della difesa. Nonostante la Difesa insiste perché venga dichiarato il legittimo impedimento della collega. La Corte rigetta la richiesta e si procede oltre.]
P: C’era il controesame del teste Aiello.
D: (Senese) Presidente, scusi...
P: Prego.
D: (Senese) Prima che si introduca il teste per il controesame, l’avvocato Senese per i suoi assistiti vorrebbe prospettare una questione di inutilizzabilità in ordine alle dichiarazioni rese nel corso dell’esame da parte dell’Ispettore Aiello e porre una questione metodologica che questo difensore, questa Difesa a nome anche degli avvocati che sostituisce e quindi anche dell’avvocato Saverio Senese, fa presente, in ordine alla testimonianza ammessa rispetto testi indicati nella lista del Pubblico Ministero, che dalla registrazione che è in nostro possesso dell’esame dell’Ispettore si evincono una serie di elementi in equivoci che lasciano indicare ove l’oggetto dell’esame, nonostante i reiterati interventi dell’Ufficio di Presidenza per tentare di contenere la testimonianza nei limiti di legittimità e nel rispetto dell’articolo 194 codice di rito, in più punti non ha rispettato il principio in base al quale la testimonianza deve vertere su fatti determinati e non su impressioni e valutazioni del testimone medesimo. Dico questo perché il teste è stato chiamato sostanzialmente a rispondere in ordine al contenuto di intercettazioni telefoniche di cui avrebbe operato l’ascolto ed in ordine all’analisi di video relativi specificamente alle manifestazioni del 16 e del 17 marzo avvenute a Napoli. Leggo soltanto alcuni passi dell’esame. Il teste si è lasciato andare più volte ad indicazioni in ordine al 16 marzo per esempio, parto dall’inizio dell’esame. “C’era un clima di provocazione, scene molto eloquenti, si viveva un clima di tensione”: In più punti della testimonianza il testimone più che entrare nel merito, secondo me rispettando quello che è il limite imposto dalla Corte di ammettere queste testimonianze solo ove potesse riferire in ordine a spunti investigativi così come insegna ovviamente la Cassazione, se da quegli atti, cioè dalle intercettazioni e dai video il verbalizzante avesse eventualmente tratto riscontri investigativi. Il più dell’esame in realtà non verte affatto su un’attività investigativa relativa all’attività dell’Ispettore Aiello o che rientri in un patrimonio di conoscenza di questo verbalizzante. Cioè, sostanzialmente questo teste vi ha riferito le sue impressioni in ordine ad un video relativo ad un camioncino. Secondo lui, C. farebbe ampi gesti che denoterebbero il dirigere e dare delle direttive, queste sono le parole dell’ispettore. Il fatto che il 16 marzo ci sarebbe un clima di tensione e ci sarebbe stato un lancio di [Parola incomprensibile] a danno dei verbalizzanti e così via. Ora io perché faccio questa questione, Presidente? Perché ovviamente voglio segnalare che secondo noi in più punti dell’esame e temo che questo, stante il capitolato di prova della lista del Pubblico Ministero, è un tema su cui potremmo trovarci ad interloquire per tutto il dibattimento, è chiaro che se dovesse essere considerata utilizza... cioè, la Difesa ha bisogno di comprendere le linee guida della Corte in ordine a questo profilo valutativo che verrà operato poi delle testimonianze perché ammettere domande di questa natura e considerarle utilizzabili, il che secondo noi è assolutamente impossibile, porrebbe la Difesa nella condizione di dover fare dei controesami con telefonate alla mano e video alla mano per contestare punto per punto le impressioni del verbalizzante sul punto specifico. E io voglio soltanto fare un esempio in ordine proprio al [Parola incomprensibile] delle mazze, relativa alla persona di F. C. Il difensore al punto 1 delle consulenze tecniche di parte, alla lista testi, aveva per l’appunto chiesto l’ammissione di un consulente tecnico che aveva fatto una consulenza nel corso delle indagini e depositata al Tribunale del Riesame e cioè il Dottor Claudio Zullo, relativa all’analisi del video perché già nel corso delle indagini l’Accusa assumeva che C. avrebbe fatto dei gesti con le braccia, indicativi di un dare degli ordini. E tuttavia la Difesa dimostrava, nel corso delle indagini preliminari e nel corso dell’udienza del riesame che così non era. Con una consulenza che, vi invito a guardare, è l’ordinanza ammissiva della prova, non è stata ammessa. Non è stata ammessa perché la Corte ha ritenuto inammissibili testimonianze che potessero esprimere elementi valutativi sui video. E però, noi ci troveremmo ora nella situazione di minorata difesa e nella situazione paradossale per cui l’Accusa può, attraverso l’esame dei poliziotti e dei verbalizzanti, introdurre elementi di suggestione e cioè elementi soggettivi di valutazioni di video, mentre la Difesa non può, sulla base delle consulenze, operare una difesa di pari grado e pari livello perché queste consulenze sono state dichiarate inammissibili. E allora, io partendo da questo esame e partendo dal fatto che, per dire, anche la manifestazione del 16 marzo del 2001, noi abbiamo articolato una prova documentale che è stata ammessa, abbiamo chiesto l’acquisizione della videocassetta contenente il TG5 trasmesso il 16 maggio 2002 alle ore 20.00, ho la lettera di trasmissione di Canale 5 ed ho con me la videocassetta che produco materialmente ora perché mi ero riservata di farlo, era presente un mio sostituto quando [Parola incomprensibile] articolato la prova documentale che è stata ammessa. Ho fotografie da cui si evince l’esatto contrario rispetto a quanto sostiene l’ispettore. Allora io vi chiedo di voler dichiarare inutilizzabili le dichiarazioni del teste in ordine a momenti valutativi rispetto a materiali audio e video e a materiale intercettativo e comunque vi chiedo di proiettare in aula, con tempi e modi che questa Corte deciderà, anche eventualmente al termine dell’esame dei testi del Pubblico Ministero, ma vi chiedo comunque di proiettare in aula i video relativi al 16 e al 17 marzo 2001 di cui ho già chiesto l’acquisizione nella illustrazione della prova ed il video del TG5 con lettera di trasmissione che Canale 5 trasmetteva agli avvocati Pisapìa e Senese, quali prova documentale per contrastare diciamo l’impostazione accusatoria sin dalle fasi iniziali del dibattimento perché noi riteniamo che questa metodologia potrà soltanto appesantire un dibattimento che, invece, avendo voi i materiali, potrebbe essere molto più celere e soprattutto non suggestionato, non introducendo elementi che possano suggestionare la Giuria Popolare ovviamente, non i giudici togati che hanno l’esperienza per discernere con neutralità le prove ammissibili da quelle inammissibili, ma è chiaro che questa Difesa deve porre oggi questa questione anche perché se dovesse essere sciolta la riserva in un senso che noi auspichiamo, potremmo anche, con estrema semplicità, delegare per le udienze in cui c’è soltanto un accertamento legato a trascrizione e intercettazione, è chiaro che la Difesa non ha interesse ad operare dei controesami lunghi quando il teste ha solo trascritto delle intercettazioni e non ci può riferire sue impressioni personali e soggettive. In questo senso produco la lettera di Canale 5 ed una fotografia, cioè, una legenda con un’illustrazione prova che io ho depositato all’udienza dell’aprile attraverso l’avvocato D’Addabbo, il 13 aprile duemila...
P: Cioè, solo materialmente non ce l’abbiamo dice lei, perché noi l’abbiamo ammesso, perché nel capitolato di pro...
D: (Senese) L’avete ammesso perché nella... Allora, ora sono più precisa. Allora, la richiesta...
P: Noi abbiamo ammesso tutte le prove documentali della Difesa al 13 aprile.
D: (Senese) La Corte nell’ordinanza...
P: ...ammettiamo tutte le prove documentali.
D: (Senese) Documentali.
P: Materialmente non ce l’abbiamo.
D: (Senese) Non le avete.
P: Oh, ecco, va bene.
D: (Senese) Allora, io produco oggi una fotografia di C. relativa alla manifestazione del 16 marzo 2001 e la lettera di trasmissione della videocassetta relativa al TG5 del 16 maggio 2002. Mentana mandò al telegiornale le immagini di C. vicino a questo fantomatico camioncino con le mazze e, dal telegiornale che è stato proiettato in aula all’udienza di riesame, emerge in maniera in equivoca che C. non dirige assolutamente nulla, ma anzi, il più delle volte litiga con i manifestanti e li allontana dal camion e impedisce che venga effettuata una [Parola incomprensibile] di mazze. Per quanto riguarda le videocassette, avendone io una unica copia, che ho estratto in copia integrale dal fascicolo del Pubblico Ministero, se la Corte acconsente a proiettarle oggi le, se c’è un videoregistratore, le esibisco in visione, altrimenti ne farei fare un duplicato da depositare nei prossimi giorni nella cancelleria della Corte d’Assise. Sono tre videocassette: due del fascicolo del Pubblico Ministero ed una che abbiamo fatto acquisire noi, del TG5 di Mentana.
P: Ci ritiriamo un attimo.
[La Corte si ritira]
P: Avvocato, questa fotografia lei non l’aveva indicata tra le prove documentali.
D: (Senese) [Voce non registrata perché parla lontano dal microfono]
P: E io non l’ho trovata adesso.
D: (Senese) [Voce non registrata perché parla lontano dal microfono]
P: Lei l’aveva indicata?
D: (Senese) [Voce non registrata perché parla lontano dal microfono]
P: I filmati certamente sì, ma la fotografia io non l’ho trovata.
D: (Senese) [Voce non registrata perché parla lontano dal microfono]
P: A meno che non acconsente il Pubblico Ministero, che non ho fatto interloquire prima. Interloquisca su questa questione.
A: Il Pubblico Ministero non si oppone alla produzione di questa fotografia.
D: (Senese) Presidente, comunque c’è una legenda con tutte le prove richieste e c’è... io purtroppo non...
P: La foto io non l’ho trovata. Va be’, comunque non si oppone il Pubblico Ministero e la Corte ne dispone l’acquisizione. Quanto alle cassette le ha già acquisite, perché ha acquisito tutte le prove documentali, quelle di cui all’indice. Quanto al problema metodologico la Corte ribadisce l’ordinanza emessa di ammissione delle prove in cui è scritta anche la metodologia dell’escussione dei testi, quanto alla specifica inutilizzabilità della frase o della parola si riserva all’esito, cioè nella fase deputata alla inutilizzabilità degli atti e delle deposizioni testimoniali.
D: (Senese) [Voce non registrata perché parla lontano dal microfono]
VOCE NON IDENTIFICATA Al microfono! Al microfono!
D: (Senese) [Voce non registrata perché parla lontano dal microfono]
P: Per la visione in aula, si riserva su questo all’esito della escussione dei testi. Avremmo difficoltà in questo momento...
D: (Senese) Scusi, funziona questo microfono?
P: ...anche a reperire gli strumenti per la visione dei filmati, ci dovremo organizzare un attimo.
D: (Senese) Va bene Presidente, faremo un calendario e decideremo ovviamente quando procedere.
P: Sì.
D: (Senese) - Grazie.
VOCE NON IDENTIFICATA Aiello?
P: Sì.

ESAME DEL TESTIMONE AIELLO FRANCESCO: Si procede all'esame e al controesame del testimone nel modo che segue:
P: Aiello, lei è sempre sotto il vincolo del giuramento, dell’impegno. Le ricordo che non può esprimere valutazioni, opinioni per come abbiamo stabilito all’udienza scorsa. Prego, chi inizia il controesame?
VOCE NON IDENTIFICATA [Voce non registrata perché parla lontano dal microfono]
P: Prego, avvocato.
D: (Braida) Buongiorno Ispettore. Branda per i suoi assistiti F. ed E. C. Dal suo esame dell’udienza scorsa abbiamo capito, finalmente, che lei ha in sostanza visionato tutti i video relativi dall’OCSE di Napoli del 16 e 17 marzo del 2001 fino a tutta l’attività relativa invece all’occupazione delle agenzie interinali del 2 luglio del 2001. E’ vero questo?
R: Sì.
D: (Braida) La sua attività, quindi, non è proseguita poi per la fase successiva di Genova, di... di...
R: No, no, ci sono anche...
D: (Braida) C’è stata anche quella.
R: Anche quella c’è stata, ma ripeto, è stato un lavoro di equipe, di gruppo.
D: (Braida) Okay. Allora, per quello che riguarda Napoli, partiamo dal 16 marzo di Napoli, all’OCSE. Lei ricorda, diceva l’altra volta, di aver visto, di aver visionato alcuni video relativi a F. C., L. A. del 16 marzo...
R: Del 16 marzo.
D: (Braida) ...parliamo del Vomero, erano al Vomero, giusto?
R: Sì.
D: (Braida) È giusto questo. E che cosa si vede, se ce lo può ripetere.
R: Allora, si vede L. A. che pone una zucca sulla testa del polizio...
D: (Braida) Sì, questo è successo...
R: Per quanto riguarda F. C. ...
D: (Braida) Questo è successo a Piazza Plebiscito, glielo dico io. Prima di questo nel video è riportata un altro... altre cose sono riportate. Le posso dire che queste cose si sono verificate al...
R: In quella circostanza, ho visionato il video, eh?
D: (Braida) Sì.
R: Di quella quando i manifestanti, in particolare C. F., L. A. e C. F. erano di fronte al cordone di polizia.
D: (Braida) Quindi lei non ha visto quello immediatamente precede... quello che è successo immediatamente prima?
R: Non me lo ricordo.
D: (Braida) Lei non ha visto, per esempio, una sorta di incontro organizzato davanti al McDonald’s, parlo del Vomero.
R: No, no, no.
D: (Braida) Quello che lei dice è un po’ dopo e si riferisce a Piazza Plebiscito.
R: Io quel filmato... se lo rivedessi saprei rispondere su quel filmato che ho visto.
D: (Braida) Per cui non ha visto un banchetto con delle cose messe sopra?
R: Non l’ho visto.
D: (Braida) Non ha visto niente di tutto questo?
R: No.
D: (Braida) Non ha visto neanche una pecora?
R: Non ho visto questo video.
D: (Braida) Neanche una pecora?
R: No, no.
D: (Braida) Neanche una pecora. Va be’, allora andiamo...
R: Ho visto questa parte del video, questo è sicuro.
D: (Braida) Sì, andiamo invece a Piazza Plebiscito. Lei dice che C. e A. sono alla testa di un corteo, alla testa di un qualcosa?
R: Alla testa dei manifestanti che sono lì davanti.
D: (Braida) Cosa tiene C. in mano?
R: Noi l’abbiamo chiamata forse con un termine prettamente dialettale, “frasca”.
D: (Braida) Mi faccia vedere quanto è lunga questa frasca, con le mani, per favore.
R: (Sorride)
P: Va be’, dica la lunghezza senza le mani.
D: (Braida) La lunghezza, sì.
R: Quanto un braccio.
P: Quanto un braccio?
R: Il mio braccio.
P: E quant’è? Ottanta centimetri il suo braccio?
R: Sì, non è un metro, diciamo ottanta centimetri.
P: 80 centimetri.
D: (Braida) E nell’altra mano C. cosa teneva lo ricorda?
R: Non me lo ricordo. Ricordo questo particolare perché...
D: (Braida) Non si ricorda se teneva un peperoncino nell’altra mano?
R: (sorride) no, no.
D: (Braida) Lei ha parlato di lancio di ortaggi. Ci può dire se quest’attività è stata posta in essere dal C. F.?
R: Il C. F., almeno in quel video...
D: (Braida) Parlo del 16.
R: No, no, lui mi pare che ha fatto solo questo gesto di interporre questa “frasca”, questo ramoscello.
D: (Braida) Questa è una sua valutazione e già l’altra volta il Presidente le ha detto che non le era consentita proprio perché è una sua valutazione.
R: Cioè, quello che ho visto le sto dicendo.
P: Ha detto quello che ha visto, avvocato.
D: (Braida) No, l’altra volta l’ha anche ripreso, Presidente.
P: Si è corretto poi su questa...
R: Io mi sono corretto l’altra volta.
D: (Braida) Si è corretto su sua indicazione.
P: Si è corretto dopo ed ha detto che ha visto sollevare questa “frasca” chiamiamola così, fra virgolette.
D: (Braida) Questo ramoscello più che altro.
P: Questo rametto, questo ramoscello.
D: (Braida) Ai fatti del 16 dal filmato che lei ha visionato sa dirmi se c’era C. E.? L’ha visto?
R: No, nei fatti del 16 no.
D: (Braida) No. Andiamo al 17.
R: Sì.
D: (Braida) Dov’è C. F. il 17? Lei lo vede?
R: C. F., se non ricordo male, in quel video è stato visto la ma... no, no, comunque non è stato visto nel video del 17, che io mi ricordi non è stato visto.
D: (Braida) C. E.?
R: No, neanche.
D: (Braida) Neanche. L’occupazione del 2 luglio, cosiddetta occupazione dell’agenzia interinale.
R: Sì.
D: (Braida) Lei ha detto di non aver partecipato al servizio d’ordine.
R: No.
P: A quale città si riferisce?
D: (Braida) A Cosenza. Al 2 luglio, occupazione agenzia interinale. Comunque lei ha detto che C. era presente?
R: Sì.
D: (Braida) Così come pure ha riferito che non si sono verificati episodi di violenza in occasione di quella riunione, chiamiamola così.
P: Non faccia domande ripetitive avvocato, l’ha detto. L’ha detto, ha risposto su questo.
D: (Braida) Se io le dico che da tutti i video che lei ha visionato, che immagino siano stati parecchi, parecchie ore, decine di ore se non addirittura di più, è corretto se io dico che lei non ha visto neanche un attimo di violenza da parte di C. F.? Se dico questo dico bene?
R: Eh...
D: (Braida) Lei deve rispondere sì o no.
R: Sì.
D: (Braida) Non ho nessun’altra domanda. Grazie.
P: Prego. Chi procede?
D: (Senese) Avvocato Senese. È acceso il microfono?
VOCE NON IDENTIFICATA [Voce non registrata perché parla lontano dal microfono]
R: Ispettore, mi scusi, io non la vedo! Sì, prego, la sento.
D: (Senese) Io le volevo chiedere ad integrazione delle domande che le sono state poste, lei per l’appunto ci ha detto che l’attività che lei ha compiuto si è limitata alla visione dei video e, se ho ben compreso, anche all’ascolto di intercettazioni?
R: Sì, è esatto.
P: Già l’ha detto questo.
R: Ci sono molte intercettazioni firmate anche da me.
D: (Senese) E però, mi corregga se sbaglio, io ho trovato un po’ tutte le trascrizioni, in realtà sono telefonate che avete riascoltato alla D.I.G.O.S. di Cosenza, cioè nel verbale l’ufficiale di polizia giudiziaria, appunto quelle che ha operato lei, scrive: “ufficiale di polizia giudiziaria”, e c’è il nome di chi ha riascoltato la telefonata.
R: Sì.
D: (Senese) Quindi sono riascolti di telefonate di cui...
P: Cioè? Vuol dire che non c’è stato un ascolto contemporaneo alla telefonata? Che vuol dire riascolto?
D: (Senese) Sono telefonate intercettate e trasmesse da Napoli, da qui ci arriverò, quindi ascoltate in diretta da altra autorità inquirente e poi trasmesse alla Procura di Cosenza e pertanto ascoltate solo...
P: Diciamo non contemporaneamente alla telefonata o alla conversazione, ma successivamente.
D: (Senese) Esatto.
P: C’è un doppio passaggio, questo vuole dire lei?
D: (Senese) Esatto.
P: Va bene.
D: (Senese) Lo conferma, ispettore?
R: Sì, sì, perché all’acquisizione poi man mano degli altri procedimenti e dell’altro materiale intercettato, che poi è stato trasmesso a noi per il riascolto, appunto è stato fatto il riascolto ovviamente su telefonate che erano già state ascoltate in... sì, sì, comunque lo confermo.
D: (Senese) E voi poi avete operato una trascrizione sommaria di quelle telefonate? Cioè, solo un vostro riassunto di quelle conversazioni?
P: Un brogliaccio? Un brogliaccio riassuntivo?
R: No, alcune sono state, abbiamo riferito di ciò al Pubblico Ministero, siccome erano state trascritte, le abbiamo sentite ed erano scritte abbastanza, come dire...
P: ...per esteso?
R: Erano state trascritte per esteso e quindi erano fedeli diciamo, e al riascolto non abbiamo...
D: (Senese) ...proceduto alla trascrizione.
R: Proceduto alla trascrizione.
D: (Senese) Quindi, due domande, scusi. La prima. Oltre al materiale audio voi avevate già dei brogliacci su cui avete lavorato?
R: C’erano anche dei brogliacci negli atti che sono stati acquisiti. Sì, certamente.
D: (Senese) E quelle, lei ha detto, di cui non ci sembrava soddisfacente... Perché? C’erano delle conversazioni che secondo voi il materiale audio non corrispondeva al brogliaccio?
R: No, erano trascritte. Le abbiamo sentite e poi erano trascritte, rispecchiavano fedelmente quello che abbiamo sentito.
P: Rispecchiavano fedelmente ha detto.
D: (Senese) E perché, allora, ne avete trascritte solo alcune? Lei prima rispondendo alla mia domanda ha detto: “noi la trascrizione sommaria l’abbiamo fatta di quelle che erano abbastanza fedeli. Le altre, l’abbiamo rifatta”. Ci può far capire perché...
P: No, no, forse non ha detto questo.
R: No.
P: Mo’ mi stavo distraendo anch’io.
R: No.
P: Ripeta la risposta, prego.
R: Io ho detto che c’erano molte telefonate di quelle che sono state assunte agli atti poi presi da altri procedimenti e tra cui quello di Napoli, che abbiamo riascoltato e che abbiamo riferito essere... diciamo non abbiamo riferito al Pubblico Ministero e non le abbiamo ulteriormente ritrascritte queste.
P: Non le avete ritrascritte?
R: No.
P: No, non le abbiamo ritrascritte ha detto.
D: (Senese) E quindi perché i verbali recano l’indicazione “trascrizione sommaria”? Quasi tutte le telefonate, sia quelle citate la scorsa volta da lei nel corso del suo esame che quelle depositate al fascicolo del Pubblico Ministero che recano la sua firma, sopra c’è scritto “verbale di trascrizione sommaria”.
R: E si vede che in quel caso è stata fatta, ma io adesso non ricordo precisamente la...
D: (Senese) Ho capito. Senta, si è recato lei personalmente a Napoli a prendere questo materiale?
R: Ci sono andato a Napoli.
D: (Senese) Ci può dire...
R: Ricordo che ci dovrebbe essere una mia relazione agli atti, ho preso due videocassette.
D: (Senese) Ecco, a me questo interessava. Lei ha firmato un’informativa il 18 aprile del 2002 indirizzata al dirigente della D.I.G.O.S. di Cosenza, Dottor Cantafora. Lei è andato a Napoli per materialmente prendere i video relativi alle manifestazioni del 16 e 17 marzo 2001. Ci può dire quando è andato, se ricorda, e quanto tempo si è trattenuto?
R: Non me lo ricordo.
P: E la rilevanza della domanda qual è, avvocato?
D: (Senese) Presidente, che dalla relazione emerge che l’Ispettore Aiello ha visionato i video a Napoli, nella giornata del 17. E quindi, tra il viaggio, mentre è arrivato alla Questura, ha visionato i video e se n'è tornato a Cosenza, questi video di cui noi parliamo vorrei capire quanto tempo li ha visti! Dalla relazione risulta che ha visto i video relativi alle manifestazioni di Napoli dal 15 al 17 marzo 2001. Lui li ha visti a Napoli, presso la Questura di Napoli, D.I.G.O.S., il 17 aprile. Il giorno dopo torna a Cosenza e relaziona.
P: Ma la rilevanza qual è? Che non è fedele la relazione ai video?
D: (Senese) Presidente, se i video vengono visionati per 10 minuti o per mezz’ora credo che abbia una certa rilevanza perché poi c’è l’informativa rispetto agli identificato e tutto, cioè è stato fatto tutto in una contestualità ed io vorrei capire in quanto tempo e secondo quali modalità. Credo che questo sia rilevante ai fini del ricordo poi, perché è chiaro che noi poi eccepiamo una serie di discrasie rispetto ai video.
P: Però i video li abbiamo acquisiti e su questo non ci piove.
D: (Senese) Io volevo far trovar ingresso...
P: Qua vediamo l’attività che lui ha compiuto in relazione ai video e in relazione alle intercettazioni, questa è la deposizione di questo teste.
D: (Senese) Quindi lei conferma, ispettore...
P: L’attività che ha compiuto.
D: (Senese) Lei conferma che si è recato il 17 aprile 2002, a Napoli, e i video relativi al Global Forum di Napoli li ha visionati presso la Questura di Napoli?
R: Se c’è la mia relazione che lo conferma... anche perché comunque è potuta essere anche possibile una cosa del genere perché mi ricordo che in altre occasioni, anche a Genova, è stato sempre visto qualche filmato. E se infatti lei prende quella circostanza del 16, si vedono subito le tre persone che sono state poi riconosciute.
D: (Senese) Sì, ma noi non discutiamo sulla identificazione delle persone, il tema è un altro.
R: È possibile. Se c’è scritto è stato possibile.
D: (Senese) Ho capito. Senta, lei rispetto ai fatti del 16 marzo del 2003 alla Questura, D.I.G.O.S., il 17 aprile 2002 quanti video ha visionato? Lei sa che rispetto alla manifestazione del 16 marzo ci sono tre video differenti? Tre filmati.
R: Guardi, io ho visionato quelle due videocassette che ho preso a Napoli.
D: (Senese) Quanti filmati c’erano rispetto alla manifestazione del 16 marzo?
R: Guardi, adesso le ripeto che non lo ricordo. Ci sono quelle immagini...
D: (Senese) Ricorda che c’erano diversi filmati di riprese in parti differenti della città?
R: Sicuramente sì, ci sono.
D: (Senese) Lei quali ha visionato? Quali e quanti?
R: Guardi, io ho visionato le cassette. Adesso non mi ricordo, a distanza di tre anni e mezzo, quattro anni, quando e quanti. Non mi ricordo.
D: (Senese) Non si ricorda. Ricorda se questi filmati o questo filmato, visto che lei non è in grado di dirci neppure quanti fossero i filmati relativi al 16 marzo, che ha visionato, quanto duravano, la durata, quanto tempo?
R: Il tempo non lo ricordo. Ricordo sicuramente quello del 16 e di quella circostanza di cui io ho fatto menzione nella mia testimonianza.
D: (Senese) Ispettore...
P: Ha risposto. Lui ha visionato quello, ha visionato il filmato, ricorda quel particolare e quello ha riferito.
D: (Senese) Quindi non ricorda né quanti filmati ha visto e né quanto duravano?
R: Ho visto due video [Voci sovrapposte, parole incomprensibili]
D: (Senese) [Voci sovrapposte, parole incomprensibili] degli spezzoni delle manifestazioni ha visto?
P: Ha visto, ribadisce, ha visto due videocassette e non ricorda quanti filmati contenessero le cassette.
D: (Senese) Ricorda se avessero l’audio?
R: L’audio c’era.
D: (Senese) Ricorda delle frasi specifiche?
R: Le frasi che ricordo sono quelle relative al 16 marzo. Quelle del 17, come ho già detto nella...
D: (Senese) Sto parlando del 16 marzo, ispettore.
R: Sì, sì.
D: (Senese) Ricorda che si sentivano frasi del tipo “Armati di carciofi e scolapasta...”
R: Sì, sì.
D: (Senese) “...vengano avanti! Vengano avanti e manifestino anche loro!”
R: Sì, sì.
D: (Senese) Ricorda che i manifestanti avevano degli scolapasta in testa?
R: Questo non me lo ricordo, ma queste parole me le ricordo.
D: (Senese) Quindi ricorda che era un tono agreste diciamo? Di una manifestazione con ragazzi con gli scolapasta in testa?
R: Il tono non lo posso commentare, quindi non...
D: (Senese) No, no, io non le ho chiesto...
R: Se è lei che dice che è agreste, e allora lo riteniamo agreste!
D: (Senese) [Voci sovrapposte, parole incomprensibili] nel senso dell’atmosfera, perché su questo è chiaramente compito nostro riflettere.
P: Però ha detto che anche l’aggettivo non lo può confermare perché mo’ ha imparato come deve rispondere!
R: Dico quello...
D: (Senese) Senta, lei ha visto ed ha sentito F. C., con un tesserino, che diceva: “Signori e signore, mi facciano passare, ho l’accredito!”
R: Sì.
D: (Senese) “Il Ministro mi fa passare e così parlerò”?
R: Sì.
D: (Senese) Lei l’ha sentite queste frasi?
R: Sì.
D: (Senese) Ovviamente era una provocazione perché C. non aveva alcun accredito ad accedere. O vi risultava che avesse un accredito?
R: Lo dice lei che è una provocazione, avvocato!
D: (Senese) Senta, le risulta che Ca. alzando un cavolo che recava in mano, e staccandone una foglia, affermava: “Offriamo un segno di pace!”?
R: Penso che ricordo anche questo.
D: (Senese) Ricorda che C. in modo provocatorio, staccando un’altra foglia di cavolo che aveva in mano, affermava: “Una pericolosissima sassaiola!”?
R: Il modo, le ripeto, non lo...
D: (Senese) La frase, la frase!
R: Sì, la frase sì.
D: (Senese) Quindi il lancio di ortaggi è una foglia di cavolo staccata e buttata a terra con la frase: “Questa è una pericolosissima sassaiola!”?
R: Sì, l’ha detta questa frase.
D: (Senese) Senta, la verdura che lei ha visto, si trattava di un cavolo e di una zucca, quella famosa, che poi L. A. ...
R: Sì.
D: (Senese) Quindi questa era la verdura? Un cavolo che uno imbracciava, dicendo: “Offriamo un segno di pace!” e una zucca in testa?
R: E la zucca con cui A. L. oltraggiava il collega.
D: (Senese) Ho capito. Io ovviamente sull’oltraggiava, Presidente poi valuterete voi anche perché l’oltraggio non esiste più e l’ispettore, forse, che fa [Voci sovrapposte, parole incomprensibili]
P: Non commenti la risposta, avvocato.
D: (Senese) Fatti del 17 marzo. Lei ha detto nella scorsa udienza, nel corso dell’esame del Pubblico Ministero, che C. sarebbe stato alla testa del corteo e poi ha fatto riferimento all’Agenzia Adecco, di Napoli.
R: Sì.
D: (Senese) E che addirittura, nel video, lei ha visto computer buttati a terra.
R: Sì.
D: (Senese) È questo? Lo ricorda?
R: Sì, sì, sì.
D: (Senese) Ora, quando lei ha visionato il video, nel momento in cui la testa del corteo dove c’era anche C., passava, l’Agenzia Adecco veniva assolutamente ignorata, il corteo passava oltre e non c’è nessun assalto all’Agenzia?
R: No, io ricordo che questa circostanza veniva zummata nel video e sicuramente era... accadeva nel momento in cui il corteo era passa... cioè, la testa del corteo era passata.
P: Scusi ispettore, quale circostanza?
R: Durante gli scontri del 17, nella circostanza del 17, cioè voglio dire che quel giorno, ecco...
P: Quel giorno...
R: Durante la manifestazione.
P: Che succedeva?
R: L’Agenzia Adecco veniva in pratica zumma... cioè, gli incidenti che stavano avvenendo lì da parte dei manifestanti che comunque non si riescono a vedere, c’è la zummata, ma molti erano col volto travisato. Quello che si S. sto descrivendo. E ricordo che più o meno avveniva, come spazio dico, al centro del corteo.
D: (Senese) Ecco, questo mi interessa capire.
R: È questo.
D: (Senese) La testa del corteo era passata e l’Agenzia non era stata toccata?
R: Sì, sì, in quelle immagini sì.
D: (Senese) Quindi C. era passato oltre. E se poi, dopo, la coda del corteo ha attaccato l’agenzia, ma nel video si vede che la testa del corteo dove era posizionato F. C. era già passata. È corretto?
R: Sì, sì, non era... Si vedono le immagini ed è così.
D: (Senese) Quindi C. non ha partecipato affatto a questo attacco all’Agenzia Adecco di Via De Pretis. È corretto?
R: Non l’ho mai detto.
D: (Senese) E volevo precisarlo perché i due fatti rimanevano in dubbio nel suo esame. Senta, lei dice di questo famoso camion e fa riferimento alla circostanza che, nel video del 17 marzo, il camion ha la targa occultata. Lei dice testualmente che è lo stesso camion che era stato usato qualche giorno prima, però non ha potuto indicare la da..., su domanda dell’ufficio di Presidenza, più volte non ha indicato la data di quando sarebbe stato qualche giorno prima. E allora io volevo capire...
P: Però la risposta l’ha data. Adesso io non ho la trascrizione, l’ha detto...
R: Era su un video che aveva preso il Pubblico Ministero.
P: Ecco, aveva visionato un altro video, così ha detto. Faccia la domanda.
D: (Senese) No, però non è stato in grado di farci capire quando...
P: Per noi, perché è un po’ difficile non conoscendo gli atti, e poi non abbiamo la trascrizione. Questa è stata la risposta che ha dato avantieri. Faccia la domanda.
D: (Senese) Allora, se la targa del camion era occultata, lei in base a quali elementi di fatto ci dice che era lo stesso camion che ha visto in un altro video che non sa collocare neanche nello spazio e nel tempo?
R: Perché risultava da atti contenuti all’interno del procedimento di Napoli.
D: (Senese) Quali atti? Io conosco il procedimento di Napoli, se mi può dare una mano così lo produciamo.
R: No, non mi ricordo. Ho visionato delle carte, delle cose, ma comunque non ricordo la cosa con esattezza.
D: (Senese) Quindi lei non è assolutamente in grado di fornire un elemento di fatto su questa circostanza della targa e che il camion sarebbe lo stesso di una data imprecisata, precedente?
R: Per adesso no, non ricordo.
D: (Senese) No. Senta, le risulta che il corteo del 17 marzo è stato caricato dalla Polizia?
R: Risulta che ci sono stati scontri fra i manifestanti e le forze dell’ordine.
D: (Senese) E le risulta che ci sono stati molti feriti, che c’è stata una carica molto violenta della Polizia a Piazza Municipio?
R: Le ripeto, non ero a Napoli e di conseguenza non le posso dire se c’è stata una carica della Polizia o ci sono stati scontri. Le posso dire che ci sono stati scontri anche per averlo appreso dalla televisione, dalle cassette che ho visionato.
D: (Senese) Sì, a me interessa non dalla televisione, ma da elementi d’indagine.
R: No, dalle videocassette che ho visionato, quelle che le ho detto prima.
D: (Senese) Senta, ci può dire quando C. era vicino a questo camion che gesti avrebbe fatto? Il gesto di fa... oggettivo che lei ha indicato come dare direttive.
R: Penso che a questo punto, non potendo esprimere delle valutazioni personali, sia più opportuno forse vedere il video.
D: (Senese) Io sono d’accordo con lei.
R: Anche perché io qualsiasi cosa dicessi in merito potrebbe sollevare qualche opposizione.
D: (Senese) Lei mi sembra di grande buonsenso e io sono d’accordissimo con lei. Allora, passiamo al tema delle agenzie di lavoro interinale. Alla scorsa udienza lei ha fatto riferimento ad una lettera di F. C. inviata alle agenzie di lavoro interinale e lei testualmente dice: “In cui le minacciava a chiudere le agenzie”. Ci può dire a quale lettera si riferisce? Avete riscontrato realmente di questa lettera? L’avete sequestrata?
R: Questa lettera è stata oggetto di acquisizione su delega del Pubblico Ministero e poi è stata sub delegata alla D.I.G.O.S. di Genova in occasione del fatto di sentire uno dei responsabili che l’aveva appunto ricevuta.
P: [Voce non registrata perché parla lontano dal microfono]
R: E questo signore che è stato, l’ho detto nella precedente udienza...
P: Sì, l’ha detto.
R: L’ha prodotta in quella sede, con...
D: (Senese) Senta, scusi, quella a cui lei fa riferimento e che è nel fascicolo del Pubblico Ministero non è una lettera, è un comunicato A.N.S.A. E’ quella che si chiama “La rivolta dei cacciaviti” se non sbaglio?
R: No, non era questa.
P: No, credo che sia un’altra cosa.
A: Sì, è un’altra cosa.
D: (Senese) Pubblico Ministero, scusi, non suggerisca al teste! Io so come fare le domande!
P: Ha risposto.
A: Io mi oppongo alla domanda così formulata perché travisa i fatti. I documenti...
D: (Senese) In sede di controesame posso fare domande suggestive! Se posso completare...
P: Sì, però credo che il teste non abbia detto questo la volta scorsa.
R: No, no, no.
P: Ripeto, non ho la trascrizione.
D: (Senese) Ce l’ho io.
P: No, lei non ha la trascrizione.
D: (Senese) Ho la registrazione.
R: No, nessuna rivolta e nessuna cosa. C’è una lettera...
D: (Senese) No, dice...
P: Trovalo il punto, ha detto un’altra cosa.
D: (Senese) “È stata rilevata una lettera inviata da C., è stata rilevata una lettera inviata da C. ...”
R: Ma perché questo...
D: (Senese) Scusi, mi faccia completare.
R: Prego, prego.
D: (Senese) E poi lei ci dà tutti i chiarime... perché io ho interesse a che si chiarisca la verità. “È stata rilevata una lettera inviata da F. C. alle agenzie di Genova che l’invitava, li minacciava a chiudere, le agenzie interinali. Se non mi ricordo male questo era il contenuto di questa lettera.” Allora, io voglio sapere qual è questa lettera in cui C. avrebbe minacciato le agenzie interinali, se l’avete trovata, se l’avete sequestrata, se dai tabulati delle utenze di C. vi è prova di un fax inviato alle agenzie, se avete escusso i titolari delle agenzie di lavoro di Genova per verificare se avessero ricevuto questa lettera, cioè, fateci capire in base a quali elementi di fatto, d’indagine...
R: L’abbia...
D: (Senese) ...noi riteniamo che c’è una lettera di C. alle agenzie interinali.
R: L’abbiamo acquisita attraverso una subdelega inviata a Genova e allegata ad un verbale di sit da parte del testimone che in quel momento rendeva dichiarazioni sul fatto di averla ricevuta.
P: Io anche ricordo questa risposta.
D: (Senese) Ma non c’è la lettera.
P: Forse è una precisazione alla frase che, anche quella ricordo, ha detto il teste.
R: Sì, se poi la si vuole chiamare lettera, no... non...
D: (Senese) Se il Pubblico Ministero è in grado di esibircela così la guardiamo un attimo.
P: Ha parlato di una sit.
A: La lettera è qui.
D: (Senese) Me la fa vedere un attimo?
A: [Voce non registrata perché parla lontano dal microfono]
D: (Senese) Lei non deve interloquire! Mi dà la lettera?
A: È prodotta agli atti della [Parola incomprensibile].
P: Non si ricorda il nome di uno di Genova, dell’agenzia interinale di Genova, questo ha detto.
R: Pastorino.
P: Come si chiama?
R: Un certo Pastorino l’aveva fornita.
P: E lo dica al microfono, forse l’altra volta non l’ha detto.
R: No, non l’ho detto.
P: E come si chiama?
R: Era un certo Pastorino, che era stato sentito dalla Questura di Genova e l’aveva prodotta in quell’occasione.
D: (Senese) Quindi lei si riferisce ad una lettera del 2 luglio 2001, non firmata, cioè Rete No Global Coordinamento Sud Ribelle?
R: Io ho riferito che...
D: (Senese) Scusi un attimo, gliela faccio vedere.
R: No, no, non c’è bisogno, la ricordo benissimo.
D: (Senese) Allora, la lettera che il Pubblico Ministero mostra in visione è una lettera non firmata che ha la dicitura Rete No Global Coordinamento del Sud Ribelle, datata Napoli 2 luglio 2001, ed è stata mandata via fax.
R: Sì.
D: (Senese) Non c’è la fotocopia di una busta, è chiaramente un fax.
R: Sì, sì, questa che ha lei in mano, sì.
D: (Senese) Avete fatto accertamenti per capire da dove fosse stata inviata?
R: Allora, ho già detto nella mia scorsa testimonianza che lì è stato rilevato il numero di cellulare di cui è intestatario F. C. ed è a F. C. che, questo lo dice lui in un’intercettazione di una telefonata...
D: (Senese) Ah, ecco, ci siamo arrivati!
R: ...scusate, ho perso il filo!
P: Dunque, ha rilevato dal fax il numero di cellulare di F. C.
R: Il numero di cellulare di F. C.
P: E lo dice lui chi, in un’intercettazione?
R: E lo dice lo stesso C. che una volta che ha inviato la le... hanno inviato la lettera, ha inviato la lettera, non mi ricordo bene, la possiamo andare a trovare, quelli delle agenzie di Genova lo hanno chiamato per chiedergli spiegazioni.
D: (Senese) Allora, mi scusi ispettore, facciamo qualche precisazione. Questo è un fax inviato ai responsabili delle agenzie di lavoro interinali di Napoli.
R: Sì.
D: (Senese) Il numero di cellulare di F. C. non è ovviamente il mittente del fax perché immagino che da un cellulare...
R: Io infatti ho detto: “C’è il cellulare, è un dato di fatto, c’è il cellulare di...”
D: (Senese) Quindi praticamente sotto io leggo la dicitura...
R: Poi ovviamente non faccio delle considerazioni.
D: (Senese) ...è un documento politico. Giusto? È un documento politico dal titolo “L’essere umano non è un cacciavite” quello che dicevo io, la rivolta dei cacciaviti.
R: Non so se è un documento politico, questo me lo sta dicendo lei.
D: (Senese) Lei l’ha mai letta questa lettera?
R: Ha detto che se non avessero provveduto a chiudere le agenzie interinali, avrebbero provveduto loro a murarle, me lo ricordo chiaramente.
D: (Senese) Senta, in calce alla lettera c’è scritto “per informazioni rivolgersi...” e c’è “3XXXXXXXXX”?
R: Sì, sì, sì.
D: (Senese) Per la sua esperienza di inquirente e di investigatore, un signore che vuole fare un reato mette, dice: “per informazioni rivolgersi” e mette il suo numero di cellulare? Per la sua esperienza di inquirente sul territorio, mi faccia capire.
A: Io mi oppongo alla domanda perché non è rilevante.
P: Sì, non è ammissibile la domanda così. Riformulatela.
D: (Senese) Il cellulare di F. C. è stato apposto in calce al documento, “Per informazioni rivolgersi al numero...” E’ corretto?
R: Sì.
P: L’ha detto avvocato, l’ha detto.
D: (Senese) Perfetto, grazie. Torniamo alla telefonata. La telefonata a cui lei ha fatto riferimento, che vi ha consentito di risalire al documento, che è un comunicato A.N.S.A. glielo dico io, inviato poi alla redazione romana di Repubblica, è la telefonata del 2 luglio 2001 delle 19.07 ed è una telefonata da F. C. ad una giornalista di Repubblica. Lo ricorda?
R: Sì, sì.
D: (Senese) Quindi telefona alla stampa, parlando con la Repubblica, con la giornalista Ginori pubblicizza l’iniziativa politica alla giornalista e le chiede di fare l’articolo sul giornale?
R: Guardi, io da quella lettera, o come lo chiama lei, comunicato, quindi tutta l’interpretazione che lei gli dà, io ho visto solo l’intenzione.
P: Non lo può dire.
R: Cioè, adesso non voglio esprimermi...
P: Non lo può dire!
R: Non lo posso dire, scusatemi se ritorno sull’errore perché purtroppo poi... C’è scritto che se non chiudevano le agenzie interinali, le avrebbero murate. Io ho rilevato questa frase che per me è importante dal punto di vista investigativo.
D: (Senese) Senta, scusi, conferma che una telefonata di F. C. in quella... C. rilascia un’intervista ad una giornalista chiedendo di pubblicare, e poi c’è il contenuto di queste cose sul comunicato alle agenzie interinali?
R: Se ce l’ha e c’è scritto, penso di sì, adesso non la ricordo tutta quanta e nei minimi particolari.
D: (Senese) Ricorda che fra C. parla con la giornalista e le chiede appunto di fare un articolo parlando di questa lettera che hanno spedito, non lui, fa riferimento al movimento, alla rete no global, alle agenzie di lavoro interinale, altrimenti provvederanno loro, leggo testualmente, con invasioni pacifiche. Ricorda che nella telefonata, trascritta, si fa riferimento...
R: Se c’è scritto, avvocato, sicuramente è stato detto! Non abbiamo mai avuto alcun cosa di iscrivere cose non vere, se c’è scritto.
D: (Senese) E voi le avete scritte ed io perciò posso farle...
R: Appunto! Se lo può leggere...
D: (Senese) Ricorda che F. Ca. dice alla giornalista che quando c’è stata un’iniziativa all’agenzia di Napoli gli hanno portato pure il caffè perché è stata un’iniziativa pacifica?
R: Se c’è scritto sarà ve...
D: (Senese) Sì, c’è scritto.
R: Sì.
D: (Senese) Ricorda che poi parlano anche di Genova ed il F. C. dice alla giornalista che loro hanno intenzione di non portare armi e che sarà una cosa pacifica: “abbiamo scelto di non usare strumenti di autodifesa attivi e si è deciso di pigliarci le botte e basta”? A Genova.
R: Chiedo scusa, se la...
D: (Senese) È la stessa telefonata, trascritta.
R: Se vuole gliela leggo io. Se la sta leggendo...
P: Sì, va be’, non è rilevante questo modo di...
R: Nei minimi particolari non la ricordo.
P: ...di condurre il controesame.
R: Lei la sta leggendo.
P: Avvocato, la telefonata ce l’abbiamo, parliamo dello [Parola incomprensibile] investigativo. L‘ho fatta andare un po’ avanti, ma parliamo di quello che ha fatto successivamente. La telefonata ce l’abbiamo e chiaramente non può ricordare a memoria tutte le telefonate. Mi pare un modo inutile di andare avanti.
D: (Senese) Senta, in ordine al manuale di autodifesa alla scorsa udienza lei ha dichiarato che da alcune intercettazioni si evincerebbe, se ho capito bene, che il manuale di autodifesa era stato compilato da L. A. e da F. C.. Allora, da quali elementi di fatto lei...
R: Sì, c’era una intercettazione in cui L. A. parlava con un giornalista della A.D.N. Cronos.
D: (Senese) Non c’è nessuna telefonata di L. A. con un giornalista di A.D.N. Cronos.
R: No, io mi ricordo che c’è.
D: (Senese) È una su... è una telefonata di C. con un giornalista di A.D.N. Crono.
R: No, successivamente... cioè, C. dà il nominativo peraltro travisato di L. A., infatti concorda prima, cioè scusate, lo dice prima in un’altra telefonata, gli dice: “Posso dargli il nome tuo?” L. E., la fa chiamare L. E. E le viene chiesto, me la ricordo, le viene chiesto se era stata lei una delle compilatrici del manuale e dice di sì.
P: Va be’, la risposta alla sua domanda in maniera un po’ più articolata è che praticamente...
R: C’era una...
P: ...dalle intercettazioni...
R: Sì, è risultato che fosse una delle compilatrici.
P: ...loro hanno accertato dalle intercettazioni che fosse Ehe, questa è la risposta.
D: (Senese) Scusi Presidente, che L. A.... A me interessa capire F. C.... da quali elementi ha rica... perché io difendo F. C..
P: Però ha risposto, perché sarebbe F. C. la persona...
R: Io mi ricordo che c’era una telefonata. Adesso, ripeto, sono centinaia di telefonate e tutte non me le posso ricordare.
P: Va be’, questa è la sua risposta, ricorda così, poi la verifichiamo la telefonata.
D: (Senese) C’è una telefonata in cui C. dà il numero di L. A.. E questo cosa c’entra con il manuale di autodifesa, mi scusi?
R: Perché poi è il giornalista che chiama la L..
Gli chiede: “Gli posso dare il tuo numero?” E poi è il giornalista che chiama la L.. E questo giornalista gli dice: “Mi ha parlato di te, F.”, queste erano le parole che mi ricordo. Ora, ripeto...
D: (Senese) E da questo voi avete tratto uno spunto investigativo per dedurne che C. avesse redatto il manuale di autodifesa? Dal fatto che aveva dato il numero di telefono?
P: Questa è la sua risposta.
R: Questo è ciò che abbiamo rilevato.
P: Questa è la risposta.
D: (Senese) Le risulta che esiste un manuale che si chiama “Consigli utili agli attivisti dell’antiwef” che è stato realizzato in occasione dell’antivertice di Davos tenuto in Svizzera dal 23 al 28 gennaio 2001, che è identico a questo manuale e che anche presente sul sito internet? Avete fatto ricerche in tal senso?
R: Non l’ho mai visto questo manuale di cui lei mi parla.
D: (Senese) È tra le prove ammesse. Presidente, lo posso mostrare al teste?
P: Come no.
R: Ho visto.
D: (Senese) L’ha visto?
R: Cioè, lo sto vedendo.
P: L’ha mai visto prima?
R: No, no, assolutamente.
P: Non l’ha mai visto prima.
D: (Senese) Quindi non le risultava la circostanza che il cosiddetto manuale di autodife... quello che lei ha qualificato come manuale di autodifesa...
R: Non l’ho qualificato io. Se ha sentito bene la mia testimonianza non l’ho qualificato io.
P: Ha risposto a questo, ha detto che è stato qualificato dagli imputati.
R: Se lei mi dice che l’ho qualificato, io le dico che non sono stato io.
P: Ispettore...
R: Chiedo scusa.
D: (Senese) Allora, mi scusi ispettore, veramente non avevo interesse...
R: No, no, per carità, neanche io!
D: (Senese) Le risulta che il manuale...
P: È un bel ping-pong!
D: (Senese) ...di autodifesa prodotto in atti dall’Accusa è identico al manuale che io le ho mostrato in visione?
R: Allora, guardi, questo qui innanzitu...
D: (Senese) [Voci sovrapposte, parole incomprensibili] precedente di svariati mesi?
P: Ha già risposto! Ha detto che non l’ha mai visto, avvocato!
R: Non solo. Questo è scritto in tedesco, io non lo capisco il tedesco, non potrei dirle...
D: (Senese) E certo, il vertice si è tenuto in Svizzera.
R: Si parla anche...
D: (Senese) Avete fatto accertamenti, qualcuno del suo ufficio, su internet per verificare se questo manuale circolasse in tutta Europa dopo il vertice di Davos?
R: Le ripeto, questo manuale io non l’ho mai visto, è scritto in tedesco, non saprei neanche dove andarlo a cercare.
D: (Senese) Grazie. Presidente, questa è una delle prove ammesse, quindi approfitto per depositarla.
P: Va bene. Ha terminato il controesame?
D: (Senese) Quasi. Pochissime domande, due. Le risulta che ci sono intercettazioni telefoniche in cui F. C. dice chiaramente al suo interlocutore di essere consapevole di essere intercettato?
R: Non mi ricordo al momento.
D: (Senese) Cioè, la telefonata 10 luglio 2003 alle ore 14.30, allegato 163 dell’informativa, la ricorda?
R: Se c’è scritto, ma io non la ricordo.
D: (Senese) In cui C., le dico la frase, chissà la ricorda se l’ha trascritta lei. “Teniamo in testa un’antenna parabolica di 30.000 watt e per cui l’ultimo problema sono le intercettazioni!”
R: Non me la ricordo questa frase.
D: (Senese) Non se lo ricorda. Le risulta che ci sono moltissime intercettazioni, con giornalisti, in cui C. pubblicizza di volta in volta le iniziative politiche che verranno... il percorso proprio politico del movimento anticipando azioni di disobbedienza, manifestazioni, cioè chiede lui ai giornalisti di fare l’articolo su un’iniziativa che verrà fatta?
R: Il fatto che ci siano contatti di C. con i giornalisti risulta agli atti, il contenuto delle telefonate dalle quale lei desume che siano di carattere politico o meno, questo io non glielo posso confermare.
D: (Senese) No, allora non parliamo di desumere.
R: No, visto che...
D: (Senese) Ricorda le telefonate, alcune sono anche da lei trascritte ispettore, in cui C. parla di volta in volta con giornalista Calandra, giornalista Concitato Annino, giornalista...
R: Sì, me li ricordo questi nomi, sì.
D: (Senese) In cui si dice: “fate il pezzo. Noi domani andremo, faremo la manifestazione. Il nostro obiettivo è questo. Faremo azioni di disobbedienza passiva.”
R: Se lei le ha citate, e quindi le ha lette, sicuramente sì, ci sono.
D: (Senese) Lei ora non le ricorda?
R: Non le posso ricordare! Avvocato, mi consenta, sono pagine di informative, centinaia di pagine...
D: (Senese) E lo capisco. Lei ricorda soltanto quelle un po’ negative, ecco! Tutte quelle positive le ha dimenticate!
R: Va be’, ma se lei ricorda quelle positive...
D: (Senese) Grazie, non ho altre domande!
R: [Voci sovrapposte, parole incomprensibili] tutti e due!
P: È un teste del Pubblico Ministero.
D: (Senese) [Voce non registrata perché parla lontano dal microfono]
P: Chi altri...
D: (Bonofiglio) Sì, Presidente, prendo la parola io. Buongiorno ispettore.
R: Buongiorno.
D: (Bonofiglio) Sarò telegrafico. Senta ispettore, lei ricorda per aver visionato, lo ha detto alla precedente udienza, cosa avvenne alle 12.28 del 17 marzo del 2001 quando vi fu...
R: 12.28?
D: (Bonofiglio) Sì, se lo ricorda?
R: Se parla del filmato che...
D: (Bonofiglio) Sì, del filmato, quello che lei ricorda dal filmato.
R: Di un filmato in cui appaiono dietro ad alcuni lastroni di plexiglas, quello dice?
D: (Bonofiglio) La circostanza non è propriamente questa. Questa è precedente.
R: Ummmh...
D: (Bonofiglio) Se vuole rammento io.
R: Sì, sì, sì.
D: (Bonofiglio) Alle 12.28 ricorda se i Carabinieri hanno caricato i manifestanti?
R: Le ripeto, non so se cioè sono state cariche.
D: (Bonofiglio) No, se lo ricorda!
R: No, non c’ero.
D: (Bonofiglio) Per quello che lei ha visto!
P: Ma ha già risposto!
R: Ci sono stati degli scontri.
P: Le cariche, ha detto, non le ha viste. Gli scontri ha visto.
D: (Bonofiglio) No, nello specifi... ecco, andiamo al punto che interessa a noi.
P: Eh.
D: (Bonofiglio) Ricorda se S. si muoveva nella direzione opposta a quella della carica dei Carabinieri?
R: No, io ricordo S. mentre si calava...
D: (Bonofiglio) No, ricorda nello speci...
R: ...la maschera.
D: (Bonofiglio) La maschera è un’altra circostanza.
R: È un’altra circostanza.
D: (Bonofiglio) Sì.
R: Quindi quella non me la ricordo.
D: (Bonofiglio) Nello specifico...
R: Non me la ricordo adesso, non mi viene l’immagine, magari se la vedo...
D: (Bonofiglio) No, no, no...
R: Siccome lei ha fatto uno specifico riferimento, magari se vedo quell’immagine la potrei...
D: (Bonofiglio) No, no, per quello che lei ricorda, ci mancherebbe altro, non voglio ulteriormente...
R: No.
D: (Bonofiglio) Senta, passiamo ad un altro argomento. La riunione del 19 maggio...
R: Sì.
D: (Bonofiglio) Centro Gramna.
R: Sì.
D: (Bonofiglio) Dove si sarebbe fatta questa riunione per costituire la rete...
R: Ah, a proposito.
D: (Bonofiglio) Dica.
R: Prima che magari mi si contesti o meno, perché poi sono andato a vedere quella relazione fatta tra l’altro dal mio collega Gifuni e D., non c’era. Quindi...
D: (Bonofiglio) Ah, ecco, questo volevo dire.
R: No, no, no.
D: (Bonofiglio) Quindi è stato...
R: No, per carità, io non voglio attribuire dei fatti che non sono veri, voglio solo specificare il fatto che comunque come ho già detto nella precedente cosa, essendo molte le attività che sono state fatte per questo tipo di indagine, me le sono andate a vedere, ed era giusto, anche perché quella volta non...
D: (Bonofiglio) Diamo atto della sua [Voci sovrapposte, parole incomprensibili]...
R: Per carità, se era questa la domanda, l’ho anticipata!
D: (Bonofiglio) Era una di queste.
R: Una di queste, va bene.
D: (Bonofiglio) Comunque mi ha anticipato.
R: Per carità.
D: (Bonofiglio) La seconda domanda è se ricorda se a questa riunione venne dato risalto anche sulla stampa, sia...
P: Silenzio! Gli imputati... per piacere non date le spalle alla Corte, e finitela di ridere, che c’è molto poco da ridere in un’aula di udienza!
D: (Bonofiglio) Allora, il giorno...
P: Se la cosa vi diverte molto potete ridere fuori!
D: (Bonofiglio) Se ricorda appunto che di questa riunione la stampa ne ha dato risalto.
R: Sì, sì, sì, glielo posso dire. Il giorno dopo del 19, dopo che si era parlato di Genova.
D: (Bonofiglio) Quindi, chiedo scusa, il 20 maggio [Voci sovrapposte, parole incomprensibili].
R: Il 10 è uscito un articolo sul giornale dove c’era la foto di questa riunione, di questo incontro come lo vogliamo chiamare, e anzi ricordo proprio la foto: c’era un tavolo, si vedeva un tavolo. È una foto apparsa sul Quotidiano.
D: (Bonofiglio) Esatto, sul Quotidiano della Calabria.
R: Sì, sì, sì.
D: (Bonofiglio) Quindi è stato dato risalto a questa riunione?
R: C’è stato un articolo.
D: (Bonofiglio) Sì.
P: Sì, sì, sì.
R: Non so che tipo di... di... di cosa ci sia stata, bisognerebbe leggerla.
D: (Bonofiglio) Ricorda nello specifico se il giorno prima, cioè il 18, non so, per la città erano affissi dei manifesti, qualcosa che comunque notiziasse sulla costituzione di questa riunione?
R: Non me lo ricordo, ho letto la relazione del mio collega che è stato lì ma non...
D: (Bonofiglio) Non lo può escludere?
R: Non lo posso escludere.
D: (Bonofiglio) Nessun’altra domanda, grazie.
VOCE NON IDENTIFICATA [Voce non registrata perché parla lontano dal microfono]
P: Ma vi potete spostare, c’è un’altra sedia, sedetevi più comodi, no?
VOCE NON IDENTIFICATA [Voce non registrata perché parla lontano dal microfono]
P: Prego, avvocato.
D: (Nucci) Ispettore, lei è in servizio presso al D.I.G.O.S. di Cosenza da quando?
R: Dieci anni circa.
D: (Nucci) Per cui ’95?
R: Sì, ’95 ’96.
D: (Nucci) Relativamente ad alcuni degli imputati e mi riferisco a C., D., diciamo i cosentini.
R: Sì.
D: (Nucci) Lei se n'è occupato sin dall’inizio per la sua presenza all’interno dell’Ufficio D.I.G.O.S.?
R: Occupare, sì.
D: (Nucci) Occupato come ufficio D.I.G.O.S., è l’ufficio politico, D. è...
R: Ufficio che segue le manifestazioni, segue l’ordine pubblico, segue tante altre cose.
D: (Nucci) Si è occupato anche del...
R: Definirlo forse ufficio politico mi sembra far risalire a qualcosa di...
P: È insomma un po’ retrò sta dicendo! Vada avanti con le domande.
R: Sì, di passato. Non penso che siamo... comunque è una sua valutazione.
D: (Nucci) No, è proprio D.I.G.O.S. Ce...
R: No, D.I.G.O.S. è Direzione Investigativa...
D: (Nucci) [Voci sovrapposte, parole incomprensibili]
R: Direzione Investigativa Generale ed Operazioni Speciali.
D: (Nucci) Perfetto.
R: In questo c’è un po’ di...
D: (Nucci) Si è occupato anche del Centro Sociale Gramna?
R: Sì, alcune volte sono andato in manifestazioni in cui c’erano dei manifestanti che erano aderenti al Gramna.
D: (Nucci) Dal ’95 in poi, perché ovviamente sui fatti precedenti non può riferire, o al limite vedremo dopo se potrà riferire per averlo conosciuto in base ad atti del suo ufficio, C. e D. erano appartenenti al Centro Sociale Gramna nel senso che frequentavano il Centro Sociale Gramna, le iniziative del Centro Sociale Gramna?
R: C. e D., sì.
D: (Nucci) L’attività del Centro Sociale Gramna. Lei sa come è stato... com’è nato il Centro Sociale Gramna?
R: Guardi, questo non me lo ricordo. Agli atti dell’ufficio avevo letto qualcosa che era a seguito di un’occupazione o pseudotale, non mi ricordo, dell’ex Cinema Italia a seguito del quale...
D: (Nucci) Per cui il millenovecent...
R: Sono cose che io ho appreso, non c’ero e quindi non...
D: (Nucci) Senta, lei ha partecipato alla redazione, è a firma per verità del Dottore Cantafora, ma siccome anche questa informativa è a firma del Dottore Cantafora e poi abbiamo scoperto essere un lavoro a più mani o a più teste, lei ha partecipato anche alla redazione di quella nota che viene identificata come appunto riguardante la storia dell’eversione cosentina dagli anni ’70 fino ad oggi, che il 3 maggio del 2001 è stata inviata alla Questura di Cosenza e alla Procura della Repubblica?
R: Ne ho conoscenza, ma non l’ho redatta, cioè è stata una cosa inviata lì dal dirigente e firmata lì.
D: (Nucci) Per cui lei non ha partecipato alla redazione di questo...
R: No, non è che non ho partecipato. Diciamo si è preso un po’ di materiale delle vecchie cose, in occasione di manifestazioni, penso che si riferisca a questo quel documento, no?
D: (Nucci) Sì.
R: Eh.
D: (Nucci) Se lei ha partecipato io ho interesse a farle delle domande anche per un periodo antecedente alla sua presenza nell’ufficio. Se lei non ha partecipato, ovviamente io vado direttamente sull’informativa che è cosa diversa.
R: Sono a conoscenza di quelle cose, ma non è che ho partecipato a quella...
D: (Nucci) Va bene.
P: A quell’attività.
R: A quell’attività.
D: (Nucci) Perfetto. Sa se D. nello specifico oltre ad essere un appartenente del Centro Sociale Gramna ... Ce n'è una precedente altrimenti... mi sa che sto correndo troppo per evitare di dilungarmi! Riguarda il Centro Sociale Gramna. Sa, dagli atti che magari ha avuto modo di consultare, se ad un certo punto dall’occupazione di due siti abbandonati si è poi passati ad un’assegnazione da parte del Comune di Cosenza, di una struttura?
R: Mi sembra che questo sia avvenuto, sì.
D: (Nucci) È stata costituita...
R: Quella di Caricchio.
D: (Nucci) Sì.
R: Quella dov’è attualmente.
D: (Nucci) L’ex Villaggio del Fanciullo.
R: Sì.
D: (Nucci) Sa se è stata costituita un’associazione e per cui il Comune ha dato materialmente in gestione ad un’associazione quei locali? C’è stata una trattativa con il sindaco?
R: Al momento non mi sovviene.
D: (Nucci) Perfetto.
R: So che comunque gli erano stati dati, quindi può darsi...
D: (Nucci) Perfetto. Senta, sa se D. oltre a partecipare alle attività del Centro Sociale Gramna era inserito nel discorso Ultras da Stadio?
R: Cioè? Inserito in che senso?
D: (Nucci) Che era partecipe di un gruppo che si chiama Nuova Guardia.
R: Io so, per averlo appreso in tempi passati, che aveva avuto, c’erano stati degli scontri in cui lui era stato coinvolto in occasione...

UDIENZA DEL 2 DICEMBRE 2004

[P= Presidente; D= difesa; A= accusa; C=difesa di parte civile; I=imputati]

COSTITUZIONE DELLE PARTI
QUESTIONI PRELIMINARI
DICHIARAZIONI SPONTANEE DELL’IMPUTATO F.S.C.


P: [Fa l’appello]

La parola alle parti per le questioni preliminari.
VOCE NON IDENTIFICATA -. [Voce non registrata perché parla lontano dal microfono]
P: -. Ah, sì! Poiché i nostri tecnici della registrazione non conoscono le vostre voci, ogni volta che parlate dite il vostro nome perché altrimenti non riusciamo a trascrivere. Allora, la costituzione di Parte Civile per la Presidenza del Consiglio Ministri, il Ministero degli Interni, il Ministero della Difesa, rappresentati dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato. L’avvocato dello Stato chi è?
VOCE NON IDENTIFICATA - [Voce non registrata perché parla lontano dal microfono]
P:-. ...Luca Matarese. Prego avvocato.
D: (D’Abbabbo) -. Per F. G. vi è una richiesta di ammissione al gratuito patrocinio a spese dello Stato che vorrei depositare prima del...
VOCE NON IDENTIFICATA -. [Voce non registrata perché parla lontano dal microfono]
P: -. Va bene. Lo potevate fare anche fuori udienza, era uguale,no?
VOCE NON IDENTIFICATA -. [Voce non registrata perché parla lontano dal microfono]
P: -. ...per C. L. e F. G.. Prego avvocato, dica il suo nome.
D: (Branda) -. Avvocato Natalia Branda, difensore di F. ed E. C.
P: -. Sì, prego.
DIFESA: (Branda) -. Relativamente alla costituzione di Parte Civile spiegata dall’avvocato Matarese, Procuratore dello Stato, all’udienza del 24 maggio, noi Le chiediamo l’esclusione ai sensi dell’articolo 80 del codice di procedura penale della Parte Civile medesima poiché non risulta agli atti e né agli allegati prodotti dal Procuratore dello Stato alcun atto deliberativo in tal senso inteso da parte dei legali rappresentanti dei vari Ministeri... [Voce non registrata perché parla lontano dal microfono] ...costituzione del Ministero degli Interni e del Ministero della Difesa oltre che della Presidenza del Consiglio dei Ministri; di tal ché, di fatto noi abbiamo una sorta di autorizzazione che interviene in una relazione. A quale tipo di atto pregresso e necessariamente propedeutico che dovesse poi dare... [Parola incomprensibile] ...all’autorizzazione da parte del Dipartimento degli Affari Giuridici e Legislativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri che alla fine si rivela come una sorta di atto sostanzialmente senza alcun significato proprio perché non riusciamo a catalizzare l’attenzione sulla genesi e sull’iter dell’atto deliberativo sotteso appunto a questa autorizzazione. Noi le produciamo una memoria, anche a nome degli atri colleghi codifensori, alla quale alleghiamo una sentenza della Corte di Cassazione, VI Sezione, che viene ripresa molto di recente e in particolare in data 24 maggio dal Gup presso il Tribunale di Bologna nel processo per l’omicidio Biagi che dichiara addirittura inammissibile per le stesse motivazioni dianzi esposte la Parte Civile... [Parola incomprensibile] ...proprio la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
P: -. Prego, dica il nome avvocato.
DIFESA: (Crisci) -. L’avvocato Crisci, associandosi, come vedrà dalle sottoscrizioni della memoria che l’avvocato Branda porterà, si associa a questa eccezione per la costituzione dell’avvocato dello Stato, specificando appunto che non è un’eccezione rispetto alla delega al Procuratore dello Stato, perché la delega sappiamo bene che è eterna a titolo dello Stato, ma è sulla specificazione, e la scelta del Ministero per il quale si costituiscono e quindi ritiene, questo difensore, che è addirittura carente del tutto la delega specifica che poi dovrebbe giustificare anche le motivazioni per cui si costituisce l’avvocato dello Stato. Poi volevo fare un’altra questione. Siccome stiamo entrando, anche se sono questioni preliminari, in una parte del merito e l’udienza è aperta, chiedere che gli agenti di Polizia ed i funzionari citati come testi non siano presenti in aula. Chiedo al Presidente di comunicare, Voi avete tutte le liste testi, e gli Ufficiali Giudiziari e non che sono presenti in aula devono essere allontanati.
P: -. Certo. Gli ufficiali che devono essere sentiti come testi non possono rimanere in aula durante lo svolgimento del dibattimento.
D: (Crisci) -. Faccio riferimento al Dottor Mortola che è presente in aula e che è da me conosciuto personalmente.
P: -. Sì. È lei?
VOCE NON IDENTIFICATA -. [Voce non registrata perché parla lontano dal microfono]
P: -. Deve stare fuori allora!
VOCE NON IDENTIFICATA -. [Voce non registrata perché parla lontano dal microfono]
P: -. Non dal Palazzo, ma dall’aula sì! Cioè, le persone citate come testimoni devono rimanere, durante il dibattimento, fuori dall’aula! Altre questioni?
D: (Senese) -. Avvocato Annalisa Senese per il verbale nell’interesse dei suoi assistiti di fiducia. Giudice, noi preliminarmente intendiamo riproporre ai sensi dell’articolo 21 del codice di rito una questione di incompetenza territoriale che fu già proposta all’udienza preliminare e rigettata dal GUP di Cosenza. Noi riteniamo infatti che questa Corte di Assise non sia territorialmente competente e, a sostegno di quanto sosteniamo, depositeremo per l’appunto una memoria difensiva a cui da qui a poco mi riporterò. Però, vorrei un attimo illustrare le ragioni di questa eccezione. Il capo a del decreto che dispone il giudizio per quanto concerne i capi di imputazione degli odierni imputati attiene, com’è noto ormai al Presidente ed ai Giudici della Corte d’Assise, ad un’associazione, o meglio, ad una cospirazione mediante associazione finalizzata alla commissione di una serie di reati. In ipotesi accusatoria, gli imputati avrebbero costituito un’associazione per turbare l’esercizio delle funzioni di governo nel corso dei Vertici Internazionali di Napoli del marzo 2001 e di Genova del luglio dello stesso anno. Avrebbero costituito l’associazione con la finalità di effettuare una propaganda sovversiva e avrebbero costituito addirittura un’associazione composta di migliaia di persone e volta a sovvertire violentemente l’ordinamento economico costituito dello Stato. Nella parte descrittiva della contestazione in fatto si fa riferimento addirittura alla esigenza di una propaganda per creare una più vasta associazione di 20.000 persone che avrebbero dovuto, con quelle modalità, sovvertire l’ordinamento economico dello Stato. Ora, prescindendo da qualunque valutazione nel merito della contestazione perché non è questa la sede ed il momento deputato alla valutazione del merito, rimane un dato che secondo noi è essenziale: l’associazione che è contestata agli imputati, Signori Giudici, è un’associazione che opera, in ipotesi accusatoria, sull’intero territorio nazionale dal momento che leggerete nella parte finale del capo a: in Cosenza, Taranto, Napoli e Genova, dal marzo ad ottobre 2001. E d’altra parte gli imputati hanno appartenenze regionali profondamente diverse, tant’è che noi siamo oggi qui da tutta l’Italia, perché Casarini viene dal Veneto, ci sono imputati campani, imputati tarantini e così via. Quindi, nella contestazione, nell’ipotesi accusatoria c’è un’associazione operante sul territorio nazionale:Cosenza, Taranto, Genova, Napoli che dal marzo 2001, per quanto si legge dalla contestazione al capo a, avrebbe operato all’interno del più vasto movimento della “Rete del sud Ribelle” costituita a Cosenza il 19 maggio 2001 e della “Rete No Global” che è appunto questo movimento addirittura internazionale che opera nel mondo e che pertanto, per quanto attiene alla fattispecie in esame, è il profilo nazionale quello che ci interessa e quindi l’ipotesi accusatoria di un’associazione nazionale. Ora, dal momento che il momento genetico della presunta associazione è assolutamente insondabile, lo stesso rappresentante della Pubblica Accusa non è stato in grado di fornire neppure in ipotesi accusatoria quello che dovrebbe essere il momento genetico e costitutivo dell’associazione, è evidente che per radicare la competenza si applica l’articolo 8 del codice di procedura penale e pertanto si deve guardare al luogo ove per primo ha avuto inizio la consumazione del reato. Ora, noi riteniamo che certamente questo luogo non sia Cosenza e questo risulta, Signori Giudici, dalla mera lettura del decreto che dispone il giudizio, perché la lettura integrale delle contestazioni consente senz’altro di evincere che l’assioma accusatorio presuppone e prevede che gli imputati avrebbero agito innanzitutto a marzo 2001, con la condotta di turbativa delle funzioni di governo, avvenuta a Napoli il 17 marzo del 2001. E’ vero che il Pubblico Ministero ha modificato la contestazione rispetto ai capi di imputazione originariamente contenuti e previsti nell’ordinanza di custodia cautelare perché Voi avrete sicuramente, ai fini della valutazione, giudicato cautelare l’ordinanza ai vostri atti. Inizialmente il Pubblico Ministero contestava al capo a, fra i reati satellite, innanzitutto la turbativa, cioè il II comma e l’articolo 289 del codice penale, sostanziale per i fatti di Napoli. Successivamente, poiché la Difesa aveva contestato l’inverosimiglianza di un’associazione che sarebbe stata costituita il 19 maggio 2001 a Cosenza e che già a marzo, a Napoli commetteva reati, il Pubblico Ministero ha modificato il capo di imputazione eliminando dalla contestazione di cui al capo a il reato satellite del 289 capoverso per quanto attiene ai fatti di Napoli ed ha mantenuto la contestazione per quanto riguarda Genova, cioè ha detto che l’associazione avrebbe agito per la prima volta estrinsecando il momento genetico con le condotte tenute a Genova nel luglio 2001. E però, innanzitutto ha mantenuto il reato satellite per i fatti di Napoli e soprattutto, Signori Giudici, all’esito delle udienze di riesame ha modificato l’impostazione accusatoria perché si è reso conto che la “Rete per il Sud Ribelle” non era un’associazione criminalizzabile essendo chiaramente un’associazione costituita in un’assemblea pubblica il 19 maggio 2001 a Cosenza e costituita da forme di partecipazione le più ampie possibili e sicuramente legittime e, resosi conto della debolezza dell’impianto accusatorio e di una contestazione di tal fatta, ha modificato l’imputazione sostenendo che in realtà gli imputati avrebbero fatto parte di una sottoassociazione per così dire “segreta”, una costola della più ampia e legittima associazione della “Rete del Sud Ribelle”. Pertanto, il momento originariamente individuato della costituzione del 19 maggio 2001 della Rete per il Sud Ribelle a Cosenza non trova più alcuna ragione d’essere, è assolutamente fittizio e, mi perdoneranno i Giudici della Corte di Assise, solleva anche dei dubbi sui motivi per i quali oggi noi ci troviamo dinanzi alla Corte di Assise di Cosenza. Cioè, qual è la condotta in fatto o in diritto commessa dagli imputati che consente di radicare la competenza a Cosenza? Allo stato noi abbiamo un’associazione operante sul territorio nazionale all’interno del movimento legittimo della “Rete del Sud Ribelle” e della “Rete No Global” per come si legge dal capo d’imputazione, che avrebbe operato per sovvertire l’ordinamento economico dello Stato. Come avrebbe operato? Agendo a Napoli, a marzo 2001, con i movimenti di piazza che avrebbero turbato l’esercizio delle funzioni di governo e poi agendo a Genova nel luglio del 2001. Quindi... ovviamente noi contestiamo l’esistenza di un’associazione, ma per quanto concerne strettamente la prospettazione giuridica e la competenza, il primo momento sintomatico della genesi di questa associazione in ipotesi accusatoria esistente è Napoli! Cioè il territorio dove si sarebbe realizzata la prima estrinsecazione di un’associazione che di fatto, da una lettura ragionata dei capi di imputazione, emerge secondo l’impostazione accusatoria essere sorta già a marzo 2001 perché ce lo contesta al capo a. Dice: “da marzo 2001 a ottobre 2001”. Quindi, l’inizio della condotta contestata è marzo e, a marzo l’unica condotta estrinsecatasi da parte degli imputati che gli si può addebitare, è la partecipazione alla manifestazione per alcuni degli imputati, cosiddetta “Antiglobal Forum”, che è avvenuta a Napoli il 2001, ma comunque anche se non si volesse condividere questa prospettazione, il primo momento sarebbe comunque Genova! O Napoli o Genova! Non si vede come sia stata radicata la competenza a Cosenza, se è vero che la Cassazione ha reiteratamente ribadito anche di recente che laddove venga contestata un’associazione, sia essa di mafia, sia essa un 416 Bis o un 74 che operi sull’intero territorio nazionale con cellule di appartenenza regionale differente, ed è il nostro caso, si deve guardare... ovviamente per radicare la competenza territoriale, al luogo dove si è consumato per la prima volta, dove ha manifestato la sua operatività e ciò avviene con elementi comunque presuntivi! Ma possono utilizzarsi per la individuazione anche criteri che noi dobbiamo desumere dai reati fine (è la Cassazione della VI Sezione Penale del ’99 del Presidente Troiano). Quindi, attraverso i reati fine noi individuiamo la competenza territoriale. E’ evidente! Altrimenti non sarebbe materialmente possibile. Noi contestiamo questa competenza, siamo ben lieti dell’ospitalità che questa città ci offre, ma ci chiediamo e l’opinione pubblica intera si chiede: “Perché Cosenza?”. E, Signori Giudici, mi perdonerete una parte conclusiva che tecnicamente comunque posso riportare all’articolo 9 del codice di procedura penale. I motivi per i quali noi ci troviamo qui è perché questa indagine è stata fatta anche a Napoli, anche a Genova, perché gli odierni imputati erano iscritti per 270Bis anche a Napoli e prima che a Cosenza! Eppure, la Procura della Repubblica di Napoli per queste stesse condotte ha ritenuto non esistenti gli estremi per procedere per un’associazione sovversiva, tant’è io ho qui con me, la Procura della Repubblica di Napoli ha notificato agli imputati, dopo l’udienza preliminare a Cosenza, l’avviso ai sensi del 415Bis, cioè di chiusura delle indagini preliminari per i fatti del 17 marzo 2001 del “Global Forum di Napoli” contestando solo una resistenza. Io ho qui con me il 415Bis e, pure risulta dagli atti del fascicolo del Pubblico Ministero, che questi imputati erano stati iscritti e l’iscrizione della notizia di reato io l’ho allegata alla mia memoria difensiva perché comunque si applicano le regole suppletive, l’articolo 9, solo ove non si riesca a radicare la competenza attraverso l’articolo 8 e noi riteniamo che ciò si possibile, ma comunque si deve considerare il luogo di iscrizione della notizia di reato e il luogo di iscrizione è Napoli perché la notizia di reato per 270Bis è stata iscritta. La data di Napoli è 26 aprile 2001! Io l’ho allegata e l’ho estratta, la copia, dal fascicolo del Pubblico Ministero, quindi è assolutamente controllabile. Laddove, invece la notizia di reato a Cosenza è stata iscritta il 28 aprile 2001 quindi tre giorni dopo a modello 44, ovviamente e in entrambi i casi, perché inizialmente erano ignoti gli autori del reato e poi si è proceduto all’identificazione. Pertanto io ritengo che innanzitutto la competenza si è radicata senz’altro a Napoli o, in subordine a Genova, perché sono i luoghi ove di fatto si sarebbe concretizzata per la prima volta, all’esterno, l’associazione che viene contestata agli imputati. Comunque, ove questa Corte dovesse ritenere di non condividere l’assunto difensivo, non si può applicare l’articolo 9 dal momento che l’Accusa non ha assolutamente indicato un fatto che consenta di ritenere il momento conclusivo, l’ultima condotta contestata agli imputati, ma anzi, a dire la verità, l’ultima condotta che questa Difesa rinviene dal decreto di citazione a giudizio addirittura è quella relativa alla propaganda sovversiva che, stando sempre all’assioma accusatorio, l’imputata O. V. avrebbe commesso per le finalità del gruppo eversorio il 21 ottobre a San Cesario di Lecce e quindi, leggendo i capi di imputazione e leggendo il decreto che dispone il giudizio manifesto una perplessità: “Perché sradicare la competenza dal Giudice naturale?” Perché, o si applica il comma III dell’articolo 8 e quindi è competente Napoli o, in subordine è competente Genova! Oppure, volendo applicare il primo comma dell’articolo 9 addirittura sarebbe competente la Puglia! Cioè... è paradossale! Quale è la condotta, quali sono gli elementi che consentono di ritenere che Voi siete competenti per questi reati? Capirete che il sospetto è che si sia voluta costruire una competenza territoriale inesistente! E francamente dal momento che esiste un principio che è quello del Giudice naturale ed è fondamentale perché è un principio costituzionalmente garantito che l’imputato sappia prima che inizi il processo quale è l’Autorità Giudiziaria che procederà e perché, e secondo quali criteri si è radicata la competenza, perché questi sono momento di garanzia dell’intera collettività, non solo degli imputati che oggi rispondono di una cospirazione mediante associazione sovversiva! Io Vi chiedo di evitare la genericità in cui è incorso il GUP nell’udienza preliminare che con una motivazione francamente incomprensibile ha sostenuto che l’eccezione di incompetenza sarebbe stata infondata atteso che il reato più grave in contestazione, lettera a della rubrica, risulta perpetrato a Cosenza sia con riferimento al primo atto riconducibile alla ivi asserita associazione illecita ed ivi costituita ed operante, sia con riferimento ad altre condotte ascritte al sodalizio criminoso. Quali?! La Difesa chiede: “Quali sono queste condotte?” Perché siamo oggi venuti da tutt’Italia in questa, per carità, splendida cittadina, a radicare una competenza in un Foro che francamente si dovrebbe occupare di criminalità organizzata, di mafia, di droga che sono i veri problemi che la collettività di questa Regione immagino viva. Quindi io deposito una memoria difensiva e Vi chiedo, con sentenza, di dichiararVi incompetenti e di trasmettere gli atti al Giudice naturale. Ovviamente è stata prospettata all’udienza preliminare e riproposta ai sensi del III comma dell’articolo 21, l’eccezione.
D: (Branda) -. È arrivato S. S., il decreto di contumacia credo debba essere revocato.
P: -. Chi è S.?
D: (Branda) -. S. S..
P: -. Revochiamo la contumacia, l’imputato è presente. Gli altri difensori?
D: (D’Alessandro) -. Allora, avvocato D’Alessandro, difensore di A. L., si associa alle eccezioni dei colleghi che mi hanno appena preceduto e sollevo una questione di competenza funzionale e per materia, anzi ripropongo, perché già ritualmente proposta nell’udienza preliminare, nella seconda data dello svolgimento dell’udienza preliminare, una questione di competenza per materia e per funzione del G.U.P. presso il Tribunale di Cosenza. Essendo evidentemente in presenza di reati di competenza della D.D.A., la lettura dell’articolo 51 comma 3 quater, in questo senso io formulo la mia eccezione, indica che quando si tratta di procedimenti per delitti consumati o tentati con finalità di terrorismo, le funzioni indicate nel comma 1 sono attribuite dal Pubblico Ministero presso la D.D.A., che è quella di Catanzaro. Ne conseguirebbe che il GIP competente dovrà essere evidentemente quello presso la D.D.A. di Catanzaro. A tal fine evidenzio che ad A. L. viene contestato al capo P, l’istigazione a disobbedire alle leggi dell’ordine pubblico, il capo di imputazione si conclude: “...con l’aggravante di aver commesso il fatto per finalità di eversione dell’ordine democratico”. È evidente che si tratta di una fattispecie che rientra nel 51 comma 3 quater e, d’altro canto, la stessa Cassazione con una sentenza che io vi produco, sentenza 17 maggio ’01 numero 571, a proposito dell’autorizzazione alle intercettazioni telefoniche per reati di 416 semplice e non 416Bis o 74 D.P.R. 309/90 dice di abbandonare il criterio rigido della indicazione tassativa riportandosi ad un criterio di offensività del bene giuridico protetto dalla norma. Infatti, leggo brevemente: “Anche in questa sede non può che ribadirsi che l’elaborazione giurisprudenziale di questa Corte di Cassazione ha da tempo abbandonato il rigido aggancio alla nozione di delitti di criminalità organizzata ad ipotesi tassative di reati mediante rinvio a singole fattispecie, facendo invece riferimento ad un criterio teleologico mediante una verifica di assoluta congruità della disciplina. La finalità perseguita dal Legislatore è da individuarsi in una esigenza di tutela della collettività non in funzione della omogeneità delle condotte, ma del tipo di attacco portato ai valori della convivenza civile. Più avanti specifica che: le figure delittuose riguardanti i reati commessi con uso di armi o di altri mezzi di violenza contro le persone, con riferibilità ad organizzazioni criminali comuni o politiche, rientra nella competenza della D.D.A.”. Quindi sotto un duplice aspetto sia tassativamente formulato per quanto riguarda l’articolo 51 comma ter ed anche secondo l’elaborazione giurisprudenziale della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale a cui questa sentenza che io vi produco fa riferimento, le fattispecie indicate e contestate nei capi d’imputazione sono evidentemente alla luce di tutti quanti secondo me. Competente la D.D.A. presso la Procura di Catanzaro, quella Distrettuale. Quindi doveva essere competente il G.I.P. presso il Tribunale di Catanzaro e quindi, in questi termini formulo la prima eccezione. La seconda eccezione è quella che riguarda la nullità del capo a per omessa indicazione della condotta descritta. Tra le varie contestazioni c’è quella di sovvertimento violento dell’ordinamento economico dello Stato. Sovvertire violentemente un ordinamento economico significa cambiare l’ordinamento economico dello Stato. Il nostro, nella fattispecie, è un ordinamento economico di tipo capitalista. Immagino che “sovvertire” presumo significhi trasformarlo in un ordinamento di tipo socialista o comunista, quindi con una centralizzazione dei mezzi di produzione e quindi una statalizzazione dei beni e dei mezzi di produzione. Non viene descritto però come, con quali condotte, si sarebbe materialmente sovvertito l’ordinamento economico dello Stato. Cioè, sovvertire violentemente un ordinamento economico è una cosa, di uno Stato oltretutto come quello italiano, abbastanza complicata e complessa, bisognerebbe dire come, con quali condotte e verso quali finalità, cioè come questo ordinamento andava trasformato. Lo stesso discorso per “sovvertire l’ordinamento del mercato del lavoro”, non viene indicata la condotta attraverso la quale si sarebbe dovuto sovvertire questo ordinamento del mercato del lavoro, quindi anche nullità del capo a per omessa indicazione della fattispecie descrittiva, cioè della condotta che dovrebbe integrare la violazione della norma, e poi ho preso la parola e quindi concludo, anche se non è il rituale, vorrei che la Corte comunque pronunciasse una sentenza di assoluzione ai sensi dell’articolo 129 del codice di rito per quanto riguarda il capo e in cui, all’imputata A., viene contestata una istigazione a disobbedire alle leggi dello stato e soprattutto l’articolo 289 nel caso specifico, la cui condotta si sarebbe realizzata attraverso la pubblicazione di un manuale di autodifesa che dovrebbe essere corpo del reato e quindi essere allegato al fascicolo del dibattimento, e questa condotta descrittiva, integrativa del 289, dovrebbe essere quella di aver redatto questo manuale di autodifesa. Nel capo di imputazione vengono riportate alcune di quelle che dovrebbero essere le frasi del manuale di autodifesa in cui si dice: “Raccomandando di portare sul posto diversi giorni prima le maschere antigas, che notoriamente sono uno strumento di difesa e non di offesa, e tutto il necessario allo scontro di piazza. Per evitare i controlli al momento dell’arrivo a Napoli...”, questo non è vero, perché quello che ci si raccomanda di portare sono gli striscioni, le maschere antigas e poi scarpe da ginnastica nel caso specifico, assorbenti o cose del genere che sicuramente non sono idonei ad integrare la fattispecie di cui al 289. Quindi concludo questo mio brevissimo intervento chiedendo appunto che la Corte voglia pronunciare ai sensi del 129 sentenza di proscioglimento in relazione al capo e per A. L..
D: (Petitto) -. Presidente, chiedo scusa, la Difesa vorrebbe sapere se Lei intende ritirarsi in Camera di Consiglio per decidere anzitutto sulla questione di incompetenza oppure concludiamo in ordine alle questioni preliminari? La questione di competenza è ovviamente preliminare a tutte le altre questioni preliminari!
P: -. Vi vogliamo sentire tutti!
D: (Crisci) -. Veramente tra le difese abbiamo concordato proprio questo, che prima si faranno le eccezioni e poi ciascuno di noi aderirà o meno alle eccezioni. Quindi ci sentirete tutti!
VOCE NON IDENTIFICATA -. Posso?
P: -. Sì, prego.
VOCE NON IDENTIFICATA -. [Voce non registrata perché parla lontano dal microfono]
P: -. Prima il nome, grazie.
D: (D’Addabbo) -. Avvocato D’Addabbo per F..
P: -. Dunque, dicevamo questo, vista la corposità delle eccezioni, per come ci stiamo rendendo conto, fatele tutte perché poi la Corte si riserva, altrimenti non usciamo più dalla Camera di Consiglio. Fatele tutte e poi le valutiamo tutte.
D: (D’Addabbo) -. Certo. Avvocato D’Addabbo per F. G.. Faccio presente che è arrivato il mio assistito, quindi chiedo che venga revocata la dichiara...
P: -. Che si chiama come, avvocato?
D: (D’Addabbo) -. F. G.
P: -. F. G. Prego avvocato, lei voleva dire qualcosa?
D: (D’Addabbo) -. Sì, volevo concludere per una questione, insomma dire altre due riflessioni e considerazioni sulla questione appunto della incompetenza per territorio, cercando di non ripetermi rispetto alle considerazioni che ha appena svolto la collega Senese ed alle quali chiaramente aderisco completamente. In effetti, come questa Corte potrà rendersi conto dalla lettura del decreto che dispone il giudizio e quindi dei capi di imputazione con riferimento al reato contestato più grave, “quod penam”, ossia l’articolo 305 del codice penale di cui al capo a contestato a tutti gli imputati come ha efficacemente espresso e sottolineato la mia collega poco fa, nessun elemento storico circa la costituzione, il reale momento costitutivo dell’associazione illecita qui imputata, che possa radicare la competenza per territorio a Cosenza, emerge appunto anche dalla semplice lettura del capo di imputazione. E quindi, qui il problema serio è uno, cioè o si ammette che imputato di questo processo è l’intera Rete del Sud Ribelle, costituita da alcune centinaia di persone, in realtà da strutture, comitati ed associazioni che si fanno portatori della lotta contro la disoccupazione, il degrado ed altri mali che affliggono il Meridione e non solo, e quindi, cioè, si ammette che imputato di questo processo, qui a Cosenza, è proprio il dissenso politico pacifico, che invece è legittimo, è tutelato dalla Costituzione, oppure se questo non è, e quindi le imputazioni riguardano una presunta associazione cospirativa, diciamo così, illecita, che si sarebbe costituita all’interno della Rete del Sud Ribelle legittima, allora sicuramente questo processo non può, non deve celebrarsi a Cosenza! Come diceva prima la collega non è un problema di inospitalità o di non... un nostro problema rispetto alla Corte...
P: -. Ma noi non ci offendiamo, non ci offendiamo per questo!
D: (D’Addabbo) -. Ecco! Sicuramente, ecco, da un unto di vista proprio tecnico giuridico manca l’elemento che possa radicare la competenza qui a Cosenza e quindi da questo punto di vista devo dire che proprio nel giudicato cautelare, e questo..., è stata correttamente ricostruita l’intera vicenda dalla collega Senese, proprio il Tribunale per il riesame in sede di rinvio si è molto preoccupato di sottolineare e, come dire, delimitare i limiti della contestazione di cui all’articolo 305 codice penale sottolineando proprio, leggo testualmente a pagina 8, che appunto: “L’associazione contestata di cui all’articolo 305 c.p. si sarebbe creata all’interno di un’associazione non illecita denominata Rete Meridionale del Sud Ribelle, costituita in Cosenza in data 19/5/2001, al fine di commettere i delitti indicati al capo a”. Quindi, diciamo, è questo il problema centrale, non c’è alcun dubbio che questa rete, ho detto legittima, di associazioni, comitati, si sia costituita nel corso di alcune riunioni evidentemente svoltesi a Cosenza, però se a questo si deve dare il ruolo di momento costitutivo dell’associazione illecita, allora significa appunto mettere sotto processo l’intera associazione della Rete del Sud Ribelle e quindi, come ho detto prima, un coordinamento di strutture che invece legittimamente esprimono il loro dissenso e la loro contestazione al sistema politico, economico e sociale in Italia. Da questo punto di vista, dicevo, discende quindi l’impossibilità di radicare la competenza a Cosenza e quindi applicare quei criteri presuntivi, come indicava la collega, elaborati comunque dalla giurisprudenza e su cui veramente ho trovato numerosissime sentenze della Corte di Cassazione che qui non sto a ripetere e che ho indicato nella memoria che depositerò e quindi, diciamo, gli elementi che valgono a radicare la competenza per territorio nel luogo in cui il sodalizio criminoso si manifesti per la prima volta all’esterno, ovvero in cui si concretino i primi segni della sua operatività ragionevolmente utilizzabili come elementi sintomatici della genesi dell’associazione nello spazio. E quindi è proprio sulla base di questo, in mancanza appunto dell’elemento storico certo della genesi dell’associazione, quello che rileva è proprio il luogo in cui accadono i primi fatti criminosi attribuiti alla presunta associazione. Da questo punto di vista devo dire quindi che sicuramente dalla lettura dei capi di imputazione, anche a voler prescindere dalla valutazione circa la contestazione di cui al capo c mi pare, e comunque la contestazione del reato di cui all’articolo 289 comma 2 per i fatti accaduti a Napoli, quindi a voler comunque prescindere da una valutazione se questo reato possa effettivamente essere individuato come un reato fine della già costituita associazione o no, in ogni caso Cosenza non può essere competente perché, dicevo, anche a prescindere da queste valutazioni che eventualmente potrebbero attenere più al merito, dalla semplice lettura
del decreto che dispone il giudizio vedrete chiaramente che il luogo in cui si è manifestata concretamente per la prima volta l’attività criminosa è comunque e sicuramente la città di Genova, durante il vertice dei Capi di Stato del G8 il 20 e 21 luglio del 2001 e quindi basta appunto leggere il capo di imputazione di cui alla lettera a. Anch’io chiedo in conclusione che questa Corte di Assise dichiari la propria incompetenza e trasmetta gli atti al Giudice naturale per competenza, associandomi in questo alle richieste che ha poc’anzi illustrato la collega Senese. Chiaramente mi associo anche alla eccezione illustrata dal collega che mi ha preceduto, Mario D’Alessandro, e per quanto riguarda la costituzione della Parte Civile, nell’associarmi anche qui alla memoria depositata, volevo soltanto far presente che nell’atto di costituzione di Parte Civile, oltre alla mancanza di qualsiasi specifico provvedimento che autorizzi da parte dei legali rappresentanti dei ministeri che comunque autorizzi o comunque esprima la volontà di costituirsi Parte Civile in questo procedimento, volevo far presente che manca completamente l’indicazione del nome e del cognome del difensore al di là dell’autorizzazione “ad litem” e quindi immagino, quindi ritengo che ci sia una violazione dell’articolo 78 codice di procedura penale lettera c. Deposito la memoria che ho appena illustrato, grazie.
D: (Senese) -. Presidente, scusi, sono sopraggiunti F. C. e A. D.V., sono presenti in aula e chiedo che venga revocato il provvedimento dichiarativo di contumacia.
P: -. Dove sono?
VOCE NON IDENTIFICATA -. [Voce non registrata perché parla lontano dal microfono]
P: -. C. e D.V. Quindi revochiamo la contumacia anche di F. perché non lo abbiamo detto. Sono tutti presenti, quindi?
VOCE NON IDENTIFICATA -. [Voce non registrata perché parla lontano dal microfono]
P: -. O. V. invece non è venuta e quindi rimane la contumacia solo per O. V.
D: (Crisci) -. Scusa... posso chiedere al collega Petitto se ha ancora eccezioni sull’incompetenza o possiamo passare...
VOCE NON IDENTIFICATA -. [Voce non registrata perché parla lontano dal microfono]
D: (Crisci) -. Ah, allora posso fare una questione prima? P: -. Prego avvocato Crisci.
D: (Crisci) -. Avvocato Crisci. Pur aderendo, associandomi alle eccezioni già proposte, facendo presente che appunto l’avvocato Branda congiuntamente a questa Difesa difende il C., e l’avvocato Crisci è anche per S. S., si associa alle richieste di eccezione sulla costituzione di Parte Civile e sulle richieste di incompetenza, sempre confermando che appunto sull’incompetenza, questo per i Giudici Popolari, perché credo che anche loro debbano essere partecipi ed i Giudici togati spiegheranno sì in Camera di Consiglio, ma credo che anche noi dovremmo fare uno sforzo per far capire ai Giudici Popolari come queste questioni siano così importanti anche se hanno già fatto altri processi, però che noi insistiamo su questa questione dell’incompetenza perché tutti debbano sapere chi è il Giudice competente, perché le eventuali sentenze non siano annullate nei gradi successivi proprio per carenza di competenza, per carenza degli elementi che radicano appunto la possibilità di poter processare delle persone nella città dove si processano. L’avvocato D’Alessandro ha eccepito poi il problema della competenza per materia che è destinata quando si parla di atti di terrorismo, come purtroppo è stato contestato un articolo che dà il fine di terrorismo addirittura alla produzione di un opuscolo di autodifesa dei manifestanti che si trovano in occasione di alcune manifestazioni in situazioni in cui ci sono dei tumulti. Quindi è stato contestato questo articolo 1 della famosa legge Cossiga che prevede che qualsiasi reato fatto con il fine di terrorismo aumenti più di 1/3 la pena eventualmente irrogata. Queste gravissime accuse sono comprese in questi capi di imputazione, ma proprio a questo fine, questa Difesa interviene per chiedere che venga annullato il decreto che dispone il giudizio ex articolo 429 in quanto la genericità del capo di imputazione come già illustrata nell’occasione delle eccezioni di incompetenza, che il capo di imputazione non fa riferimento a nessun elemento concreto dal quale si evinca quale è la città competente, la Corte d’Appello competente o il Tribunale competente, ma non c’è nessun elemento che indica la pericolosità di questa associazione. Se pur esistesse la pericolosità di questa associazione, attraverso quali condotte? E su questo la Cassazione ha più volte ribadito che anche se il reato di associazione o il reato di cospirazione o i reati di attentati ai poteri dello Stato sono comunque reati che vanno puniti prima che abbiano degli effetti concreti e si dicono cosiddetti reati a punizione anticipata perché si deve prevenire giustamente, ma quando si previene si deve indicare quali sono le condotte che fanno prevedere che queste persone faranno un atto di sovversione dello Stato o dello Stato democratico, ripeto, dello Stato democratico; perché questi reati che sono nati in un codice formato nell’era fascista, che era un regime totalitario, autoritario, che voleva prevedere qualsiasi mossa di chiunque contro lo Stato, elaborò queste norme e fu usato moltissimo durante il fascismo e ci furono dei Tribunali speciali, ad hoc. In Italia abbiamo dei Tribunali Ordinari o la Corte d’Assise per materia che si occupa di questi reati. Ma perché sono rimasti nel nostro codice questi reati nonostante non c’è più un regime totalitario ed autoritario, o comunque, così si presume da parte di chi fa le norme oggi in questo paese? Sono rimasti questi reati perché si è presunto che probabilmente anche contro un regime democratico l’attenzione deve essere massima nei confronti di chi comincia anche ad organizzarsi per sovvertire le istituzioni democratiche. Quali sono le condotte antidemocratiche che fanno intervenire l’Autorità Giudiziaria per evitare che siano portate a termine o che condizionino un’operazione di rivolta autoritaria? Perché noi dobbiamo difendere un regime democratico e quindi queste norme devono evitare che ci siano rivolte autoritarie, dittatoriali, questo è il senso delle sentenze della Corte di Cassazione che, più volte adita, su questi reati ha detto: “No, questi reati devono rimanere.” E allora, quando si dice che questi giovani devono essere giudicati perché volevano costituire un’associazione, che vorrebbe che cosa? Non viene indicato! Vogliono un regime dittatoriale? E dove lo abbiamo visto? Devono essere punite queste condotte delle quali non sappiamo? Perché la condotta di fare un libretto di autodifesa per esempio, o di provocare la Polizia com’è in un altro capo di imputazione, non sono condotte che possono far sorgere il dubbio? Ma soprattutto a Voi Giudici Popolari che non siete addentro alle leggi, alle normative, a tutte quelle disposizioni che possono far creare un’abitudine in noi avvocati e nei Giudici ad evidenziare subito una condotta, non le troverete queste condotte perché saranno sottoscritte da altre norme! Una resistenza non può essere una rivolta! Una resistenza o addirittura una difesa che a volte può essere considerata come una resistenza, perché mettersi una maschera antigas, se qualcuno è stato allo stadio lo sa bene, che addirittura c’è gente che manda dei fuochi d’artificio, ma ci sono degli agenti che a volte sono costretti a tirare dei gas lacrimogeni che non ci si respira! Allora, qualsiasi persona che va allo stadio potrebbe anche portarsi la mascherina antigas sapendo che possono succedere queste cose! In Italia dal ’48 ad oggi, in tutte le manifestazioni, non ricordiamo Reggio Emilia, non ricordiamo Roma, più volte Milano, dove ci sono stati dei morti, Genova dove c’è stato un morto non tra le Forze dell’Ordine, la gente si è dovuta riparare dai lacrimogeni che adesso sono addirittura gas pericolosissimi come il “ciesse” che bloccano la respirazione! Non fanno solo lacrimare gli occhi, bloccano la respirazione! Ci sono state denunce di persone che hanno dovuto denunciare che hanno subito delle lesioni fortissime ai polmoni a causa di questi acidi messi dentro i lacrimogeni! Allora, Voi questo vedrete nei capi di imputazione: le maschere antigas, il libretto, l’invasione di un ufficio, l’intimidazione ad un ufficio! Dove stanno queste condotte?! Le stiamo cercando in tutti i 30.000 fogli del processo, ma nel capo d’imputazione soprattutto, non ci sono! Questa genericità del capo di imputazione noi la eccepiamo qui ed insistiamo che il decreto che dispone il giudizio sia annullato perché il capo di imputazione deve essere preciso! Dobbiamo sapere da che cosa ci dobbiamo difendere, non possiamo difenderci se non abbiamo con precisione illustrate le condotte che la Cassazione prevede, sempre che ci siano anche per le associazioni sovversive, condotte che ci dicono che abbiano dato luogo al presupposto, all’indagine e all’imputazione per associazione sovversiva, per propaganda sovversiva, per attentato agli organi istituzionali. Quindi insisto perché sia disposta la nullità del decreto che dispone il giudizio per tutti gli imputati e per i miei in particolare.
P: -. Avvocato Petitto, prego.
D: (Petitto) -. Allora, nel meticciato dei dialetti e degli accenti adesso sentirete uno del Sud, perché sono di Catanzaro.
VOCE NON IDENTIFICATA -. [Voce non registrata perché parla lontano dal microfono] a Napoli.
D: (Petitto) -. Sì, dove le campane fanno in quel modo che dite voi di Cosenza, del Nord appunto! Avvocato Carlo Petitto in Difesa di A. C. Illustre Signor Presidente e Signor Giudice a latere, Signori Giudici del Popolo, le questioni che intendo prospettare alla vostra attenzione ricadono ovviamente nell’alveo dell’articolo 491 con riferimento all’articolo 181, cioè alcune questioni di nullità già, lo preciso, sollevate in seno all’udienza preliminare da uno o da più difensori e rispetto alle quali comunque tutti si sono riportati, nonché alcune questioni di inutilizzabilità, addirittura inesistenza di alcuni atti ed ancora, infine, alla richiesta nullità del decreto dispositivo del giudizio nonché dell’udienza preliminare per violazione assoluta del diritto di difesa in quanto, come proverò ad argomentare da qui a poco, esistono una serie di atti che noi abbiamo scoperto esistere, mi si permetterà il bisticcio, solo nell’ambito dell’udienza preliminare e non hanno mai fatto invece parte della discovery totale ed assoluta che si completa e si realizza con l’articolo 415Bis e soprattutto con l’avviso che segue all’articolo 415Bis. La prima censura che propongo, e anticipo ovviamente che ci sarà una memoria scritta, sottoscritta da tutti i difensori giusto appunto per evitare di perdere elementi per strada, ovviamente la prima censura che invoco è la nullità di tutti i provvedimenti di sequestro operati e realizzati ed adottati nel presente procedimento, nel 3997/01 Mod.21 R.G.n.r. per omessa o comunque apparente motivazione del decreto di perquisizione datato 6/11/2002 e notificato agli imputati in uno, con l’ordinanza di custodia cautelare in data 15 novembre 2002, e questa nullità si riverbera sul sequestro per mancata identificazione dei beni oggetto dell’apprensione, quali corpo del reato o cose pertinenti al reato. Ulteriore ed altra valutazione è l’omessa motivazione del sequestro che è avvenuto in conseguenza della perquisizione 6/11/-15/11/2002 in ordine alla finalità perseguita in concreto per l’accertamento dei fatti in quanto corpo di reato, o per essere i beni appresi in quella sede, necessari per l’accertamenti dei fatti come cosa pertinente al reato. Le nullità invocate ovviamente si riverberano sull’articolo 247, 252, 253 e 125 del codice di rito. Violazione dell’articolo 354 e 355 per mancata convalida dei provvedimenti ablativi, dei provvedimenti di sequestro operati dalla Polizia Giudiziaria; violazione dell’articolo 366, per omesso avviso ai difensori di deposito degli atti del procedimento e, nello specifico, degli atti di perquisizione e sequestro dei quali vi ho parlato e, questo, con riferimento ai verbali di sequestro. Ovviamente adesso enuncerò nello specifico le lagnanze. Ulteriore censura e proposta con riferimento ad un verbale di sequestro che ovviamente immagino sia transitato legittimamente, ci mancherebbe, nel vostro fascicolo del dibattimento e mi riferisco al sequestro operato nell’ambito del procedimento 3293/01 Mod.44, ovvero il sequestro del cosiddetto “Documento N.I.P.R.”. Conseguenza: è il primo documento, Illustre Presidente, che dà il la a questa indagine e più oltre sarà oggetto di altre e diverse valutazioni, ovviamente se supereremo la fase della competenza. In relazione ed in conseguenza ovvia, “de plano”, di quanto detto, io invoco la nullità ex articolo 185 di tutti gli atti conseguenti, vale a dire di tutti gli accertamenti tecnici delle attività infoinvestigative realizzate sul materiale oggetto appunto di sequestro in capo agli imputati con riferimento al procedimento 3997, nonché con riferimento al procedimento 3293/01 Mod.44, tutte le attività intercettative, ne parlo in termine di nullità come nullità conseguente, perché appunto si riverbera dalla nullità del sequestro principale appunto in conseguenza del sequestro del “Documento N.I.P.R.”. Adesso vado ad illustrare questi dati. Il Pubblico Ministero, il Dottor Fiordalisi, con provvedimento di perquisizione locale e personale datato 6 novembre 2002, notificato agli imputati ripeto il 15 novembre 2002, disponeva la perquisizione degli all’epoca indagati, delle loro abitazioni e degli altri luoghi pertinenziali: auto, magazzini, garage e quant’altro. Il Pubblico Ministero sosteneva nel decreto di perquisizione locale e personale che ovviamente è in atti, a pagina 14 e 15, che all’interno di questi luoghi e/o sulle persone degli indagati si sarebbero rinvenuti una serie di oggetti. L’elenco lo troverete, e vi risparmio dalla enunciazione e dalla lettura, a pagina 14 e 15 del decreto di perquisizione locale e personale che ho appena richiamato. Questi beni sono beni assolutamente generici e peraltro non vengono individuati né come beni da qualificare giuridicamente “corpo di reato”, né come beni da qualificare giuridicamente come “cosa pertinente al reato”. E così a pagina 21 di questo robusto atto di perquisizione locale e personale. A pagina 21 il Procuratore della Repubblica dispone, e quindi detta ordine alla Polizia Giudiziaria, la perquisizione di appartamenti, locali, delle persone, dei luoghi chiusi, delle pertinenze e di quant’altro con conseguente sequestro. Qui cito rapidamente senza dimenticare neanche una virgola: “A norma dell’articolo 252 di quanto rinvenuto (quali cose pertinenti al reato) e in ogni caso ritenuto utile ai fini delle indagini”. E allora, un primo step, un primo livello, una prima valutazione: i beni indicati a pagina 14 e 15 sono beni assolutamente generici, beni che in ogni caso non vengono ribaditi nel provvedimento dispositivo, prescrittivo nell’ordine dato alla Polizia Giudiziaria di ablare, di apprendere un bene. E allora, la prima censura è che in realtà il provvedimento di perquisizione non contenga neanche l’ordine di andare a perquisire al fine di prendere, acquisire un bene determinato, ma affidi alla Polizia Giudiziaria appunto, di sequestrare quanto rinvenuto ritenuto utile ai fini dell’indagine. Il nocciolo valutativo cioè dell’attività eventualmente ablativa è affidato esclusivamente agli ufficiali e sottoufficiali di Polizia Giudiziaria che in quella notte si presentarono presso le abitazioni e tutti gli altri luoghi di pertinenza degli imputati. Va da sé pertanto, che i provvedimenti di sequestro operati quella notte dovevano essere necessariamente seguiti da provvedimento di convalida del Pubblico Ministero che però, non è mai giunto. E sul punto in memoria ci siamo permessi di indicare anche un paio di sentenze, la sentenza Golfetto e la sentenza Arcolin 2002, ’99 ed altre...
VOCE NON IDENTIFICATA -. [Voce non registrata perché parla lontano dal microfono]
D: (Petitto) -. Appunto! È un melting-pot di razze e di lingue! In queste sentenze viene chiaramente prescritto, da parte del Supremo Collegio, come nel caso di individuazione rispetto a “genus” di beni, quindi a beni assolutamente generali, operata dalla Polizia Giudiziaria quindi con un’attività conoscitiva, valutativa, ermeneutica, sul posto operata è rimessa esclusivamente alla sua volizione. Al suo operato ed alla sua discrezione deve intervenire il pronunciamento di convalida del Pubblico Ministero. Ma siccome siamo al Sud, non sappiamo se ribelle, vogliamo essere creativi e allora vogliamo fare anche un discorso al contrario e vogliamo essere più realisti del re e chiedere: “E se invece il provvedimento del sequestro contenga già l’indicazione dei beni da sequestrare? Il provvedimento di sequestro, rectius di perquisizione e poi di sequestro, è valido?” Ribaltiamo quindi la valutazione in punto di ermeneutica giuridica. Ritiene la Difesa di no, perché in tutto il corpo di questo decreto di perquisizione e sequestro, ove si debba ritenere un ordine di sequestro di beni determinati, ma così riteniamo non è per le censure esposte, ebbene, non si comprende se si stiano sequestrando “cose pertinenti al reato” o “cose corpo del reato”. Gli unici due generi di beni sotto il profilo giuridico rilevanti ai nostri fini e comunque nell’ordinamento con riferimento al sequestro probatorio quale quello del caso, ma in ogni caso manca il riferimento a quella necessarietà, a quel finalismo probatorio che ormai in giurisprudenza è definitivamente passato, è stato accertato perché è superata addirittura quella “querelle” che diceva che per il corpo di reato non vi dovesse essere la necessità di indicare il finalismo probatorio, essendo il corpo del reato in re ipsa(?), cosa finalizzata ad un accertamento probatorio, e quindi non vi era necessità di motivare lo spossessamento del corpo del reato. La sentenza Ferazi, la 5876 del 2004 ha definitivamente tranciato ogni dubbio intimando e prescrivendo che vi sia sempre, per il corpo del reato e per la cosa pertinente al reato, questo era un elemento ovviamente già insito nel codice, la enunciazione del criterio della finalità perseguita in concreto per l’accertamento dei fatti. E allora l’ambiguità espositiva, anzi la mancata esposizione delle cose sequestrabili, semmai sia stato indicato, ripeto noi riteniamo di no, non consente di valutare se le cose siano cose pertinenti al reato o corpo del reato proprio perché manca questo elemento, motivo ineludibile. Passando ad un ulteriore aspetto, è bene evidenziare come gli atti compiuti dalla Polizia Giudiziaria o per meglio dire dal Pubblico Ministero che delega la Polizia Giudiziaria, ricadano nell’alveo degli atti di cui all’articolo 365 e 366, atti ai quali il difensore ha diritto di assistere senza avviso, è un atto a sorpresa ed anche qui va da sé che il difensore non possa essere preventivamente avvisato di un atto che si andrà a compiere e che ha come elemento essenziale la possibilità di cogliere la genuinità di un dato storico. Ebbene, se però il difensore ha diritto di partecipare senza essere avvisato, ha sicuramente un diritto, quello cioè di ricevere avviso e notifica del deposito degli atti di perquisizione e di sequestro che sono stati realizzati. Ebbene, questo verbale di deposito non è mai stato notificato alle parti, anche questa è una censura già proposta in sede di udienza preliminare, ma l’ho dato come prerequisito. L’omesso avviso di deposito del verbale di sequestro comporta una nullità generale a regime intermedio, per cui la fase di caducazione dalla fase dell’udienza preliminare che noi abbiamo superato perché abbiamo già eccepito in quella sede. Ulteriore questione di nullità invece ricade e riguarda un altro verbale di sequestro che fa parte del provvedimento, madre di tutte le battaglie, poi lo vedremo eventualmente più avanti, ovvero il sequestro del volantino N.I.P.R., un documento di circa 17 pagine che dovrebbe essere in atti, io non ho potuto verificare, lo farà ovviamente l’Illustrissimo Presidente o il Giudice a latere. Si tratta di un documento di 17 pagine con riferimento ad un attentato compiuto a Roma e rivendicato in Rende il 27 aprile dell’anno 2001. Ebbene, vedrete anche qui la convalida. Qua sì c’è ovviamente una convalida di sequestro. La convalida dice solamente che: “Si sequestra perché corpo del reato”. Punto! Non c’è null’altro! È evidente che anche qui, a mente la sentenza Ferazi, ci si trovi in un’ipotesi di nullità che non riguarda il sequestro per come dedotto sin qui e gli atti da questo dipendenti che sono quelli che ho detto prima: -le intercettazioni telefoniche, le attività infoinvestigative e quello più compiutamente troverete nella memoria. Il secondo capitolo delle censure che questa Difesa propone è la inutilizzabilità o comunque nullità per violazione del diritto di difesa (178 lettera c), dell’acquisizione di alcuni documenti. Ovviamente questi documenti non sono nel fascicolo del dibattimento, ma noi riteniamo di doverlo eccepire adesso anche perché la prima delle questioni che andrò a rassegnare involge direttamente il problema della competenza. La questione di inutilizzablità o di nullità per violazione del diritto di difesa (178 lettera c), riguarda le acquisizioni di un documento e le acquisizioni in seno alle indagini di un documento denominato “La Globalizzazione è sotto casa”, del cosiddetto “Manuale di Autodifesa” e di tutte le VHS, vorrei che fosse chiara alla fonoregistrazione, acquisite in questo procedimento e soprattutto quelle provenienti dalla Questura di Napoli.
A: -. Presidente, chiedo scusa, io mi oppongo alla formulazione in questa sede di questa eccezione perché si tratta di eccezioni intempestive, saranno formulate in sede di ammissione eventuale delle prove.
D: (Petitto) -. Quindi non sono intempestive, però!
A: -. Sono... [Voci sovrapposte parole incomprensibili]
D: (Petitto) -. Semmai sono anticipate!
A: -. [Voci sovrapposte parole incomprensibili]
P: -. Ma intempestive perché non è la fase processuale, dice il Pubblico Ministero.
D: (Petitto) -. Va be’, però se c’è una violazione del diritto di Difesa e da qui a poco io chiederò anche la nullità del decreto dispositivo del giudizio...
A: -. Non ho ancora chiesto l’ammissione di queste prove e può darsi che non la chiedo!
D: (Petitto) -. Allora, se mi si permette riformulo la questione sotto un altro profilo! Al capo n dell’odierno decreto dispositivo del giudizio viene contestato ad una persona non difesa da me, ma si riverbera sulla mia posizione processuale, sulla posizione processuale del mio assistito, “propaganda sovversiva”, capo n ribadisco della rubrica, se non erro, ovvero la realizzazione di questo documento: “La globalizzazione è sotto casa”. Atteso che al di là se sia il documento, secondo l’editto accusatorio, riconducibile ad un singolo o ad una fattispecie associativa cospirativa, questo documento è quello attraverso il quale si va anche ad addentellare e a radicare la competenza territoriale, per come in maniera splendida dedotta dalla collega Annalisa Senese, io mi permetto semplicemente di fare una nota a margine rispetto a questo documento riservandomi in seno alle questioni di ammissione della prova di dedurre poi puntualmente. Allora, il documento “La globalizzazione è sotto casa” è contestato ad uno o a più indagati, capo n della rubrica e - il Giudice a latere sta seguendo il decreto dispositivo del giudizio - in calce al capo n si dice: “Accertato in Cosenza, marzo 2001”. Ebbene, lo dico chiaramente e senza infingimenti, a marzo del 2001 non esisteva questo procedimento e non esisteva neanche il procedimento 3293/01 Mod.44.! Purtroppo, talvolta il Diavolo - non che il Dottore Fiordalisi sia il Diavolo - fa le pentole e non i coperchi, dice un antico motto popolare. Potrete vedere perché fa parte del fascicolo del dibattimento, addirittura anche il Giudice dell’indagine preliminare incorre in questo problema, lo do come dato storico valutativo Illustrissimo Presidente, allorquando a pagina 19 dell’ordinanza di custodia cautelare che ex lege transita nel vostro fascicolo, il GIP dice: “In data 6 marzo 2001 nell’ambito delle indagini su F. C., la D.I.G.O.S. rinveniva presso il sito internet del movimento antagonista - che ha il nome lunghissimo e che non lo so dire -. un comunicato inviato tramite l’account”. Ebbene, chiaramente, lapidariamente, in data 6 marzo 2001 non esisteva questo procedimento, non esisteva il procedimento ad ignoti, a noi non risulta che potesse esistere altro procedimento, per cui è evidente che questo documento è sotto il profilo giuridico addirittura inesistente, e quindi lo posso dedurre anche in questa fase proprio perché le condotte contestate, pregherei il Pubblico Ministero di fornirvi l’elenco di iscrizione nominativa a Modello 44/Ignoti o a Modello 21, scaturiscano non prima e partono non prima del 28 aprile 2001, come ricordato anche dall’avvocato Senese. Quindi non si capisce un mese prima la D.I.G.O.S. su che stesse legittimamente investigando! Mi riservo comunque, eventualmente dovesse superarsi questa fase, di controdedurre in ordine alla utilizzabilità, che va da sé, è un atto compiuto fuori dal procedimento, “da ignoti” è il caso di dire, nel senso che qualcuno l’ha trovato e non si sa chi è! Manca un verbale di acquisizione ex articolo 357, ma lo troverete compiutamente in memoria perché alla memoria ci riportiamo. Ulteriore questione. Presidente, per non inasprire i toni io salto la questione delle videocassette e dell’acquisizione del vademecum di autodifesa che pure fanno parte di questa memoria e comunque mi riporto, rispetto allo scritto, riservandomi lo ribadisco, nella fase acquisitiva della prova, anche se le dedotte censure possono tranquillamente trovare alveo in questa fase. Vi è adesso una richiesta, di voler ravvisare la nullità dell’avviso ex articolo 415Bis e della richiesta di rinvio a giudizio per mancata, piena ed assunta discovery dell’attività di indagine realizzata. Perché accade questo? Il Pubblico Ministero ne avrà senz’altro memoria. In data 16 giugno 2004 in una richiesta di brogliacci che è stata effettuata al G.I.P., la segreteria del Pubblico Ministero ha consegnato... la richiesta era finalizzata alle valutazione da compiere in seno all’udienza stralcio, nell’ambito dell’udienza stralcio, il Pubblico Ministero, attraverso la sua segreteria, ha consegnato tra gli altri i seguenti brogliacci, ovvero i verbali giornalieri di ascolto, di captazioni telefoniche e/o ambientali a carico dei seguenti soggetti: R. S., Rit.(registro intercettazioni) 286 del 2002, T. G., evito i numeri telefonici, Rit. 186/2002, A. F., Rit. 253/02, A. R. Rit. 92/02 e D.V. A., che è un imputato, Rit. 169/03; gli altri non sappiamo chi siano! Ma vi è dell’altro, sono stati depositati i brogliacci su richiesta delle parti che sconoscevano l’esistenza di queste intercettazioni. Alle parti, ai difensori, alle parti private non sono mai stati mostrati, ma soprattutto, tecnicamente non sono mai stati depositati gli atti di indagine e quindi, nello specifico, i decreti autorizzatori. I decreti con i quali il Pubblico Ministero richiedeva, i provvedimenti con i quali il G.I.P. autorizzava eventuali provvedimenti di convalida e/o di proroga di queste intercettazioni telefoniche. In altre parole, e mi rivolgo ai Giudici Popolari semplicemente per rendere un attimo più fruibile il mio dire, nell’ambito di questo procedimento, e i faldoni sono là, siamo pronti a qualsiasi verifica, non esiste nessun faldone che contenga i provvedimenti di legge dispositivi delle autorizzazioni d’urgenza, oppure attraverso il G.I.P., di convalida e quant’altro in relazione a questi Rit. Per cui è del tutto pacifico, è evidente che sono stati sottratti alla Difesa alcuni elementi investigativi perché questi Rit. riposano in questo procedimento evidentemente, e altrimenti non si capisce a che titolo ci abbiano dato questi brogliacci, ma tutti gli atti sottesi, propedeutici e preliminari all’attività di ascolto non sono mai stati forniti! Non ci sono stati forniti in realtà i provvedimenti del Pubblico Ministero e del G.I.P. che hanno richiesto, autorizzato, disposto e prorogato le intercettazioni delle quali abbiamo scoperto l’esistenza, “d’amblé”, il 16/6/2004! E’ chiaro che la lettera del codice e la lettera della Costituzione soprattutto, impone al Pubblico Ministero la discovery totale di tutti gli atti di indagine senza la possibilità di selezionare questo o quel materiale più o meno favorevole. È evidente che in teoria l’avvocato Petitto valutando queste intercettazioni avrebbe, tanto per dire, potuto consigliare al suo assistito di accedere ad un rito alternativo, ma al di là delle valutazioni tattiche, esiste un problema strategico più... [Parola incomprensibile]. In Italia, vigente questo codice e questa costituzione, il Pubblico Ministero non può scoprire le proprie carte in parte, deve depositare tutti gli atti investigativi. E così non è stato fatto! Da ultimo, e concludo, noi chiediamo la nullità della richiesta di rinvio a giudizio e dell’udienza stralcio perché è stato omesso l’avviso alle parti ed ai propri difensori di ascoltare le registrazioni, ovvero prendere cognizione dei flussi di comunicazioni informatiche, telematiche, ex articolo 268 comma 4 e 6, e questa omessa citazione si riflette anche sul 415Bis che non conteneva assolutamente le prescrizioni di cui all’articolo 268 comma IV e VI. Nello specifico, è una violazione, a parere della Difesa, assoluta del diritto di difesa, (1268 lettera c ), per l’impossibilità di adeguatamente controdedurre in ordine alle intercettazioni per come realizzate. Sinteticamente voglio solo riportare la vostra attenzione sulla circostanza che nell’ambito di questa indagine il Pubblico Ministero aveva chiesto ed ottenuto dal GIP procedente ed autorizzante delle attività di intercettazione il ritardato deposito degli atti sino al termine delle indagini preliminari. Ebbene, al termine delle indagini preliminari avrebbe dovuto fornire alla Difesa l’avviso di ascoltare le registrazioni e prendere cognizione dei flussi informatici e di quant’altro appunto utile alla Difesa ai sensi dell’articolo 268 comma IV e VI. Ciò non è stato fatto e importa le nullità per come dedotte. Per il resto mi riporto integralmente alla memoria, con la firma di tutti i difensori, che da qui a poco depositeremo agli atti di causa, e soprattutto alle verbalizzazioni integrali sia fonoregistrate che sintetiche dell’udienza preliminare e, da ultimo, mi riporto a tutte le questioni sin qui formulate dai difensori che mi hanno preceduto. Grazie.
P: -. C’è l’avvocato Mazzotta.

D: (Mazzotta) -. Avvocato Mazzotta. Presidente, è evidente che gran parte della responsabilità di questo intervento è Sua perché ha detto che vuole sentire tutti e non ci possiamo esimere al Suo invito e quindi, sia pure brevissimamente, su due delle questioni già dedotte vorrei dire anche la mia. La prima questione che vorrei porre all’attenzione della Corte in maniera veramente pressante, è quella della costituzione di Parte Civile da parte del Ministero dell’Interno e del Ministero della Difesa per conto evidentemente della Presidente del Consiglio. Beh, insomma, non c’è dubbio che questo è un problema, anche se non principalmente politico. La Corte dovrà tener conto che questa vicenda che dovrà esaminare, certo bisognerà tentare di mantenerla nei limiti di quelle che sono le regole del processo e le regole del codice penale, ma non vi è dubbio che è una vicenda che ha uno sfondo ed una consistenza politica di assoluto rilievo, ed è un atto politico che la Presidenza del Consiglio venga a costituirsi in questo processo, mentre noi sappiamo che in tanti altri processi forse certamente più rilevanti quanto all’immagine della Presidenza del Consiglio, perché è bene dirlo subito, questo atto di costituzione di Parte Civile dice in maniera chiara che la principale motivazione per la quale ci si costituisce è quella di salvaguardare l’immagine della Presidenza del Consiglio. Beh, io credo che forse l’immagine della Presidenza del Consiglio venga turbata molto più da processi di mafia, da processi di corruzione dei pubblici ufficiali, da processi in cui sono imputati parlamentari, ministri, componenti ed ufficiali della Guardia di Finanza. In tutti quei procedimenti in cui veramente si lede l’immagine dello Stato Italiano non ci si costituisce Parte Civile mai! Oggi per questi 18 ragazzi arriva l’Avvocatura dello Stato pronta a chiedere anche 5milioni di euro di danni, per il danno appunto all’immagine e non si sa quanto per i danni patrimoniali! Fatta questa premessa che è obbligatoria e doverosa perché sin da subito i Giudici Togati ed i Giudici Popolari devono sapere che questo è un processo di tipo politico, voluto certamente e fortemente da chi oggi governa il nostro paese. Allora, detto questo, ripeto quali sono gli elementi tecnici per i quali ci si deve opporre alla costituzione di Parte Civile. Per prima cosa, Presidente, si rileva facilmente come l’incipit dell’atto di costituzione della Parte Civile sia: per la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell’Interno ed il Ministero della Difesa si costituiscono Parte Civile. Ed allora credo che sia agevole leggere come questi Ministeri agiscano non in proprio, ma agiscano per la Presidenza del Consiglio! Credo che non sia una lettura difficile, credo che sia assolutamente chiaro comprendere che il Ministero dell’Interno e il Ministero della Difesa interviene per la Presidenza del Consiglio dei Ministri. E allora, ritengo che sia indispensabile avere conoscenza di tutti quegli atti attraverso i quali la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha dato mandato al Ministero dell’Interno ed al Ministero della Difesa di costituirsi, per suo conto, Parte Civile in questo procedimento. Non si può dire: “Si presume tutto questo”, perché è inimmaginabile che all’interno di un procedimento penale una volontà si possa presumere. Le norme sulla costituzione di Parte Civile sono assolutamente chiare, si deve conoscere quale è il mandante della costituzione di Parte Civile, quale è il motivo per cui vi è questo mandato, quali sono alla fine le richieste che si formulano al Giudice di fronte al quale ci si vuole costituire Parte Civile. Tutto questo manca! Vi è ad un certo punto, l’unico documento che troviamo, vi è un’autorizzazione alla costituzione di Parte Civile, firmata ritengo, se non ricordo male, da un funzionario di un Ministero o di un Ufficio Studi. Ora, l’autorizzazione è una cosa completamente diversa rispetto al mandato alla costituzione di Parte Civile, l’autorizzazione è un fatto successivo: io ti autorizzo a costituirti Parte Civile dopo che tu mi hai richiesto evidentemente di farlo per questi motivi, ma certamente questa autorizzazione non può surrogare a quello che deve essere il mandato da parte di chi ritiene di doversi costituire Parte Civile; in questo caso appunto la Presidenza del Consiglio e per essa il Ministero dell’Interno ed il Ministero della Difesa. È da rilevare come né il Ministero dell’Interno né il Ministero della Difesa risultino in questo procedimento parti offese. L’elenco delle parti offese formulate dal Pubblico Ministero prevede esclusivamente la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ed allora, il Ministero dell’Interno ed il Ministero della Difesa se si vogliono costituire in proprio devono dimostrare di essere danneggiati da questo reato e devono chiedere di potersi costituire Parte Civile in quanto danneggiati e, quindi, non solo come rappresentanti della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ma anche in proprio. Tutto questo nell’atto di costituzione di Parte Civile manca assolutamente! Rileverete che la maggior parte dello spazio occupato in questo atto di costituzione di Parte Civile riguarda esclusivamente la richiesta di danno per risarcire la Presidenza del Consiglio dei Ministri quanto alla lesione nell’immagine e quindi tutta una elencazione di sentenze secondo le quali è legittimata, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, a chiedere anche il danno non patrimoniale. Questo aspetto per la verità a noi riguarda poco, ma noi denunciamo alla Corte di Assise di Cosenza la inammissibilità di questa costituzione per le cose che io ho detto e che, come ricordavano i colleghi che sono intervenuti prima, pochi giorni fa il GUP di Bologna ha ritenuto essere fondamentali per dichiarare inammissibile la costituzione di Parte Civile. Quel G.U.P. ha ricordato la sentenza del 17 giugno ’95 ed ha statuito che deve ritenersi inammissibile la costituzione di Parte Civile dell’Avvocatura dello Stato per conto di un Ministero in difetto di documenti idonei che dimostrino la volontà della Pubblica Amministrazione di esercitare l’azione civile nel processo penale, volontà, che secondo il Giudice di legittimità non può ritenersi ricompresa nella riserva ex lege dell’Avvocatura dello Stato della difesa degli Organi dello Stato. Allora io credo che questa ordinanza e la sentenza in essa citata, che ritengo sia stata prodotta insieme alla memoria che abbiamo depositato, sono assolutamente significative per dire che questa costituzione di Parte Civile è assolutamente inammissibile.
Secondo argomento sul quale mi intrattengo brevissimamente: “La incompetenza territoriale”. Anche questo è un problema che è legato in maniera assolutamente strettissima alla volontà politica che questo processo comunque si facesse! Perché si sono girate tutte le Procure della Repubblica d’Italia finchè si è approdati a Cosenza! Ma si è malamente approdati a Cosenza perché purtroppo la competenza territoriale subisce delle regole che sono quelle che ha ricordato l’avvocato Senese! A me certamente può dispiacere di non ospitare più i colleghi qui a Cosenza, ma sarò felice di essere ospitato da loro in un’altra sede, ma non vi è dubbio, Presidente, che la competenza debba essere legata nel luogo dove vi è il primo atto del reato che si contesta. Certamente questo non è avvenuto a Cosenza. È pacifico che il primo atto è quello avvenuto a Napoli nel marzo se non ricordo male del 2001, e allora anche sotto questo aspetto io credo che si debba superare quello che è stato il tentativo dei Carabinieri di trovare a tutti i costi una Procura della Repubblica che fosse disponibile ad accedere a queste ipotesi accusatorie e che bisogna rientrare nelle regole del processo tenendo la politica sempre ben presente, ma per questi aspetti ancora fuori dal processo e dunque, sulla base delle regole procedurali, accogliere la richiesta che tutte le parti abbiamo formulato di incompetenza territoriale.
P: -. Allora, facciamo una piccola pausa...
D: (Balice) -. Le chiedo scusa...
P: -. Ah, c’è...
D: (Balice) -. Avvocato Balice in sostituzione dell’avvocato Siniscalchi per la Difesa di C. Ovviamente mi associo a tutte le eccezioni che sono state proposte, in particolare solo due punti affronterò, ma brevissimante. Per quanto riguarda la questione della presenza eventuale testimone in aula, ricordo che il 149 del dispositivo di attuazione vieta che i testimoni non solo siano presenti e questo abbiamo già dato atto e seguito, ma che siano in qualsiasi modo informati di quello che avviene in aula. Siccome è un processo dove la principale attività è investigativa-deduttiva, la presenza anche fuori di quest’aula di questi funzionari allarma il sottoscritto difensore. Per quanto riguarda invece le eccezioni...
P: -. No, dico, dove li mettiamo i Carabinieri?!
D: (Balice) -. Presidente, ma oggi non erano stati citati i testi, penso!
P: -. Dalla Corte no, però dal Pubblico Ministero evidentemente sì.
D: (Balice) -. Immagino che abbiano mille cose da fare, io non voglio fare una polemica ma...
VOCE NON IDENTIFICATA -. [Voce non registrata perché parla lontano dal microfono]
D: (Balice) -. Va be’, non lo so! Io...
VOCE NON IDENTIFICATA -. [Voce non registrata perché parla lontano dal microfono]
D: (Balice) -. Insomma, non cre... non voglio dare un dato per forza polemico, però segnalo questa cosa!
P: Un po’ polemico è, avvocato! Vada avanti!
D: (Balice) -. Segnalo questa cosa perché è una cosa...
P: -. Vada avanti, vada avanti!
D: (Balice) -. ...che del tipo di processo è particolarmente da segnalare per la... [Voci sovrapposte parole incomprensibili]
P: -. Vada avanti, vada avanti!
D: (Balice) -. Secondo punto. Ritengo che la questione fondamentale sia quella posta dall’avvocato D’Alessandro, cioè che dalla indeterminatezza del capo di imputazione, capo a, ne discenda poi l’accoglimento secondo me inevitabile delle questioni che sono state poste, perché proprio la mancata indicazione della condotta di un fatto, come richiedono gli articoli 8 e 9 del codice di procedura penale, impedisce poi di superare ogni argomentazione sulla competenza territoriale. La indeterminatezza nel capo di imputazione diventa un dato accecante che consente poi l’ambiguità nella determinazione della competenza territoriale, che invece viene suffragata dai dati che sono stati indicati dai colleghi e me come dato insuperabile, quello delle iscrizioni ai Modelli 21 delle diverse Procure. Quindi mi associo alle richieste di tutti i difensori.
P: -. Allora, facciamo interloquire il Pubblico Ministero e la Parte Civile dopo una breve pausa.
VOCE NON IDENTIFICATA -. [Voce non registrata perché parla lontano dal microfono]
P: (Onorati) -. Ah, va bene, vi facciamo interloquire lo stesso... dopo la pausa!

[…]

D: (D’Agostino) -. Avvocato D’Agostino, difesa L. C. Io nell’associarmi espressamente alle eccezioni che sono già state formulate dagli altri difensori, in particolare per quanto riguarda l’incompetenza territoriale, ma anche alle questioni relative alla Parte Civile ed alle ulteriori che sono state illustrate se non sbaglio dall’avvocato D’Alessandro, per quanto attiene la formulazione del capo di imputazione volevo aggiungere e sottolineare alcuni aspetti. Qui siamo in un procedimento in cui il mio assistito, C., fa ingresso ufficialmente almeno, ma poi questo sarà oggetto di tutt’altra disamina e tutt’altra... [Parola incomprensibile], soltanto nel febbraio del 2004, in cui risulta indagato ed imputato oggi in quest’aula di alcuni reati di indubbia gravità:cospirazione politica mediante associazione eccetera. In base ai capi di imputazione, parto dalle questioni di nullità rispetto alla formulazione del capo di imputazione e mi collego anche a quanto aveva già sottolineato la collega Crisci, che riguardano un’associazione sovversiva, sottogruppo di un’associazione nella nuova formulazione ancora più confusa della precedente del capo di imputazione sub a da parte del Pubblico Ministero, con un’associazione volta sostanzialmente a creare, a turbare l’esercizio delle funzioni, ad effettuare propaganda sovversiva, a creare una più vasta associazione composta da migliaia di persone, volta a sovvertire violentemente l’ordinamento economico e questo è il contenuto dell’articolo 305 del codice penale. Ora, in questo capo di imputazione noi abbiamo sostanzialmente la ripetizione delle parole e dei termini usati dall’articolo 305 del codice penale: “sovversione e violenza”. Sovvertire violentemente l’ordinamento economico. Non c’è né la formulazione e né la estrinsecazione poi di queste condotte delittuose che costituirebbero la finalità dell’associazione di sovversione violenta, alcuna specificazione e determinazione di condotte. Non ci viene detto quale è l’intento di sovversione, perché la sovversione significa ribaltare, cambiare radicalmente l’ordinamento economico dello Stato Italiano. L’ordinamento economico dello Stato Italiano io credo che per tutti noi sia quello che conosciamo e che riguarda e che è formulato esplicitamente nella nostra Carta Costituzionale, e che fondamentalmente prevede libertà e possibilità e tutela del lavoro e dell’attività e della libertà di organizzazione sindacale, e francamente mi risulta difficile comprendere quali siano i comportamenti e gli intenti di sovversione di questi principi fondamentali che si presumono messi in atto dagli imputati, ma non nel merito, nella formulazione del capo di imputazione. Il principio di libertà economica, il principio della proprietà privata, questo è l’ordinamento economico dello Stato Italiano che poi in termini politico-economici viene definito come di tipo liberistico; oggi nuova dizione ereditata da altri ordinamenti economici. La finalità e il tipo di condotte che andrebbero a colpire, a sovvertire e a ribaltare addirittura questo ordinamento economico dello Stato, francamente non sono in nessuna maniera riscontrabili, ma neanche desumibili dalla formulazione del capo di imputazione che è stato fatto sub a, e men che meno, c’è poi una formulazione chiara e precisa di quali sono le condotte violente, perché si parla di sovversione violenta, le condotte violente che avrebbero dovuto accompagnare, portare avanti, ottenere il risultato della sovversione violenta dell’ordinamento economico dello Stato. Io credo che francamente questo è il punto fondamentale che mi fa dire che ai sensi del 429 del codice di procedura penale non risulta assolutamente specificata l’enunciazione, ed è ovviamente a pena di nullità quello che viene previsto alla lettera c, l’enunciazione in forma chiara e precisa del fatto, delle circostanze aggravanti e di quelle che possono comportare l’applicazione di misure di sicurezza con indicazione dei relativi articoli. Qui non è specificata neanche la condotta! Ancora più chiaramente per quanto attiene la posizione del mio assistito, ma credo che si possa sicuramente allargare questa mia osservazione agli altri imputati in questo procedimento. Ancora più chiara è la genericità, l’assoluta indeterminatezza del capo di imputazione previsto al capo b, il 416, l’associazione per delinquere. Il delitto previsto e punito all’articolo 416 del codice penale: “Per essersi associati tra loro per commettere -. attenti -. una serie indeterminata di reati di cui agli articoli 337,.resistenza, e 634 codice penale”. Io tra l’altro 634 del codice penale, essendo una tipologia di reato che francamente non ho quasi mai incontrato nella mia attività defensionale, sono andata a vedermi che cos’è, ed è: “turbativa violenta del possesso di cose immobili”. Cosa c’entri e cosa abbia a che fare L. C. e tutti gli altri imputati di questo procedimento con questa tipologia di reato qualcuno dovrà spiegarlo, o spiegarci il refuso di questo decreto che dispone il giudizio che è stato notificato a tutti quanti! Quindi ritengo che ai sensi del 429 lettera b e del 178 lettera c, debba essere dichiarata la nullità del decreto che dispone il giudizio per assoluta indeterminatezza del capo di imputazione in relazione al capo a, in relazione al capo b, e mi fermo qui perché ovviamente come difensore di L. C. sono interessata a questo tipo di capi di imputazione oltre all’attentato, contro l’associazione sovversiva su cui potremmo ripetere analoghe considerazioni ed idem per quanto riguarda l’attentato contro gli organi costituzionali a Genova.
Partendo sempre da questo decreto che dispone il giudizio, io vorrei aggiungere due parole a quanto ha già chiarissimamente esposto sia la collega ed è esposto anche nella memoria, che riguarda la richiesta di esclusione della Parte Civile e, per ultimo, nell’intervento del collega Mazzotta, perché io credo che ci sia un dato inequivocabile ed è il fatto che la costituzione di Parte Civile che è avvenuta all’udienza preliminare è avvenuta con quella formulazione di cui ha già parlato il collega Mazzotta anche per il Ministero dell’Interno e Ministero della Difesa e non si capisce se per la Presidenza o se in proprio, ma comunque in proprio sicuramente, il Ministero dell’Interno ed il Ministero della Difesa, ha giustamente notato l’avvocato Mazzotta, non sono persone offese in questo procedimento ma avrebbero dovuto, come eventualmente persone danneggiate da eventi materiali e da condotte materiali che non sono contenute nei capi di imputazione di cui a questo procedimento, dimostrare la sua legittimazione. Io credo che l’ulteriore riprova di questo dato nonostante il fatto che la costituzione di Parte Civile sia avvenuta in udienza preliminare e il fatto che il decreto che dispone il giudizio doverosamente ai sensi del 429 lettera... [Parola incomprensibile], indica la persona offesa dal reato ancora solo ed unicamente, nonostante la costituzione di Parte Civile già avvenuta, nel Governo Italiano in persona della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Presidente del Consiglio dei Ministri protempore e l’altra persona individuata... l’altra persona offesa individuata è il legale rappresentante della Società Obiettivo Lavoro di Cosenza. Quindi, a maggior ragione ritengo, anche dopo una costituzione di Parte Civile già avvenuta in udienza preliminare dobbiamo, alla luce di questo che è il decreto che dispone il giudizio, questo giudizio instaurato qui a Cosenza e con questi capi di imputazione, dobbiamo doverosamente ritenere che debbano essere escluse le Parti Civili che si sono costituite in udienza preliminare, quantomeno e sicuramente con riferimento al Ministero dell’Interno ed al Ministero della Difesa. Quindi, questo mi sembra sia quanto è da aggiungere agli elementi che avevano già sollevato precedenti difensori, e molto più diffusamente di me, sulla questione delle costituzioni di Parti Civili. Mi soffermo infine sulla questione dell’incompetenza territoriale e non ripeterò quanto hanno già detto gli altri difensori e, in maniera oltretutto molto documentata, l’avvocato Senese e la collega D’Addabbo. Io ritengo che non ci sia dubbio del fatto che questa sede non è la sede giusta, non è la sede del Giudice naturale in relazione non ai fatti, perché sui fatti di cui a questi capi d’imputazione potremo e dovremo discutere molto più approfonditamente, ma in relazione proprio alla formulazione formale dei capi di imputazione che deriva dalla richiesta di rinvio a giudizio del Pubblico Ministero, accolta dal Giudice per le indagini preliminari nel decreto che dispone il giudizio, perché qui, com’è stato giustamente sottolineato, si parla di: -reati commessi a Cosenza, Taranto, Napoli e Genova da marzo ad ottobre 2001; -di associazione sovversiva: Cosenza, Taranto, Napoli e Genova da marzo a ottobre 2001; -di attentato contro organi costituzionali a Genova, Cosenza, Napoli da marzo a luglio 2001. Poi sparisce, come ha già sottolineato, o meglio, viene diversamente formulato il capo di imputazione in relazione ai fatti di Napoli ed in relazione al fatto che il Sud Ribelle non si è ancora costituito, che c’è un sottogruppo del Sud Ribelle, che dovrebbe essere poi l’associazione, che comunque rispetto alle indicazioni che il Tribunale del riesame aveva dato al Pubblico Ministero, il Pubblico Ministero ha ritenuto in qualche maniera di dovervisi adeguare e quindi di ammorbidire tra virgolette, non far sparire, ma di ammorbidire la situazione e la contestazione per quanto riguarda i fatti di Napoli di marzo 2001. Ma sicuramente non c’è alcun dubbio sul fatto che Cosenza, per i motivi che ha esposto la collega Senese, la collega D’Addabbo, ma anche altri difensori in quest’aula, nulla abbia a che vedere con i principi ordinari normali seguiti in tutti i Tribunali d’Italia in ordine alla competenza territoriale. C’è un fatto che sappiamo che è noto, che è giornalistico, che gli atti di impulsi di Polizia Giudiziaria che sono stati accolti a Genova e che in qualche maniera hanno condotto a questo procedimento con questi capi di imputazioni enormi hanno fatto il giro di tutte le Procure d’Italia, sappiamo anche che queste ipotesi di reati associativi, è stato anche documentato, sono state valutate a Napoli e a Genova e il fatto che la sola Procura di Cosenza ritenga possibile percorrere il reato associativo non fonda una competenza a Cosenza e quindi aderisco incondizionatamente alle eccezioni che sono state sollevate dalle difese in ordine alla incompetenza territoriale.
D: (Branda) -. Allora, Presidente, io vorrei eccepire relativamente la posizione di E. C., la nullità di richiesta di rinvio a giudizio e di tutti gli atti successivi e conseguenti, poiché non ho mai ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari previsto dall’articolo 415 Bis del codice di rito. Per quello che riguarda invece la posizione di F. C. mi limito a segnalare di non aver mai ricevuto la notifica del decreto di fissazione dell’udienza preliminare. Poi ci sarebbe una questione della revoca della misura cautelare cui F. C. e altri due imputati che sono ormai da troppo tempo sottoposti. È una misura di presentazione saltuaria alla Polizia Giudiziaria.
D: (Crisci) -. Si associa anche l’avvocato Crisci alla richiesta di revoca della misura cautelare per F. C. di cui è codifensore, ed anche per S. S. se ce l’ha ancora.
VOCE NON IDENTIFICATA -. No.
VOCE NON IDENTIFICATA -. No, no.
D: (Senese) -. Avvocato Senese. I colleghi hanno appunto anticipato quella che era una richiesta che nell’interesse di F. C. questo difensore intendeva prospettare e cioè, F.S. C. è sottoposto all’obbligo di firma da novembre 2003, e devo segnalare che già il Tribunale del riesame di Catanzaro, nell’ordinanza del 10 novembre 2003 in punto di esigenze facendo riferimento al lungo tempo trascorso dalla commissione del reato e l’inesistenza di precedenti di rilievo faceva propendere non per la misura della custodia cautelare in carcere, che era stata richiesta dal rappresentante della Pubblica Accusa, ma almeno per quella dell’obbligo di firma a cui poi effettivamente il C. veniva sottoposto ripeto nel novembre 2003. Ad oggi quindi, l’imputato è un anno è due mesi che è sottoposto ad un obbligo di firma, cioè ad una misura di fatto impeditiva di ogni forma di attività professionale e lavorativa. Noi abbiamo più volte documentato la circostanza che, essendo un ricercatore e per attività di ricerca impegnato continuamente in attività sul territorio nazionale, di fatto ha dovuto rinunciare a notevoli opportunità di lavoro ed ha dovuto, ogni qualvolta c’era un’attività istituzionale o professionale, fare la richiesta all’Autorità Giudiziaria competente, da ultima a questa Corte, ma fino a prima del rinvio a giudizio al G.U.P. ci sono state decine di richieste tutte puntualmente accolte per andare di volta in volta ad esercitare l’attività professionale o istituzionale che doveva svolgere. Ora, io sottopongo all’attenzione della Corte d’Assise questa valutazione: già nel novembre 2003 il Tribunale del riesame riteneva che le esigenze cautelari erano di tale modestia da applicare soltanto la misura meno affittiva dell’obbligo firma. È passato un anno e due mesi.
È principio consolidato nella giurisprudenza prima ancora che nel codice penale che si deve tener conto dell’adeguatezza e soprattutto dell’attualità delle esigenze cautelari. Quali sono le esigenze che impongono oggi, tanto più che il Presidente ha preannunciato che si riserveranno sulle eccezioni preliminari, che ci sarà un rinvio verosimilmente non a breve? Perché sottoporre ancora l’imputato a questa misura restrittiva della libertà personale? Noi riteniamo che non sussista alcuna delle esigenze di cui all’articolo 274 e pertanto Vi chiediamo, dal momento che sicuramente non c’è un’esigenza probatoria di cui alla lettera a del 274 perché c’è stato il rinvio a giudizio ed i giochi ormai sono fatti, mi si consentirà l’espressione tecnica “giochiamo a carte scoperte”, certamente non potrebbe inquinare il materiale probatorio, non c’è un concreto pericolo di fuga, ha sempre rispettato, adempiuto all’obbligo, non c’è un concreto ed effettivo pericolo di reiterazione della condotta, anche perché una condotta così evanescente... dire che si è un eversore è un concetto, mi perdonerete lo sfogo, ma assisto un imputato che subisce con grande difficoltà questa misura! Personalmente considero più eversore un Ministro della Repubblica che mette le taglie su presunti criminali e che invita a disapplicare le leggi dello Stato, che un F. C., ma questa è una considerazione personale dell’avvocato che Vi parla. Sicuramente ritengo che vi siano profili giuridici insuperabili che Vi consentiranno oggi di porre fine a questa agonia giudiziaria e, quanto meno sotto il profilo privato e deprivativo della libertà personale ,Vi chiedo di revocare la misura cautelare in esecuzione.
D: (Belvedere) -. Presidente, avvocato Belvedere per C. E. Per eccepire la nullità del decreto che dispone il giudizio, in quanto a questo difensore è stata notificata copia, dai Carabinieri, in cui nella parte relativa ai capi di imputazione e alle descrizioni delle condotte, figura una pagina, tra l’altro la produrrò, in cui non si legge completamente nulla e poiché all’inizio della pagina si parla proprio di C. E. Beh, questo difensore certamente non ha avuto alcuna possibilità di apprendere in forma chiara e precisa quale sia la contestazione e il fatto. Per il resto si associa a quanto già esemplarmente indicato dai colleghi e senza aggiungere alcunché per non tediare ulteriormente.
P: -. Quindi produce la copia del decreto che dispone il giudizio?
D: (Belvedere) -. [Parola incomprensibile] ...questa è l’ultima pagina.
P: -. La Parte Civile vuole interloquire?
C: (Matarese) -. Allora, Signor Presidente e Signori della Corte, io cercherò di chiarire brevemente quali sono i termini giuridici della costituzione di Parte Civile da parte dell’Avvocatura dello Stato nell’interesse delle amministrazioni dello Stato, precisando preliminarmente che l’atto di costituzione di Parte Civile dell’Avvocatura dello Stato sicuramente non è un atto politico e non risponde a precise direttive politiche né verbali né tanto meno scritte. Preciso questo unicamente per evitare qualsiasi sospetto di parzialità su una istituzione qual è l’Avvocatura dello Stato che sotto questo governo ha sostenuto la Parte Civile contro l’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri. Venendo invece alle argomentazioni giuridiche e lasciando da parte, e voglio sperare che siano sempre lasciate fuori da quest’aula, le argomentazioni e le strumentalizzazioni politiche che sicuramente ci saranno, ma lasciamole all’esterno perché la Corte deve decidere sulla base delle norme processuali e sostanziali, non sull’onda di un’emozione politica, venendo invece alle questioni giuridiche viene eccepita la carenza di mandato, la carenza dell’atto di consenso alla costituzione di Parte Civile, la mancata indicazione del difensore. Ovviamente la costituzione di Parte Civile è una costituzione per tre amministrazioni dello Stato: per la Presidenza del Consiglio dei Ministri in persona del Presidente protempore, per il Ministero dell’Interno in persona del ministro in carica, per il Ministero della Difesa in persona del ministro in carica, questo mi sembra che si evinca palesemente dalla semplice lettura della epigrafe dell’atto di costituzione di Parte Civile che è stato depositato all’udienza preliminare. Sinceramente non ho compreso esattamente l’eccezione sollevata dall’avvocato Mazzotta in virtù della quale la Presidenza del Consiglio dei Ministri si sarebbe costituita anche indirettamente per il Ministero dell’Interno, per il Ministero della Difesa o viceversa; sinceramente ho avuto difficoltà a comprendere questa eccezione. La costituzione di Parte Civile è per tutte e tre le amministrazioni dello Stato, sono tre amministrazioni distinte, tutte e tre presenti in questo processo, rappresentate e difese dall’Avvocatura dello Stato di Catanzaro. Preciso altresì, che l’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Catanzaro ha personalità giuridica autonoma, diversa dall’Avvocatura Generale dello Stato. Quanto al mandato occorre forse fare una precisazione. Altro è il rapporto tra il difensore del libero Foro, libero professionista e cliente che trova fonte genetica in un mandato fiduciario e deve seguire ovviamente tutte le norme processuali che sono indicate nel codice di rito, altro è il rapporto che sussiste tra l’Avvocatura dello Stato e le Amministrazioni dello Stato. L’Avvocatura dello Stato è un’istituzione, è anch’essa un’amministrazione. Il compito istituzionale dell’Avvocatura dello Stato è quello di rappresentare e difendere le Amministrazioni dello Stato, ex articolo 1 del Regio Decreto 1611 del 33, ed è per questo, perché si tratta di un dovere istituzionale mancando il quale, l’avvocato dello Stato incaricato o, al limite l’avvocato distrettuale, sarebbe passibile di responsabilità eventualmente anche penale se non compisse gli atti del proprio ufficio. L’articolo 1 del Regio Decreto chiarisce esemplarmente che non c’è bisogno di alcuna mandato, non si tratta nemmeno di un mandato ex... [Parola incomprensibile]. Gli avvocati dello Stato non necessitano di mandato. Perché? Perché ex articolo 13 dello stesso Testo Unico, il compito degli avvocati dello Stato è di rappresentare e difendere in giudizio le amministrazioni dello Stato! Ciò da che cosa discende? Discende proprio dal rapporto di immedesimazione organica dell’avvocatura dello Stato nell’amministrazione dello Stato. Se si legge all’articolo 17 del Testo Unico, Regio decreto 1933 del 33 numero 1611, si vede bene come l’Avvocatura dello Stato è inserita organicamente nella Presidenza del Consiglio dei Ministri, essa è quindi amministrazione dello Stato. Non c’è diversità tra Amministrazione dello Stato ed Avvocatura dello Stato, non c’è quindi necessità di mandato e, ad ogni buon fine, vale quanto previsto dall’articolo 1 del Testo Unico. Conosciamo l’ordinanza del G.U.P. di Bologna che sulla base di una sentenza del ’95 della Cassazione Penale ha ritenuto inammissibile la costituzione di Parte Civile da parte dell’Avvocatura dello Stato perché mancavano gli atti deliberativi per la costituzione di Parte Civile. Sappiamo anche che quell’ordinanza è stata prontamente impugnata e ribaltata dalla Corte di Cassazione e che quindi, l’Avvocatura dello Stato è stata riammessa in quel processo, anche perché successivamente a quella sentenza del ’95 la Cassazione Penale ha avuto modo di pronunciarsi nuovamente, è la sentenza Longarini del 1999, laddove si è chiarito che ai sensi dell’articolo 1 del Regio Decreto del 33: “gli Avocati dello Stato non necessitano né di un mandato alle liti né di un mandato specifico per la costituzione di parte civile” ripercorrendo nella parte motiva tutto quanto ho già affermato e che si trova anche chiaramente espresso nella scarsa dottrina che si è occupata di questo argomento ovviamente marginale. L’atto che è stato prodotto, voglio precisare, quell’autorizzazione da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ufficio Affari Giuridici e Legislativi a firma del Sottosegretario di Stato, è un’autorizzazione che ha valenza meramente interna ed amministrativa, non ha alcun rilievo processuale perché ogni problema relativo alla rappresentanza in giudizio è già risolto ex lege dal Testo Unico che ho più volte citato. Per ragioni organizzative interne, per la difficoltà dell’Avvocatura dello Stato di seguire tutti i processi penali ... in origine l’Avvocatura dello Stato aveva l’obbligo di costituirsi Parte Civile in tutti i processi ove fosse stato leso un diritto dello Stato, patrimoniale o non patrimoniale, considerati i problemi organizzativi dell’Avvocatura dello Stato, il Legislatore, con legge numero 3 del 1991, all’articolo 1 ultimo comma, ha stabilito che: “per la costituzione di Parte Civile nei processi penali occorre l’autorizzazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, non occorre l’autorizzazione del Ministero di volta in volta interessato nel singolo processo”. Perché occorre l’autorizzazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri? Se ricordiamo l’articolo 17 del Testo Unico, l’Avvocatura dello Stato è inserita nella Presidenza del Consiglio dei Ministri, quindi è un problema organizzativo interno, amministrativo dello Stato, non ha alcun rilievo processuale quest’autorizzazione, che noi comunque “ad abbundantiam” produciamo, perché talvolta ingenera dei problemi come accaduto per l’appunto a Bologna. Ancora, si dice che manca l’indicazione del difensore. Da tutto quanto ho sinora detto dovrebbe apparire sufficientemente chiaro che il difensore della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero dell’Interno e del Ministero della Difesa, non sono io, Procuratore dello Stato Luca Materese, ma è l’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Catanzaro e, se fosse presente, qualsiasi altro Procuratore o avvocato dell’Avvocatura Distrettuale di Catanzaro sarebbe esattamente la stessa cosa, perché è l’Avvocatura che difende l’Amministrazione dello Stato e non il singolo Procuratore. Infine, è stata posta in discussione l’ammissibilità della costituzione di Parte Civile per il Ministero dell’Interno e per il Ministero della Difesa in quanto non sarebbero state citate dal Pubblico Ministero quali parti offese dai reati contestati agli imputati. Non mi risulta che per costituirsi Parte Civile occorra l’esplicita ed espressa menzione nella richiesta di rinvio a giudizio da parte del Pubblico Ministero. Da quel che ricordo è sufficiente che il soggetto sia stato leso nei propri diritti patrimoniali o non patrimoniali dalle azioni delittuose che vengono ascritte agli imputati, ed è proprio ciò che accade in questo processo in quanto gli odierni imputati sono qui anche per essere giudicati per i fati: resistenza a Pubblico Ufficiale e di danneggiamento che hanno leso i diritti patrimoniali tanto del Ministero dell’Interno quanto del Ministero della Difesa sia per la distruzione di mezzi, sia per le lesioni apportate a persona il quale ha dovuto poi assentarsi dal servizio con conseguente erogazione di emolumenti a vuoto nei confronti di questi soggetti. Ed è per questo che i Ministeri della Difesa e dell’Interno si sono costituiti Parte Civile.
P: -. Il Pubblico Ministero.
D: (Mazzotta) -. Presidente, chiedo scusa, prima di dare la parola al Pubblico Ministero, la Difesa voleva sottoporre alla Corte la possibilità di ritenere questo Pubblico Ministero presente oggi in aula non legittimato ad esserci, nel senso che la Corte sa benissimo come Pubblico Ministero che deve partecipare alle udienze deve essere il Pubblico Ministero evidentemente del luogo del Tribunale eccetera... eccetera. Noi troviamo in atti un provvedimento del Procuratore Generale della Corte di Appello di Catanzaro, provvedimento nel quale si legge: “Vista la nota numero 74904 del 8/10/2004 con la quale il Procuratore della Repubblica di Cosenza evidenziando che con un organico carente del personale deve sostenere un carico di lavoro sempre più crescente e delicato...” ha chiesto l’applicazione del Sostituto Procuratore della Repubblica Domenico Fiordalisi per il completamento delle indagini in corso e indica quali sono le indagini in corso. Vista questa richiesta, il Procuratore Generale della Corte di Appello di Catanzaro cosa fa? Scrive: “Considerato che il Procuratore della Repubblica di Paola ha espresso un parere favorevole e che il Dottor Fiordalisi ha manifestato la propria disponibilità alla suddetta applicazione, visto l’articolo 109 dell’Ordinamento Giudiziario, decreta: il Dottor Fiordalisi è destinato in applicazione alla Procura della Repubblica di Cosenza limitatamente alla trattazione dei procedimenti penali sopra indicati per la durata di un anno per due giorni la settimana”. Ora, andando a vedere l’Ordinamento Giudiziario, se si fa riferimento per come fa riferimento il Procuratore Generale all’articolo 109 dell’Ordinamento Giudiziario, l’articolo 109 fa riferimento alla supplenza di magistrati del Pubblico Ministero, cioè una ipotesi completamente diversa da quella indicata nella parte motiva del provvedimento del Procuratore Generale, perché la supplenza si ha quando vi è una mancanza o un impedimento. Il Procuratore Generale fra l’altro indica l’articolo 109, ma poi decreta un’applicazione. E allora bisogna guardare evidentemente non più all’articolo 109, ma bisogna far riferimento all’articolo 110 che è quello che attiene all’applicazione del Pubblico Ministero. L’articolo 110 dell’Ordinamento Giudiziario che cosa stabilisce? “Possono essere applicati ai Tribunali Ordinari, ai Tribunali per i Minorenni eccetera... eccetera..., quando le esigenze di servizio in tali uffici sono imprescindibili e prevalenti, uno o più magistrati in servizio presso gli Organi Giudiziari. Per gli stessi motivi possono essere applicati a tutti gli uffici del Pubblico Ministero, Sostituti Procuratori in servizio eccetera...” La scelta dei Magistrati, perché il punto è questo, se è possibile per intanto che vi possa essere una richiesta nominativa da parte del Procuratore della Repubblica di Cosenza, che cioè sia lui a scegliere quale deve essere il Pubblico Ministero da applicare nel proprio circondario. “La scelta dei Magistrati da applicare è operata secondo criteri obiettivi e predeterminati in via generale dal Consiglio Superio della Magistratura”. Questo è esattamente il contrario di quello che fa il Procuratore della Repubblica di Cosenza e conseguentemente il Procuratore Generale! Il criterio obiettivo e predeterminato elimina la possibilità di una scelta nominativa e personale! Il criterio obiettivo e predeterminato deve essere quello che ha indicato il C.S.M. e, la Corte di Assise dovrà verificare quale è il criterio che il C.S.M. ha indicato ed ha dettato per la scelta del Pubblico Ministero da applicare, ma non basta, l’applicazione non solo è disposta con decreto motivato, ma è disposta sentito il Consiglio Giudiziario. Ora, questo ulteriore passaggio del parere del Consiglio Giudiziario manca assolutamente in questo decreto del Procuratore Generale ed è un passaggio assolutamente imprescindibile. Tanto è imprescindibile che lo stesso articolo 110 stabilisce che quando si deve applicare qualche Pubblico Ministero nei distretti di Caltanisetta, Catania, Catanzaro, Reggio Calabria, Napoli, Palermo eccetera... vi sono dei termini ridotti a quindici giorni. Questo però, è significativo del fatto che il parere del Consiglio Giudiziario, è obbligatorio! È assolutamente obbligatorio! Quando cade, questa esigenza, in quei circondari, in quei distretti in cui vi sono esigenze legate evidentemente alla normativa antimafia, può solo essere ridotto il termine, ma mai può essere eliminato il parere del Consiglio Giudiziario! Allora, a me sembra che questo provvedimento del Procuratore Generale non sia sufficiente e non sia acconcio a consentire oggi la presenza del Dottor Fiordalisi. E poiché, come il Tribunale ben sa, l’articolo 178 stabilisce una nullità assoluta quanto alla legittimità della presenza del Pubblico Ministero all’interno del dibattimento, questa valutazione la Corte d’Assise la deve fare subito! Su questo non credo che ci si possa neanche riservare e non si può dare la parola a questo Pubblico Ministero se prima non si accerta che egli è legittimato ad essere presente oggi, qui, in questa sede ed a rappresentare oggi, qui, in questo processo l’Accusa. Per cui...
P: -. L’eccezione la deve documentare, avvocato.
D: (Mazzotta) -. Io la documento con il provvedimento del Procuratore Generale che fra l’altro è negli atti della Corte d’Assise!
P: -. Io non l’ho visto.
D: (Mazzotta) -. Ce l’ha dato in questo momento il cancelliere e per cui...
P: -. ..era fuori dal fascicolo.
D: (Mazzotta) -. Fra l’altro, se non ci fosse stato sarebbe stato ancora più...
P: -. Me lo vuole produrre adesso? Perché non era nel...
D: (Mazzotta) -. Sì. È arrivato come al solito all’ultimo minuto, evidentemente! Ma se non ci fosse stato...
P: -. Noi non lo abbiamo visto.
D: (Mazzotta) -. ...ancora di più il Pubblico Ministero non sarebbe stato legittimato.
P: -. Non lo abbiamo visto il provvedimento.
D: (Mazzotta) -. È già negli atti della Corte d’Assise e per cui non dico...
P: -. C’è solo quello? C’è solo quel provvedimento?
D: (Mazzotta) -. C’è solo questo fogliettino. Per cui io chiedo che la Corte si voglia immediatamente pronunciare per la possibilità di consentire e di ritenere validamente rappresentato l’Ufficio del Pubblico Ministero.
P: -. Allora, ci ritiriamo su questo. Ci sono altri documenti su questo, Pubblico Ministero?
A: -. No.
P: -. No. Mi servirebbe il verbale dell’udienza preliminare sulle questioni... sulle eccezioni degli avvocati Branda e...
VOCE NON IDENTIFICATA -. Mi scusi, Signor Presidente...
P: -. Sì, un attimo. Allora, sì, le eccezioni degli avvocati Branda e Belvedere. La questione, la nullità per l’avviso, a lei avvocato o al suo assistito? A lei?
VOCE NON IDENTIFICATA -. [Voce non registrata perché parla lontano dal microfono]
P: -. Che è C. E. Lei era presente all’udienza preliminare, avvocato? Avvocato, lei c’era all’udienza preliminare?
D: (Crisci) -. Tutte le eccezioni erano state già presentate all’udienza preliminare, le trova tutte nell’udienza.
P: -. Lei era presente all’udienza preliminare?
D: (Crisci) -. Sì.
P: -. Datemi il verbale dell’udienza preliminare, per favore.
D: (Crisci) -. Ce l’ho io, Presidente, posso darle questo? P: -. Sì, forse è...
D: (Crisci) -. ...con tutte le eccezioni.
P: -. Ci ritiriamo. Mo’ questo quand’è arrivato?
VOCE NON IDENTIFICATA -. [Voce non registrata perché parla lontano dal microfono]
P: -. Stamattina?
A: -. Questo è il verbale... [Voce non registrata perché parla lontano dal microfono] ...trascrizioni dell’udienza.
P: -. Non deve interloquire?
A: -. Sì.
P: -. Interloquisca il Pubblico Ministero sulla nullità per la quale ci stiamo ritirando.
D: (Petitto) -. Prima di dare la parola al Pubblico Ministero vorrei intervenire su questa nullità per associarmi alla questione dedotta dall’avvocato...
P: -. Va be’, è chiaro che siete tutti associati!
D: (Petitto) -. Non lo avevo compreso io allora! Sono i miei limiti, Presidente!
P: -. Non diciamo cose inutili! Prego, il Pubblico Ministero su questo.
A: -.Presidente, io non conosco gli altri atti del procedimento amministrativo a questo punto relativo alla applicazione che è culminata in quel provvedimento, quindi non sono in grado di interloquire con cognizione di causa. Dico soltanto che, principio generale del codice di procedura penale, il Pubblico Ministero non può essere ricusato e che la nullità di cui all’articolo 178 inerisce alla presenza comunque di un magistrato del Pubblico Ministero quale io sono, magistrato di questo distretto; e che l’articolo 110, nella parte non letta dall’avvocato che ha formulato l’eccezione, parla di applicazione di magistrati del medesimo distretto, come nel caso di specie ha fatto il Procuratore Generale.
C: (Matarese) -. Mi scusi Signor Presidente, se fosse possibile anche per la Parte Civile interloquire su quest’ultima eccezione sollevata perché palesemente riguarda un atto amministrativo e pertanto è assistito dalla presunzione di legittimità, da ciò conseguendone anche la legittima presenza del Pubblico Ministero in quest’aula. Ricordo anche i poteri di disapplicazione di un atto amministrativo da parte di un Giudice penale riguardano unicamente quegli atti amministrativi che siano rilevanti per la determinazione dell’esistenza del fatto di reato e non riguardano invece degli atti sono esterni al fatto di reato.
P: -. Ci ritiriamo.

[La Corte si ritira]

ORDINANZA: P: -. La Corte sulla eccezione sollevata dalla Difesa relativamente alla rituale partecipazione del Pubblico Ministero Dottor Domenico Fiordalisi all’odierno dibattimento, esaminati gli atti, ritenuto che il Dottor Domenico Fiordalisi attualmente in servizio presso la Procura della Repubblica di Paola svolge le funzioni di Pubblico Ministero all’odierna udienza i virtù del decreto emesso dal Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Catanzaro in data 11 ottobre 2004; ritenuto che detto decreto risulta legittimamente emesso ai sensi dell’articolo 109 dell’Ordinamento Giudiziario; atteso che a prescindere dalla locuzione della parte dispositiva, l’intera motivazione del provvedimento è incentrata su quelle situazioni “carenza di organico” che fondano l’istituto della supplenza; ritenuto infine che in ogni caso la questione della eventuale illegittimità del decreto è priva di rilievo processuale; atteso che per il principio secondo il quale l’Ufficio del Procuratore della Repubblica si incarna in tutti i suoi componenti senza che occorra verso i terzi una delega formale, è da escludere che costituisca pertanto causa di nullità del dibattimento e della conseguente sentenza la mancanza di una formale designazione del magistrato del Pubblico Ministero che ha partecipato all’udienza dibattimentale (vedi Cassazione 8/11/’96). Per questi motivi rigetta l’eccezione sopra specificata e dispone procedersi oltre. Prego, Pubblico Ministero, interloquisca su tutte le questioni sollevate dalla Difesa.
D: (Petitto) -. Presidente...
P: -. Dica.
D: (Petitto) -. Prima di dare la parola al Pubblico Ministero, volevo solamente che passasse a verbale che deposito la memoria che avevo anticipato durante il mio intervento.
P: -. Sì.
D: (Petitto) -. È sottoscritta da tutti i difensori oggi presenti, grazie.
A: -. Signor Presidente e Signori della Corte, le eccezioni formulate dai difensori degli imputati sono tutte palesemente infondate. Oggi gli imputati sono qui dinanzi a Voi per rispondere del delitto, principalmente il primo delitto contestato al capo a: di cospirazione politica mediante associazione di cui all’articolo 305 e, contrariamente a quanto ha riferito l’avvocato di Canarini, nell’intitolazione del capo di imputazione che ho formulato e che è nel decreto che dispone il giudizio, vi è l’indicazione specifica e quindi non generica, del fine per il quale questa associazione si è costituita e cioè turbare l’esercizio delle funzioni del Governo Italiano durante il G8, a Genova, nel luglio 2001. Questo è il fatto principale, seguito poi da altri fatti, la finalità principale seguita da altre finalità che caratterizza l’associazione di queste persone oggi imputate e che connota questa associazione in modo del tutto peculiare. Per questo fatto non ha mai proceduto la Procura della Repubblica di Napoli e non risulta così né dagli atti prodotti dall’avvocatessa Senese né procede la Procura della Repubblica di Genova. Con entrambe le Procure vi è un carteggio amministrativo nella fase investigativa, che potrei anche produrre se la Corte lo riterrà, dal quale risulta un pieno accordo, un pieno rispetto delle reciproche competenze anche e soprattutto in ordine a questo procedimento per associazione. Si tratta cioè, di un delitto che è ben diverso nei suoi caratteri strutturali e nei suoi elementi costitutivi dal delitto di associazione sovversiva, tant’è che la finalità è ben diversa, vi è un fine specifico che è quello di commettere atti precisi che costituiscono di per sé reati contro la personalità dello Stato indipendentemente dalla effettiva commissione, consumazione, perpetrazione di questi ulteriori delitti, cioè il mero accordo associativo con una struttura organizzativa sia pure rudimentale determina la consumazione, il perfezionamento di questo reato associativo, cosa completamente diversa da un’associazione sovversiva che in sintesi, e lo dico soprattutto per i Signori Giudici Popolari, oggi qui presenti, significa secondo la Cassazione, utilizzo del metodo della violenza per generiche finalità politiche. Tutte le volte che si utilizza la violenza per fini politici scatta il delitto di associazione sovversiva, meno grave, guardiamo soprattutto la pena relativa ai partecipi e invece, quando ci si associa, ci si costituisce per uccidere il re, questo è il classico caso, per uccidere il Presidente della Repubblica, si commette da che mondo e mondo e non dall’epoca fascista ma da epoca più antica, il delitto di cospirazione politica, così lo chiama il codice ed è una cosa diversa, vi è cioè un pericolo più immediato, come anche la Corte di Assise di Torino chiamata a differenziare questi reati ha specificato: “Un pericolo meno remoto di quello creato dall’associazione sovversiva”. Ecco perché la pena per i capi e per gli organizzatori e i promotori è identica, ma la pena per i partecipi è diversa e pertanto è delitto più grave di quello di associazione sovversiva e per di più, è pacifica la giurisprudenza, concorre con il delitto di associazione sovversiva come nel caso di specie. Oggi rispondono dinanzi a Voi, e per il delitto di cospirazione politica mediante associazione, e per quello di associazione sovversiva, e per quello di associazione per delinquere. Hanno ambiti e spazi diversi. E ha diligentemente, l’avvocatessa Senese, spulciato nelle iscrizioni della Procura della Repubblica di Napoli ed ha scoperto che esiste un Modello 44, cioè un fascicolo contro ignoti per il delitto di 270 all’indomani, meglio, dopo qualche settimana gli scontri avvenuti a Napoli, scontri per i quali poi fra l’altro si è proceduto anche nei confronti degli attuali imputati e questo la dice lunga poi in termine di sussistenza delle prove nei confronti di queste persone. Ma è cosa diversa, due giorni dopo che si è iscritta la notizia di reato relativa ad un’associazione sovversiva che evidentemente aveva sede a Cosenza e a Rende in particolare, dove è arrivato un volantino, quello dei N.I.P.R., con chiari contenuti eversivi e che attestava, e questo è stato il motivo dell’iscrizione, questo è stato lo stesso ragionamento effettuato dalla Procura di Taranto, dell’esistenza di un nucleo, di un gruppo di persone in grado di recepire quel tipo di messaggio! Perché non è arrivato a Catanzaro? Perché non è arrivato a Reggio Calabria, città ben più importanti di Cosenza? E questa è stata l’interpretazione corretta data dalla Procura e l’inizio delle indagini legittimamente effettuate. Ma dal punto di vista testuale del capo di imputazione, giustamente si fa notare dalla Difesa di alcuni imputati, che anche i reati fine, così come vengono contestati, debbono essere utilizzati per ricostruire la questione della competenza. E qui abbiamo un reato fine che è quello avvenuto nel marzo, o almeno, scoperto il 6 marzo 2001 che è la propaganda sovversiva effettuata da C. F. che, da Diamante, cioè nella Provincia di Cosenza, quindi al limite questo è stato il primo momento di manifestazione di un ipotetico gruppo di persone, nucleo che poi sarebbe stato al limite quello di C., di Cosenza, di C. A., di Cosenza, che in data 6 marzo 2001 dicevano: “Dobbiamo rendere ingestibile Napoli” e poi, dopo gli scontri di Napoli, altro comunicato: “Li dobbiamo portare a Genova”. La finalità è quella di distruggere le città, renderle ingestibili per bloccare l’attività del Governo Italiano durante l’esercizio delle sue funzioni, in un momento particolare che si chiama G8, e quindi di qui man mano l’escalation. Ma abbiamo un’osservazione fondamentale da svolgere sulla base del capo di imputazione. Il capo di imputazione individua l’esistenza di un nucleo di persone che si è strutturato in associazione con l’unico scopo di bloccare il G8 a Genova, questo è il capo di imputazione per il quale oggi devono rispondere. Non devono rispondere, gli imputati, di una finalità come quella che era stata contestata inizialmente nella fase delle indagini preliminari e che è stata corretta, tra virgolette dal Tribunale della Libertà, (Presidente Fontanazza), nella sua ordinanza che ha retto al vaglio della Cassazione e alla quale questo Ufficio del Pubblico Ministero si è adeguato, nel senso che esiste dal marzo, ma possiamo dire dal maggio 2001 con assoluta certezza, un nucleo di persone che ha deciso, a Cosenza, di bloccare il G8 a Genova. Che poi lo abbia fatto o non lo abbia fatto a Genova, poco importa ai fini della sussistenza del delitto di cospirazione politica già integrato in tutti i suoi estremi nel momento stesso in cui tale accordo veniva suffragato in questa terra. Abbiamo poi fatti per i quali certamente non poteva procedere ad aprile, a marzo, la Procura di Napoli, che erano quelli relativi alla costituzione avvenuta a Cosenza il 19 e 20 maggio del 2001 di questa “Rete Meridionale del Sud Ribelle”, di cui i capi, i cui promotori, il cui fondatore che è C. F., avevano chiare intenzioni del tipo di quella descritta nel capo di imputazione. Così come anche il fine di sovversione, di cui al 270, emerge evidentemente durante la fase successiva, ma il momento in cui si è manifestato sicuramente il vincolo associativo è sia quello del 19 e 20 maggio del 2001, questo si evince già dai capi di imputazione, perché qui si costituisce ufficialmente questo gruppo e lo si costituisce, e lo si vedrà, con intercettazioni che parlano chiaramente di una discussione che doveva essere proiettata unicamente su Genova, ma anche da un comunicato ufficiale che è stato diffuso via internet successivamente, il giorno dopo, il 22 maggio del 2001 in cui si dice chiaramente: “Gli scontri di Napoli a oggi noi li dobbiamo portare a Genova. Questo gruppo si costituisce per bloccare il G8”. E quindi questo è il momento in cui si manifesta l’esistenza del vincolo, si manifesta immediatamente dopo, durante la consumazione di una serie di reati il 2 luglio del 2001, anche a Cosenza, con la occupazione illegittima, illegale, arbitraria con più di dieci persone, quindi integrando un vero e proprio reato perseguibile d’ufficio, delle agenzie di lavoro interinale. E questo è un altro momento di mobilitazione fondamentale che serviva per scoprire chi era disposto a commettere reati per portare avanti poi un discorso più elevato nel momento in cui ci si fosse portati tutti a Genova. Il primo momento, che è quello dell’acquisizione di questo documento di C. F., diffuso via internet sul movimento, quindi in siti pubblici, è stato acquisito dalla Polizia Giudiziaria, ma in questo caso dalla D.I.G.O.S. nel corso di un’attività di prevenzione e la D.I.G.O.S. per mestiere acquisisce documenti che possono avere una utilità dal punto di vista politico e dal punto di vista di possibili reati che stanno per commettersi o che sono... vengono commessi. E in un momento successivo ha tirato fuori questo documento perché lo ha ritenuto pertinente, lo ha ritenuto utile e collegato con questa inchiesta che si stava portando avanti e, il Giudice dell’udienza preliminare, nell’ordinanza che ha la Signoria Vostra, Presidente, è allegata al verbale del 24 maggio del 2001, ha già ben motivato proprio su questo aspetto in epigrafe dell’ordinanza medesima dicendo che vi è la assoluta legittimità di questa acquisizione documentale da un pubblico sito, ed è pertanto un fatto lecito. Ma il profilo giuridico che io voglio sottoporre alla Corte e che ritengo oggi insuperabile al di là dei profili di opportunità sull’accoglimento dell’istanza di competenza, molto vaghe poi nella indicazione di quali sarebbero poi questi Giudici competenti, chi Napoli, chi Genova, nemmeno al Difesa sa con precisione quale sarebbe il Giudice competente, è sicuramente questa: l’articolo 25 del codice di procedura penale stabilisce il principio di definitività del giudizio, cioè in materia di competenza per territorio, e diventa un principio cardine dell’Ordinamento Processuale, altrimenti i processi sarebbero soggetti a continui spostamenti di competenza in ogni momento in cui un Giudice di merito, sia pure dopo la pronuncia della Cassazione, si convinca della erroneità delle statuizioni della Corte Suprema. E qui noi abbiamo un fatto singolare. Dice l’articolo 25, lo devo prendere per chiarezza: “La decisione della Corte di Cassazione sulla giurisdizione o sulla competenza è vincolante nel corso del processo”. Cioè, noi abbiamo avuto una prima pronuncia sulla materia e sulla competenza di Cosenza da parte del G.I.P. in materia cautelare, una seconda pronuncia da parte del G.U.P., del Giudice dell’udienza preliminare, nell’ordinanza che vi ho allegato a... udienza del 24 maggio del 2001, una ordinanza confermata dal Tribunale, dalla Cassazione che è del Tribunale della Libertà, Presidente Fontanazza, che ha sul punto... e che io vado a produrre qui in maniera articolata... motivato sul problema della competenza. Si è pronunciato il Procuratore Generale della Corte Suprema di Cassazione nel senso della competenza di questa Corte di Assise e dell’Autorità Giudiziaria di Cosenza; si è pronunciata la Cassazione con ben due sentenze della V Sezione Penale, ed io qui Le vado a produrre la prima, quella che riguarda C. F. In maniera chiarissima, non in termini dubitativi, ha detto: “Se questi sono gli elementi, deve procedere Cosenza”, ma io aggiungo, dal punto di vista non solo dell’opportunità una pronuncia diversa sarebbe veramente sconcertante, ma dal punto di vista della legittimità l’articolo 25 oggi Vi impedisce una pronuncia diversa perché quando si è pronunciata la Cassazione, cioè in data 10 giugno del 2003, già l’udienza preliminare del 24 maggio 2001 era iniziata. Cosa comporta questo? Comporta che il processo, il [Parola incomprensibile] processo è indiscutibilmente attinente anche all’iudienza preliminare e questo non solo la dottrina unanime lo riconosce e la giurisprudenza, ma vi è un dato testuale che si evince dall’articolo 18 del codice di rito che parla, è intitolato “Separazione di processi” e parla alla lettera a dell’udienza preliminare, e infatti nell’udienza preliminare il processo si può chiudere con una sentenza di proscioglimento. E quindi è evidentemente che quando la Corte Suprema di Cassazione si è pronunciata già il processo era iniziato e che pertanto vige questo vincolo in questo procedimento. Quanto alle eccezioni formulate dagli altri difensori, sulla legittimità dell’Avvocatura dello Stato, produco le plurime sentenze della Cassazione sul punto, già prodotte dall’avvocato dello Stato, che ho rinvenuto del fascicolo e per sottoporle alla vostra attenzione e che è la lettera con la quale la Segreteria di Stato della Presidenza del Consiglio in maniera specifica invita l’Avvocatura Distrettuale dello Stato a costituirsi in questo procedimento per chiedere i danni, e quindi è una eccezione palesemente infondata. Quanto invece alle eccezioni dell’avvocato Petitto sulla consegna dei brogliacci, qui abbiamo l’articolo 269 del codice di rito che stabilisce che tutti gli atti relativi, sia le registrazioni, sia gli atti relativi alle intercettazioni telefoniche sono depositati e sono conservati dalla Procura della Repubblica. Questo procedimento che è un procedimento che ha visto indagate molteplici persone, che ha visto intercettate ed ha visto l’emissione di numerosi provvedimenti di intercettazione, ha tra gli altri riguardato modelli Rit. che sono stati tutti regolarmente, per quello che mi risulta, regolarmente depositati, ma che comunque riguardano intercettazioni per le quali questo Ufficio del Pubblico Ministero non ha mai richiesto la trascrizione, non vi sono telefonate utili e né per l’Accusa e né la Difesa ha chiesto di trascrivere telefonate! È una questione assolutamente ininfluente, tra l’altro infondata perché gli atti sono sempre stati al loro posto, la Difesa li ha sempre consultati e se vuole li consulta ancora adesso per proporre eventuali integrazioni di richieste di intercettazioni. L’avvocato Belvedere ha formulato una eccezione dicendo che in una fotocopia di una delle pagine riguardanti la fissazione della odierna udienza, quindi la notifica relativa al decreto che dispone il giudizio, alcune parole non si leggono. Si evince chiaramente da questo documento innanzitutto che si riguarda reati, e parti di queste parole che non si leggono, di altre persone e non del proprio assistito che viene trattato invece nella prima parte proprio di quella pagina dove si legge tutto perfettamente. Ma qui c’è un fatto assorbente, l’avvocato Belvedere è codifensore con l’avvocatessa Branda nello stesso studio professionale, del C. E., ha ricevuto tre notifiche e quindi: il C. E., l’avvocatessa Branda, l’avvocato Belvedere, tutti atti quindi, questi due in particolare nello stesso studio, quindi questa cognizione del decreto che dispone il giudizio che fra l’altro riguarda gli stessi identici reati per i quali è stata formulata la richiesta di rinvio a giudizio rtualmente notificata non può pertanto oggi dire: “Non conosco completamente l’imputazione della quale deve rispondere il mio assistito”, il quale ha avuto invece una copia integra e regolare. Sul punto delle eccezioni formulate dall’avvocatessa Branda richiamo le puntuali motivazioni nell’ordinanza redatta dal GUP, Dottoressa Ferrucci, sempre nell’udienza del 24 maggio del 2004. Quanto invece alla richiesta di eliminazione dell’obbligo di firma, quindi alla revoca di questa misura, questo Ufficio del Pubblico Ministero, ai soli fini del decidere di questa eccezione, produce una documentazione dalla quale risulta che l’imputato C. F., proprio il giorno in cui sono avvenuti scontri rilevanti sul piano penale e politico, a Roma, il 20 marzo del 2004, ha violato gli obblighi di firma, ha rivendicato per il suo gruppo un grave atto delittuoso per quanto riguarda gli schiaffi a Fassino, che lui aveva preannunciato, cioè al Segretario dei Democratici di Sinistra. E infatti non si è presentato all’orario stabilito dal Giudice, senza chiederne l’autorizzazione per partire prima per Roma e, per comunque presenziare ad un grave atto del quale si è attribuita la responsabilità come gruppo. E’ nei documenti che la D.I.G.O.S. di Cosenza ha raccolto e che io sottopongo alla vostra attenzione. Sono persone che continuano pertanto a presentare tutti gli elementi di pericolosità valorizzati dal Giudice per le indagini preliminari e secondo le valutazioni del Tribunale del riesame di Catanzaro che ha applicato questa misura. Pertanto mi oppongo alla revoca dell’obbligo di firma.
D: (Mazzotta) -. Presidente, se mi consente, prima che la Corte vada in Camera di Consiglio...
P: -. Ha concluso il Pubblico Ministero?
A: -. Su questo punto sì.
D: (Mazzotta) -. Ah, ho capito male!
A: -. Voglio ricordare, Signor Giudice, il rigore sulla questione in generale della legittimità della costituzione del Giudice, della costituzione dell’Ufficio del Pubblico Ministero, una sentenza che è negli atti di questo procedimento e che è quella con la quale la Cassazione per la prima volta ha fatto rilevare la violazione delle tabelle, questo anche per il prosieguo delle altre udienze, la violazione delle tabelle in materia di costituzione dei singoli magistrati. Cioè, per la prima volta rilevano, questo tabelle, in questa pronuncia che è negli atti, quindi ai sensi dell’articolo 178, solo e soltanto per violazione degli articoli 25 e 111 della Costituzione che riguardano il Giudice non riguardano il Pubblico Ministero. Vi è uno status completamente diverso tra Pubblico Ministero e Giudice che si evince proprio nell’unica pronuncia che la Cassazione ha emesso in materia di questo tipo e pertanto anche questa interpretazione che la Corte ha dato, secondo me è in linea con questa sentenza della Cassazione, della prima sezione penale della Cassazione emessa proprio su questo punto.
D: (Mazzotta) -. Presidente, io volevo, perché non mi era stato dato processualmente il tempo di farlo prima, avanzare anch’io richiesta di revoca della misura per quanto riguarda S. M., il quale, va detto subito, schiaffi Fassino non ne ha dato!
P: -. E lei come lo sa?!
 

D: (Mazzotta) -. Perché non era presente a Roma, ha rispettato gli obblighi di firma e se lo avesse fatto, sicuramente se ne sarebbe fatto un vanto e me lo avrebbe detto, per cui possiamo escludere assolutamente che questo si sia verificato. Né può valere il principio che quello che eventualmente ha fatto un altro vale per tutti! Il dato che la Corte dovrà verificare quanto alla legittimità di mantenere la misura cautelare per S. è il suo curriculum personale in questo anno in cui è stato sottoposto all’obbligo di firma. La Corte sa benissimo che sotto questo aspetto anche il trascorrere del tempo è un elemento nuovo che può essere valutato perché si è data concretamente da parte dell’imputato manifestazione di aver rispettato gli obblighi impostigli dal Giudice, perché certamente non esistono più motivi, come già hanno detto i colleghi, per mantenere in vita la misura cautelare, non vi è il pericolo di fuga, non vi è il pericolo di inquinamento probatorio. Per quanto riguarda la reiterazione io credo che un eversore così pubblicizzato perda quella che è la essenza intima appunto di chi vuole commettere reati eversivi, che dovrebbe essere, anzi che è certamente, quella della segretezza. Per cui dopo un anno di misura cautelare, io credo che la Corte debba revocare il provvedimento. Nel caso in cui ciò non dovesse essere, io credo di raccogliere il sentimento di tutti i colleghi che operano in questa vicenda processuale, chiediamo che il rinvio sia a brevissimo. Con imputati sottoposti a misura cautelare certamente questo processo deve procedere celermente e qui c’è anche un impedimento in quel provvedimento del Procuratore Generale che assegna, o applica in supplenza il Dottor Fiordalisi, per solo due giorni settimanali. Due giorni settimanali per una serie di procedimenti, non solo per questo processo! E allora, quando vi sono imputati sottoposti a misura cautelare, certamente non si può immaginare che il processo proceda lentamente e si deve richiedere alla Corte di Assise di Cosenza, con forza, che se dovessero restare in piedi le misure cautelari, il processo venga celebrato nei tempi più rapidi possibili.
D: (Senese) -. Presidente, potei prendere visione della produzione documentale del Pubblico Ministero a proposito di C.?
P: -. Prego. Allora, mentre l’avvocato Senese prende visione della documentazione, la Corte ha esaminato le istanze di ammissione al gratuito patrocinio per C. L. e G. F. e poiché la documentazione è rituale e regolare, la Corte ammette i due imputati al gratuito patrocinio a spese dello Stato.
VOCE NON IDENTIFICATA -. [Voce non registrata perché parla lontano dal microfono]
P: -. Sì. Il parere su S. sulla revoca dell’obbligo di firma?
A: -. Contrario.
P: -. Parere contrario. Si riserva...
D: (Crisci) -. Su C.? ...F. C.?
P: -. L’ha già detto.
D: (Crisci) -. Ah, non l’ho sentito!
P: -. No, su C. F. non l’ha detto!
A: - .Comunque contrario.
P: -. Contrario. Facciamo ancora interloquire l’avvocato Senese e intanto, anticipa la Corte, che si riserva su tutte le questioni; scioglie solo la eccezione di nullità proposta dall’avvocato Belvedere in relazione all’avviso dell’udienza odierna rilevando che l’avvocato Belvedere, per come abbiamo constatato dai verbali dell’udienza preliminare, era presente insieme al codifensore alla udienza preliminare, per cui la notifica effettuata è una superfetazione, era perfettamente a conoscenza della data di udienza e delle imputazioni.
D: (Senese) -. Presidente...
P: -. Prego avvocato.
D: (Senese) -. Quanto alla documentazione prodotta dal Pubblico Ministero io vorrei soltanto segnalare che in un anno e mezzo di sottoposizione al vincolo si imputa al C., e questo sarebbe l’elemento che addirittura consentirebbe di mantenere in esecuzione la misura, la circostanza che in data sabato 20 marzo 2004 C. si è presentato alle ore 10,54 presso il Commissariato e non alle ore 12,00 come previsto, riferendo ai competenti Carabinieri, Stazione di Benevento, che poteva firmare precedentemente perché alle ore 12,00 successive doveva recarsi a Roma con il treno per partecipare ad una manifestazione ed i Carabinieri lo facevano firmare alle 10,54. Questa è ragione secondo la quale il Pubblico Ministero ritiene che non possa essere revocata la misura in esecuzione. Noi riteniamo che si è presentato in anticipo ai Carabinieri e l’hanno autorizzato a firmare semplicemente con anticipo perché ha riferito che doveva prendere il treno. Su questo punto specifico poi della manifestazione il C. vuole rendere una dichiarazione spontanea.
P: -. Prego.
VERBALE DI DICHIARAZIONE SPONTANEA DELL'IMPUTATO: Il Giudice informa l'imputato che ha facoltà di rendere le dichiarazioni che ritiene opportune, purché esse si riferiscano all'oggetto dell'imputazione e non intralcino l'istruttoria dibattimentale. A questo punto l'imputato C. F.S. dichiara spontaneamente:
I: -. Posso dire anche da qua?
P: -. Sì, ma venga a dire qua, quello è il posto suo!
I: -. C. F.S.
P: -. Prego.
I: -. No, come potrà vedere dal fascicolo, in tutto l’anno e mezzo ci sono annotate una mezz’ora di ritardo che ho fatto ad agosto e quaranta minuti di anticipo che ho fatto quel giorno là, e questo... diciamo si compensano tra di loro.
P: -. E non suggerisca...!
I: -. C’è come atto un’intervista nella quale io non capisco quale è la ragione della sua presenza nel fascicolo, nella quale durante la manifestazione, come faccio sempre, ho rilasciato delle dichiarazioni alla stampa e nello specifico commentavo quelle contestazioni, perché poi i due schiaffi non li ha ricevuti Fassino, anzi specifico che ci sono stati e appunto potrà leggere nell’intervista: “Ma quali due ceffoni? Sono state due pernacchie!” Quindi non credo che questo...
P: -. Va bene, si accomodi. Allora, la Corte si riserva, lo ha già detto e rinvia... vorremmo fare un’udienza prima di Natale per sciogliere queste riserve. Allora, 20 o 21 dicembre 2004.
D: (Crisci) -. Scusi Presidente, solo per sciogliere le riserve e senza l’ammissione delle prove?
P: -. Potremmo fare anche l’ammissione delle prove. Cioè, se superiamo le eccezioni potremmo fare l’ammissione delle prove. Non ci vogliamo pronunciare con una... come avete fatto all’udienza preliminare ed avete ricusato il Giudice che aveva fissato il calendario, noi non fissiamo niente, nulla, anche perché non lo sappiamo!
D: (Senese) -. Giudice, a questo punto non possiamo andare a gennaio 2005?
P: -. Per sciogliere le riserve anche?
D: (Senese) -. No, perché se c’è una valutazione meramente ipotetica anche di ammissione delle prove, ovviamente dobbiamo tornare ed io sia il 20 che il 21 sarei impedita, quindi se fosse possibile...
P: -. No, questo perché l’avvocato Mazzotta ha chiesto di...
D: (Senese) -. Va be’, se ci fosse una revoca delle misure non avremmo problemi.
P: -. Eh, e questo non lo sappiamo!
D: (Senese) -. Se la revoca delle misure avviene prima dello scioglimento del 20...
P: -. Ma noi non lo sappiamo ancora! Non abbiamo fatto la Camera di Consiglio.
D: (Senese) -. Sì, ma se avviene prima dello scioglimento del 20, io chiederei di sciogliere adesso questa unica riserva sulle...
D: (Crisci) -. Se facesse ora la Camera di Consiglio sulle misure cautelari forse potremmo valutare...
D. (Senese) -. Presidente, insistiamo perché almeno sulla revoca delle misure possiate sciogliere oggi.
P: -. Perché?
D: (Senese) -. Perché ci troviamo in difficoltà dovendo essere obbligatoriamente presenti se c’è una possibilità di dover discutere sull’ammissione delle prove ed anche perché molti che veniamo da fuori non abbiamo ancora le risultanze della perizia tecnica disposta ai sensi dell’articolo 268. Dovremo valutare tutte...
P: -. Hanno depositato quasi tutti i falconi, non so se sono arrivati gli altri fascicoli, ne mancano due mi pare. D: (Senese) -. E quindi vorremmo avere anche questa possibilità, apposta si chiedeva di rinviare brevemente magari oltre il 20 dicembre però solo se sciogliete questa riserva sulla misura cautelare.
P: -. No, sulle misure cautelari ci pensiamo e la scioglieremo nei cinque giorni, ci ritiriamo invece per la data.
D: (Senese) -. Faccio presente che i giorni possono essere tre perché il parere del Pubblico Ministero c’è!
P: -. Cosa?
D: (Senese) -. Il parere del Pubblico Ministero c’è, i giorni possono essere tre perché due sono passati!
P: -. Ma come siete terribili però, eh? A Roma sono le donne che sono terribili, sono tremende! Ci ritiriamo.

[La Corte si ritira]

P: -. Allora, andiamo al 20 dicembre 2004, poiché ci sono i difensori impediti ed impegnati, potremmo eventualmente nel caso il processo dovesse proseguire dinanzi a questa Corte potremmo non fare l’ammissione delle prove in modo da non pregiudicarvi per l’assenza, cioè all’esito, se scioglieremo le riserve in maniera da mantenere la competenza qui, non facciamo l’ammissione delle prove in modo che voi che siete di fuori ed avete impegni potete non venire e farvi sostituire però, date le deleghe ai difensori di Cosenza e poi indicare eventualmente le date successive. Cioè, dare i vostri impegni al difensore che vi sostituirà così evitiamo perdite di tempo, evitiamo che fissiamo una data e non ci siete eccetera... eccetera... Va bene, si riserva la Corte. L’udienza è tolta.

UDIENZA DEL 20 DICEMBRE 2004

ORDINANZA DELLA CORTE
P: – C’è una brevissima richiesta di atti e poi la Corte uscirà con l’Ordinanza. La Corte di Assise, per decidere le eccezioni proposte all’udienza decorsa, dispone l’acquisizione del comunicato diffuso via internet da parte di C. F., indicato al capo a) della rubrica con l’indicazione del tempo e del luogo di trasmissione dell’atto. Dispone, altresì, l’acquisizione degli avvisi ai difensori, ai sensi dell’articolo 415 bis, e degli avvisi di fissazione dell’udienza preliminare, perché ci sono delle questioni, ma non abbiamo gli atti. Se ce li producete rapidamente… ce li potete portare anche in Camera di Consiglio. Va bene, noi abbiamo disposto l’acquisizione, ci ritiriamo.

[Breve Pausa]

P: – ORDINANZA Sulla eccepita incompetenza funzionale del Pubblico Ministero procedente e del GUP che ha emesso il decreto dispositivo del giudizio, la Corte d’Assise rileva: solo la legge 1512 2001 n°438 in conversione del Decreto Legge 18/10/2001 n°374 recante disposizioni urgenti per contrastare il terrorismo internazionale, ha modificato l’articolo 10 bis, gli articoli 51 e 328 del Codice di Procedura Penale, assegnando all’Ufficio del Pubblico Ministero Distrettuale e poi del GIP GUP distrettuale, anche i procedimenti per delitti consumati o tentati con finalità di terrorismo, vedi articolo 51 comma tre quater e articolo 328 comma I° ter del Codice di Procedura Penale. E però, il comma tre del citato articolo 10 bis, e la legge 438 del 2001, stabilisce che queste nuove disposizioni si applicano solo ai procedimenti iniziati successivamente all’entrata in vigore della legge in questione. Per “iniziati successivamente” devono intendersi procedimenti iscritti nel registro di cui all’articolo 335 del Codice di Procedura Penale, successivamente all’entrata in vigore della legge, e nella specie il giorno successivo a quello della sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 18/12/2001 n° 293. Dalle schede per iscrizione di notizie di reato della Procura della Repubblica di Cosenza, allegata alla memoria prodotta dall’Avvocato Senese alla decorsa udienza, si rileva agevolmente che la prima iscrizione nel Registro Noti (vedi ve n’è una precedenti contro ignoti del 27/04/2001) del procedimento n.3397/1 Registro Generale Notizia Reati per i delitti di cui agli articoli 270 e 272 a carico di C. F. e altro soggetto non imputato in questo processo, risale al 22/06/2001; per C. A. ed altro all’11/07/2001; per C. A. il 05/10/2001; per D. C., il 28/08/2001 e così di seguito. Il procedimento de quo risulta quindi iscritto in epoca precedente all’entrata in vigore della legge e l’eccezione dev’essere rigettata. Quanto all’eccezione d’incompetenza per territorio di questa Corte, rileva: in primo luogo, nessuna delle parti ha prodotto atti nuovi e diversi da quelli facenti parte del fascicolo per il dibattimento a sostegno delle proprie tesi, sicché il giudizio della Corte deve fondarsi necessariamente ed esclusivamente sugli atti in suo possesso, cioè il decreto che dispone il giudizio, i verbali di perquisizione e sequestro, la trascrizione delle intercettazioni telefoniche e il comunicato diffuso via internet secondo l’Accusa da C. F. ed oggi acquisito. Il reato più grave contestato è senza dubbio l’articolo 305 del Codice Penale, tutti gli altri connessi vengono attratti dalla competenza territoriale di questo primo reato, così come dispone l’articolo 16 del Codice di Procedura Penale. E’ esclusivamente la contestazione di questo reato che occorre esaminare per stabilire la competenza per territorio. Il delitto di cospirazione politica mediante associazione è, come si sa, reato permanente e pertanto deve applicarsi il comma III dell’articolo 8 del Codice di Procedura Penale secondo il quale è competente il giudice del luogo in cui ha avuto inizio la consumazione. Nessuna delle parti ha prodotto documentazione sul punto, anzi si sono tutti assestati sull’impossibilità di accertare il luogo e il giorno in cui si sarebbe consolidato l’accordo per costituire l’associazione sovversiva. Soccorre però, come delineato dalla Difesa, la Suprema Corte a indicare i criteri per stabilire l’inizio della consumazione; di qui il criterio di individuare il luogo nel quale per la prima volta il sodalizio si è manifestato all’esterno, ovvero in cui si concretino i primi segni della sua operatività, vedi ex multis Cassazione Sezione Prima 13/05/2003. Temporalmente il primo atto della cospirazione contestata è la condotta imputata a C. F. nel capo a), e precisamente subito dopo la riunione di Cosenza del 19-20 maggio 2001 di costituzione della rete meridionale del Sud Ribelle, diffondeva via internet per conto del gruppo un comunicato con il quale invitava il Movimento a ripetere al G8 di Genova gli scontri fatti a Napoli il 17/03/2001. Non interessa qui la natura del documento, né l’esegesi del testo, ma ai fini della valutazione incidentale sulla competenza, rileva esclusivamente, perché cristallizzato nel capo d’imputazione, che il sodalizio si è manifestato all’esterno con il documento citato inviato da Diamante, provincia di Cosenza, da C. F. il 22-24 maggio 2001; ed invero, nel capo n) che riprende la diffusione del comunicato nel reato concorrente di propaganda sovversiva, viene indicato Diamante come luogo di commissione di detto reato. E comunque, anche la seconda condotta addebitata al sodalizio nel capo a) relativa all’organizzazione dell’invasione delle agenzie di lavoro, si realizzava a Cosenza il 2 luglio 2001 con l’occupazione della Società Cooperativa Obiettivo Lavoro come da capo l) della rubrica. Quindi è Cosenza il luogo nel quale per la prima volta il sodalizio si è manifestato all’esterno, e ciò radica la competenza territoriale di questa Corte di Assise. E’ di tutta evidenza perché la stessa Difesa lo afferma, vedi nell’udienza del 02/12/2004, e nelle memorie scritte, che il riferimento spazio temporale a Napoli marzo 2001 quale luogo e tempo tra gli altri, ma primo della consumazione del reato, è … (parola incomprensibile)… grafico in quanto gli scontri di Napoli relativi al Global forum del 17 marzo 2001 non appartengono alla contestazione del reato più grave di cospirazione politica; non vi appartengono anche e soprattutto per quanto affermato dalla Difesa e dal P.M all’udienza citata a seguito della recepita valutazione effettuata dal Tribunale del riesame e dalla Suprema Corte di Cassazione nei procedimenti incidentali de libertate e che ha imposto al P.M. la richiesta di rinvio a giudizio nelle forme espresse a modifica della originaria ipotesi accusatoria. Per quanto sin qui ci è dato sapere, per quanto si legge nei capi d’imputazione e nel documento di C. F., individuato dall’Accusa ed espresso nel capo a) della rubrica, il primo atto di esternazione programma sovversivo avviene solo dopo gli scontri di Napoli, dove e quando si nova il mero e programmatico dissenso, ovviamente non solo internazionalmente, ma pure processualmente lecito, del Movimento No Global, in qualcosa che l’Accusa individua come cospirazione politica mediante associazione ai sensi dell’articolo 305 del Codice Penale. Il resto è merito che non può interferire in questa valutazione incidentale. 3 – Sull’istanza di esclusione delle Parti Civili costituite per il tramite del Procuratore dello Stato all’udienza preliminare del 24/05/2004, l’istanza dev’essere respinta; l’Avvocatura dello Stato, cui spetta, senza la necessità di specifico mandato, la rappresentanza processuale delle amministrazioni dello Stato, anche se ad ordinamento autonomo, ha la capacità di compiere tutti gli atti processuali consentiti dal difensore munito di mandato, compresi quelli diretti ad agire o resistere in giudizio. Il rapporto sottostante a quello di mandato ex legge tra l’Amministrazione dell’Avvocatura e relativo alla gestione della … (parola incomprensibile)… costituisce un rapporto meramente interno all’amministrazione medesima, senza alcuna necessità che questa deliberi, con atti di rilievo esterno, la sua volontà di agire o resistere in giudizio nei vari gradi e fasi di esso (vedi Cassazione 3-9-2003). Passando ad applicare i principi esposti, nessun rilievo ai fini dell’ammissibilità o dell’esclusione della Parte Civile può essere attribuito all’eventuale delibera con cui si sia pervenuti alla costituzione delle odierne parti civili e ad eventuali atti con cui siano stati individuati, tra i vari dicasteri, quelli danneggiati dai fatti per cui è imputazione, poiché trattasi di atti attinenti al rapporto sottostante a quello di mandato ex legge tra l’Amministrazione e l’Avvocatura, come tali interni, e conseguentemente insindacabili da parte dell’Autorità Giudiziaria investita da controversia. Infine appare parimente insussistente il profilo di inammissibilità dedotto dalle Difese con riferimento all’articolo 78 lettera b) del Codice di Procedura Penale atteso che nell’atto di costituzione risultano sufficientemente indicate, sotto il profilo oggettivo e soggettivo, le condotte asseritamente lesive dei diritti facenti capo ai soggetti pubblici in giudizio e ai danni patrimoniali e non che ne sono derivati. 4) Sull’eccezione di nullità dell’avviso di cui all’articolo 415 bis C.P.P. per omessa notifica all’Avvocato Branda nominato da C. E. come proprio difensore, revocando l’Avvocato Crisci, all’atto della notifica dell’avviso predetto nei confronti di sé medesimo; la Corte rileva che l’avviso in questione risulta ritualmente notificato ai difensori del C., Avvocato Crisci, poi sostituito con l’Avvocato Branda, e Avvocato Belvedere. Nessuna notifica spettava all’Avvocato Branda poiché nominata successivamente alla data di emissione dell’avviso di conclusione delle indagini. In ogni caso, l’Avvocato Branda nel presente procedimento ha ricevuto notifica dell’avviso di conclusione delle indagini poiché è difensore di altri indagati e, per giurisprudenza costante, nell’ipotesi come quella in esame in cui un avvocato assume la difesa di più indagati o imputati, non è necessario, ai fini della validità della notificazione degli avvisi, consegnare o meno un numero di copie esattamente corrispondente al numero degli assistiti. Sull’eccezione di nullità del decreto di fissazione dell’udienza preliminare, e atti conseguenti per omessa notifica all’Avvocato Branda in qualità di difensore di C.F., rileva: l’Avvocato Branda, difensore di più imputati nel procedimento che occupa, ha comunque ricevuto avviso di fissazione dell’udienza preliminare, stante la natura del decreto di fissazione dell’udienza preliminare, ossia di atto diretto a rendere noti il giorno, l’ora e il luogo dell’udienza; ritiene quindi la Corte che sia superflua la notificazione di più avvisi qualora il difensore assista più imputati. Sulle ulteriori richieste dell’Avvocato Alessandro relative alla nullità del capo a) della rubrica per omessa indicazione della condotta di A. L. e sulla richiesta di assoluzione, ex articolo 129 C.P.P., della sua assistita per il capo e) la Corte rileva che in entrambi i capi d’imputazione sopra citati la condotta di A. L. è compiutamente specificata, mentre la complessità dei reati contestati non consente in questa fase assai anticipata alcuna valutazione di merito, sicchè entrambe le istanze devono essere rigettate. 6) Si riserva sulle questioni relative alla nullità delle intercettazioni telefoniche per gli omessi avvisi ai difensori e le omesse autorizzazioni del GIP, poiché tali atti non sono stati prodotti dal P.M. all’esito della sua richiesta di rigetto delle eccezioni, e pertanto la Corte ne dispone l’acquisizione. Si riserva sulle questioni relative ai decreti di perquisizione e sequestro, poiché in atti non rinvenuti, e dispone l’acquisizione – in quanto atto irripetibile, ai sensi dell’articolo 431 del Codice di Procedura Penale – dei decreti cui si riferiscono i verbali di perquisizione e sequestro allegati al fascicolo. Quanto alle questioni sul sequestro probatorio del documento cosiddetto Nipr né il documento, né il relativo decreto di sequestro fanno parte del fascicolo per il dibattimento, ed il P.M. si è riservato di produrli eventualmente come prova documentale; sicchè, allo stato, l’istanza è intempestiva e va rigettata. A questo punto… quindi c’è questa richiesta di acquisizione di atti che riguarda le intercettazioni telefoniche, tutti gli avvisi, tutte le autorizzazioni del GiP che non abbiamo in atti, nonché i decreti di perquisizione e sequestro, perché nel fascicolo per il dibattimento abbiamo esclusivamente i verbali di sequestro, ma non i decreti di perquisizione e sequestro. Quindi su queste eccezioni, si riserva la Corte, aspetta che il P.M. produca questi atti e rinvia… perché questa era l’intesa con la quale ci siamo lasciati la volta scorsa – all’udienza del 23 febbraio 2005… sospende il dibattimento e rinvia all’udienza del 23 febbraio 2005, h. 09:30. Gli atti di cui abbiamo disposto l’acquisizione vorremmo averli prima del 23 febbraio. L’udienza è tolta.

UDIENZA DEL 30 MARZO 2005

[P= Presidente; D= difesa; A= accusa;]

P: [Fa l’appello e costituisce le parti]

ESPOSIZIONE INTRODUTTIVA DEL PUBBLICO MINISTERO: Il Presidente dà la parola al Pubblico Ministero (articolo 493 comma I c.p.p.) ai fini dell'esposizione introduttiva. Il Pubblico Ministero espone i fatti oggetto dell'imputazione nei seguenti termini:
A: – Signor Presidente, signori della Corte, il Pubblico Ministero intende provare i fatti di cui al capo d'imputazione mediante le prove che di qui a breve elencherò. Premetto ecco in maniera molto, molto sintetica che già sono illustrati dai dettagliati capi d'imputazione che qui si tratta di un gruppo di persone, un nucleo di persone formato dagli odierni tredici imputati, che nel meridione d'Italia in particolare si sono associate e si sono costituite in associazione formale a Cosenza, un'associazione formalmente costituita a Cosenza, per bloccare il G8. Il G8 è il vertice dei capi di Stato e dei governi più importanti del mondo, i quali assumono ufficialmente una serie di decisioni di importanza vitale per i popoli che rappresentano e a seguito di riunioni ufficiali e quindi l'attività svolta durante il G8 è un'attività di governo [Parola incomprensibile] di politica estera. Sulla base di questa premessa il reato che viene appunto contestato è quello di cospirazione politica mediante associazione, perché più persone hanno deciso di bloccare questa attività del governo italiano in particolare che si svolgeva a Genova il 20 e 21 luglio del 2001 con la violenza, con una serie di delitti di resistenza a pubblico ufficiale. Il procedimento ha già permesso l'acquisizione agli atti del fascicolo del dibattimento delle intercettazione sulla base della perizia già depositata dal perito nominato dal Giudice dell'udienza preliminare. Io chiedo l'escussione dei testi di cui alla lista che ho ritualmente depositato, la acquisizione di documenti e di oggetti che vengono elencati con un apposito indice dettagliato…
P: – Che deposita…
A: –… che deposito e chiedo la proiezione in aula di un video sintetico redatto dai consulenti del Pubblico Ministero professore Tradigo e Luigi Pecora, che dura circa tre ore ed è un video che riproduce sia i fatti, quindi attiene sia la prova generica di quanto è accaduto a Genova, in particolare nel luglio del 2001, sia di quanto è accaduto a Napoli nel marzo 2001, fatto che precede ma che è propedeutico vedremo nel corso delle testimonianze alla costituzione di questa associazione e sia la prova specifica sul ruolo di alcuni imputati in queste vicende. Chiedo poi l'esame degli imputati C. F., C. F. e C. L. e la trascrizione ecco supplementare di alcune telefonate di L. C. sull'utenza cellulare in suo uso intestato a M. L. come da elenco che ho redatto, la cui rilevanza delle telefonate si può facilmente evincere dalla trascrizione che la Digos di Cosenza ha effettuato su queste telefonate. Si tratta delle telefonate acquisite nel corso di indagini integrative ai sensi dell'articolo 430 nel luglio… fine luglio del 2004 presso la Procura della Repubblica di Genova che ha prestato il consenso scritto alla utilizzazione in questo procedimento in fase dibattimentale. Quindi produco i documenti.
P: – I documenti e l'indice…
A: –… e l'indice… vi sono… Presidente solo una precisazione… P: – … l'esame degli imputati, mi scusi, è per C. F. …
A: – L'esame degli imputati C. F. …
P: – … C.…
A: – … C. F. e C. L. Qui vi sono anche oggetti appunto indicati elencati nell'elenco e i video diciamo estesi, cioè i video dai quali sono stati estrapolati poi spezzoni di filmato che formano anche il video sintetico, oltre chiaramente il video sintetico, sono quattro CD e poi ci sono i CD riproduttivi dei documenti, fotografie e documenti che erano nei computer di alcuni indagati che sono stati elencati poi i documenti estrapolati da questi computer nell'elenco che ho menzionato poc'anzi, perché formano diciamo la prova informatica della provenienza di questi documenti.
P: – La difesa prego. Allora sospende per trenta minuti per la dare alla difesa la possibilità di esaminare tutta la documentazione che produce il Pubblico Ministero, documentazione peraltro conosciuta dalla difesa.

[La Corte si ritira]

P: – Potete interloquire.
D: (D'Addabbo) - Vorrei che fosse messa a verbale la presenza del mio assistito F. G. che è appena arrivato. Penso siano arrivati anche altri imputati.
D: (Petitto) - E' presente anche A. D.V. Presidente e l'avvocato Petitto in questo momento ne assume la difesa in sostituzione dell'avvocato Annalisa Senese.
D: (D'Addabbo) - Mi scusi anche il signor S. è arrivato.
P: – Stasi, va bene. Interloquite?
D: (Nucci) - signor Presidente, signori Giudici della Corte di Assise, la richiesta dei difensori era quella di poter disporre di un tempo maggiore per poter visionare le produzioni documentali offerte dal Pubblico Ministero, anche in relazione a quello che viene definito in realtà come un collage di immagini che il Pubblico Ministero chiede di poter proiettare in aula e che è interesse della difesa, anche alla luce di alcune emergenze che si è avuto modo di verificare, che praticamente non tutto il materiale contenuto in questo collage in realtà risulterebbe depositato con il 430. Si tratta ovviamente…
P: – Si sta riferendo al deposito del dicembre che è indicato nell'indice in questa nota?
D: (Nucci) - Del gennaio del 2005.
P: (Onorati) – Quanti depositi ci sono stati di attività integrativa? Se mi fate un riassunto su questo un attimo.
D: (Nucci) - questo forse…
P: (Onorati) – Lo deve fare…
D: (Nucci) - … è soggetto legittimato il Pubblico Ministero.
P: – va bene, lei vada avanti. Ovviamente trattandosi di particolare settore che è quello delle immagini ed essendo ovviamente anche interesse della difesa chiedere la produzione a sua volta anche di immagini raccolte nel corso delle manifestazioni di Genova e di Napoli, sarebbe opportuno andare a comprendere con precisione quale è la reale portata di questo supporto video che il Pubblico Ministero intenderebbe proiettare in aula, anche al fine di regolarci rispetto alle nostre richiesta di prova. Non è una richiesta dilatoria, è soltanto per poter velocizzare nelle successive udienze quelle che poi saranno le nostre richiesta di prova per poter compiutamente comunque interloquire rispetto alle richieste del Pubblico Ministero. Basterebbe un rinvio che non tenesse conto dell'udienza di domani, in maniera tale che anche per chi oggi opera in qualità di sostituto processuale di altri colleghi, in realtà possa adempiere compiutamente il mandato in qualità di sostituto.
D: (D'Addabbo) - l'avvocato D'Addabbo per F. ed anche in sostituzione degli altri colleghi che sostituisco oggi. Io chiaramente mi associo chiaramente alla richiesta appena fatta dall'avvocato Nucci e diciamo a titolo esemplificativo proprio per come dire anche far comprendere esattamente la portata diciamo della difficoltà in cui noi difese ci troviamo rispetto proprio alla produzione del materiale video, faccio appunto questo breve riferimento. in questa lista depositata il 14 gennaio 2005 da cui sarebbe tratto appunto questo DVD che il Pubblico Ministero chiede di acquisire e di visionare qui in aula per esempio vi è un reperto, che è l'ultimo indicato in lista, datato 6 novembre 2004 Digos formato CD. Ora il 6 novembre 2004 era ben oltre i termini chiaramente sia del 415 e d'altra parte non rientra nell'avviso di cui ex articolo 430 codice di procedura penale che c'era stato notificato nel mese di agosto 2004. Di conseguenza questo CD che viene acquisito dalla Procura… appunto dal dottor Fiordalisi presso la Procura della Repubblica di Roma per un procedimento che si è aperto a novembre 2004, di questo deposito per esempio non abbiamo avuto nessun avviso, ne siamo venuti a conoscenza nel momento in cui è stato in data appunto 14 gennaio 2005 depositato questo elenco, per cui io per esempio ho qui la copia della richiesta inoltrata dal dottor Fiordalisi alla Procura della Repubblica di Roma da cui risulta insomma la data certa dell'11/11/2004 in cui è stato effettuata la richiesta e quindi nei giorni successivi anche questo materiale è stato acquisito. Pertanto diciamo questo è soltanto uno come dire delle mancate corrispondenze che ci sono fra gli avvisi notificati a noi difensori ai sensi del 400 codice procedura penale riguardanti questo materiale video, invece il mancato proprio avviso rispetto ad altri materiali che quindi diciamo abbiamo necessità sicuramente di dover visionare con estrema calma, proprio perché si tratta anche di numeroso materiale video e quindi da questo punto di vista insomma se vuole io le produco anche questa documentazione a cui facevo riferimento, ho detto per quanto riguarda quest'unico reperto che è quello che salta più agli occhi, appunto anche per gli altri ci saranno probabilmente gli stessi tipi di problemi e quindi da questo punto di vista insisto con la richiesta di un congruo rinvio per termini a difesa, grazie.
P: – gli altri difensori vogliono aggiungere qualcosa? L'avvocato Mazzotta ha richieste?
D: (Mazzotta) - Presidente io credo non so se i colleghi lo hanno già detto, per quanto riguarda questo video che il Pubblico Ministero vorrebbe che noi visionassimo, mi sembra che sia una richiesta assolutamente fuori dai limiti dei tempi processuali, questo CD del Pubblico Ministero ci dice lo stesso Pubblico Ministero nasce da un'opera che hanno creato dei suoi consulenti, perché questi suoi consulenti hanno tratto dagli altri CD una parte, non sappiamo scelta come, di immagini per poi raccoglierla in un unico CD. Ora se questo hanno fatto mi pare che si tratti di una vera e propria perizia. Se si tratta di una perizia è chiaro che vanno sentiti prima i consulenti e poi si può visionare il CD, questo è il primo aspetto per il quale io credo non che non sia possibile immaginare di vederlo in questa fase processuale. Se si potrà vedere dopo che saranno stati sentiti i consulenti lo verificheremo al momento opportuno, ma certo non è questo il momento e la fase in cui si può visionare questo CD. Fra l'altro non abbiamo nessuna certezza circa la provenienza delle immagini, non abbiamo nessuna certezza circa la scelta delle immagini in ordine ad un criterio con il quale le stesse sono state estrapolate e raccolte. Tutto questo evidentemente crea un qualcosa di assolutamente equivoco. Noi non sappiamo nulla di questo CD se non il fatto che è stato manipolato da soggetti, manipolato in termini tecnici proprio, è stato manipolato da qualcuno che lo ha raccolto, che lo ha sintetizzato e che oggi ritiene di poterlo propinare alla Corte di Assise. Questo mi sembra assolutamente non possibile ed allora certamente c'è opposizione alla visione del CD. Per quanto riguarda le richieste dei colleghi di avere un congruo termine per valutare e per poter attentamente spulciare tutti i tempi, tutti i passaggi, tutte le varie notifiche mi sembra che la cosa vada da sé e mi associo anche io alla richiesta.
D: (Belvedere) - Presidente mi scusi, l'avvocato Belvedere per C. F. e C. E. Io mi associo alla richiesta dei colleghi, quanto appena detto dal collega Mazzotta è assolutamente condivisibile riguardo al video che il Pubblico Ministero vorrebbe far vedere, sottolineo alla Corte che questo mezzo, cioè l'uso di un mezzo telematico o video come il Pubblico Ministero ci ha indicato, sarebbe un mezzo eccessivamente suggestivo non tanto per i Giudici togati, tanto perché esistono Giudici popolari, quindi c'è una netta opposizione da questo punto di vista. Riguardo alla richiesta di un congruo termine Presidente noi chiediamo che venga accolto ai sensi dell'articolo 477 comma secondo del codice di procedura penale, così come indicato peraltro in questo tema cioè di rinvio per un completo esame da parte della difesa di documenti presentati dal Pubblico Ministero, in questo tema è avvenuta persino la Corte Costituzionale con una sentenza del '94 stabilendo che ai sensi del 477 è quasi doveroso ottenere un differimento dell'udienza.
P: – Vuole aggiungere qualcosa il Pubblico Ministero? Anche l'avvocato Petitto…
D: (Petitto) - l'avvocato Petitto si associa alla richiesta di un congruo termine per la disamina dei documenti prodotti oggi, grazie.
P: – Prego il Pubblico Ministero.
A: – Presidente il Pubblico Ministero produce documentazione che smentisce quanto affermato dagli avvocati e in particolare e per chiarezza vi sono stati tre gruppi di attività integrative di indagine ai sensi dell'articolo 430 codice di rito. In una prima tornata è stato acquisito il materiale cartaceo ed è stato effettuato un rituale avviso notificato a tutte le parti nell'agosto del 2004; sono poi sopraggiunti come da accordi presi con la Procura di Genova sono sopraggiunti alla Procura di Cosenza i video che erano stati selezionati nei sotterranei del Tribunale di Genova dove sono conservati tutti questi filmati ed è stato dato un rituale avviso alle parti, dopo che…
P: – Ci dice la data dei due avvisi, il primo?
A: – Nel febbraio del 2005. Dopo che era stato redatto anche il filmato sintetico che raccoglie gli spezzoni dei quattro DVD che sono lì depositati. Tutti gli avvocati sono stati avvisati dal cancelliere della Procura della Repubblica dottor Tuscolano come risulta da questo documento ad uno ad uno indicati ed è stata consegnata anche la descrizione delle caratteristiche tecniche dei filmati acquisiti nel procedimento, oltre alle copie di questi filmati a numerosi avvocati che hanno firmato poi per il ritiro di questo DVD ciascuno in calce a copia della descrizione medesima. E l'ultimo poi avviso e ritengo rituale, perché l'articolo 430 comma due recita la documentazione relativa all'attività indicata nel comma uno immediatamente depositata nella segreteria del Pubblico Ministero con facoltà delle parti di prenderne visione ed estrarne copia, quindi non prescrive delle modalità tipo notifica, comunicazione, basta anche un avviso orale della cancelleria, basta un avviso com'è avvenuto anche nell'udienza scorsa del Pubblico Ministero a tutte le parti ritualmente comunque costituite presenti in udienza, dell'esistenza di ulteriore materiale e qui la terza tornata è costituita dalle bobine appena giunte delle telefonate sull'utenza cellulare di M. L. di cui appunto oggi chiede la trascrizione di alcune telefonate come da separato elenco. Produco pertanto queste firme degli avvocati per il ritiro di questi DVD, tutto materiale in definitiva perfettamente conosciuto dagli avvocati già da mesi, da un mese e più e pertanto un rinvio sarebbe soltanto inutile.
D: (Petitto) - Presidente mi perdoni, la difesa può controdedurre in ordine a questa produzione?
P: (Onorati) – Certo…
D: (Petitto) - allora, noi riteniamo si debba come dire fare un passo indietro per farne due avanti. L'avviso della passata estate dell'agosto 2004 riguarda una ricca serie di attività integrativa di indagine, che al limite il Pubblico Ministero potrebbe anche ai soli fini di illustrare meglio le richieste di tutti produrre, in questa ricca serie di attività ex articolo 430 vi era tra l'altro l'incarico fornito al consulente del Pubblico Ministero di formare un video da proiettare appunto dinanzi alla Corte di Assise, [Pronuncia troppo veloce parole incomprensibili] il fatto che all'atto del deposito della lista testi che è depositata ritualmente al fascicolo del dibattimento alla [Pronuncia troppo veloce parole incomprensibili] numero sedici professor Tradigo uno degli elementi su quali verrà sentito è appunto la formazione di questo video di sintesi e la lista testi viene depositata il primo settembre del 2004. In realtà però l'atto al quale fa riferimento datato 15 febbraio 2005 il Pubblico Ministero oggi, non è un avviso di un'ulteriore attività integrativa di indagine, quindi per esempio di ulteriore attività apprensiva presso altre Procure di documenti, video o altro, si tratta semplicemente di una nota con la quale gli avvocati sono stati telefonicamente peraltro avvisati che in riferimento all'incarico di consulenza tecnica da ella conferitoci in data 9 agosto 2004 nell'ambito del procedimento penale 3997/01 e successive proroghe si espone quanto segue: descrizione delle caratteristiche tecniche dei filmati, quindi i consulenti ci dicono abbiamo realizzato il famoso video di sintesi, ma è riferito ai documenti dei quali sono entrati in possesso e sono i documenti del 430, in data 9 agosto 2004. Quindi non esiste un terzo 430 codice procedura penale. Per cui noi ribadiamo il tema già esposto, vale a dire alcuni uno per tutti il video del novembre 2004 sono evidentemente fuori dalle nuove produzioni, nuove acquisizioni, le nuove indagini disposte dal Pubblico Ministero, perché l'ultimo confine che poi si estende attraverso questo incarico di consulenza tecnica fino ai giorni nostri, l'ultimo confine ex articolo 430 è solo l'agosto del 2004, per cui è quello al quale fa riferimento come colonne d'Ercole oltre i quali non si può andare. Tutto ciò che è stato acquisito fino al 9 agosto 2004 quindi anche i video a Genova e noi abbiamo anche il verbale perché l'abbiamo tratto dal 430 che adesso mi preoccuperò di trovare, ovviamente può essere oggetto di consulenza, tutto ciò che c'è dopo ed ovviamente anche il novembre 2004 è fuori da questo procedimento, non è stato ritualmente dato ai consulenti, ma soprattutto la difesa non è stata ritualmente messa nella disponibilità di esercitare il diritto di difesa, quindi adeguatamente controdedurre. Ribadisco quindi che quello del 15 febbraio 2005 non è un avviso 430, ma è semplicemente una propagine dell'avviso ex articolo 430 dell'agosto 2004 nel quale semplicemente si dice che i consulenti dopo x mesi di lavoro hanno ottenuto appunto questo video di sintesi.
P: – Ci ritiriamo.
D: (Nucci) - Brevissimamente… sulla valenza da dare a questo documento, è vero dice bene il Pubblico Ministero quando dice l'articolo 430 non prescrive delle particolari formalità relativamente alle comunicazioni da dare ai difensori o che i difensori debbano dare in caso di attività integrativa svoltasi successivamente al decreto che dispone al giudizio, però il 430 indica chi è che deve fornire le indicazioni, non sono i consulenti del Pubblico Ministero che debbano notiziare gli avvocati di un'attività integrativa di indagine espletata, è il Pubblico Ministero che avrebbe dovuto a questo punto con un nuovo 430 dove fosse inserito il documento di novembre del 2004 dare comunicazione agli avvocati. L'unica cosa che è stata notificata agli avvocati in realtà è una sorta di riassunto o meglio di esplicitazione dell'attività che i consulenti hanno svolto. È a firma dei consulenti e non vi è alcuna sottoscrizione che possa far legittimamente presumere che il Pubblico Ministero abbia voluto attraverso questa notifica attivarsi ai fini del 430, cioè dare la possibilità alla difesa di prendere cognizione di nuovi elementi acquisiti al procedimento. Riteniamo che si tratti di un caso di inesistenza e non si possa assolutamente discutere se ci sia o meno un 430 successivo a quello del mese di agosto del 2004.
P: (Onorati) – ci ritiriamo.

[La Corte si ritira]

P: – Si dà atto della presenza degli imputati che sono arrivati…
ORDINANZA:
P: – La Corte accoglie la richiesta di termine della difesa e per la complessità degli atti prodotti non rinvia all'udienza di domani pure fissata in calendario e rinvia ad udienza successiva del calendario che è quella del 13 aprile prossimo venturo, data nella quale però la difesa dovrà formulare compiutamente le sue richieste di prova, così possiamo procedere all'ammissione complessiva delle prove. Sospende il dibattimento, rinvia al 13 aprile dando avviso ai presenti di ricomparire senza ulteriore avviso o citazione scritta. L'udienza è tolta.

UDIENZA DEL 13 APRILE 2005

[P= Presidente; D= difesa; A= accusa;]

P: [Fa l’appello]
P:-. Allora deve interloquire la Difesa sugli atti depositati dal Pubblico Ministero e fare la propria richiesta di prove, prego!
RICHIESTE DELLA DIFESA:
D: (Belvedere) -. Allora, purtroppo è accaduto che il fratello di C., P. C., è morto. Il F. C. è qui per il rispetto che ha verso questa Corte. Le faccio presente signor Presidente che nella concitazione di questi giorni purtroppo non siamo riusciti a procurarci il certificato di morte, ma io mi riservo di presentarlo alla Corte. Le faccio, altresì, presente che il fratello di F. C. era un uomo giovane, quindi in questi giorni bisogna provvedere alle esigenze della famiglia perché ha dei figli. Quindi il C. credo non sia nelle condizioni e di poter presenziare né di seguire queste udienze con l’attenzione che meritano. Sottopongo questo alla sensibilità della Corte.
P: -. Ma la richiesta qual è avvocato?
D: (Belvedere) -. La richiesta...
P: -. Processualmente qual è?
D: (Belvedere) -. ...è di un rinvio dell’udienza.
P: -. Il Pubblico Ministero?
RICHIESTE DEL PUBBLICO MINISTERO:
A: -. Sì, signor Presidente io ritengo che il codice di procedura penale sia ispirato al principio della prontezza della decisione e della speditezza del processo, parole che si leggono nell’articolo 18 del codice di rito che prevede la separazione dei processi. Cioè bisogna contemperare le giuste esigenze delle parti e qui siamo, in ogni udienza, circa cinquanta persone tra imputati, difensori e giudici popolari e magistrati. Ed è chiaro che, così come l’altra volta, la Corte ha manifestato completa e totale sensibilità per il decesso della madre dell’avvocato difensore di L. C. rinviando l’udienza ad altra data anche oggi può fare altrettanto. Evidenzio che non vi è innanzitutto una... dal punto di vista formale, una documentazione di questo legittimo impedimento. Inoltre, l’interessato, cioè l’imputato C., è presente in aula. In ogni caso, ritengo che l’udienza scorsa era stata di (parola incomprensibile) nella quale... era un’udienza di ammissione delle prove, infatti il Pubblico Ministero aveva depositato i suoi documenti e proprio C. F. aveva, ecco, in nostra presenza, in mia presenza, nella mezzora concessa dalla Corte, esaminato di persona questi documenti, qui su questo banco. Ha quindi avuto piena contezza, la Difesa ha avuto tutta la possibilità oggi di formulare le richieste di prova dinnanzi alle Signorie Loro. Mi sembra che, pertanto, non vi sia un legittimo impedimento e che, in ogni caso, possa farsi buon uso dell’articolo 18, cioè di una separazione, sia pure momentanea, della posizione di C. F. e salvo poi a riunirla nelle udienze successive, quando poi si discuteranno le prove anche relativamente a C. F.
P: -. Ci ritiriamo!

[La Corte si ritira]

ORDINANZA:
P: -. La Corte rigetta la richiesta della Difesa poiché l’istanza non è documentata, non è stata tempestivamente comunicata alla Corte, non sussistono gli estremi del legittimo impedimento e la difesa tecnica può essere garantita ed assicurata appunto dal suo difensore invece in perfetta forma. Quindi diamo la parola alle parti per interloquire sui documenti, c’è stato tutto il tempo per prenderne visione, avete estratto copia e per fare le richieste, le proprie richieste di ammissione delle prove, prego! Chi prende la parola? L’avvocato D’Addabbo prego!
D: (D’Addabbo) -. Sì, avvocato D’Addabbo! Intanto vorrei depositare... è arrivato l’imputato D.V. e quindi vorrei depositare la nomina a sostituto processuale per me da parte dell’avvocato sia Annalisa Senese e sia Saverio Senese e sia per la posizione C. che...
P: -. Va bene.
D: (D’Addabbo) -. Poi vorrei brevemente prendere la parola per (parola incomprensibile) dell’avvocato D’Agostino, il quale appunto mi ha inviato una memoria difensiva che mi accingo a produrre. Volevo soltanto brevemente proprio illustrare la questione che viene affrontata e, in particolare, la questione diciamo della illegittimità costituzionale e quindi questo... appunto per quello parlo per prima anche, in relazione degli articoli 335 comma uno e 407 comma tre, per violazione degli articoli 3, primo comma, 24 e 11 comma terzo della Costituzione. Per quanto infatti il problema diciamo per la posizione proprio del C. in questo procedimento è relativa proprio all’utilizzabilità degli atti di indagine che sono stati svolti nel presente procedimento, in cui l’imputato in concreto è stato iscritto nel registro delle notizie di reato soltanto in data 9 febbraio 2004, come risulta anche dal certificato che dovrebbe essere agli atti, era negli atti dell’udienza preliminare. Quindi proprio il giorno prima della redazione del deposito e della partenza dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari che è datata 10 febbraio 2004. Ora, diciamo ovviamente diciamo è insostenibile che in ventiquattro ore siano state proprio logicamente e concretamente insomma aperte e concluse le indagini nei confronti di qualsiasi persona appunto indagata, a meno che non si tratti proprio non so di un... di un reo confesso, ma sicuramente questa non è l’indagine, diciamo il caso che qui ci interessa. Da questo punto di vista quello che appunto preme sottolineare è che il materiale investigativo a carico del C. era in possesso del Pubblico Ministero fin dalla... diciamo sicuramente dal luglio del... penso luglio 2003, ossia... ma anche ben prima, come è documentato insomma agli atti. Ossia al momento della presentazione, da parte del Pubblico Ministero, di una memoria al Tribunale del riesame in cui si faceva riferimento alle intercettazioni telefoniche che poi sono state praticamente alla base della richiesta di rinvio a giudizio. E le intercettazioni telefoniche che sono state appunto eseguite nel luglio 2001 sono infatti pervenute nel fascicolo di questo procedimento da altre procure, quale quella di Taranto, Napoli e Benevento sicuramente diciamo tra il 2002 ed il 2003 e, comunque, ben prima del luglio del 2003, quando appunto ne è stata disposta anche diciamo... al Tribunale del riesame è stata presentata, appunto dal Pubblico Ministero, questa memoria cui faceva riferimento e, quindi, sicuramente i brogliacci o, comunque... anche se le trascrizioni non erano state ancora effettuate, sicuramente i brogliacci erano in possesso del Pubblico Ministero. E, quindi, da questo punto di vista devo appunto sottolineare che il G.U.P. presso Tribunale Di Modena, con un’ordinanza del 10 gennaio 2004 che viene allegata in copia, sostiene appunto, ritenendo poi, come dire, non soltanto rilevante ma anche fondata la questione di illegittimità costituzionale, sostiene appunto che diciamo questo lasso temporale intercorrente fra il momento di assunzione della qualità sostanziale di indagato da parte di una persona, di persona sottoposta all’indagine è quello dell’iscrizione formale nel registro di cui all’articolo 335 codice di procedura penale, questo appunto lasso temporale determina evidenti lesioni del diritto di difesa e del diritto della persona di essere informata diciamo nel minor tempo possibile dell’accusa che viene diciamo elevata a suo carico. E quindi, proprio sulla scorta di tutta una serie di valutazioni che diciamo sono riportate appunto ometto qui di ripetere che sono riportate nell’ordinanza a cui facevo riferimento, quindi il G.U.P. appunto ha sollevato questa questione di legittimità costituzionale relativa proprio agli articoli 335, comma uno, 405 e 407 comma tre nella parte in cui non prevedono l’inutilizzabilità di quegli atti di indagine che sono stati compiuti nei confronti di un imputato in epoca anteriore alla sua formale iscrizione nel registro di cui all’articolo 335 codice di procedura penale. E, comunque, diciamo il momento in cui ha assunto la qualità di persona nei confronti appunto della quale si sono svolte poi effettivamente le indagini e questo appunto per violazione, come dicevo prima, dell’articolo 3, comma uno, 24 e 11 comma tre, primo periodo della Costituzione. E’ diciamo il caso... insomma dall’ordinanza emerge il caso all’esame del G.U.P. di Modena è praticamente sovrapponibile a quello che qui ci interessa con l’unica differenza che aggrava ulteriormente diciamo la situazione della Difesa in questo procedimento è che in questo caso il dato temporale del momento in cui poi sostanzialmente sono iniziate le indagini a carico di C. non è immediatamente e concretamente individuabile. E, quindi, sicuramente la ritardata iscrizione nel registro delle notizie di reato determina una immediata conseguenza appunto dell’aggiramento dei limiti temporali previsti dall’articolo 405 codice di procedura penale e relativo appunto alla conclusione poi delle indagini preliminari e, quindi, la violazione anche del principio della ragionevole durata del processo. E come è stato diciamo rilevato in un'altra ordinanza di rimessione alla Corte Costituzionale emessa dal G.U.P. del Tribunale di Vercelli in data 25 maggio 2004 che viene anche questa allegata in copia alla memoria che... insomma depositerò. E, quindi, diciamo di fatto le indagini contro C. sono durate per oltre... per ben più di due anni, sono state ufficializzate il 9 febbraio 2004 e concluse il 10 febbraio 2004 utilizzando materiali acquisiti ed indagini svolte anche in epoca inferiori precedenti. E, quindi, diciamo in conclusione le alternative possibili rispetto proprio appunto a questo abnorme ed evidente ritardo nell’iscrizione nel registro degli indagati di L. C. le alternative, appunto dicevo, sono tre: o appunto si dichiara l’inutilizzabilità di tutto il materiale probatorio che è diciamo acquisito al procedimento prima della data del 9 febbraio 2004, cioè data di iscrizione che appunto, a quanto consta, è esattamente questa nel registro qui della Procura di Cosenza; ovvero... oppure retrodatare l’iscrizione, ma a quel punto anche questa sarebbe un’operazione oltremodo difficoltosa per diciamo... per andare appunto effettivamente alla ricerca concreta di quando sia stato il momento diciamo iniziale di effettiva iscrizione poi e, quindi, di effettiva acquisizione della qualifica di indagato da parte del C. e, quindi, verificare l’utilizzabilità probatoria, diciamo del materiale probatorio con riferimento ad un ipotetico termine di chiusura delle indagini preliminari; oppure, ed è questa diciamo la richiesta principale, accogliere appunto la questione di... diciamo accogliere i motivi che appunto sono indicati nella memoria e anche facendo riferimento a queste due ordinanze a cui facevo appunto... di cui ho parlato prima, di tenere appunto la grave carenza delle disposizioni contenute negli articoli 335, 405 e 407 del codice di procedura penale e, quindi, da questo punto di vista chiedo che appunto questa Corte, valutata chiaramente la rilevanza e la fondatezza della questione di legittimità costituzionale proposta dal G.U.P. di Modena con l’ordinanza del 12 gennaio 2004, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 7 aprile 2004 in relazione appunto agli articoli 335, comma uno e 407 comma tre, per violazione degli articoli 3, primo comma, 24 e 11 terzo comma della Costituzione, quindi appunto la Corte voglia quindi sospendere il presente procedimento con remissione degli atti alla Corte Costituzionale. Ovvero, in subordine, sospenderla comunque in attesa della decisione della Corte Costituzionale sulla questione già proposta sia dal G.U.P. di Modena che dal G.U.P. di Vercelli per le motivazioni che appunto ho già elencato. Chiaramente in subordine chiedo che venga dichiarata, invece, l’inutilizzabilità di tutto il materiale probatorio nei confronti di L. C. per tutti gli atti di indagine ed il materiale probatorio acquisito nel corso dell’indagine e compiuto anteriormente alla data di iscrizione al registro generale delle notizie di reato. E, in ulteriore subordine, invece appunto che venga dichiarata l’inutilizzabilità di tutti gli atti di indagine svolti in data successiva allo spirare del termine per le indagini preliminari computato a decorrere da quando poi... diciamo dal momento, dall’acquisizione al fascicolo del Pubblico Ministero degli elementi a carico dell’imputato stesso. E, quindi, insomma così concludo e deposito la memoria con le allegate ordinanze, grazie!
P: -. Fate tutte le richieste però e tutte le questioni, interloquite anche sugli atti, sui documenti di cui ha chiesto l’acquisizione il Pubblico Ministero e fate la vostra richiesta di ammissione di prova. Così ci ritiriamo una sola volta. Interloquite su tutto, prego dica il suo nome avvocato per la registrazione!
D: (Petitto) -. Sì, avvocato Petitto! Innanzitutto mi scuso per la toga, l’ho dimenticata, il consiglio dell’ordine ancora non è aperto quindi non ho potuto procacciarmene una. Prontamente l’avvocato Nucci...
P: -. Prego avvocato!
D: (Petitto) -. Sì, io intendo controdedurre alle richieste avanzate dal Pubblico Ministero all’udienza del 30 marzo 2005, giusta elencazione depositata formalmente indice dei documenti prodotti e necessariamente, per una questione di chiarezza, scorrerò passo a passo, anzi punto punto, le richieste di acquisizione probatoria formulate dal Pubblico Ministero per prospettare le controdeduzioni. Allora, in ordine alla prima pagina dell’indice, sub voce A, documenti cartacei, al numero uno e due, ordinanze di custodia cautelare G.I.P. Taranto e revoca della misura cautelare questo difensore ritiene che la richiesta sia inammissibile e, quindi, l’acquisizione non possa essere realizzata perché trattasi di atto di diverso procedimento non definitivo, non concluso altrimenti vi sarebbe stata una sentenza e quindi non è acquisibile né in forza dell’articolo 238 né in forza dell’articolo 238 bis. Per quanto riguarda il punto tre, sempre documenti cartacei, lettera A, dell’indice prodotto dal Pubblico Ministero, appello preparato da O. V. per le occupazioni in agenzia interinali del 20 ottobre 2002, i problemi sono duplici. Si tratta di un documento telematico, come possiamo vedere anche dalla produzione... anzi, possiamo sicuramente vedere direttamente dalla produzione del Pubblico Ministero, pagine venticinque e ventisei della filiazione dell’ufficio di Procura. E’ evidente che si tratta di un documento telematico perché reca, io non so tecnicamente come si chiamino, però gli indirizzi sono evidenti xxxxx@otmeil.com inviato a movimento @ecn.org e così via. Allora delle due l’una! O è una intercettazione o abbiamo questo foglio per un’intercettazione telematica e allora è oggetto evidente della perizia che si è completata o si sta per completare e che verrà ovviamente depositata presso la Cancelleria della Corte di Assise e verrà poi acquisita all’esito dell’escussione del perito del Tribunale oppure si tratta di un documento che scaturisce da un’attività di sequestro. E su questo è necessario, e lo faccio adesso e varrà anche per ulteriori produzioni, soffermarsi. Se questo documento è stato rinvenuto nel computer di O. V. che, come computer di tutti gli odierni imputati, e anche di una vasta (parola incomprensibile) di soggetti indagati, poi alcuni prosciolti in istruttoria, in sede di indagini preliminari e altri solo indagati e perquisiti e prosciolti quasi nell’immediatezza, anche il computer di O. V. è stato oggetto di sequestro. Avete i provvedimenti di sequestro e di perquisizione e sequestro ed i verbali di sequestro in atti. Ebbene, il bene sequestrato, quindi il bene materiale, l’oggetto materialmente sequestrato è il computer inteso come macchina ovviamente. L’attività di estrazione del documento informatico, cioè dei documenti che abbiamo poc’anzi rammentato è altro, cioè si tratta di una attività che è scaturita in forza di una attività, ripeto e chiedo scusa per il bisticcio, di una abilità tecnico scientifica in capo ad un soggetto. Infatti, in atti vi è un conferimento, vi è una delega, un conferimento, ma sul punto non osserviamo nulla se sia più un conferimento o più una delega, ovviamente andava fatto come informale conferimento di incarico di consulenza tecnica, comunque in atti vi è, chiamiamolo incarico, al professor Tradigo(?) di estrarre, estrapolare dai documenti... le chiedo scusa, dai computer una serie di documenti. Anzi, in realtà tutto quanto contenuto all’interno del... quello che ritengo si chiami hard disk. Ebbene, è evidente che siamo di fronte ad una di quelle competenze cristallizzate nell’articolo 359 del codice di procedura penale. Vale a dire il Pubblico Ministero quando procede ad accertamenti, rilievi segnaletici, descrittivi o fotografici e ad ogni altra operazione tecnica per cui sono necessarie specifiche competenze per l’appunto, può nominare e avvalersi di consulenti. E così è stato! Un consulente informatico, un esperto informatico per questa attività che richiedeva una evidente abilità e conoscenza tecnico scientifica. Il problema però è il dopo! Perché all’esito di questa attività tutti i computer, e formalizzo la richiesta da parte del Pubblico Ministero di fornire a questa eccellentissima Corte di Assise i verbali per come sto da qui a poco rassegnando, tutti i beni e, quindi, anche i computer sono stati restituiti con decreti di restituzione di cose sequestrate agli odierni imputati e anche a tutti gli altri indagati. E allora dobbiamo capire se l’acquisizione che oggi viene richiesta sia compatibile, conforme, ammissibile e utilizzabile poi sotto il profilo degli esiti e dei risultati. Ritiene questo difensore di no! Perché l’attività compiuta dal professor Tradigo(?) è, di tutta evidenza, una attività che già ad origine poteva essere ritenuta irripetibile. A (parola incomprensibile) proprio del 360, ovvero quando gli accertamenti previsti dall’articolo 359 riguardano persone, cose e luoghi il cui stato è soggetto a modificazione. Nel momento in cui viene estratto penso che siano una serie di codici binari, io non sono esperto di informatica, ma per alcune reminiscenze del passato, i codici binari 01 che poi vanno a cristallizzare il documento, ovvero una serie di impulsi elettromagnetici cristallizzati nell’hard disk, è evidente che solo in quel momento si può sapere dove, come e quando si trovasse in quel computer. Faccio un esempio: per un’attività che mi pare si chiami spanning(?) io posso ricevere sul mio computer, attraverso la rete telematica planetaria che si chiama internet, una serie di cose ma non esserne io l’autore. Anzi, sforzarmi anche di cestinarle ma, come purtroppo sanno coloro i quali navigano in internet, essere assolutamente impossibilitati a farlo perché si radicano sul computer infettandolo e di fatto portandolo addirittura alla distruzione. Ebbene, le difese non hanno partecipato a questa attività che già ad origine poteva essere ritenuta irripetibile, proprio perché solo in quel momento poteva verificarsi, per esempio, (parola incomprensibile) di O. V. contenesse un’epigrafe diversa o, addirittura, una conclusione dove diceva che erano sciocchezze quelle, faccio un esempio ovviamente, quelle che erano scritte. Per cui solo in quel momento la Difesa, partecipando con propri consulenti, quindi con un avviso di accertamento tecnico non ripetibile o, addirittura, di un incidente probatorio avrebbe potuto concretamente verificare l’acquisizione del mezzo di prova richiesto. Ma anche qualora si ritenesse che non ad origine fosse irripetibile l’atto difatti lo è divenuto, perché come restituzione del bene in sequestro oggi queste difese non hanno più la possibilità di adeguatamente interloquire e controdedurre sulla genesi del documento, sulla posizione del documento nell’hard disk, sulla provenienza e sulla paternità. Ho fatto l’esempio prima della circostanza, a tutti nota, che posso avere senza averne alcuna responsabilità sul mio computer anche documenti pervenuti dalla rete informatica. Se così è, e questo difensore e queste difese ritengono francamente di sì, l’accertamento è da valutarsi come accertamento tecnico non ripetibile ad origine o, comunque, reso non ripetibile per il quale bisognava prestare le tutele e le guarentigie del codice per la necessaria partecipazione di tutti gli indagati, di tutti gli imputati attraverso i loro difensori ed eventuali consulenti tecnici alla estrapolazione di questi dati informatici. Ragion per cui ritengo che sotto questo profilo, questo e tutti gli altri documenti che passeremo in rassegna da qui a poco, siano da considerarsi, sotto il profilo della richiesta di acquisizione la richiesta è inammissibile, sotto il profilo del risultato ovviamente inutilizzabili o comunque nullo. Sub punto quattro, comunicato finale delle autorità governative, anche qui una rapidissima premessa. In realtà la totalità di questi documenti sono neutri, per quanto ci riguarda lo vogliamo dire con grande serenità. Però riteniamo che sia necessario nettare questo processo, veramente pulirlo da una serie di incrostazioni e sovrastrutture che lo hanno reso francamente, correrebbero il rischio soprattutto per voi, di renderlo francamente pesante, non solo per il quantitativo... ormai siamo penso... abbiamo superato il quintale, da tempo, di carte, ma proprio per evitare una serie di fenomeni inutili, cerchiamo di arrivare alla natura delle cose, alla correttezza delle cose attraverso il codice di procedura penale. A noi non interessa nulla, cioè per noi è assolutamente irrilevante il comunicato finale delle autorità governative, però per esempio intanto transita in un fascicolo per il dibattimento in quanto formalmente acquisito. Non c’è nessun verbale di formale acquisizione, se fa parte del (parola incomprensibile) è un altro aspetto. E anche sotto questo profilo chiedo ovviamente, attesa l’irrilevanza, che non venga ammesso. Punto cinque: dichiarazioni ufficiali al capo della Polizia dottor De Gennaro. Allora, il dottor De Gennaro è nella lista testi del Pubblico Ministero, riteniamo che non debba essere acquisito nulla del dottor De Gennaro, ma dobbiamo sentirlo qui in udienza davanti alle Signorie Vostre Eccellentissime ed esaminarlo e controesaminarlo. Si tratta di atti parlamentari sui quali il dottor De Gennaro è stato sentito... rispetto ai quali, chiedo scusa, il dottor De Gennaro è stato sentito sui fatti per cui oggi è imputazione, ragion per cui il dottor De Gennaro è in lista testi compiutamente il Pubblico Ministero, con tutto il tempo che vorrà, potrà esaminarlo. Quindi anche sotto questo profilo ovviamente chiedo che non venga ammessa la richiesta di acquisizione di queste dichiarazioni ufficiali sub punto cinque dei documenti cartacei. Punto sei: documento denominato la rivolta dei cacciaviti del 2 luglio 2001. Si coglierà ovviamente anche l’ironia delle espressioni, ma sarà oggetto di valutazioni più (parola incomprensibile) in seno a questo procedimento. Sotto il profilo squisitamente tecnico la richiesta anche... è inammissibile perché è anzitutto un documento che proviene da altro e diverso procedimento penale. Vi è assoluta incertezza sulla genesi del medesimo e sulla originaria acquisizione, perché nel momento in cui transita un altro procedimento dovremmo poter valutare e adeguatamente vagliare chi lo abbia acquisito, da dove sia stato acquisito, in forza di quale attività info investigativa di indagine o altro. Anche questo peraltro abbiamo il fondato, virgolette, sospetto che si tratti di un’intercettazione telematica, per cui deve essere oggetto ovviamente di una attività di perizia. La sede naturale di tutto ciò che è attività captativa ed intercettativa di comunicazioni e conversazioni, scritte o verbali, ha una sede propria nel codice e nel nostro processo. Manuale dei black block e manualetto di rivoluzione o terrorismo, io penso che anche le preposizioni semplici abbiano un senso e diamo un senso alle parole, come diceva qualcuno. Non è un manualetto di rivoluzione o terrorismo! Si tratta di un testo del famoso Vanaighem(?) e che è un testo assolutamente liberamente in commercio, come anche il manuale dei black block. Io l’altro giorno, ritornando in una libreria, ho trovato il manuale dei black block e ho detto “anche qui?”. Allora il manuale dei black block è edito da stampa alternativa, rivoluzione e terrorismo non lo ricordo però è in atti, se si vogliono acquisire si faccia pure. Io ritengo che siano irrilevanti, non è stampa clandestina ragion per cui non si comprende la perniciosità, e quindi l’interesse, da parte dell’ufficio di Procura. Punto otto: lettera spedita da C. F. alle agenzie di lavoro interinale pagine 263, 266 della produzione. Anche qui vale quanto dicevo prima, è un documento che proviene da altro procedimento e, comunque, fa parte di una annotazione di servizio e di una comunicazione di notizia di reato per la quale il Pubblico Ministero avrebbe non potuto bensì dovuto inserire in lista testi gli autori di questa annotazione. Anche perché, sotto altro profilo, valga anche per questo punto, la circostanza che è ignota è la genesi di questo documento e soprattutto le modalità acquisite nell’originario procedimento penale. Ovviamente declaratoria richiesta di inammissibilità rispetto alla fonte di prova. Punto nove: dichiarazione di guerra del 26 maggio 2001 che preannuncia lo scontro con le truppe di occupazione, allegato della Digos di Genova nella nota del 28 maggio 2001. C’è un vezzo, da parte dell’ufficio di Procura, di cercare di inserire tutto ciò che invece deve essere oggetto di autonome attività di prova: per esempio la testimonianza. Anche questo doveva essere oggetto di testimonianza. C’è un accertamento, sostiene l’ufficio di Procura, in ordine a questa dichiarazione, sentiamo gli operanti, sentiamo gli ufficiali di polizia giudiziaria. Valga anche sotto questo profilo la circostanza che non vi è alcuna verifica possibile da parte delle difese sulle genesi del documento e sulla modalità acquisitiva nell’originario procedimento. Noi abbiamo una messe di fotocopie, non conformi all’originale, ma non è neanche questo il problema, non sappiamo chi abbia realizzato delle attività, come le abbia realizzate, sulla base di eventuali deleghe o di iniziativa e, soprattutto, come abbia cristallizzato, come in questo caso, l’acquisizione di un documento cartaceo. Allora punto dieci: documento sottoscritto da 136 persone della società civile fratelli e sorelle che saranno a Genova. Anche questo, per questo punto chiediamo l’inammissibilità ai sensi delle osservazioni fatte poc’anzi. Si tratta di documento di altro procedimento, è inserito in una comunicazione di notizia di reato, quindi surrettiziamente si cerca di far passare anche atti di indagine che invece non possono entrare nel fascicolo del dibattimento. Avremmo dovuto sentire... o, meglio, il Pubblico Ministero avrebbe dovuto nella propria lista testi individuare i testimoni da sentire, gli ufficiali di polizia giudiziaria a conoscenza dei fatti. Punto undici: elenco danneggiamenti con allegata cartina di Genova del 28 maggio 2002, dottor Giuseppe Gonan(?) dirigente Digos Genova, sentiamo il dottor Gonan(?). Non è in lista testi, avrebbe dovuto farlo il Pubblico Ministero. E’ un’attività di polizia giudiziaria ricostruttiva e può entrare nel procedimento solo attraverso il narrato del teste Gonan(?). Punto dodici: copia della rassegna stampa circa le dichiarazioni di C. F. che preannuncia di avere un piano per sfondare la zona rossa e di aver mandato un bosso al ministro, tratto dal Messaggero del 29 giugno 2001. Anche questo è stato inserito in una attività di indagine in altro procedimento, anche qui poteva entrare solo attraverso l’escussione testimoniale. Si tratta, in ogni caso, di dichiarazioni giornalistiche che hanno un senso ben diverso da quello che è un po’ nelle suggestioni di questo indice. Numero tre copie del Quotidiano punto tredici, liberazione nei quali vengono raffigurati dei manifestanti incappucciati verosimilmente C. E. Be’ questo si commenta un po’ da sé e non intendo soffermarmi, non solo ma non si comprende neanche il finalismo “è verosimilmente incappucciato qualcuno deve essere necessariamente C. E.”. E’ evidente che non può assolutamente entrare in questo procedimento, è inammissibile ed è inconferente anche ai temi di causa. Numero quattordici: documento internet e-mail rivenuto e sequestrato dal computer di A. I. relativo all’avviso da parte di C. A. di una riunione. Valga quanto detto sub punto tre per O. V., non è stato sequestrato questo documento. Questo documento è frutto di un’attività tecnico scientifico realizzata alla luce di un sequestro operato a carico di A. I. che non fa parte neanche di questo procedimento perché fu solo indagata e poi immediatamente prosciolta. Valgano, quindi, quelle considerazioni. Di fatto è un accertamento tecnico non ripetibile o reso tale in violazione quindi dei diritti di partecipazione ed assistenza delle difese, quindi è inammissibile e, comunque, inutilizzabile l’esito del medesimo. Ove invece fosse altro c’è un’intercettazione telematica è oggetto di perizia e quindi non può entrare ex impliciter così. Allora sui video! Sui video noi dobbiamo sollevare una questione che però non illustro io perché non sono l’autore di questo documento, di questa attestazione dell’ufficio della sua Cancelleria Eccellentissimo Presidente in quanto non sono stati duplicati i video.
P: -. Non sono stati?
D: (Petitto) -. Duplicati i video del punto b, dico bene?
D: (Mazzotta) -. Non sono stati riportati in Cancelleria, stamattina li hanno riportati. (Voci fuori microfono, parole incomprensibili) fino a ieri noi non abbiamo avuto la possibilità di accedere a nessun documento.
P: -. No, ieri mi hanno telefonato dicendo che non c’erano i difensori, sono arrivate delle persone estranee e volevano duplicare. Allora poi hanno detto che invece si sarebbero presentati con i difensori e quindi avrebbero proceduto poi alla duplicazione. Queste sono le notizie che io ho.
D: (Mazzotta) -. I video sono stati consegnati... posso Presidente? Noi abbiamo la nota della Cancelleria che le produciamo se la troviamo. Eccola qua! La nota della Cancelleria alle ore 13:15 del 12 aprile risultano non ancora restituiti nella Cancelleria della Corte di Assise i cd rom processo “No global” ritirati dal Pubblico Ministero dottor Fiordalisi in data 11 aprile per la estrazione delle copie a favore dell’avvocato Senese. Cioè, ieri alle ore 13:15 non erano ancora in Cancelleria, se sono arrivate stamattina non lo so. Il dato oggettivo è che noi difensori a quell’ora non avevamo la possibilità di accedere a questa documentazione.
P: -. E’ stata rilasciata a chi questa attestazione?
D: (Mazzotta) -. A me.
P: -. Va bene, adesso lo accertiamo vediamo.
D: (Mazzotta) -. Se vuole gliela produciamo subito.
D: (Petitto) -. In ogni caso Presidente io intendo comunque anche intervenire, io non ho potuto vederli ovviamente per questo impedimento assoluto però intendo intervenire sui video proprio per come presentati nell’indice. Allora, sembrerebbe, ripeto, avremmo dovuto verificare direttamente il materiale video, che perlomeno il punto due e tre diciamo della lettera b, documenti video, dell’indice degli atti del Pubblico Ministero due, tre e quattro chiedo scusa, afferiscano a delle produzioni video realizzate a Napoli il 16 e il 17 marzo dell’anno 2001 durante il global forum ocse oggetto di capo di imputazione in questo procedimento. Allora, i difensori sono a conoscenza, ovviamente ove si trattasse degli stessi video, che sin dall’origine, sin dal Tribunale del riesame sono state versate in atti alcune video cassette che ritrarrebbero questi... che ritraggono sicuramente episodi di manifestazione e in parte di scontri asseritamente avvenuti a Napoli e che coinvolgerebbero alcuni dei nostri assistiti. Io lo dico, intervengo a favore di C. per il quale viene... al quale viene rimproverato e quindi accusato anche di attentato agli organi costituzionali, con riferimento a Napoli. Ove si tratti, ripeto, questi cd rom delle stesse video cassette solo riversate sotto altro supporto e, quindi, solo in questo caso io deduco, come ho già dedotto in sede di questioni preliminari, che le VHS acquisite a questo procedimento non sono mai state oggetto di sequestro né di formale acquisizione presso un organo della Pubblica Amministrazione, per esempio la Polizia di Stato, né frutto di un dovere in esibizione(?), che sono in altre parole le uniche tre modalità procedimentalmente rilevanti nel nostro codice di acquisizione di qualche cosa ad un procedimento penale. L’incertezza sulle modalità di rinvenimento, e questo è stato già oggetto di illustrazione, ripeto, in sede di questioni preliminari, l’incertezza sulle modalità di rinvenimento e acquisizione delle VHS manca tra l’altro, questo sia chiaro, qualunque attestazione di conformità impongono la declaratoria di inutilizzabilità e quindi della inammissibilità della prova, della richiesta di prova chiedo scusa. Per quanto riguarda il punto cinque io ovviamente sconosco, perché non l’ho potuto visionare, il filmato originale sequestrato a T. M.relativo alle prove (parola incomprensibile), quindi su questo io non posso interloquire compiutamente. Per quanto riguarda il punto cinque, filmati acquisiti presso la Procura della Repubblica di Genova, sintesi effettuati dai C.C.T.T., cioè dai consulenti tecnici al plurale tra Digo(?) e Pecora io devo osservare questo: allora, come abbiamo già detto la scorsa volta i consulenti tecnici del Pubblico Ministero tra Digo e Pecora hanno, con una propria missiva indirizzata al Pubblico Ministero, reso edotto lo stesso dello svolgimento di questa attività di realizzazione di un documento video di sintesi, poi riversato in realtà su un dvd, su uno o più dvd. Ebbene, l’osservazione che facevamo l’altra volta è che i video che sono stati acquisiti a questo procedimento, oggetto di questa consulenza, altri non possono essere se non quelli acquisiti entro l’agosto dell’anno 2004, atteso che il 13 agosto del 2004 abbiamo avuto l’ultimo avviso ex articolo 430 codice di procedura penale di attività integrativa di indagine con la quale, tra l’altro, venivamo resi edotti dell’attività di rinvenimento di altro materiale compiuto a Genova da parte del Pubblico Ministero dottor Fiordalisi. Quindi, come già abbiamo osservato, l’ultimo limite è quello dell’agosto 2004 e quindi tutto ciò che può essere oggi prodotto all’attenzione della Corte di Assise è, come dire, è da riferirsi entro e non oltre all’agosto 2004. Ebbene, dall’annotazione a firma di Tradigo(?) e Pecora datata 14 gennaio 2005, dove si dà atto in altre parole, di aver compiuto l’attività di consulenza tecnica richiesta, a pagina due si evince chiaramente che sono stati utilizzati, per la realizzazione di questa sorta di the best off, una serie di video che sono posteriori proprio come dato fattuale all’agosto 2004. Uno su tutti 6 novembre 2004 Digos, si riferisce alla... peraltro si riferisce a fatti sottratti ovviamente alla cognizione dell’Eccellentissima Corte, si tratta dell’assalto al supermercato, saccheggio non so come qualificarlo, non mi interessa, al supermercato Panorama a Roma. Ma anche altre cose! Noi non abbiamo rinvenuto, nell’avviso di 430 e nella verifica dei documenti portati all’attenzione delle parti, questo reperto 150 LA7, questo Luna TV, anzi chiedo scusa Luna Rossa cinematografica che, peraltro, dovrebbero essere presentate all’attenzione di noi tutti come dei mini dvd, dvcam e betacam. Non le abbiamo mai trovate queste cose! E altri aspetti, proprio perché con quel 430 il Pubblico Ministero, dottor Fiordalisi, aveva solamente raccolto dei dvd di provenienza genovese, esattamente dell’ufficio di Procura di Genova, tutto il resto è sconosciuto. Quindi evidentemente sono stati sottratti alla valutazione e alla possibilità di adeguata controdeduzione della Difesa. Si tratta, quindi, di un elemento successivo al 415 bis, successivo al 430, fuori da questo procedimento, quindi inammissibile in quanto tale. Ma non è il solo elemento! La richiesta è inammissibile anche sotto altro profilo e lo diciamo adesso onde evitare questioni di tardività dell’eccezione. Questo signor, dottor, non so Pecora non risulta essere consulente tecnico del Pubblico Ministero, non risulta esserci alcun conferimento di incarico, ma l’unico consulente tecnico del Pubblico Ministero è il professor Tradigo(?). Prova ne sia il fatto che al punto sedici della lista testi è indicato solo il professor Tradigo, rispetto al quale, con riferimento anche alla richiesta della escussione dei testi, e quindi solamente con riferimento a Tradigo, noi chiediamo che venga dichiarata l’inammissibilità perché il professor Tradigo andrebbe ad interloquire e a esporre consulenze tecniche realizzate non da se medesimo, ma in... come dire, in concorso, se mi si passa l’espressione, con questo signor, dottor o professor Pecora. Che, ripeto, non è consulente tecnico e, per la qual causa, qualunque attività, in tutto o in parte compiuta da questo signor Pecora, non può entrare a far parte della cognizione di questa Corte di Assise. Lettera c, documenti di altro tipo. Solo una breve glossa, per quanto riguarda le acquisizioni confluite nel 430 dell’agosto dell’anno 2004 Eccellentissimo Presidente, io mi permetto di rinviare al verbale di riunione tra i Pubblici Ministeri di Cosenza e Genova del 29 luglio 2004 dove sono elencati i video che vengono sottoposti all’attenzione del Pubblico Ministero Fiordalisi e dei quali il Pubblico Ministero dottor Fiordalisi ne chiede copia. Potrà agevolmente, ove non sia in atti, mi sembra di sì, però ove non sia in atti, ai soli fini del decidere questa specifica questione, io chiedo che il Pubblico Ministero voglia fornirne copia alla Corte. Si potrà agevolmente valutare come vi sia una discrasia assoluta tra gli elementi fondanti il video di sintesi che, addirittura, il Pubblico Ministero chiedeva venisse proiettato prima dell’escussione dei testi e quanto formalmente rinvenuto ed acquisito dal Pubblico Ministero e, soprattutto, messo nella disponibilità delle Difese. Allora documenti di altro tipo! Qui torniamo a temi già trattati in seno alle questioni preliminari perché al punto uno della lettera c, documenti di altro tipo, ovvero documento di C. F. del 6 marzo 2001, a firma realtà antagonista della Calabria, vi invito a creare disordine e violenza a Napoli, per il quale, rammento bene, il dottor Fiordalisi aveva detto che non se ne poteva parlare perché non ne aveva chiesto l’acquisizione e quindi era fuori dei temi delle questioni preliminari. Ebbene, adesso ne chiede l’acquisizione... non vorrei ricordare male, però rammento così, in ogni caso adesso ne chiede l’acquisizione, ebbene questo documento non può entrare a far parte degli atti di questo procedimento perché è acquisito fuori dal procedimento medesimo, non dopo, prima! E’ acquisito, se mi si permette l’azzardo, non si sa da chi, in data 6 marzo 2001, e anche qui formalizzo la richiesta di acquisizione della nota di iscrizione al modello 44, che è addirittura anteriore al modello 21, il procedimento 3997, che è il procedimento che oggi trattiamo 01 R.G.N.R., non esisteva neanche nella sua forma ex articolo 44 della quale mi sfugge il numero. Perché la prima iscrizione di questo procedimento, che poi insomma avremmo modo di capire a carico di chi era nato, comunque di questo procedimento comunemente conosciuto come “no global”, è dell’aprile 2001, del 27 aprile all’esito del famoso rinvenimento del documento nipr(?). Le questioni di nullità sollevate in seno alle questioni preliminari evidentemente si riverberava, infatti comunque i nodi sono arrivati al pettine. Il documento di C. del 6 marzo 2001 è fuori da questo procedimento, perché il 6 marzo 2001 il signor C. F. evidentemente, almeno per questo procedimento, non era indagato. E quindi non si comprende come questo... innanzitutto chi abbia compiuto questa attività, che tipo di attività sia, è stato sequestrato, rinvenuto, su delega di quale autorità giudiziaria atteso che l’autorità giudiziaria, la pubblica accusa di Cosenza non era titolare di alcun fascicolo perché nessun fascicolo evidentemente esisteva. Quindi questo sotto il profilo diciamo anche metodologico e conoscitivo. Sotto il profilo più squisitamente tecnico, in ogni caso, pur ritenendo insuperabile quanto sin qui detto mi permettano in ogni caso di osservare che manca un qualsivoglia verbale, ex articolo 357 del codice di rito, che attesti, come è obbligatorio fare, la modalità acquisitiva di questo documento del 6 marzo 2001. Le date sono importanti e la dicono lunga! Lo stesso si può dire per il documento del 22 maggio 2001 di C. F., diffuso via internet, anche qui non vi era ancora indagine a carico di C. F.. In ogni caso, non si sa come sia stato rinvenuto, se fosse un’intercettazione telematica ove questa sia ovviamente... sia stata formalmente disposta, dovrebbe essere o è oggetto di perizia, io ritengo che dovrebbe essere perché non mi pare che questo sia stato oggetto di perizia. Valgano tutte le considerazioni che ho già svolto per quanto riguarda il documento del 6 marzo 2001. Manuale di autodifesa! Lo avevamo già evidenziato nella nostra prima udienza, con le questioni preliminari. Vi è una nota, invito il Pubblico Ministero a produrla, nella quale il dirigente della Digos di Cosenza dà atto di avere ricevuto, di aver ricevuto questo manuale di autodifesa circolato tra i manifestanti in data 16 e 17 marzo del 2001. Questo manuale di autodifesa, come tutti sappiamo, costituisce peraltro autonomo capo di imputazione in questo procedimento, mi sembra per il reato di propaganda sovversiva. Quindi siamo di fronte ad un corpo di reato o una cosa pertinente al reato, doveva essere formalmente sequestrato, ma anche in questo caso manca qualunque provvedimento formale di acquisizione di qualsivoglia natura e genere al presente procedimento. Noi ce lo troviamo (parola incomprensibile) fotocopiato e bypassato nel procedimento penale, ma ovviamente siamo qui per vigilare sulla correttezza dell’acquisizione. Sulla lettera D. C. ero dietro le barricate di Via Tolemaide(?) subito dopo il G8 ad una lettura attenta, che mi pare sia caro dottor Rampoldi il reale titolo, valgono tutte le questioni fatte sull’acquisizione. E’ una lettera, peraltro, in conferente ai fini di causa perché riguarda altro, è un esercizio di... devo dire gradevole scrittura perché, come tutti sanno, C. D. è una persona raffinatissima nello scrivere, ritengo che non faccia... non debba far parte di questo procedimento. Fotografie dell’occupazione dell’agenzia di lavoro interinale di Cosenza, trovato nel computer di C. A. Valga quanto detto, è attività tecnica realizzata all’esito di un sequestro, il computer è stato dissequestrato, non è nella disponibilità né della Corte di Assise né delle parti, è una consulenza tecnica realizzata in forza di conoscenze scientifiche peculiari, è un accertamento tecnico non ripetibile, è inutilizzabile il medesimo. Non so se l’ho già chiesto, al fine di adeguatamente supportare quanto detto io chiedo che tutti i verbali di restituzione delle cose sequestrate vengano portate all’attenzione dell’Eccellentissima Corte. Il punto sei: messaggio internet del 20 dicembre con invito di O. V. a compiere azioni contro agenzia lavoro interinale. In effetti è esattamente quello che è sub punto tre della pagina uno, documenti cartacei, valgano le stesse considerazioni sulle intercettazioni telematiche. Cioè si doveva provvedere secondo le forme delle perizie, se è sequestro valga quanto detto in ordine all’accertamento tecnico non ripetibile e, quindi, alla inutilizzabilità delle attività di indagine. Messaggio internet di risposta il 21 ottobre 2002, è un’intercettazione telematica, appartiene peraltro a soggetto non indagato, che non fa parte di questo procedimento, non si comprende per quale motivo debba entrare a far parte del fascicolo del dibattimento. Il taccuino di Roberto Ferrucci, dibattito BR in movimento, intervista a L. C. non sappiamo dove è stato rinvenuto, chi sia l’autore. Anche qui però, in realtà, e ribadisco la neutralità in realtà di tutte queste produzioni, si tratta di esercizi della libertà di pensiero ancora costituzionalmente garantita. Peraltro non riguarda i temi di causa, ecco questo intendo sottolinearlo perché dalla lettura si evince chiaramente che non riguarda i temi di causa. Punto nove: e-mail inviata da G. B. a C. F. per la solidarietà al compagno S. e a tutti i rivoluzionari. E’ una e-mail, le e-mail di C. F. sono state intercettate da quanto perlomeno è stato indagato, forse abbiamo scoperto che oggi anche da prima ha dato il messaggio al 63, ma questa è una nota a margine... in ogni caso, essendo questo una e-mail sul punto nove, non può che far parte di un’attività di perizia. Lo stesso valgasi per il punto dieci ed il punto undici, e-mail del 3 luglio 2001 Digos Taranto e 11 messaggio internet da C. F., xxxxxx@libero del 10 giugno 2002. E 12, anche questa è un’intercettazione telematica, e per tutti valga la richiesta di declaratoria di inammissibilità, documento internet relativo alle intercettazioni e-mail tra C., blocco rosso, black block eccetera, eccetera. Per tutte queste cose la eccezione ovviamente di inammissibilità della richiesta è la stessa. Tredici: documento estrapolato dal computer di C. F. o per aggredire la legalità eccetera, eccetera è un documento estrapolato da un computer, in virtù di un accertamento tecnico irripetibile per come ho già evidenziato più volte. Punto quattordici: e-mail relativa alla riunione del sud ribelle presso sede Cobas, su casella di posta elettronica. Anche questa è un’intercettazione telematica come medesima intercettazione telematica è quella sub punto quindici, messaggio internet del 9 ottobre 2002 dalle ore 16:48. Poi, a gentile richiesta abbrevio, dal punto sedici al punto trentasei di questa foliazione del Pubblico Ministero pagine tre e quattro valga quanto detto, sono tutte attività compiute all’esito dei sequestri dei computer degli indagati o di altri soggetti. Sono attività compiute, in realtà, accertamenti tecnici non ripetibili, la Difesa non è stata messa nelle condizioni di esperire proprie attività investigative o, comunque, di verifica dell’attività del Pubblico Ministero. Un accertamento tecnico non ripetibile, i risultati sono inutilizzabili o, comunque, nulli. 37 fotografie sequestrate ad A. L., la maggior parte delle quali la ritraggono nuda sul letto. Qui c’era la contestazione d’arma da fuoco che è caduta addirittura in seno alle indagini preliminari, io poi su queste cose veramente preferisco neanche soffermarmi perché sommessamente mi permetto di dire sono di cattivo gusto, in quanto uno si può far fotografare come meglio desidera, appartengono alla sfera personalissima di un soggetto o almeno dovrebbero. Verbali di perquisizione più verbali di sequestro e sono già (parola incomprensibile) in atti. 39 foto relative alle riunioni contro il G8 di Genova, tenutosi in questa Provincia, Università di Rende e Piazza Matteotti in cui hanno partecipato L. C., (parola incomprensibile) non indagato nel presente procedimento ed altri. Be’ dobbiamo prima sentire gli operanti, fotografi della scientifica o, comunque, del Gabinetto di polizia scientifica dei Carabinieri e poi eventualmente acquisire le foto, ma solo questa può essere l’attività da realizzare. 40 articoli stampa relativi a dichiarazioni di L. C., sono fuori dai temi del procedimento, sono comunque irrilevanti, si tratta di espressioni del pensiero. 41 documento fotografico riproducente F. G. durante la manifestazione del 17 marzo 2001, corredato dalla relazione da parte di ufficiali agenti di polizia giudiziaria della Questura di Bologna, con la quale attestano il riconoscimento. Be’ il riconoscimento si fa in udienza, se c’è un’annotazione di servizio dovevamo sentire, dovremmo sentire i testi. Non appartengono alla lista testi e, comunque, così un riconoscimento ovviamente non può entrare... anche perché non si tratta di un riconoscimento formale. 42 documento internet dalla Repubblica.it addirittura è un documento del 2003 qua abbiamo l’ipertrofia della contestazione. Questa è una contestazione dalla genesi alla rivelazione. 44 documenti rinvenuti su floppy disc sequestrato presso il dipartimento di sociologia di A. C., prima (parola incomprensibile) Genova, è un esito di sequestro, i floppy disc sono stati restituiti, è un accertamento tecnico non ripetibile, valga quanto già detto. Stessa chiosa sub punto 45, documenti rinvenuti all’interno del computer sequestrato ad A. C., da Nizza bilancio dei danni, riposa su un esito di sequestro, consulenza tecnica per accertamento tecnico irripetibile, mancato avviso alla Difesa, nullità dell’accertamento, inutilizzabilità degli esiti e valga per tutto quanto già sin qui detto. 46 documenti rinvenuti all’interno del personal computer sequestrato ad A. C. già detto. Consulenza tecnica, mancato avviso ai difensori, nullità dell’accertamento, inutilizzabilità degli esiti. 47 documenti rinvenuti all’interno del computer sequestrato ad A. C., valga la stessa considerazione di inutilizzabilità o, comunque, nullità dell’attività, inutilizzabilità degli esiti intendo dire, inammissibilità della richiesta. Fascicolo fotografico redatto dalla Digos di Napoli furgone bianco, non si capisce a che cosa faccia riferimento, in ogni caso prima di acquisire qualsiasi esito di attività degli operanti di polizia giudiziaria bisogna, conformemente alla lettera del codice, sentire gli stessi. Io, in ordine alle controdeduzioni sulle richieste di prova del Pubblico Ministero ho concluso e concludo quindi per l’inammissibilità dell’intera richiesta di prova documentale per come è formulata dal Pubblico Ministero e rassegnata all’indice dei documenti prodotti all’udienza del 30 marzo. Nulla quaestio sulla lista testi, tranne che sul consulente il professore Tradigo che ha realizzato di fatto una consulenza tecnica in combinato disposto in unione con altro soggetto che non risulta essere consulente tecnico del Pubblico Ministero, per il quale non vi è un formale incarico e, comunque, ove ciò fosse superabile l’attività del professor Tradigo, con riferimento all’attività di realizzazione di video mi riferisco, poi sulle realizzazioni informatiche vedremo, è inammissibile perché realizzata comunque in violazione del diritto di Difesa avendo avuto ad oggetto video afferenti fatti successivi all’ultimo 430 codice di procedura penale e quindi sconosciuti alla Difesa. Mi pare di avere concluso ed ho chiesto...
P: -. Non ha richieste di prova per sé?
D: (Petitto) -. Sì, ah, posso anche concludere sulle mie... P: -. Sì, prego!
ESPOSIZIONE INTRODUTTIVA DELLA DIFESA: Il difensore avvocato Carlo Petitto nell'ordine previsto dall'articolo 493 comma 2 codice di procedura penale, indica i fatti che intende provare e chiede l'ammissione delle prove, come segue:
D: (Petitto) -. Io chiedo l’ammissione dei testi per come indicati in lista. Se la Corte ritiene passo anche a... ma in realtà le circostanze sono già compiutamente rassegnate. Si tratta di soggetti che potranno riferire sull’attività politica dell’imputato, sul suo impegno da sempre, sulla partecipazione ai cortei in genere, i cortei nello specifico dei quali stiamo parlando. In realtà, per quanto riguarda il C. è solo quello di Napoli. Il teste Cosentino che, per quanto riguarda la lista testi di questo difensore, è sotto il numero sei riferirà, inoltre, sulle lesioni patite dal C. nel corso della manifestazione del 17 marzo 2002. E. P., S. V. e I. A. riferiranno nello specifico sulla manifestazione del 17 marzo 2001. Rappresento come puntualmente in lista testi sia stato inserito il nominativo di I. A. che verrà sentita ai sensi del 210 in quanto originariamente indagata in questo procedimento. Il dottor Damiano Guagliardi è un... era, perché adesso ci sono state le elezioni, non so se sia stato rieletto, ex quindi consigliere regionale del partito di rifondazione comunista, comunque esponente del partito di rifondazione comunista e riferirà in ordine ai rapporti tra la sinistra istituzionale, il sindacato, il movimento no global ed il sud ribelle e, in particolar modo, tra i rapporti tra il partito della rifondazione comunista e sud ribelli. La conferenza di questa circostanza si ricava dal fatto che al professor C. sono state intercettate una serie di comunicazioni telematiche proprio con rifondazione comunista in ordine alle riunioni tra rifondazione e sud ribelle. E’ evidente l’importanza della circostanza e dell’escussione di questo teste per capire se davvero sud ribelle, o quello che sia stato, sia stata un’organizzazione sovversiva o invece abbia tranquillamente interloquito, dalle proprie posizioni, nell’ambito della sinistra. Fabio Niccolò, giornalista di Rai Tre Calabria, riferirà in ordine all’iniziativa politica all’interno della società Obiettivo Lavoro, atteso che durante l’occupazione del... la cosiddetta occupazione invasione edifici, per come la definisce il Pubblico Ministero, delle agenzie lavoro interinale, questi sovversivi avevano addirittura chiamato la stampa, è importante capire che cosa abbiano detto alla stampa e se sia, quindi all’esito ovviamente della prova, configurabile un’attività di sovversione video diffusa.
P: -. Va be’ ma la lista non la deve illustrare avvocato la lista.
D: (Petitto) -. No, è...
P: -. Le circostanze ci sono.
D: (Petitto) -. Sulle circostanze benissimo. Il professore Mattia e poi un politologo (parola incomprensibile) di fama internazionale. Grazie! Chiedo ovviamente l’ammissione dei testi di lista.
P: -. Facciamo una piccola pausa!

[La corte si ritira]
 

UDIENZA DEL 14 APRILE 2005

P: [Fa l’appello]
ORDINANZA
P: -. Preliminarmente la Corte, sulla questione preliminare, a scioglimento della riserva di cui al verbale di udienza del 13 aprile 2005, esaminati gli atti sulla questione di legittimità costituzionale, prospettata dalla Difesa di C. L., dell’articolo 335, comma primo, codice di procedura penale e 407, comma terzo, codice di procedura penale in relazione agli articoli 3, comma uno, 24 e 111, comma terzo, della Costituzione, nella parte in cui non prevedono la inutilizzabilità degli atti di indagine compiuti nei confronti dell’imputato in epoca anteriore alla sua iscrizione nel registro notizie di reato. Rilevato che la medesima questione è stata già oggetto di valutazione da parte di altri Giudici di merito, vedi ordinanza G.U.P. Tribunale Modena 12 gennaio 2004, ordinanza Tribunale Vercelli 26 maggio 2004, che hanno rimesso gli atti dinnanzi alla Corte Costituzionale con motivazioni che questa Corte condivide e alle quali integralmente si riporta. Che la Corte Costituzionale ha fissato l’udienza camerale del prossimo 8 giugno 2005 per la discussione della questione de qua, ritenuto che, essendo la questione già rimessa alla Corte, non è necessario che anche questo Giudice trasmetta gli atti. Che stante la rilevanza, nell’odierno giudizio, della questione occorre sospendere il dibattimento in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale adita. Per questi motivi dispone la sospensione del dibattimento per pregiudizialità costituzionale e rinvia all’udienza del 22 giugno prossimo venturo, dando avviso ai presenti di ricomparire senza ulteriore avviso o citazione scritta. L’udienza è tolta!

UDIENZA DEL 22 giugno 2005

COSTITUZIONE DELLE PARTI E RINVIO

P= Presidente; D= difesa; A= accusa]

P: [Fa l’appello]

P: – Allora, comunichiamo che non è ancora stata depositato il provvedimento della Corte Costituzionale per il quale noi abbiamo stabilito la pregiudiziarietà. Le parti cosa chiedono sul punto?
D: (G. Mazzotta) – Sul punto non possiamo che chiedere alla Corte di rinviare ulteriormente il procedimento ritenendo evidentemente pregiudiziale la decisione della Corte Costituzionale, per cui dobbiamo necessariamente attendere che vi sia questo provvedimento.
P: – Il Pubblico Ministero!
A: – Nulla osserva.
P – Nulla osserva. La Corte sospende il dibattimento per le ragioni già dette, cioè non è stato depositato il provvedimento della Corte Costituzionale di cui all’Ordinanza emessa da questa Corte all’udienza del 14 aprile scorso, e rinvia… è una questione di giorni hanno detto, tutto sommato… e rinvia all’udienza del 22 settembre 2005… è giovedì, ore 09:30, dando avviso ai presenti di ricomparire senza ulteriore avviso o citazione scritta… per quella data c’hanno detto che la sentenza sarà… o l’Ordinanza sarà depositata. L’udienza è tolta.

 Oggi 17 maggio si è svolta la XVI udienza del processo al “Sud
Ribelle”. Nessun controllo all'ingresso e anche in aula si respira un'aria più leggera.Il processo sarebbe potuto iniziare da capo, in quanto la Corte è cambiata e il procedimento, per questioni organizzative del Tribunale, è passato dalla II Sezione Penale alla I; ma tutte le parti ne autorizzano la continuazione e quindi si procede. L'udienza vera e propria inizia con il controesame dell'ispettore capo della Digos di Cosenza Antonio Gifuni, teste del PM. Alle domande rivolte dalla difesa sull'assemblea pubblica al centro sociale Gramna dove secondo l'accusa si sarebbe costituita la segreta “Rete Meridionale del Sud Ribelle”, l'ispettore risponde in maniera evasiva ripetendo più volte “non ricordo” e “non so'”. Non ricorda nemmeno se l'assemblea si sia fatta “pubblicità” con i classici mezzi a disposizione: radio, manifesti murali, striscioni, volantinaggio... Eppure persino gli inquirenti, alquanto imprecisi e impreparati, sono riusciti a scovare in una mailing-list pubblica questo appello! Anche per le riunioni di Napoli il teste mostra la stessa smemoratezza. La difesa prova poi a far ricordare al teste se nella partenza per
Genova, sponsorizzata tra l'altro da enti pubblici, si cantassero i cori tanto presi sul serio dall'accusa (<<Siamo una brigata di drogati e delinquenti>>), ma il presidente blocca l'avvocato Nucci quando, per meglio spiegarsi, prova ad intonarli.
E' poi la volta di imprecisioni sui centri sociali: escono fuori nomi di fantasia, uno su tutti il CSOA “Giorgio” di Napoli e lo Ska di Napoli con un presunto cellulare intestato.

La stessa dinamica si ripete nel controesame dell'ispettore superiore Rosario D'agostino, responsabile della sezione antiterrorismo della Digos di Cosenza. Il PM porge all'ispettore delle minuscole foto in cui riconosce uno degli imputati che sorseggia una bevanda per le strade di Genova. Non ricorda se i manifestanti a Genova in via Tolemaide, erano autorizzati, eppure dice di avere ricostruito puntigliosamente i movimenti dei leader, ignora la dinamica degli scontri avvenuti, confonde i cortei, riporta le telefonate cambiando il significato. In seguito emerge che i due testi erano fisicamente assenti sia nelle
giornate di Napoli che in quelle di Genova: che i presunti fatti su cui sono chiamati a testimoniare altro non sono che dichiarazioni basate sul sentito dire, sulle cose viste in video, sui racconti di altri colleghi che sono stati lì, il superiore che istruisce. Nel rispondere alle domande della difesa mostrano entrambi di conoscere le vicende politiche di Cosenza e le attività dei vari “gruppi”: nulla di strano, trattandosi oltretutto di attività svolte alla luce del sole, nonostante il PM le presenti come manifestazioni carbonare. Il Presidente fissa le prossime due udienze, per il 31 maggio si riascolterà il dirigente della Digos di Genova, Spartaco Mortola, un'intera giornata tutta per lui. L'8 giugno 2006, il PM vuole esaminare: Francesco Calvario (maggiore dei carabinieri n.o. Genova), Enrico Scala (assistente capo digos di Genova), Carmela Aprea (funzionario della questura di Genova), Antonio Bruno (comandante della compagnia Alfa-III battaglione carabinieri Lombardia), Mario Mondelli (vice questore presso la questura di Cuneo), Tarantino (dirigente digos della questura di Napoli), due dipendenti dell'agenzia di lavoro interinale “Adecco” di Cosenza, la difesa li controesaminera'.

A margine dell'udienza. Un imputato ha ricevuto una comunicazione di fine indagini per uno presunto blocco ferroviario (articolo 340 CP), che sarebbe avvenuto a Paola il 16 luglio 2005. La parte offesa è Trenitalia, l'unico teste il Dott. Cantafora della Digos di Cosenza, il PM sempre Fiordalisi.

Prossima udienza: 31 maggio 2006.

-----------------------------------------------------------------
E' possibile trovare le sintesi e le trascrizioni delle udienze del processo
al Sud Ribelle all'indirizzo: http://www.supportolegale.org/?q=taxonomy/term/23

Supporto Legale

 udienza con Mortola il 17 maggio scarica il pdf

Processo Sud Ribelle] Trascrizione XVII Udienza
DEL 31 MAGGIO 2006

ESAME DEL TESTIMONE MORTOLA SPARTACO (capo digos genova)
ESAME DEL TESTIMONE P.M. (dipendente "Obiettivo Lavoro")
ESAME DEL TESTIMONE TARANTINO PAOLO (digos napoli)
ESAME DEL TESTIMONE D'AMBROSIO (guardia di finanza)
ESAME DEL TESTIMONE APREA CARMELA

 

 

Report udienza 8 giugno

L'udienza inizia con la deposizione di una dipendente dell'agenzia di lavoro interinale di Cosenza che dura, tra esame e controesame, circa 3 minuti: racconta solo di avere messo a disposizione la sede per far esporre le idee dei pacifici manifestanti anche davanti ai giornalisti. L'interrogatorio del capitano Bruno, invece, dura qualche ora. Il pubblico ministero inizia il suo esame facendo scorrere le immagini ritagliate ritenute più “suggestive”, senza fare domande al suo teste, motivo per cui viene ripreso dal Presidente. Poi si esibisce in un valzer di opposizioni (reiterate e rigettate dalla corte per ben quattro volte) all'esibizione dei filmati al teste da parte della difesa, giungendo a contestare persino che la riproduzione potesse essere effettuata da “ignoti consulenti tecnici”. Il teste Bruno ricorda molotov e lanci di materiale vario dappertutto (grossi pezzi d'asfalto, pietre, bastoni, spranghe...), ma nelle numerose immagini visionate su richiesta del PM e delle difese non riesce a indicare neppure uno spillo lanciato contro i Carabinieri, pur continuando ad assicurare che anche se non si vedono gli “atteggiamenti ostili” ci sono stati eccome. Notevole poi che il capitano Bruno, colui che ha diretto le cariche in via Tolemaide, abbia candidamente ammesso di non sapere adesso e di non aver saputo allora se i cortei fossero autorizzati o meno. La sua unica missione è difendere la zona rossa e la porta avanti caparbiamente: disperde con i lacrimogeni e cariche tutte le persone che avevano l'aria da manifestanti. Che fossero poche decine di giornalisti e operatori o un corteo autorizzato di 15.000 persone, al nostro prode poco importa. Afferma di avere respirato i gas cs, anche se nega di sapere l'esatta composizione dei lacrimogeni, e di essere "andato in black-out per cinque minuti". Secondo la sua ricostruzione i manifestanti avevano molto spazio a disposizione dei manifestanti: addirittura via Tolemaide, a ridosso della massicciata ferroviaria!
I tonfa poi, guardando bene le immagini, si trasformano in manganelli, mazze, bastoni. A quel punto Bruno è costretto comunque a dire che non aveva una spiegazione a questo armamentario in quanto aveva personalmente passato in rassegna i suoi uominila mattina, uno per uno, 190 macchine da guerra. Vengono riproposte le immagini dell'inseguimento sui marciapiedi di via Casaregis, con il blindato che rincorre i manifestanti: ma a lui non sembra una carica, bensì una fuga. Il presidente a questo punto è costretta ad invitare tutti a non ridere in aula. Prossima udienza il 12 luglio, in aula il dirigente della DIGOS di Cosenza Cantafora e l'ispettore Astorino, Mondelli se non giustifica ancora e in teoria tutti gli altri testi del PM.

Supporto Legale
 

Otto ore per la XXI udienza, svoltasi il 10 ottobre, del processo ai 13 militanti politici accusati di associazione sovversiva, la pi lunga sinora. Relativamente breve l'esame a Mario Mondelli (funzionario di Cuneo aggregato a Genova ed attualmente dirigente del I reparto mobile di Roma) da parte del pm Fiordalisi, durante il quale il teste, oltre a non riconoscere il carcere di Marassi mostratogli in un video dichiara varie cose interessanti: - di non aver partecipato agli scontri, anzi quando viene fatta vedere la foto che lo ritrae in mezzo ai carabinieri, dichiara di aver fatto di tutto per metter pace tra i due "contendenti"; - di non aver dato l'autorizzazione ad Antonio Bruno (capitano dei cc di Carrara a comando della Compagnia CCIT Alfa del III Battaglione
Lombardia a Genova nel 2001)di attaccare deliberatamente i manifestanti autorizzati, dando la colpa ai carabinieri ed al suo capitano, gia' ascoltato;  - alla domanda se era meglio tornare indietro una volta "incontrate" le tute bianche su via Tolemaide, risponde che sarebbe stato meglio non passare proprio, nonostante non sia stato in grado di spiegare come mai ha impiegato tanto tempo a spostarsi dalla Questura fino al punto ordinatogli, piazza da Novi; - quando poi e' stata fatta sentire la registrazione della centrale operativa in cui viene chiaramente espresso il disappunto per l'attacco, sempre al corteo delle tute bianche, egli non ha potuto far altro che stringersi nelle spalle.La Corte sembra che si sia fatta una idea chiara di quello che successe in via Tolemaide.  Il secondo teste e' il capo della Digos di Cosenza, Alfredo Cantafora che si permette dalla sua posizione di testimone di emettere sentenze non richieste ("Sono colpevoli"), deridere i testi, addebitare agli
imputati la morte di Carlo Giuliani per finire, subito zittito dalla corte, a fare un pindarico collegamento addirittura con le br. Nel frattempo per Cantafora, visto che non  stato presente a Napoli ma ha solo visto dei filmati, cade pesantemente sul riconoscimento dei luoghi regalando momenti di genuina ilarit all'intera aula.
Per la prossima udienza, ci si aspetta oltre alla fine dell'esame di Cantafora, l'ispettore della Digos di Cosenza Astorino, la presenza del superteste Giovanni De Gennaro (attuale capo della polizia di stato), finora mai ascoltato nelle aule dei tribunali che si occupano dei fatti di Genova. Nonostante la richiesta del pm di rinunciare al teste, la corte ha  deciso di voler ascoltare quanto  De Gennaro ha da dire. La Corte nel frattempo dovra' lavorare alla lista testi del pm, in quanto nelle ultime udienza si e' fatta un po di confusione. Prossima udienza: 28 novembre 2006, ore 9.30.

supportolegale

-----------------------------------------------------------------
E' possibile trovare le sintesi e le trascrizioni delle udienze del processo
al Sud Ribelle all'indirizzo: http://www.supportolegale.org/?q=taxonomy/term/23

contatti: info a supportolegale.org
http://www.supportolegale.org ( necessario accettare il certificato di sicurezza)

Supporto Legale  una rete di persone che seguono i processi di Genova
e Cosenza: quelli a persone che cerano andate per manifestare, quelli a pubblici ufficiali
accusati di violenza, torture, abuso di potere.
Supporto Legale trascrive le udienze, le trasforma in sintesi comprensibili,
le pubblica e le diffonde; inventa progetti, campagne e iniziative di informazione
e raccolta fondi.
Supporto Legale, nato per iniziativa di alcuni mediattivisti che partecipano
alla rete di Indymedia, fa un lavoro di informazione e comunicazione, di supporto
tecnico e di finanziamento, con una serie di campagne di raccolta fondi, versando
integralmente il ricavato per il lavoro delle segreterie e per le spese processuali.
Perchè la memoria  un ingranaggio collettivo.