LA MEMORIA

sugli
eccidi commessi da forze dellordine e fascisti
Baroni,
padroni ,pompieri, aspiranti dirigenti, topi di sezione, oscuri burocrati, gente
con la linea in tasca, forse fra qualche giorno ce ne andremo e proverete a
dimenticare tornando con : bacheche ,circolari, processo democratico, giornali,
delegati e mozioni (ma non rompete i coglioni). Direte : "era un fuoco
di paglia, unoscura marmaglia senza proposizioni " ( ma non rompete
i coglioni). Ma tutto questo non è stato invano, noi non dimentichiamo
Per il vostro potere fondato sulla merda, per il vostro squallore, odioso, sporco,
brutto
Pagherete caro,pagherete tutto.
Collettivo
Resa dei Conti
Se
pensate che manchi qualcosa scrivete a : cirillogrillo@libero.it
Con
il Comitato Carlo Giuliani avremmo intenzione di preparare un manifesto con
le foto di tutti i compagni assassinati dalla polizia e dai fascisti. Alcune
le abbiamo e sono anche in questa pagina, ma molte foto non le abbiamo . Potete
aiutarci ?
http://www.reti-invisibili.net/
1969
3 febbraio - FONDI (LT)
Migliaia di braccianti occupano per ore la sede
ferroviaria. Quando i manifestanti si dirigono verso il centro
della città la polizia interviene con violenza. Gli scontri si
susseguono fino a tarda notte.
27 febbraio ROMA -LA MORTE DI DOMENICO
CONGEDO
In tutta Italia è in corso una giornata di
lotta antimperialista. Il presidente americano Nixon giunge a
Roma. La violenza poliziesca, nel tentativo di arginare la
protesta, si scatena in tutta la città. Un gruppo di fascisti,
appoggiati dalla polizia, attacca con lanci di razzi la facoltà
di Magistero occupata. Il compagno anarchico Domenico Congedo
mentre cerca di sottrarsi all'assalto, precipita da una finestra
e rimane ucciso. Nel frattempo il corteo studentesco, partito
dall'Università occupata, viene duramente caricato dai
poliziotti. Gli scontri durano fino a tarda notte. Il
bilancio della giornata è di 300 arresti, un morto e decine di
feriti, alcuni dei quali gravissimi. Anche a Milano si hanno
violenti scontri nei pressi del Consolato USA tra dimostranti e
forze di polizia.
L'ECCIDIO DI
BATTIPAGLIA
9 aprile - BATTIPAGLIA (SA)
Le operaie del tabacchificio sono in sciopero
contro la minacciata chiusura della fabbrica. La polizia occupa
militarmente la città ponendola in stato d'assedio. Infuriano i
caroselli, i pestaggi e il furibondo lancio di candelotti
lacrimogeni. Due persone restano uccise: il tipografo Carmine
Citro di 19 anni viene colpito alla testa da un proiettile
sparato da agenti di P.S. e morirà un'ora dopo all'ospedale;
Teresa Ricciardi di 30 anni, insegnante in una scuola media di
Eboli, viene colpita da un proiettile mentre era affacciata alla
finestra di casa propria. La pallottola la colpisce in pieno
petto, spaccandole il cuore; 119 manifestanti vengono arrestati.
10 aprile- In tutta Italia il nuovo
eccidio poliziesco di Battipaglia provoca un'ondata di collera
popolare. 12 milioni di lavoratori entrano in sciopero. L'intera
provincia di Salerno rimane bloccata per 24 ore. Violentissime
cariche della polizia si verificano a Roma, Firenze e Milano. A
Battipaglia continuano le manifestazioni e gli scontri. Il
commissariato è assediato e dato alle fiamme insieme a diversi
mezzi della polizia.
BOMBE FASCISTE ALLA FIERA DI
MILANO 25 aprile MILANO
Mentre in tutta Italia si celebra la ricorrenza
del 25 aprile una serie di bombe ad alto potenziale esplodono al
padiglione Fiat della Fiera di Milano e alla stazione
ferroviaria, provocando una ventina di feriti. La polizia inizia
subito la caccia a sinistra arrestando gli anarchici Braschi,
Della Savia. Faccioli, Pulsinelli, i coniugi Corradini, i
comunisti del PCI Norscia e Mazzanti.Viene indiziato Feltrinelli. Le indagini sono
condotte da Calabresi, Allegra e Guida. I compagni risulteranno poi, tutti innocenti e
saranno scarcerati sette mesi dopo. Più tardi si saprà che
dietro agli attentati c'è un certo signor P. che "L'Observer",
rendendo pubblico un rapporto del servizio segreto greco,
identifica per il nazista Pino Rauti.
IL "PIANO T" 4
giugno
Mentre forti lotte popolari sono in corso in
tutto il Paese e alla Fiat proseguono gli scioperi, alle questure
e ai comandi dei Carabinieri viene consegnata una circolare
urgente riservata denominata "piano T" . Essa contiene
una lista di congedati della marina che possono essere mobilitati
in qualsiasi momento ed impiegati in funzione anti-sciopero.
Inoltre ai questori, ai capi degli uffici politici delle questure
e ai comandanti della "mobile" viene consegnata una
busta sigillata con l'ordine di aprirla solo per ordine del
ministero degli Interni. Un'altra circolare contiene indicazioni
per aggiornare gli schedari dei 'politici' e per intensificare i
controlli telefonici.
IL
PROCLAMA DEL GENERALE
19 giugno- PALERMO
II comandante militare della regione siciliana"generale
Giglio, minaccia con un incredibile comunicato di stroncare con
la forza delle truppe le imponenti lotte operaie in corso nella
città.
L'ESERCITO CONTRO I PASTORI
SARDI
23 giugno - ORGOSOLO (NU)
Para e carabinieri si scatenano contro i
pastori che da alcuni giorni occupano i pascoli per impedire che
vengano distrutti dalle manovre militari NATO. Il paese viene
accerchiato e la popolazione subisce un rastrellamento in massa.
Vengono tratti in arresto centinaia di abitanti. Chi impaurito,
si rifiuta di aprire ai para, vede abbattuta a colpi di mitra la
porta della propria casa.
BOMBE FASCISTE SUI TRENI
9 agosto - VARIE LOCALITÀ'
Dieci bombe rudimentali e di bassa potenza
esplodono su otto treni in viaggio in diverse località italiane,
provocando 12 feriti. Gli ordigni posti in vagoni di prima classe
erano collegati ad orologi da polso. Dopo gli attentati di Milano
del 25 aprile è questa la seconda provocazione in grande stile
organizzata dalla cellula fascista padovana di Preda a Ventura.
Per gli attentatori la polizia fa tré ipotesi: anarchici,
altoatesini, fascisti; ma nei giorni successivi indirizzerà le
indagini sempre più verso i gruppi di sinistra.
INIZIA
L'AUTUNNO CALDO
10 ottobre - TORINO - MILANO
Imponenti lotte operaie sono in corso in tutto
il Paese per i rinnovi contrattuali. A Torino i metalmeccanici in
sciopero sono 250.000. In tutti gli stabilimenti della Fiat si
svolgono assemblee e cortei interni: i dirigenti e gli impiegati
crumiri sono costretti ad uscire dagli uffici. La polizia carica
gli operai davanti alla fabbrica. La direzione dell'azienda, per
parte sua emette un minaccioso comunicato con cui avverte che
chiamerà sistematicamente la polizia ogni qualvolta gli operai
attueranno forme di lotta dura.Alla Pirelli di Milano la polizia cerca di
sfondare i picchetti operai nel tentativo di fare entrare i
crumiri. I sindacati intanto, condannano i metodi di lotta
violenti.
14 ottobre-MILANO
In tutti gli stabilimenti metalmeccanici della
provincia continuano gli scioperi articolati. La polizia carica
duramente gli operai della Fìat di corso Sempione.
15 ottobre - REGGIO CALABRIA
Nel corso di una manifestazione popolare lo
studente Spartaco Vadalà di 18 anni viene colpito ad un occhio
da un candelotto sparato dalla polizia da una distanza di 4 metri.
LUCCISIONE
DI CESARE PARDINI
27 ottobre - PISA
Manifestazione antifascista contro il regime
dei colonnelli greci. Gruppi sparsi di squadristi aggrediscono a
più riprese cittadini antifascisti isolati senza che la polizia
intervenga. Quest'ultima si fa viva solo quando la popolazione,
sindaco in testa, decide di protestare energicamente. Le forze
dell'ordine attaccano un corteo di alcune migliaia di giovani che
si dirigono verso il quartiere di S.Martino. Gli scontri durano
fino a notte; lo studente universitario Cesare Pardini di
22anni viene ucciso da un candelotto lacrimogeno sparatogli
contro dalla polizia.
MORTE
DELL'AGENTE ANNARUMMA
19 novembre - MILANO
Sciopero generale nazionale per la casa. La
polizia attacca operai e attivisti sindacali al termine di una
manifestazione presso il teatro Lirico. Gli scontri si estendono
subito alla vicina università statale. Durante una delle
violente cariche della polizia, due gipponi della polizia si
scontrano quasi frontalmente e il conducente di uno dei due
mezzi, lagente di PS Antonio Annarumma, resta ucciso. Benché
la stampa borghese accetti senza riserve la versione ufficiale
secondo cui lagente sarebbe stato ucciso dai dimostranti,
esiste un film di un giornalista straniero in cui la scena dello
scontro è chiarissima. Cionostante il prendente Saragat parla di
assassinio e indica nei "rossi' i colpevoli. Il risultato
delle cariche dà anche 63 feriti e 19 arrestati.
"Verso la fine del film appariva questa
sequenza: un gippone isolato avanza contro mano in direzione di
Largo Augusto, con le ruote di sinistra in bilico sul marciapiede.
Ridiscendendo sulla strada l'automezzo ha uno sbandamento. Il
berretto a visiera cala sugli occhi dell'autista che cerca di
liberarsene scuotendo il capo. In quel momento una jeep gli
taglia la strada. Nello scontro l'autista del gippone viene
proiettato in avanti e sbatte violentemente la testa contro il
parabrezza, poi ricade sul sedile esanime, abbandona il suo capo
sulla spalla. (...) La ferita mortale di Annarumma è stata
prodotte dalla guida di ferro sporgente che si trova al lato
dell'intelaiatura del vetro". (Da: AA.VV. - La strage di
Stato - ed. Samonà e Savelli, 1971, p. 28).
LA CONDANNA
DI TOLIN
1dicembre - ROMA
II direttore del giornale 'Potere Operaio',
Francesco Tolin, viene condannato a 1 anno e 5 mesi di reclusione.
Tolin era stato arrestato il 25 novembre sotto l'accusa di "istigazione
degli operai alla rivolta contro lo Stato ed in particolare degli
operai della Fiat a danneggiare detto complesso" e per
Violenza privata, resistenza alla forza pubblica, sequestro di
persona, danneggiamento alla fabbrica". Il Pubblico
Ministero, Occorsio, aveva chiesto due anni, affermando che
"la sentenza sarebbe esemplare per i gruppi minoritari che
professalo idee rivoluzionarie al di fuori dei partiti e contro
le stesse organizzazioni sindacali".
6 dicembre
11 giornale inglese *Guardian* pubblica un
rapporto segreto del servizio di spionaggio da cui si apprende
che un certo signor "P" (individuato per Pino Rauti) ha
stretti contratti con i colonelli greci per organizzare un colpo
di Stato in Italia. Nell'operazione sarebbero implicati anche
alti ufficiali dell'esercito e dei carabinieri.
LA STRAGE DI
STATO
12 dicembre - MILANO - ROMA
Nella Banca Nazionale dell'Agricoltura di
Milano, in Piazza Fontana, alle ore 16,37 esplode una bomba che
devasta completamente il salone provocando morti e feriti tra il
pubblico presente in modo numeroso in quanto giorno di mercato.
E la strage. Il bilancio finale sarà di
sedici morti e ottantotto feriti. Quattordici persone muoiono
subito. Altre due moriranno il 25 dicembre e il 2 gennaio
successivo. Un'ora dopo lesplosione. in piazza della Scala,
nella Banca Commerciale, viene rinvenuta un'altra borsa
contenente una bomba che però fortunatamente non è esplosa. A
Roma, scoppiano due bombe all'altare della Patria e un'altra
esplode in un corridoio sotterraneo della Banca Nazionale del
Lavoro. Le bombe di Roma provocano diversi feriti. A Milano e in
tutta Italia, sotto la direzione del Ministro degli Interni,
scatta la caccia agli attentatori. Le indagini vengono subito
orientale verso sinistra e in particolare negli ambienti
anarchici. Viene effettuata una perquisizione a tappeto nelle
sedi e nelle abitazioni degli extraparlamentari di sinistra.
Tutte le manifestazioni politiche sono vietate. Il PCI condanna
la violenza ma assume una posizione ambigua, lasciando spazio
alla tesi che a compiere la strage possano essere stati
estremisti di sinistra irresponsabili.
Sul libro edito da Samonà e Savelli
"La strage di stato" tutta la controinchiesta.
PINELLI
"SUICIDATO"
15 dicembre- MILANO
Vengono fermati Pietro Valpreda e
Giuseppe Piselli, entrambi anarchici. Il primo sulla porta del
giudice Amati, il secondo dopo diverse ore di 'interrogatori' in
una stanza della questura dove sono presenti: il commissario di
PS Luigi Calabresi, il commissario di PS Antonio Allegra, il
brigadiere Carlo Mainardi, gli agenti Pietro Mucilli, Vito
Panessa e Giuseppe Caracuta e, presenta insolita in questura, il
tenente Sabino Lo Grano. Pinelli viene torturato affinchè
confessi di essere implicato negli attentati, ma. innocente
resiste e difende anche l'amico Valpreda. A questo punto viene
eliminato. Dopo essere stato colpito probabilmente con un colpo
di karaté "precipita" dal quarto piano della questura.
La versione ufficiale parlò subito di suicidio ma diverse
perizie successive hanno, accertato che Pinelli è stato ucciso.
Il testimone de "La notte che Pinelli"
Angelo Pagliaro
6 febbraio 2009
Venerdì 30 gennaio (scorso, ndr), al tg 5 delle 13.00, il giornalista
Toni Capuozzo in collegamento dal Brasile, commenta le ultime
dichiarazioni del governo italiano circa la mancata estradizione di
Cesare Battisti, ex militante dei PAC (Proletari armati per il
comunismo), ed elenca i nomi di una serie di latitanti italiani che
abiterebbero ancora in Brasile tra cui l'anarchico Pasquale Valitutti.
"Lello" Valitutti da molti anni abita a Roma e partecipa, nonostante le
sue gravi condizioni di salute, insieme a Licia Rognini, alle iniziative
in memoria dell'amico e compagno Pino Pinelli. Citato più volte
nell'ultimo libro di Adriano Sofri (La notte che Pinelli, Sellerio
editore) Valitutti è, tra i numerosi militanti anarchici fermati,
l'unico testimone ancora in vita di quella drammatica notte del 15
dicembre 1969 quando, dalla finestra del quarto piano della questura di
Milano, venne "suicidato" Pinelli. Valitutti racconta così, il 18 marzo
2004, nel corso dell'iniziativa "verità e giustizia" promossa dal
circolo anarchico milanese "Ponte della Ghisolfa" e dal Centro Sociale
Leoncavallo, la sua verità: "Da questo corridoio passano, portando Pino,
Calabresi e gli altri, e vanno nella stanza vicino. Chi dice che
Calabresi non era in quella stanza sta mentendo, nel più spudorato dei
modi. Calabresi è entrato in quella stanza, è entrato insieme agli
altri, nessuno è più uscito. Io ve l'assicuro, era notte fonda, c'era un
silenzio incredibile, qualunque passo, qualunque rumore rimbombava, era
impossibile sbagliarsi, lui era in quella stanza. Dopo circa un'ora che
lui era in quella stanza, che c'era Pino in quella stanza, che non avevo
sentito nulla, quindi saranno state le 11 e mezzo, grosso modo, in
quella stanza succede qualcosa che io ho sempre descritto nel modo più
oggettivo, più serio, scrupoloso, dei rumori, un trambusto, come una
rissa, come se si rovesciassero dei mobili, delle sedie, delle voci
concitate".
Il racconto che fa Valitutti di quella sera è sempre lo
stesso. Negli ultimi 39 anni non è mai cambiato di una virgola, al
contrario delle versioni riferite ai magistrati dalla maggior parte
degli altri testimoni presenti nella stanza che hanno cambiato più volte
versione, mettendo in discussione persino il rapporto firmato dal
Commissario Capo di P.S. Dr. Allegra, redatto lo stesso giorno della
tragedia e riportato integralmente da Adriano Sofri alle pagine 85 e 86
del suo libro. Un'altra volta, e precisamente nel 2002, Valitutti è
stato chiamato in ballo in modo errato. Questa volta non a causa di una
svista di un giornalista inviato in Brasile, ma dal giudice Gerardo
D'Ambrosio, (all'epoca dei fatti titolare dell'inchiesta) che in
un'intervista al settimanale del Corriere della Sera, "Sette",
rispondendo ad una domanda del giornalista ha dichiarato testualmente:
"poi, ottenni un'altra prova sull'innocenza di Calabresi". Quale?
domanda il giornalista. "La testimonianza di uno degli anarchici
fermati, Pasquale Valitutti: aveva visto Calabresi uscire dalla stanza
prima che Pinelli cadesse". La risposta di Valitutti fu immediata. In
una lettera scritta all'allora direttore del quotidiano "Liberazione",
Sandro Curzi, pubblicata in data 17 Maggio 2002 dichiarò: " Caro
Direttore, leggo su "Sette", settimanale del "Corriere della Sera" in
edicola oggi, un servizio che rievoca la vicenda Calabresi a trent'anni
dall'omicidio del commissario, con un'intervista al procuratore di
Milano Gerardo D'Ambrosio che mi chiama personalmente in causa. Vedo,
ancora una volta, distorta la verità. Io sono l'anarchico Pasquale
Valitutti e ho sempre sostenuto il contrario. Lo ripeto a lei oggi:
Calabresi era nella stanza al momento della caduta di Pinelli. Se tutto
è ormai chiaro, come dicono, perché continuare a mentire in questo modo
vergognoso sulla mia testimonianza? Io sono ormai stanco, malato e fuori
da qualsiasi gioco. Ma alla verità non sono disposto a rinunciare". "La
memoria può tradire chiunque - afferma Sofri a pag. 87 del suo recente
libro - ma l'inversione dei ricordi di D'Ambrosio deve almeno avvertire
a non alzare troppo leggermente le spalle di fronte alla testimonianza
di Valitutti. Se alla sua memoria tradita la testimonianza scagionatrice
di Valitutti appare così importante, dev'esserlo un po' anche nella sua
versione autentica. Tutte le testimonianze successive alla morte di
Pinelli vanno considerate con una misura in più di cautela. E' così per
Valitutti, o per le persone amiche che riferiscono delle minacce che
Pinelli avrebbe ricevuto da Calabresi e Allegra. Tuttavia la cautela non
può significare una liquidazione di queste testimonianze, come se
fossero meno attendibili di quelle della polizia - anche loro regolate
sul fatto che intanto Pinelli è morto". Nel libro di Sofri vi sono molte
suggestioni, tra verità storiche e giudiziarie, ipotesi giornalistiche e
analisi politiche emergono alcuni dati incontestabili che occorre per
amore di verità ricordare: in quei giorni i diritti democratici furono
di fatto sospesi. I "fermati" vennero trattenuti oltre i termini di
legge, nessun magistrato venne avvertito del fermo entro le 48 ore. Alla
famiglia Pinelli ed ai suoi legali e periti non fu permesso di assistere
all'autopsia.
Bruno Vespa in una trasmissione televisiva ricordando le vittime del
terrorismo dimenticò di citare Pinelli, e fu proprio Adriano Sofri che
lo fece rilevare immediatamente e sottolineò, con altrettanta chiarezza,
che in tutti questi anni mai nessuna autorità dello Stato si è premurata
di bussare alla porta della famiglia Pinelli per chiedere semplicemente
se Licia e le sue due bambine Silvia e Claudia avessero bisogno di
qualcosa. E' proprio vero, in una bellissima canzone dal titolo "Avec le
temps", Leo Ferrè racconta che con il tempo tutto si dimentica "non
ricordi più il viso non ricordi la voce, quando il cuore ormai tace a
che serve cercare". Ma il cuore di molti non tace, l'unico testimone
vivente, in tutti questi anni, è diventato plurale e sono adesso in
tanti a chiedere a chi era in quella stanza di parlare, di dire la
verità sulla morte del ferroviere anarchico.
16 dicembre-MILANO
Viene reso noto uffìcialmente l'arresto di
Pietro Valpreda. Si procede anche all emissione dei mandati
di cattura contro Roberto Gargamelli, Roberto Mander. Emilio
Borghese e Mario Merlino, accusati insieme a Valpreda di essere
gli autori della strage.
Gli anarchici sono tutti mèmbri del circolo
"22 marzo". Il Merlino è un fascista già appartenente
ad 'Ordine Nuovo' e in contatto con il regime dei colonnelli greci.
Intanto a Padova si è già avuta la testimonianza di una
commessa sull'acquisto delle borse della strage da parte del
fascista Freda, ma il verbale non viene inviato a Milano. Due
giorni più tardi si avrà la prima deposizione del DC Lorenzon
sulle responsabilità del fascista Ventura nella strage. Ma
l'unica pista che la polizia segue è quella degli anarchici.
All'arresto di Freda e Ventura si arriverà solo nell'aprile del
1971, ad opera del giudice Stiz di Treviso.
1970
21 gennaio - MILANO
Il Movimento Studentesco organizza una
manifestazione contro la repressione che si conclude con duri
scontri con la polizia II giorno seguente si svolge come risposta
alle cariche delle forze dell'ordine una nuova imponente
manifestazione alla quale partecipano militanti del M S , dei
diversi gruppi extraparlamentari e anche esponenti del PCI.
18 aprile-MILANO
E indetta a Piazza Santo Stefano, una
manifestazione antimperialista per protestare contro l'imminente
invasione americana della Cambogia La manifestazione viene
vietata e i dimostranti caricati dalla polizia Violenti scontri
si verificano intorno alla università statale
Primavera
Viene documentato che nel corso delle lotte
operaie dell "autunno caldo" la magistratura ha
denunciato 13. 903 militanti per reati politici e
sindacali. Le denunce riguardano lavoratori, sindacalisti e
studenti .Circa 4 000 di esse a riferiscono a lavoratori agricoli
e oltre 2000 a metalmeccanici . In data 27 gennaio il Ministro
dell'Interno Restivo, aveva dichiarato al Senato, che , in ordine
alle agitazioni sindacali, erano state effettuate nei mesi di
settembre novembre 1969 , 6. 907 denunce e altre 1489
nel mese di dicembre . I reati contestati ammontavano in totale a 14
036 e, m particolare 235 denunce per lesioni personali, 179
per devastazione e saccheggio, 4 per sequestro di persona, 124
per detenzione abusiva di armi da guerra e comuni o di esplosivo
e di intimidazione con uso di materiale esplodenti 1712 per
violenza privata, 1.610 per blocco ferroviario, 29 per attentati
alla sicurezza dei trasporti, 3 325 per invasione arbitraria di
aziende, terreni ed edifìci pubblici, 1 376 per interruzione di
pubblico servizio
LA RIVOLTA DI REGGIO
CALABRIA:
IL PRIMO
UCCISO E' LABATE
15 luglio REGGIO CALABRIA
II governo Rumor si è dimesso alla vigilia
dello sciopero generale per la casa indetto dai sindacati Scoppia
intanto la rivolta di Reggio che prende spunto dalle polemiche
sulla designazione della città che dovrà essere sede del
consiglio regionale. Le agitazioni sono fomentate e dirette dai
fascisti che riescono ad inserirsi nella rabbia popolare per la
grave situazione economica m cui versa l'intera zona. In vari punti della città e all'imbocco delle
strade statali vengono erette barricate, dopo le cariche della
polizia che il giorno precedente aveva disperso la folla
radunatasi davanti la prefettura. Duri scontri si verificano tra
polizia e dimostranti .Il ferroviere Bruno Labate di 46
anni (iscritto allo SFI-CGIL) viene raccolto morente al termine
di una violenta carica poliziesca L'autopsia indica la causa
della morte nelle gravi lesioni toraciche riportate per
schiacciamento
22 luglio GIOIA TAURO (RC)
Attentato dinamitardo al 'treno del sole' che
deraglia provocando la morte di 6 passeggeri e il
ferimento di altri 50
MORIRE
A POZZUOLI
25 luglio - PRAIANO (SA)
Nella notte la polizia la irruzione nella casa
di William Berger e di sua moglie Carol Lobravico, attrice
del Living Theatre. Motivo della perquisizione "sospetta
presenza di droga". La "droga" trovata consiste in 0,9
grammi di hashisc che notoriamente fa meno male del tabacco e
meno ancora dell'alcool. Per questo Carol viene rinchiusa nel
carcere di Poggioreale e poi nel manicomio criminale di Pozzuoli,
dove morirà il 5 settembre. Malata di epatite virale, aveva
chiesto con insistenza che la curassero, ma inutilmente
15 agosto - PORTO MARGHERA (VE)
La polizia spara .Numerosi i feriti di cui uno
gravissimo .I sindacati CGIL-CISL-UIL chiedono il disarmo della
polizia
14 settembre REGGIO
CALABRIA
Sciopero generale . Barricate nei noni di
Sbarre e Santa Caterina Sette colpi di pistola vengono esplosi
contro un reparto Celere che controlla l'ufficio postale della
ferrovia 12 persone risultano ferite, tra civili e agenti Vengono
operati 36 arresti
17 settembre - REGGIO CALABRIA
Violentissimi scontri tra polizia e dimostranti
Al none Pescatori un capo operaio dell'AMA viene ucciso con un
colpo di moschetto E' Angelo Campanella di 45 anni, padre
di sette figli Durante una fuga di poliziotti che tentano di
ripararsi dai colpi dei cecchini, il brigadiere Vincenzo
Curigliano muore stroncato da un collasso cardiocircolatorio
dovuto a schiacciamento di alcune costole
19 settembre-ROMA
Il ministro dell'Interno Restivo da un bilancio
della guerriglia di Reggio Calabria, dal 5 luglio al 15 settembre
19 giorni di sciopero generale, 25 cortei, 12 attentati
dinamitardi, 32 blocchi stradali, 14 ferroviari 2 portuali, 1
aeroportuale, 1 radiotelevisivo, 23 scontri con la polizia, 6
assalti alla prefettura, 4 alla questura, 283 persone fermate,
426 denunciate in stato di arresto o a piede libero, 191
feriti tra la polizia, 37 tra i civili, 3 morti di cui 2 civili e
un militare PS.
IL
"GOLPE" BORGHESE
7 dicembre - ROMA
Junio Valerio Borghese a capo dei suoi
congiurati fascisti penetra fin dentro il ministero degli Interni
per occuparlo Doveva essere il via al colpo di Stato Invece,
improvvisamente, viene dato il contrordine Qualcosa, ad alto
livello, non ha funzionato. Le indagini successive, e quelle
relative al complotto della 'Rosa dei Venti' portano all'arresto
del generale Vito Miceli, già capo per tre anni dell'USPA,
l'Ufficio di Sicurezza del Patto Atlantico, e per quattro anni
del S I D
UCCISIONE
DI SAVERIO SALTARELLI
12 dicembre- MILANO
Primo anniversario della strage di Stato L'università statale
e presidiata dagli studenti per difenderla dai fascisti che avevano annunciato
provocazioni . Polizia e carabinieri caricano alle spalle un corteo di anarchici
che avevano preso parte ad una manifestazione contro il processo Burgos .Gli
anarchici si rifugiano all'università. Le cariche poliziesche proseguono e si
estendono anche contro i picchetti del movimento studentesco .Nel corso degli
scontri in Via Larga lo studente Saverio Saltarelli, di 23 anni, viene
ucciso da un candelotto lacrimogeno sparato ad altezza d'uomo quel giorno infatti,
il tiro a segno venne praticato largamente sia dalla PS che dai carabinieri
e ciò e testimoniato sia da numerose persone che da documenti fotografici.
Per l'uccisione di Saltarelli verranno successivamente incriminati
l'ufficiale di PS che comandava il reparto, cioè il capitano Alberto Antonietti,
e i cinque agenti che avevano in dotazione i tromboncini da uno dei quali e
stato sparato il candelotto omicida. Dirà in proposito
il Ministro degli Interni "La polizia è stata costretta ad intervenire
per difendere l'ordine e la legalità democratica gravemente offese da minoranze
estremiste" mentre il presidente Saragat. specializzato in telegrammi,
invia un messaggio alla famiglia di Saltarelli con cui si associa al "lutto
vostro e di tutti coloro che si sentono anch'essi colpiti dalle conseguenze
tragiche della violenza' dimenticando però di aggiungere "della polizia"
manca la foto
26 SETTEMBRE. ROMA
MUOIONO
GLI ANARCHICI CALABRESI
Muoiono in un "incidente stradale"
Franco Scordo,Gianni Aricò,Angelo Casile di Reggio Calabria,
Luigi Lo Celso di Cosenza e un ' imputata del processo Valpreda,
Mucky . Tutti erano anarchici e attivisti militanti in Calabria.
Due di essi, Casile e Aricò erano importanti testi a discarico
nell'istruttoria Valpreda. L'incidente -provocato dalla brusca
frenata di un camion che li precede- avviene alla stessa altezza
dove otto anni prima era morta in cicostanze analoghe,la moglie
di Junio Valerio Borghese. Gli autisti del camion erano due
fratelli dipendenti del principe nero . Il padre di Lo Celso ,
uno degli anarchici, aveva ricevuto, il giorno prima che il
figlio partisse, la telefonata di un agente PS, suo amico,che
sconsigliava di far partire il figlio.
Da poco in libreria trovate la loro
storia. Un controinchiesta firmata da Fabio Cuzzola.
" Cinque anarchici del sud" . Edizioni "Città del sole"
mancano le foto
1971
12 gennaio REGGIO CALABRIA
Stazione ferroviaria un gruppo di giovani
fascisti assalta un treno lanciando sassi contro gli occupanti
che sono agenti di PS i quali attendono di rientrare a Padova .Antonio
Belletti, del II Colere, ultimo di sette figli di una
famiglia contadina della Campania, viene colpito da un sasso e
riporta lo sfondamento della scatola cranica. Ricoverato
all'ospedale di Messina muore quattro giorni dopo
18 gennaio - TRENTO
Mancata strage davanti al tribunale per un
attentato organizzato dalla polizia Capo della squadra politica
di Trento e Saverio Molino, ex capo dell'ufficio politico di
Padova
29 gennaio - MILANO
Una manifestazione della sinistra studentesca
viene vietata dalla questura il corteo e disperso dalla polizia
con violente cariche Due dimostranti vengono arrestati
20 gennaio - REGGIO CALABRIA Scontri con
la polizia e attentati fascisti contro alcuni dirigenti del PCI
LA POLIZIA
CONQUISTA LA CASA DELLO STUDENTE
2 febbraio - ROMA
Alle 13,30 circa alcune centinaia di poliziotti
e di carabinieri irrompono nella 'Casa dello Studente' m Via De
Lollis, sparando numerose bombe lacrimogene (molte delle quali ad
involucro metallico) spesso ad altezza d'uomo e infierendo con
violenza su persone e cose Numerosi colpi di pistola vengono
sparati dai poliziotti all'interno dell'edificio verso gli
studenti che cercano scampo all'assalto Molte porte vengono
sfondate con il calcio dei moschetti Vengono rotte tutte le
vetrate davanti alle quali gli agenti si trovano a passare, e ciò
senza lacuna ragione Le stanze di molti studenti sono
letteralmente devastate I libri gettati nei gabinetti e dalle
finestre Tutti gli studenti e i dipendenti che si trovano nella
'casa' vengono ferocemente malmenati ed è anche impedito di
portare soccorso ai feriti
3 febbraio - REGGIO CALABRIA
Gravi scontri fra dimostranti e polizia Gli
agenti sparano candelotti lacrimogeni ad altezza d'uomo II
dentista Angelo Pugliatti ha la volta cranica fratturata e il
giovane Lorenzo Guttuso un braccio spaccato Ambedue vengono
colpiti dallo stesso ordigno poliziesco
3 Febbraio- REGGIO CALABRIA
Nel corso di una manifestazione sindacale
vengono lanciate sul corteo due bombe che uccidono l'operaio Malacaria
10 febbraio -REGGIO CALABRIA
Nel corso di una dimostrazione la polizia spara
ancora candelotti lacrimogeni. Il sedicenne Vincenzo Doldo viene
colpito in piena faccia e ha la mandibola e la base cranica
fratturata, Francesca Bavuscia riporta la doppia frattura
dell'omero.
16 febbraio - REGGIO CALABRIA
Scontri con la polizia un uomo resta ferito
all'interno della sua stessa abitazione La polizia nega di aver
fatto uso delle armi da fuoco Un cecchino spaia alcuni colpi di
pistola e un agente PS risponde sparando in aria con il mitra.
23 febbraio - MILANO
Sgombero forzato di alcune case occupate
abusivamente da famiglie di senzatetto 2.000 fra poliziotti e
carabinieri invadono il quartiere armati di tutto punto e con
cani al guinzaglio La pnma canea la effettuano 600 agenti al
comando del vice-questore Vittoria. Massiccio uso di candelotti
lacrimogeni, poi irruzione in massa negli stabili all'interno dei
quali vi sono 200 persone con un centinaio di bambini. Il
pestaggio è bestiale. Un bambino ha la testa rotta, un altro il
braccio fratturato . La rabbia cresce e si hanno feriti anche da
parte degli agenti. 66 persone vengono fermate e 25 arrestate.
19 aprile-MILANO
I fascisti scatenano una guerriglia perchè la
questura ha vietato una manifestazione anticomunista La polizia
lancia candelotti lacrimogeni uno dei quali colpisce al torace
Maria Grazia Venturi spaccandole tré costole Viene ferito pure
l'operaio Giuseppe Riontino.
MORTE DI
MASSIMILIANO , FIGLIO DI BARACCATI
3 giugno - MILANO
4000 agenti di polizia sgomberano le case
occupate di Via Tibaldi L'aggressione poliziesca è bestiale La
polizia spara all'impazzata camiciotti lacrimogeni. Un bambino di
appena sette mesi, Massimiliano Ferretti, malato di cuore
ed affetto da bronchite, viene colpito dai gas lacrimogeni.
Ricoverato alla clinica Mangiagalli cessa di vivere. Il padre di
Massimiliano, ricercato dalla polizia per furto, deve subire
l'onta di nascondersi, come se il criminale fosse lui, mentre il
potere gli ha ammazzato il figlio
8 giugno- MILANO
Spettacolo del complesso musicale americano '
Chicago" all'Arena. Chi non trova posto cerca di entrare lo
stesso La polizia carica i giovani sparando numerosi candelotti
lacrimogeni.
Giorgio Ridolfi. di 21 anni, viene colpito da
un candelotto lacrimogeno e riporta una gravissima frattura
occipitale.
13 giugno- PALERMO
Una pattuglia di polizia spara alle spalle di
un militante del PRI che attaccava manifesti elettorali dopo lorario
consentito' .L'uomo resta ucciso sul colpo.
29 giugno - MILANO
Un gruppo di baraccati, scacciati dalla polizia
dalle case di Via Tibaldi, viene ospitato presso la facoltà di
Architettura. Intervengono di nuovo le forze dell'ordine che dopo
violenti scontri sgomberano l'università. L'intera zona della
città studi resterà occupata dalla polizia fino alla chiusura
estiva
22 settembre- REGGIO
CALABRIA
Le forze dell'ordine caricano i dimostranti e
feriscono al torace con un candelotto lacrimogeno Carmelo Siilo,
di 14 anni Polizia e carabinieri fanno uso anche delle armi da
fuoco il giovane Carmelo Jaconi, che si trova dentro un
negozio, viene colpito da un colpo di rivoltella che gli trapassa
il cuore
1° ottobre
MERIDIONE
Gigantesca operazione di ordine pubblico nel
sud 12 000 carabinieri della III divisione Ogaden di Napoli, con
elicotteri, motovedette e cani, mettono sotto controllo militare
sette regioni Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Calabria,
Lucania e Sicilia Risultato 408 arresti, 4 672 denunce, 32 348
contravvenzioni
21 ottobre - TORINO
Protesta di poliziotti Una settantina di agenti
di PS lasciano la caserma di via Veglia per effettuare una marcia
silenziosa Dopo aver percorso le vie del centro si recano a
protestare sotto la prefettura, dove sostano La repressione non
tarda ad arrivare Due agenti vengono scelti tra i tanti e
accusati di essere i promotori della manifestazione Arrestati,
vengono rinchiusi nel carcere militare di Peschiera del Garda
Verranno poi condannati a 5 mesi e 10 giorni senza condizionale
per "concorso in sedizione aggravata"
3 novembre
CASTELLAMARE DI STABIA (NA)
Rivolta popolare Violentissimi scontri tra
polizia e operai II risultato delle cariche e di 30 feriti di cui
uno "morente" (non si e però saputo se e riuscito a
sopravvivere)
4 novembre - REGGIO
CALABRIA
Gaetano Rampicano di 16 anni è colpito alla
testa da un candelotto lacrimogeno sparato da un agente di PS
durante una canea contro disoccupati che protestano .II giovane
ha una frattura cranica e lo scoppio del bulbo dell'occhio destro
6 novembre - PISA
Nel quartiere proletario del Cep le forze
dell'ordine effettuano un odioso rastrellamento . Franco Serantini (che verrà poi ucciso dalla
polizia il 5 maggio 1972) viene aggredito dagli agenti ed è
liberato dalle donne del mercato rosso .Un altro compagno,
Daniele Sbrana, viene arrestato
24 dicembre - ROMA
Battuto il disegno di elezione di Fanfani alla
presidenza della Repubblica. E invece eletto Giovanni Leone
con i voti determinanti dei fascisti
1972
29 gennaio MILANO
La polizia attacca duramente un corteo di
studenti che, partito dall'università statale, si stava
dirigendo al palazzo di giustizia. Gli studenti intendevano
protestare contro l'arresto di Mario
Capanna, avvenuto due giorni prima, in
relazione ad un oscuro episodio di pestaggio di un sindacalista
cui il Movimento Studentesco aveva già espresso la propria
completa estraneità
23 febbraio - ROMA
Inizia il processo Valpreda .Cortei e
manifestazioni si svolgono in tutta Italia .A Roma scendono in
piazza 20 000 compagni nel corteo organizzato dal Comitato
nazionale di lotta contro la strage di stato
UCCISIONE
DEL PENSIONATO TAVECCHIO
11 marzo MILANO
In occasione del processo Valpreda alcuni
gruppi della sinistra extraparlamentare danno vita ad una
manifestazione antifascista .La parola d'ordine e "Valpreda
libero, contro la repressione, fuori i fascisti dalla citta".La
mobilitazione e diretta infatti anche contro una provocatoria
adunata annunciata dalla "maggioranza silenziosa" in
cui Almirante dovrà tenere un comizio .Il questore vieta la
manifestazione della sinistra .Violenti scontri si verificano tra
gli extraparlamentari e la polizia .Nelle cariche si distingue
particolarmente il II Celere di Padova .Un candelotto lacrimogeno
colpisce in pieno viso il pensionato Giuseppe Tavecchio.
di 60 anni Trasportato al policlinico, Tavecchio presenta "una
frattura cranico-facciale, arresto cardiorespiratono, cianosi
intensissima, stato di coma profondissimo" e morirà tre
giorni dopo. Durante gli scontri la polizia opera numerosi
arresti
UCCISIONE DI
FELTRINELLI
14 marzo - SEGRATE (MI)
Un altro anello va ad aggiungersi alla
strategia della tensione L'editore Giangiacomo Feltrinelli
viene trovato ucciso ai piedi di un traliccio dell'energia
elettrica. Da parte di molti settori della sinistra e di
esponenti del giornalismo democratico non si da credito alla tesi
della morte per "incidente" ma si afferma che
Feltrinelli è stato assassinato
ASSASSINIO DI FRANCO SERANTINI

5 maggio PISA
E' m corso la campagna elettorale per le elezioni politiche
nazionali anticipate E' noto che Pisa e una citta difficile sia per i fascisti
che per la DC Se poi c'è qualcuno che da fastidio al partito di Almirante a
pensa la polizia Questo è ciò che e accaduto a Pisa il giorno in cui doveva
parlare il federale del MS1 Giuseppe Niccolai. I giovani della sinistra
extraparlamentare, con alla testa gli anarchici e Lotta Continua, sono mobilitati
fin dal primo mattino per impedire la provocazione Le forze dell'ordine affluiscono
numerose e armate di tutto punto. Da Roma giunge il I raggruppamento Celere
di 800 uomini .Le cariche e i pestaggi sono violentissimi .Viene scatenata
una vera e propria caccia all'uomo. La polizia percuote a morte l'anarchico
Franco Serantini che cesserà di vivere in carcere, senza assistenza,
due giorni dopo
UCCISIONE
DEL COMMISSARIO CALABRESI
17 maggio MILANO
Mentre stava uscendo di casa per recarsi in
questura viene assassinato freddamente il commissario di P S
Luigi Calabresi, al centro delle responsabilità per la uccisione
di Pinelli .La polizia attribuisce subito l'assassinio di
Calabresi alla sinistra extraparlamentare. Ma successivamente, il
5 marzo 1974, la magistratura accuserà del crimine i fascisti
Gianni Nardi e Bruno Stefano
16 giugno- MILANO
I fascisti della cosiddetta 'maggioranza
silenziosa' indicono una manifestazione con l'obiettivo di
riconquistare la "Statale" . La dimostrazione, però,
viene vietata .Gli studenti presidiano l'università. Mentre sono
riuniti in assemblea ingenti forze di polizia circondano la
Statale agli ordini del questore Allitto Bonanno in persona che
urla "questa volta li facciamo fuori tutti", "ve
lo farò vedere chi sono io'. II violentissimo attacco poliziesco
si conclude con il fermo e il trasporto in questura di centinaia
di studenti. Molti i feriti colpiti da candelotti lacrimogeni.
Poteva essere una strage
7 luglio - SALERNO
Dopo una sene di provocazioni squadristiche
l'anarchico Giovanni Marini viene arrestato sotto l'accusa di
aver ucciso l'attivista del MSI Carlo Falvella.
29 settembre - TARANTO
Sciopero dei pescatori contro l'inquinamento
provocato dalle industrie Italsider, Shell e Cementir La polizia
canea i pescatori che hanno occupato il molo Come risposta
all'arresto di un compagno i pescatori attuano un blocco stradale
portando a secco le barche, riuscendo alla fine ad ottenerne la
liberazione
LA POLIZIA
UCCIDE IL FASCISTA BOCCACCIO
6 ottobre - RONCHI DEI LEGIONARI
Dirottamento aereo organizzato dal
gruppo di Ordine Nuovo del MSI di Udine Ivano Boccaccio
viene ucciso nella sparatoria con la polizia. Carlo
Cicuttmi e latitante Entrambi, con i fratelli Vinciguerra, erano
legati alla cellula fascista di Preda e Ventura
13 novembre - SARNO (NA)
12 compagni vengono arrestati per resistenza,
oltraggio e lesioni aggravate, incitamento all'odio tra le classi
. I compagni appartengono a Lotta Continua, al PCI e al Manifesto
. I proletari di Sarno chiedono la loro scarcerazione e la
espulsione del commissario Rega
14 novembre - ROMA
II Consiglio dei Ministri approva il disegno di
legge, presentato dal ministro degli Interni Rumor, sul fermo di
polizia e le perquisizioni indiscriminate Nella medesima seduta
viene presentata anche la legge per la libertà provvisoria in
caso di mandato di cattura obbligatorio
24 novembre LA SPEZIA
Violenti cariche della polizia contro gli
antifascisti per permettere ad Almirante di tenere un comizio .Diversi
compagni vengono fermati e denunciati, due arrestati.
24 novembre- MILANO
Un corteo di studenti medi viene duramente
caricato dalla polizia che spinge i giovani fino alla Statale la
quale viene poi invasa dagli agenti Seguono denunce e arresti
25 novembre - LINATE (MI)
Decine di operai aereoportuali vengono
aggrediti dalla polizia e percossi a manganellate e con i calci
dei fucili .Tre operai vengono arrestati
12 dicembre-MILANO
Violentissimi scontri fra polizia e dimostranti
nel terzo anniversario della strage di stato .Nelle vie della
città la guerriglia urbana dura diverse ore
IN LIBERTÀ'
VALPREDA E COMPAGNI
29 dicembre
Per effetto della entrata in vigore della
"legge Valpreda" vengono scarcerati dopo tre anni di
detenzione preventiva i compagni Valpreda, Gargamelli e Borghese.
Riacquista la libertà anche il provocatore fascista Mario
Merlino,
1973
22 gennaio - TORINO
Occupazione operaia della Lancia La polizia
canea i picchetti dei lavoratori per consentire agli impiegati di
entrare m fabbrica indisturbati Gli agenti sparano candelotti
lacrimogeni ad altezza d'uomo e alla distanza di dieci metri 3
operai vengono feriti, uno alle gambe, uno al fianco e l'altro
alla testa
UCCISIONE DI FRANCESCHI
23 gennaio - MILANO
Sciopero nazionale degli studenti La polizia interviene all'università
Bocconi Gli scontri divampano con una furia che fa temere una strage I poliziotti
(tra cui Gallo e Puglisi ) sparano all'impazzata con armi da fuoco. Cade colpito
a morte lo studente Roberto Franceschi, di 21 anni, militante della sinistra
extraparlamentare .La pallottola che lo uccide gli si conficca nella nuca .
L'omicidio di Franceschi e ammesso senza mezzi termini anche dalla polizia la
quale però afferma che l'agente di PS Gianni Gallo ha sparato in stato di semi-incoscienza.
Come dire che viene esclusa la premeditazione e l'assassinio si riduce a un
"incidente". Successivamente i legali della famiglia di Franceschi
chiederanno lincriminazione per omicidio volontario dei funzionari e agenti
di PS che hanno sparato
http://www.fondfranceschi.it/
manca la foto
12 febbraio-FORLI'
L'amministrazione comunale, di sinistra, nega
la piazza agli extraparlamentari .I compagni di Lotta Continua si
attestano ugualmente al centro della città. La polizia canea il
comizio quando questo è già stato dichiarato sciolto dagli
stessi promotori .Le cariche sono violentissime .Molti compagni
vengono picchiati brutalmente
UCCISIONE DI
CAPORALE
21 febbraio - NAPOLI
Manifestazione popolare della sinistra
studentesca .Un corteo di centinaia di compagni percorre le vie
della città .In coda al corteo sono i "comitati di lotta".
Polizia e carabinieri, agli ordini del vice-questore Olivieri,
attaccano i manifestanti. Le cariche sono furibonde .Le forze
dell'ordine danno luogo a pestaggi indiscriminati e fanno anche
largo uso dei candelotti lacrimogeni.
Uno di questi sparato ad altezza d'uomo, colpisce in pieno lo
studente Vincenzo Caporale di 19 anni, aderente al PCmI "lotta di
lunga durata" .Caporale, colpito alla testa, morirà l'indomani in ospedale
per emorragia cerebrale
manca la foto
11 aprile MILANO
Manifestazione del movimento studentesco per la
liberazione dei suoi dirigenti incarcerati .La questura vieta la
dimostrazione, in omaggio alla teoria degli "opposti
estremismi', dal momento che anche un comizio del fascista Ciccio
Franco era stato proibito .La polizia canea violentemente i
gruppi di studenti che, non ancora a conoscenza del divieto,
affluiscono in piazza Un carabiniere spara più colpi di pistola
ad altezza d'uomo. Un proiettile colpisce il compagno Andrea
Carlon di 18 anni ferendolo gravemente I carabinieri sparano
anche numerosi candelotti lacrimogeni, uno dei quali ferisce una
donna di 30 anni all'ottavo mese di gravidanza
I FASCISTI
UCCIDONO L'AGENTE MARINO
12 aprile -MILANO
Grande manifestazione di protesta per
l'aggressione poliziesca del giorno prima Aderiscono gli studenti
di tutte le scuole. La polizia interviene duramente contro i
picchetti al Beccarla e al Liceo Internazionale .In serata un
corteo di fascisti si scontra con le forze di polizia che
intendono scioglierlo m quanto non autorizzato dalla questura Gli
squadristi lanciano una bomba a mano che colpisce in pieno petto,
uccidendolo, l'agente di PS Antonio Marino Poche ore dopo
l'uccisione di Marino alcuni poliziotti m borghese assaltano una
sede del Movimento Studentesco. Il 22 giugno 1974 i fascisti Loi
e Murelli verranno rinviati a giudizio per concorso m strage
quali responsabili dell'assassinio dell'agente
IL ROGO DI
PRIMAVALLE
15 aprile-ROMA
Nella notte tra il 15 e il 16, poco dopo le tré,
la borgata di Pnmavalle viene svegliata dalle sirene dei pompieri
un incendio ha devastato l'appartamento di Mano Mattei,
segretario della locale sezione del MSI. Nel rogo muoiono due
figli del Mattei Virgilio di 20 anni e Stefano di 8 Dell'incendio
vengono accusati tré militanti di Potere Operaio Achille Lollo,
Marino davo e Manlio Grillo. Lollo è arrestato mentre gli altri
due compagni si rendono latitanti. La difesa sostiene che
l'attentato è stato attuato da fascisti in contrasto con Mattei
. La fascista Anna Schiavoncini dichiara "sono stati i
missini ad organizzare il rogo, Lollo non c'entra". Lollo
verrà assolto e scarcerato dopo una lunga detenzione
LA STRAGE DI
BERTOLI
17 maggio-MILANO
Nuova strage nella capitale lombarda .Nell'anniversario
della uccisione del commissario Calabresi si svolge nella
questura una cerimonia commemorativa . E presente il
ministro degli Interni Rumor . Al termine della cerimonia, mentre
numerose persone escono dalla questura, Gianfranco Bertoli lancia
una bomba a mano che uccide quattro persone e ne ferisce molte
altre Bertoli cercherà di farsi passare per anarchico ma le
indagini porteranno alla luce la sua matrice fascista e i legami
con gli ambienti reazionari internazionali
5 agosto - PESCHIERA DEL GARDA (VR)
Furioso pestaggio poliziesco, ad opera del II
Celere di Padova, contro i partecipanti alla annuale marcia
antimilitarista .Polizia e carabinieri, armati fino ai denti,
mettono m stato d'assedio la cittadina per impedire che i
dimostranti possano avvicinarsi al carcere militare dove sono
detenuti oltre duecento soldati L'assedio dura diversi giorni
durante i quali si susseguiranno, m un clima accesissimo, le
manifestazioni degli antimilitaristi
14 settembre - ROMA
Nella notte una decina di compagni del comitato
di lotta di Valmelaina sono intenti a scrivere sui muri contro il
regime militare dei fascisti cileni che alcuni giorni prima erano
saliti al potere con un sanguinoso colpo di stato. Due gazzelle
dei carabinieri intercettano il gruppo i militi aprono il fuoco
ad altezza d'uomo contro i compagni, esplodendo almeno 8 colpi
che solo per un caso non vanno a segno. Dopo la sparatoria i
carabinieri fermano due ragazzi del gruppo, uno dei quali viene
selvaggiamente picchiato, mentre un carabiniere gli punta l'arma
in bocca urlando "se ti muovi ti ammazzo"
1974
29 gennaio
Stato d'allarme nelle caserme italiane. I
soldati sono tenuti pronti per ogni evenienza. Si diffondono voci
di un possibile intervento autoritario delle forze armate . Il
ministro della Difesa Tanassi, in risposta alle numerose
interrogazioni presentate in Parlamento, fornisce giustificazioni
contraddittorie ed evasive
20 gennaio
Violenze ed aggressioni fasciste m tutta Italia
.A Roma un ordigno esplode alla stazione Termini A Catania un
ragazzo di 17 anni viene accoltellato al ventre. A Milano una
squadrista ferisce gravemente, con colpi di pistola al petto, lo
studente di sinistra Fabio Forni.
11 marzo NAPOLI: Per cause ancora
sconosciute si produce un esplosione in un appartamento in via
Consalvo. Muore Giuseppe Vitaliano Principe militante dei NAP.
ECCIDIO NEL
CARCERE
1O maggio - ALESSANDR1A
Sconfitto dall'attacco delle 'Brigate Rosse"
lo Stato cerca una riabilitazione dimostrando di saper reprimere
sanguinosamente chiunque gli si rivolti contro. Ad Alessandria il
pugno di ferro usato per soffocare la rivolta e le richieste
dei detenuti provoca un tragico bilancio di morte .Il
ripristino ad ogni costo dell'ordine costituito è preferito alla
incolumità degli ostaggi. Le vittime sono due detenuti, un
medico, una assistente sociale, due poliziotti .Coloro che hanno
voluto l'eccidio sono. il procuratore generale di Torino Carlo
Reviglio Della Venaria e il generale dei carabinieri Alberto
Della Chiesa.
LA STRAGE DI
BRESCIA
28 maggio - BRESC1A
La mano del fascismo assassino colpisce
nuovamente. In piazza della Loggia, mentre è in corso una
manifestazione sindacale, scoppia una bomba. E' la strage. Sette
lavoratori restano uccisi e oltre novanta feriti In tutta
Italia si leva la protesta della classe operaia e delle forze
democratiche Viene proclamato lo sciopero generale. Ovunque si
svolgono imponenti manifestazioni contro il nuovo crimine
fascista. A Brescia mezzo milione di persone parteciperà ai
funerali delle vittime.
30 maggio - RIETI
A Pian del Rascino viene scoperto un campo
paramilitare fascista. Un drammatico conflitto a fuoco si svolge
tra i fascisti e i carabinieri. Rimane ucciso uno squadrista di
Avanguardia Nazionale, Giancarlo Esposti. II gruppo eversivo
stava preparando un altro attentato, forse per la parata militare
del 2 giugno.
LA STRAGE
DELLITALICUS
4 agosto - S. BENEDETTO VAL DI SAMBRO
Bomba fascista sul treno Roma-Monaco. I
morti sono 12 e 40 feriti. L'attentato è rivendicato da
Ordine Nero. Imponenti manifestazioni antifasciste m ogni parte
d'Italia. E' lo sciopero generale II capo dell'Antiterrorismo
dichiara che ci si trova di fronte ad un preciso ed organico
piano terroristico. Il presidente del Consiglio Rumor convoca un
vertice sull'ordine pubblico Nei giorni successivi il segretario
del MSI Almirante e l'on. Covelli verranno interrogati dal
giudice che indaga sulla strage delTItalicus m relazione al
clamoroso caso del teste Sgrò, pagato dai fascisti per
testimoniare il falso e precostituire una presunta pista "rossa".
Il 5 maggio 1976 il quotidiano "Lotta Continua"
rivelerà che l'attentato all'Italicus è stato eseguito da una
cellula fascista di poliziotti in forza all'ottavo Battaglione
Mobile di Firenze e alla Polfer (Polizia ferroviaria). La squadra
speciale della P.S., denominata "Drago Nero" -
responsabile anche di una serie di rapine a banche, treni, uffici
postali, per finanziare reversione nera - ha agito in stretta
unità d'azione con i fascisti del Fronte Nazionale
Rivoluzionario di Mario Tuti e con quelli di Ordine Nero .L'agente
Bruno Cesca avrebbe procurato l'esplosivo per l'attentato
all'Italicus, sottraendolo all'arsenale della caserma di Pubblica
Sicurezza di Poggio Imperiale di cui era responsabile Filippo
Cappadonna, come agente della Polfer, avrebbe invece scortato il
fascista Luciano Franci, carrellista della stazione di Santa
Maria Novella di Firenze e indiziato come colui che collocò la
bomba sul "treno della morte". La cellula nera di
poliziotti sarebbe implicata anche in altre azioni terroristiche.
In particolare nella strage di Fiumicino del 17 dicembre 1973,
quando un commando di arabi fece saltare in aria il Boeing 707
della "Pan Am" provocando 32 morti. Quel giorno
l'agente Cesca era di stanza a Fiumicino
6 agosto - BOLOGNA
I fascisti preparavano un nuovo attentato.
All'imbocco di una galleria nei pressi della città vengono
rinvenuti 18 chili di esplosivo. Sarebbe bastato per far saltare
l'intero tunnel.
UCCISIONE DI FABRIZIO CERUSO

8 settembre - ROMA
Assalto poliziesco contro gli occupanti abusivi delle case popolari
di S. Basilio, una borgata proletaria della capitale. Poliziotti e carabinieri
sparano numerosi candelotti lacrimogeni ad altezza d'uomo e fanno uso delle
armi da fuoco. Un colpo di revolver, sparato da un ufficiale di P.S., raggiunge
in pieno petto Fabrizio Ceruso di 19 anni, del Comitato Proletario di
Tivoli. Il proiettile gli perfora il polmone destro e
lo uccide. I feriti sono oltre trenta. Per un'intera giornata la borgata è posta
in stato d'assedio.
15 ottobre - ROBBIANO DI MEDIGLIA (MI)
In una sparatoria tra i carabinieri e Roberto Ognibene, accusato
di far parte delle BR, è ucciso il maresciallo Felice Manfano. Ognibene, ferito,
viene arrestato .Viene poi condannato a 17 anni di carcere
UCCISIONE DI ARGADA

20 OTTOBRE - LAMEZIA TERME (CZ)
Un gruppo di fascisti appartenenti ad Avanguardia Nazionale
aggredisce un gruppo di compagni. Dal gruppo di fascisti , Michelangelo De Fazio,
scarica l'intero caricatore della sua pistola sui compagni uccidendo sul colpo
Adelchi Argada, e ferendone molti altri. Il compagno Ardaga apparteneva al Fronte
Popolare Comunista Calabrese.


29 ottobre - FIRENZE
Durante l'assalto ad una banca i carabinieri uccidono
Luca Mantini ( a sinistra) e Giuseppe Romeo ( a destra)
. Vengono catturati feriti Pasquale
Abatangelo e Piero Sofia . I quattro sono indicati come appartenenti ai NAP.

5 novembre -
II Segretario di Stato americano Kissinger è m
Italia Da diversi giorni le caserme sono in stato di allarme .
Circolano voci di un possibile "golpe" militare , Molti
dirigenti e militanti della sinistra non dormono nelle proprie
abitazioni.
20 novembre - SAVONA
Dopo una sene di attentati compiuti negli
ultimi tempi i fascisti fanno esplodere una bomba ad alto
potenziale 13 feriti.di cui 3 gravi.
5 dicembre . ARGELATO (BO)
II brigadiere Andrea Lombardini viene ucciso m
uno scontro a fuoco mentre controlla un pulmino nei pressi di
Argelato .Mezz'ora dopo la sparatoria vengono arrestati Bruno
Valli e Claudio Vicinelli .Quattro giorni dopo Valli viene
trovato impiccato in carcere
CARICHE DELLA
POLIZIA- MUORE UN INVALIDO
12 dicembre
ROMA
La polizia carica gli invalidi di guerra
convenuti da tutta Italia per una manifestazione di protesta
contro le ignobili condizioni in cui si trovano
Quindici invalidi vengono ricoverati
all'ospedale S Giovanni . Uno di essi, Zunno Minotti di 63
anni, muore m seguito alla violenza subita Su uno dei cartelli di
denuncia c'era scritto
"Signori del Governo, scusate se non
siamo ancora morti"
23 dicembre-TORINO
Vasta operazione anticrimine dei carabinieri
della divisione Pastrengo in due giorni di retate 629 arre stie 2
617 denunce Agli inizi del mese un'altra operazione effettuata
dai carabinieri delle regioni territoriali del centro Italia
aveva portato all'arresto di 138 persone
24 dicembre
Vengono triplicate le pene per uso e detenzione
abusiva di armi . E introdotto il reato di uso e detenzione
di armi improprie.
1975
8 febbraio - CATANZARO
Scontri tra polizia e giovani extraparlamentari
nel corso di una manifestazione per lo scioglimento del MSI e
contro il fermo di polizia. Agenti di P S sparano sul corteo ad
altezza d'uomo .Tre persone riportano ferite darma da fuoco
28 febbraio - ROMA
Si svolge i! processo per il rogo di Primavalle
per il quale sono accusati i militanti di "potere operaio"
Lollo, Grillo e Clavo. Davanti alla sede del tribunale e in
piazza Risorgimento avvengono scontri tra fascisti, giovani della
sinistra extraparlamentare e polizia. Successivamente si ha
l'assalto alla sede missina del quartiere Prati . Qui viene
colpito e ucciso lo studente fascista greco Mikis Mantekas
.Viene tratto in arresto il compagno Fabrizio Panzieri che è
incriminato per tentato omicidio e porto abusivo di armi .Dopo
oltre un anno, nonostante che le prove contro di lui siano
inconsistenti, Panzien e ancora in prigione
I FASCISTI UCCIDONO VARALLI

16 aprile- MILANO
Un gruppo di compagni che sono di ritorno da una manifestazione
per la casa vengono affrontati dai fascisti m piazza Cavour .Uno di questi ultimi,
Antonio Braggion di Avanguardia Nazionale, spara uccidendo con un colpo alla
tempia Claudio Varalli, 17 anni militante del Movimento Studentesco .
L'assassino, che era in libertà provvisoria per le numerose aggressioni contro
militanti di sinistra, riesce a fuggire. La notizia dell'uccisione di
Varalli si diffonde immediatamente. Due ore dopo gli antifascisti milanesi danno
vita ad una manifestazione in risposta al nuovo crimine fascista. Il corteo,
partito dall'università statale.si ferma sul luogo dell'assassinio . Più tardi
viene assaltata la sede del "Giornale Nuovo" di Montanelli che dava
dei fatti una versione falsificata, cercando di accreditare la tesi della rissa
e quindi degli opposti estremismi.
UCCISIONE DI ZIBECCHI


17 aprile-MILANO
Da tutte le scuole di Milano e provincia gli studenti affluiscono
alla Statale . Anche gli operai escono dalle fabbriche e partecipano alla manifestazione.
Nelle strade di Milano si svolge un corteo di 30mila persone . In Piazza Cavour
parlano operai, sindacalisti, intellettuali democratici e compagni di scuola
di Claudio Varalli . In Via Mancini dove c'è la sede del MSI, si sviluppano
aspri scontri tra manifestanti e forze dell'ordine . I Carabinieri fanno uso
di candelotti e sparano colpi d'arma da fuoco .Un camion dei CC, dopo numerosi
caroselli, si avventa deliberatamente sui dimostranti Giannino Zibecchi,
del Comitato di Vigilanza Antifascista, viene travolto e ucciso. Il luogo del
nuovo assassinio è l'angolo fra Via Cellini e Corso XII marzo. II carabiniere
alla guida del camion si chiama Sergio Chiareri.


UCCISIONE DI
MICCICHE''
17 aprile-TORINO

Tonino Miccichè, 25 anni ex operaio alla Fiat,
dirigente di Lotta Continua, viene ucciso con un colpo di pistola
alla testa da Paolo Fiocco, attivista della Cisnal e guardia
giurata dei "Cittadini dell'ordine". Micciche dirigeva
da sette mesi l'occupazione delle case popolari della Falchera,
un quartiere dormitorio di Tonno. II Comitato di occupazione
aveva richiesto al Fiocco uno dei due garage in suo possesso,
quale assegnatario di un appartamento dell'Istituto autonomo case
popolari . Ma l'assassino si rifiutava di darlo. Micciche era
intervenuto per mettere pace in una accesa discussione . Dice
Antonia, un operaia testimone dell'omicidio :"Tonino
gli è andato incontro sperando che calmasse la moglie. E
morto con un buco fra gli occhi e il sorriso sulle labbra
18 aprile-ROMA
Manifestazioni di protesta per l'uccisione dei
tre compagni si svolgono in tutta Italia . In diverse città
vengono assalite ed incendiate sedi fasciste. A Roma dalla sede
del MS1 di Via Signorelli i fascisti sparano numerosi
colpi di pistola .Il compagno Sirio Paccino del Collettivo
Monteverde viene gravemente ferito alla spina dorsale. Nessun
fascista incriminato, mentre Paccino viene arrestato sulla base
di una fragile accusa.
UCCISIONE DI BOSCHI

19 aprile-
FIRENZE
Nel corso di una manifestazione per i fatti criminosi dei giorni
precedenti la polizia spara di nuovo e uccide Rodolfo Boschi, militante del
PCI Resta ferito ad un braccio anche Francesco Panichi dei Collettivi Autonomi.
Questa volta a sparare è la polizia in borghese e in particolare l'agente della
squadra politica Grazio Basile. Parecchi testimoni hanno
visto nove agenti in borghese con fazzoletti bianchi sul viso mentre picchiavano
coi manganelli e sparavano
UCCISIONE DEL
PENSIONATO COSTANTINO
17 maggio-NAPOLI
I disoccupati occupano gli uffici anagrafici
del Comune in Piazza Dante. Interviene la Celere che pesta
duramente i disoccupati . In uno dei numerosi caroselli una jeep
investe ed uccide sul marciapiede un pensionato di 65 anni,
Gennaro Costantino, anziano militante del PCI . La polizia
sostiene che il mezzo era privo di conducente il quale sarebbe
stato sbalzato dal posto di guida in seguito a sbandamento.
I FASCISTI
UCCIDONO BRASILI
25 maggio- MILANO
Lo studente di sinistra Antonio Brasili di 26 anni viene
ucciso da un gruppo di neofascisti mentre passeggia insieme alla fidanzata.
Crivellato da diverse coltellate cade a terra privo di vita.
manca la foto
UCCISA MARA CAGOL

4 giugno ACQUI TERME: Mara Cagol moglie
e compagna di Renato Curcio viene uccisa dai carabinieri durante il fallito
sequestro Gancia. Nel conflitto a fuoco che precede luccisione di Mara
muore anche un carabinieri colpito da una bomba a mano.
manca la foto
UCCISIONE DI ANNA MARIA MANTINI

7 luglio - ROMA
Anna Maria Mantini, 22 anni, viene uccisa da un agente
dellAntiterrorismo che si era nascosto insieme ad altri quattro poliziotti
nel suo appartamento. Il colpo che ha ucciso la ragazza è stato esploso in pieno
viso a pochi cm. di distanza. Secondo la polizia il proiettile sarebbe partito
"per errore" dalla mano dell'agente Antonio Tuzzolillo, urtata dal
battente della porta che si apriva. La Mantmi è sorella di Luca Mantini
che a sua volta era stato ucciso dai carabinieri nell'ottobre dell'anno precedente.
Nel febbraio del 1976 l'agente Tuzzolillo verrà ferito alle gambe con colpi
d'arma da fuoco .L'attentato è rivendicato dai NAP.
UCCISIONE DI
PIETRO BRUNO
22 novembre - ROMA
Manifestazione della sinistra extraparlamentare in favore dell'
Angola. Alcune bottiglie molotov vengono lanciate davanti all'ambasciata dello
Zaire, l'ex Congo Belga. Gli agenti di guardia prendono accuratamente la mira
e sparano. Pietro Bruno, 18 anni, studente e militante di Lotta Continua,
cade a terra colpito mortalmente. Muore il giorno dopo all'ospedale S Giovanni.
L'autopsia accerterà che Bruno è stato ucciso da un proiettile calibro 9 che
lo ha raggiunto alle spalle. Il colpo si è fermato nel polmone sinistro provocando
una vasta emorragia. Una seconda pallottola lo ha raggiunto al ginocchio quando
egli era già riverso per terra . A sparare sono stati il carabiniere Colantuono
e l'agente di P S Romano
manca la foto
1976
27 gennaio - ALCAMO MARINA (TP)
I carabinieri Salvatore Falcetta di 35 anni e
Carmine Apuzzo di 19 vengono uccisi nel sonno a colpi di pistola.
I killer si allontanano portandosi via uno strano bottino armi,
divise e tesserini personali delle vittime .Nelle indagini,
mentre polizia e magistratura battono la pista della malavita e
della mafia, i carabinieri si orientano subito, ma senza
risultati, su quella del terrorismo rosso . Sedi ed abitazioni di
militanti della sinistra extraparlamentare sono sottoposte ad una
perquisizione a tappeto. Nel tentativo di confondere le acque un
fantomatico NSA (Nucleo Sicilia Armata) diffonde un messaggio con
cui si attribuisce la paternità del delitto. Il 14 febbraio i
veri responsabili vengono arrestati. Si tratta di Giuseppe Vesco,
Giovanni Mandala, Vincenzo Ferrantelli,, Giuseppe Gulotta e
Gaetano Sant'Angelo. Vengono recuperate anche le divise e le armi
sottratte agli uccisi . Secondo gli inquirenti gli autori del
delitto costituivano una banda di delinquenti comuni, isolati e
privi di legami politici .Non viene tenuta in nessun conto la
circostanza che gli arrestati sono strettamente legati agli
ambienti politici democristiani.
UCCISIONE DEL
PASSANTE MAROTTA
15 marzo- ROMA
Gli agenti inseguono un gruppo di
extraparlamentari di sinistra che poco prima avevano lanciato
bottiglie molotov davanti all'ambasciata spagnola presso la Santa
Sede in piazza di Spagna .Nei giardini del Pincio, un poliziotto,
Lucio Lucentini, spara quattro colpi m rapida successione .Un
proiettile raggiunge alla fronte l'ingegnere Mano Marotta di 52
anni mentre passeggiava insieme ad una amica. II Marotta
completamente estraneo ai fatti, muore all'istante, un'altra
pallottola colpisce al polpaccio il giovane Luigi De Angelis di
22 anni che viene piantonato in stato di arresto all'ospedale .
Secondo alcune testimonianze a sparare contro i dimostranti
sarebbe stato anche un agente in borghese. L'uccisione del
Marotta è il tragico epilogo di due giornate infuocate che hanno
visto la polizia far uso ripetutamente delle armi. Il giorno
prima un militante di Avanguardia Operaia. Giuseppe Gonnella di
23 anni, era stato colpito alla gamba sinistra da una pallottola
sparatagli dai poliziotti mentre correva lungo la via Appia.
UCCISIONE DI MARIO SALVI

7 aprile - ROMA
Extraparlamentari appartenenti all'area dell'Autonomia Operaia
lanciano bottiglie molotov contro la parte posteriore del ministero di Giustizia
in segno di protesta per la Conferma della condanna dell'anarchico Giovanni
Marini. L'agente di custodia in borghese Domenico Velluto si lancia all'inseguimento
dei giovani. Prende accuratamente la mira e spara ad altezza d'uomo. Lo studente
Mario Salvi di 21 anni rimane ucciso sul colpo. Un proiettile lo ha raggiunto
in pieno alla nuca. Il giorno successivo, nel corso delle manifestazioni di
protesta per l'uccisione di Salvi i carabinieri sparano tra la folla a Campo
dei Fiori. Il 15 aprile la guardia carceraria Velluto viene arrestato su ordine
del sostituto procuratore Gianfranco Viglietta che conduce l'inchiesta. L'accusa
e quella di omicidio preterintenzionale per il quale è prevista una pena da
10 a 18 anni di reclusione. L'arresto di Velluto non ha precedenti. Finora infatti
non era mai avvenuto che un agente fosse stato incarcerato per aver ucciso qualcuno
nel corso di una manifestazione. L'assassinio di Salvi ricorda un'altra esecuzione
a freddo, quella di Pietro Bruno, avvenuta con le stesse modalità e per la quale
l'inchiesta è ferma da mesi alla Procura Generale.
29 aprile-MILANO
1 fascisti rilanciano la strategia della tensione. All'ospedale
Fatebenefratelli muore lo studente Gaetano Amoroso di 21 anni, membro
dei comitati antifascisti, che era stato accoltellato due giorni prima da un
gruppo di picchiatori neri .Gli assassini di Amoroso frequentavano attivamente
le sedi missine e il loro capo Gilberto Cavallini era un dirigente del Fronte
della Gioventù. Nella mattina dello stesso giorno 29, alle ore 8,20, il consigliere
provinciale del MSI Enrico Pedenovi, considerato un neofascista moderato ma
intimo amico di Servello, uno dei capi dello squadrismo milanese, viene ucciso
con sei colpi di pistola calibro 9 mentre esce di casa. L'uccisione di Pedenovi
- eseguita con una tecnica da professionisti - ricorda un altro assassinio,
quello del commissario Calabresi

28 maggio SEZZE ROMANO (LT)
Una squadraccia fascista, capeggiata dal deputato del MSI, Sandro
Saccucci, ammazza a colpi di pistola Luigi
Di Rosa, 19 anni, militante della federazione giovanile del PCI,
e ferisce Antonio Salvatore Spirito, militante di Lotta Continua. La sparatoria
è cominciata in piazza, subito dopo il termine del comizio. Sul palco Saccucci
ha tirato fuori la pistola, poi è sceso e ha cominciato a sparare. Per questo
ennesimo episodio di violenza nera vengono arrestati il neonazista Pietro Allatta,
Angelo Pistolesi candidato del MSI e il maresciallo del SID Francesco Treccia.
Saccucci, anchegli agente del SID ,implicato nel mancato 'golpe Borghese
del dicembre 1970, riesce invece a fuggire all'estero grazie alla strana inefficenza
del Ministero degli Interni . Verrà arrestato alcuni giorni dopo in Inghilterra.
Il SID, sempre presente in tutte le trame della strategia della tensione, non
manca neppure questa volta. L'agente Troccia, uomo di fiducia dei cospiratori
della "Rosa dei Venti", era uno degli organizzatori della campagna
elettorale di Saccucci e ne aveva protetto la fuga dopo la sparatoria.
manca la foto
8 giugno GENOVA
II procuratore generale di Genova, Francesco
Coco, e la sua scorta, il brigadiere di PS Giuseppe Saponara e
l'appuntato dei carabinieri Antioco Dejana, vengono assassinati
da un commando che agisce con estrema freddezza e determinazione.
Coco 68 anni, uomo dordine e sempre schierato dalla parte
del potere costituito era noto per laccanimento con cui
aveva perseguito 1estrema sinistra . Egli si era guadagnato
anche la fama di insabbiatore in seguito alla archiviazione di
diversi protessi che erano stati iniziati da pretori progressisti.
Questo nuovo gravissimo fatto di sangue non è che l'ultimo dei
numerosi episodi che hanno arroventato la campagna elettorale.
Dopo Sezze, il 4 giugno a Roma si erano avuti scontri originati
da una provocazione dei neofascisti e al termine dei quali 5 di
essi erano rimasti feriti da colpi d'arma da fuoco. Negli
scontri, che presentano molti aspetti oscuri, si erano inseriti
anche agenti travestiti da militanti della sinistra
extraparlamentare.
1977
1 gennaio - PIACENZA
Durante una rivolta carceraria la polizia fa u.so
d candelotti lacrimogeni, mitra e pistole: Vincenzo Marchette di
35 anni, in galera per guida senza patente, resta ucciso nella
sparatoria.
27 gennaio - TRENTO
l 18 gennaio 1971 esplodono come ordigni a
scoppio ultra-ritardato 4 delle bombe seminate in città
nell'inverno 1971. Lotta Continua denuncia il fatto come
un'attentato della polizia: per anni e anni questa organizzazione
politica si batte per la verità: finalmente il 28 gennaio 1977
il quotidiano Lotta Continua da notizia del ".. mandato di
cattura spiccato dal Giudice Istruttore Crea su conforme
richiesta del Pubblico Ministero Simeoni - contro il vice-questore
Molino, il col. del SID Pignatelli e il col. dei CC Santoro che
rappresenta, sia pure con sei anni di incredibile ritardo, una
svolta decisiva nella serie interminabile delle inchieste sulle
stragi e sulle manovre golpiste e reazionarie, che hanno
attraversato tutta la storia italiana dal 1968 ad oggi, ma con
precise ascendenze lungo tutti gli anni '60, dal golpe del SIFAR
e dall'affare De Lorenzo - a Segni del 1964 alle grandi manovre
dei servizi segreti italiani e NATO attorno al terrorismo SUD
Tirolese fino al convegno sulla "guerra rivoluzionaria",
gestito dai servizi segreti, dai CC e dallo stato maggiore della
Difesa, all' Hotel Parco dei Principi nel 1965 a Roma". Con
questi quattro arresti, sono quasi cinquanta gli alti ufficiali
militari e di polizia colti con le mani nel sacco delle trame
nere.
2 febbraio - ROMA
Durante una dimostrazione antifascista alcuni
agenti di P.S. in borghese sparano raffiche di mitra e usano le
pistole: restano a Terra feriti gli studenti Paolo Tomassini e
Leonardo fortuna, che verranno poi arrestati.
15 febbraio - ROMA
I carabinieri arrestano Renato Vallanzasca,
delinquente comune; qualche giorno dopo viene arrestato il
fascista Concutelli, nella cui abitazione vengono trovati alcuni
milioni del riscatto Trapani (sequestrata dalla banda Vallanzasca).
Questo particolare (ed altri) starebbe ad indicare un
collegamento tra deliquenza comune e criminalità politica di
marca fascista.
3 marzo - ROMA
Processo per l'omicidio del greco Mantakas
avvenuto il 28 febbraio 1975 a Roma. II compagno Labrizio
Panzieri viene condannato per concorso morale a 9 anni e sei mesi
di carcere. L'11 marzo i compagni Vittorio Foa, Aldo Natoli e
Antonio Landolfi componenti del comitato per la liberazione di
Panzieri si autodenunciano per concorso morale. Da notare che
Alvaro Lojacono "imputato'" di aver commesso
materialmente il fatto, viene assolto. La sentenza è una chiara
provocazione della magistratura: la risposta non si fa attendere:
scioperi in diversi istituti scolastici, occupazioni di facoltà
universitarie, cortei di protesta e scontri con la polizia.
Sabato 5 marzo la protesta diventa guerriglia. Il fatto più
grave è quello di Bologna dell' ll marzo.
11 marzo - BOLOGNA
Davanti all'istituto di anatomia è in corso una
seduta di Comunione e Liberazione. Allorché alcune persone non appartenenti
a CL entrano in aula ne nascono degli scontri: gli intrusi vengono picchiati
poi altri vengono in loro aiuto. C'è chi chiama la polizia. ] carabinieri provvedono
a far uscire sotto scorta gli aderenti a Lotta Continua, lungo via Inserto.
All'improvviso (al momento c'è calma) arriva una colonna dei carabinieri eh"
attacca i compagni che sostano davanti all'istituto di anatomia. Tutti scappano
un'ufficiale dei carabinieri Tramontani si inginocchia e prende la mira con
la sua pistola: il colpo centra alla colonna vertebrale Francesco
Lorusso, 25 anni, militante di Lotta Continua.

Da notare che il Lorusso è morto allo stesso modo di altri compagni:
colpito mentre scappava (v. Pietro Bruno - 22/11/75: Mario Salvi 7/4/76). Addosso
al Lorusso non è stata trovata alcuna arma. II 20 luglio a Bologna il P.M. Picciotti
deposita l'inchiesta sull'omicidio del Lorusso. Secondo il P.M. contro il carabiniere
Tramontani, reo confesso, non si può procedere in quanto non è stato lui ad
uccidere il Lorusso, e se fosse stato lui, era giustificato dalla situazione
di grave pericolo in cui si trovava (' ). Le persone arrestate sono 129 (oltre
a 30 denunciate a piede libero). Nei processi per "direttissima" la
giustizia di Bologna emette delle sentenze assurde: due anni e 8 mesi a Renato
Resca di 19 anni trovato in possesso della catenella del suo motorino: da notare
che il Resca compare in aula in barella dal momento che è stato pestato a sangue
tanto all'arresto che all'arrivo in carcere (fra l'altro ha avuto una crisi
epilettica): 2 anni e 8 mesi a Fantuzzi, accusato di porto d'arma; 1 anno e
6 mesi a Nicola Pastigliano di 20 anni per porto di arma da guerra: aveva raccolto
la parte superiore inesplosa di un candelotto. Casi di tortura si verificano
a Roma. Gli altri compagni arrestati sono: Diego Benecchi, Alberto Armaroli,
Mauro Collina, Raffaele Bertoncelli, Giancarlo Zecchini, Albino Bonomi, fausto
Bolzani, Carlo Degli Esposti. I latitanti sono: Claudio Bongatti, Abdel Nasoul,
Lbucco, Bruno Giorgini e Franco Berardi detto Bifo. Mentre tutti questi compagni
marciscono in galera - alcuni da 11 mesi - e altri sono costretti a nascondersi
- il carabiniere Tramontani reo confesso dell'uccisione di Francesco Lo Russo
verrà subito dopo rimesso in libertà. Nel clima di stato d'assedio il 17 marzo
a Torino i carabinieri uccidono un giovane di vent'anni (militante nella sinistra).
Rincasa in auto quando viene fermato dai CC: si china per prendere gli occhiali
(aveva l'obbligo di portarli durante la guida) e subito parte una raffica di
mitra. I CC dichiarano di aver sparato per primi ma lo sparatore confida: "(l'ucciso)
non aveva nessuna pistola, tè lo posso dire perché tanto non mi fanno niente".
12 marzo - ROMA - TORINO - BOLOGNA
L'indomani della uccisione dello studente
Lorusso, a Roma si tiene una manifestazione nazionale di protesta:
quasi 30 sono gli arrestati. Quelli tuttora in galera sono :
Piero Persanti, Maria Nanni e Eugenio Castaidi tutti accusati di
tentato omicidio (335). A Torino viene ucciso il brigadiere
Ciotta: l'attentato è rivendicato da un'organizzazione che si
definisce "Brigate Comuniste". Ciotta, appartenente
all'ufficio politico, risulta impegnato a favore della
sindacalizzazione della P.S. (324). A Bologna un ingente
schieramento di poliziotti muniti di giubbotti antiproiettile fa
irruzione con i mitra spienati nei locali di Radio Alice e la
chiude per ordine del magistrato Picciotti .
20-25 marzo - ACIREALE (CT) :La gerarchla
clericale acese (ufficialmente solo l'Azione Cattolica Italiana)
assieme a Comunione e Liberazione (una organizzazione cattolica
operante all'interno della DC), organizza nel Duomo di Acireale,
col pretesto di una cerimonia religiosa, una manifestazione
politica che culmina poi in una "marcia silenziosa per il
diritto alla vita" contro la legge sull'aborto attualmente
in discussione al Senato. Le donne dei collettivi femministi di
Catania e di Acireale si mobilitano per smascherare la
mistificazione posta in opera da chi pretende di difendere il
diritto alla vita dinanzi al problema dell'aborto ed è poi ogni
giorno oggettivamente complico degli omicidi bianchi, delle
stragi operanti con la diossina, delle speculazioni sugli aborti
clandestini. In tale iniziativa le compagne si limitano ad
indossare dei cartelli con slogan femministi: Intervengono a
questo punto le forze dell'ordine che dapprima, in piazza Duomo
strappano i cartelli addosso alle compagne, successivamente in
una strada diversa da quella percorsa dal corteo clericale,
bloccano e picchiano con violenza inaudita le compagne e i
cittadini che nel frattempo si sono raccolti attorno
all'iniziativa, ed infine arrestano la compagna Martella
Andronaco di Acireale e il compagno Giancarlo Consoli di Catania.
Il giorno 24 durante la manifestazione di protesta organizzata
dal collettivo DP di Acireale, dal PR, dal Collettivo Femminista
Acese e dal Circolo Giovanile "T. Miccichè": le forze
di polizia si tengono a debita distanza: non si verificano
incidenti. Nel comizio parlano una compagna femminista di
Catania, Rosario Pettinato e Gianfranco Spadaccia del Partito
Radicale. Il giorno dopo si celebra il processo per "direttissima"
contro i due compagni arrestati: vengono ambedue condannati a
cinque mesi di carcere con il beneficio della condizionale.
L'accusa e: violenza, oltraggio e resistenza a pubblico
ufficiale' ! ' Viene chiesto l'appello. E la prima volta
che ad Acireale, città tradizionalmente cattolica e
conservatrice (più del 60% dei voti alla DC) succedono fatti del
genere . Nel 1974 quasi il 40% degli elettori vanno a favore del
divorzio.
21 marzo - PADOVA Da questa data sono in galera
i compagni Roberto Magagnino, Leonard Angerer e Paolìno Bonomi.
Questi compagni appartengono ai comitati politici autonomi
padovani e fanno parte dei comitati di base e dei comitati mense
dell'università. Sono accusati di associazione a delinquere e
altre imputazioni varie (incendio della sede del MSI e di un bar
ritrovo dei fascisti locali) .
2 aprile :II Ministro degli Interni Cossiga
espelle dal corpo delle guardia di P.S. 7 agenti che nei giorni
scorsi avevano partecipato ad alcune manifestazioni di protesta.
4 aprile - ROMA: Manifestazione femminista
contro la giustizia borghese: si chiede l'astensione del PM: le
donne che protestano sotto la sede della RAI a cui una
delegazione impone di leggere un loro comunicato sul fatto,
vengono caricate dalla polizia.
7 aprile - ROMA Attentato contro
l'abitazione del ministro degli interni Cossiga.
9 aprile - ROMA :Emesse infami condanne contro
i compagni arrestati nel corso dei rastrellamenti "alla
cilena" del 12 marzo.
19 aprile - ROMA :Sette donne armate assaltano
un laboratorio di camiceria: impugnano tutte armi speciali;
scrivono per terra: no ai padroni.
21 aprile ROMA: Occupazione
militare dell'università e della zona circostante: partono
furiose cariche della polizia; alcuni colpi di pistola vengono
sparati da sedicenti autonomi: nel quartiere S.Lorenzo vengono
riconosciuti alcuni agenti in borghese travestiti da manifestanti
e dei provocatori fascisti. Si dice che alcune persone sparano
dalle finestre. Negli incidenti viene ucciso l'agente di P.S.
Settimio Passamonti; alcune testimonianze dicono di averlo visto
(assieme ai suoi colleghi della scuola di Nettuno) correre e
sparare all'impazzata. La polizia spara pure colpi di mitra.
Viene arrestato il compagno Claudio Errico accusato di aver
lanciato una bottiglia molotov. AI processo è condannato ad
oltre 2 anni e 6 mesi di detenzione.
1 maggio - ROMA: In deroga al divieto
prefettizio di tenere manifestazioni il sindacato ottiene una
pausa per il 1° maggio. In ogni caso il concentramento autonomo
dal sindacato viene impedito con la forza: polizia e CC si
accaniscono contro la gente che si reca a P.S.Giovanni,
scegliendo i compagni isolati e in piccoli gruppi, perquisendo,
picchiando. In tutto i fermati sono 231.
3 maggio - TORINO: Riprende il processo contro
le Brigate Rosse: una trentina di compagni fuori dal tribunale
vengono pestati dalla polizia.
5 maggio - TORINO: Incidenti si verificano
davanti al liceo "Galileo Ferraris": il compagno Gianni
Palazzi ferisce il fascista Giovanni Grassa e. viene accusato di
lesioni e porto abusivo d'arma impropria. Il processo è fissato
per il 9 gennaio 1978.
ASSASSINIO DI GIORGIANA MASI

12 maggio - ROMA : Manifestazione per gli 8
referendum radicali: a piazza Navona il palco per la
manifestazione è pronto (ore 13), poco dopo su di esso si
abbatte la furia delle forze dell'ordine e alle 13,30 si ha la
protesta in Parlamento di Pannella: alle 13,40 la protesta di
Balzamo e alle 13,45 quella della triplice sindacale. Alle 13,55
Cossiga si rifiuta di incontrarsi con una delegazione di
parlamentari PSI, DP e PR in merito al divieto della
manifestazione. Alle 14 Polizia e Carabinieri intensificano il
blocco alle strade di accesso a Piazza Navona; alle 14,15 Cossiga
afferma che piazza Navona non gode di alcuna forma di
extraterritorialità che impedisca la presenza di forze
dell'ordine. Il blocco è totale alle 14,15.
Alle 15 davanti palazzo Madama un primo
pestaggio ha come vittime un gruppo di giovani radicali che
portavano un tavolo per la raccolta delle firme; fra i picchiati
il deputato Mimmo Finto di LC. Poi la prima carica condotta da
una trentina di carabinieri armati di fucile. Tré giovani sono
duramente picchiati, ammanettati, caricati su un cellulare e
condotti via. Vengono spintonati e picchiati anche giornalisti e
fotografi: a questi ultimi si impone di consegnare i rullini
impressionati.
Alle 15,30 Pannella giunge davanti a Palazzo
Madama, poi telefona a Ingrao (presidente della Camera).
Alle 15,45 un funzionario di P.S. avvicina un
gruppo di dimostranti (in corso Vittorio), dopo uno scambio di
improperi ordina il primo lancio di candelotti. La gente fugge.
Il cronista del Messaggero scrive: "Contro giovani che
sostano sotto un arco avanza un altro reparto di P.S. partono
slogans e il solito grido di "scemi, scemi,". La
polizia risponde con sette-otto candelotti sparati ad altezza
d'uomo. I manifestanti si ritirano, poi torneranno indietro e la
scena si ripeterà. Fino a questo momento nella zona dei
disordini non si sono visti "sampietrini" ne molotov".
Di una scena simile (verificatesi in Piazza Argentina verso le 17,30)
è stato testimone l'autore del presente libro; con la differenza
però che in questo caso il lancio di candelotti era a parabola (cionondimeno
alcuni dimostranti sono stati colpiti da ordigni così sparati).
Ore 16: vengono notati (piazza della
Cancelleria) per la prima volta uomini in borghese armati di
pistola o pistola mitragliatrice, apparentemente in buoni
rapporti con i poliziotti. Vengono sparati lacrimogeni a decine.
La polizia ora carica di nuovo, violentemente: una quindicina di
persone, tra cui molte ragazze e una donna anziana vengono
travolte, cadono. Gli agenti circondano i caduti e colpiscono
indiscriminatamente tutti con calci e manganellate. Viene colpita anche una donna anziana. Alcuni candelotti vengono sparati ad
altezza d'uomo, altri contro le finestre eia gente che vi si
affaccia: due centrano due finestre, in via dei Baullari e in
vicolo dell'Aquila. Di un episodio è stato testimone l'autore
del presente libro: un candelotto sparato ad altezza d'uomo ha
colpito (ore 18,30) la vetrina di un bar in Corso Vittorio, 248,
ho chiesto al proprietario: "chi ha sparato? " "La
polizia" mi è stato risposto. All'angolo di via dei
Baullari c'è un giovane che sta camminando: dall'ultima
camionetta parte un candelotto che lo colpisce in pieno, alle
spalle, e lo fa finire tramortito a terra. Cinque agenti
scendono, infuriano a calci sul giovane, poi risalgono sulla
camionetta. In piazza della cancelleria la polizia lancia una
serie di cariche: è in questa occasione che si sentono i primi
colpi di pistola (v. film sul 12 maggio). Un agente sferra una
manganellata alla nuca al fotografo Rino Barillari, de "II
Tempo". Barillari cade, viene portato in ospedale: guarirà
in dieci giorni. Un altro fotografo, Sandro Mannelli, del "Messaggero",
viene colpito da un sasso alla nuca; sei giorni di prognosi.
Ore 16,20: in via Sant'gostino un reprto di
crbinieri risponde al grido di "scemi, scemi" con un
lancio di candelotti ad altezza d'uomo. Un giovane viene colpito
e rimane atterra.
Ore 16,30: Largo Argentina viene coinvolta
nella "guerriglia"; l'aria è irrespirabile per il fumo
dei candelotti: dieci persone a bordo di un autobus della linea
87 vengono colte da malore; vengono trasportate all'ospedale, gli
si diagnostica un'intossicazione.
Ore 17: dimostranti cominciano ad affluire in
Viale Trastevere (caricati a Piazza Navona e Campo dei Fiori).
Ore 17-17,30: nella zona di Piazza Navona e
adiacenze ancora lancio di candelotti e blocco degli accessi in
dette zone.
Ore 17,45: in Piazza della Cancelleria "ci
sono agenti in borghese, sparano ad altezza d'uomo". In
quattro o cinque portano via un ragazzo ferito a una mano. Un
giovane riceve un candelotto in pieno viso, sull'occhio sinistro.
Un altro ancora è ferito a una gamba.
Ore 18,15: compaiono le prime molotov (zona di
Piazza Navona): due o tré al massimo. Ma sono in molti che
urlano: "fermi siete pazzi". La situazione si fa sempre
più tesa.
Ore 18,50: divergenze fra i dimostranti sui
metodi con cui proseguire la "manifestazione". in realtà
mai iniziata.
Ore 19,00: la violenza degli .scontri sembra
diminuire. Poi verso le 19 l'allievo sottufficiale carabiniere
Francesco Ruggieri, di 25 anni, viene ferito (ponte Garibaldi,
lato d'i via Arenula) a un polso: la natura della ferita non è
affatto chiara. Il fotografo di "Panorama". Rudy F'rei,
viene malmenato dalla polizia, che lo costringe a consegnare il
rullino impressionato.
Ore 19,10: primi interventi in Parlamento:
Pannella (PR), Corvisieri (DP), Ligheri (DC) Pinto (DP), Costa,
Giovanardi, Magnani Noya Maria. In questa occasione Pinto
denuncia l'aggressione subita e Pannella sferra un violento
attacco al governo (latitante,) .
Ore 19,45: due grosse motociclette dei vigili
urbani arrivano sul lungotevere degli Anguillara, all'angolo con
piazza Belli. Le montano tre vigili in divisa e un uomo in
borghese, l'n vigile scende, impugna la pistola e spara ad
altezza d'uomo, in dirczione dei dimostranti in piazza Belli.
Ore 19,55: Parte, improvviso e preceduta da un fitto lancio
di lacrimogeni, una carica da parte dei carabinieri e poliziotti attestati su
via Arenula. Giorgiana Masi ed Liena Ascione vengono colpite quasi contemporaneamente,
la Masi (accanto a cui era il suo ragazzo, Gianfranco Rapini) al centro di piazza
Belli, la Ascione mentre fuggiva verso piazza Sonnino. Le testimonianze sono
concordi: i colpi sono stati sparati da ponte Garibaldi, dove in quel momento,
al centro, si trovavano carabinieri e poliziotti appoggiati ad una o due autoblindo.
Le vittime vengono accompagnate all'ospedale: Giorgiana arriva già morta. Il
bilancio finale della giornata è: da parte civile si hanno un morto (Giorgiana
Masi), 10 feriti da arma da fuoco e varie decine da corpi contundenti vari:
da parte militare si ha un carabiniere (Trancesco Ruggieri) ferito (non si sa
da che cosa) ad un polso. Nei giorni seguenti viene arrestato Raul Tavani, condannato
poi a circa 2 anni e 4 mesi per detenzione di materiale esplosivo.
21 marzo 1977 MESTRE(VE)
Alla stazione ferroviaria di Mestre una
compagna femminista, e stata sequestrala con la forza da agenti
qualificatisi in seguito come dell'Antiterrorismo fra
l'indifferenza e l'approvazione dei presenti. Era già stata
interrogata come testimone in relazione agli arresti di Padova (v.
1 9-5-1977 ) e quindi rilasciata. E stata trattenuta in
questura per varie ore, costretta a spogliarsi e rimanere nuda.
costretta a subire non solo offensivi commenti da parte dei
poliziotti (anche donne), ma anche schifosi contatti fisici
("Perche non godi sporca femminista"). Una volta
rilasciata, messasi a correre in preda ad uno shoc e stata
minacciata con colpi di arma da fuoco esplosi in aria.
14 maggio - MILANO
Durante una manifestazione in risposta
all'assassinio di Giorgiana, alcuni gruppi dell'area
dell'autonomia si staccano dal corteo: successivamente un altro
gruppo di poche decine se ne va per conto proprio ed attacca uno
schieramento di polizia in via De Amicis, aprendo il fuoco:
riinane ucciso il vice-brigadiere Antonino Custrà, e altri due
agenti sono feriti. Vengono arrestati tre compagni studenti del
Cattanco: Maurizio Azzolìni, Frocchi e Sandrini. Il primo al
momento del fermo impugnava una cal. 7,65, mentre Custrà è
stato ucciso da una cal. 6,35. All'interno del movimento è
generale la condanna di questo grave episodio, insieme ad uno
stato di grande disorientamento.
19 maggio - PADOVA : Manifestazione contro la
prima festività regalata ai padroni: vengono arrestati e sono
tuttora in galera Sandro Montagner. Luigi Martini e Lmanuelita Buratin.
1-2-3-giugno - GENOVA - MILANO- ROMA
Le brigate rosse rivendicano gli attentati
contro Bruno (direttore del Secolo XIX di Genova), Montanelli (dircttore
del "Giornale Nuovo" di Milano) e Rossi (direttore del
TG 1).
1 giugno - PADOVA :Carlo Picchìura
delle BR viene condannato a 26 anni di carcere per aver ucciso un
agente di polizia.
3 giugno - ALESSANDRIA : Due carabinieri
vengono arrestati perché complici dì una rapina.
3 giugno - LECCE: Comizio del fascista
Pino Rauti: il corteo di protesta di mille persone organizzato
dai compagni della sinistra rivoluzionaria viene attaccato a
freddo dalla polizia, quando il corteo si sta sciogliendo. La
forza pubblica spara con mitra e pistole centinaia di colpi ad
altezza d'uomo: Ì colpiti sono compagni in fuga. Gli arrestati
sono cinque.
13 giugno - PORTICI (NA): Muore nella sua auto
assassinato a colpi di pistola, Carlo Sardone, un detenuto in
licenza premio, principale testimone contro due assessori
democristiani di Portici. Scarano e Cardano, accusati di
speculazione edilizia.
24 giugno - MILANO: Durante un controllo
tecnico della S1P si scopre che i due telefoni di Radio Popolare
sono sotto controllo per mezzo di due microspie. Il fatto viene
denunciato alla magistratura.
29 giugno: Scoppia il caso di Petra Krause:
compagna impegnata politicamente in vari paesi, imputazioni
contestate dalle autorita svizzere sono: detenzione illegale di
armi e attività sovversiva, in Italia e incolpata di aver preso
parte ad un incendio doloso alla Face-Standard.
UCCISIONE DI ANTONIO
LO MUSCIO
Ore 20: piazza S. Pietro in Vincoli. "Per caso" una
gazzella dei CC transita sulla piazza. l'equipaggio confronta le facce di 4
persone sedute sugli scalini del sagrato con le foto segnaletiche incollate
sul cruscotto dell'auto: sotto c'è scritto "da eliminare". I 4, che
leggono i giornali e mangiano pesche, sono proprio quelli delle foto: Antonio
Lo Muscio, Maria Pia Vianale e Franca Salerno, oltre ad un quarto sconosciuto
che fuggirà. Sono "mostri", i nappisti più pericolosi reperibili sulla
piazza. Si da il via alla scena madre. Secondo i carabinieri. Lo Muscio fugge
e minaccia di far fuoco contro la guardia Pucciamenotti che slava per chiedergli
i documenti, mentre le due ragazze si dirigono verso il centro della piazza.
Contro Lo Muscio parte una prima raffica di mitra, poi un'altra e un'altra ancora.
Sul terreno, cerchiali dal gesso dalla scientifica, conteremo 40 bossoli. Si
accascia 50 metri più avanti. sotto la facoltà di ingegneria. Il brigadiere
Massetti, quello che lia sparato, arriva sul corpo di Lo Muscio urlando, estrae
il revolver e fa fuoco ancora una volta. Intanto sulla piazza, le due donne
''''vengono neutralizzate", così scrivono i giornali e intendono dire die
vengono sbattute a terra e colpite furiosamente con le armi d'ordinanza usate
come clave, con calci al viso e pugni. 11 viso di Maria Pia e sfigurato, una
chiazza di sangue con brandelli di carne si allarga sul posto dov'è stata colpita.
Su Franca Salerno la furia è minore solo perché e ferita a un braccio da un
colpo di mitra. I testimoni delle violenze a freddo sono decine, ma i CC non
se ne preoccupano perchè la bestialità fa parte del copione e stavolta sarà
lucidamente rivendicata.Tra i passanti c'è anche un avvocato, e il suo intervento
impedisce conseguenze più barbare. Si avvicina, si fa riconoscere dai carabinieri
e grida che non se ne andrà finchè non finirà il gioco al massacro e finchè
le due ragazze non saranno soccorse. Vengono trasportate all'ospedale di S.Giovanni
dopo che un testimone ha preso l'iniziativa di chiamare il "113" e
dopo che la piazza sì è andata riempiendo di volanti e gazzelle. Mentre la portano
via la Salerno dice alla gente: "avete visto, noi non abbiamo sparato".Sul
posto resta un gruppo di giovani del quartiere; "le hanno massacrate di
botte quando erano per terra". All'ospedale resteranno solo il tempo necessario
al "secondo atto", per fare da bersaglio agli obiettivi dei fotografi
e alle domande feroci dei cronisti. La kermesse e aperta da un reporter die
rimprovera sorridendo gli ufficiali dei carabinieri: "Però potevate mirare
meglio, adesso chissà quanto costerà tenerle dentro: vitto, alloggio e poi il
costo del processo". Al S.Giovanni c'è il centro di craniolesi più attrezzato
di Roma, ma per gente come Maria Pia Vianale e Franca Salerno niente ricovero.
Passano direttamente dall'astanterìa dell'ospedale al carcere femminile di Rebibbia.
manca la foto
1 luglio
Jean-Paul Sartre. M. Foucault, Felix Guattari e
altri intellettuali francesi firmano un documento in cui vengono
denunciati i gravi avvenimenti che si svolgono attualmente in
Italia, e in ispecie la repressione che si è abbattuta su operai
e studenti in dissenso sul patto di regime DC-PCI.
7 luglio - PARIGI
Arrestato Francesco Berardi, detto "Bifo".
animatore , secondo la polizia, dei fatti dell'11 marzo 1977 a
Bologna, quando venne ucciso Francesco Lo Russo.
16 luglio - ROMA
Cossiga fornisce alcuni dati: Brigate Rosse:
128 detenuti e 14 latitanti: NAP: 123 detenuti e 14 latitanti:
Prima Linea: 12 detenuti e 3 latitanti: Organizzazioni fasciste:
343 detenuti e 65 latitanti.
26 luglio - ROMA
Accordo alla camera sulla Informazioni per la
Sicurezza Informazione per la Sicurezza verranno coordinati dal CESES.
27 luglio - MILANO
Arrestati cinque agenti di PS del 3° celere (caserma
Annarumma) perché derubavano i passanti.
luglio-- ROMA
Dietro denuncia del PCI e di CL la polizia la
irruzione nella Casa della studentessa. Tra le compagne arrestate
sono ancora in galera Cantalamessa e Pischedda.
agosto - MILANO - FIRENZE
Viene incarcerato a Milano il compagno Maurizio
Gilbertini con l'accusa di "supposta tentata fabbricazione
di ordigni incendiari" A Firenze il compagno Andrea Lai
viene condannato a due anni di galera per detenzione di bottiglie
incendiarie.
6 settembre BOLOGNA
Dopo 6 mesi viene arrestato il CC Tramontani,
reo confesso dell omicidio del compagno Francesco Lorusso. L'accusa è omicidio
preterintenzionale. Verrà scarcerato molto presto.
12settembre - MONTALTO DI CASTRO (ROMA)
Protesta antinucleare. Nel processo che ne
segue Fiorentini Pezzuto e Maurizio Fiori vengono condannati ad
oltre un anno di carcere senza condizionale.
CONVEGNO CONTRO LA REPRESSIONE
27-28-29 settembre - BOLOGNA
70.000 giovani del Movimento si danno convegno
a Bologna per testimoniare la volontà di lotta contro la repressione. "Questa
massa ha dimostrato di saper distinguere la libertà dal consenso, la democrazia
rivoluzionaria dalla delega parlamentare, la linea di vertice dalle esigenze
di base. L a Bologna è andata a dire no, con contraddizioni ma anche con risolutezza,
alle filastrocche avventuriste e ai sofismi rinunciatari del PCI. mentre ribadiva
la più totale opposizione alla DC e alle sue nefandezze di trent'anni.
30 settembre - ROMA Viene assassinato
dai fascisti il compagno di LC
Walter Rossi

30 settembre - VARESE
Manifestazione di protesta per l'uccisione di
Walter Rossi: il compagno di LC Giovanni Bandi viene processato
per direttissima e condannato a quattro anni e sette mesi per
detenzione di bottiglie incendiarie e adunata sediziosa.
1 ottobre TORINO
Protesta contro l'uccisione di Walter Rossi:
vengono arrestati e sono tenuti in galera dal 5 ottobre, Stefano
Della Casa e Giovanni Sabini (Steve e Yenke). I due compagni sono
accusati di concorso in detenzione di bottiglie incendiarie,
concorso in manifestazione non autorizzata e adunata sediziosa.
Tutte queste imputazioni si riferiscono all'incendio dell'Angelo
Azzurro" dove è morto Roberto Crescenzo.
11 ottobre - ROMA
In un processo-farsa vengono condannati a 1
anno e sei mesi senza condizionale Osvaldo Amatoto e Andrea
Simoncini compagni di Walter Rossi. La condanna si basa sulle
presunte intenzioni dei compagni.
23 ottobre - ROMA
11 compagno Iacinto Orlando viene condannato a
2 anni senza condizionale per una manifestazione di protesta
contro la Germania Federale.
12 novembre - ROMA - LECCE
Manifestazione del movimento contro la chiusura
di due sedi di Autonomia a Roma (Via dei Volsci e Via di Donna
Olimpia) e un'altra a Torino.
Fra i molti episodi di rilievo l'invasione
della sede del Partito Radicale di Roma da parte di un gruppo di
agenti di P.S. con relativi sottufficiali. Nella denuncia del PR contro il questore
Migliorini si legge fra l'altro: "il comportamento tenuto
dalle forze dell'ordine nella sede del Partito Radicale è fuori
di ogni norma di legge e integra numerosi reati. Nessun motivo vi
era per invadere la sede, per terrorizzare persone che erano
ferme all'interno di un portone, per sparare al chiaro scopo di
uccidere, per trascinare in questura persone senza neppure
identificarle, trattenendole per ore e perquisendole al di fuori
delle previsioni di legge, per fare uso delle armi, per
perlustrare la sede di un partito, per interrompere e impedire
cattività politica. Sparare alle spalle di numerose persone in
una scala significa sparare per uccidere: trascinare persone in
questura significa sequestro e violenza privata; perquisirle in
Questura significa uscire dai pur amplissimi limiti dei poteri
della polizia giudiziaria: entrare nella sede di un partito senza
mandato e con motivazioni pretestuose, ad armi spianate,
significa violare il domicilio, minacciare, abusare dei poteri
conferiti dalla legge. Tutto ciò premesso, non è pensabile che
i poliziotti che così hanno agito lo abbiano fatto senza
direttive dei loro superiori".
A Lecce la polizia si scaglia provocatoriamente
contro il corteo di protesta: viene ferito a una gamba da colpi
d'arma da fuoco il compagno Franchino Stefanazzi, successivamente
arrestato, gli altri compagni arrestati sono: Pasquale Rosagio,
Daniele Caiarelli, Angelo Begarda e Pino Marsa.
16 novembre - PADOVA
Dopo un comizio sindacale un corteo si dirige
verso una casa sfitta per occuparla. La polizia carica la
manifestazione e si verificano scontri. Dopo tré ore viene
arrestato il compagno Roberto Ulargiu. Marisa Mereu viene
arrestata e condannata per detenzione di bottiglie incendiarie.
Gli altri compagni ancora in galera sono Fabio Corato e
Giovanni Carraro. Sono già stati condannati ad un anno e dieci
mesi senza condizionale per detenzione di bottiglie incendiarie.
28 Novembre: BARI
UCCISO DA UNA SQUADRACCIA FASCISTA IL GIOVANE
BENEDETTO PETRONE

2 dicembre - ROMA
Sciopero nazionale, con manifestazione a Roma,
degli operai metalmeccanici della FLM. Sono previsti tre cortei
operai: ad uno di questi (quello della Tiburtina) dovrebbe
aggregarsi il gruppo degli autonomi.
L'appuntamento degli autonomi e alle 8 in Università: già alle 9 tutta la Cittadella Universitaria è
presidiata da ingenti forze di polizia, che procede al blocco di
tutta Via Cesare De Lollis con due sbarramenti uno nel piazzale S.Lorenzo
e un'altro all'angolo fra via De Lollis e via dei Dalmati. A metà
percorso un terzo sbarramento di poliziotti provvede a perquisire
tutti gli studenti che si trovano a passare di lì.Quando poi si decide di riunirsi in assemblea (visti
vani i tentativi di uscire in corteo dall'Università) la polizia
circonda tutto ledificio impedendo a chiunque di uscirne
senza subire la perquisizione e talvolta il fermo.
5 dicembre - RIGNANO FLAMIN10 (ROMA) Tonino Cucusi, 19 anni, viene colpito all'orecchio durante un
raid fascista.
14 dicembre - MILANO - S.DONA DEL
PIAVE (VE) - NAPOLI Manifestazioni
operaie duramente represse dalle forze di polizia.
21 dicembre - TRENTO
Tutti gli imputati per le bombe del 18 gennaio
1971 vengono assolti con una incredibile sentenza. (334- 3 34 bis)
23 dicembre - ROMA
Dopo due mesi dalla formale richiesta di
rimozione del questore Migliorini fatta da Lotta Continua e
Partito Radicale, avviene il cambio di guardia. Al posto di
Migliorini, subentra Emanuele De Francesco veterano delle squadre
speciali (creatore dei "falchi" di Catania). Dati i
motivi per cui è stata chiesta la rimozione di Migliorini (uso
delle squadre speciali di agenti in borghese) il cambio appare
abbastanza provocatorio.
dicembre - ROMA
Manifestazione di 10.000 compagni del movimento
contro le aggressioni fasciste a Massimo Di Pilla e Roberto
Giuntalaspada. La manifestazione e autorizzata dal nuovo questore
di Roma.
29 dicembre - ROMA
Viene ucciso il fascista Angelo Pistoiese era
con Saccucci a Sezze quando fu colpito il compagno Luigi Di Rosa-
L'uccisione si verifica alle 8,15 nel quartiere della Magliana.
L'attentato è rivendicato dalle Brigate Rosse.
1978
Scheda a cura di Andrea Barbera
La data del 28 febbraio 1978 per i
fascisti di Roma ha un significato particolare: ricorre il terzo
anniversario della morte di Mikis Mantakas, giovane appartenente al
FUAN. Il 1978 si è aperto inoltre con un grave fatto di sangue: il 7
gennaio, in un agguato teso da militanti di sinistra fuori della sezione
del MSI di via Acca Larentia al quartiere Appio-Tuscolano, vengono
uccisi due giovani militanti di destra cui se ne aggiunge un terzo
caduto a seguito degli scontri scoppiati con la polizia immediatamente
dopo l'accaduto.
A Roma da un po' di tempo è attivo un gruppuscolo di fascisti
particolarmente agguerrito che rivendica le proprie azioni con la sigla
NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari); tra le sue file spiccano elementi
come Valerio e Cristiano Fioravanti, Alessandro Alibrandi e Franco
Anselmi. Essi sono decisi a «ricordare» i recenti accadimenti. Tramite
informative poco attendibili, Valerio Fioravanti ritiene che a
commettere l'agguato di Acca Larentia siano stati gli occupanti dello
stabile situato in via Calpurnio Fiamma, a Cinecittà. La sera del 28
febbraio, tra le 23:10 e le 23:30 il gruppo, coadiuvato da altri
esponenti della destra romana, si reca presso lo stabile ma giunto là si
accorge che è chiuso; essi non sono a conoscenza che il giorno
precedente, per l'ennesima volta, la polizia aveva attuato uno sgombero
contro gli occupanti. A questo punto si recano in direzione della vicina
piazza San Giovanni Bosco, i cui giardinetti fungono spesso da ritrovo
per molti compagni della zona. Arrivati sul posto il gruppuscolo scende
rapidamente dalla FIAT 132 chiara e, a volto scoperto, irrompono nella
piazza sbucando da cespugli vicini e fanno fuoco quasi a casaccio.
Nell'immediato parapiglia cade a terra, colpito al torace, un giovane di
24 anni, Roberto Scialabba. Il ragazzo non è tuttavia ancora morto
quando Valerio Fioravanti a bruciapelo, dopo essergli montato sopra, gli
spara ulteriori due colpi alla nuca. Nella sparatoria rimane ferito
anche il fratello di Roberto, Nicola, che tuttavia riesce a fuggire e
mettersi in salvo poiché i fascisti si allarmano per l'arrivo di una
macchina di passaggio. La spedizione di stampo squadristico dura non
meno di 5 minuti durante i quali non interviene alcuna volante. Spesso
in passato la piazza, che funge da punto oltre che di ritrovo per i
compagni della zona anche da luogo per lo spaccio di eroina, è
«frequentata» dalla polizia. I fascisti hanno quindi tutto il tempo per
poter fuggire indisturbati. Roberto giace ormai senza vita sulla ghiaia
che ricopre il giardino della piazza. Qualche ora dopo la sigla
«Gioventù Nazional Popolare», dietro la quale si celano i NAR, si
attribuisce con una telefonata al «Messaggero» la responsabilità
dell'attentato affermando di aver vendicato Acca Larentia. Il giorno
dopo però i vari quotidiani non fanno cenno della rivendicazione e
inseriscono l'omicidio, secondo anche quanto si apprende dalle notizie
delle indagini condotte dalla polizia, nel quadro di un regolamento di
conti tra bande diverse nell'ambiente del controllo del mercato dello
spaccio dell'eroina.La «colpa» di Roberto era che, al momento del suo
omicidio, aveva in tasca qualche canna da fumare con gli amici. Fino al
marzo del 1982, quando il «pentito» Cristiano Fioravanti rivendicherà
con chiarezza la paternità, sia pur non materiale, di quell'omicidio,
gli esecutori per molti non hanno voluto avere nome. Per anni Roberto è
stato per la stampa uno spacciatore ucciso nella guerra tra bande di
quell'emarginata zona-ghetto di Roma. Non una sua parola sul suo impegno
politico, prima come militante di Lotta Continua, poi come occupante
attivo del centro sociale di via Calpurnio Fiamma.
In una scritta, quando il 30 settembre di un anno prima era stato
ucciso Walter Rossi, Roberto, pur non conoscendolo direttamente, lo
aveva così ricordato: «Una lacrima scivola sul viso, una lacrima che non
doveva uscire, il cuore si stringe, si ribella, i suoi tonfi
accompagnano slogan che si alzano verso il cielo "non basta il lutto
pagherete caro pagherete tutto"».
Così, all'indomani della morte, i compagni di Cinecittà lo ricordavano:
«Roberto era un compagno che lottava, come tutti noi, contro
'emarginazione che Stato e polizia gli imponevano. E' caduto da
partigiano sotto il fuoco fascista».
LA MAFIA UCCIDE PEPPINO IMPASTATO

Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle
elezioni comunali. Viene assassinato nella notte tra l8 e il 9 maggio
del 1978, nel corso della campagna elettorale, con una carica di tritolo posta
sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia. Gli elettori di Cinisi votano
il suo nome, riuscendo ad eleggerlo al Consiglio comunale. Stampa, forze dell'ordine
e magistratura parlano di atto terroristico in cui lattentatore sarebbe
rimasto vittima e, dopo la scoperta di una lettera scritta molti mesi prima,
di suicidio. Grazie allattività del fratello Giovanni e della madre
Felicia Bartolotta Impastato, che rompono pubblicamente con la parentela mafiosa,
dei compagni di militanza e del Centro siciliano di documentazione di Palermo,
nato nel 1977 e che nel 1980 si sarebbe intitolato a Giuseppe Impastato, viene
individuata la matrice mafiosa del delitto e sulla base della documentazione
raccolta e delle denunce presentate viene riaperta linchiesta giudiziaria.
MILANO 18 marzo 1978
ASSASSINATI DAI FASCISTI FAUSTO
E JAIO
Fausto
e Jaio
La sera del 18 marzo
1978, a poche centinaia di metri dal centro sociale, vengono
uccisi da un commando terrorista i due giovani compagni Fausto Tinelli e Lorenzo
(Jaio) Iannucci. benchè i colpevoli siano
noti
da tempo non e' mai stato celebrato alcun processo. Per questo sosteniamo che si
e' trattato di un assassinio fascista e di Stato.
NAPOLI: 6 ottobre 1978
I fascisti
uccidono Claudio Miccoli.

Una squadraccia di noti fascisti napoletani
gira per Napoli alla ricerca di compagni da pestare. Entra prima
in una pizzaria ed aggredisce dei compagni seduti ad un tavolo.
Alla reazione della gente i fascisti si danno alla fuga.
Incontrano per caso Claudio Miccoli, giovane ambientalista,
poeta, pacifista. Lo aggrediscono per i suoi capelli lunghi e la
barba. Morirà all'alba del 6 ottobre 1978 senza sapere il perchè.
Il Comitato Claudio Miccoli recentemente sorto per non
dimenticare la figura di poeta e scrittore di Claudio, ha
istituito un premio di poesia per affermare i valori in cui
credeva.
1980
Valerio Verbano
22 febbraio 1980
Un colpo alla nuca
Alle 13,00 del 22 febbraio 1980 tre persone si presentano a casa di Valerio:
"
Siamo amici di suo figlio e vorremmo
parlargli", dicono alla madre, che apre. Viene subito
immobilizzata, e la stessa sorte tocca al padre. Sono armati con pistole munite
di silenziatore. Valerio non è ancora tornato da scuola. Alle 13,30 Valerio apre
con le sue chiavi la porta di casa ed è subito assalito dai tre, con i quali ha
una breve colluttazione, poi viene immobilizzato e ucciso con un colpo alla
nuca. E’ dubbio se fu ucciso "precipitosamente" a causa della sua resistenza, se
volessero prima "fargli delle domande", come accennarono alla madre i tre
assassini: queste considerazioni possono avere interesse solo in relazione con
quanto vedremo circa le "ragioni" dell’uccisione di Valerio.
Per il resto… la morte di Valerio pesa come una montagna.
La storia completa su:
http://it.geocities.com/memoriadiclasse/personaggi/valerioverbano.htm
Genova
28 marzo - via Fracchia : I carabinieri del Gen.Carlo Alberto Dalla Chiesa ,
irrompono in un appartamento ed uccidono nel sonno quattro militanti delle Brigate
Rosse: Roberto Dura,Annamaria Ludmann,Lorenzo Betassa,Piero Panciarelli.
Che
i giovani sappiano e che i vecchi non dimentichino
All'alba del 28 marzo 1980 in via Fracchia 12...
All'alba del 28 marzo 1980 i carabineiri del nucleo speciale Antiterrorismo
del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa fanno irruzione in via Fracchia 12,
a Genova, nell'appartamento abitato da quattro militanti delle Brigate Rosse.
L'indirizzo e l'identità degli inquilini sono stati rivelati da Patrizio
Peci, militante pentito delle BR.Colti nel sonno, Lorenzo Betassa, Riccardo
Dura, Annamaria Ludman e Peltro Panciarelli vengono uccisi.L'esatta dinamica
degli avvenimenti non è stata ancora perfettamente ricostruita. Il comunicato
ufficiale dei carabinieri parla genericamente di conflitto a fuoco, ma l'ingresso
nell'abitazione, dopo l'operazione, viene vietato alla stampa e
alla televisione per diversi giorni.Il giorno 1 aprile la magistratura chiede
un supplemento di indagini necroscopiche sui corpi e perizie balistiche su tutte
le armi, per accertare la dinamica degli avvenimenti. Appare soprattutto incerta
l'attribuzione del ferimento del maresciallo Benà, colpito di striscio
da un proiettile calibro 9, arma in dotazione ai carabinieri.Solo otto giorni
dopo, il 5 aprile 1980, la magistratura riceve il rapporto dei carabinieri su
quanto accaduto quella notte ed emette un suo comunicato.Il comunicato delle
magistrature è del 5 aprile 1980, ma i magistrati entrano nell'appartamento
di via Fracchia soltanto l'8 aprile 1980. In complesso, quindi esso è
rimasto sotto il pieno controllo dei carabinieri per 11 giorni.I giornalisti
sono ammessi per la prima volta nell'appartamento il giorno 8 aprile 1980.La
vista è permessa per soli tre minuti ed essi entrano uno
solo alla volta, accompagnati da un ufficiale dell'Arma. Molti di essi rilevano
che non tutte le cose riferite in forma ufficiale dai carabinieri combaciano
con ciò che i loro occhi hanno potuto vedere.Il 30 marzo, con una telefonata
all'Ansa viene fatto trovare il volantino di commemorazione, datato sabato 29
marzo 1980 a firma Brigate Rosse, in cui si legge:
Venerdi 28 marzo 1980 quattro compagni delle Brigate Rosse sono stati
uccisi dai mercenari di Dalla Chiesa. Dopo aver combattuto, e trovandosi nell'impossibilità
di rompere l'accerchiamento, dopo essersi arresi, sono stati trucidati. Sono
caduti sotto le raffiche di mitra della sbirraglia prezzolata di regime i compagni:
Roberto: operaio marittimo, militante rivoluzionario praticamente da sempre,
membro della direzione strategica della nostra organizzazione. Impareggiabile
è stato il suo contributo nelle guerra di classe che i proletari in questi
anni hanno sviluppato a Genova. Dirigente dell'organizzazione dall'inizio della
costruzione della colonna che oggi è intitolata alla memoria di Francesco
Berardi, con generosità e dedizione totale ha saputo fornire a tutti
i compagni che hanno avuto il privilegio di averlo accanto nella lotta un esempio
di militanza rivoluzionaria fatta di intelligenza politica, sensibilità,
solidarietà , vera umanità, che le vigliacche pallottole dei carabinieri
non potranno distruggere.
Cecilia: si guadagnava da vivere facendo la segretaria. Come tutte le donne
proletarie la borghesia aveva destinato una vita doppiamente sfruttata, doppiamente
subalterna e meschina. Non ha accettato questo ruolo aderendo e militando nella
nostra organizzazione, dando con tutte le sue forze un enorme contributo per
costruire una società diversa, dove la parola donna e la parola proletario
non significano sfruttamento.
Pasquale: operaio della Lancia di Chiavasso
Antonio: operaio Fiat e dirigente della nostra organizzazione.
Sempre alla testa delle lotte della fabbrica e dei quartieri nei quali vivevano.
Li hanno conosciuti tutti quegli operai e proletari che non si sono piegati
all'attacco scatenato dalla multinazionale di Agnelli e dal suo Stato. Proprio
perché vere avanguardie avevano capito che lottare per uscire dalla miseria,
dalla cassaintegrazione, dai ritmi, dai cottimi, dal lavoro salariato, vuol
dire imbracciare il fucile e organizzare il potere proletario che sappia liberare
le forze per una società comunista. Imbracciare il fucile e combattere.
Questi compagni erano consapevoli che decidendo di combattere avrebbero affrontato
la furia omicida della borghesia e che avrebbero potuto essere uccisi. Ma la
certezza per combattere per la vita, per la libertà in una posizione
d'avanguardia, in prima fila, è un compito che i figli migliori, più
consapevoli, del popolo devono assumere su di sé per poter rompere gli
argini da cui il movimento proletario spezzerà via la società
voluta dai padroni. Per loro, come per molti altri operai, la scelta è
stata precisa: combattere e vincere con la possibilità di morire; anziché
subire e morire a poco a poco da servi e da strumenti usati da un pugno di sciacalli
per accumulare profitti. Oggi Roberto, Pasquale, Cecilia, Antonio, sono caduti
combattendo. E' grande il dolore per la loro morte, non riusciamo ad esprimere
come vorremmo quel che sentiamo perché li hanno uccisi e non li avremo
più tra noi. Ma nessuno di noi ha pianto, come sempre quando ammazzano
dei nostri fratelli, e la ragione è una sola: altri hanno già
occupato il loro posto nella battaglia. Proprio mentre ci tocca lo strazio della
loro scomparsa e onoriamo la loro memoria, si rinsalda in noi la convinzione
che non sono caduti invano come non sono morti invano tutti i compagni che per
il comunismo hanno dato la vita. Alla fine niente resterà impunito.
Copie del volantino vengono diffuse, nello stesso giorno, nelle maggiori città
e, nei giorni successivi, a Genova, nell'Oregina, in via Napoli, a Granarolo
e a Sampierdarena. In un reparto dell'officina 76 dello stabilimento Fiat di
Mirafiori, a Torino, nei giorni successivi, compare una stella a cinque punte
con la scritta rossa: Onore ai compagni caduti a Genova.
Annamaria Ludman è la prima dei quattro militanti ad essere identificata,
in quanto intestataria dell'appartamento in via Fracchia 12 e viene ricordata
nel documento di commemorazione delle BR col nome Cecilia. La colonna veneta
delle BR viene dedicata al suo nome.Lorenzo Betassa viene ricordato col nome
di battaglia Antonio.Piero Panciarelli, Pasquale, è il penultimo dei
quattro militanti uccisi in via Fracchia ad essere identificato.Riccardo Dura,
Roberto, non viene identificato per molti giorni, e sono le Brigate Rosse, il
3 aprile 1980, con una telefonata all'Ansa, a dare pubblicamente il suo nome.
Qui Brigate Rosse, colonna genovese Francesco Berardi. Riccardo Dura
è il nome del compagno non ancora identificato. Sia chiaro a tutti, ai
carabinieri in particolare, ai magistrati ed ai giornalisti che pagheranno per
la macabra e lurida propaganda di questi giorni. Niente resterà impunito.
Onore ai caduti del 28 marzo.
Il 5 aprile ad accompagnare Riccardo Dura nel cimitero di Staglieno c'è
soltanto la madre.
Brano tratto da la mappa perduta
Lorenzo Betassa, nato a Torino, il 30 marzo 1952, studi medi, operaio
Riccardo Dura, nato a Roccalumera (ME), il 12 settembre 1950, operaio
Annamaria Ludman, nata a Chiavari (GE), il 9 settembre 1947, segretaria.
Piero Panciarelli, nato a Torino, il 29 agosto 1955, operaio Lancia
1985
PEDRO: LO STATO
BORGHESE UCCIDE UN MILITANTE COMUNISTA

9 MARZO 1985:
OMICIDIO DI STATO
Nei primi giorni di marzo la Digos di Trieste
riceve una segnalazione dal Sisde (il Servizio Segreto del Ministero degli
Interni) della presenza di Pedro a Trieste in via Giulia 39. Il questore di
Trieste è Antonino Allegra, capo della squadra politica di Milano quando fu
"suicidato" l'anarchico Pinelli.
Sabato 9 marzo ore 11.
Pedro esce di casa, dall'appartamento al terzo
piano; una volta giù decide di rientrare. Appostati
all'esterno ci sono 4 sicari dello Stato italiano. Sono Nunzio Maurizio Romano,
agente del Sisde (che ha il compito di riconoscerlo); Giuseppe Guidi,
viceispettore della Digos; Maurizio Bensa e Mario Passanisi, agenti della Digos
di Trieste. Il Romano, il Guidi e il
Passanisi entrano nello stabile e si mettono in agguato nel sottoscala. Quando
Pedro discende le scale il Romano gli si para davanti e spara due colpi calibro
38 a meno di mezzo metro di distanza che lo colpiscono ai polmoni. Immediato il
fuoco incrociato degli altri due poliziotti killer che colpiscono Pedro con
pallottole calibro 9 alla spalla e alla gamba.Nel piccolo atrio si conteranno successivamente i segni di almeno una dozzina di
colpi. Pedro fa appello per l'ultima volta alla sua
straordinaria forza di volontà, uscendo in strada e impedendo così che tutto
si svolga senza testimoni. Esce, ferito mortalmente, parecchi passanti lo
sentono gridare "mi vogliono ammazzare mi vogliono ammazzare". Il
Bensa, rimasto all'esterno dello stabile, appena vede Pedro gli spara, alle
spalle. Pedro si accascia sanguinante dopo pochi metri. Il Passanisi lo
ammanetta.
Trasportato in ospedale con notevole ritardo, muore verso le 11.50. Non ci sono dubbi sulla premeditazione
dell'omicidio. L'agente del Sisde che non avrebbe dovuto nemmeno partecipare ad operazioni di
polizia, ha invece determinato l'agguato di via Giulia. E' stato lui a decidere
di entrare nello stabile e a sparare per primo. Alla notizia della morte di Pedro migliaia di
comunisti e proletari scendono con rabbia e con dolore nelle piazze, da Trieste
a Padova, dalla Calabria a Parigi per denunciare lo stato assassino e
rivendicare l'internità di Pedro al movimento di classe e la sua identità
rivoluzionaria ed internazionalista. Giungono comunicati di solidarietà dai
compagni prigionieri d'Italia, Spagna, Francia.
Chi era Pedro
Pietro Maria Walter Greco, conosciuto da
tutti come "Pedro", figlio di proletari calabresi di Melito Porto
Salvo arriva a Padova alla fine degli anni sessanta per studiare. Si iscrive a
Statistica, conseguirà più tardi la laurea che gli permetterà di lavorare
come insegnante di matematica e con il suo lavoro sostenere la famiglia al Sud.
Dal suo arrivo a Padova la sua presenza
all'interno del movimento di lotta è instancabile. Centinaia e centinaia di
proletari lo ricordano al proprio fianco nelle iniziative nei quartieri, dove si
sviluppava come in tutta Italia, un forte movimento per il diritto alla casa;
occupazioni, autoriduzioni contro il caro affitto unite alla lotta per i servizi
nel territorio. Significative nel '72 le occupazioni di case in via Tirana nel
quartiere Savonarola. E ancora lo
ricordano, sempre in prima fila, nelle mobilitazioni di massa e
nell'antifascismo militante che hanno caratterizzato quegli anni contro le trame
nere, le stragi fasciste fino alla grande manifestazione del 3 giugno 1975 a
Padova che contestava il comizio di Almirante.Poi la lotta per le mense, gli
spazi sociali, la lotta sul posto di lavoro. La
sua presenza piena di forza e determinazione, la sua spontanea e grande capacità
di coinvolgimento era troppo scomoda.
Scatta il primo tentativo di eliminarlo.
E' l'11/3/80. Il mandato di cattura che
costringe Pedro alla latitanza è per reato associativo e per partecipazione ad
una manifestazione del '77 terminata con scontri con la polizia. E' firmato da Pietro Calogero, magistrato che si distinse a cavallo degli anni
'70 e '80 per il suo zelo antiproletario e anticomunista incarcerando decine e
decine di proletari e di comunisti che erano stati interni alle lotte degli anni
'70. La testimonianza contro Pedro è
sostenuta da un tossicodipendente Maurizio Lovo. "...non ricordo la
presenza di Pedro alla manifestazione, sono comunque indotto a pensare che ci
fosse..." questa la deposizione del Lovo. Vista
l'inconsistenza delle accuse, al processo per direttissima Pedro viene
stralciato costringendolo così a prolungare la sua latitanza. Tutto questo gli
costa la perdita del posto di lavoro da insegnante. La sentenza del TAR che
decreta la sua riassunzione e il riconoscimento degli emolumenti arriva
provocatoriamente solo dopo il suo assassinio. Nel
maggio 1981, grazie alla mobilitazione dei compagni Pedro è prosciolto e
ritorna a Padova dove continua il suo encomiabile apporto alle lotte proletarie:
da quelle dei precari del censimento a quelle dei precari della scuola, si batte
per la riconquista del posto di lavoro. E
ancora, è a fianco di chi lotta per la casa nel Ghetto dove abita e agli
occupanti del condominio Sereno al Portello. Occupa il Centro Sociale
"Nuvola Rossa" nel quartiere Savonarola. Questa sarà una delle prime
e più grosse esperienze di aggregazione giovanile proletaria a Padova. Sono i
primi mesi del 1982. Pietro Calogero col blitz denominato di
"Quaresima" spicca decine di mandati di cattura. Pedro è di nuovo
costretto alla latitanza. Questa volta il
pentito di turno è Mauro Paesotto, l'imputazione sempre la stessa: il reato
associativo "costituzione di banda armata non denominata" senza alcun
riferimento a fatti specifici e senza alcuna prova.
Per Pedro questa latitanza sarà senza ritorno.
Al famoso processo 7 aprile nel '86 i
coimputati di Pedro, quelli che avevano lo stesso identico mandato di cattura,
vengono assolti e tornano in libertà. Queste
inchieste che hanno colpito Pedro si collocano all'interno dell'ondata
repressiva che Stato, Magistratura e Polizia con l'avallo del sistema dei
partiti, compresi la sinistra parlamentare e gli organi di informazione
asserviti al potere, hanno messo in atto alla fine degli anni '70 contro
l'intero movimento di classe che si è espresso con potenza a livello nazionale
in tutto il decennio. L'obiettivo è quello di fermare i movimenti e di eliminare le avanguardie
comuniste. Lo stato borghese e i padroni
che si dibattono in una crisi strutturale senza soluzioni, a fronte di un
formidabile ciclo di lotta che ha posto con chiarezza il problema del potere,
mettendo il loro in discussione, non vedono altra soluzione che la repressione.
Gli strumenti utilizzati sono il terrore di massa e la criminalizzazione delle
lotte. Pochi giorni prima del blitz di
Quaresima nella caserma della Celere di Padova si torturano i militanti delle
Brigate Rosse. Il movimento risponde scendendo in piazza. Pedro è presente. In
un clima di terrore e di caccia alle streghe si arresta in massa. In poco tempo
si arriverà in Italia alla cifra di 12.000 fra mandati di cattura e
comunicazioni giudiziarie. Questa cifra è di per sé significativa della
consistenza reale dei movimenti che si sono sviluppati in quegli anni. Lo
scopo ultimo è quello di eliminare le avanguardie comuniste. Per questo col
passare del tempo gli strumenti repressivi si affinano e diventano selettivi dai
pentiti alla dissociazione, dalle carceri speciali al regime differenziato con
l'articolo 90, fino alla tortura e agli assassini. Il
movimento di classe nonostante i grossi attacchi subiti non si arresta. Contro
di esso le forze politiche che hanno fondato il loro potere sull'emergenza
preparano l'assassinio di Pedro. Alla fine del '84, all'interno di una campagna
sull'Euroterrorismo basata sugli interventi di Craxi che parlava di
"infiltrati" nel grande Movimento per la pace e contro la Nato, 36
Magistrati tifosi delle leggi di emergenza incitano Scalfaro ministro
dell'Interno a proseguire con l'emergenza.
In questo contesto viene ucciso Pedro.
Questo assassinio non fu il solo tragico
episodio della primavera 1985.
Una strage di zingari a Pordenone, 4 evasi dal carcere di Pescara vengono
fucilati nel sonno a Roma, nelle montagne attorno ad Orgosolo si apre una caccia
all'uomo contro alcuni ricercati che vengono intercettati, uccisi e i loro
cadaveri trasportati come cinghiali sul tetto delle auto della polizia. Logiche
omicide dello Stato dell'emergenza, figlie di una campagna repressiva su scala
internazionale. E' in quel periodo che si
sviluppa la cosiddetta cooperazione europea contro la criminalità e il
terrorismo. All'inizio dell'anno l'apparato di comando dei paesi dell'Europa
occidentale si impegna nella costruzione di uno Spazio di Polizia Europeo:
spazio che permetta con accordi pubblici e segreti di aggirare le diversità
giuridiche dei singoli stati soprattutto in materia di reati politici. E' il
governo italiano di Craxi e Scalfaro che sopravvive di emergenza in emergenza
che spinge a concludere accordi per ottenere l'estradizione degli esuli politici
da Parigi.
E' il Partito delle leggi speciali, dei reati
associativi, delle leggi premiali che vuole un'emergenza europea.
1986
Luca Rossi
23 febbraio. Milano, Piazzale Lugano,
Bovisa, luogo abituale di spaccio, tre persone all'angolo che discutono, prima
con calma poi sempre piu' animatamente, una delle tre persone e' il digos
Policino, la discussione finisce in rissa, il digos ha la peggio; i due fuggono
in auto, il Policino prende la mira e spara per colpire i due. Luca intanto corre per
prendere la filovia e invece incontra il proiettile dello sbirro che lo uccidera' poco dopo in ospedale.

per approfondimenti del caso
http://www.ecn.org/lucarossi/cronaca/
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Ci
vogliono morti
Perché siamo i loro nemici
E non sanno che farsene di noi
Perché non siamo i loro schiavi
Soledad |
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SOLE, BALENO
E I SUICIDI DI STATO
di Marco c.
Ci sono accadimenti che non è possibile dimenticare,
troppo scabrosi, inquietanti, troppo madidi di vergogna, perché li
si lasci obliare senza che restino vivi dentro i nostri cuori e le
nostre coscienze.Ci sono storie, come quella di Sole, Baleno,
Silvano che rimarranno marchiate a fuoco dentro la nostra anima.
Storie che raccontano come gli assassini non sempre restino
racchiusi dentro al bozzolo degli stereotipi che la nostra società
c’impone, ma al contrario vadano ricercati in luoghi dove spesso i
nostri occhi si rifiutano di vedere la verità.Storie che narrano
come la pratica dell’omicidio possa passare attraverso i manganelli
dei cani da guardia del regime, l’inquisizione pretestuosa dei
giudici, il vigliacco sciacallaggio dei giornalisti asserviti al
potere, i pregiudizi e il meschino atteggiamento di un’opinione
pubblica che si rende complice dei mistificatori, sentenziando e
condannando senza conoscere la realtà oggettiva dei fatti.Il
5 marzo 1998 vengono arrestati tre anarchici: Silvano Pelissero,
Edoardo Massari (Baleno) e l’argentina Maria Soledad Rosas (Sole).
Convivevano nell’ex obitorio del manicomio di Collegno, occupato dal
giugno 1996.La sera dello stesso giorno, poliziotti e carabinieri
invadono l’Asilo Occupato di via Alessandria, distruggono ogni cosa,
rompono vetri ed impianti igienici, pisciano sui materassi e
procedono allo sgombero......I tre anarchici vengono posti in
isolamento senza che venga loro comunicato di cosa sono accusati.Il
7 marzo il giudice per le indagini preliminari Fabrizia Pironti
conferma l’arresto con l’accusa di associazione sovversiva con
finalità di terrorismo (art. 270 bis).I Pubblici Ministeri Laudi e
Tatangelo, veri registi dell’inchiesta affermano essere in possesso
di prove granitiche e costruiscono un “castello accusatorio”
alquanto improbabile, confidando nell’aiuto di quella sorta di circo
equestre che è l’informazione mediatica di regime.Proprio l’opera
dei giornalisti, alla ricerca dell’effettismo esasperato si rivelerà
infatti fondamentale nello screditare e demonizzare i gruppi
anarchici vicini ai tre giovani, nell’enfatizzare il ritrovamento di
prove che si riveleranno non essere tali, nell’indurre ad una
sentenza di condanna l’opinione pubblica prima ancora che il
processo sia iniziato.Il 26 marzo il tribunale respinge ogni istanza
di liberazione “in quanto esistono forti contiguità fra i tre
indagati e gli autori degli attentati” ed “è elevatissimo il rischio
di reiterazione di reati di natura analoga”.Sabato 28 marzo
all’alba, secondo la versione ufficiale, Edoardo Massari (Baleno)
viene trovato agonizzante, impiccato con le lenzuola alla sua branda
del carcere torinese delle Vallette.
Inquietanti le testimonianze degli abitanti delle case popolari
antistanti il carcere che affermano aver sentito arrivare ambulanze
e volanti a sirene spiegate già verso la mezzanotte.Sabato 11 luglio
anche Maria Soledad Rosas (Sole) muore suicida impiccandosi con le
lenzuola al tubo della doccia nei locali della comunità Sottoiponti
di Benevagienna dove era agli arresti domiciliari.Per una strana
ironia della sorte il 23 settembre morirà suicida anche Enrico De
Simone, il fondatore della comunità Sottoiponti nella quale aveva
trovato la morte Sole.Il 6 agosto 1999 il consigliere dei verdi
Pasquale Cavaliere, un uomo politico che pur agendo all’interno
delle istituzioni era sempre stato vicino a Silvano anche nel
momento in cui tutti gli davano addosso, muore in Argentina,
impiccandosi, secondo la versione ufficiale con un cordone di
spugna. Le circostanze della sua morte resteranno per sempre un
mistero.Il 31 gennaio del 2000 Silvano Pelissero, l’unico dei tre
anarchici ad essere ancora in vita, viene condannato a 6 anni e 10
mesi di reclusione.Il 21 novembre 2001 a Roma la corte di cassazione
invalida l’accusa di attività terroristica con finalità eversive.Il
4 marzo 2002, alla scadenza dei quattro anni di detenzione la
magistratura emette l’istanza di scarcerazione di Silvano per
decorrenze dei termini, l’anarchico sarà però effettivamente
liberato solo il 12 in quanto i carabinieri lasceranno passare
un’intera settimana prima di comunicare la notizia all’interessato
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2001
Genova - 20 luglio . I carabinieri
del Governo Berlusconi-Fini-Bossi uccidono a freddo durante il G8 il giovane
militante antagonista
Carlo Giuliani


per conoscere gli sviluppi di tutta l'inchiesta
http://www.piazzacarlogiuliani.org/pillolarossa/index.php
2003
MILANO 17 MARZO
VIENE UCCISO DA UNA SQUADRACCIA FASCISTA IL COMPAGNO
DAVIDE CESARE
DI 26 ANNI APPARTENENTE AL CENTRO SOCIALE ANTAGONISTA
O.R.SO

2006
Renato Biagetti
L'angoscia degli amici: chi ha ucciso Renato?
Checchino Antonini
Fonte: Liberazione, 29 agosto 2006
29 agosto 2006
Chi ha ucciso Renato è sceso da una macchina grigia con il coltello in
mano. E ha mirato direttamente al petto. Poi ha ferito chi era con lui.
La sua ragazza e l'amico di sempre. Erano le cinque del mattino di
domenica. Renato Biagetti aveva 26 anni ed era stato a un concerto
reggae sul litorale romano, a Ficene, una frazione di Fiumicino. Una
serata tranquilla, come tante altre. Fino all'alba quando sta per
tornare a Roma, nel quartiere di Grotta Perfetta. Proprio fuori dal
chiosco, sulla spiaggia, una macchina grigia metallizzata accosta la
vettura dove Renato e i suoi amici sono appena saliti. «E' finita la
festa?». «Sì? E allora perché non ve ne andate a Roma?!», ha detto uno
dei due che era a bordo prima di scendere con la lama tra le dita. Tre
colpi al cuore e ai polmoni di Renato. E ferite più lievi per i suoi
compagni di sventura. Lei ha trent'anni, l'altro 29. Saranno loro e
qualcuno accorso dal chiosco a fornire ai carabinieri le prime notizie
sull'accaduto. Poi ieri sera, quella che sembra una svolta nelle
indagini. E, mentre Liberazione va in stampa, una colonna di cronisti si
avvia verso la questura di Fiumicino.
DAL 26 LUGLIO 1943 GIORNO
DELLA "LIBERAZIONE" AL 1977 LE VITTIME DEGLI SCONTRI
POLITICI TRA LE FORZE DELLORDINE E I DIMOSTRANTI SONO STATI 551.
TRA LE FORZE DELLORDINE I MORTI SONO STATI
70.
le notizie sono state tratte
da vari libri degli anni 70 in particolare mi ha aiutato molto ed
è bene cercare di averne una copia nella propria libreria il
volume di Gianni Viola edito da Bertani e Stampa Alternativa
" Polizia"..