SALVIAMO I BOSCHI DI PAPASIDERO
DALLA STRADA SCALEA MORMANNO

Spettabile Commissione Europea,
desidero portare alla Vostra conoscenza il progetto che la Provincia di
Cosenza sta per realizzare per l'"ADEGUAMENTO DELLA STRADA PROVINCIALE EX SS
504 SCALEA-MORMANNO" in Italia, per la precisione in Calabria in provincia
di Cosenza in un territorio di grande interesse naturalistico che comprende
il Sito di Interesse Comunitario "Valle del Fiume Lao" (la zona fa anche
parte del Parco Nazionale del Pollino ed è una zona di protezione speciale
ZPS). Sono preoccupato perchè nel progetto è prevista la realizzazione di
una strada molto più ampia che comporterà l'abbattimento di molti alberi,
l'investimento da parte delle auto di molti animali selvatici data l'alta
velocità su questa strada, la cementificazione di lunghi tratti e che
potrebbe deturpare il paesaggio determinando anche la crisi del turismo
legato alla natura del luogo. Sarebbero innanzitutto abbattute, forse fra
poche settimane, numerose querce da sughero (Quercus suber) secolari nel
territorio tra Scalea e Santa Domenica Talao. Il progetto (vedi foglio1,
foglio 2 e foglio3) risulta anche molto invasivo per il territorio di
Papasidero (al centro del SIC IT9310026, oltre che parte del Parco Nazionale
del Pollino e ZPS) dove si prevede, come potete vedere dal foglio2 allegato
a questa email, addirittura la realizzazione di una galleria (!) e di un
viadotto (!!"ponte") che attraversa il fiume S. Nocajo, immissario del Lao,
che come il Lao stesso ospita ancora la Lontra (Lutra lutra) protetta da
normative internazionali (vedi allegato prigioni EEE 17 2005 171-180.pdf
dove si segnala il Lao ed il S.Nocajo per la presenza della Lontra). Anche
a Papasidero la strada dovrebbe essere allargata e questo comporterebbe
l'abbattimento di alberi lungo il percorso, cementificazione, espropri di
poderi a contadini e pastori e deturperebbe il paesaggio suggestivo del SIC
IT9310026 che è patrimonio di tutti i cittadini dell'Unione Europea.Vi
allego anche una foto (DSC04335.JPG) del territorio di Papasidero dove
dovrebbe essere realizzato il viadotto ed il tunnel. Il viadotto dovrebbe
congiungere le due sponde del fiume S. Nocajo poco dietro la chiesa gialla
in basso nella foto. Naturalmente come notate la zona è ricca di boschi che
potrebbero essere tagliati. In conclusione sono molto preoccupato per
quest'opera che non mi sembra compatibile con l'importante situazione
ecologica in cui verrebbe a trovarsi e desidero che Voi interveniate a
riguardo proteggendo l'ambiente anche in questo caso.Spero di ricevere
presto la Vostra risposta.
Distinti saluti,
Dr. Giovanni N. Roviello
CRdC DFM - CNR
Napoli- Italia
LA CONFERENZA DEI SERVIZI DEL 1°AGOSTO 2005 SULLA STRADA SCALEA MORMANNO
CEMENTO ROSSO ( 1)
di Francesco Cirillo su Mezzoeuro del 25 Marzo 2006
Rifondazione Comunista, Legambiente, WWF, e le altre sigle ecologiste che da qualche anno hanno preso a cuore la situazione di Diamante, con diverse denunce alla Procura della Repubblica di Paola, dovrebbero spiegare perché a Diamante anche una punta di spillo messo su un tronco d’albero diventa motivo di “battaglia ecologica”, ed a Belvedere invece è permesso tutto ? Non che a Diamante non siano avvenuti degli scempi e bene hanno fatto gli ambientalisti tutti a richiamare l’attenzione e la sensibilità della cittadinanza verso delle cose che potevano evitarsi . Ma lo stesso avviene anche in altri paesi della costa tirrenica. Forse il cemento di Belvedere è più leggero di quello che viene usato a Diamante ? O forse il cemento quando è “rosso” si vede di meno ? salta agli occhi di tutti anche leggendo la stampa regionale come Diamante sia quasi ogni giorno nel mirino, ( il corrispondente del Quotidiano della Calabria, Matteo Cava ha egli stesso dichiarato che dal 2004 ad oggi ha scritto circa 600 articoli solo su Diamante !) mentre altri paesi della costa, non solo Belvedere, ma anche Praia a Mare dove si è spenta la “rivolta” contro l’albergone davanti l’isola di Dino che è arrivato indisturbato al suo quarto piano, o a Bonifati dove si tace sulle traversine all’amianto posizionate sulla spiaggia o sul mega palazzetto dello Sport, sembrano oasi di pace, di tranquillità, dove solo gli uccellini si sentono cantare ogni mattina , piuttosto che il rombo delle ruspe e delle gru. Questo tipo di ambientalismo, condizionato dai partiti, nuoce alla salute. Discredita chi veramente lotta per l’ambiente , ferma la volontà dei cittadini di partecipare alla vita associativa, intravedendo nelle azioni politiche attraverso la stampa o attraverso gli arrivisti della magistratura che cercano a tutti i costi i titoloni sulle prime pagine, solo strumentalizzazioni politiche e conteggi elettorali. C’è chi cade nella trappola mediatica. C’ è molta gente che è giustizialista e vedrebbe volentieri in galera sindaci, amministratori, ma anche politici onesti ma testardi, e naturalmente anche coloro che non sono intruppati in nessuna lobby partitica. Belvedere e Bonifati sono casi emblematici di questo ragionamento. I sindaci di questi due paesi sono “coperti da sinistra” e da alcune associazioni ecologiste cadute nelle mani di esponenti di partiti di sinistra che usano diverse sigle a proprio piacimento, ma tutte riconducibili alle stesse persone o a parenti di queste. Questi sindaci vengono da esperienze diverse ma sono accomunati entrambi dalla voglia di cementificare i propri paesi continuando l’azione delle amministrazioni precedenti.
L’ultima delibera approvata la settimana scorsa in consiglio comunale a Belvedere M.mo butta tonnellate di cemento sul già tormentato territorio devastato da frane naturali e dalle ruspe dei costruttori. Una giunta di sinistra, nata con speranze di recuperare un territorio devastato e scempiato dalle precedenti giunte forzaitaliote si è avviata verso la distruzione completa di ciò che rimaneva ancora intatto. Neanche le coste sono state risparmiate, e gli alberghi spuntano come funghi a pochi metri dal mare. Dopo Calabaia, una splendida parte di verde rimasta intatta per tanti anni, ora tocca alla Baia degli Ulivi. Parole che non rispecchiano assolutamente ciò che dovrebbero rappresentare in quanto di ulivo non c’è assolutamente nulla , se non l’appartenenza politica della giunta. L’allarme contro la nuova devastazione a Belvedere , parte da un blog. ( http://laltrasinistra.mioblog.net/ ) . In una lettera aperta a Rifondazione Comunista che ha una assessore in giunta si legge : “ Cara rifondazione, non basta leggere in consiglio comunale un documento, condivisibile ma tardivo, di contrarietà alle scelte urbanistiche della giunta del sindaco D ’Aprile per poi votare a favore la variante al PRG che consente di fatto la realizzazione dell’ennesima struttura alberghiera in località “Baia degli ulivi”, a pochi metri dal mare sacrificando una strada che dal territorio di Belvedere, anche se per pochi metri, passa al comune di Sangineto. Ci vuole coraggio a giustificare tale scelta che porterà inevitabilmente colate di cemento su di un tratto di costa già compromesso dalla speculazione edilizia definendola “riqualificazione urbana”.
In effetti la delibera di consiglio concede la possibilità al costruttore, spostando la strada, che era un accesso al mare che spezzava in due il suo terreno , di costruire l’albergo usufruendo per intero della volumetria. I belvederesi non solo perderanno il verde di fronte al mare, ma anche l’accesso al mare. Tutta Calabaia è già invasa dal cemento e l’albergo sta per essere ultimato, mentre a poche centinaia di metri più a nord fervono i lavori per bloccare l’avanzata del mare. Già perché si da l’autorizzazione a costruire a pochi metri dal mare in una zona dove le carte topografiche della Regione indicano con un segno rosso tutta la costa ad alto livello erosivo.Per proteggere gli alberghi si sbancano le montagne, ed in questo caso le montagne sono quelle di Maierà. Una cava aperta in zona Parco del Pollino, con tanto di autorizzazione sta smantellando non solo la montagna ma anche le strade che attraversano i camion. Tonnellate di pietre vengono portate su fragili camion, che scendono dalla località Felicetto di Diamante, sobbarcando del loro peso i ponti della strada che porta alla variante ss 18. Da qui arrivano a Calabaia ed è qui che scaricano la montagna di Maierà. Quelle pietre servono a salvare gli alberghi di Calabaia ed ora anche quelli di Baia degli Ulivi. Chiaramente tutto avviene con tanto di autorizzazione provinciale e regionale. In una regione di centrosinistra dove il territorio ancora oggi continua ad essere devastato. L’unica cosa che preoccupa gli assessori regionali verdi, bianchi , rossi e a pallini è che il mare sia pulito per un mese all’anno. Poi per quanto succede sulla costa, al suo interno, è materia solo di convegni e proclami. E’ indicativo quanto scrive un cittadino di Belvedere sul blog : “ Vedo che continua l’accecamento di quelli che dovrebbero garantirci una vivibilità cittadina sana. In riferimento alla tregua edilizia io esterno più che altro un dolore di un cittadino che ama vivere in Belvedere, di quanto si stia continuando a soffocare l’orizzonte di un paese che, come inno dovrà presto chiedere prestito ai Pink Floyd con “The Wall”, vorrei sdrammatizzare ma non ci riesco. Mentre siamo preoccupati ad ascoltare “Berlusconi nel paese delle meraviglie” la nostra sinistra mutata geneticamente mostra segni di non curanza ambientale, disamore verso il luogo per una nascita de “L’ALTRADESTRA”… “
A Bonifati non sembra diversa la situazione. Dopo l’albergone di Praia a Mare stanno per avviarsi i lavori di un grande nuovo ecomostro. Questa volta non è un albergo come quello di Praia , né un Palestrone come quello di Cirella, ma trattasi di un Palazzetto dello sport. Struttura mastodontica, finanziata dalla Provincia, che era stata avversata violentemente, quando al comune c’era il centrosinistra di Cristoforo, dai Circoli di Rifondazione Comunista e dal Circolo di AN di Bonifati. Le argomentazioni erano abbastanza concrete, ma poi grazie all’interessamento delle federazioni nazionali e regionali , il circolo di rifondazione che era riuscito a far portare in consiglio provinciale le proprie obiezioni, per le solite “ragioni di stato” ha ritirato tutto ed ora che i lavori stanno per iniziare tutto va bene. Di conseguenza stanno in silenzio la Legambiente del tirreno di cui il presidente è lo stesso di Rifondazione Comunista, il WWF di cui il responsabile è sempre di rifondazione comunista e tutte le altre sigle del tirreno tutte appartenenti allo stesso partito. Eppure la struttura è mastodontica. Riprendiamo cosa scrisse a proposito De Aloe del circolo “Branda” di Alleanza nazionale: “ Il palazzetto è una megastruttura di circa 17.000 metri cubi che andrebbe ad occupare 1.627 mq dell’area prescelta. Il terreno interessato che misura mq 3.727 è stato acquisito non con un esproprio salvo indennizzo per il quale sarebbe stato valutato secondo i costi di mercato, ma con un accordo comune-privati, che ha fatto lievitare il prezzo, dopo che si è ravveduta una pubblica utilità, come mai – si chiede De Aloe - per ottenere il titolo di proprietà del terreno, si è scelto di acquisirlo anziché espropriarlo quando la legge offre un modo di acquisto della proprietà che tutela sia l’interesse pubblico (con l’esproprio), sia il privato (con l’equo indennizzo) ?. Il prezzo appare eccessivo. Le distanze tra l’impianto sportivo da costruire e gli edifici scolastici esistenti, con la strade esistente non sono conformi alle norme tecniche di attuazione in quanto non viene rispettato il rapporto degli indici previsti dall’articoli 23 del regolamento edilizio, come del resto non si rispetta la specifica disposizione che prevede il 70% della superficie deve essere piatumata con alberi ad alto fusto e sistemata a parco o a bosco. Il Consiglio Comunale di Bonifati –denuncia De Aloe- , all’epoca ricordiamo era di centrosinistra senza l’appoggio di Rifondazione ndr. )non ha approvato nessun progetto definitivo dell’opera pubblica che si intende realizzare in deroga alla pianificazione urbanistica ai sensi dell’art. 14 del Testo Unico n.380/2001 in quanto i parametri urbanistici previsti nel piano regolatore e relative norme tecniche di attuazione, nelle zone interessate non vengono rispettate. Non avendo approvato il progetto in deroga ai sensi dell’articolo sopra citato occorre una superficie di oltre 30.000 mq. per realizzare tale struttura in quanto le norme tecniche in vigore prevedono un indice territoriale di 5000 mc su ogni ettaro di terreno per aree destinate ad F1. Non viene rispettato inoltre il rapporto di copertura in quanto la struttura da realizzare è prevista in 1.627 mq, siccome il rapporto di copertura stabilito è di 1 a 10, nell’area interessata (di mq 3727) vi si può realizzare solo 372 mq. L’opera da realizzare – a parere di De Aloe- “non risulta conforme alle previsioni urbanistiche, inoltre l’atto di approvazione del progetto definitivo da parte della provincia non è stato trasmesso al consiglio comunale di Bonifati per disporre l’adozione della corrispondente variante in deroga allo strumento urbanistico, non essendo l’opera di competenza comunale. Inoltre secondo De Aloe-“ non si è tenuto conto dell’art. 14, comma 8 della legge n.109/94 che prevede che i progetti dei lavori pubblici degli enti locali ricompresi nell’elenco annuale devono essere conformi agli strumenti urbanistici vigenti o adottati, mentre il progetto non è stato approvato per come prescritto dall’art.3, comma 5, del DM 21.6.2000, adempimento necessario per comprendere i progetti nel programma triennale che porta ad analizzare la fattibilità tecnica, amministrativa di tutta l’opera. La struttura che si vuole costruire su tale area,-prosegue De Aloe-non presenta i requisiti previsti dal D.M. 18 Marzo 1996 che stabilisce le norme per la sicurezza degli impianti sportivi in quanto non consente l’avvicinamento e la manovra dei mezzi di soccorso e la possibilità di sfollamento verso aree adiacenti, i parcheggi sono insufficienti e tali spazi non possono essere utilizzati per i mezzi di soccorso in quanto l’area è inadatta e detti spazi sono già utilizzati dal centro polivalente adiacente.Quindi, tale area-secondo De Aloe- “è inadeguata per la manovra dei mezzi di soccorso, non consente la concentrazione di mezzi pubblici. inoltre la struttura è sprovvista di un luogo da cui coordinare gli interventi di emergenza,non è presente alcun area circostante all’impianto che consenta l’avvicinamento allo stesso e lo stazionamento di servizi pubblici e privati e non dispone di un area di servizio annessa”.Infine De Aloe evidenzia che:” realizzare tale struttura in un area dove sono ubicate gli edifici scolastici si va ad intaccare la normativa relativa agli edifici stessi per quanto riguarda le aree che ogni edificio deve avere disponibile in rapporto al numero delle aule per come previsto dal DM 18.12.1975. Il responsabile di A.N. “rammenta inoltre che: “ il territorio comunale di Bonifati è vincolato dalle leggi 1499/1939 e 42/2001 e a tutte le normative regionali di applicazione, essendo il comune di Bonifati provvisto di piano regolatore generale. Quanto è avvenuto potrebbe costituire dunque una violazione di ogni concetto urbanistico protetto dalle leggi dello stato, della regione e dalle norme dello stesso Prg che norma tutta la questione”. Dello stesso tenore erano le denunce e le lettere di protesta fatte dal circolo di Rifondazione Comunista, successivamente ritirate. Ora i lavori stanno per iniziare, ma il cemento usato è di colore rosso e tutto filerà liscio !
Cemento rosso (2) . Rifondazione si pente e si contraddice
di Francesco Cirillo
L' inchiesta sul “cemento rosso” ha prodotto una presa di posizione del Circolo del PRC di Belvedere che ha un assessore all’interno della giunta. “ Il Partito di Rifondazione Comunista di Belvedere – si legge nel comunicato- chiede all’attuale maggioranza un’immediata discussione tra le forze politiche che la compongono sulla situazione di degrado urbanistico e sull’assetto del territorio comunale. Ciò che preoccupa i comunisti sono le nuove ondate di cemento, che rischiano di depredare ulteriormente le ricchezze del territorio, senza, contemporaneamente, portare alcuna ricchezza ai cittadini, i soli veri depositari di questo bene collettivo. Chiedono, pertanto, - prosegue il comunicato- al sindaco Mauro D’Aprile di non attuare alcuna variante al Prg che faciliti insediamenti soprattutto a ridosso del rilevato ferroviario lato mare, in attesa della necessaria rjyisitazione dello stesso strumento urbanistico. La richiesta di Rifondazione nasce dalla presa atto che sul territorio di Belvedere si continua a costruire fabbricati, destinati alla vendita in singole unità abitative o a uso turistico, sia sul rilevato ferroviario verso il mare sia nelle colline limitrofe e i calanchi. Il paese viene sfigurato e la qualità della vita dei residenti ridotta: il carico sull’impianto fognario di depurazione come sul fabbisogno idrico viene aggravato; l’impianto di depurazione, destinato a 50 mila unità rischia di risultare insufficiente. Anche sul nuovo asse viario previsto tra il porticciolo turistico e la località Calabaia dovranno essere realizzati, come da programma elettorale, gli accessi pubblici al mare, una pista ciclabile e un polmone verde sul mare. Il Prc di Belvedere, considerato che nonostante le continue richieste a oggi non siano ancora note le linee di attuazione urbanistica rispetto a quanto previsto e che la delega sulle politiche urbanistiche sia di titolarità del sindaco, ha chiesto appunto alla maggioranza una verifica, con tempi certi di apertura e chiusura del confronto, per le determinazioni necessarie e nel rispetto del programma elettorale “ . Ci hanno messo un anno e mezzo per accorgersene, ma non è mai troppo tardi. Ma non la pensa così l’assessore dello stesso partito Oreste Ferraro, che sostiene che la nuova giunta non ha rilasciato alcuna nuova licenza edilizia e che tutto ciò che sta succedendo nel territorio di Belvedere è stato ereditato dalla vecchia giunta. Un ragionamento che contrasta fortemente non solo con il documento del suo stesso partito ma anche con una delibera approvata appena il 16 marzo scorso, e firmata da lui stesso. La delibera n.8 ha in oggetto la “ Realizzazione complesso turistico alberghiero” con deroga al PRG art.14 LR n.19/2002. L’albergo andrà costruito a pochi metri dall’albergo in località Calabaia di cui parla il documento della sezione del PRC. Nella delibera approvata da tutta la maggioranza il vicesindaco diessino Riccardo Ugolino dichiara a verbale : “rammenta che le concessioni edilizie rilasciate nell’ultimo anno e mezzo riguardano le zone di completamento. Sono state approvate varianti urbanistiche per dotare di servizi collettivi la parte costiera del territorio “. Quindi le speculazioni ci sono state e sono tutte nuove. D’altra parte basterebbe andare a leggere i cartelli con le autorizzazioni apposte fuori dai cantieri per rendersi conto che le licenze sono state rilasciate da poco. L’albergo di Calabaia per esempio porta la data del 2 febbraio 2005 licenza (il n. 7522) con inizio lavori il 20 aprile 2005. Dello stesso periodo è il grande sbancamento di calanchi a fianco la caserma dei carabinieri, dove dovrà sorgere un nuovo supermercato. “Sono posti di lavoro “ hanno risposto al Comune quando qualcuno è andato a chiedere dello sbancamento. Se la logica deve essere questa allora si potrebbe puntare più in alto chiedendo qualche industria chimica o qualche termodistruttore che di posti di lavoro ne fanno uscire parecchi. A sostegno della nostra inchiesta giunge una voce autorevole da belvedere M.mo quella di Salvatore Fabiano esponente di Rifondazione Comunista. Fabiano scrive : Da qualche mese avevo smesso di occupare spazio su codesto sito per due motivi: per evitare che ad animare il dibattito politico locale fossimo sempre gli stessi e per non dover polemizzare con miei vecchi compagni di viaggio politico e sindacale. Nel recente passato ho dovuto subire da molti di essi risposte avvelenate condite di bugie e falsità, sol perchè mi permettevo di criticare comportamenti ed assenze a manifestazioni importanti di rilievo nazionale (Roma, Locri ed ancora Locri). Ma ora non so più tacere. Lo scandalo dell’antenna di Capo Tirone sembra essere nato per responsabilità... del Maligno. Ed anche quando Belzebù ce ne avesse fatto sgradito omaggio, la legge fornisce i mezzi per ovviare anche alle diavolerie. Mi limito a suggerire a chi di dovere che le canne fumarie si costruiscono, fino all’' invenzione del fuoco freddo) con materiale refrattario e senza la presenza di materiali plastici o similari. Per non parlare poi di antenne al suo interno. Se non fosse per l' epidemia aviaria che procura loro dei guai i polli riderebbero in coro. La sconvolgente incoerenza è tutta degli esponenti del PRC con un Circolo ormai alla deriva e forse statutariamente inesistente, che sanno essere ambientalisti con tutta la loro carica verbale solo al di fuori dei limiti comunali. In vari interventi di esponenti del Circolo di Rifondazione Comunista leggo che, in omaggio al dettato del programma amministrativo, “ da quando rifondazione è presente in amministrazione, non sono state rilasciate concessioni edilizie”. Tale affermazione contrasta con quanto affermato in consiglio da un assessore dei ds: “…le concessioni edilizie rilasciate nell’ultimo anno e mezzo riguardano le zone di completamento”(delibera consiliare n° 8 del 16.03.2008). Delle due affermazioni una deve essere falsa per forza di cose. Oppure sono vere tutt’e due perché l’assessore ombra a1l’ Urbanistica si sente obbligato ad informare l’una e non l' altra componente politica, a seconda della considerazione che ha dell’una e dell’altra ? A quasi due anni dalla costituzione della Giunta non si ha notizia nè della tregua edilizia nè della rivisitazione del P.R.G. Ci sarà, si dice, l' ennesima richiesta di verifica politica che, come nelle altre innumerevoli precedenti . terminerà con qualche "accomodamento assessorile" e la promessa solenne di rivedersi con più calma fra qualche settimana. Ed ora compagni, sbizzarritevi pure ad indirizzarmi altri improperi, altre bugie e falsità. Sarà solo un vostro sfogo sapendo che, in nessun caso, potrete annebbiare il mio passato fatto di lealtà nelle lunghe militanze politica e sindacale, vissute entrambe con tanta passione e comportamenti coerenti e modestamente, inattaccabili sul piano morale, che è poi l' aspetto che più mi preme “ . Parole dure che confermano quanto da noi scritto.
NUOVE SPECULAZIONI SUL TIRRENO COSENTINO
Belvedere, Sangineto, Bonifati nel mirino della speculazione edilizia. Spariscono spiagge, colline, calanchi ma .......nessuna campagna stampa, nessuna interrogazione parlamentare, nessuna denuncia alla Procura di Paola, nessuna indignazione. Dove sono finiti gli "indignati" per l'albergone di Praia a Mare o per il "Palestrone di Cirella "? Forse le Tre scimmiette non vedono, non sentono, non parlano essendo le tre amministrazioni di centrosinistra ? Esiste quindi un ecologismo a senso unico ?

Questo è un albergone che sta nascendo a Belvedere M.mo (cs) in località Calabaia a 50 metri dal mare, in una zona dichiarata ad alto livello di erosione e dove già una piccola mareggiata ( il 18 settembre 2005) si sta mangiando tutta la spiaggia. In questa zona sono previsti altri 4 alberghi .

Ma non finisce qui. Il territorio di Belvedere è ricco di una formazione geologica di grande importanza che si chiamano Calanchi. Su questa formazione continuano a crescere casermoni in cemento. Eccone tre esempi .
Qui nascerà il solito supermercato.Tutti
i calanchi sono stati distrutti
No ! Uno c'è rimasto !!Immerso nel cemento

Qui le solite case per le vacanze
A Bonifati si sbanca invece una collina per costruirvi una strada del tutto inutile evidentemente per favorire l'accesso ad Alberghi e case vacanze

Nuove speculazioni a Bonifati a ridosso della linea ferroviaria

Ma non finisce qui a Bonifati. Sono stati autorizzati nuovi lavori a difesa della costa. Nuovi massi a mare.
http://diamanteonline.altervista.org/ambiente/ambiente.htm
ANCORA MASSI A MARE . Continua la grande abbuffata di soldi sull’ ambiente
Francesco Cirillo su Mezzoeuro del 19 settembre 2005
Riesplode il problema dell’erosione costiera sul Tirreno cosentino ed ecco subito approvati vari progetti tutti di difesa dura con massi provenienti da cave o in cemento. Ogni tanto qualche ente, comunale o provinciale e regionale si accorge della progressiva scomparsa di pezzi consistenti di spiaggia ed ecco uscire subito dal cilindro progetti e finanziamenti. Il fenomeno erosivo per i politici di turno è come se nascesse dal nulla ed ecco subito uscire dal solito cilindro magico, i bravi tecnici, gli esperti ingegneri, tutti con la bacchetta magica che consiste in danaro , massi e naturalmente i necessari permessi. Un progetto contro l’erosione, nella costa tirrenica, venne presentato circa due anni fa per la prima volta a Sangineto e si prefiggeva lo scopo di fermare il fenomeno erosivo , ma si trattava di un intervento limitato a tre paesi, Belvedere, Bonifati e Sangineto. Per ripascere questi tre chilometri di costa, fra Diamante e Bonifati , secondo gli studi dei “bravi ingegneri” ci sarebbe bisogno di tre milioni di metri cubi di materiale: l’82 % verrebbe prelevato dalle cave di Maierà, il 7% dalle aree di san Nicola Arcella e Praia a Mare ed il restante 11% dai letti dei fiumi Lao e Abatemarco. Il progetto vedeva come primo firmatario Pietro Viviano dirigente dell’ufficio opere marittime di Reggio Calabria, e prevedeva , in questo tratto del mare , il salpamento delle attuali scogliere emergenti, la costruzione di nuove scogliere soffolte, cioè a pelo d’acqua ad oltre cento metri dalla spiaggia, la costituzione di filtri di pietrame per trattenere la sabbia, ed infine le spiagge artificiali. Il costo dell’opera completa è di circa cento miliardi di vecchie lire, che dovrebbero uscire da un finanziamento ancora tutto da definire. Forse la Regione Calabria, forse la stessa provincia di Cosenza. Ma quando il progetto nacque, due anni fa , la Regione era in mano al centrodestra ed al convegno di Sangineto, organizzato dalla provincia di centrosinistra, nessuno si presentò . Ora ecco un nuovo progetto, che naturalmente si sovrappone a quello precedente, questa volta delle Ferrovie dello Stato. Il tratto in questione è quello di Bonifati e l’istanza per il rilascio dei Beni ambientali risale al 10 dicembre del 2004. Il tratto da difendere dai marosi riguarda tutto il tratto ferroviario che attraversa il comune di Bonifati e riguarda la messa in opera di una serie di barriere naturali quindi provenienti da cave. Perché si insiste in questo breve tratto non è dato sapere. Il fenomeno erosivo non riguarda solo Bonifati ma tutta la costa tirrenica da Tortora al Golfo di Lametia. Un fenomeno che riguarda complessivamente il 67 per cento delle coste calabresi e che in alcuni luoghi è molto accentuato. La costa tirrenica è uno dei posti più a rischio e le motivazioni sono ben note a tutti. Prima fra tutte è la cementificazione selvaggia iniziata negli anni 70/80 e mai terminata. Le spiagge sono state depredate dalle ruspe che hanno prelevato tonnellate e tonnellate di sabbia per costruire villaggi e alberghi. Nel contempo anche i fiumi venivano depredati con prelievi più o meno autorizzati. Ma tutto questo non bastava . Negli anni 80 è iniziata quasi contemporaneamente alle prime mareggiate violente la difesa dura a mare con migliaia e migliaia di massi gettati a barriera ed alla rinfusa davanti la linea ferroviaria, le case, i villaggi. Si pensava allora che il mare si fermasse ed invece la forza delle mareggiate aumentava sempre di più sbaragliando ogni inverno gli stessi massi a protezione ed entrando con violenza in alberghi, case, condomini, lidi balneari. La risposta dell’intelligenza umana è stata quella , piuttosto che vedere le cause di questa forza distruttrice, di buttare nuovi massi alzando nuove barriere. Risultato ? le mareggiate diventavano ancora più potenti e le devastazioni continuavano in nuovi paesi senza protezione e nuove spiagge scomparivano sotto gli occhi increduli di sindaci ed amministratori. Gli ingegneri dal cilindro magico in queste occasioni spariscono e sono bravi a fare comunicati dando la colpa alla “forza della natura” mai alla stupidità umana o a se stessi. Sì, perché intanto nascevano sul tratto della costa erosa, nuovi bracci a mare per nuovi porti, come quello di Cetraro, o quello abusivo di Diamante. Bracci che provocavano , come ben stabilito da studi dell’Università di Cosenza e di geologi affermati, nuove erosioni. Intanto altri fattori determinavano la maggiore forza nelle mareggiate. Una è quella della scomparsa della Posidonia. Lo strascico a riva di decine di pescherecci ha fatto macello di questa pianta che serviva proprio non solo per l’ossigenazione del mare ma anche per trattenere con le radici i fondali marini mossi dalle correnti. A questo disastro si aggiungeva la nascita dei lidi balneari e l’esplosione del turismo di massa. Ogni lido balneare, ogni nuovo villaggio turistico nato sul demanio per costruire il proprio stabilimento spostava con ruspe dune in prossimità della riva di mare, spostando in modo irrimediabile, il flusso ed il riflusso della sabbia sulla spiaggia, svuotando i fondali da una parte e riempiendoli dall’altra in modo anomalo. Le correnti marine avevano quindi facile gioco. Risultato a distanza di venti anni ? Tutto come prima. Le barriere sono la loro posto, le spiagge non ci sono più ed il fenomeno erosivo è in aumento in zone dove non si era mai verificato. Ora il Comune di Bonifati autorizzerà questa nuova stagione di massi ? La risposta l’avremo nei prossimi giorni e sapremo anche se le associazioni ambientaliste presenti sulla costa tirrenica si opporranno a questa nuova invasione nel mare. Un primo appello è venuto dal Movimento Ambientalista di Diamante e del Tirreno cosentino, associazione autonoma da partiti , che ha subito diramato un comunicato chiedendo al sindaco di Bonifati il blocco della progettazione ponendo delle alternative precise come quella del ripascimento. L’esperienza del ripascimento più vicina è quella del Lazio giunta a buona risoluzione proprio per la metodologia usata che ha tenuto presente della effettiva realtà marina e territoriali. Non ha distrutto montagne , né letti di fiumi , ma solo ridistribuita la sabbia accumulata negli stessi fondali. L’intervento è stato affidato alla Società Italiana Dragaggi impresa capace di eseguire il lavoro con una rivoluzionaria tipologia di intervento: il ripascimento morbido usando la sabbia marina. Il dragaggio viene gestito attraverso un sofisticato sistema elettronico di rilevamento condotto navigando a bassa velocità. La ricerca delle dune sommerse è stata affidata all’università di Roma in collaborazione con l’Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare, che ha curato per il Ministero dell’Ambiente l’impatto ambientale. La sabbia accumulata è stata individuata ad una profondità di 50 metri ed a una distanza di 45 chilometri dal lido di Ostia. Costruendo una condotta realizzata in acciaio e refluente, da un diametro di 80 centimetri e una lunghezza di 1500 metri il ripascimento è avvenuto senza distruggere niente. I risultati si possono vedere consultando il sito della regione Lazio dove il lavoro è pubblicato per intero. Gli ambientalisti sono sempre inascoltati e la dimostrazione viene proprio dal fatto che questo tipo di lavoro , nel tirreno cosentino poteva essere già fatto negli anni 80 quando invece si scelse la difesa dura con le tonnellate di massi gettati a mare. Un lavoro che costò la vita al segretario della sezione PSI di Diamante travolto da un masso caduto da uno di quei camion che trasportavano le montagne al mare. Ora gli stessi camion invaderanno di nuovo le nostre carreggiate ,per trasportare la sabbia dal fiume Lao, dall’Abatemarco, dalle spiagge di san Nicola e Praia e dalle montagne di Maierà, di Cetraro, di Bonifati. Gli ambientalisti colgono l’occasione per spingere ancora di più la Regione calabria verso l’istituzione del parco Marino della Riviera dei cedri. Il parco marino metterebbe in moto una serie di protezioni di natura ambientale fra le quali anche quella della difesa morbida dalle mareggiate e proteggendo a fondo la Posidonia questa ritornerebbe a invadere tutti i fondali costituendo una prateria naturale che fungerebbe anche da protezione e ricostituzione dei fondali.
Gli ecomostri del Tirreno: i burocrati della firma facile ed i politici che fanno il gioco delle tre scimmiette
( non vedo , non sento, non parlo)
Pubblicato da Mezzoeuro il 26 giugno 2004
di Francesco Cirillo
Scoppia il caso “ecomostri” sul Tirreno cosentino. Un inchiesta giornalistica , partita dal nostro settimanale, e ripresa dal Quotidiano e La Provincia, pone il problema delle speculazioni edili in atto da diversi anni sul Tirreno cosentino. I politici ora scoprono l’acqua calda e addirittura la sottosegretaria alla Giustizia di Forza Italia, l’on Jole Santelli chiede sbalordita il blocco di una costruzione in atto a Cirella. Gli ambientalisti ed i tanti comitati di cittadini che da anni lottano contro megavillaggi, super alberghi, mega porti, inutili aviosuperfici, restano a bocca aperta e non credono ai propri occhi, e chiedono alla Santelli, di farsi un giro sul Tirreno per meglio rendersi conto di quale sia la situazione. Se vuole veramente interessarsi di ecomostri , altro che la palestra a Cirella. Si accorgerebbe e con lei tutti quei politici che da qualche giorno parlano di Praia a Mare e Cirella di quanto cemento sia passato sotto i loro occhi, spesso con il loro stesso consenso. Ebbene vogliono fare un inversione di tendenza , chiedono gli ambientalisti di Diamante ? La rendano pratica. Bloccando i megaporti subito, che distruggerebbero tutta la fascia costiera da Praia ad Amantea creando nuove sparizioni di spiagge; bloccassero nello specifico i due megaporti più pazzi d’Europa, quello di Scalea che prevede il mare attorno alla Torre, e quello di Diamante che prevede la distruzione della più bella scogliera della Calabria; ed ancora rivedano la folle aviosuperfice inutile di Scalea dove già sono stati sprecati decine di miliardi distruggendo l’habitat naturale dello stupendo e magico fiume Lao; ed ancora blocchino il folle progetto di campo da golf a Praia in piena area archeologica; e da Belvedere non ci sono mai passati ? Non si sono mai accorti dei bellissimi calanchi distrutti dalle ruspe per mettere al loro posto orribili palazzoni di cemento; e di Cirella si sono ricordati solo ora ? E quando hanno costruito a ridosso del bellissimo Mausoleo Romano del II sec. DC dove si trovavano ? E quando hanno costruito sul promontorio di Cirella e dove ancora quasi di nascosto continuano a costruire ? E a Cittadella del Capo non si sono accorti di nulla ? Un intero villaggio con tanto di albergo a ridosso della ss 18 ha disboscato , in un solo mese , un intera piantagione di ulivi e di stupende colline ! Infine l’on.Santelli dovrebbe rivolgere i propri strali alla sua stessa Regione Calabria, che non solo ha autorizzato la palestra di Cirella, ma che non ha mai mosso un solo dito sulle tante speculazioni esistenti su tutta la regione, fino ad arrivare al grande ecomostro che è il Ponte sullo Stretto. Ma un identico discorso va fatto anche sulla magistratura che ha subito aperto un inchiesta su Praia a Mare e Cirella. Ben venga si chiedono in molti purchè non sia il solito uso giudiziario di problematiche politiche in atto nel Comune di Diamante fra ex assessori e nuovi assessori sorretti da una nuova maggioranza. Faccia il suo lavoro, scrivono gli ambientalisti che vada in fondo purchè a pagare non sia il solito fesso di assessore, e non tutto l’apparato istituzionale preposto al controllo del territorio . E parliamo delle soprintendenze, dei geni civili, delle forestali, di chi gestisce le aree demaniali. Sono loro gli enti che hanno il dovere di controllare i progetti, di concedere i nulla osta, di studiare sul territorio i danni ed i benefici di ogni opera. Loro è la prima responsabilità. E proprio loro invece sono quelli che concedono sempre più facilmente i visti per costruire. Diamante ha vincoli archeologici, vincoli urbanistici, vincoli sulla costa. Teoricamente non si sarebbe dovuto toccare niente ed invece i palazzi crescono dal nulla come mosche ed ovunque .

(L'Istituto Tecnico nato sulla collina)
E tutte le concessioni hanno tutti i bei timbri in bella vista. Questa stranezza di comportamento è anche messa in evidenza nell’inchiesta fatta dal giornalista del “Quotidiano” Paride Leporace. In un articolo apparso il 23 giugno scorso , il giornalista si chiede come mai la soprintendenza di Cosenza prima nega dei permessi e poi li concede e affronta il caso di alcune villette a ridosso del cimitero di Diamante, dove la Procura di Paola ha già un procedimento aperto dove vengono indagati tutti i consiglieri e gli assessori comunali della passata giunta ( quasi identica all’attuale). Questa situazione molto strana, la gridano a gran voce gli ambientalisti di Diamante da diversi anni. E lo hanno evidenziato in un recente comunicato stampa, ricordando che già l’anno scorso in un interrogazione fatta dall’on. Paolo Cento si interrogava il Ministero dell’Ambiente sul comportamento della Soprintendenza di Cosenza a proposito delle approvazioni negate e poi concesse riguardo al porto di Diamante. In un primo momento la Soprintendenza boccia il porto di Diamante affermando che questi è altamente invasivo e nocivo per l’ambiente e ne chiede un ridimensionamento. Poi chiede un parere al Ministero dell’Ambiente, il quale dà ragione alla soprintendenza peggiorando la situazione, affermando cioè che la costruzione del porto avrebbe un impatto negativo sulle correnti creando nuove erosioni a sud. Improvvisamente in una conferenza dei servizi svolta a Roma solo qualche mese dopo le posiziona si ribaltano, ed il porto diventa ammissibile. Appunto, si indaghi sul porto. Lo scrivono in un comunicato gli ambientalisti di Diamante, che da anni lottano contro la megastruttura vinta da un noto farmacista cosentino. C’è una mole enorme di denunce, di articoli di giornali, di volantini e di comunicati stampa su questo argomento, che vanno dalla strana vendita fatta dal Comune della sala conferenza a quella della Torre cinquecentesca del Semaforo. E poi ci sarebbero da capire tante cose sull’appalto fatto, sulla partecipazione ed esclusione di alcune ditte specializzate in lavori marittimi, e via dicendo. Si indaghi su altre vendite di beni immobili avvenute nel Comune di Diamante ed ancora sulla gestione dei piani spiaggia. Insomma di materiale ce ne sarebbe a bizzeffe. Ed invece come al solito , senza illuderci, ci troviamo ad assistere al solito uso della magistratura per finalità politiche; al solito tam tam elettorale che di rimbalzo va da un partito politico ad un altro ; al solito scaricabarile che alla fine non produce assolutamente nulla, se non nuove carte, nuovi fascicoli, nuovi faldoni, per processi che non verranno mai celebrati, mentre nel territorio privo di qualsiasi controllo si continuerà a costruire ed a cementificare, come si è sempre fatto. L’ultimo discorso va fatto sui politici che insieme alla Santelli si stanno spendendo sulle vicende speculative. Una corsa di dichiarazioni che vedono avvicendarsi a turno, il nuovo Presidente della provincia Mario Oliverio, il capogruppo dei verdi Tommasi, l’on. Mario Pirillo. La Regione Calabria ha delle gravi responsabilità , è indubbio, ma anche la Provincia di Cosenza, a guida dell’uscente Acri non si è mai spellata più di tanto in difesa della costa tirrenica, accettando supinamente il piano della portualità selvaggia finanziato con fondi POR, l’aviosuperfice di Scalea, molte speculazioni edili nel comune di San Nicola A., Praia a Mare, Scalea che portano la firma della provincia nelle varie conferenze di servizi. Se i casi di Cirella e Praia servono ad attirare finalmente l’attenzione sull’ambiente da parte della provincia ben venga anche questo. Gli ambientalisti del tirreno sono pronti a collaborare con la nuova giunta provinciale per evidenziare da subito le varie problematiche esistenti sul territorio.
CIRELLA E DIAMANTE FRA FALSI ECOMOSTRI E VERE MOSTRUOSITA’
di Francesco Cirillo
Pubblicato su Mezzoeuro del 3 luglio 2004
Potrebbe essere tutto fumo negli occhi l’attenzione ambientalista dei tanti politici che svegliatosi da un profondo coma si sono accorti della devastazione del nostro territorio. Un fumo post elettorale dettato da una parte, da chi è stato sconfitto e dall’altra da chi ha vinto, entrambi per dimostrare di essere all’interno delle dinamiche territoriali, entrambi però nella non volontà di operare per fermare davvero gli scempi edilizi. Come al solito gli ambientalisti storici, non quelli dell’ultima ora, raccolgono la sfida politica e chiedono subito azioni pratiche, quale quella di istituire subito il Parco marino della Riviera dei cedri, che nei fatti metterebbe subito uno stop reale e concreto alle speculazioni lungo la costa e, dando respiro alle spiagge e soprattutto ad un tipo di turismo sostenibile. L’appello per l’istituzione del Parco è partito da tutte le associazioni ambientaliste del Tirreno cosentino ed è stato diretto alla Regione Calabria e soprattutto al nuovo Presidente della Provincia Mario Oliverio che ha dimostrato grande sensibilità alle problematiche ambientali. Se si vogliono mettere le mani sul territorio bisogna mettere in atto una strategia unica per tutto il Tirreno cosentino, dicono gli ambientalisti, con una politica che miri veramente a preservare quanto ancora resta, coinvolgendo principalmente quelle forze ambientaliste che da anni lottano per la difesa dell’ambiente ed hanno alle spalle coraggiose battaglie.

(Ville vicino al mausoleo del II sec.dC)
Ora il dito è puntato anche sulle Soprintendenze dei Beni ambientali e alle loro facili autorizzazioni nonostante i numerosi decreti legge di protezione del territorio esistenti da diversi anni . Protezioni che a quanto pare per alcuni terreni valgono e per altri no. Basterebbe studiare per bene tutte le licenze edilizie concesse negli ultimi dieci anni nel territorio di Diamante e Cirella . Costruzioni vicine al Mausoleo Romano costruito dall’Imperatore Eliogabalo nel II sec. d.C dedicato al Dio Sole ; vicinissime al mare e sulle spiagge; sulla scogliera di Cirella, (molto più avanti della famosa palestra dove da poco è terminato un grandissimo villaggio di case residenziali a ridosso del promontorio che ha completato l’obbrobrio dentro Cirella) ; nei pressi dei ruderi di Cirella dove si costruisce quasi ovunque o addirittura a fianco di una modernissima centralina dell’Enel. E’ uno scempio continuo al quale l’amministrazione comunale di Diamante, nell’occhio del ciclone per il cosiddetto palestrone di Cirella, nel consiglio comunale del 28 giugno scorso ha dato uno stop con una coraggiosa delibera che ha adottato per intero una direttiva inviata dalla Soprintendenza dei beni ambientali di Cosenza già dal 30 novembre 2000.
Una pedemontana importante per il flusso delle auto provenienti dal nord e dirette a sud , che baipassa Scalea e Santa Maria del Cedro. Negli anni scorsi ci si chiede è possibile che l’Amministrazione Comunale non si sia data da fare per impedire queste costruzioni ? E soprattutto chi andava a rappresentare l’Amministrazione Comunale nelle conferenze dei servizi indette dall’ANAS ? Conferenze che servivano solo a ritardare l’inizio dei lavori della pedemontana per favorire il nascere delle costruzioni. Ma su Cirella altri crimini stanno per essere commessi. Uno grave è nei pressi del Mausoleo Romano del II secolo dopo Cristo. Un cancello abusivo, costruito da anni dai proprietari delle villette vicino all’area archeologica, ne impedisce l’accesso , e la strada di accesso è utilizzata da un villaggio turistico per metà considerato abusivo e fermo da diversi anni , e che ora grazie al condono berlusconiano potrebbe usufruire delle ultime autorizzazioni per essere terminato, facendo diventare l’area archeologica una zona di passaggio condominiale. Ma sulla collinetta a poche centinaia di metri dal Mausoleo e nei pressi di un piccolo edificio, forse un’antica Chiesetta, e di una ara sacrificale costituita da pietre messe a forma circolare, sede probabile di sacrifici agli dei , sta sorgendo un nuovo megavillaggio. Da qui la vista è stupenda, e ci si trova di fronte la stupenda Isola di Cirella, che l’estate diventa preda , non dei pirati saraceni ma di orde di turisti affamati di tuffi , di motoscafi che inquinano con i motori le acque limpide attorno all’Isola e che strappano con le proprie ancore decine di piante di Posidonia, ricchissima nei fondali, di pranzi sugli scogli con susseguente gettito di scorze di melone, di mozziconi di sigarette e di pannolini. Una tragedia senza fine che ogni anno puntuale si ripete senza che alcuno possa mettere freno alla mattanza ambientale.Ma anche Diamante non è immune dalle costruzioni. Una collina intera, simbolo della vecchia Diamante denominata “la difesa “ è stata sconvolta completamente da muraglioni di cemento visibili da chilometri e da un orribile gruppo di villette già messe in vendita dalla Gabetti. Ma non basta. A pochi metri dal mare spicca una villa in stile americano , acquistata proprio da un miliardario americano. La villa quasi terminata ora risulta bloccata per presunti sconfinamenti in terreno comunale . Ed ancora altre devastazioni nella splendida Riviera Blu a sud di Diamante. Villette a schiera hanno profanato tutte le colline che danno sul mare, ma anche spazi verdi che erano rimasti a ridosso delle prime ville costruite negli anni 70 da ricchi professionisti cosentini. I primi devastatori della costa tirrenica. Ma un vero ecomostro visibile anche dal mare, è proprio una struttura costruita dalla Provincia di Cosenza. L’Istituto Tecnico Commerciale. Un opera costata 10 miliardi e che proggettualmente avrebbe potuto farlo anche un bambino essendo un enorme parallepipedo , che ora domina tutta la costa in un area peraltro a vocazione turistico residenziale. Nessuno scandalo anche in questi casi. Come al solito ci sono le autorizzazioni per tutto, e come al solito non manca nulla nei faldoni delle pratiche edilizie, anche se qualche dubbio dopo tanta devastazione viene a qualche tecnico. Il passaggio dei poteri dalla regione ai Comuni in materia di ambiente ha valore in questi casi ? Sembra che a seguito di alcune contestazioni da parte di costruttori che si sono visti bocciare i propri progetti, la Regione abbia chiarito ai sindaci che il visto ambientale non vale per tutti i casi ma solo per alcuni casi . Quali non è dato saperlo.
Ma su una grande cementificazione prevista su Diamante , stranamente nessuno ha osato parlarne. Ed è l’ecomostro-porto. Tonnellate di cemento , se la regione firmerà il decreto di avvio all’appalto verranno riversati sulla scogliera più bella della Calabria. Il muro di cemento che sorgerà a protezione dello specchio d’acqua occuperà l’orizzonte impedendo la visione degli stupendi tramonti diamantesi, così come una piattaforma di cemento coprirà inesorabilmente la scogliera per permettere il passaggio ed il parcheggio di auto. Scogli famosi denominati dialettalmente “u scugliu da luna”, “u scugliu’ du liun’” luoghi fisici sui quali sono cresciuti intere generazioni di pescatori di polpi con le lampare ,scompariranno in un lampo. Anche in questo caso il comportamento della soprintendenza di Cosenza , come più volte abbiamo scritto è stato molto contraddittorio e dubbio. Da un no deciso e netto si è passato ad un si convinto. Riuscirà ora il clamore sull’ecomostro di Cirella a rimettere mano su queste pratiche ?
Operazione Nettuno:
la notte dei lunghi batteri.
Si profila un estate di fuoco fra depuratori sequestrati
dalla Procura di Paola o occupati dagli operai senza stipendio
di Francesco Cirillo
Pubblicato su Mezzoeuro del 19 giugno 2004
Qualcuno spera di non vedere più quelle strisce marroni che attraversano puntigliosamente tutta la costa tirrenica dalle 10-11 in poi, facendo scappare dalle spiagge le migliaia di bagnanti che affollano ogni estate i nostri lidi. Quelle strisce marroni rappresentano , in un certo senso, un punto di riferimento sullo stato di salute del nostro mare. Mare messo in pericolo dalle solite disattenzioni dei comuni , dai soliti speculatori di ogni risma, dalle solite situazioni di accomodamento accumulate oramai negli anni. Il PM Francesco Greco sta cercando di scardinare questo sistema di cose. L’Operazione Nettuno è partita dal suo ufficio e sta interessando palmo a palmo tutto il territorio del Tirreno fra Fiumefreddo e Tortora. Ogni depuratore, ogni scarico fognario , ogni fiume e ruscello è stato messo ai raggi x, e già alcune teste stanno cadendo. Teste che cadono comunque nei reati di tipo amministrativo e non penale, grazie al governo Berlusconi che piano piano in soli tre anni di governo, ha depenalizzato ogni tipo di reato di natura ambientale. Quindi nessuna carriera di sindaco è in pericolo e nessuno, ancora meno, rischia la galera. Qui si parla di multe, che non pagherebbero neanche i sindaci di tasca propria ma le amministrazioni comunali, di conseguenza quegli stessi cittadini che si lamentano del mare sporco. I soliti paradossi italiani. Il solito cane che si morde la coda o il solito cetriolo che finisce sempre nei pantaloni dell’ortolano. L’ultimo sequestro fatto dal PM Greco riguarda il comune di Fiumefreddo. L’impianto di depurazione in questione sembra ufficialmente non funzionante, ma comunque utilizzato per sversarci al proprio interno senza alcuna autorizzazione rifiuti liquidi molto probabilmente provenienti da autospurgo. Uno dei punti nodali dell’inquinamento è proprio questo. Il mancato controllo dell’attività degli autospurgo. L’impianto di Tortora , capace di depurare i liquami provenienti dai pozzi neri è ancora chiuso da quando è stato posto sotto sequestro dalla Guardia di Finanza circa due anni fa e gli unici funzionanti nella costa tirrenica si trovano a Guardia Piemontese ed San Lucido. Quello di Guardia è molto piccolo e per sversarci bisogna telefonarci un paio di giorni prima. Rimane quello di san Lucido. Un autospurgo che ripulisce una fogna a Santa Maria del Cedro o a Tortora , si mette in viaggio per lo scarico fino a San Lucido ? Quanti autospurgo , semmai nottetempo scaricano nei nostri fiumi o in piena campagna , in terreni di proprietari compiacenti, o addirittura in impianti di depurazione funzionanti ? Solo il Comune di Praia sembra che abbia messo uno stop a questo tipo di traffico. Un ordinanza fatta dal sindaco , l’anno scorso, impone agli autospurgo che entrano nel territorio praiese a segnalare ai Vigili urbani il luogo dove debbono fare il prelievo e il luogo dove verrà scaricato. Il comune poi provvederà ad un controllo incrociato. Perché questa delibera non viene adottata da tutti sindaci del territorio ci chiediamo. Ma anche questo non basta a prevenire e controllare l’inquinamento. Ci vorrebbe un azione più forte, che forse è al limite dell’azione giudiziaria, ma che avrebbe un impatto molto forte sia nell’opinione pubblica che fra gli stessi amministratori. La chiusura di villaggi interi, di alberghi, di camping, che non abbiano , pur potendolo fare , l’allaccio alla rete fognante, continuando ad usufruire ancora di pozzi neri. E sono migliaia queste abitazioni distribuite lungo tutta la fascia tirrenica, con prevalenza nella zona di Tortora, di Santa Maria del Cedro, di Fuscaldo. Il problema in definitiva è in gran parte qui. Molti villaggi sono collegati ancora a reti fognanti clandestine che non portano da nessuna parte, neanche a pozzi neri. Si pensi che a tut’oggi a Fiumefreddo, dopo l’apertura dell’inchiesta del PM Greco, i Vigili urbani hanno rilevato la presenza di scarichi da insediamenti civili sulla collina sottostante senza alcun passaggio depurativo di alcun genere. Passaggio che di solito avviene attraverso i fiumi. Non c’è un solo fiume della nostra costa tirrenica che non abbia un alta concentrazione di inquinanti e con susseguente divieto di balneazione alla propria foce. Ci vuole tanto a scoprire chi inquina i fiumi ? In maggior parte sono paesi dell’interno ancora sprovvisti di impianti fognari. Grisolia, Buonvicino, Orsomarso, Papasidero, Aieta, sono ancora in condizioni pessime riguardo a questo aspetto, ed in posizione molto arretrata . I depuratori sono vecchi, spesso inutilizzati, spesso mai entrati in funzione nonostante cospicui finanziamenti.
Il depuratore fantasma .

Un esempio è il depuratore di Buonvicino in località Lago , che avrebbe dovuto raccogliere i reflui di tutta una vasta contrada ora ampiamente urbanizzata. Un depuratore finanziato per decine di miliardi dalla Comunità Montana di Verbicaro , qualche anno fa e mai entrato in funzione per mancanza di allaccio alla rete fognaria preesistente e alla rete elettrica. Mentre l’impianto è fermo e oramai sommerso dalle erbe, lungo il fiume Corvino, la contrada Lago scarica liberamente nel fiume inquinando il mare di Diamante. Per arrivare a questo depuratore completamente sommerso dalla vegetazione bisogna attraversare il fiume Corvino in tenuta da Indiana Jones. Dall’altra parte del fiume si apre una larga area e solo infilandosi nella vegetazione ci si trova davanti il depuratore, che appare improvviso come una città Maja nella foresta peruviana. C’è un cancello, oramai non più apribile, si vedono le pompe di carico, l’impianto di illuminazione, una grande vasca. Oramai tutto sarà inutilizzabile, ma la Corte dei Conti potrebbe anche scovare il responsabile di tale abbandono. Di tale spreco di danaro pubblico oltre che di danno alla comunità tutta dal momento che l’intera contrada scarica nel fiume.

Scaricano i comuni nei fiumi, quindi, con responsabilità dei sindaci, ma scaricano anche i tanti ristoranti nati negli ultimi anni lungo i fiumi. Ristoranti caratteristici , con belle frescure , dove si mangia bene, ma che alla fine dell’estate, attendono il primo grande temporale, per aprire le porte dei propri pozzi neri , scaricando direttamente nei fiumi. I fiumi diventano allora marrone chiaro, così come diventano marrone chiaro le bellissime onde della prima mareggiata post estiva.
Ma ritorniamo ai depuratori. Mentre il PM Greco sferza le amministrazioni comunali, gli operai della Smeco che gestiscono gli impianti di depurazione sono in guerra per il mancato pagamento dei propri stipendi . La Smeco non paga gli stipendi perché molti comuni non pagano le quote. Molti comuni non pagano le quote perché contestano alla Smeco , ed indirettamente all’Ato, il Consorzio dei comuni creato dalla Regione Calabria per la metodologia usata nel decidere le quote di pagamento per ogni comune. Anche qui il cane che si morde la coda. Ed anche qui , a a pagare potrebbero essere gli operatori turistici ed i cittadini tutti , se è vero che gli impianti di depurazione non saranno più sotto controllo per gli operai in sciopero. Sarebbe una sciagura vera e propria per tutto il tirreno casentino ed un colpo durissimo al turismo di massa, oltre che , e principalmente all’ambiente marino già minato da tanti altri agenti inquinanti. Come si risolverà la situazione ? Non si sa . Ci sono i soliti incontri sindacali e politici, le solite promesse, poi si vedrà, intanto la stagione è alle porte e le spiagge già danno il tutto esaurito. Se cominciano ad apparire le famose strisce marroni siamo rovinati. Ma i depuratori, al di là degli scioperi, funzionano al meglio ? Sembra che anche questo dovrebbe appurare l’inchiesta del PM Greco. Rispetto al costo per il funzionamento di un depuratore, e rispetto al controllo su tale funzionamento , tutto risulta essere in regola ? Perché qui prendiamo un altro cane ancora per la coda. Se i depuratori funzionano, se il personale risponde al meglio delle proprie capacità, se il carico è quello giusto, e le quote del comune sono sempre state pagate, perché il mare antistante risulta inquinato ? Perché dalle condotte sottomarine, altro business- furto degli anni 90, esce liquame e mai acqua ben pulita e disinquinata ? Quando nacque il business delle condotte sottomarine nell’Alto tirreno cosentino, ben duecento miliardi sborsati dalle Comunità Montane di Verbicaro e Paola, si disse che ora finalmente si poteva bere l’acqua che usciva dai depuratori. Non sappiamo se mai qualche sindaco abbia fatto una sciocchezza del genere, a quest’ora sarebbe affetto di qualche malattia virale, ma quello che sappiamo è che il mare era comunque inquinato. E che molte di quelle chiazze provenivano proprio dalle condotte di Scalea, o di Santa Maria del Cedro, o di qualche altro centro. I responsabili dicevano che qualche depuratore andava in tilt e che fino a quando non si riparava il guasto i liquami prendevano il largo attraverso proprio la condotta sottomarina. Immaginate senza condotta ? Tutto i liquami direttamente sulle spiagge. Meglio non vedere niente allora. Ma se il depuratore va in tilt la notte ? Non essendoci controlli notturni, bisognerà aspettare il mattino per cominciare ad intervenire.
“Da un lato lo stato di salute del
nostro mare fa fede a parametri vecchi venti anni e ormai inadeguati, dall’altro
la possibilità di derogare rende ancor più debole la normativa sulla
balneazione”. È questo il commento di Roberto Della Seta, presidente di
Legambiente, sui dati del Rapporto di balneazione 2004 del Ministero della
Salute resi noti stamane.
“Le analisi riportate dal rapporto - spiega Della Seta – non sono da
considerarsi esaustive. I monitoraggi infatti prendono in considerazione batteri
e un piccolissimo gruppo di sostanze chimiche, mentre resta fuori tutto un
insieme di sostanze – dagli idrocarburi ai metalli pesanti passando per altri
veleni, quali per esempio l’arsenico - che possono darti un quadro più esaustivo
della salute delle nostre acque. Non solo, – incalza il presidente di
Legambiente – altrettanto grave, secondo noi, è che si continui a derogare con
decreti e decretini il divieto di balneazione per i limiti di allerta per
sostanze quali l’ossigeno disciolto, il ph e la trasparenza”.
Insomma, Legambiente chiede una maggiore trasparenza sia delle acque di
balneazione, sia dei criteri che servono a definire lo stato di salute del
nostro mare: “Puntiamo su tre cose – conclude Della Seta - sulla speranza che il
prossimo anno il Ministero della Salute si ricordi di rendere noti i risultati
delle analisi per tempo. Sulla volontà politica di arrivare a criteri che
stabiliscano con maggiore certezza quale è lo stato di salute del nostro mare. E
più in generale sulla maggior tutela del mare Monstrum non solo dai batteri ma
anche dall’inquinamento chimico, dal petrolio e dal cemento”.
LA SAGRA DELLE OPERE INUTILI IN CALABRIA
LE OPERE INUTILIZZABILI E GLI ENTI INUTILI
Elencare le opere inutili in Calabria è di per se un opera impossibile.Sono talmente tante e talmente tanto è stato il fiume di danaro giunto nei nostri paesi che farne un conto o una mappa risulterebbe sempre approssimativo. Ma oggi è necessario farlo proprio per andare alla radice dei nostri mali, capirne il significato ed evitare che a queste se ne aggiungano a lire rovinando ulteriormente il nostro ambiente, scavando nelle cronache del passato, facendo un lavoro di archeologia giornalistica. Più facile è il lavoro sugli enti inutili. Questi nonostante le varie leggi che ne decretavano lo scioglimento, sono ancora ben vivi e ancora succhiano soldi alle nostre casse. Un primo lavoro interessante a proposito delle opere inutili è stato svolto da Ortensio Longo assessore all'ambiente del Comune di Cosenza e vicepresidente di Italia Nostra che in un libro stampato nel gennaio 95 rastrellava in lungo e in largo la Calabria censendo tutto ciò che era inutilizzato ed inutilizzabile. Recentemente, invece la rivista bimestrale Cantiere diretta da Rosanna Grisolia di Lametia terme lanciava un appello all'opinione pubblica calabrese perche si mobilitasse per sciogliere tutti gli enti inutili. Ma andiamo per ordine nella nostra inchiesta.
UNA CATERVA DI DIGHE
La maggior parte delle dighe costruite o in via di costruzione in Calabria sono opere inutilizzate, ancora in cantiere, e che ovunque siano state costruite hanno determinato un grave danno all'ambiente oltre che all'economia. Gli enti che partecipano alla costruzione di una diga sono: Lo Stato che offre il finanziamento attraverso i propri ministeri dell'agricoltura,dell'industria,del cipe e della svimez ; il dipartimento presso la Presidenza del Consiglio dei ministri; la regione; la provincia; la comunità montana; il comune; il consorzio gestore. Troppi enti hanno le mani in pasta a queste opere, e proprio per questo è sempre difficile quantificare il flusso di danaro che passa da un ente all'altro. Ma vediamo un quadro completo delle dighe :
1) DIGA SUL METRANO (prov.RC): è la diga più alta del mondo,104 metri con una capacità di 27 milioni mcubi di acqua, la procura di Palmi ha messo sotto accusa 150 imprese per vari illeciti connessi ai lavori di sbancamento e per legami con la mafia. Sono stati già spesi oltre 500 miliardi.
2)DIGA SUL LORDO(Torrente Pantaleo)prov.RC: Per l'assenza delle opere di canalizzazione a valle della diga l'opera non è compiuta.Sono stati spesi fino ad ora circa 100 miliardi
3) DIGA SUL MONTE MARELLO (torrente Angitola) prov.CZ: 1'opera è finita ma mancano ancora e sono da finanziare le opere di adduzione.
4)DIGA SUL MELITO(prov.CZ): I lavori sono da poco terminati dopo venti anni e dopo aver speso oltre 200 miliardi. L'impianto dovrebbe dare acqua a Catanzaro e irrigare le colline di Lamella e Squillace, ma le opere di canalizzazione mancano ancora e non sono finanziate.
5)DIGA SULL'ALACO(prov.CZ): Per il cedimento di una roccia all'interno di questa imponente diga i lavori sono sospesi. Dopo 9 perizie sono state spesi fino ad oggi circa 100 miliardi.
6) DIGA DI REDISOLE(torrente Fiumarella)prov.CZ: un piccolo invaso finito, ma mancano le opere di canalizzazione
7)DIGA DEL PASSANTE(torrente ALLI)provCZ:informazioni incomplete, ma pare che sia finita.
8)DIGA SUL LAURENZANA(fiume Trionto)prov.CS): La diga è stata finanziata con fondi FIO ,i lavori sono fermi ed è incompleta.
9)DIGA SUL VOTTURINO prov.CS
10)DIGA DI TARSIA prov,CS :
11) DIGA BASSO ESARO prov.CS: Queste tre dighe per uso irriguo sono finite da moltissimi anni ma non sono mai state utilizzate secondo le loro progettualità iniziali per mancanza delle opere di canalizzazione, la Diga del Votturino è stata svuotata perchè dopo venti anni sono stati scoperti dei danni sulla muratura di contenimento delle acque. La confederazione degli agricoltori ha presentato una denuncia alla procura della repubblica di Cosenza per i danni subiti dai contadini che per anni si sono serviti di quel sistema di irrigazione.
12) DIGA SUL MONTE PETTINASCURA(provCS): Per realizzarla sono stati spesi oltre lOOmiliardi ed è stato realizzato solo lo sbarramento. Dovrebbe servire gli agricoltori di San Giovanni in Fiore rimasti senz'acqua a seguito dei lavori per scopi idroelettrici dei laghi di Cecita e Aria Macina. I lavori durati circa 30 anni sono stati più volte sospesi.
13) DIGA SUL MENTA prov.RC:In pieno parco dell'Aspromonte. Una diga inutile, devastante e certamente illegale. Costata centinaia di miliardi l'opera non è ancora terminata
14) DIGA SUL BATTENDIEROprov.CS: Parco pollino
15) DIGA SUL BASSO SAVUTO prov.CS: due piccoli sbarramenti ancora in costruzione
16)DIGA SULL'ALTO ESARO: la diga degli scandali . L'elenco dei politici indagati,delle imprese colluse con la mafia,dei miliardi spesi, sarebbe lunghissimo e meriterebbe un capitolo a parte. Vale una cosa per tutte: dopo una frana prevedibilissimatutto è fermo.
Almeno altre 15 dighe sono in progettazione e nel cassetto di qualche assessore, pronte a venire fuori al minimo finanziamento possibile. In tutto le dighe in Calabria se venissero realizzate sarebbero ben 35. Un lago ogni 50/60mila abitanti. E' logico che tutti questi lavori hanno determinato un grave scempio ambientale in tutta la nostra regione.
A seguito delle costruzioni delle dighe e di molti acquedotti, molti torrenti sono stati prosciugati, fiumi interi scomparsi, altri ancora cementificati, sorgenti millenarie prosciugate interamente, apportando gravi danni alla pastorizia. Senza contare un fiume che non finisce mai e che va sempre nelle solite tasche, che è quello del danaro. E' dell'11 giugno del 93 che il vicepresidente Bova e l'assessore Tripodi hanno dichiarato che il governo ha deciso lo stanziamento di 120 miliardi per il settore idraulico-forestale. Dice Bova che nei prossimi tre anni la regione si avvierà al completamento delle dighe ed alla realizzazione delle reti di distribuzione. Dell'utilità di controllare quali siano le opere utili sulle quali reinvestire il finanziamento non se ne parla proprio. I sindacati esultano.
GLI IMPIANTI SPORTIVI
Altra strada per far arrivare danaro è la costruzione di impianti sportivi. Si sa che lo sport fa bene alla salute, e che i giovani sono assetati di impianti per praticare i propri sport, anche per fermare il dilagare della droga: le relazioni da parte dei comuni per ottenere i finanziamenti sino pieni di queste banalità .
CATANZARO: una piscina a Pontepiccolo con oltre due miliardi di finanziamento non è stata ancora completata. LAMETIA TERME: il comune ha due impianti sportivi: lo stadio di calcio Ippolito e il palasport di via marconi. Entrambi gli impianti nonostante fiumi di danaro ottenuto in varie fasi dagli anni cinquanta in poi non sono ultimati e ovunque vi sono carenze strutturali. L'unica struttura funzionante è la piscina olimpionica ma è privata.
VIBO VALENTIA:mancano assolutamente gli impianti sportivi
CROTONE:Le uniche vere strutture sportive furono quelle di Milone vincitore di numerose olimpiadi. Da allora non s'è fatto niente. Lo stadio Enzio Scida risale agli anni 30 con un terreno di gioco al limite del regolamento. Nel quartiere Tufoloesiste un altro campo di calcio dove i lavori sono fermi dal 75 e nessuno sa perche .
PAOLA: stadio. L 'opera doveva essere consegnata entro il mese di settembre 92,il finanziamento cospicuo di 2 miliardi; è stata costruita solo la tribuna lato mare il resto è ancora fermo.
LA MALASANITA'
Sette come le maledizioni bibbliche sono gli ospedali finiti e mai entrati in funzione: Cassano Ionio, Pizzo, Tropea, Nicotera, Siderno, Girifalco,Rosarno. Sono pure sette gli ospedali attivati solo in parte:Serra San Bruno, S.MarcoArgentano, Lungro, Cittanova, Cetraro,Praia a Mare,Scilla .Trebisacce. Quattro sono quelli eternamente in costruzione : Scalea,Gerace,Lametia Termo Camigliatello. Nonostante questa mole di strutture, la malasanità in Calabria è cronica e nessuno ne sa cacciare le mani, quelli che ne soffrono naturalmente sono i cittadini calabresi che spesso sono costretti a rivolgersi fuori regione con spese maggiori per le ASL e il cittadino stesso. Sono centinaia gli emodializzati in lista d 'attesa, così i malati dell'ospedale psichiatrico di Girifalco e di Reggio ancora funzionanti si può immaginare come. L'elenco di ogni ospedale della Calabria è lunghissimo. In ogni ospedale manca qualcosa, o dal punto di vista di reparti mai aperti, o chiusi, o trasferiti in altre strutture, per non parlare di come sono mantenuti dal punto di vista dell'igiene e della struttura vera e propria.
Passando per Scalea lo vedono tutti. E una grande struttura simile ad un albergo di prima categoria che svetta su una collina che domina tutta la baia . Una struttura iniziata negli anni settanta e destinata a diventare un ospedale, costata circa venti miliardi, mai definitivamente ultimata e mai di conseguenza completamente consegnata. Anzi ci sono ancora nelle casse della regione altri sei miliardi che dovrebbero servire ad attrezzature ed arredamenti e che a causa di un contenzioso fra alcune ditte, il comune e la regione non possono ancora essere utilizzati. Ma come mai questo ospedale non può entrare in funzione, si chiedono in molti .
La storia è delle più complicate mai ascoltate nella nostra regione. Una storia che oggi è costituita da una montagna di documenti, delibere, interrogazioni parlamentari, risposte del sindaco, denunce alla magistratura, consigli comunali, manifestazioni politiche. Ma i fatti parlano da sé. La struttura è ultimata, è pronta per funzionare con i sei miliardi finali, ma è lì ferma in balia anche di vandali che ogni tanto con scorribande al suo interno fanno sparire qualcosa. Lultimo furto avvenuto nel 1998 è stato il generatore elettrico insieme a tutte le lampade esterne. Un danno di qualche centinaio di milioni. Subito dopo il furto, così come si fece con il tesoro di SantAnna si istituì un servizio di guardania, con nuovi esborsi da parte del comune. Ma oltre ai soliti danni si aggiunge la solita beffa ai cittadini. Lospedale di Scalea in definitiva è una struttura centrale che senzaltro sarebbe utile per tutta una fascia di popolazione che in caso di necessità oggi deve rivolgersi alle cliniche private di Belvedere M.mo rappresentando un costo elevato a posto letto per le casse regionali, o agli ospedali di Praia a Mare e Cetraro, che giorno dopo giorno vedono però ridotte le proprie specialità. Alcuni reparti dellospedale di Praia sono in via di chiusura, uno importante che è quello di oculistica è stato già chiuso e trasferito a Cetraro. Per trovare attrezzature importanti per la rianimazione, o una camera iperbarica, o un centro trasfusionale, bisogna correre fino a Paola o a Cosenza.
E il contenzioso fra comune e Asl finì nel 1997. Fino a quella data sembrava che la questione fosse irrisolvibile per colpa del comune, che non voleva consegnare lopera alla regione per via di spese sostenute dal comune stesso e che la regione non voleva riconoscere. Poi nel 1997 il comune si decise a trasferire la struttura allASL n1 di Paola e di conseguenza alla Regione.
Le forze politiche che allora erano allopposizione, Forza Italia in prima fila essendo di Scalea lon.Bergamo, accusavano, lamministrazione comunale, allora il sindaco era Pezzotti, di non voler risolvere la questione. Fino a che con una manifestazione pubblica il comune cedette alle richieste dellASL consegnando tutto. Ora le cose sono cambiate alla regione cè il centro-destra e così al comune di Scalea, ma lospedale come al solito è ancora inutilizzato lì dove è stato costruito. Chi subisce le conseguenze di tutto questo andazzo come al solito è la comunità. Non esistendo specializzazioni ed attrezzature negli ospedali pubblici ai quali affidarsi, bisogna rivolgersi ai privati, che naturalmente approfittando di questa situazione hanno macchinari di prima scelta nei loro laboratori. Così come le cliniche cosiddette private, in quanto sono convenzionate con la regione ricevendo miliardi ogni anno come rimborso, sono oggi attrezzatissime e sicuramente molto funzionanti con personale scelto ed esperto, hanno tutto linteresse che la sanità pubblica affondi. E proprio a Belvedere, Scalea, Diamante gli studi specialistici di medicina, fanno affari doro, pescando nel vuoto sanitario che si è venuto a creare, e con la certezza anche di non ricevere visite sgradite da parte della finanza, impegnata davanti qualche fruttivendolo o cartoleria, evitano anche di emettere fatture per le visite fatte.
Ultimissime febbraio 2003. La regione Calabria ha stanziato circa due miliardi per trasformare l'Ospedale di Scalea, in un centro di riabiltazione. I lavori dovrebbero iniziare da un momento all'altro. Non si sa ancora se questo centro rientrerà fra le strutture pubbliche o verrà affidato a privati.
LE INCOMPIUTE
Le opere di difficile classificazione in Calabria ne siamo pieni. Mattatoi,asili nidi,scuole pubbliche,strade senza uscita, è un elenco lunghissimo che sintetizziamo.
CASOLE BRUZIO: Mattatoio consortile : mai finito CETRARO: grande mattatoio consortile sulla strada per S.ianni. Finito ma mai utilizzato
DIAMANTE: mattatoio consortile in pieno parco del Corvino. Terminato si accorgono di non avere l'allaccio alla fogna, tentano un tubo abusivo di scarico nel fiume. Scoperti dagli ambientalisti sono costretti a chiuderlo, inutilizzato ora è usato per deposito mezzi; Mercato coperto sotto il lungomare costruito negli anni settanta. Utilizzato per soli dieci mesi è stato abbandonato e mai utilizzato; Sala Conferenze sotto il lungomare. Utilizzato per pochi anni susseguentemente abbandonata oggni deposito di siringhe; Nuovo mercato coperto, sotto una piazza nuova del paese. mai utilizzato; Scuola materna ali'interno del paese. Mai utilizzata oggi è sede dell'Aias prima della capitaneria di porto; BUONVICINO: casa albergo sulla suggestiva Madonna della neve. Intervento di oltre 1 miliardo iniziata mai terminata ne utilizzata .
SARACENA: A Piano di Novacco costruzione di casa albergo in uno dei pianori più belli del Pollino. Ultimati e mai utilizzati. hanno seguito le alterne vicende delle varie giunte, fino al definitivo abbandono. S.PIETRO DI GUARANO: mattatoio comunale mai utilizzato e ultimat
SCALEA.: UN AVIOSUPERFICE CHE NON RIESCE A DECOLLARE
E' il tormentone dell'estate, l'aviosuperfice di Scalea. Un serpentone di cemento lungo due chilometri e largo trenta metri che spaccherebbe i due una zona periferica tra i comuni di Scalea e Santa Maria del cedro miracolosamente rimasta intatta dalle recenti e passate speculazioni edili. Un serpentone di cemento sul quale a vista, e cioèsenza radar, dovrebbero atterrare piccoli aerei da turismo trasportanti un massimo di 9 persone per volta. Il costo per lo stato è di 25 miliardi. Il progetto è riuscito a passare attraverso i Patti territoriali dell'Alto tirreno cosentino recentemente approvati ed è stato presentato come utile agli aerei della protezione civile, al trasporto di merci di natura agricola, oltre che per lo sbarco di ben 74 mila passeggeri all'anno. Cifre evidentemente gonfiate per ottenere gli altri lasciapassare che invece tardano ad arrivare. Pare che ancora manchi quello del Genio Civile fluviale. L'aviosuperfice dovrebbe sorgere nei pressi del grande Fiume Lao, uno dei fiumi più belli della Calabria, ed uno dei più soggetti a tracimazioni per la sua enorme portata d'acqua. L'esperienza di Soverato ora fa si che al Genio Civile approfondiscano meglio alcune situazioni, che prima invece venivano affrontate con estrema superficialità. Ma quello che veramente bisognerebbe verificare è l'effettiva utilità dell'opera e quello che come si usa dire il costo beneficio. A proposito escono in campo con un documento sia gli ambientalisti di Sinistra verde che lo Slai Cobas di Praia a Mare. Per loro l'accusa è precisa. Si tratta di un avio-truffa.
" Un progetto secondo noi montato ad arte - scrivono Sinistra verde e Slai Cobas-, creato solo per spillare danaro ai vari organismi erogatori di denaro pubblico, e comunque destinato a fallire nella sua inutilità. Tale struttura non è contemplata nel "Piano Nazionale dei Trasporti" ed è appena accennata al punto 4.3 unicamente dal "Piano Regionale" il quale così riporta: " Analogamente è prevista la realizzazione di un aeroporto dinteresse locale nellarea dellAlto Tirreno Casentino,in prossimità del Comune di Scalea". E vediamo i dati ufficiali : previsti 74mila passeggeri,1350 tonnellate di trasporto merci e 95 posti di lavoro. Prendiamo i dati dei passeggeri. Bisogna dire che l'aviosuperfice non è altro che un grande pista di cemento che occuperà una lunghezza di 2 chilometri per trenta metri di larghezza per un totale di 260 mila 515 metri quadrati. Su questa pista potranno atterrare solo voli charter o aerotaxi fino ad un massimo di 9 passeggeri ed a vista , cioè senza alcun sistema di assistenza radar ,esclusi, naturalmente quelli in dotazione del pilota dell'aereo. Questo dato del massimo dei nove passeggeri è un requisito di sicurezza scritto nel "Regolamento per luso di aviosuperfici per attività di Trasporto Pubblico,Scuola,Lavoro aereo" dimminente emanazione da parte dellENAC,Ente Nazionale per lAviazione Civile, il cui art. 3 recita proprio così: "L'uso di aviosuperfici per attività di trasporto pubblico è consentito esclusivamente per i voli: intracomunitari; in condizioni meteo non inferiori a quelle minime prescritte dalle regole del volo a vista; limitato alle ore diurne; ai soli veivoli di MTOM non superiori a 5700 kg e numero di posti passeggeri non superiori a 9 " e noi sottolineiamo nove. Questo vuol dire che ,- continua il documento- per raggiungere la cifra dichiarata nel progetto , di 74 mila passeggeri, si dovrebbero effettuare su Scalea fino a 8 mila voli all'anno, cioè 23 aerei al giorno! Un intasamento pari all' aereoporto di Malpensa, fatte le debite proporzioni. Il richiamo turistico sarebbe quello di vedere gli aerei che cadono in mare, quelli che si scontrano in cielo, o quelli che finiscono su San Domenico Talao (comè scritto sulle targhe indicatrici poste nello svincolo di S.Nicola Arcella) o sul Castello di Scalea. Uno scherzo, quello che immaginiamo? senz'altro, ma dietro tutte queste cifre sentiamo l'odore della truffa o almeno quello dell'ennesima opera inutile, pur volendo discolpare i politici che di queste cose non se ne intendono, come afferma senza mezzi termini il giornalista ed esperto di cose aeronautiche Alberto Cunto. Ma non si accorgono i nostri politici che, nonostante le reiterate dichiarazioni, i vertici regionali optano per laeroporto (e ripetiamo aeroporto) della Sibaritide, anche perché tale struttura è prevista da tempo dal Piano Regionale dei Trasporti? Si è al cospetto della solita opera opinabile che si costruisce in Calabria, per fare la quale si chiedono centinaia di posti di lavoro per rientrare nelle leggi europee contro la disoccupazione per poi, una volta costruita l'opera, di nuovo tutti disoccupati. E quelli arricchiti restano i proprietari dei terreni venduti, delle ditte appaltatrici, e di coloro che ricevono mazzette per far approvare il progetto e il politicante di turno se ne serve per giungervi con laereo executive in periodo di campagna elettorale. Il turismo secondo noi si incentiva in altri modi, intanto governando l'esistente e le risorse che già esistono. Investire nel Parco del Pollino partendo dalla sua storia; lottando per ottenere il Parco Marino; creando le vere strutture che mancano quali la linea ferroviaria ed il trasporto pubblico verso i paesi dell'interno e fra quelli della riviera; incentivando i trasporti, specie quelli su ferro fra la Riviera e l'aereoporto di Lametia , per raggiungere il quale oggi non basta 1 ora e mezza di pericoloso viaggio in auto date le precarie condizioni della SS 18 tirrenica.".
In vista nel tirreno cosentino, quindi l'ennesima opera inutile, se mai sarà finanziata, che si aggiungerà alle tante altre abbandonate e inutilizzate, mentre le effettive strutture di cui tutta la costa tirrenica ha bisogno tardano ad essere progettate e finanziate.
ULTIMISSIME DEL FEBBRAIO 2003: L'aviosuperfice ha iniziato i lavori.Gli sbancamenti hanno già devastato giardini ed il vicino fiume Lao. Si prevede la fine dei lavori entro giugno-luglio di questo anno.
Novembre 2005: L'aviosuperfice è stata ultimata ma ancora non vi è atterrato un solo aereo
I gabbiani ne hanno preso possesso !
I PORTI DELLE NEBBIE
Il porto e la centrale di Gioia Tauro
Il progetto del porto risale agli inizi del 1974 e nasce come supporto al V centro siderurgico La spesa Iniziale era di 80 miliardi; ma lievitò subito. Alla fine dellanno era già di 106 miliardi. Quando iniziarono i lavori dl costruzione, a giugno del 1976 i miliardi diventano 200. Agli inizi degli anni 80, il Governo decide di installare a Gioia Tauro una centrale a carbone di 2640 MW.I costi dellintera opera crescono rapidamnete e toccano la cifra record di 500 miliardi che dopo qualche anno salgono a 800. Il porto è quasi ultimato. E costato complessivamente intorno ai 1000 miliardi. I sub appaltiper il trasporto terra vennero gestiti soprattutto dalle imprese mafiose locali che trassero enormi benefici. L'area su cui sorge ora il porto era considerata una delle più fertili della Calabria. Era coltivata ad agrumeti e vi lavoravano quasi 2000 addetti e 800 lavoratori stagionali.
Il progetto della Contship - prevede una movimentazione di 8oo mila containers nellarco di due mesi con un attività destinata a trasformare il porto di Gioia tauroin punto internodale e scalo di interscambio per il traffico con il resto dEuropa.
Sulle nostre spiagge cemento al posto della sabbia
I porti nella Regione, compresi quelli ancora in costruzione sono: Cetraro, Belvedere, Amantea, Diamante, Gizzeria, Pizzo, Vibo, Villa S.Giovanni,Gioia Tauro, Tropea, Palmi e Scilla sul Tirreno, , Reggio, Bava Marina, Marina di Caulonia, Catanzaro Marina, Crotone, Corigliano, Cirò, Sibari, Laghi di Sibari e Trebisacce nello Jonio.
"Centro Nautico laghi di Sibari"
Nel supplemento al n. 63-1986 del mensile AD appariva a pag. 104 questa pubblicità. ". . . oggi la nuova Sibari più che mai ritorna a far parlare di se. Il suo fascino è un importante richiamo per chi vuole trascorrere le vacanze in relax, al sole, al mare e con la possibilità di approdare con la propria barca nella darsena di fronte casa. Raggiungibile via terra; ai laghi di Sibari il turista preferisce arrivare in barca. Un sistema di porte pinciane permette alle imbarcazioni provenienti dal mare l'eccesso alle darsene e al centro nautico, unico in Italia è tra i più attrezzati del Mediterraneo, con un cantiere navale all'avanguardia per ogni tipo di lavoro quale rimessaggio, armamento.
L'approdo turistico di Paola è in via di finanziamento per circa 60 miliardi.
A pochi chilometri è sorto in pochi mesi un aborto di porto nel comune di Amantea con un finanziamento di 6 miliardi da parte della regione. Tutta la fascia fra Paola e Amantea è interessata da un grave fenomeno erosivo che ha visto scomparire un intera spiaggia nel comune di San Lucido. Il porto di Cetraro: lavori in corso da più di trent'anni Quando iniziarono a costruirlo eravamo ancora dei ragazzi. Il finanziamento stanziato a suo tempo, 30 anni fa era di 24 miliardi, ma non sono stati sufficienti .Il porto è incompleto: con le mareggiate si insabbia, diventa inagibile e le attività deglI operatori della pesca si bloccano. L'intervento di rimozione della sabbia ha un costo di circa 300 milioni.
Bova Marina: persi i finanziamenti per il completamento del porto
Il finanziamento è stato perso dalla Regione Calabria e il Comune è deciso ad andare fino in fondo alla ricerca dei responsabili . I lavori erano già iniziati. Invece del porto cè un moncone di molo e sulla spiaggia enormi massi di cemento depositati dalla ditta costruttrice. Una iniziativa che ha provocato solo danni. Il paese, che vive di turismo, rischia di perdere anche la spiaggia come hanno preannunciato recenti mareggiate
Caulonia spiaggia "rubata" è colpa del porto . Marina di Caulonia aveva fino a qualche anno fa la spiaggia più ampia della Calabria, i marosi di questo inverno le hanno dato il colpo definitivo abbattendo pure il muro costruito tre anni fa a protezione del lungomare e per il quale la magistratura di Locri ha emesso 24 avvisi di garanzia a politici locali, impresari, costruttori e tecnici.
I marosi hanno ridotto la spiaggia e cancellato la parte nord del lungomare. Il tratto finale della rete fognaria è stato annullato e circa 500 persone che abitano tra la ferrovia e il mare vivono nel terrone. Nella stessa zona sono ubicati un deposito commerciale, un camping, due ristoranti, un albergo e un centro riabilitazione per portatori di handicap.
Il porto, costruito tra Marina di Caulonia e Roccella lonica, è sul banco degli imputati. A Caulonia ne sono convinti. Il mare ha sempre "rubato" la spiaggia, ma tornata la bonaccia l'ha poi restituita, Il porto è stato costruito non nella terra ferma, ma proiettando le sue strutture all'interno delle acque marine non tenendo conto delle correnti. In paese si sono rivolti agli organi competenti regionali, ma non hanno ottenuto nessuna risposta. La spiaggia - sostengono a Caulonia - ha cominciato a ridursi dopo la costruzione del porto, soprattutto quando le correnti si muovono in direzione nord-sud, da Catanzaro verso Reggio Calabria La sabbia viene sospinta fino allo sbarramento artificiale di Roccella e lì si deposita. Quando le correnti hanno direzione inversa è lo stesso sbarramento che non consente alla sabbia di ritornare nel luogo di partenza.
A Caulonia chiedono che la Regione intervenga e in fretta prima che il mare aggredisca le abitazioni. Il consiglio comunale è ricorso alla magistratura. Qualcuno ha anche suggerito la costruzione di un cavalcavia tra la ferrovia e il mare o, comunque, che si metta in atto un piano regolatore che tenda conto di ciò che si è verificato.
Sul porto di Diamante vedi articoli su pagina Il grilloparlante
Siamo a Paola per parlare con Rosario Madaffari, geologo e responsabile per il WWF del settore Erosione e portualità e cercare di capire meglio le motivazioni dellopposizione da parte dellassociazione ambientalista alla costruzione dei porti nel Tirreno cosentino.
D: Nei programmi della Regione Calabria la voce turismo occupa uno spazio considerevole e con esso tutte quelle iniziative infrastrutturali strettamente collegate, tra queste rientrano senz'altro i porti turistici. Nel dare corso a questo tipo di linea programmatica l'Amministrazione comunale di Paola ha ormai da tempo fatto redigere un dettagliato progetto per la realizzazione di un approdo turistico da destinare alla nautica di diporto. Sulla questione, strettamente legate ad altre iniziative analoghe - vedi porto Turistico di Amantea e al più ampio discorso dell'erosione costiera, si è più volte detto e scritto. Ma rimanendo ancora nel caso specifico, qual è la posizione del WWF in merito all'inserimento di quest'opera in un ambiente costiero già seriamente compromesso ? Da cosa può derivare quest'attuale "necessità" della costruzione del porto?
R: In gioco ci sono molti fattori: le aspettative del Comune che nella creazione del porto vede un grande vantaggio turistico - economico", l'eventuale interesse di consorzi e società sugli appalti, le pressioni delle imprese costruttrici, ecc
D: Si tratta di una scelta economicamente corretta?
R: Non sarebbe compito nostro, che rappresentiamo il mondo ambientalista, rispondere a questa domanda, tuttavia possiamo dire che l'impegno di spesa previsto per realizzare il porto di Paola supera i 51 miliardi di lire, che siano troppi o pochi non è facile stabilirlo, duole però considerare che, sicuramente, una cifra analoga da destinare magari ad un progetto di rinaturalizzazione di un tratto di costa non verrebbe mai stanziata. In ogni caso riteniamo che sarebbe più corretto stanziare i fondi destinati a tale comparto per rendere fruibili e sicuri i porti esistenti e intervenire per attenuare l'impatto ambientale dei medesimi.
D: Esiste una valutazione di impatto ambientale dell'opera ?
R: Si, per quanto possa essere un po' troppo generico esiste uno studio di questo tipo. E già tanto se si pensa che, purtroppo il Decreto 377/88 richiede le valutazioni soltanto per i porti commerciali ed il porto turistico, qualunque sia la sua dimensione, non ne è assoggettato con il rischio di creare strutture fortemente inquinanti e pericolose per l'integrità costiera.
D: Insomma, i porti turistici, come quello in progetto, provocano impatti ambientali?E di che tipo?
R: I porti turistici provocano eccome impatti ambientali e questi crescono con il crescere delle dimensioni e del numero di funzioni sciolte nell'ambito del porto turistico stesso. La loro tipologia dipende comunque, oltre che dal porto in quanto tale, dalle infrastrutture ricettive, sovrastrutture e servizi di cui si avvale il porto; un degrado enorme sia dal punto di vista paesaggistico, che per il grande fenomeno di erosione che si verrebbe inesorabilmente a creare lungo la costa, per non parlare dei rischi di distruzione delle residue praterie di Posidonia oceanica se il porto con le operazioni ad esso connesse vanno ad interferire con la delicata biologia di queste preziose formazioni vegetali.
D: Ecco, abbiamo or ora toccato il tasto più dolente: l'erosione costiera, da questo punto di vista la nostra costa e già sottoposta a tensioni considerevoli. L'inserimento di una struttura cosi costante che conseguenze potrebbe comportare sulle dinamiche del litorale ?
R: Questa domanda richiede una risposta alquanto articolata e all'apparenza "prolissa tuttavia essendo la questione più importante è bene che si dia un quadro completo. Vediamo innanzitutto che il progetto prevede la realizzazione di un porto del tipo "a bacino ricavato ciò in parte scavando nella terraferma ed in parte mediante opere aggettanti in mare . La più importante di queste e senz'altro il molo di sovrafluttoche, a completamento, raggiungerà la lunghezza di 800 metri circa. L'imboccatura sarà rivolta a sud. Com'è noto il trasporto solido longitudinale sulla costa tirrenica è prevalente da Nord a Sud. Siccome il molo sovraflutto intercetterà integralmente il materiale sottoposto alla deriva litoranea e che è stato valutato in 25000 metri cubi annui. Ciò significa che la spiaggia a Nord dell'opera subirà un progressivo avanzamento che i progettisti valutano in 65 metri dopo 2 anni ed in 150 metri dopo 11 anni. Dopo tale intervallo di tempo, senza provvedimento alcuno, i sedimenti si muoverebbero lungo il molo fino a raggiungere l'imboccatura. Il tratto a sud del porto è già "difeso" dai pennelli a "T realizzati dalle Ferrovie dello Stato. Tali opere hanno bloccato il flusso del trasporto solido e sembra che occorreranno almeno 25 anni affinchè, le celle si riempiano ripristinando il trasporto a sud,cioè oltre la zona di San Lucido. Tutto ciò qualora il porto non venga realizzato. In presenza dell'opera invece si rende necessario un sistema di by-pass che impedisce al materiale di accumularsi a ridosso del molo, privando così le celle del necessario rifornimento di sabbie e ghiaie ed aumentando i rischi di insabbiamento dell'imboccatura , del porto stesso. Un by-pass costituito da impianti fissi di pompaggio è da escludere a priori ,visti i costi di gestione abbastanza elevati, resta l'alternativa degli ordinari mezzi per il movimento terra, ivi compresi gli autocarri con i quali i materiali raccolti verrebbero scaricati a sud, ove se ne sente di più il bisogno. Ipotesi, belle ipotesi. Esperienze del genere in Italia sono praticate unicamente nel caso di qualche grande porto commerciale, nel caso di un porto turistico si avrebbero grossi impatti nella gestione delle risorse con conseguente perdita di competitività.
CI SONO ANCHE ENTI INUTILI
Ma non esistono solo opere inutili in Calabria, ma anche enti inutili. Si è fatto carico di controllare il lungo elenco la direttrice della rivista "Cantiere", Rosanna Grisolia, che attraverso il giornale ha lanciato un appello alla classe politica ed intellettuale calabrese perchè questi enti vengano definitivamente sciolti.
ARSSA (Agenzia regionale per lo sviluppo ed i servizi in agricoltura)istituita con legge regionale nel dicembre 93 avrebbe dovuto riformare il vecchio ente di sviluppo agricolo ,ESAC. Invece non è cambiato nulla. Le vecchie strutture costate centinaia di miliardi rimangono inutilizzate. Se si riuscisse a chiudere l'ARSSA continuando a pagare tutti gli stipendi ai dipendenti si risparmierebbero circa 30 miliardi all'anno.
CONSORZIO DI BONIFICA Sibari-Media valle del Crati. Attraverso questo ente sono state finanziate dighe ed invasi mai completati (vedi elenco precedente). Attualmenteil consorzio non riesce a pagare i dipendenti mentre sta pagando cifre superiori ai 100 miliardi per la progettazione di opere mai iniziate.
-FINCALABRIA. Società finanziaria della regione nata nel 1986 per consentire la partecipazione della stessa al capitale azionario di imprese calabresi in difficoltà. Nobile compito, ma dopo 13 anni non è stato realizzato nessun intervento di questo tipo. Pagano solo le indennità,tramite gli interessi, ai membri del consiglio d'amministrazione e del collegio sindacale.
-AFOR (azienda per le foreste regionali). Istituita con legge regionale nell'ottobre del 92 per sopprimere i 22 enti forestali calabresi, oggi gli enti operanti sono diventati 26 e circa 50 miliardi all'anno vengono spesi per tenerli in vita.
-APT(Aziende provinciali per il turismo), nel 96 la regione approva l'abolizione delle 5 APT regionali. Nasce l'Azienda regionale e si costituiscono 5 comitati con il compito di coordinare le aziende provinciali con quelle regionali.
Altri enti presi di mira da CANTIERE sono la TELCAL(consorzio telematico Calabria); il CUD(consorzio per 1'università a distanza). E così conclude l'inchiesta di Cantiere : basterebbe sciogliere questi enti e altri enti regionali per risparmiare 150 miliardi ogni anno senza licenziare i dipendenti.
Io aggiungo che se a questo risparmio si aggiungesse un registro regionale dove si dimostra l'UTILITÀ' dell'Opera prima ancora che venga finanziata si risparmierebbe ancora di più.
A cura di Francesco Cirillo e Ortenzio Longo
I mali della Calabria
le inchieste di cui nessuno parla
*IL SACCO DI SAN NICOLA ARCELLA
su uno dei più incantevoli luoghi della Calabria una colata di cemento
I pirati bisertini, guidati dal terribile Dragut Rays, dagli inizi del 1500 fino al 1560 , attraverso le loro incursioni , fecero meno danni nel territorio di San Nicola di quanto , i nuovi pirati, questa volta italiani, stanno facendo oggi. La torre di guardia, detta di San Nicola, posta su un bellissimo promontorio fece un ottimo lavoro. Grazie alla sua posizione strategica in cui era stata sapientemente costruita dai normanni, avvistava in tempo l’arrivo dei pirati dal sud e aveva il tempo il torreggiano di avvertire gli abitanti del luogo, i quali ben armati si mostravano coraggiosi alle navi pirati, che preferivano allontanarsi. Lo stesso non avviene oggi . Nella torre non abita nessun torreggiano e nessuno avverte del pericolo imminente quando squadre di nuovi pirati armati di ruspe, betoniere, gru e forti di colate di cemento inarrestabili, fanno scempio di un territorio rimasto incontaminato per millenni. Anzi i nuovi pirati, a differenza di quelli vecchi, che non trovarono mai collaboratori sul territorio, hanno sempre trovato, sindaci, assessori, soprintendenti, segretari di partito, portaborse, ministri, consiglieri regionali e provinciali, ben disposti ad approvare delibere ad hoc per nuovi alberghi, leggi speciali da aggirare, cavilli burocratici per attirare nuovi finanziamenti per opere mai terminate. San Nicola è un esempio lampante di quanto premesso e di quanto avviene su tutto il territorio calabrese.
San Nicola è come una bella ragazza, adagiata su uno scoglio a prendere il sole . C’è chi vorrebbe conoscerla per amarla, portarla a ballare, scriverle belle poesie. C’è chi invece vorrebbe averla per se, impossessarsene, ed al suo rifiuto violentarla. Le bellezze particolari di cui gode San Nicola Arcella fanno sì che gli interessi di speculatori vi si avventino. Le calette particolari, l’acqua azzurra unica nella costa, gli scogli, le grotte, le collinette a discesa fino alla spiaggia, vorrebbero restare tali, per tutti, per dare beneficio a tutti . Ed invece c’è chi vuole tutto per sé ed al minimo rifiuto violenta le grotte entrandovi con piroscafi a motore, distrugge le colline raspandole con le ruspe, sventra le montagne buttandovi cemento. Uno dei primi violenti interventi speculativi fu su un intera colina dove sorge un enorme albergo a forma di astronave, chiamato Hotel Bridge. Attorno all’enorme disco volante sorge un villaggio fatto di piccole abitazioni abbarbicato sulla collina. Un affare per gli imprenditori dell’epoca, ma fallimentare dal punto di vista della gestione. Non sembra a tutt’oggi che goda di buona salute, dopo una serie