SALVIAMO IL PARCO DEL POLLINO

Papasidero (Cosenza)

Il Fiume Lao minacciato dalla centrale di Laino Borgo

Di Francesco Cirillo  - su Mezzoeuro Marzo 2007

Bisogna decidersi una volta per tutte cosa fare di questo parco. Il più grande d’Europa ma anche il più tartassato.  Una coperta tirata da più parti ma che diventa sempre più stretta e che diventa sempre più inutilizzabile.  Pochi i turisti ogni anno, poche le iniziative per attirarne nuovi, pochi gli interventi per rendere il parco parte viva e attiva e soprattutto sentito da tutte le comunità che lo abitano. La carta geografica del parco sembra sempre di più una carta geografica irakena dopo l’occupazione americana. Pozzi di petrolio a nord del parco nella valle del Diano,  l’ elettrodotto che lo spacca da Rampolla passando per Laino fino a Rizziconi in provincia di Reggio Calabria, grandi pale di eolico sui monti dell’Appennino lucano primo fra tutti i monti  di Muro ove è progettata una mega-centrale eolica a 300 metri dalla zona Sic e Zps (Sito di interesse comunitario e Zona a protezione speciale, ndr), l’uranio a Rotondella a pochi chilometri dal confine del parco, proprio vicino all'area verde della Plasmon, o la centrale termoelettrica a Pisticci,  una strada di cemento che spacca in due il parco in piena zona SIC da Scalea fino a  Mormanno e poi tanti progetti cementizi consistenti in aree di parcheggio nei posti più alti del parco oltre il rifugio “ De Gasperi ” , o la trasformazione del  Santuario di S. Maria delle Armi a Cerchiara di Calabria in un centro informazioni per i turisti, con relativa nuova struttura . Ma, soprattutto, si dà l’assalto alla parte più integra del massiccio: il versante sud. Iniziano, infatti, con la strada Frascineto-Monte Moschereto, le strade di penetrazione in quella zona che, per la particolare morfologia, si è conservata quasi intatta fino ad oggi, più che per una particolare sensibilità ambientale, per mancanza di reale convenienza economica. Questo, fino alla istituzione del Parco Nazionale del Pollino, strano ente che al sud poco o nulla tutela e che, anzi, a quanto pare, desta appetiti in aree dimenticate e, solo in quanto tali, scampate allo scempio. Un ente che è stato commissariato per inefficienza dal Ministro per l’Ambiente e che proprio perché commissariato non dovrebbe mettere in atto nessun fatto nuovo.  Ed invece eccoci di fronte ad un attacco  massiccio. La centrale a Biomasse nella Valle del Mercure. Una centrale che sconvolgerà tutta l’aera attorno a Laino Borgo, inquinandola, appestandola di gas e di traffico di decine e decine di camion e tir provenienti da tutta Europa . Un allarme che sembrava scongiurato dopo una serie di battaglie da parte degli ambientalisti e della stessa magistratura che aveva effettuato una lunga inchiesta all’interno dell’area della vecchia centrale elettrica a Laino dove erano state ritrovate scorie e rifiuti tossici.  Il timer che l’Enel aveva messo fuori la centrale e che segnava inesorabilmente i giorni che mancavano alla sua riattivazione era stato spento. Ora dopo la pubblicazione sul BUR Calabria del 8 febbraio del 2007, n.536 della valutazione d’incidenza, positiva, tutto viene rimesso in discussione. Quel timer potrebbe riaccendersi. E fra la popolazione è di nuovo allarme.  La questione è partita da circa cinque anni fa quando l’Enel decide di riconvertire l’impianto secondo una fonte classificata rinnovabile che consente alla società di ottenere certificati verdi e bonus da Bruxelles. L’Unione europea, infatti, impone ai produttori di energia di ricavarne almeno il 5 per cento da fonti rinnovabili. L’Enel solo con la centrale del Mercure guadagna un bel 2 per cento! Se formalmente l’energia prodotta dalla biomassa (legno, segatura, sansa di olive) è “rinnovabile” non si può certo dire che sia pulita. Tutt’altro. Pur nell’approssimazione dei numeri (l’Enel ha sempre mostrato reticenza davanti alla richiesta di rendere pubblico il progetto tecnico dell’impianto), cerchiamo di fare due calcoli energetici. La centrale per produrre 40 megawatt di potenza nominale dovrà bruciare 320 mila tonnellate annue di biomassa, 300 canne (n.d.r. unità di misura locale) all’ora. La biomassa,  inoltre, ha un potere energetico quattro volte inferiore rispetto all’olio combustibile, questo significa che per produrre la stessa quantità di energia bisogna bruciare molta più materia prima producendo inevitabili gas quali diossina, furani, anidride carbonica per citarne solo alcuni. Altro elemento di non minore importanza. Queste 320 mila tonnellate di biomasse, secondo la valutazione d’incidenza dovranno essere reperite in loco. Questo vorrà dire tagli incredibili in zona ZPS e SIC in piena area del parco del pollino, che diventerà una segheria ambulante e costante con un via vai di camion continuo e certamente inquinante oltre che invasivo dal punto di vista del traffico. Ma tutti sanno che la valle del Mercure non ha tutta questa materia prima da bruciare nella centrale. Se pure si volessero piantare pioppi da bruciare successivamente non ci sarebbe il tempo per farli crescere . La biomassa, dunque, dovrà arrivare da fuori, probabilmente anche da altri continenti : America Latina e Paesi dell’Est dove il legname costa poco. E si chiedono in molti chi controllerà costantemente che viene bruciata solo biomassa ? Laino Borgo si trova a pochi passi dall’autostrada e non ci vuole nulla a far arrivare camion dalla campania carichi di rifiuti, usando così la centrale come inceneritore di CDR pretattrato in qualche impianto di preselezione. Il sito industriale di Laino diventa anche il protagonista di un altro piccolo giallo: la località ricadente del territorio amministrato dal comune di Laino Borgo, in base a una recente proposta di riperimetrazione dell’Ente Parco dovrebbe uscita fuori dall’area di tutela.  Una coincidenza per lo meno singolare per chi non vuole la centrale e ha creduto in un diverso modello di sviluppo. E mostra preoccupazioni  un Comitato spontaneo di cittadini nato recentemente a Rotonda, sede del Parco del Pollino. Secondo i militanti del comitato  la riapertura della centrale gode di finanziamento dell'Unione Europea (pare di circa 80 milioni di euro per 7/8 anni di funzionamento); A fronte dell'allarmante impatto ambientale della centrale ci si è chiesto quali possano essere per le popolazioni della zona i possibili vantaggi o benefici considerato che: la centrale in argomento è situata in una specie di "catino" a meno di 300 metri sul livello del mare, mentre quasi tutti i limitrofi centri abitati si trovano ad altitudini superiori, in alcuni casi oltre il doppio (Castelluccio Inferiore m.495, Castelluccio Superiore m.750, Laino Castello m.400, Rotonda m.580, Viggianello m.500),  PER CUI I FUMI DELLA COMBUSTIONE NON POSSONO DISPERDERSI ADEGUATAMENTE; l'elevata frequenza del flusso di trasporto della biomassa risulta spropositata sia rispetto alle strutture viarie del comprensorio sia per il forte inquinamento prodotto; la Valle del Mercure è una zona ad alto valore paesaggistico-naturalistico-ambientale essendo praticamente situata all'interno del Parco Nazionale del Pollino; preoccupazioni che si aggiungono ad altre preoccupazioni che provengono dal mondo scientifico ed ambientalista. Ci si chiede per esempio se questo parere positivo rilasciato dalla regione calabria derivi da una specifica richiesta del Ministero dell'Ambiente, anche se datata. Cosa che consente all'Enel di sanare inadempienze gravi ed alla Regione Calabria, al di là dell'apparente profilo tecnico dell'atto, di sottrarre la questione dalle "ingerenza" della magistratura. E' chiaro che il parere andava richiesto preventivamente e non dopo aver realizzato il progetto. Ancora non vengono specificate le compensazioni ambientali per i prelievi di massa legnosa nel parco, rinviando a successive valutazioni di incidenza, un aspetto invece preminente per la messa in esercizio dell'impianto, che influisce in modo prevalente anche sulla
 biodiversità vegetale ed animale dei SIC/ZPS del P.N. del Pollino. Ma altre osservazioni giungono. Per esempio che la valutazione di incidenza è stata richiesta dall’ Enel nel marzo 2006 quando doveva essere per legge presentata preventivamente con il progetto di reattivazione del modulo 2 della centrale. Questo era dovuto perchè l'opera impatta il SIC e ZPS in questione e non è credibile che Enel non  sapesse intanto di questi vincoli ambientali che riguardano il fiume Lao e la sua valle. Tra le prescrizioni all’interno della valutazione d’incidenza ci sarebbe la garanzia da parte dell’Enel di una portata accettabile per il fiume Mercure anche in condizioni di magra e che l'acqua che verrebbe scaricata nel fiume stesso non dovrebbe avere una temperatura superiore di 0.05 °C rispetto a quella naturale. Qualsiasi chimico noterebbe subito una cosa lampante, e cioè che non v’è scritto nulla sulla composizione chimica delle acque reflue che è noto per poter attraversare gli impianti di raffreddamento e gli ingranaggi costosi di una centrale a biomasse devono essere trattati chimicamente con acidi basi ed alghicidi per evitare deterioramenti degli ingranaggi stessi. Come farebbe quindi ad essere la stessa la composizione chimica delle acque in ingresso ed in uscita  non si evince da nessuna parte. Si rischia di conseguenza un grave inquinamento delle acque del Fiume Lao e di conseguenza del mare tirreno dove questi sfocia.  Ma c’è una considerazione finale. Quale necessità c’è nella Regione calabria a produrre energia elettrica se il suo fabbisogno è ampiamente coperto ? A vendere elettricità solamente ad altri, portando profitti all’Enel e distruggendo le nostre risorse. Tanti sono infatti i progetti in atto o già avviati nella Calabria.  

Facciamo, anzi cerchiamo di fare il punto, attraverso la mappatura delle
centrali attive, in costruzione, in conversione, autorizzate, in attesa
di autorizzazione, ecc:

ROSSANO (CS) - 1736 MW - Enel
La centrale è stata costruita un po di anni fa. I lavoratori hanno
vissuto diversi momenti di tensioni, espulsi dal sistema produttivo ed
ancora oggi sballottati tra corsi di formazione, politici e sindacalisti
profittatori. Secondo il piano industriale dell'Enel nel 2010 questa
centrale dovrà essere riconvertita a carbone. Si cominciano a sentire i
primi "rumori" degli abitanti, anche se il tessuto sociale è sfibrato.
Esiste un comitato che in 2 giorni ha raccolto mille firme.
ALTOMONTE (CS) - 800 MW - Edison.
Nonostante l'opposizione di comitati e ambientalisti si apre il
cantiere (inizio 2002). Ma poi, quando ormai la battaglia sembra persa e
l'opposizione si spegne, il cantiere comincia a battera la fiacca. E' la
più avanzata tra le nuove centrali Edison.

SIMERI CRICHI (CZ) - 800 MW - Sitel.
Come già ricordato la Sitel passa da Sondel a Edison. Ma l'Edison è già
titolare della vicina autorizzazione di Pianopoli. E' un buon motivo per
non farsi concorrenza. Forse è per questo motivo che l'autorizzazione
edilizia arriva solo nell'ottobre 2003 e l'apertura del cantiere è
attesa per quest'anno.

PIANOPOLI - 800 MW - Edison .
Ma anche a Pianopoli non ci sono ruspe e betoniere al lavoro. Lo strano
delle centrali calabresi è che l'unico cantiere aperto coincide con la
presenza di comitatismo più vivace. Per il resto non si capisce ancora
se e quale tra le centrali autorizzate vedrà mai la luce. Se poi tutte
funzionassero, la rete elettrica non sarebbe in grado di sopportarne il
carico contemporaneo.

SAN FERDINANDO (RC) - 400 MW - Calabria Energia
in attesa di autorizzazione - par.fav.della Comm. VIA o concl.VIA
(L.55/2002);

CROTONE  - 390 MW - Crotone Power Development

CUTRO (KR) -Centrale costruita per essere funzionante a biomassa è stata autorizzata
a bruciare CDR (rifiuti).

MELICUCCO (RC) - 760 MW - Ansaldo Energia (2 soc.)

MILETO (VV) - 800 MW - Mileto Energie

RIZZICONI (RC) - 800 MW - Rizziconi Energia
Aut. rilasciata nel 2004

SCANDALE (CZ) - 800 MW - Eurosviluppo Elettrica
Aut. rilasciata nel 2004

GIOIA TAURO (RC) - 840 MW – Energia.
Richiesta autorizzazione.


 

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Un parco di plastica

                                                                                                            Di Francesco Cirillo 

Si punta ancora sulla riperimetrazione del parco del pollino. I sindaci invece di studiare come rilanciare il parco e ristrutturarlo secondo i nuovi flussi turistici, vedono come uscirne. Uscirne per facilitare nuove speculazioni e soprattutto lasciare aeree libere per il nuovo business che è l’eolico. Per non usare la brutta parola , che è la riperimetrazione , i sindaci parlano di nuovo assestamento dei confini. Per parlare di nuovi confini i sindaci di Grisolia, San Sosti, Santa Domenica Talao, Cerchiara Calabra, Papasidero, Orsomarso, Mormanno, Aieta, Verbicaro, con a  capo il Presidente del parco, si sono incontrati a Roma con il Ministro Alfonso Pecoraro Scanio . Il Ministro non poteva che dare loro delle assicurazione solo su un controllo dei confini in modo più marcato sfruttando strade esistenti, fiumi, crinali  . Per il resto tutto rimane come sempre e sembra a tutti più che ragionevole . Piuttosto che dei confini i sindaci dovrebbero preoccuparsi di una dirigenza del parco che oramai fa acqua da tutte le parti e che ha portato il parco stesso ad un abbandono mai visto fino ad oggi. Il Presidente Fino fa quasi  finta di non sapere le condizioni in cui versa tutto il territorio interessato . Ed a chiederne apertamente le dimissioni, al Ministro Pecoraio, fino al commissariamento dell’ente è il WWF.

«Negli ultimi anni - si legge nel  comunicato Wwf – il degrado del territorio del Parco è cresciuto, anzichè ridursi, mettendo a rischio la straordinaria valenza naturalistica e ambientale del Pollino e il suo ruolo cruciale nel sistema delle aree protette del bacino del Mediterraneo, al punto da richiedere un intervento straordinario come la nomina di un commissario che transiti verso uno scenario di gestione futura ordinaria accorta ed efficace».  Il Parco del Pollino, con la sua ricchezza naturalistica unica nel bacino è una delle aree prioritarie per l’Ecoregione Mediterraneo. Vale a dire un’area che ospita livelli  significativi di biodiversità eco regionale, così come si evince anche dal recente documento sulla  “Biodiversity Vision” condiviso dal Wwf con altri 33 partner come l’Upi e il CfS. Per questo il Wwf chiede al Ministro per le Politiche Ambientali di «intervenire prontamente per intraprendere una verifica puntuale della gestione» ed «avviare quanto prima le procedure per la nomina di nuovi incarichi relativi alla presidenza, alla direzione ed al consiglio direttivo  ». Nella richiesta di commissariamento e rimozione degli attuali amministratori il Wwf traccia anche le linee guida che dovrebbero determinare la scelta dei nuovi “gestori” dell’ente chiamato ad amministrare l’ampio e ricco  patrimonio naturalistico, sociale e produttivo dell’area protetta di Calabria e Basilicata. Una persona di «alto profilo e con pregresse esperienze nella gestione di aree protette e beni naturalistici, mentre dovrà essere escluso chi abbia già ricoperto incarichi nell’attuale gestione, contribuendo al determinarsi della grave situazione attuale».

E’ oramai chiara a tutti quale sia la situazione di degrado dell’area del parco.  Un abbandono totale. In tutti i sensi. Una risorsa enorme che potrebbe attirare nuovo turismo e nuovi turisti completamente dimenticata. Una risorsa che potrebbe qualificare un territorio sempre di più in mano alla cementificazione legalizzata , a vandali che ne distruggono i rifugi e le tabelle , agli incendiari, ai bracconieri , ed ora anche in mano a chi vorrebbe farne un parco di divertimenti organizzando incursioni al suo interno con motoquad e moto trial. E’ il nuovo sport di moda che sta prendendo piede fra tanti giovani. La moto quad è una moto a tre ruote con la quale puoi attraversare fiumi, salire sentieri scoscesi, zigzagare fra alberi, fare impennate . L’affitto della motoquad costa da Scalea  solo 60 euro al giorno e le mete sono l’Abatemarco, il Lao, il Noce fino ad entrare nelle Riserve di Orsomarso e in pieno parco pollino.  Gli ambientalisti hanno informato della cosa più volte lo stesso ente parco e la Forestale, ma niente sembra fermarli. Le moto Trial si sono viste finanche alla festa della Santa Croce sotto il Monte Caccia lo scorso 22 giugno a oltre 1350 mt di altitudine.  I motociclisti entrano nell’area parco creandosi spesso sentieri propri che passano fra alberi secolari, su fiori pregiati e protetti, spaventando animali  che spesso investono .  Ma questo è solo la punta di un iceberg molto profondo. Un segnale che indica che del parco non importa a nessuno . Del Parco sono rimasti solo i divieti . E sull’onda di questi contrasti, alimentati dai cacciatori spalleggiati da An a destra e dai DS a sinistra, i comuni della fascia costiera quali, Verbicaro, Maierà, Aieta, Bonifati, Buonvicino,che sono all’interno del Parco , ne hanno chiesto da tempo la riperimetrazione ottenendo un si da parte della passata giunta Chiaravalloti. Un parco quindi tutto sulla carta e nei convegni, piuttosto che nelle popolazioni che lo vivono. Un parco che è diventato una grande trappola per i tanti comuni che pensavano di poterne ottenere solo benefici. A urlare sulla situazione grave che il parco attraversa non sono solo gli ambientalisti ma anche le tante guide naturalistiche che faticosamente da soli riescono a formare gruppi di turisti da portare nel parco. La prima cosa che salta agli occhi, dicono le guide, è la mancanza di tabellonistica. Sulla variante ss18, non trovi un solo cartello che indichi il parco pollino a meno di un ora dalla stessa. All’interno delle aree e delle riserve non trovi neanche i sentieri. Sull’Argentino , nella Riserva Orientata di Orsomarso tutte le passerelle da Poveramosca in poi sono distrutte. Molti sentieri sono chiusi o senza manutenzione, la stessa tabellonistica spesso da indicazioni errate o comunque è poco chiara. Molte tabelle messe in alcune aree del parco sono senza alcuna indicazione. Vuoti cartelli che non indicano nulla. Al belvedere del Malvento, per esempio una grossa vasca che dovrebbe contenere acqua è diventata una minidiscarica vera e propria. La situazione non cambia nei rifugi. In tutto il Pollino sono 12 i rifugi , e quasi tutti sono distrutti e abbandonati. Il rifugio Pedarreto- Fasanello , nel comune di Rotonda, risulta chiuso per lavori di ristrutturazione. Sembra che lo si voglia trasformare in albergo. Un albergo a 1350 mt di altitudine ! A metri 1563, sempre nel comune di Rotonda esiste un altro rifugio. Quello di Colle Ruggio. Qui siamo di fronte al completo disastro. Tutto è stato devastato. I vetri rotti, le balconate divelte, financo alcune finestre sono state divelte e buttate nella vicina faggeta. Le stanze all’interno sono tutte devastate e ridotte ad un cumulo di immondizie. Identica situazione al vicino rifugio De Gasperi. Si giunge da Orsomarso in un ora ed è il più vecchio rifugio del Pollino costruito ben 70 anni fa. Una struttura  che ha resistito a tutte le intemperie invernali, ben solida, ma che niente può di fronte all’abbandono. Tutto sta per crollare  dagli infissi , alle terrazze, al tetto. Fra i rifugi aperti ci risulta il Visitone.  Ma pur essendo aperto con annesso ristorante risulta decadente al massimo. Gli infissi non vedono vernice fresca da decenni e le balconate tremano al passaggio della gente . Ma le minacce nel Parco del Pollino non provengono solo dall’abbandono e dall’incuria, ma anche da vere e proprie cementificazioni. Opere pubbliche o meno che spaccherebbero in due il parco . E grave per tutto questo la recente autorizzazione alla costruzione della strada Scalea Mormanno da parte dell’ente parco del Pollino e dalla Provincia di Cosenza , che hanno gettato nello sconforto tutti i sinceri ambientalisti che da sempre con un intenso lavoro di volontariato cercano di proteggere la grande area, dai tagli indiscriminati di alberi, dalle cementificazioni, dall’abbandono più completo.  Nessun divieto, la strada s’ha da fare ! Quella strada sarà la fine del Parco del pollino. Un precedente gravissimo che spaccherà l’area del parco in due parti, con una ferita di cemento che mai e poi mai verrà rimarginata. Un passo verso la turisticizzazione selvaggia di una area importante dal punto di vista naturalistico ma anche per un turismo responsabile e sostenibile che non ha bisogno di grandi artiere ma di semplici accorgimenti. Alle strade di cemento ora si aggiungono anche gli impianti eolici. Gli ambientalisti non hanno niente in contrario con questi tipo di impianti ma è anche vero che i posti bisogna sceglierli per bene e con una visione generale del territorio sul quale intervenire. Per evitare che agli alberi si sostituiscano con il tempo torri cilindriche alte 60 metri. E’ quanto sta per accadere a Latronico. Un bellissimo paesino della Basilicata in pieno Parco del Pollino.  La scelta di un grande campo eolico nel Parco del Pollino, nei pressi di Latronico, è sbagliata per molti motivi, sia per la delicatezza dei territori, sia per le dimensioni dell’impianto. Il progetto prevede nel Parco Nazionale del Pollino  la realizzazione di una Wind Farm (fattoria del vento) con 90 pale eoliche della potenza complessiva di oltre 72 MW. Si tratta di portare in aree naturali e boschi, impianti pesanti  con relative opere di antropizzazione quali strade, linee elettriche, scavi per fondazioni e per collegamenti elettrici, il tutto  su una delle direttrici di volo di numerose specie di uccelli migratori.  Il sito prescelto infatti  è ricadente nei territori comunali di Latronico e Carbone e  si trova a contatto con il SIC/ZPS Monte Alpi Malboschetto di Latronico di 1561 ha, SIC Monte Raparo di 2.021 ha, SIC Bosco Vaccarizzo di 273 ha, SIC Monte La Spina di 1.074 ha. Un complesso montuoso di eccezionale valore ambientale e paesaggistico del Parco Nazionale del Pollino che vede la presenza dell'Aquila reale, Capovaccaio, Falco pellegrino, Lanario, Picchio nero, Gufo reale, etc.  Ma non solo nel versante della Basilicata faranno capolino questi impianti anche in Calabria ne sono previsti ben 14 e diversi di questi proprio nelle aree del Parco del pollino. Uno di questi impianti aspetta l’autorizzazione solo da parte della Provincia ( ha già il via dei Comuni di Bonifati e Sangineto)  e dovrebbe sorgere sul crinale del Monte Pinna in territorio di Sangineto nelle vicinanze dello splendido laghetto La Penna. Un luogo incontaminato dove è ancora possibile incontrare animali di ogni genere e dove a soli un ora dal mare si ritrova pace e bellezza. Insomma il patrimonio naturale della Calabria è dovunque in pericolo. Si avverte l’assenza di un vero presidente dell’ente parco. Ovunque si segnalano tagli indiscriminati di alberi che avvengono un pò ovunque e spesso con le autorizzazioni necessarie.  Nonostante l’istituzione dei Parchi nazionali (Legge 394/91), i tagli realizzati per scopi prettamente economici mettono a rischio notevoli estensioni boschive, vere e proprie riserve di biodiversità e polmoni verdi della nostra regione. I nuovi vandali imperversano dovunque, distruggendo e speculando anche sulle cosiddette “energie alternative”.  Si vengono a distruggere preziose ed insostituibili risorse forestali fondamentali per la biodiversità e gli equilibri naturali, mentre l’energia solare fotovoltaica, questa sì davvero pulita e rinnovabile, viene quasi del tutto ignorata nelle due regioni del parco. Partendo dal Parco del Pollino, dalla Sila fino al Parco di Aspromonte, attraverso  il Parco regionale delle Serre, lo scempio che, per la sua vastità appare quasi programmato, avanza inesorabile: migliaia di pinete e faggete vengono tagliate persino in Zona 1 a tutela integrale e all’interno dei Siti di Importanza Comunitaria e Zone di Protezione Speciali, tra il silenzio assordante delle Istituzioni e l’indifferenza dei cittadini, spesso disapplicando le normative e le misure di salvaguardia dei parchi e dell’Unione Europea.

Ma se muore la natura anche i paesi all’interno dell’area parco muoiono, senza una prospettiva e senza un futuro legato alle proprie risorse . Lo spopolamento dei paesi avanza di anno in anno e cresce sempre di più il numero di paesi ridotti a 30/40 nuclei familiari. Per la nostra regione di commissari e sub commissari, di presidenti di carta così come di parchi di carta, di enti inutili oltre che di opere inutili, la fine del Parco del pollino sarà un'altra forte mazzata. Il governo , il Ministro dell’Ambiente ora devono far presto nel nominare un nuovo presidente del parco, che soprattutto sia veramente un ambientalista e  un profondo conoscitore delle tematiche ambientaliste e delle esigenze delle popolazioni e di come la sostenibilità ambientale si può coniugare con lo sviluppo di un area da troppo tempo sottovalutata e lasciata in completo abbandono.

 

                                                             POLLINO DA RIPARARE PIU’ CHE DA RIPERIMETRARE.

SOS FIUME LAO

Si apprende dalla  stampa come, si voglia chiamarla riperimetrazione o assestamento dei confini, si tratta in questi giorni per il Ministro dell’ambiente on.le Pecoraro ed alcuni sindaci del  Parco Nazionale del Pollino (versante calabrese) di definire l’appartenenza o meno di alcuni territori, che interessano anche Siti di Interesse Comunitario e Zone di Protezione Speciale  (ZPS), all’area protetta o di rilegarli ad una fascia di minori restrizioni che quindi equivale a dire di minore importanza naturalistica. Si parla da un lato, per fortuna, di assicurare che nel bilancio complessivo non ci siano diminuzioni di territorio nel Parco o complete uscite di interi comuni da esso, dall’altro che aree a basso grado di antropizzazione ma che sarebbero ricche (?) di zone coltivate e di attività zootecniche vengano convertite ad aree protette con minori restrizioni. Si legge  inoltre che si propone un criterio altitudinale per l’appartenenza o meno al parco fissando come altitudine limite 600m s.l.m. Gli ambientalisti in tutta risposta , conoscendo bene la situazione della Valle del fiume Lao e del Sito di Interesse Comunitario corrispondente (IT9310025), che comprende il territorio di Papasidero lambendo quello di Mormanno, S. Domenica Talao, Scalea ed Orsomarso si sentono in dovere di sottolineare che:

a Papasidero non ci sono aree ricche di zone coltivate e di attività zootecniche (il territorio di Papasidero è vasto: 54 kmq, un migliaio gli abitanti teorici di cui molti residenti in Nord Italia ed all’estero, poche centinaia gli effettivi rimasti in loco; quindi nel comune di Papasidero c’è qualche pastore e qualche contadino, niente di più); l’Amministrazione comunale prende contatti con ditte private per l’installazione di centrali eoliche in piena ZPS IT9310303 (progetti riguardanti località come Scorpano; forse sono stati individuati anche altri siti ) a ridosso del SIC IT9310025 “Valle del fiume Lao”; l’Amministrazione l’anno scorso aveva messo a disposizione dell’Enel il patrimonio boschivo comunale per “valorizzarlo” nella centrale Enel del Mercure, per ora rimasta inattiva dopo le nostre proteste; l’Amministrazione si è detta favorevole al progetto di adeguamento della strada statale ”Scalea-Mormanno”, ancora sprovvisto di ogni studio di impatto ambientale, che nel territorio di Papasidero prevede tunnel, tratti nuovi di strada che richiedono l’eliminazione di tratti di bosco e persino un viadotto da realizzarsi sul fiume S.Nocaio (in pieno SIC e ZPS), dove vivono le lontre; l’Amministrazione non prende provvedimenti risolutivi per la riparazione di scarichi fognari nel Lao  segnalati da troppi mesi ormai (per fortuna non grandissimi ma a ridosso di un punto d’imbarco del rafting dove turisti e bambini si bagnano tranquillamente tra pesci, lontre e colibatteri); si rilasciano (da parte di CFS locale ed amministrazione) facili permessi di tagli boschivi (alcuni sono prossimi, se non in atto) senza studi seri di impatto ambientale e si taglia anche a ridosso di punti di frana in piena ZPS e SIC “Valle del fiume Lao”; l’esclusione dal Parco della località Scorpano sarebbe un sicuro favore alle lobby di cacciatori (Scorpano al confine con Orsomarso è frequentata tra l’altro dal capriolo “italicus” di Orsomarso); vive la lontra, il lupo, il gatto selvatico, il capriolo “italicus”, il Saettone o colubro di Esculapio (varietà meridionale, Elaphe Longissima romana o Zamenis lineata), la rana italica, rettili rari, numerosi rapaci diurni e notturni etc. E’ presente una flora lussureggiante, con leccete rigogliose, maestose roverelle ed endemismi rari tutelati dal SIC IT9310025, dallo ZPS e dal Parco Nazionale del Pollino ;

a Mormanno si preme per l’apertura di una discarica immediatamente a ridosso delle sorgenti del fiume S.Nocaio (detto anche Ombrece o Mulino) le cui acque alimentano anche l’acquedotto locale (si fa notare che tale area interessa oltre che la suddetta ZPS anche il SIC “Valle del fiume Lao”) oltre a confluire nel corso del Lao stesso; il tribunale di Castrovillari ha recentemente posto sotto sequestro (in modo che non venissero operate manomissioni ma si immagina non potendone impedire il funzionamento) per disastro ambientale ai danni del fiume Lao scarichi fognari indepurati di parte del centro abitato e quelli “speciali” dell’ospedale di  Mormanno che inquinavano, e forse inquinano ancora, il fiume Battendiero (in cui la presenza della lontra è ampiamente documentata, Prigioni et al. 2005) che  dopo pochi km si immette nel Lao;

ad Orsomarso per quanto riguarda la località Scorpano si è interessati all’esclusione (o ridimensionamento delle limitazioni) per motivazioni credo analoghe a quelle  menzionate prima per Papasidero (eolico e caccia); vive il capriolo “italicus” di Orsomarso, il lupo e la lontra, solo alcune tra le specie più significative: si parla anche in questo caso di ZPS e SIC “Valle del fiume Argentino”;

a S. Domenica Talao c’è un progetto di centrali eoliche in località Sovareta, forse anche in altri siti; sono previsti interventi di vario genere per l’”adeguamento” della ss. “Scalea-Mormanno” anche in territorio protetto del Parco. Problematiche simili sussistono anche in altri comuni del Parco da riperimetrare, i cui territori racchiudono altri notevoli tesori naturalistici .   In tutti i casi l'invito è comunque quello a tenere in considerazione la tutela degli ecosistemi, della biodiversità e del paesaggio (da difendere dai tagli di boschi e dall’eolico che si vuole realizzare anche in Siti di Interesse Comunitario e ZPS) piuttosto che interessi energetici ed economici, affinchè un Parco Naturale non si riduca ad un parco energetico dove il paesaggio e la tutela degli ecosistemi e della biodiversità passa in secondo piano. Si prenda in considerazione cioè il punto di vista degli animali selvatici e dei boschi che non possono parlare e che stanno beneficiando finora della istituzione dell’area protetta e che sarebbero sicuramente esposti a notevoli pericoli dato che nell’area il bracconaggio e l’uso delle motoseghe è diffuso in una certa misura anche ora in condizioni di restrizioni dovute al Parco, anche in Zona 1: figurarsi cosa dovrebbe accadere nel caso di riperimetrazioni o declassamento di aree a Zona 2; ci si sentirebbe autorizzati a fare di tutto. Si consideri inoltre che le persone che chiedono la riperimetrazione non splendono davvero di amore verso la natura che vorrebbero sfruttare ma dalla quale non hanno finora mai provato seriamente a trarre benefici per le intere comunità che rappresentano tramite il turismo di  qualità (ad es. paesi albergo, del tutto assenti pur esistendo interi borghi molto suggestivi come Avena di Papasidero, praticamente disabitati), o l’agricoltura biologica attività che hanno tutto da guadagnare invece dalla presenza del Parco e che, se ora chiedono nuovi confini di un Parco Nazionale che include anche Siti di Interesse Comunitario o Zone di Protezione Speciali, lo fanno probabilmente per altri interessi, per favorire forse dietro compenso, ad esempio, le aziende che vogliono sfruttare le risorse naturali (legno, acqua e vento) del Parco per poi vendere energia elettrica o poter dire di aver contribuito al rispetto del protocollo di Kyoto con le risorse rinnovabili (come ad es. nel caso della centrale ENEL del Mercure, sulla quale alcuni mesi fa è intervenuta anche l’onorevole Monica Frassoni, centrale che brucerebbe alberi, i quali già di per sè assimilano CO2 contribuendo al rispetto del protocollo di Kyoto, e che comunque in un Parco andrebbero tutelati prima di ogni interesse economico). Ma i motivi possono essere molti altri ancora.Se si chiedono nuovi confini non è certo poi per ovviare al fatto che “chi transita in quei territori non sa con precisione se si trova all'interno o all'esterno” del territorio protetto, come lamentato di recente e riportato dalla stampa. Infatti per questo basterebbe solo un’opportuna tabellonistica che spesse volte manca ed è anzi sostituita da orrendi cartelloni pubblicitari, offensivi nei confronti del paesaggio, come quello posto appena all’ingresso del  SIC “Valle del fiume Lao” (la cui esistenza non è invece segnalata in alcun modo al cittadino europeo che visiti il luogo) in comune di Papasidero.

A pochi km dal casello autostradale di Mormanno, benvenuti nel Comune di Papasidero, che segnaletica vi aspettereste all’ingresso del SIC “Valle del fiume Lao” (Parco del Pollino e ZPS) ?  L’ente Parco Nazionale del Pollino che dovrebbe essere il gestore del SIC “Valle del Fiume  Lao” non dimostra attenzione verso tale area protetta, patrimonio di ogni cittadino europeo.  Basti ricordare la facilità con cui sono stati rilasciati dall’ente Parco Nazionale del Pollino le autorizzazioni necessarie per la Centrale ENEL del Mercure, sprovvista di Valutazione di Impatto Ambientale nei confronti del vicino SIC “Valle del Fiume Lao”, che avrebbe prelevato acqua dal fiume Mercure e successivamente riversato i propri scarichi industriali nel Mercure-Lao stesso a temperature superiori a quelle naturali e con composizione chimica  presumibilmente alterata. Si ricorda che questo ha portato nei mesi scorsi a diversi avvisi di garanzia emessi dalla Procura della Repubblica Italiana di Castrovillari anche nei confronti dei vertici del Parco Nazionale del Pollino.

Il Parco Nazionale del Pollino ed i SIC in esso compresi (come quello denominato “Valle del Fime Lao”), nonostante l’incuria e l’insensibilità attuale da parte dell’ente gestore di cui sono vittime, possiedono ricchezze naturalistiche inestimabili che vanno tutelate assolutamente anche da riperimetrazioni che si richiedono da parte degli amministratori locali senza considerare il reale valore naturalistico dei territori. Il primo passo che si auspicano tutti coloro che,  sono animati non da interessi economici ma da sincero amore verso la natura dei luoghi in oggetto, è la individuazione da parte del Ministero dell’Ambiente di nuovi vertici per tale ente, che siano motivati sinceramente dall’interesse per la conservazione e la valorizzazione (attraverso il turismo e l’agricoltura-allevamento biologici) del patrimonio naturalistico che il Pollino possiede e che soprattutto abbiano riconosciute competenze scientifiche in materia ambientale in modo da interrompere la triste tradizione che vede la presidenza del parco del Pollino come un premio di consolazione per politici in attesa di un futuro migliore.

PERCHE’ VALE LA PENA PROTEGGERE LE AREE CHE SI VUOLE RIPERIMETRARE:

Testimonianze di fauna pregiata, MOTIVO ISTITUZIONALE DELLE AREE PROTETTE DI INTERESSE COMUNITARIO, raccolte ben al di sotto dei 600 m slm, citati come riferimento delle linee guida di riperimetrazione, rinvenute in diverse località del territorio di Papasidero, che è sede del SIC “Valle del Fiume Lao” ed è compreso in ZPS oltre che, ovviamente, nel Parco Nazionale del Pollino: LA LONTRA (citata tra le specie importanti di fauna presenti nel SIC IT9310025)

La lontra (Lutra lutra; otter in lingua inglese) risulta tutelata ai sensi delle seguenti norme: • L. 157/92 art. 2: specie specificatamente protette all’art. 2 della legge del 11 febbraio 1992. • Habitat all.2 = Allegato 2 alla Direttiva 43/92/CEE “Habitat” denominato Specie animali e vegetali di interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di Zone Speciali di Conservazione (Z.S.C.). Aggiornato con la Direttiva 97/62/CE del Consiglio del 27 ottobre 1997.• Habitat all.4 = Allegato 4 alla Direttiva 43/92/CEE “Habitat” denominato Specie animali e vegetali di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa. Aggiornato con la Direttiva 97/62/CE del Consiglio del 27 ottobre 1997. • BERNA Ap.2: allegato 2 convenzione sulla conservazione della vita selvatica dell’ambiente naturale in Europa, adottata a Berna il 19 settembre 1979

http://tinypic.com/2qc2j2c.jpg Foto Giovanni N. Roviello

Orme di lontra (Lutra lutra) rinvenute nel comune di Papasidero (Agosto 2006), identificazione confermata da: Mrs Grace M. Yoxon dell’International Otter Survival Fund (IOSF), Isle of Skye, Scozia- Regno Unito; Dr. Heinrich Krüger dell’OTTER-ZENTRUM, Hankensbüttel, Germania che provvederà ad inserire il materiale fotografico relativo alla presenza della lontra nel territorio di Papasidero all’interno del database scientifico ISOS (Information System for Otter Surveys); Dr. Jean-Marc Weber del KORA (prestigioso ente che gestisce progetti di ricerca per la conservazione e gestione dei carnivori in Svizzera), Muri, Svizzera; Dr. Johan Michaux del Centre de Biologie et de Gestion des Populations, Montferrier-sur- Lez, Francia

Esemplare di Elaphe longissima romana, detto anche Zamenis lineata fotografato nel comune di Papasidero (Aprile 2006)  Foto Giovanni N. Roviello

Esemplare di Elaphe longissima romana, detto anche Zamenis Lineata fotografato nel comune di Papasidero, identificato grazie all’aiuto del Dr. Marco A.L. Zuffi del Museo di  Storia Naturale dell’Università di Pisa. Tale incontro è stato notificato allo studioso erpetologo Dr Emilio Sperone dell’Università della Calabria, Cosenza

Oggetto: Re: Identificazione Caro Dr Roviello, direi dalle seconde tre foto che si tratta di un Saettone o Colubro di Esculapio (Zamenis longissima, pochi anni fa noto come Elaphe longissima). Innocuo, a volte mordace che non è comunque serpente facile da incontrare perché molto elusivo. Complimenti per l'incontro.Emilio Sperone

Altre testimonianze sulla fauna, la flora ed il paesaggio del territorio di Papasidero:

Rana Italica, comune di Papasidero al di sotto di 600 m slm: specie protetta secondo la Direttiva Habitat 92/43/CEE (allegato IV), citata tra le specie importanti di fauna presente nel SIC IT9310025 Foto  Giovanni N. Roviello.

Erithacus rubecula , Parus caeruleus , Asphodeline lutea, Asphodeline lutea, Orchis italica, Gladiolus italicus Miller.

Il fiume Lao, dove vivono le lontre, da difendere da scarichi industriali (Centrale Enel del Mercure), speciali dell’ospedale di Mormanno e da quelli fognari dei vari paesi calabro-lucani  del bacino imbrifero del Lao….qualcuno vigilerà prima o poi su questo?….Non si può scendere due volte nello stesso fiume …(Eraclito) . Foto Giovanni N. Roviello

Papasidero: in località Vitimoso e Scorpano oltre alla presenza di numerosi uccelli rapaci  quella del capriolo (Capreolus capreolus italicus) è oramai accertata, infatti molti esemplari provenienti dal SIC “Valle del Fiume Argentino” frequentano tali località in cui sono spesso segnalati. Foto Giovanni N. Roviello

Cascata del Canale di Maralonga, Papasidero Foto Giovanni N. Roviello

Avena di Papasidero, borgo abbandonato, non sarebbe meglio un paese albergo che una riperimetrazione? Foto Giovanni N. Roviello

Papasidero, eolico o paesaggio? Foto Giovanni N. Roviello

La fauna del territorio di Papasidero ed Orsomarso, SIC “Valle del Fiume Lao” e SIC “Valle del Fiume Argentino”, Parco Nazionale del Pollino e ZPS, tra i comuni interessati dall’eventuale riperimetrazione. Foto tratte dal web con finalità puramente evocativa della biodiversità che vi si tutela.

Lutra lutra

Capreolus capreolus

ed ancora si può incontare il Felis silvestris (Gatto selvatico) ed il Canis lupus.

PARCO DEL POLLINO (SIC e ZPS) DA NON VEDERE

Aviosuperficie di Scalea

Il SIC “Valle del Fiume Lao” protegge il corso del Lao quasi sino alla foce (nel territorio di Scalea, provincia di Cosenza)…ma a Scalea proprio sulle sponde del Lao nonostante le proteste degli ambientalisti  hanno costruito un’aviosuperficie: e la valutazione di impatto ambientale?  Un aeroporto (per ora ipotetico, ma che in futuro si vorrebbe attivare) è compatibile con il SIC della lontra? E con la ZPS per la protezione degli uccelli? E con il Parco Nazionale del Pollino? Le rotte taglieranno fuori il Parco? O gli aerei solcheranno il cielo sui suoi boschi?  Foto tratta dal sito http://www.aeroportoscalea.it  Si noti la vicinanza dell’aviosuperficie al fiume Lao.

IL SACCO DEL LAO

 

E’ grave quanto sta succedendo nel fiume Lao con tutte le autorizzazioni necessarie di Provincia ( Settore protezione civile e difesa del suolo) e Regione Calabria ( servizio difesa idraulica ). Si tratta del prelievo di 70 mila metri cubi di materiale inerte compreso fra il ponte ad archi della vecchia ss18 ed il ponte tubo. Un area di circa 600 metri di lunghezza per 100 di larghezza sul lato sinistro del fiume Lao. E’ lo stesso lato sul quale insiste più avanti di circa trecento metri l’inutile aviosuperfice. Questo vuol dire aver messo in pericolo la stessa aviosuperfice che già l’anno scorso è stata invasa dalle acque del fiume proprio per la vicinanza con l’ argine che soffre dell’apporto di spiaggia dal fiume stesso, facendo crollare un muro di protezione per circa cento metri . La scusante per il prelievo da parte  del servizio di difesa idraulica di tante materiale sta tutta scritta nella relazione a firma del dirigente ing. Francesco La Rocca. Il verbale parla di uno studio fatto dall’ Ing. Ennio Ferrari in data 12/12/2003, dal quale “ si rileva che l’accumulo medio annuo di inerti nel tronco considerato e valutabile in circa 70.ooo mc; di questi circa 20.000 mc sono localizzati in una grossa formazione dunale a forma ovoidale presente nella fascia golenale sinistra e compresa fra 200 ed i 650 metri a monte del ponte ad archi della vecchia ss 18 per una larghezza massima di circa 100 metri “ . In pratica si vorrebbe dimostrare che si tratta di un accumulo inutile di inerti all’apporto al fiume e che quindi si può prelevare liberamente. Se il fiume Lao soffre di una lentezza nell’apporto di sabbia al mare è questo il problema da risolvere e non il “semplice” e conveniente dal punto di vista dei guadagni, prelievo. Il fiume deve fare il suo corso e bisogna rivedere tutto il sistema delle briglie che in alcuni punti fermano l’apporto al mare e lungo la parte finale del corso fluviale compresa la parte dove è stata costruita l’aviosuperfice velocizzandone il corso ed il conseguente apporto. Il problema dell’erosione delle coste parte proprio da questo mancato studio sui grandi corsi fluviali, quali lo stesso Lao ed il Noce a nord del Tirreno ed il Savuto a sud, calcolando nel mancato apporto seppur piccolo i torrenti Corvino, Soleo ,  Abatemarco. Ma la cosa più assurda e paradossale è che questa sabbia serve proprio per il ripascimento delle spiagge a sud del Porto di  Belvedere e di Capo Tirone. Il classico cane che si morde la coda. Si buttano massi a mare, si formano barriere dure, a vista o soffolte è la stessa cosa,  e queste invece di creare di nuovo le spiagge spostano il problema erosivo più a sud. Gli enti preposti invece di fermare tutto, dal momento che questo problema esiste da decenni,  autorizzano nuovi prelievi di sabbia dai fiumi o dalle colline come avrebbero voluto fare nelle colline di Maierà, facendoli trasportare a mare. Ribadiamo la nostra posizione che è quella che gli ambientalisti da decenni ripetono. FERMARE I MASSI, FERMARE LE CAVE, FERMARE I PRELIEVI DAI FIUMI, FERMARE I PORTI puntare subito su uno studio generale di tutta la costa tirrenica da Tortora ad Amantea  studiando a fondo i motivi dell’erosione ed intervenendo seriamente su tutta la costa e non a macchia di leopardo, gettando milioni di euro a mare INUTILMENTE.  E’ questo quello che ora chiediamo , ai comuni di Orsomarso e di Santa Domenica Talao, ( comuni nei quali ricade il tratto del fiume Lao in questione)  alla Provincia ed alla Regione, ed in special modo agli assessori verdi, di rifondazione  e del PdCI. UN INTERVENTO PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI PER TUTTA LA COSTA TIRRENICA.  

Movimento ambientalista del tirreno - 4 ottobre 2005

 

Progetti di impianti olimpionici per canoa sul Lao, a Laino Borgo-CS (impatto su SIC “Valle del fiume Lao”)…..sistemazione di qualche masso nel fiume Lao? c’è da preoccuparsi?

Al link  http://www.atleticom.it/atlnew/news.asp?i=40032&s=3  si legge una recente notizia (18/10/06):

"Si parlerà, tra gli altri argomenti, dei progetti in atto sul campo di gara di Lao Pollino laddove la FICK ha richiesto di recente al comune il restringimento del fiume per aumentare il grado di impetuosità delle onde nonché la realizzazione di strutture adeguate anche per la canoa olimpica."

Per questo tipo di impianto temiamo non si tratti solo di una sistemazione dei massi del fiume. Trattandosi di un'area protetta (Parco del Pollino, ZPS e SIC europeo) ci preoccupiamo dell'impatto che il restringimento artificiale del fiume o la costruzione di impianti artificiali per la canoa olimpica potrebbero avere sulla conservazione di specie anfibie, della lontra (Lutra Lutra)etc., un obiettivo dell'istituzione della riserva "Valle del fiume Lao".

Bracconaggio nel Parco del Pollino

Capreolus capreolus italicus

Capriolo italico, raro e protettissimo per legge, ucciso ad Orsomarso (Sito di Interesse Comunitario _Valle del Fiume Argentino), in uno dei  territori che si vuole riperimetrare (foto da http://www.abystron.org/public/abystronorg/cache/art932.htm )

Incendi dolosi nel Parco del Pollino

Papasidero (CS) ….a fine agosto-settembre 2006 si incendia anche sotto la pioggia….ecco il risultato alcuni giorni dopo

Scarichi fognari nel SIC “Valle del Fiume Lao” - Parco del Pollino

Quelli di cui si porta testimonianza (immaginiamo irrisori rispetto a quelli che Mormanno o i vari comuni calabro-lucani potenzialmente scaricano tramite i vari affluenti e canali nel bacino del Lao) si trovano in un luogo (particella 134, al confine con quella numero 102 del foglio 22 relativo al Comune di Papasidero) ricoperto da una folta vegetazione di allori e poco in vista  (ma ben noti all’olfatto!) a pochi metri dal fiume Lao (in cui sfociano), dove vivono le lontre e in cui centinaia di turisti e sportivi ogni anno fanno rafting; si trovano poco a monte di una spiaggia frequentata oltre che dai canoisti, da bimbi ignari di cosa c’è nell’acqua in cui si  bagnano. Questi scarichi sono stati  segnalati al Comune di Papasidero per la prima volta nell’aprile 2006.

I tagli boschivi nel SIC “Valle del Fiume Lao”, ZPS -Parco del Pollino

Papasidero (CS), Maggio 2006

La suggestiva valle del fiume Lao, Sito di Interesse Comunitario e ZPS, presso Papasidero  (CS), dove una natura lussureggiante necessita concretamente protezione dagli incendi estivi e dai tagli indiscriminitati (foto Maggio 2006) . E invece…..i tagli avvengono un pò ovunque.  Tagli di macchia mediterranea (per lo più lecceta) nei pressi del monumentale Santuario Maria SS. di Costantinopoli a Papasidero-CS  SIC, ZPS…per il CFS ed  amministrazione locale vanno bene…. Tagli di macchia mediterranea (per lo più lecceta) nei pressi del monumentale Santuario Maria SS. di Costantinopoli (Papasidero - CS) immediatamente a ridosso del fiume Lao ,.SIC, ZPS…per il CFS ed amministrazione locale vanno bene…. Tagli di bosco deciduo nei pressi della Cappella della Madonna del Carmine  a Papasidero (CS) immediatamente a ridosso del fiume S.Nocaio,….SIC “Valle del fiume Lao”, ZPS…. Tagli di bosco deciduo nei pressi dell’artistica Cappella della Madonna del Carmine  (Papasidero - CS) immediatamente a ridosso del fiume S.Nocaio, ..vegetazione ripariale danneggiata…per il CFS di Papasidero va bene…..per le lontre diremmo proprio di no…. Tagli di bosco deciduo nei pressi dell’artistica Cappella della Madonna del Carmine (Papasidero - CS) che conserva un pregevole affresco del 1724….il disboscamento è avvenuto  e pare continuerebbe prossimamente (novembre 2006) in questa zona che presenta anche un punto di frana…..e se verrà travolta la cappella ed il corso del fiume sottostante sbarrato? Tagli nel rigoglioso bosco deciduo presso la Cappella della Madonna del Carmine nel comune di Papasidero, un’area che si è già dimostrata ad alto rischio di dissesto idrogeologico persino  quando boscata . Tagli di bosco deciduo nei pressi dell’artistica Cappella della Madonna del Carmine  (Papasidero - CS) immediatamente a ridosso del fiume S.Nocaio poco distante dal centro abitato.

 

SANTUARIO “MARIA SS. DI COSTANTINOPOLI” –PAPASIDERO (CS)-

PARCO  NAZIONALE DEL POLLINO-SIC “Valle del fiume Lao”;

Esempio di come la mancanza di competenze dietro le scrivanie in zona determina disastri,  che dolore…..

Situazione originaria, notare:  1-la roccia sopra il tempio con la vegetazione;  2-la colorazione della torre campanaria.

Un incendio doloso nel 2001  estesosi alla rupe sovrastante il santuario ha  provocato la caduta di alcuni detriti sul santuario: un po’ di tempo dopo iniziano i “restauri” e la roccia viene cementificata (!!!) ma i colori originali del campanile sono ancora presenti.  I lavori proseguono: (20 Agosto 2005) la colorazione del campanile è stata stravolta come  quella della roccia.  Sommità azzurra (!), corpo rosa (colore molto acceso!) e bianco, assente completamente il  bianco esterno e l’ocra interno (!) del tratto basale.

Situazione attuale. Dopo le proteste della gente la sommità del campanile è stata dipinta di  colore grigio.

Ma il tratto basale del campanile è ancora stravolto (rosa e bianco invece che  bianco ed ocra). I colori del campanile sono molto forti, non danno più la sensazione di antico originaria. Il cemento o resina sintetica permangono e la suggestione della roccia non c’è più. E lo chiamano restauro? Non era meglio lasciare il campanile come si trovava ?  Proporremmo di ridipingere il campanile del Santuario “simbolo” di Papasidero con colori opportuni e sporcare la roccia con terreno, praticare meccanicamente dei fori nella resina per permettere alle piante di ricolonizzare la parete.

L'orrore dei  lavori di ristrutturazione

 

La tutela del paesaggio nel SIC “Valle del Fiume Lao”-Parco Nazionale del Pollino

Altro problema che vogliamo  segnalare nel Comune di Papasidero, SIC “Valle del Fiume Lao” e che dimostra l'insensibilità della autorità preposte al controllo del territorio riguarda la costruzione di una casa con abuso di cemento proprio all'ingresso del centro storico, con costruzione di un enorme muro di cemento e distruzione del fianco della collina corrispondente.

Abbiamo saputo che il problema sta nel fatto che  a Papasidero manca il piano regolatore (possibile nel 2006?) e che per questo ogni bruttura può essere costruita. Notare il muro di cemento e le ruspe che scavano il fianco della collina.

 

Una strada veloce con tunnel e viadotti da realizzarsi in SIC, ZPS e Parco….si può?

Il secondo e terzo rettangolino dall’alto indicano fine ed inizio GALLERIA, il quarto ed il  quinto indicano fine ed inizio PONTE da realizzare ex novo sul fiume S.Nocaio in pieno SIC IT9310025, ZPS e Parco del Pollino (l’ente Parco e l’amministrazione di Papasidero hanno dato parere favorevole senza studi di VIA o simili). Progetto preliminare relativo all’allargamento della strada “ex SS 504 Scalea-Mormanno” che nel territorio di Papasidero, in pieno SIC “Valle del Fiume Lao” e ZPS oltre che Parco Nazionale del Pollino prevederebbe tunnel e viadotti, per l’amministrazione locale ed Ente Parco del Pollino va bene……

 

GOVERNO DI SINISTRA, MINISTRI DELL'AMBIENTE VERDI, ASSESSORI VERDI ROSSI E GIALLI, PROVINCIA ROSSA E VERDE, AMMINISTRATORI VERDI E VERDI VERDI, CONSIGLIERI ROSSI......TUTTI AMANTI DELL'AMBIENTE......

INTERVENITE !!!!!!