LA  MEMORIA

sugli eccidi commessi da forze dell’ordine e fascisti

Baroni, padroni ,pompieri, aspiranti dirigenti, topi di sezione, oscuri burocrati, gente con la linea in tasca, forse fra qualche giorno ce ne andremo e proverete a dimenticare tornando con : bacheche ,circolari, processo democratico, giornali, delegati e mozioni (ma non rompete i coglioni). Direte : "era un fuoco di paglia, un’oscura marmaglia senza proposizioni " ( ma non rompete i coglioni). Ma tutto questo non è stato invano, noi non dimentichiamo… Per il vostro potere fondato sulla merda, per il vostro squallore, odioso, sporco, brutto… Pagherete caro,pagherete tutto.                       

Collettivo Resa dei Conti

Se pensate che manchi qualcosa scrivete a  : cirillogrillo@libero.it

Con il Comitato Carlo Giuliani avremmo intenzione di preparare un manifesto con le foto di tutti i compagni assassinati dalla polizia e dai fascisti. Alcune le abbiamo e sono anche in questa pagina, ma molte foto non le abbiamo . Potete aiutarci ?

 


1969

3 febbraio - FONDI (LT)

Migliaia di braccianti occupano per ore la sede ferroviaria. Quando i manifestanti si dirigono verso il centro della città la polizia interviene con violenza. Gli scontri si susseguono fino a tarda notte.

27 febbraio ROMA -LA MORTE DI DOMENICO CONGEDO

In tutta Italia è in corso una giornata di lotta antimperialista. Il presidente americano Nixon giunge a Roma. La violenza poliziesca, nel tentativo di arginare la protesta, si scatena in tutta la città. Un gruppo di fascisti, appoggiati dalla polizia, attacca con lanci di razzi la facoltà di Magistero occupata. Il compagno anarchico Domenico Congedo mentre cerca di sottrarsi all'assalto, precipita da una finestra e rimane ucciso. Nel frattempo il corteo studentesco, partito dall'Università occupata, viene duramente caricato dai poliziotti. Gli scontri durano fino a tarda notte. Il bilancio della giornata è di 300 arresti, un morto e decine di feriti, alcuni dei quali gravissimi. Anche a Milano si hanno violenti scontri nei pressi del Consolato USA tra dimostranti e forze di polizia.

L'ECCIDIO DI BATTIPAGLIA

9 aprile - BATTIPAGLIA (SA)

Le operaie del tabacchificio sono in sciopero contro la minacciata chiusura della fabbrica. La polizia occupa militarmente la città ponendola in stato d'assedio. Infuriano i caroselli, i pestaggi e il furibondo lancio di candelotti lacrimogeni. Due persone restano uccise: il tipografo Carmine Citro di 19 anni viene colpito alla testa da un proiettile sparato da agenti di P.S. e morirà un'ora dopo all'ospedale; Teresa Ricciardi di 30 anni, insegnante in una scuola media di Eboli, viene colpita da un proiettile mentre era affacciata alla finestra di casa propria. La pallottola la colpisce in pieno petto, spaccandole il cuore; 119 manifestanti vengono arrestati.

10 aprile- In tutta Italia il nuovo eccidio poliziesco di Battipaglia provoca un'ondata di collera popolare. 12 milioni di lavoratori entrano in sciopero. L'intera provincia di Salerno rimane bloccata per 24 ore. Violentissime cariche della polizia si verificano a Roma, Firenze e Milano. A Battipaglia continuano le manifestazioni e gli scontri. Il commissariato è assediato e dato alle fiamme insieme a diversi mezzi della polizia.

BOMBE FASCISTE ALLA FIERA DI MILANO 25 aprile MILANO

Mentre in tutta Italia si celebra la ricorrenza del 25 aprile una serie di bombe ad alto potenziale esplodono al padiglione Fiat della Fiera di Milano e alla stazione ferroviaria, provocando una ventina di feriti. La polizia inizia subito la caccia a sinistra arrestando gli anarchici Braschi, Della Savia. Faccioli, Pulsinelli, i coniugi Corradini, i comunisti del PCI Norscia e Mazzanti.Viene indiziato Feltrinelli. Le indagini sono condotte da Calabresi, Allegra e Guida. I compagni risulteranno poi, tutti innocenti e saranno scarcerati sette mesi dopo. Più tardi si saprà che dietro agli attentati c'è un certo signor P. che "L'Observer", rendendo pubblico un rapporto del servizio segreto greco, identifica per il nazista Pino Rauti.

IL "PIANO T" 4 giugno

Mentre forti lotte popolari sono in corso in tutto il Paese e alla Fiat proseguono gli scioperi, alle questure e ai comandi dei Carabinieri viene consegnata una circolare urgente riservata denominata "piano T" . Essa contiene una lista di congedati della marina che possono essere mobilitati in qualsiasi momento ed impiegati in funzione anti-sciopero. Inoltre ai questori, ai capi degli uffici politici delle questure e ai comandanti della "mobile" viene consegnata una busta sigillata con l'ordine di aprirla solo per ordine del ministero degli Interni. Un'altra circolare contiene indicazioni per aggiornare gli schedari dei 'politici' e per intensificare i controlli telefonici.

IL PROCLAMA DEL GENERALE

19 giugno- PALERMO

II comandante militare della regione siciliana"generale Giglio, minaccia con un incredibile comunicato di stroncare con la forza delle truppe le imponenti lotte operaie in corso nella città.

L'ESERCITO CONTRO I PASTORI SARDI

23 giugno - ORGOSOLO (NU)

Para e carabinieri si scatenano contro i pastori che da alcuni giorni occupano i pascoli per impedire che vengano distrutti dalle manovre militari NATO. Il paese viene accerchiato e la popolazione subisce un rastrellamento in massa. Vengono tratti in arresto centinaia di abitanti. Chi impaurito, si rifiuta di aprire ai para, vede abbattuta a colpi di mitra la porta della propria casa.

BOMBE FASCISTE SUI TRENI

9 agosto - VARIE LOCALITÀ'

Dieci bombe rudimentali e di bassa potenza esplodono su otto treni in viaggio in diverse località italiane, provocando 12 feriti. Gli ordigni posti in vagoni di prima classe erano collegati ad orologi da polso. Dopo gli attentati di Milano del 25 aprile è questa la seconda provocazione in grande stile organizzata dalla cellula fascista padovana di Preda a Ventura. Per gli attentatori la polizia fa tré ipotesi: anarchici, altoatesini, fascisti; ma nei giorni successivi indirizzerà le indagini sempre più verso i gruppi di sinistra.

INIZIA L'AUTUNNO CALDO

10 ottobre - TORINO - MILANO

Imponenti lotte operaie sono in corso in tutto il Paese per i rinnovi contrattuali. A Torino i metalmeccanici in sciopero sono 250.000. In tutti gli stabilimenti della Fiat si svolgono assemblee e cortei interni: i dirigenti e gli impiegati crumiri sono costretti ad uscire dagli uffici. La polizia carica gli operai davanti alla fabbrica. La direzione dell'azienda, per parte sua emette un minaccioso comunicato con cui avverte che chiamerà sistematicamente la polizia ogni qualvolta gli operai attueranno forme di lotta dura.Alla Pirelli di Milano la polizia cerca di sfondare i picchetti operai nel tentativo di fare entrare i crumiri. I sindacati intanto, condannano i metodi di lotta violenti.

14 ottobre-MILANO

In tutti gli stabilimenti metalmeccanici della provincia continuano gli scioperi articolati. La polizia carica duramente gli operai della Fìat di corso Sempione.

15 ottobre - REGGIO CALABRIA

Nel corso di una manifestazione popolare lo studente Spartaco Vadalà di 18 anni viene colpito ad un occhio da un candelotto sparato dalla polizia da una distanza di 4 metri.

L’UCCISIONE DI CESARE PARDINI

27 ottobre - PISA

Manifestazione antifascista contro il regime dei colonnelli greci. Gruppi sparsi di squadristi aggrediscono a più riprese cittadini antifascisti isolati senza che la polizia intervenga. Quest'ultima si fa viva solo quando la popolazione, sindaco in testa, decide di protestare energicamente. Le forze dell'ordine attaccano un corteo di alcune migliaia di giovani che si dirigono verso il quartiere di S.Martino. Gli scontri durano fino a notte; lo studente universitario Cesare Pardini di 22anni viene ucciso da un candelotto lacrimogeno sparatogli contro dalla polizia.

MORTE DELL'AGENTE ANNARUMMA

19 novembre - MILANO

Sciopero generale nazionale per la casa. La polizia attacca operai e attivisti sindacali al termine di una manifestazione presso il teatro Lirico. Gli scontri si estendono subito alla vicina università statale. Durante una delle violente cariche della polizia, due gipponi della polizia si scontrano quasi frontalmente e il conducente di uno dei due mezzi, l’agente di PS Antonio Annarumma, resta ucciso. Benché la stampa borghese accetti senza riserve la versione ufficiale secondo cui l’agente sarebbe stato ucciso dai dimostranti, esiste un film di un giornalista straniero in cui la scena dello scontro è chiarissima. Cionostante il prendente Saragat parla di assassinio e indica nei "rossi' i colpevoli. Il risultato delle cariche dà anche 63 feriti e 19 arrestati.

"Verso la fine del film appariva questa sequenza: un gippone isolato avanza contro mano in direzione di Largo Augusto, con le ruote di sinistra in bilico sul marciapiede. Ridiscendendo sulla strada l'automezzo ha uno sbandamento. Il berretto a visiera cala sugli occhi dell'autista che cerca di liberarsene scuotendo il capo. In quel momento una jeep gli taglia la strada. Nello scontro l'autista del gippone viene proiettato in avanti e sbatte violentemente la testa contro il parabrezza, poi ricade sul sedile esanime, abbandona il suo capo sulla spalla. (...) La ferita mortale di Annarumma è stata prodotte dalla guida di ferro sporgente che si trova al lato dell'intelaiatura del vetro". (Da: AA.VV. - La strage di Stato - ed. Samonà e Savelli, 1971, p. 28).

LA CONDANNA DI TOLIN

1dicembre - ROMA

II direttore del giornale 'Potere Operaio', Francesco Tolin, viene condannato a 1 anno e 5 mesi di reclusione. Tolin era stato arrestato il 25 novembre sotto l'accusa di "istigazione degli operai alla rivolta contro lo Stato ed in particolare degli operai della Fiat a danneggiare detto complesso" e per Violenza privata, resistenza alla forza pubblica, sequestro di persona, danneggiamento alla fabbrica". Il Pubblico Ministero, Occorsio, aveva chiesto due anni, affermando che "la sentenza sarebbe esemplare per i gruppi minoritari che professalo idee rivoluzionarie al di fuori dei partiti e contro le stesse organizzazioni sindacali".

6 dicembre

11 giornale inglese *Guardian* pubblica un rapporto segreto del servizio di spionaggio da cui si apprende che un certo signor "P" (individuato per Pino Rauti) ha stretti contratti con i colonelli greci per organizzare un colpo di Stato in Italia. Nell'operazione sarebbero implicati anche alti ufficiali dell'esercito e dei carabinieri.

LA STRAGE DI STATO

12 dicembre - MILANO - ROMA

Nella Banca Nazionale dell'Agricoltura di Milano, in Piazza Fontana, alle ore 16,37 esplode una bomba che devasta completamente il salone provocando morti e feriti tra il pubblico presente in modo numeroso in quanto giorno di mercato.

E’ la strage. Il bilancio finale sarà di sedici morti e ottantotto feriti. Quattordici persone muoiono subito. Altre due moriranno il 25 dicembre e il 2 gennaio successivo. Un'ora dopo l’esplosione. in piazza della Scala, nella Banca Commerciale, viene rinvenuta un'altra borsa contenente una bomba che però fortunatamente non è esplosa. A Roma, scoppiano due bombe all'altare della Patria e un'altra esplode in un corridoio sotterraneo della Banca Nazionale del Lavoro. Le bombe di Roma provocano diversi feriti. A Milano e in tutta Italia, sotto la direzione del Ministro degli Interni, scatta la caccia agli attentatori. Le indagini vengono subito orientale verso sinistra e in particolare negli ambienti anarchici. Viene effettuata una perquisizione a tappeto nelle sedi e nelle abitazioni degli extraparlamentari di sinistra. Tutte le manifestazioni politiche sono vietate. Il PCI condanna la violenza ma assume una posizione ambigua, lasciando spazio alla tesi che a compiere la strage possano essere stati estremisti di sinistra irresponsabili.

Sul libro edito da Samonà e Savelli "La strage di stato" tutta la controinchiesta.

PINELLI –"SUICIDATO"

15 dicembre- MILANO

Vengono fermati Pietro Valpreda e Giuseppe Piselli, entrambi anarchici. Il primo sulla porta del giudice Amati, il secondo dopo diverse ore di 'interrogatori' in una stanza della questura dove sono presenti: il commissario di PS Luigi Calabresi, il commissario di PS Antonio Allegra, il brigadiere Carlo Mainardi, gli agenti Pietro Mucilli, Vito Panessa e Giuseppe Caracuta e, presenta insolita in questura, il tenente Sabino Lo Grano. Pinelli viene torturato affinchè confessi di essere implicato negli attentati, ma. innocente resiste e difende anche l'amico Valpreda. A questo punto viene eliminato. Dopo essere stato colpito probabilmente con un colpo di karaté "precipita" dal quarto piano della questura. La versione ufficiale parlò subito di suicidio ma diverse perizie successive hanno, accertato che Pinelli è stato ucciso.

16 dicembre-MILANO

Viene reso noto uffìcialmente l'arresto di Pietro Valpreda. Si procede anche all’ emissione dei mandati di cattura contro Roberto Gargamelli, Roberto Mander. Emilio Borghese e Mario Merlino, accusati insieme a Valpreda di essere gli autori della strage.

Gli anarchici sono tutti mèmbri del circolo "22 marzo". Il Merlino è un fascista già appartenente ad 'Ordine Nuovo' e in contatto con il regime dei colonnelli greci. Intanto a Padova si è già avuta la testimonianza di una commessa sull'acquisto delle borse della strage da parte del fascista Freda, ma il verbale non viene inviato a Milano. Due giorni più tardi si avrà la prima deposizione del DC Lorenzon sulle responsabilità del fascista Ventura nella strage. Ma l'unica pista che la polizia segue è quella degli anarchici. All'arresto di Freda e Ventura si arriverà solo nell'aprile del 1971, ad opera del giudice Stiz di Treviso.

1970

21 gennaio - MILANO

Il Movimento Studentesco organizza una manifestazione contro la repressione che si conclude con duri scontri con la polizia II giorno seguente si svolge come risposta alle cariche delle forze dell'ordine una nuova imponente manifestazione alla quale partecipano militanti del M S , dei diversi gruppi extraparlamentari e anche esponenti del PCI.

18 aprile-MILANO

E’ indetta a Piazza Santo Stefano, una manifestazione antimperialista per protestare contro l'imminente invasione americana della Cambogia La manifestazione viene vietata e i dimostranti caricati dalla polizia Violenti scontri si verificano intorno alla università statale

Primavera

Viene documentato che nel corso delle lotte operaie dell’ "autunno caldo" la magistratura ha denunciato 13. 903 militanti per reati politici e sindacali. Le denunce riguardano lavoratori, sindacalisti e studenti .Circa 4 000 di esse a riferiscono a lavoratori agricoli e oltre 2000 a metalmeccanici . In data 27 gennaio il Ministro dell'Interno Restivo, aveva dichiarato al Senato, che , in ordine alle agitazioni sindacali, erano state effettuate nei mesi di settembre novembre 1969 , 6. 907 denunce e altre 1489 nel mese di dicembre . I reati contestati ammontavano in totale a 14 036 e, m particolare 235 denunce per lesioni personali, 179 per devastazione e saccheggio, 4 per sequestro di persona, 124 per detenzione abusiva di armi da guerra e comuni o di esplosivo e di intimidazione con uso di materiale esplodenti 1712 per violenza privata, 1.610 per blocco ferroviario, 29 per attentati alla sicurezza dei trasporti, 3 325 per invasione arbitraria di aziende, terreni ed edifìci pubblici, 1 376 per interruzione di pubblico servizio

LA RIVOLTA DI REGGIO CALABRIA:

IL PRIMO UCCISO E' LABATE

15 luglio REGGIO CALABRIA

II governo Rumor si è dimesso alla vigilia dello sciopero generale per la casa indetto dai sindacati Scoppia intanto la rivolta di Reggio che prende spunto dalle polemiche sulla designazione della città che dovrà essere sede del consiglio regionale. Le agitazioni sono fomentate e dirette dai fascisti che riescono ad inserirsi nella rabbia popolare per la grave situazione economica m cui versa l'intera zona. In vari punti della città e all'imbocco delle strade statali vengono erette barricate, dopo le cariche della polizia che il giorno precedente aveva disperso la folla radunatasi davanti la prefettura. Duri scontri si verificano tra polizia e dimostranti .Il ferroviere Bruno Labate di 46 anni (iscritto allo SFI-CGIL) viene raccolto morente al termine di una violenta carica poliziesca L'autopsia indica la causa della morte nelle gravi lesioni toraciche riportate per schiacciamento

22 luglio GIOIA TAURO (RC)

Attentato dinamitardo al 'treno del sole' che deraglia provocando la morte di 6 passeggeri e il ferimento di altri 50

MORIRE A POZZUOLI

25 luglio - PRAIANO (SA)

Nella notte la polizia la irruzione nella casa di William Berger e di sua moglie Carol Lobravico, attrice del Living Theatre. Motivo della perquisizione "sospetta presenza di droga". La "droga" trovata consiste in 0,9 grammi di hashisc che notoriamente fa meno male del tabacco e meno ancora dell'alcool. Per questo Carol viene rinchiusa nel carcere di Poggioreale e poi nel manicomio criminale di Pozzuoli, dove morirà il 5 settembre. Malata di epatite virale, aveva chiesto con insistenza che la curassero, ma inutilmente

15 agosto - PORTO MARGHERA (VE)

La polizia spara .Numerosi i feriti di cui uno gravissimo .I sindacati CGIL-CISL-UIL chiedono il disarmo della polizia

14 settembre • REGGIO CALABRIA

Sciopero generale . Barricate nei noni di Sbarre e Santa Caterina Sette colpi di pistola vengono esplosi contro un reparto Celere che controlla l'ufficio postale della ferrovia 12 persone risultano ferite, tra civili e agenti Vengono operati 36 arresti

17 settembre - REGGIO CALABRIA

Violentissimi scontri tra polizia e dimostranti Al none Pescatori un capo operaio dell'AMA viene ucciso con un colpo di moschetto E' Angelo Campanella di 45 anni, padre di sette figli Durante una fuga di poliziotti che tentano di ripararsi dai colpi dei cecchini, il brigadiere Vincenzo Curigliano muore stroncato da un collasso cardiocircolatorio dovuto a schiacciamento di alcune costole

19 settembre-ROMA

Il ministro dell'Interno Restivo da un bilancio della guerriglia di Reggio Calabria, dal 5 luglio al 15 settembre 19 giorni di sciopero generale, 25 cortei, 12 attentati dinamitardi, 32 blocchi stradali, 14 ferroviari 2 portuali, 1 aeroportuale, 1 radiotelevisivo, 23 scontri con la polizia, 6 assalti alla prefettura, 4 alla questura, 283 persone fermate, 426 denunciate in stato di arresto o a piede libero, 191 feriti tra la polizia, 37 tra i civili, 3 morti di cui 2 civili e un militare PS.

IL "GOLPE" BORGHESE

7 dicembre - ROMA

Junio Valerio Borghese a capo dei suoi congiurati fascisti penetra fin dentro il ministero degli Interni per occuparlo Doveva essere il via al colpo di Stato Invece, improvvisamente, viene dato il contrordine Qualcosa, ad alto livello, non ha funzionato. Le indagini successive, e quelle relative al complotto della 'Rosa dei Venti' portano all'arresto del generale Vito Miceli, già capo per tre anni dell'USPA, l'Ufficio di Sicurezza del Patto Atlantico, e per quattro anni del S I D

UCCISIONE DI SAVERIO SALTARELLI

12 dicembre- MILANO

Primo anniversario della strage di Stato L'università statale e presidiata dagli studenti per difenderla dai fascisti che avevano annunciato provocazioni . Polizia e carabinieri caricano alle spalle un corteo di anarchici che avevano preso parte ad una manifestazione contro il processo Burgos .Gli anarchici si rifugiano all'università. Le cariche poliziesche proseguono e si estendono anche contro i picchetti del movimento studentesco .Nel corso degli scontri in Via Larga lo studente Saverio Saltarelli, di 23 anni, viene ucciso da un candelotto lacrimogeno sparato ad altezza d'uomo quel giorno infatti, il tiro a segno venne praticato largamente sia dalla PS che dai carabinieri e ciò e testimoniato sia da numerose persone che da documenti fotografici. Per l'uccisione di Saltarelli verranno successivamente incriminati l'ufficiale di PS che comandava il reparto, cioè il capitano Alberto Antonietti, e i cinque agenti che avevano in dotazione i tromboncini da uno dei quali e stato sparato il candelotto omicida. Dirà in proposito il Ministro degli Interni "La polizia è stata costretta ad intervenire per difendere l'ordine e la legalità democratica gravemente offese da minoranze estremiste" mentre il presidente Saragat. specializzato in telegrammi, invia un messaggio alla famiglia di Saltarelli con cui si associa al "lutto vostro e di tutti coloro che si sentono anch'essi colpiti dalle conseguenze tragiche della violenza' dimenticando però di aggiungere "della polizia"

manca la foto

26 SETTEMBRE. ROMA

MUOIONO GLI ANARCHICI CALABRESI

Muoiono in un "incidente stradale" Franco Scordo,Gianni Aricò,Angelo Casile di Reggio Calabria, Luigi Lo Celso di Cosenza e un ' imputata del processo Valpreda, Mucky . Tutti erano anarchici e attivisti militanti in Calabria. Due di essi, Casile e Aricò erano importanti testi a discarico nell'istruttoria Valpreda. L'incidente -provocato dalla brusca frenata di un camion che li precede- avviene alla stessa altezza dove otto anni prima era morta in cicostanze analoghe,la moglie di Junio Valerio Borghese. Gli autisti del camion erano due fratelli dipendenti del principe nero . Il padre di Lo Celso , uno degli anarchici, aveva ricevuto, il giorno prima che il figlio partisse, la telefonata di un agente PS, suo amico,che sconsigliava di far partire il figlio.

Da poco in libreria trovate la loro storia. Un controinchiesta firmata da Fabio Cuzzola.

" Cinque anarchici del sud" . Edizioni "Città del sole"

mancano le foto

1971

12 gennaio REGGIO CALABRIA

Stazione ferroviaria un gruppo di giovani fascisti assalta un treno lanciando sassi contro gli occupanti che sono agenti di PS i quali attendono di rientrare a Padova .Antonio Belletti, del II Colere, ultimo di sette figli di una famiglia contadina della Campania, viene colpito da un sasso e riporta lo sfondamento della scatola cranica. Ricoverato all'ospedale di Messina muore quattro giorni dopo

18 gennaio - TRENTO

Mancata strage davanti al tribunale per un attentato organizzato dalla polizia Capo della squadra politica di Trento e Saverio Molino, ex capo dell'ufficio politico di Padova

29 gennaio - MILANO

Una manifestazione della sinistra studentesca viene vietata dalla questura il corteo e disperso dalla polizia con violente cariche Due dimostranti vengono arrestati

20 gennaio - REGGIO CALABRIA Scontri con la polizia e attentati fascisti contro alcuni dirigenti del PCI

LA POLIZIA CONQUISTA LA CASA DELLO STUDENTE

2 febbraio - ROMA

Alle 13,30 circa alcune centinaia di poliziotti e di carabinieri irrompono nella 'Casa dello Studente' m Via De Lollis, sparando numerose bombe lacrimogene (molte delle quali ad involucro metallico) spesso ad altezza d'uomo e infierendo con violenza su persone e cose Numerosi colpi di pistola vengono sparati dai poliziotti all'interno dell'edificio verso gli studenti che cercano scampo all'assalto Molte porte vengono sfondate con il calcio dei moschetti Vengono rotte tutte le vetrate davanti alle quali gli agenti si trovano a passare, e ciò senza lacuna ragione Le stanze di molti studenti sono letteralmente devastate I libri gettati nei gabinetti e dalle finestre Tutti gli studenti e i dipendenti che si trovano nella 'casa' vengono ferocemente malmenati ed è anche impedito di portare soccorso ai feriti

3 febbraio - REGGIO CALABRIA

Gravi scontri fra dimostranti e polizia Gli agenti sparano candelotti lacrimogeni ad altezza d'uomo II dentista Angelo Pugliatti ha la volta cranica fratturata e il giovane Lorenzo Guttuso un braccio spaccato Ambedue vengono colpiti dallo stesso ordigno poliziesco

3 Febbraio- REGGIO CALABRIA

Nel corso di una manifestazione sindacale vengono lanciate sul corteo due bombe che uccidono l'operaio Malacaria

10 febbraio -REGGIO CALABRIA

Nel corso di una dimostrazione la polizia spara ancora candelotti lacrimogeni. Il sedicenne Vincenzo Doldo viene colpito in piena faccia e ha la mandibola e la base cranica fratturata, Francesca Bavuscia riporta la doppia frattura dell'omero.

16 febbraio - REGGIO CALABRIA

Scontri con la polizia un uomo resta ferito all'interno della sua stessa abitazione La polizia nega di aver fatto uso delle armi da fuoco Un cecchino spaia alcuni colpi di pistola e un agente PS risponde sparando in aria con il mitra.

23 febbraio - MILANO

Sgombero forzato di alcune case occupate abusivamente da famiglie di senzatetto 2.000 fra poliziotti e carabinieri invadono il quartiere armati di tutto punto e con cani al guinzaglio La pnma canea la effettuano 600 agenti al comando del vice-questore Vittoria. Massiccio uso di candelotti lacrimogeni, poi irruzione in massa negli stabili all'interno dei quali vi sono 200 persone con un centinaio di bambini. Il pestaggio è bestiale. Un bambino ha la testa rotta, un altro il braccio fratturato . La rabbia cresce e si hanno feriti anche da parte degli agenti. 66 persone vengono fermate e 25 arrestate.

19 aprile-MILANO

I fascisti scatenano una guerriglia perchè la questura ha vietato una manifestazione anticomunista La polizia lancia candelotti lacrimogeni uno dei quali colpisce al torace Maria Grazia Venturi spaccandole tré costole Viene ferito pure l'operaio Giuseppe Riontino.

MORTE DI MASSIMILIANO , FIGLIO DI BARACCATI

3 giugno - MILANO

4000 agenti di polizia sgomberano le case occupate di Via Tibaldi L'aggressione poliziesca è bestiale La polizia spara all'impazzata camiciotti lacrimogeni. Un bambino di appena sette mesi, Massimiliano Ferretti, malato di cuore ed affetto da bronchite, viene colpito dai gas lacrimogeni. Ricoverato alla clinica Mangiagalli cessa di vivere. Il padre di Massimiliano, ricercato dalla polizia per furto, deve subire l'onta di nascondersi, come se il criminale fosse lui, mentre il potere gli ha ammazzato il figlio

8 giugno- MILANO

Spettacolo del complesso musicale americano ' Chicago" all'Arena. Chi non trova posto cerca di entrare lo stesso La polizia carica i giovani sparando numerosi candelotti lacrimogeni.

Giorgio Ridolfi. di 21 anni, viene colpito da un candelotto lacrimogeno e riporta una gravissima frattura occipitale.

13 giugno- PALERMO

Una pattuglia di polizia spara alle spalle di un militante del PRI che attaccava manifesti elettorali dopo l’orario consentito' .L'uomo resta ucciso sul colpo.

29 giugno - MILANO

Un gruppo di baraccati, scacciati dalla polizia dalle case di Via Tibaldi, viene ospitato presso la facoltà di Architettura. Intervengono di nuovo le forze dell'ordine che dopo violenti scontri sgomberano l'università. L'intera zona della città studi resterà occupata dalla polizia fino alla chiusura estiva

22 settembre- REGGIO CALABRIA

Le forze dell'ordine caricano i dimostranti e feriscono al torace con un candelotto lacrimogeno Carmelo Siilo, di 14 anni Polizia e carabinieri fanno uso anche delle armi da fuoco il giovane Carmelo Jaconi, che si trova dentro un negozio, viene colpito da un colpo di rivoltella che gli trapassa il cuore

1° ottobre • MERIDIONE

Gigantesca operazione di ordine pubblico nel sud 12 000 carabinieri della III divisione Ogaden di Napoli, con elicotteri, motovedette e cani, mettono sotto controllo militare sette regioni Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Calabria, Lucania e Sicilia Risultato 408 arresti, 4 672 denunce, 32 348 contravvenzioni

21 ottobre - TORINO

Protesta di poliziotti Una settantina di agenti di PS lasciano la caserma di via Veglia per effettuare una marcia silenziosa Dopo aver percorso le vie del centro si recano a protestare sotto la prefettura, dove sostano La repressione non tarda ad arrivare Due agenti vengono scelti tra i tanti e accusati di essere i promotori della manifestazione Arrestati, vengono rinchiusi nel carcere militare di Peschiera del Garda Verranno poi condannati a 5 mesi e 10 giorni senza condizionale per "concorso in sedizione aggravata"

3 novembre • CASTELLAMARE DI STABIA (NA)

Rivolta popolare Violentissimi scontri tra polizia e operai II risultato delle cariche e di 30 feriti di cui uno "morente" (non si e però saputo se e riuscito a sopravvivere)

4 novembre - REGGIO CALABRIA

Gaetano Rampicano di 16 anni è colpito alla testa da un candelotto lacrimogeno sparato da un agente di PS durante una canea contro disoccupati che protestano .II giovane ha una frattura cranica e lo scoppio del bulbo dell'occhio destro

6 novembre - PISA

Nel quartiere proletario del Cep le forze dell'ordine effettuano un odioso rastrellamento . Franco Serantini (che verrà poi ucciso dalla polizia il 5 maggio 1972) viene aggredito dagli agenti ed è liberato dalle donne del mercato rosso .Un altro compagno, Daniele Sbrana, viene arrestato

24 dicembre - ROMA

Battuto il disegno di elezione di Fanfani alla presidenza della Repubblica. E’ invece eletto Giovanni Leone con i voti determinanti dei fascisti

1972

29 gennaio MILANO

La polizia attacca duramente un corteo di studenti che, partito dall'università statale, si stava dirigendo al palazzo di giustizia. Gli studenti intendevano protestare contro l'arresto di Mario

Capanna, avvenuto due giorni prima, in relazione ad un oscuro episodio di pestaggio di un sindacalista cui il Movimento Studentesco aveva già espresso la propria completa estraneità

23 febbraio - ROMA

Inizia il processo Valpreda .Cortei e manifestazioni si svolgono in tutta Italia .A Roma scendono in piazza 20 000 compagni nel corteo organizzato dal Comitato nazionale di lotta contro la strage di stato

UCCISIONE DEL PENSIONATO TAVECCHIO

11 marzo MILANO

In occasione del processo Valpreda alcuni gruppi della sinistra extraparlamentare danno vita ad una manifestazione antifascista .La parola d'ordine e "Valpreda libero, contro la repressione, fuori i fascisti dalla citta".La mobilitazione e diretta infatti anche contro una provocatoria adunata annunciata dalla "maggioranza silenziosa" in cui Almirante dovrà tenere un comizio .Il questore vieta la manifestazione della sinistra .Violenti scontri si verificano tra gli extraparlamentari e la polizia .Nelle cariche si distingue particolarmente il II Celere di Padova .Un candelotto lacrimogeno colpisce in pieno viso il pensionato Giuseppe Tavecchio. di 60 anni Trasportato al policlinico, Tavecchio presenta "una frattura cranico-facciale, arresto cardiorespiratono, cianosi intensissima, stato di coma profondissimo" e morirà tre giorni dopo. Durante gli scontri la polizia opera numerosi arresti

UCCISIONE DI FELTRINELLI

14 marzo - SEGRATE (MI)

Un altro anello va ad aggiungersi alla strategia della tensione L'editore Giangiacomo Feltrinelli viene trovato ucciso ai piedi di un traliccio dell'energia elettrica. Da parte di molti settori della sinistra e di esponenti del giornalismo democratico non si da credito alla tesi della morte per "incidente" ma si afferma che Feltrinelli è stato assassinato

ASSASSINIO DI FRANCO SERANTINI

5 maggio PISA

E' m corso la campagna elettorale per le elezioni politiche nazionali anticipate E' noto che Pisa e una citta difficile sia per i fascisti che per la DC Se poi c'è qualcuno che da fastidio al partito di Almirante a pensa la polizia Questo è ciò che e accaduto a Pisa il giorno in cui doveva parlare il federale del MS1 Giuseppe Niccolai. I giovani della sinistra extraparlamentare, con alla testa gli anarchici e Lotta Continua, sono mobilitati fin dal primo mattino per impedire la provocazione Le forze dell'ordine affluiscono numerose e armate di tutto punto. Da Roma giunge il I raggruppamento Celere di 800 uomini .Le cariche e i pestaggi sono violentissimi .Viene scatenata una vera e propria caccia all'uomo. La polizia percuote a morte l'anarchico Franco Serantini che cesserà di vivere in carcere, senza assistenza, due giorni dopo

UCCISIONE DEL COMMISSARIO CALABRESI

17 maggio MILANO

Mentre stava uscendo di casa per recarsi in questura viene assassinato freddamente il commissario di P S Luigi Calabresi, al centro delle responsabilità per la uccisione di Pinelli .La polizia attribuisce subito l'assassinio di Calabresi alla sinistra extraparlamentare. Ma successivamente, il 5 marzo 1974, la magistratura accuserà del crimine i fascisti Gianni Nardi e Bruno Stefano

16 giugno- MILANO

I fascisti della cosiddetta 'maggioranza silenziosa' indicono una manifestazione con l'obiettivo di riconquistare la "Statale" . La dimostrazione, però, viene vietata .Gli studenti presidiano l'università. Mentre sono riuniti in assemblea ingenti forze di polizia circondano la Statale agli ordini del questore Allitto Bonanno in persona che urla "questa volta li facciamo fuori tutti", "ve lo farò vedere chi sono io'. II violentissimo attacco poliziesco si conclude con il fermo e il trasporto in questura di centinaia di studenti. Molti i feriti colpiti da candelotti lacrimogeni. Poteva essere una strage

7 luglio - SALERNO

Dopo una sene di provocazioni squadristiche l'anarchico Giovanni Marini viene arrestato sotto l'accusa di aver ucciso l'attivista del MSI Carlo Falvella.

29 settembre - TARANTO

Sciopero dei pescatori contro l'inquinamento provocato dalle industrie Italsider, Shell e Cementir La polizia canea i pescatori che hanno occupato il molo Come risposta all'arresto di un compagno i pescatori attuano un blocco stradale portando a secco le barche, riuscendo alla fine ad ottenerne la liberazione

LA POLIZIA UCCIDE IL FASCISTA BOCCACCIO

6 ottobre - RONCHI DEI LEGIONARI

Dirottamento aereo organizzato dal gruppo di Ordine Nuovo del MSI di Udine Ivano Boccaccio viene ucciso nella sparatoria con la polizia. Carlo Cicuttmi e latitante Entrambi, con i fratelli Vinciguerra, erano legati alla cellula fascista di Preda e Ventura

13 novembre - SARNO (NA)

12 compagni vengono arrestati per resistenza, oltraggio e lesioni aggravate, incitamento all'odio tra le classi . I compagni appartengono a Lotta Continua, al PCI e al Manifesto . I proletari di Sarno chiedono la loro scarcerazione e la espulsione del commissario Rega

14 novembre - ROMA

II Consiglio dei Ministri approva il disegno di legge, presentato dal ministro degli Interni Rumor, sul fermo di polizia e le perquisizioni indiscriminate Nella medesima seduta viene presentata anche la legge per la libertà provvisoria in caso di mandato di cattura obbligatorio

24 novembre LA SPEZIA

Violenti cariche della polizia contro gli antifascisti per permettere ad Almirante di tenere un comizio .Diversi compagni vengono fermati e denunciati, due arrestati.

24 novembre- MILANO

Un corteo di studenti medi viene duramente caricato dalla polizia che spinge i giovani fino alla Statale la quale viene poi invasa dagli agenti Seguono denunce e arresti

25 novembre - LINATE (MI)

Decine di operai aereoportuali vengono aggrediti dalla polizia e percossi a manganellate e con i calci dei fucili .Tre operai vengono arrestati

12 dicembre-MILANO

Violentissimi scontri fra polizia e dimostranti nel terzo anniversario della strage di stato .Nelle vie della città la guerriglia urbana dura diverse ore

IN LIBERTÀ' VALPREDA E COMPAGNI

29 dicembre

Per effetto della entrata in vigore della "legge Valpreda" vengono scarcerati dopo tre anni di detenzione preventiva i compagni Valpreda, Gargamelli e Borghese. Riacquista la libertà anche il provocatore fascista Mario Merlino,

 

1973

22 gennaio - TORINO

Occupazione operaia della Lancia La polizia canea i picchetti dei lavoratori per consentire agli impiegati di entrare m fabbrica indisturbati Gli agenti sparano candelotti lacrimogeni ad altezza d'uomo e alla distanza di dieci metri 3 operai vengono feriti, uno alle gambe, uno al fianco e l'altro alla testa

UCCISIONE DI FRANCESCHI

23 gennaio - MILANO

Sciopero nazionale degli studenti La polizia interviene all'università Bocconi Gli scontri divampano con una furia che fa temere una strage I poliziotti (tra cui Gallo e Puglisi ) sparano all'impazzata con armi da fuoco. Cade colpito a morte lo studente Roberto Franceschi, di 21 anni, militante della sinistra extraparlamentare .La pallottola che lo uccide gli si conficca nella nuca . L'omicidio di Franceschi e ammesso senza mezzi termini anche dalla polizia la quale però afferma che l'agente di PS Gianni Gallo ha sparato in stato di semi-incoscienza. Come dire che viene esclusa la premeditazione e l'assassinio si riduce a un "incidente". Successivamente i legali della famiglia di Franceschi chiederanno l’incriminazione per omicidio volontario dei funzionari e agenti di PS che hanno sparato

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12 febbraio-FORLI'

L'amministrazione comunale, di sinistra, nega la piazza agli extraparlamentari .I compagni di Lotta Continua si attestano ugualmente al centro della città. La polizia canea il comizio quando questo è già stato dichiarato sciolto dagli stessi promotori .Le cariche sono violentissime .Molti compagni vengono picchiati brutalmente

UCCISIONE DI CAPORALE

21 febbraio - NAPOLI

Manifestazione popolare della sinistra studentesca .Un corteo di centinaia di compagni percorre le vie della città .In coda al corteo sono i "comitati di lotta". Polizia e carabinieri, agli ordini del vice-questore Olivieri, attaccano i manifestanti. Le cariche sono furibonde .Le forze dell'ordine danno luogo a pestaggi indiscriminati e fanno anche largo uso dei candelotti lacrimogeni.

Uno di questi sparato ad altezza d'uomo, colpisce in pieno lo studente Vincenzo Caporale di 19 anni, aderente al PCmI "lotta di lunga durata" .Caporale, colpito alla testa, morirà l'indomani in ospedale per emorragia cerebrale

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11 aprile – MILANO

Manifestazione del movimento studentesco per la liberazione dei suoi dirigenti incarcerati .La questura vieta la dimostrazione, in omaggio alla teoria degli "opposti estremismi', dal momento che anche un comizio del fascista Ciccio Franco era stato proibito .La polizia canea violentemente i gruppi di studenti che, non ancora a conoscenza del divieto, affluiscono in piazza Un carabiniere spara più colpi di pistola ad altezza d'uomo. Un proiettile colpisce il compagno Andrea Carlon di 18 anni ferendolo gravemente I carabinieri sparano anche numerosi candelotti lacrimogeni, uno dei quali ferisce una donna di 30 anni all'ottavo mese di gravidanza

I FASCISTI UCCIDONO L'AGENTE MARINO

12 aprile -MILANO

Grande manifestazione di protesta per l'aggressione poliziesca del giorno prima Aderiscono gli studenti di tutte le scuole. La polizia interviene duramente contro i picchetti al Beccarla e al Liceo Internazionale .In serata un corteo di fascisti si scontra con le forze di polizia che intendono scioglierlo m quanto non autorizzato dalla questura Gli squadristi lanciano una bomba a mano che colpisce in pieno petto, uccidendolo, l'agente di PS Antonio Marino Poche ore dopo l'uccisione di Marino alcuni poliziotti m borghese assaltano una sede del Movimento Studentesco. Il 22 giugno 1974 i fascisti Loi e Murelli verranno rinviati a giudizio per concorso m strage quali responsabili dell'assassinio dell'agente

IL ROGO DI PRIMAVALLE

15 aprile-ROMA

Nella notte tra il 15 e il 16, poco dopo le tré, la borgata di Pnmavalle viene svegliata dalle sirene dei pompieri un incendio ha devastato l'appartamento di Mano Mattei, segretario della locale sezione del MSI. Nel rogo muoiono due figli del Mattei Virgilio di 20 anni e Stefano di 8 Dell'incendio vengono accusati tré militanti di Potere Operaio Achille Lollo, Marino davo e Manlio Grillo. Lollo è arrestato mentre gli altri due compagni si rendono latitanti. La difesa sostiene che l'attentato è stato attuato da fascisti in contrasto con Mattei . La fascista Anna Schiavoncini dichiara "sono stati i missini ad organizzare il rogo, Lollo non c'entra". Lollo verrà assolto e scarcerato dopo una lunga detenzione

LA STRAGE DI BERTOLI

17 maggio-MILANO

Nuova strage nella capitale lombarda .Nell'anniversario della uccisione del commissario Calabresi si svolge nella questura una cerimonia commemorativa . E’ presente il ministro degli Interni Rumor . Al termine della cerimonia, mentre numerose persone escono dalla questura, Gianfranco Bertoli lancia una bomba a mano che uccide quattro persone e ne ferisce molte altre Bertoli cercherà di farsi passare per anarchico ma le indagini porteranno alla luce la sua matrice fascista e i legami con gli ambienti reazionari internazionali

5 agosto - PESCHIERA DEL GARDA (VR)

Furioso pestaggio poliziesco, ad opera del II Celere di Padova, contro i partecipanti alla annuale marcia antimilitarista .Polizia e carabinieri, armati fino ai denti, mettono m stato d'assedio la cittadina per impedire che i dimostranti possano avvicinarsi al carcere militare dove sono detenuti oltre duecento soldati L'assedio dura diversi giorni durante i quali si susseguiranno, m un clima accesissimo, le manifestazioni degli antimilitaristi

14 settembre - ROMA

Nella notte una decina di compagni del comitato di lotta di Valmelaina sono intenti a scrivere sui muri contro il regime militare dei fascisti cileni che alcuni giorni prima erano saliti al potere con un sanguinoso colpo di stato. Due gazzelle dei carabinieri intercettano il gruppo i militi aprono il fuoco ad altezza d'uomo contro i compagni, esplodendo almeno 8 colpi che solo per un caso non vanno a segno. Dopo la sparatoria i carabinieri fermano due ragazzi del gruppo, uno dei quali viene selvaggiamente picchiato, mentre un carabiniere gli punta l'arma in bocca urlando "se ti muovi ti ammazzo"

1974

29 gennaio

Stato d'allarme nelle caserme italiane. I soldati sono tenuti pronti per ogni evenienza. Si diffondono voci di un possibile intervento autoritario delle forze armate . Il ministro della Difesa Tanassi, in risposta alle numerose interrogazioni presentate in Parlamento, fornisce giustificazioni contraddittorie ed evasive

20 gennaio

Violenze ed aggressioni fasciste m tutta Italia .A Roma un ordigno esplode alla stazione Termini A Catania un ragazzo di 17 anni viene accoltellato al ventre. A Milano una squadrista ferisce gravemente, con colpi di pistola al petto, lo studente di sinistra Fabio Forni.

11 marzo – NAPOLI: Per cause ancora sconosciute si produce un esplosione in un appartamento in via Consalvo. Muore Giuseppe Vitaliano Principe militante dei NAP.

ECCIDIO NEL CARCERE

1O maggio - ALESSANDR1A

Sconfitto dall'attacco delle 'Brigate Rosse" lo Stato cerca una riabilitazione dimostrando di saper reprimere sanguinosamente chiunque gli si rivolti contro. Ad Alessandria il pugno di ferro usato per soffocare la rivolta e le richieste dei detenuti provoca un tragico bilancio di morte .Il ripristino ad ogni costo dell'ordine costituito è preferito alla incolumità degli ostaggi. Le vittime sono due detenuti, un medico, una assistente sociale, due poliziotti .Coloro che hanno voluto l'eccidio sono. il procuratore generale di Torino Carlo Reviglio Della Venaria e il generale dei carabinieri Alberto Della Chiesa.

LA STRAGE DI BRESCIA

28 maggio - BRESC1A

La mano del fascismo assassino colpisce nuovamente. In piazza della Loggia, mentre è in corso una manifestazione sindacale, scoppia una bomba. E' la strage. Sette lavoratori restano uccisi e oltre novanta feriti In tutta Italia si leva la protesta della classe operaia e delle forze democratiche Viene proclamato lo sciopero generale. Ovunque si svolgono imponenti manifestazioni contro il nuovo crimine fascista. A Brescia mezzo milione di persone parteciperà ai funerali delle vittime.

30 maggio - RIETI

A Pian del Rascino viene scoperto un campo paramilitare fascista. Un drammatico conflitto a fuoco si svolge tra i fascisti e i carabinieri. Rimane ucciso uno squadrista di Avanguardia Nazionale, Giancarlo Esposti. II gruppo eversivo stava preparando un altro attentato, forse per la parata militare del 2 giugno.

LA STRAGE DELL’ITALICUS

4 agosto - S. BENEDETTO VAL DI SAMBRO

Bomba fascista sul treno Roma-Monaco. I morti sono 12 e 40 feriti. L'attentato è rivendicato da Ordine Nero. Imponenti manifestazioni antifasciste m ogni parte d'Italia. E' lo sciopero generale II capo dell'Antiterrorismo dichiara che ci si trova di fronte ad un preciso ed organico piano terroristico. Il presidente del Consiglio Rumor convoca un vertice sull'ordine pubblico Nei giorni successivi il segretario del MSI Almirante e l'on. Covelli verranno interrogati dal giudice che indaga sulla strage delTItalicus m relazione al clamoroso caso del teste Sgrò, pagato dai fascisti per testimoniare il falso e precostituire una presunta pista "rossa".     Il 5 maggio 1976 il quotidiano "Lotta Continua" rivelerà che l'attentato all'Italicus è stato eseguito da una cellula fascista di poliziotti in forza all'ottavo Battaglione Mobile di Firenze e alla Polfer (Polizia ferroviaria). La squadra speciale della P.S., denominata "Drago Nero" - responsabile anche di una serie di rapine a banche, treni, uffici postali, per finanziare reversione nera - ha agito in stretta unità d'azione con i fascisti del Fronte Nazionale Rivoluzionario di Mario Tuti e con quelli di Ordine Nero .L'agente Bruno Cesca avrebbe procurato l'esplosivo per l'attentato all'Italicus, sottraendolo all'arsenale della caserma di Pubblica Sicurezza di Poggio Imperiale di cui era responsabile Filippo Cappadonna, come agente della Polfer, avrebbe invece scortato il fascista Luciano Franci, carrellista della stazione di Santa Maria Novella di Firenze e indiziato come colui che collocò la bomba sul "treno della morte". La cellula nera di poliziotti sarebbe implicata anche in altre azioni terroristiche. In particolare nella strage di Fiumicino del 17 dicembre 1973, quando un commando di arabi fece saltare in aria il Boeing 707 della "Pan Am" provocando 32 morti. Quel giorno l'agente Cesca era di stanza a Fiumicino

6 agosto - BOLOGNA

I fascisti preparavano un nuovo attentato. All'imbocco di una galleria nei pressi della città vengono rinvenuti 18 chili di esplosivo. Sarebbe bastato per far saltare l'intero tunnel.

UCCISIONE DI FABRIZIO CERUSO

8 settembre - ROMA

Assalto poliziesco contro gli occupanti abusivi delle case popolari di S. Basilio, una borgata proletaria della capitale. Poliziotti e carabinieri sparano numerosi candelotti lacrimogeni ad altezza d'uomo e fanno uso delle armi da fuoco. Un colpo di revolver, sparato da un ufficiale di P.S., raggiunge in pieno petto Fabrizio Ceruso di 19 anni, del Comitato Proletario di Tivoli. Il proiettile gli perfora il polmone destro e lo uccide. I feriti sono oltre trenta. Per un'intera giornata la borgata è posta in stato d'assedio.

15 ottobre - ROBBIANO DI MEDIGLIA (MI)

In una sparatoria tra i carabinieri e Roberto Ognibene, accusato di far parte delle BR, è ucciso il maresciallo Felice Manfano. Ognibene, ferito, viene arrestato .Viene poi condannato a 17 anni di carcere

 

UCCISIONE DI ARGADA

20 OTTOBRE - LAMEZIA TERME (CZ)

Un gruppo di fascisti appartenenti ad Avanguardia Nazionale aggredisce un gruppo di compagni. Dal gruppo di fascisti , Michelangelo De Fazio, scarica l'intero caricatore della sua pistola sui compagni uccidendo sul colpo Adelchi Argada, e ferendone molti altri. Il compagno Ardaga apparteneva al Fronte Popolare Comunista Calabrese.

 

 

29 ottobre - FIRENZE

Durante l'assalto ad una banca i carabinieri uccidono Luca Mantini ( a sinistra) e Giuseppe Romeo ( a destra)

. Vengono catturati feriti Pasquale Abatangelo e Piero Sofia . I quattro sono indicati come appartenenti ai NAP.

 

 

 

 

 

 

5 novembre -

II Segretario di Stato americano Kissinger è m Italia Da diversi giorni le caserme sono in stato di allarme . Circolano voci di un possibile "golpe" militare , Molti dirigenti e militanti della sinistra non dormono nelle proprie abitazioni.

20 novembre - SAVONA

Dopo una sene di attentati compiuti negli ultimi tempi i fascisti fanno esplodere una bomba ad alto potenziale 13 feriti.di cui 3 gravi.

5 dicembre . ARGELATO (BO)

II brigadiere Andrea Lombardini viene ucciso m uno scontro a fuoco mentre controlla un pulmino nei pressi di Argelato .Mezz'ora dopo la sparatoria vengono arrestati Bruno Valli e Claudio Vicinelli .Quattro giorni dopo Valli viene trovato impiccato in carcere

 

CARICHE DELLA POLIZIA- MUORE UN INVALIDO

12 dicembre ROMA

La polizia carica gli invalidi di guerra convenuti da tutta Italia per una manifestazione di protesta contro le ignobili condizioni in cui si trovano

Quindici invalidi vengono ricoverati all'ospedale S Giovanni . Uno di essi, Zunno Minotti di 63 anni, muore m seguito alla violenza subita Su uno dei cartelli di denuncia c'era scritto

"Signori del Governo, scusate se non siamo ancora morti"

23 dicembre-TORINO

Vasta operazione anticrimine dei carabinieri della divisione Pastrengo in due giorni di retate 629 arre stie 2 617 denunce Agli inizi del mese un'altra operazione effettuata dai carabinieri delle regioni territoriali del centro Italia aveva portato all'arresto di 138 persone

24 dicembre

Vengono triplicate le pene per uso e detenzione abusiva di armi . E’ introdotto il reato di uso e detenzione di armi improprie.

1975

8 febbraio - CATANZARO

Scontri tra polizia e giovani extraparlamentari nel corso di una manifestazione per lo scioglimento del MSI e contro il fermo di polizia. Agenti di P S sparano sul corteo ad altezza d'uomo .Tre persone riportano ferite d’arma da fuoco

28 febbraio - ROMA

Si svolge i! processo per il rogo di Primavalle per il quale sono accusati i militanti di "potere operaio" Lollo, Grillo e Clavo. Davanti alla sede del tribunale e in piazza Risorgimento avvengono scontri tra fascisti, giovani della sinistra extraparlamentare e polizia. Successivamente si ha l'assalto alla sede missina del quartiere Prati . Qui viene colpito e ucciso lo studente fascista greco Mikis Mantekas .Viene tratto in arresto il compagno Fabrizio Panzieri che è incriminato per tentato omicidio e porto abusivo di armi .Dopo oltre un anno, nonostante che le prove contro di lui siano inconsistenti, Panzien e ancora in prigione

I FASCISTI UCCIDONO VARALLI

16 aprile- MILANO

Un gruppo di compagni che sono di ritorno da una manifestazione per la casa vengono affrontati dai fascisti m piazza Cavour .Uno di questi ultimi, Antonio Braggion di Avanguardia Nazionale, spara uccidendo con un colpo alla tempia Claudio Varalli, 17 anni militante del Movimento Studentesco . L'assassino, che era in libertà provvisoria per le numerose aggressioni contro militanti di sinistra, riesce a fuggire. La notizia dell'uccisione di Varalli si diffonde immediatamente. Due ore dopo gli antifascisti milanesi danno vita ad una manifestazione in risposta al nuovo crimine fascista. Il corteo, partito dall'università statale.si ferma sul luogo dell'assassinio . Più tardi viene assaltata la sede del "Giornale Nuovo" di Montanelli che dava dei fatti una versione falsificata, cercando di accreditare la tesi della rissa e quindi degli opposti estremismi.

 

UCCISIONE DI ZIBECCHI

17 aprile-MILANO

Da tutte le scuole di Milano e provincia gli studenti affluiscono alla Statale . Anche gli operai escono dalle fabbriche e partecipano alla manifestazione. Nelle strade di Milano si svolge un corteo di 30mila persone . In Piazza Cavour parlano operai, sindacalisti, intellettuali democratici e compagni di scuola di Claudio Varalli . In Via Mancini dove c'è la sede del MSI, si sviluppano aspri scontri tra manifestanti e forze dell'ordine . I Carabinieri fanno uso di candelotti e sparano colpi d'arma da fuoco .Un camion dei CC, dopo numerosi caroselli, si avventa deliberatamente sui dimostranti Giannino Zibecchi, del Comitato di Vigilanza Antifascista, viene travolto e ucciso. Il luogo del nuovo assassinio è l'angolo fra Via Cellini e Corso XII marzo. II carabiniere alla guida del camion si chiama Sergio Chiareri.

 

UCCISIONE DI MICCICHE''

17 aprile-TORINO

Tonino Miccichè, 25 anni ex operaio alla Fiat, dirigente di Lotta Continua, viene ucciso con un colpo di pistola alla testa da Paolo Fiocco, attivista della Cisnal e guardia giurata dei "Cittadini dell'ordine". Micciche dirigeva da sette mesi l'occupazione delle case popolari della Falchera, un quartiere dormitorio di Tonno. II Comitato di occupazione aveva richiesto al Fiocco uno dei due garage in suo possesso, quale assegnatario di un appartamento dell'Istituto autonomo case popolari . Ma l'assassino si rifiutava di darlo. Micciche era intervenuto per mettere pace in una accesa discussione . Dice Antonia, un’ operaia testimone dell'omicidio :"Tonino gli è andato incontro sperando che calmasse la moglie. E’ morto con un buco fra gli occhi e il sorriso sulle labbra

18 aprile-ROMA

Manifestazioni di protesta per l'uccisione dei tre compagni si svolgono in tutta Italia . In diverse città vengono assalite ed incendiate sedi fasciste. A Roma dalla sede del MS1 di Via Signorelli i fascisti sparano numerosi colpi di pistola .Il compagno Sirio Paccino del Collettivo Monteverde viene gravemente ferito alla spina dorsale. Nessun fascista incriminato, mentre Paccino viene arrestato sulla base di una fragile accusa.

UCCISIONE DI BOSCHI

19 aprile- FIRENZE

Nel corso di una manifestazione per i fatti criminosi dei giorni precedenti la polizia spara di nuovo e uccide Rodolfo Boschi, militante del PCI Resta ferito ad un braccio anche Francesco Panichi dei Collettivi Autonomi. Questa volta a sparare è la polizia in borghese e in particolare l'agente della squadra politica Grazio Basile. Parecchi testimoni hanno visto nove agenti in borghese con fazzoletti bianchi sul viso mentre picchiavano coi manganelli e sparavano

 

         UCCISIONE DEL PENSIONATO COSTANTINO

17 maggio-NAPOLI

I disoccupati occupano gli uffici anagrafici del Comune in Piazza Dante. Interviene la Celere che pesta duramente i disoccupati . In uno dei numerosi caroselli una jeep investe ed uccide sul marciapiede un pensionato di 65 anni, Gennaro Costantino, anziano militante del PCI . La polizia sostiene che il mezzo era privo di conducente il quale sarebbe stato sbalzato dal posto di guida in seguito a sbandamento.

I FASCISTI UCCIDONO BRASILI

25 maggio- MILANO

Lo studente di sinistra Antonio Brasili di 26 anni viene ucciso da un gruppo di neofascisti mentre passeggia insieme alla fidanzata. Crivellato da diverse coltellate cade a terra privo di vita.

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UCCISA MARA CAGOL

4 giugno –ACQUI TERME: Mara Cagol moglie e compagna di Renato Curcio viene uccisa dai carabinieri durante il fallito sequestro Gancia. Nel conflitto a fuoco che precede l’uccisione di Mara muore anche un carabinieri colpito da una bomba a mano.

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                     UCCISIONE DI ANNA MARIA MANTINI

 

7 luglio - ROMA

Anna Maria Mantini, 22 anni, viene uccisa da un agente dell’Antiterrorismo che si era nascosto insieme ad altri quattro poliziotti nel suo appartamento. Il colpo che ha ucciso la ragazza è stato esploso in pieno viso a pochi cm. di distanza. Secondo la polizia il proiettile sarebbe partito "per errore" dalla mano dell'agente Antonio Tuzzolillo, urtata dal battente della porta che si apriva. La Mantmi è sorella di Luca Mantini che a sua volta era stato ucciso dai carabinieri nell'ottobre dell'anno precedente. Nel febbraio del 1976 l'agente Tuzzolillo verrà ferito alle gambe con colpi d'arma da fuoco .L'attentato è rivendicato dai NAP.

 

UCCISIONE DI PIETRO BRUNO

22 novembre - ROMA

Manifestazione della sinistra extraparlamentare in favore dell' Angola. Alcune bottiglie molotov vengono lanciate davanti all'ambasciata dello Zaire, l'ex Congo Belga. Gli agenti di guardia prendono accuratamente la mira e sparano. Pietro Bruno, 18 anni, studente e militante di Lotta Continua, cade a terra colpito mortalmente. Muore il giorno dopo all'ospedale S Giovanni. L'autopsia accerterà che Bruno è stato ucciso da un proiettile calibro 9 che lo ha raggiunto alle spalle. Il colpo si è fermato nel polmone sinistro provocando una vasta emorragia. Una seconda pallottola lo ha raggiunto al ginocchio quando egli era già riverso per terra . A sparare sono stati il carabiniere Colantuono e l'agente di P S Romano

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1976

27 gennaio - ALCAMO MARINA (TP)

I carabinieri Salvatore Falcetta di 35 anni e Carmine Apuzzo di 19 vengono uccisi nel sonno a colpi di pistola. I killer si allontanano portandosi via uno strano bottino armi, divise e tesserini personali delle vittime .Nelle indagini, mentre polizia e magistratura battono la pista della malavita e della mafia, i carabinieri si orientano subito, ma senza risultati, su quella del terrorismo rosso . Sedi ed abitazioni di militanti della sinistra extraparlamentare sono sottoposte ad una perquisizione a tappeto. Nel tentativo di confondere le acque un fantomatico NSA (Nucleo Sicilia Armata) diffonde un messaggio con cui si attribuisce la paternità del delitto. Il 14 febbraio i veri responsabili vengono arrestati. Si tratta di Giuseppe Vesco, Giovanni Mandala, Vincenzo Ferrantelli,, Giuseppe Gulotta e Gaetano Sant'Angelo. Vengono recuperate anche le divise e le armi sottratte agli uccisi . Secondo gli inquirenti gli autori del delitto costituivano una banda di delinquenti comuni, isolati e privi di legami politici .Non viene tenuta in nessun conto la circostanza che gli arrestati sono strettamente legati agli ambienti politici democristiani.

UCCISIONE DEL PASSANTE MAROTTA

15 marzo- ROMA

Gli agenti inseguono un gruppo di extraparlamentari di sinistra che poco prima avevano lanciato bottiglie molotov davanti all'ambasciata spagnola presso la Santa Sede in piazza di Spagna .Nei giardini del Pincio, un poliziotto, Lucio Lucentini, spara quattro colpi m rapida successione .Un proiettile raggiunge alla fronte l'ingegnere Mano Marotta di 52 anni mentre passeggiava insieme ad una amica. II Marotta completamente estraneo ai fatti, muore all'istante, un'altra pallottola colpisce al polpaccio il giovane Luigi De Angelis di 22 anni che viene piantonato in stato di arresto all'ospedale . Secondo alcune testimonianze a sparare contro i dimostranti sarebbe stato anche un agente in borghese. L'uccisione del Marotta è il tragico epilogo di due giornate infuocate che hanno visto la polizia far uso ripetutamente delle armi. Il giorno prima un militante di Avanguardia Operaia. Giuseppe Gonnella di 23 anni, era stato colpito alla gamba sinistra da una pallottola sparatagli dai poliziotti mentre correva lungo la via Appia.

UCCISIONE DI MARIO SALVI

7 aprile - ROMA

Extraparlamentari appartenenti all'area dell'Autonomia Operaia lanciano bottiglie molotov contro la parte posteriore del ministero di Giustizia in segno di protesta per la Conferma della condanna dell'anarchico Giovanni Marini. L'agente di custodia in borghese Domenico Velluto si lancia all'inseguimento dei giovani. Prende accuratamente la mira e spara ad altezza d'uomo. Lo studente Mario Salvi di 21 anni rimane ucciso sul colpo. Un proiettile lo ha raggiunto in pieno alla nuca. Il giorno successivo, nel corso delle manifestazioni di protesta per l'uccisione di Salvi i carabinieri sparano tra la folla a Campo dei Fiori. Il 15 aprile la guardia carceraria Velluto viene arrestato su ordine del sostituto procuratore Gianfranco Viglietta che conduce l'inchiesta. L'accusa e quella di omicidio preterintenzionale per il quale è prevista una pena da 10 a 18 anni di reclusione. L'arresto di Velluto non ha precedenti. Finora infatti non era mai avvenuto che un agente fosse stato incarcerato per aver ucciso qualcuno nel corso di una manifestazione. L'assassinio di Salvi ricorda un'altra esecuzione a freddo, quella di Pietro Bruno, avvenuta con le stesse modalità e per la quale l'inchiesta è ferma da mesi alla Procura Generale.

 

29 aprile-MILANO

1 fascisti rilanciano la strategia della tensione. All'ospedale Fatebenefratelli muore lo studente Gaetano Amoroso di 21 anni, membro dei comitati antifascisti, che era stato accoltellato due giorni prima da un gruppo di picchiatori neri .Gli assassini di Amoroso frequentavano attivamente le sedi missine e il loro capo Gilberto Cavallini era un dirigente del Fronte della Gioventù. Nella mattina dello stesso giorno 29, alle ore 8,20, il consigliere provinciale del MSI Enrico Pedenovi, considerato un neofascista moderato ma intimo amico di Servello, uno dei capi dello squadrismo milanese, viene ucciso con sei colpi di pistola calibro 9 mentre esce di casa. L'uccisione di Pedenovi - eseguita con una tecnica da professionisti - ricorda un altro assassinio, quello del commissario Calabresi

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28 maggio SEZZE ROMANO (LT)

Una squadraccia fascista, capeggiata dal deputato del MSI, Sandro Saccucci, ammazza a colpi di pistola Luigi Di Rosa, 19 anni, militante della federazione giovanile del PCI, e ferisce Antonio Salvatore Spirito, militante di Lotta Continua. La sparatoria è cominciata in piazza, subito dopo il termine del comizio. Sul palco Saccucci ha tirato fuori la pistola, poi è sceso e ha cominciato a sparare. Per questo ennesimo episodio di violenza nera vengono arrestati il neonazista Pietro Allatta, Angelo Pistolesi candidato del MSI e il maresciallo del SID Francesco Treccia. Saccucci, anch’egli agente del SID ,implicato nel mancato 'golpe Borghese’ del dicembre 1970, riesce invece a fuggire all'estero grazie alla strana inefficenza del Ministero degli Interni . Verrà arrestato alcuni giorni dopo in Inghilterra. Il SID, sempre presente in tutte le trame della strategia della tensione, non manca neppure questa volta. L'agente Troccia, uomo di fiducia dei cospiratori della "Rosa dei Venti", era uno degli organizzatori della campagna elettorale di Saccucci e ne aveva protetto la fuga dopo la sparatoria.

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8 giugno GENOVA

II procuratore generale di Genova, Francesco Coco, e la sua scorta, il brigadiere di PS Giuseppe Saponara e l'appuntato dei carabinieri Antioco Dejana, vengono assassinati da un commando che agisce con estrema freddezza e determinazione. Coco 68 anni, uomo d’ordine e sempre schierato dalla parte del potere costituito era noto per l’accanimento con cui aveva perseguito 1’estrema sinistra . Egli si era guadagnato anche la fama di insabbiatore in seguito alla archiviazione di diversi protessi che erano stati iniziati da pretori progressisti. Questo nuovo gravissimo fatto di sangue non è che l'ultimo dei numerosi episodi che hanno arroventato la campagna elettorale. Dopo Sezze, il 4 giugno a Roma si erano avuti scontri originati da una provocazione dei neofascisti e al termine dei quali 5 di essi erano rimasti feriti da colpi d'arma da fuoco. Negli scontri, che presentano molti aspetti oscuri, si erano inseriti anche agenti travestiti da militanti della sinistra extraparlamentare.

1977

1 gennaio - PIACENZA

Durante una rivolta carceraria la polizia fa u.so d candelotti lacrimogeni, mitra e pistole: Vincenzo Marchette di 35 anni, in galera per guida senza patente, resta ucciso nella sparatoria.

27 gennaio - TRENTO 

l 18 gennaio 1971 esplodono come ordigni a scoppio ultra-ritardato 4 delle bombe seminate in città nell'inverno 1971. Lotta Continua denuncia il fatto come un'attentato della polizia: per anni e anni questa organizzazione politica si batte per la verità: finalmente il 28 gennaio 1977 il quotidiano Lotta Continua da notizia del ".. mandato di cattura spiccato dal Giudice Istruttore Crea su conforme richiesta del Pubblico Ministero Simeoni - contro il vice-questore Molino, il col. del SID Pignatelli e il col. dei CC Santoro che rappresenta, sia pure con sei anni di incredibile ritardo, una svolta decisiva nella serie interminabile delle inchieste sulle stragi e sulle manovre golpiste e reazionarie, che hanno attraversato tutta la storia italiana dal 1968 ad oggi, ma con precise ascendenze lungo tutti gli anni '60, dal golpe del SIFAR e dall'affare De Lorenzo - a Segni del 1964 alle grandi manovre dei servizi segreti italiani e NATO attorno al terrorismo SUD Tirolese fino al convegno sulla "guerra rivoluzionaria", gestito dai servizi segreti, dai CC e dallo stato maggiore della Difesa, all' Hotel Parco dei Principi nel 1965 a Roma". Con questi quattro arresti, sono quasi cinquanta gli alti ufficiali militari e di polizia colti con le mani nel sacco delle trame nere.

2 febbraio - ROMA

Durante una dimostrazione antifascista alcuni agenti di P.S. in borghese sparano raffiche di mitra e usano le pistole: restano a Terra feriti gli studenti Paolo Tomassini e Leonardo fortuna, che verranno poi arrestati.

15 febbraio - ROMA

I carabinieri arrestano Renato Vallanzasca, delinquente comune; qualche giorno dopo viene arrestato il fascista Concutelli, nella cui abitazione vengono trovati alcuni milioni del riscatto Trapani (sequestrata dalla banda Vallanzasca). Questo particolare (ed altri) starebbe ad indicare un collegamento tra deliquenza comune e criminalità politica di marca fascista.

3 marzo - ROMA

Processo per l'omicidio del greco Mantakas avvenuto il 28 febbraio 1975 a Roma. II compagno Labrizio Panzieri viene condannato per concorso morale a 9 anni e sei mesi di carcere. L'11 marzo i compagni Vittorio Foa, Aldo Natoli e Antonio Landolfi componenti del comitato per la liberazione di Panzieri si autodenunciano per concorso morale. Da notare che Alvaro Lojacono "imputato'" di aver commesso materialmente il fatto, viene assolto. La sentenza è una chiara provocazione della magistratura: la risposta non si fa attendere: scioperi in diversi istituti scolastici, occupazioni di facoltà universitarie, cortei di protesta e scontri con la polizia. Sabato 5 marzo la protesta diventa guerriglia. Il fatto più grave è quello di Bologna dell' ll marzo.

11 marzo - BOLOGNA

Davanti all'istituto di anatomia è in corso una seduta di Comunione e Liberazione. Allorché alcune persone non appartenenti a CL entrano in aula ne nascono degli scontri: gli intrusi vengono picchiati poi altri vengono in loro aiuto. C'è chi chiama la polizia. ] carabinieri provvedono a far uscire sotto scorta gli aderenti a Lotta Continua, lungo via Inserto. All'improvviso (al momento c'è calma) arriva una colonna dei carabinieri eh" attacca i compagni che sostano davanti all'istituto di anatomia. Tutti scappano un'ufficiale dei carabinieri Tramontani si inginocchia e prende la mira con la sua pistola: il colpo centra alla colonna vertebrale Francesco Lorusso, 25 anni, militante di Lotta Continua.

Da notare che il Lorusso è morto allo stesso modo di altri compagni: colpito mentre scappava (v. Pietro Bruno - 22/11/75: Mario Salvi 7/4/76). Addosso al Lorusso non è stata trovata alcuna arma. II 20 luglio a Bologna il P.M. Picciotti deposita l'inchiesta sull'omicidio del Lorusso. Secondo il P.M. contro il carabiniere Tramontani, reo confesso, non si può procedere in quanto non è stato lui ad uccidere il Lorusso, e se fosse stato lui, era giustificato dalla situazione di grave pericolo in cui si trovava (' ). Le persone arrestate sono 129 (oltre a 30 denunciate a piede libero). Nei processi per "direttissima" la giustizia di Bologna emette delle sentenze assurde: due anni e 8 mesi a Renato Resca di 19 anni trovato in possesso della catenella del suo motorino: da notare che il Resca compare in aula in barella dal momento che è stato pestato a sangue tanto all'arresto che all'arrivo in carcere (fra l'altro ha avuto una crisi epilettica): 2 anni e 8 mesi a Fantuzzi, accusato di porto d'arma; 1 anno e 6 mesi a Nicola Pastigliano di 20 anni per porto di arma da guerra: aveva raccolto la parte superiore inesplosa di un candelotto. Casi di tortura si verificano a Roma. Gli altri compagni arrestati sono: Diego Benecchi, Alberto Armaroli, Mauro Collina, Raffaele Bertoncelli, Giancarlo Zecchini, Albino Bonomi, fausto Bolzani, Carlo Degli Esposti. I latitanti sono: Claudio Bongatti, Abdel Nasoul, Lbucco, Bruno Giorgini e Franco Berardi detto Bifo. Mentre tutti questi compagni marciscono in galera - alcuni da 11 mesi - e altri sono costretti a nascondersi - il carabiniere Tramontani reo confesso dell'uccisione di Francesco Lo Russo verrà subito dopo rimesso in libertà. Nel clima di stato d'assedio il 17 marzo a Torino i carabinieri uccidono un giovane di vent'anni (militante nella sinistra). Rincasa in auto quando viene fermato dai CC: si china per prendere gli occhiali (aveva l'obbligo di portarli durante la guida) e subito parte una raffica di mitra. I CC dichiarano di aver sparato per primi ma lo sparatore confida: "(l'ucciso) non aveva nessuna pistola, tè lo posso dire perché tanto non mi fanno niente".

12 marzo - ROMA - TORINO - BOLOGNA

L'indomani della uccisione dello studente Lorusso, a Roma si tiene una manifestazione nazionale di protesta: quasi 30 sono gli arrestati. Quelli tuttora in galera sono : Piero Persanti, Maria Nanni e Eugenio Castaidi tutti accusati di tentato omicidio (335). A Torino viene ucciso il brigadiere Ciotta: l'attentato è rivendicato da un'organizzazione che si definisce "Brigate Comuniste". Ciotta, appartenente all'ufficio politico, risulta impegnato a favore della sindacalizzazione della P.S. (324). A Bologna un ingente schieramento di poliziotti muniti di giubbotti antiproiettile fa irruzione con i mitra spienati nei locali di Radio Alice e la chiude per ordine del magistrato Picciotti .

20-25 marzo - ACIREALE (CT) :La gerarchla clericale acese (ufficialmente solo l'Azione Cattolica Italiana) assieme a Comunione e Liberazione (una organizzazione cattolica operante all'interno della DC), organizza nel Duomo di Acireale, col pretesto di una cerimonia religiosa, una manifestazione politica che culmina poi in una "marcia silenziosa per il diritto alla vita" contro la legge sull'aborto attualmente in discussione al Senato. Le donne dei collettivi femministi di Catania e di Acireale si mobilitano per smascherare la mistificazione posta in opera da chi pretende di difendere il diritto alla vita dinanzi al problema dell'aborto ed è poi ogni giorno oggettivamente complico degli omicidi bianchi, delle stragi operanti con la diossina, delle speculazioni sugli aborti clandestini. In tale iniziativa le compagne si limitano ad indossare dei cartelli con slogan femministi: Intervengono a questo punto le forze dell'ordine che dapprima, in piazza Duomo strappano i cartelli addosso alle compagne, successivamente in una strada diversa da quella percorsa dal corteo clericale, bloccano e picchiano con violenza inaudita le compagne e i cittadini che nel frattempo si sono raccolti attorno all'iniziativa, ed infine arrestano la compagna Martella Andronaco di Acireale e il compagno Giancarlo Consoli di Catania. Il giorno 24 durante la manifestazione di protesta organizzata dal collettivo DP di Acireale, dal PR, dal Collettivo Femminista Acese e dal Circolo Giovanile "T. Miccichè": le forze di polizia si tengono a debita distanza: non si verificano incidenti. Nel comizio parlano una compagna femminista di Catania, Rosario Pettinato e Gianfranco Spadaccia del Partito Radicale. Il giorno dopo si celebra il processo per "direttissima" contro i due compagni arrestati: vengono ambedue condannati a cinque mesi di carcere con il beneficio della condizionale. L'accusa e: violenza, oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale' ! ' Viene chiesto l'appello. E’ la prima volta che ad Acireale, città tradizionalmente cattolica e conservatrice (più del 60% dei voti alla DC) succedono fatti del genere . Nel 1974 quasi il 40% degli elettori vanno a favore del divorzio.

21 marzo - PADOVA Da questa data sono in galera i compagni Roberto Magagnino, Leonard Angerer e Paolìno Bonomi. Questi compagni appartengono ai comitati politici autonomi padovani e fanno parte dei comitati di base e dei comitati mense dell'università. Sono accusati di associazione a delinquere e altre imputazioni varie (incendio della sede del MSI e di un bar ritrovo dei fascisti locali) .

2 aprile :II Ministro degli Interni Cossiga espelle dal corpo delle guardia di P.S. 7 agenti che nei giorni scorsi avevano partecipato ad alcune manifestazioni di protesta.

4 aprile - ROMA: Manifestazione femminista contro la giustizia borghese: si chiede l'astensione del PM: le donne che protestano sotto la sede della RAI a cui una delegazione impone di leggere un loro comunicato sul fatto, vengono caricate dalla polizia.

7 aprile - ROMA Attentato contro l'abitazione del ministro degli interni Cossiga.

9 aprile - ROMA :Emesse infami condanne contro i compagni arrestati nel corso dei rastrellamenti "alla cilena" del 12 marzo.

19 aprile - ROMA :Sette donne armate assaltano un laboratorio di camiceria: impugnano tutte armi speciali; scrivono per terra: no ai padroni.

21 aprile — ROMA: Occupazione militare dell'università e della zona circostante: partono furiose cariche della polizia; alcuni colpi di pistola vengono sparati da sedicenti autonomi: nel quartiere S.Lorenzo vengono riconosciuti alcuni agenti in borghese travestiti da manifestanti e dei provocatori fascisti. Si dice che alcune persone sparano dalle finestre. Negli incidenti viene ucciso l'agente di P.S. Settimio Passamonti; alcune testimonianze dicono di averlo visto (assieme ai suoi colleghi della scuola di Nettuno) correre e sparare all'impazzata. La polizia spara pure colpi di mitra. Viene arrestato il compagno Claudio Errico accusato di aver lanciato una bottiglia molotov. AI processo è condannato ad oltre 2 anni e 6 mesi di detenzione.

1 maggio - ROMA: In deroga al divieto prefettizio di tenere manifestazioni il sindacato ottiene una pausa per il 1° maggio. In ogni caso il concentramento autonomo dal sindacato viene impedito con la forza: polizia e CC si accaniscono contro la gente che si reca a P.S.Giovanni, scegliendo i compagni isolati e in piccoli gruppi, perquisendo, picchiando. In tutto i fermati sono 231.

3 maggio - TORINO: Riprende il processo contro le Brigate Rosse: una trentina di compagni fuori dal tribunale vengono pestati dalla polizia.

5 maggio - TORINO: Incidenti si verificano davanti al liceo "Galileo Ferraris": il compagno Gianni Palazzi ferisce il fascista Giovanni Grassa e. viene accusato di lesioni e porto abusivo d'arma impropria. Il processo è fissato per il 9 gennaio 1978.

ASSASSINIO DI GIORGIANA MASI

12 maggio - ROMA : Manifestazione per gli 8 referendum radicali: a piazza Navona il palco per la manifestazione è pronto (ore 13), poco dopo su di esso si abbatte la furia delle forze dell'ordine e alle 13,30 si ha la protesta in Parlamento di Pannella: alle 13,40 la protesta di Balzamo e alle 13,45 quella della triplice sindacale. Alle 13,55 Cossiga si rifiuta di incontrarsi con una delegazione di parlamentari PSI, DP e PR in merito al divieto della manifestazione. Alle 14 Polizia e Carabinieri intensificano il blocco alle strade di accesso a Piazza Navona; alle 14,15 Cossiga afferma che piazza Navona non gode di alcuna forma di extraterritorialità che impedisca la presenza di forze dell'ordine. Il blocco è totale alle 14,15.

Alle 15 davanti palazzo Madama un primo pestaggio ha come vittime un gruppo di giovani radicali che portavano un tavolo per la raccolta delle firme; fra i picchiati il deputato Mimmo Finto di LC. Poi la prima carica condotta da una trentina di carabinieri armati di fucile. Tré giovani sono duramente picchiati, ammanettati, caricati su un cellulare e condotti via. Vengono spintonati e picchiati anche giornalisti e fotografi: a questi ultimi si impone di consegnare i rullini impressionati.

Alle 15,30 Pannella giunge davanti a Palazzo Madama, poi telefona a Ingrao (presidente della Camera).

Alle 15,45 un funzionario di P.S. avvicina un gruppo di dimostranti (in corso Vittorio), dopo uno scambio di improperi ordina il primo lancio di candelotti. La gente fugge. Il cronista del Messaggero scrive: "Contro giovani che sostano sotto un arco avanza un altro reparto di P.S. partono slogans e il solito grido di "scemi, scemi,". La polizia risponde con sette-otto candelotti sparati ad altezza d'uomo. I manifestanti si ritirano, poi torneranno indietro e la scena si ripeterà. Fino a questo momento nella zona dei disordini non si sono visti "sampietrini" ne molotov". Di una scena simile (verificatesi in Piazza Argentina verso le 17,30) è stato testimone l'autore del presente libro; con la differenza però che in questo caso il lancio di candelotti era a parabola (cionondimeno alcuni dimostranti sono stati colpiti da ordigni così sparati).

Ore 16: vengono notati (piazza della Cancelleria) per la prima volta uomini in borghese armati di pistola o pistola mitragliatrice, apparentemente in buoni rapporti con i poliziotti. Vengono sparati lacrimogeni a decine. La polizia ora carica di nuovo, violentemente: una quindicina di persone, tra cui molte ragazze e una donna anziana vengono travolte, cadono. Gli agenti circondano i caduti e colpiscono indiscriminatamente tutti con calci e manganellate. Viene colpita anche una donna anziana. Alcuni candelotti vengono sparati ad altezza d'uomo, altri contro le finestre eia gente che vi si affaccia: due centrano due finestre, in via dei Baullari e in vicolo dell'Aquila. Di un episodio è stato testimone l'autore del presente libro: un candelotto sparato ad altezza d'uomo ha colpito (ore 18,30) la vetrina di un bar in Corso Vittorio, 248, ho chiesto al proprietario: "chi ha sparato? " "La polizia" mi è stato risposto. All'angolo di via dei Baullari c'è un giovane che sta camminando: dall'ultima camionetta parte un candelotto che lo colpisce in pieno, alle spalle, e lo fa finire tramortito a terra. Cinque agenti scendono, infuriano a calci sul giovane, poi risalgono sulla camionetta. In piazza della cancelleria la polizia lancia una serie di cariche: è in questa occasione che si sentono i primi colpi di pistola (v. film sul 12 maggio). Un agente sferra una manganellata alla nuca al fotografo Rino Barillari, de "II Tempo". Barillari cade, viene portato in ospedale: guarirà in dieci giorni. Un altro fotografo, Sandro Mannelli, del "Messaggero", viene colpito da un sasso alla nuca; sei giorni di prognosi.

Ore 16,20: in via Sant'gostino un reprto di crbinieri risponde al grido di "scemi, scemi" con un lancio di candelotti ad altezza d'uomo. Un giovane viene colpito e rimane atterra.

Ore 16,30: Largo Argentina viene coinvolta nella "guerriglia"; l'aria è irrespirabile per il fumo dei candelotti: dieci persone a bordo di un autobus della linea 87 vengono colte da malore; vengono trasportate all'ospedale, gli si diagnostica un'intossicazione.

Ore 17: dimostranti cominciano ad affluire in Viale Trastevere (caricati a Piazza Navona e Campo dei Fiori).

Ore 17-17,30: nella zona di Piazza Navona e adiacenze ancora lancio di candelotti e blocco degli accessi in dette zone.

Ore 17,45: in Piazza della Cancelleria "ci sono agenti in borghese, sparano ad altezza d'uomo". In quattro o cinque portano via un ragazzo ferito a una mano. Un giovane riceve un candelotto in pieno viso, sull'occhio sinistro. Un altro ancora è ferito a una gamba.

Ore 18,15: compaiono le prime molotov (zona di Piazza Navona): due o tré al massimo. Ma sono in molti che urlano: "fermi siete pazzi". La situazione si fa sempre più tesa.

Ore 18,50: divergenze fra i dimostranti sui metodi con cui proseguire la "manifestazione". in realtà mai iniziata.

Ore 19,00: la violenza degli .scontri sembra diminuire. Poi verso le 19 l'allievo sottufficiale carabiniere Francesco Ruggieri, di 25 anni, viene ferito (ponte Garibaldi, lato d'i via Arenula) a un polso: la natura della ferita non è affatto chiara. Il fotografo di "Panorama". Rudy F'rei, viene malmenato dalla polizia, che lo costringe a consegnare il rullino impressionato.

Ore 19,10: primi interventi in Parlamento: Pannella (PR), Corvisieri (DP), Ligheri (DC) Pinto (DP), Costa, Giovanardi, Magnani Noya Maria. In questa occasione Pinto denuncia l'aggressione subita e Pannella sferra un violento attacco al governo (latitante,) .

Ore 19,45: due grosse motociclette dei vigili urbani arrivano sul lungotevere degli Anguillara, all'angolo con piazza Belli. Le montano tre vigili in divisa e un uomo in borghese, l'n vigile scende, impugna la pistola e spara ad altezza d'uomo, in dirczione dei dimostranti in piazza Belli.

Ore 19,55: Parte, improvviso e preceduta da un fitto lancio di lacrimogeni, una carica da parte dei carabinieri e poliziotti attestati su via Arenula. Giorgiana Masi ed Liena Ascione vengono colpite quasi contemporaneamente, la Masi (accanto a cui era il suo ragazzo, Gianfranco Rapini) al centro di piazza Belli, la Ascione mentre fuggiva verso piazza Sonnino. Le testimonianze sono concordi: i colpi sono stati sparati da ponte Garibaldi, dove in quel momento, al centro, si trovavano carabinieri e poliziotti appoggiati ad una o due autoblindo. Le vittime vengono accompagnate all'ospedale: Giorgiana arriva già morta. Il bilancio finale della giornata è: da parte civile si hanno un morto (Giorgiana Masi), 10 feriti da arma da fuoco e varie decine da corpi contundenti vari: da parte militare si ha un carabiniere (Trancesco Ruggieri) ferito (non si sa da che cosa) ad un polso. Nei giorni seguenti viene arrestato Raul Tavani, condannato poi a circa 2 anni e 4 mesi per detenzione di materiale esplosivo.

21 marzo 1977 MESTRE(VE)

Alla stazione ferroviaria di Mestre una compagna femminista, e stata sequestrala con la forza da agenti qualificatisi in seguito come dell'Antiterrorismo fra l'indifferenza e l'approvazione dei presenti. Era già stata interrogata come testimone in relazione agli arresti di Padova (v. 1 9-5-1977 ) e quindi rilasciata. E’ stata trattenuta in questura per varie ore, costretta a spogliarsi e rimanere nuda. costretta a subire non solo offensivi commenti da parte dei poliziotti (anche donne), ma anche schifosi contatti fisici ("Perche non godi sporca femminista"). Una volta rilasciata, messasi a correre in preda ad uno shoc e stata minacciata con colpi di arma da fuoco esplosi in aria.

14 maggio - MILANO

Durante una manifestazione in risposta all'assassinio di Giorgiana, alcuni gruppi dell'area dell'autonomia si staccano dal corteo: successivamente un altro gruppo di poche decine se ne va per conto proprio ed attacca uno schieramento di polizia in via De Amicis, aprendo il fuoco: riinane ucciso il vice-brigadiere Antonino Custrà, e altri due agenti sono feriti. Vengono arrestati tre compagni studenti del Cattanco: Maurizio Azzolìni, Frocchi e Sandrini. Il primo al momento del fermo impugnava una cal. 7,65, mentre Custrà è stato ucciso da una cal. 6,35. All'interno del movimento è generale la condanna di questo grave episodio, insieme ad uno stato di grande disorientamento.

19 maggio - PADOVA : Manifestazione contro la prima festività regalata ai padroni: vengono arrestati e sono tuttora in galera Sandro Montagner. Luigi Martini e Lmanuelita Buratin.

1-2-3-giugno - GENOVA - MILANO- ROMA

Le brigate rosse rivendicano gli attentati contro Bruno (direttore del Secolo XIX di Genova), Montanelli (dircttore del "Giornale Nuovo" di Milano) e Rossi (direttore del TG 1).

1 giugno - PADOVA :Carlo Picchìura delle BR viene condannato a 26 anni di carcere per aver ucciso un agente di polizia.

3 giugno - ALESSANDRIA : Due carabinieri vengono arrestati perché complici dì una rapina.

3 giugno - LECCE: Comizio del fascista Pino Rauti: il corteo di protesta di mille persone organizzato dai compagni della sinistra rivoluzionaria viene attaccato a freddo dalla polizia, quando il corteo si sta sciogliendo. La forza pubblica spara con mitra e pistole centinaia di colpi ad altezza d'uomo: Ì colpiti sono compagni in fuga. Gli arrestati sono cinque.

13 giugno - PORTICI (NA): Muore nella sua auto assassinato a colpi di pistola, Carlo Sardone, un detenuto in licenza premio, principale testimone contro due assessori democristiani di Portici. Scarano e Cardano, accusati di speculazione edilizia.

24 giugno - MILANO: Durante un controllo tecnico della S1P si scopre che i due telefoni di Radio Popolare sono sotto controllo per mezzo di due microspie. Il fatto viene denunciato alla magistratura.

29 giugno: Scoppia il caso di Petra Krause: compagna impegnata politicamente in vari paesi, imputazioni contestate dalle autorita svizzere sono: detenzione illegale di armi e attività sovversiva, in Italia e incolpata di aver preso parte ad un incendio doloso alla Face-Standard.

UCCISIONE DI ANTONIO LO MUSCIO

Ore 20: piazza S. Pietro in Vincoli. "Per caso" una gazzella dei CC transita sulla piazza. l'equipaggio confronta le facce di 4 persone sedute sugli scalini del sagrato con le foto segnaletiche incollate sul cruscotto dell'auto: sotto c'è scritto "da eliminare". I 4, che leggono i giornali e mangiano pesche, sono proprio quelli delle foto: Antonio Lo Muscio, Maria Pia Vianale e Franca Salerno, oltre ad un quarto sconosciuto che fuggirà. Sono "mostri", i nappisti più pericolosi reperibili sulla piazza. Si da il via alla scena madre. Secondo i carabinieri. Lo Muscio fugge e minaccia di far fuoco contro la guardia Pucciamenotti che slava per chiedergli i documenti, mentre le due ragazze si dirigono verso il centro della piazza. Contro Lo Muscio parte una prima raffica di mitra, poi un'altra e un'altra ancora. Sul terreno, cerchiali dal gesso dalla scientifica, conteremo 40 bossoli. Si accascia 50 metri più avanti. sotto la facoltà di ingegneria. Il brigadiere Massetti, quello che lia sparato, arriva sul corpo di Lo Muscio urlando, estrae il revolver e fa fuoco ancora una volta. Intanto sulla piazza, le due donne ''''vengono neutralizzate", così scrivono i giornali e intendono dire die vengono sbattute a terra e colpite furiosamente con le armi d'ordinanza usate come clave, con calci al viso e pugni. 11 viso di Maria Pia e sfigurato, una chiazza di sangue con brandelli di carne si allarga sul posto dov'è stata colpita. Su Franca Salerno la furia è minore solo perché e ferita a un braccio da un colpo di mitra. I testimoni delle violenze a freddo sono decine, ma i CC non se ne preoccupano perchè la bestialità fa parte del copione e stavolta sarà lucidamente rivendicata.Tra i passanti c'è anche un avvocato, e il suo intervento impedisce conseguenze più barbare. Si avvicina, si fa riconoscere dai carabinieri e grida che non se ne andrà finchè non finirà il gioco al massacro e finchè le due ragazze non saranno soccorse. Vengono trasportate all'ospedale di S.Giovanni dopo che un testimone ha preso l'iniziativa di chiamare il "113" e dopo che la piazza sì è andata riempiendo di volanti e gazzelle. Mentre la portano via la Salerno dice alla gente: "avete visto, noi non abbiamo sparato".Sul posto resta un gruppo di giovani del quartiere; "le hanno massacrate di botte quando erano per terra". All'ospedale resteranno solo il tempo necessario al "secondo atto", per fare da bersaglio agli obiettivi dei fotografi e alle domande feroci dei cronisti. La kermesse e aperta da un reporter die rimprovera sorridendo gli ufficiali dei carabinieri: "Però potevate mirare meglio, adesso chissà quanto costerà tenerle dentro: vitto, alloggio e poi il costo del processo". Al S.Giovanni c'è il centro di craniolesi più attrezzato di Roma, ma per gente come Maria Pia Vianale e Franca Salerno niente ricovero. Passano direttamente dall'astanterìa dell'ospedale al carcere femminile di Rebibbia.

manca la foto

1 luglio

Jean-Paul Sartre. M. Foucault, Felix Guattari e altri intellettuali francesi firmano un documento in cui vengono denunciati i gravi avvenimenti che si svolgono attualmente in Italia, e in ispecie la repressione che si è abbattuta su operai e studenti in dissenso sul patto di regime DC-PCI.

7 luglio - PARIGI

Arrestato Francesco Berardi, detto "Bifo". animatore , secondo la polizia, dei fatti dell'11 marzo 1977 a Bologna, quando venne ucciso Francesco Lo Russo.

16 luglio - ROMA

Cossiga fornisce alcuni dati: Brigate Rosse: 128 detenuti e 14 latitanti: NAP: 123 detenuti e 14 latitanti: Prima Linea: 12 detenuti e 3 latitanti: Organizzazioni fasciste: 343 detenuti e 65 latitanti.

26 luglio - ROMA

Accordo alla camera sulla Informazioni per la Sicurezza Informazione per la Sicurezza verranno coordinati dal CESES.

27 luglio - MILANO

Arrestati cinque agenti di PS del 3° celere (caserma Annarumma) perché derubavano i passanti.

luglio-- ROMA

Dietro denuncia del PCI e di CL la polizia la irruzione nella Casa della studentessa. Tra le compagne arrestate sono ancora in galera Cantalamessa e Pischedda.

agosto - MILANO - FIRENZE

Viene incarcerato a Milano il compagno Maurizio Gilbertini con l'accusa di "supposta tentata fabbricazione di ordigni incendiari" A Firenze il compagno Andrea Lai viene condannato a due anni di galera per detenzione di bottiglie incendiarie.

6 settembre BOLOGNA

Dopo 6 mesi viene arrestato il CC Tramontani, reo confesso dell’ omicidio del compagno Francesco Lorusso. L'accusa è omicidio preterintenzionale. Verrà scarcerato molto presto.

12settembre - MONTALTO DI CASTRO (ROMA)

Protesta antinucleare. Nel processo che ne segue Fiorentini Pezzuto e Maurizio Fiori vengono condannati ad oltre un anno di carcere senza condizionale.

                   CONVEGNO CONTRO LA REPRESSIONE

27-28-29 settembre - BOLOGNA

70.000 giovani del Movimento si danno convegno a Bologna per testimoniare la volontà di lotta contro la repressione. "Questa massa ha dimostrato di saper distinguere la libertà dal consenso, la democrazia rivoluzionaria dalla delega parlamentare, la linea di vertice dalle esigenze di base. L a Bologna è andata a dire no, con contraddizioni ma anche con risolutezza, alle filastrocche avventuriste e ai sofismi rinunciatari del PCI. mentre ribadiva la più totale opposizione alla DC e alle sue nefandezze di trent'anni.

  • 30 settembre - ROMA Viene assassinato dai fascisti il compagno di LC
  • Walter Rossi

            30 settembre - VARESE

    Manifestazione di protesta per l'uccisione di Walter Rossi: il compagno di LC Giovanni Bandi viene processato per direttissima e condannato a quattro anni e sette mesi per detenzione di bottiglie incendiarie e adunata sediziosa.

          

    1 ottobre TORINO

    Protesta contro l'uccisione di Walter Rossi: vengono arrestati e sono tenuti in galera dal 5 ottobre, Stefano Della Casa e Giovanni Sabini (Steve e Yenke). I due compagni sono accusati di concorso in detenzione di bottiglie incendiarie, concorso in manifestazione non autorizzata e adunata sediziosa. Tutte queste imputazioni si riferiscono all'incendio dell'Angelo Azzurro" dove è morto Roberto Crescenzo.

    11 ottobre - ROMA

    In un processo-farsa vengono condannati a 1 anno e sei mesi senza condizionale Osvaldo Amatoto e Andrea Simoncini compagni di Walter Rossi. La condanna si basa sulle presunte intenzioni dei compagni.

    23 ottobre - ROMA

    11 compagno Iacinto Orlando viene condannato a 2 anni senza condizionale per una manifestazione di protesta contro la Germania Federale.

    12 novembre - ROMA - LECCE

    Manifestazione del movimento contro la chiusura di due sedi di Autonomia a Roma (Via dei Volsci e Via di Donna Olimpia) e un'altra a Torino.

    Fra i molti episodi di rilievo l'invasione della sede del Partito Radicale di Roma da parte di un gruppo di agenti di P.S. con relativi sottufficiali. Nella denuncia del PR contro il questore Migliorini si legge fra l'altro: "il comportamento tenuto dalle forze dell'ordine nella sede del Partito Radicale è fuori di ogni norma di legge e integra numerosi reati. Nessun motivo vi era per invadere la sede, per terrorizzare persone che erano ferme all'interno di un portone, per sparare al chiaro scopo di uccidere, per trascinare in questura persone senza neppure identificarle, trattenendole per ore e perquisendole al di fuori delle previsioni di legge, per fare uso delle armi, per perlustrare la sede di un partito, per interrompere e impedire cattività politica. Sparare alle spalle di numerose persone in una scala significa sparare per uccidere: trascinare persone in questura significa sequestro e violenza privata; perquisirle in Questura significa uscire dai pur amplissimi limiti dei poteri della polizia giudiziaria: entrare nella sede di un partito senza mandato e con motivazioni pretestuose, ad armi spianate, significa violare il domicilio, minacciare, abusare dei poteri conferiti dalla legge. Tutto ciò premesso, non è pensabile che i poliziotti che così hanno agito lo abbiano fatto senza direttive dei loro superiori".

    A Lecce la polizia si scaglia provocatoriamente contro il corteo di protesta: viene ferito a una gamba da colpi d'arma da fuoco il compagno Franchino Stefanazzi, successivamente arrestato, gli altri compagni arrestati sono: Pasquale Rosagio, Daniele Caiarelli, Angelo Begarda e Pino Marsa.

    16 novembre - PADOVA

    Dopo un comizio sindacale un corteo si dirige verso una casa sfitta per occuparla. La polizia carica la manifestazione e si verificano scontri. Dopo tré ore viene arrestato il compagno Roberto Ulargiu. Marisa Mereu viene arrestata e condannata per detenzione di bottiglie incendiarie. Gli altri compagni ancora in galera sono Fabio Corato e Giovanni Carraro. Sono già stati condannati ad un anno e dieci mesi senza condizionale per detenzione di bottiglie incendiarie.

    28 Novembre: BARI

    UCCISO DA UNA SQUADRACCIA FASCISTA IL GIOVANE

    BENEDETTO PETRONE

    2 dicembre - ROMA

    Sciopero nazionale, con manifestazione a Roma, degli operai metalmeccanici della FLM. Sono previsti tre cortei operai: ad uno di questi (quello della Tiburtina) dovrebbe aggregarsi il gruppo degli autonomi.

    L'appuntamento degli autonomi e alle 8 in Università: già alle 9 tutta la Cittadella Universitaria è presidiata da ingenti forze di polizia, che procede al blocco di tutta Via Cesare De Lollis con due sbarramenti uno nel piazzale S.Lorenzo e un'altro all'angolo fra via De Lollis e via dei Dalmati. A metà percorso un terzo sbarramento di poliziotti provvede a perquisire tutti gli studenti che si trovano a passare di lì.Quando poi si decide di riunirsi in assemblea (visti vani i tentativi di uscire in corteo dall'Università) la polizia circonda tutto l’edificio impedendo a chiunque di uscirne senza subire la perquisizione e talvolta il fermo.

     

  • 5 dicembre - RIGNANO FLAMIN10 (ROMA) Tonino Cucusi, 19 anni, viene colpito all'orecchio durante un raid fascista.
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  • 14 dicembre - MILANO - S.DONA’ DEL PIAVE (VE) - NAPOLI

    Manifestazioni operaie duramente represse dalle forze di polizia.

  • 21 dicembre - TRENTO

    Tutti gli imputati per le bombe del 18 gennaio 1971 vengono assolti con una incredibile sentenza. (334- 3 34 bis)

    23 dicembre - ROMA

    Dopo due mesi dalla formale richiesta di rimozione del questore Migliorini fatta da Lotta Continua e Partito Radicale, avviene il cambio di guardia. Al posto di Migliorini, subentra Emanuele De Francesco veterano delle squadre speciali (creatore dei "falchi" di Catania). Dati i motivi per cui è stata chiesta la rimozione di Migliorini (uso delle squadre speciali di agenti in borghese) il cambio appare abbastanza provocatorio.

    dicembre - ROMA

    Manifestazione di 10.000 compagni del movimento contro le aggressioni fasciste a Massimo Di Pilla e Roberto Giuntalaspada. La manifestazione e autorizzata dal nuovo questore di Roma.

    29 dicembre - ROMA

    Viene ucciso il fascista Angelo Pistoiese era con Saccucci a Sezze quando fu colpito il compagno Luigi Di Rosa- L'uccisione si verifica alle 8,15 nel quartiere della Magliana. L'attentato è rivendicato dalle Brigate Rosse.

     

    1978

    Roberto Scialabba

     
    Scheda a cura di Andrea Barbera

    La data del 28 febbraio 1978 per i fascisti di Roma ha un significato particolare: ricorre il terzo anniversario della morte di Mikis Mantakas, giovane appartenente al FUAN. Il 1978 si è aperto inoltre con un grave fatto di sangue: il 7 gennaio, in un agguato teso da militanti di sinistra fuori della sezione del MSI di via Acca Larentia al quartiere Appio-Tuscolano, vengono uccisi due giovani militanti di destra cui se ne aggiunge un terzo caduto a seguito degli scontri scoppiati con la polizia immediatamente dopo l'accaduto.

    A Roma da un po' di tempo è attivo un gruppuscolo di fascisti particolarmente agguerrito che rivendica le proprie azioni con la sigla NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari); tra le sue file spiccano elementi come Valerio e Cristiano Fioravanti, Alessandro Alibrandi e Franco Anselmi. Essi sono decisi a «ricordare» i recenti accadimenti. Tramite informative poco attendibili, Valerio Fioravanti ritiene che a commettere l'agguato di Acca Larentia siano stati gli occupanti dello stabile situato in via Calpurnio Fiamma, a Cinecittà. La sera del 28 febbraio, tra le 23:10 e le 23:30 il gruppo, coadiuvato da altri esponenti della destra romana, si reca presso lo stabile ma giunto là si accorge che è chiuso; essi non sono a conoscenza che il giorno precedente, per l'ennesima volta, la polizia aveva attuato uno sgombero contro gli occupanti. A questo punto si recano in direzione della vicina piazza San Giovanni Bosco, i cui giardinetti fungono spesso da ritrovo per molti compagni della zona. Arrivati sul posto il gruppuscolo scende rapidamente dalla FIAT 132 chiara e, a volto scoperto, irrompono nella piazza sbucando da cespugli vicini e fanno fuoco quasi a casaccio. Nell'immediato parapiglia cade a terra, colpito al torace, un giovane di 24 anni, Roberto Scialabba. Il ragazzo non è tuttavia ancora morto quando Valerio Fioravanti a bruciapelo, dopo essergli montato sopra, gli spara ulteriori due colpi alla nuca. Nella sparatoria rimane ferito anche il fratello di Roberto, Nicola, che tuttavia riesce a fuggire e mettersi in salvo poiché i fascisti si allarmano per l'arrivo di una macchina di passaggio. La spedizione di stampo squadristico dura non meno di 5 minuti durante i quali non interviene alcuna volante. Spesso in passato la piazza, che funge da punto oltre che di ritrovo per i compagni della zona anche da luogo per lo spaccio di eroina, è «frequentata» dalla polizia. I fascisti hanno quindi tutto il tempo per poter fuggire indisturbati. Roberto giace ormai senza vita sulla ghiaia che ricopre il giardino della piazza. Qualche ora dopo la sigla «Gioventù Nazional Popolare», dietro la quale si celano i NAR, si attribuisce con una telefonata al «Messaggero» la responsabilità dell'attentato affermando di aver vendicato Acca Larentia. Il giorno dopo però i vari quotidiani non fanno cenno della rivendicazione e inseriscono l'omicidio, secondo anche quanto si apprende dalle notizie delle indagini condotte dalla polizia, nel quadro di un regolamento di conti tra bande diverse nell'ambiente del controllo del mercato dello spaccio dell'eroina.La «colpa» di Roberto era che, al momento del suo omicidio, aveva in tasca qualche canna da fumare con gli amici. Fino al marzo del 1982, quando il «pentito» Cristiano Fioravanti rivendicherà con chiarezza la paternità, sia pur non materiale, di quell'omicidio, gli esecutori per molti non hanno voluto avere nome. Per anni Roberto è stato per la stampa uno spacciatore ucciso nella guerra tra bande di quell'emarginata zona-ghetto di Roma. Non una sua parola sul suo impegno politico, prima come militante di Lotta Continua, poi come occupante attivo del centro sociale di via Calpurnio Fiamma.

    In una scritta, quando il 30 settembre di un anno prima era stato ucciso Walter Rossi, Roberto, pur non conoscendolo direttamente, lo aveva così ricordato: «Una lacrima scivola sul viso, una lacrima che non doveva uscire, il cuore si stringe, si ribella, i suoi tonfi accompagnano slogan che si alzano verso il cielo "non basta il lutto pagherete caro pagherete tutto"».
    Così, all'indomani della morte, i compagni di Cinecittà lo ricordavano: «Roberto era un compagno che lottava, come tutti noi, contro 'emarginazione che Stato e polizia gli imponevano. E' caduto da partigiano sotto il fuoco fascista».

     

     

    LA MAFIA UCCIDE PEPPINO IMPASTATO

    Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali. Viene assassinato nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978, nel corso della campagna elettorale, con una carica di tritolo posta sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia. Gli elettori di Cinisi votano il suo nome, riuscendo ad eleggerlo al Consiglio comunale. Stampa, forze dell'ordine e magistratura parlano di atto terroristico in cui l’attentatore sarebbe rimasto vittima e, dopo la scoperta di una lettera scritta molti mesi prima, di suicidio. Grazie all’attività del fratello Giovanni e della madre Felicia Bartolotta Impastato, che rompono pubblicamente con la parentela mafiosa, dei compagni di militanza e del Centro siciliano di documentazione di Palermo, nato nel 1977 e che nel 1980 si sarebbe intitolato a Giuseppe Impastato, viene individuata la matrice mafiosa del delitto e sulla base della documentazione raccolta e delle denunce presentate viene riaperta l’inchiesta giudiziaria.

    MILANO 18 marzo 1978

    ASSASSINATI DAI FASCISTI FAUSTO E JAIO

    Fausto e Jaio

    La sera del 18 marzo 1978, a poche centinaia di metri dal centro sociale, vengono uccisi da un commando terrorista i due giovani compagni Fausto Tinelli e Lorenzo (Jaio) Iannucci. benchè i colpevoli siano noti da tempo non e' mai stato celebrato alcun processo. Per questo sosteniamo che si e' trattato di un assassinio fascista e di Stato.

     

     

     

     

     

     

     

    NAPOLI: 6 ottobre 1978

    I fascisti uccidono Claudio Miccoli.

    Una squadraccia di noti fascisti napoletani gira per Napoli alla ricerca di compagni da pestare. Entra prima in una pizzaria ed aggredisce dei compagni seduti ad un tavolo. Alla reazione della gente i fascisti si danno alla fuga. Incontrano per caso Claudio Miccoli, giovane ambientalista, poeta, pacifista. Lo aggrediscono per i suoi capelli lunghi e la barba. Morirà all'alba del 6 ottobre 1978 senza sapere il perchè. Il Comitato Claudio Miccoli recentemente sorto per non dimenticare la figura di poeta e scrittore di Claudio, ha istituito un premio di poesia per affermare i valori in cui credeva.

     

    1980

    Valerio Verbano

    22 febbraio 1980

    Un colpo alla nuca

    Alle 13,00 del 22 febbraio 1980 tre persone si presentano a casa di Valerio: "Siamo amici di suo figlio e vorremmo parlargli", dicono alla madre, che apre. Viene subito immobilizzata, e la stessa sorte tocca al padre. Sono armati con pistole munite di silenziatore. Valerio non è ancora tornato da scuola. Alle 13,30 Valerio apre con le sue chiavi la porta di casa ed è subito assalito dai tre, con i quali ha una breve colluttazione, poi viene immobilizzato e ucciso con un colpo alla nuca. E’ dubbio se fu ucciso "precipitosamente" a causa della sua resistenza, se volessero prima "fargli delle domande", come accennarono alla madre i tre assassini: queste considerazioni possono avere interesse solo in relazione con quanto vedremo circa le "ragioni" dell’uccisione di Valerio.

    Per il resto… la morte di Valerio pesa come una montagna.

    La storia completa su:

                      http://it.geocities.com/memoriadiclasse/personaggi/valerioverbano.htm

     

    Genova 28 marzo - via Fracchia : I carabinieri del Gen.Carlo Alberto Dalla Chiesa , irrompono in un appartamento ed uccidono nel sonno quattro militanti delle Brigate Rosse: Roberto Dura,Annamaria Ludmann,Lorenzo Betassa,Piero Panciarelli.

    Che i giovani sappiano e che i vecchi non dimentichino

    All'alba del 28 marzo 1980 in via Fracchia 12...

    All'alba del 28 marzo 1980 i carabineiri del nucleo speciale Antiterrorismo del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa fanno irruzione in via Fracchia 12, a Genova, nell'appartamento abitato da quattro militanti delle Brigate Rosse. L'indirizzo e l'identità degli inquilini sono stati rivelati da Patrizio Peci, militante pentito delle BR.Colti nel sonno, Lorenzo Betassa, Riccardo Dura, Annamaria Ludman e Peltro Panciarelli vengono uccisi.L'esatta dinamica degli avvenimenti non è stata ancora perfettamente ricostruita. Il comunicato ufficiale dei carabinieri parla genericamente di conflitto a fuoco, ma l'ingresso nell'abitazione, dopo “l'operazione”, viene vietato alla stampa e alla televisione per diversi giorni.Il giorno 1 aprile la magistratura chiede un supplemento di indagini necroscopiche sui corpi e perizie balistiche su tutte le armi, per accertare la dinamica degli avvenimenti. Appare soprattutto incerta l'attribuzione del ferimento del maresciallo Benà, colpito di striscio da un proiettile calibro 9, arma in dotazione ai carabinieri.Solo otto giorni dopo, il 5 aprile 1980, la magistratura riceve il rapporto dei carabinieri su quanto accaduto quella notte ed emette un suo comunicato.Il comunicato delle magistrature è del 5 aprile 1980, ma i magistrati entrano nell'appartamento di via Fracchia soltanto l'8 aprile 1980. In complesso, quindi esso è rimasto sotto il pieno controllo dei carabinieri per 11 giorni.I giornalisti sono ammessi per la prima volta nell'appartamento il giorno 8 aprile 1980.La “vista” è permessa per soli tre minuti ed essi entrano uno solo alla volta, accompagnati da un ufficiale dell'Arma. Molti di essi rilevano che non tutte le cose riferite in forma ufficiale dai carabinieri combaciano con ciò che i loro occhi hanno potuto vedere.Il 30 marzo, con una telefonata all'Ansa viene fatto trovare il volantino di commemorazione, datato sabato 29 marzo 1980 a firma Brigate Rosse, in cui si legge:

    “Venerdi 28 marzo 1980 quattro compagni delle Brigate Rosse sono stati uccisi dai mercenari di Dalla Chiesa. Dopo aver combattuto, e trovandosi nell'impossibilità di rompere l'accerchiamento, dopo essersi arresi, sono stati trucidati. Sono caduti sotto le raffiche di mitra della sbirraglia prezzolata di regime i compagni:

    Roberto: operaio marittimo, militante rivoluzionario praticamente da sempre, membro della direzione strategica della nostra organizzazione. Impareggiabile è stato il suo contributo nelle guerra di classe che i proletari in questi anni hanno sviluppato a Genova. Dirigente dell'organizzazione dall'inizio della costruzione della colonna che oggi è intitolata alla memoria di Francesco Berardi, con generosità e dedizione totale ha saputo fornire a tutti i compagni che hanno avuto il privilegio di averlo accanto nella lotta un esempio di militanza rivoluzionaria fatta di intelligenza politica, sensibilità, solidarietà , vera umanità, che le vigliacche pallottole dei carabinieri non potranno distruggere.

    Cecilia: si guadagnava da vivere facendo la segretaria. Come tutte le donne proletarie la borghesia aveva destinato una vita doppiamente sfruttata, doppiamente subalterna e meschina. Non ha accettato questo ruolo aderendo e militando nella nostra organizzazione, dando con tutte le sue forze un enorme contributo per costruire una società diversa, dove la parola donna e la parola proletario non significano sfruttamento.

    Pasquale: operaio della Lancia di Chiavasso

    Antonio: operaio Fiat e dirigente della nostra organizzazione.

    Sempre alla testa delle lotte della fabbrica e dei quartieri nei quali vivevano. Li hanno conosciuti tutti quegli operai e proletari che non si sono piegati all'attacco scatenato dalla multinazionale di Agnelli e dal suo Stato. Proprio perché vere avanguardie avevano capito che lottare per uscire dalla miseria, dalla cassaintegrazione, dai ritmi, dai cottimi, dal lavoro salariato, vuol dire imbracciare il fucile e organizzare il potere proletario che sappia liberare le forze per una società comunista. Imbracciare il fucile e combattere. Questi compagni erano consapevoli che decidendo di combattere avrebbero affrontato la furia omicida della borghesia e che avrebbero potuto essere uccisi. Ma la certezza per combattere per la vita, per la libertà in una posizione d'avanguardia, in prima fila, è un compito che i figli migliori, più consapevoli, del popolo devono assumere su di sé per poter rompere gli argini da cui il movimento proletario spezzerà via la società voluta dai padroni. Per loro, come per molti altri operai, la scelta è stata precisa: combattere e vincere con la possibilità di morire; anziché subire e morire a poco a poco da servi e da strumenti usati da un pugno di sciacalli per accumulare profitti. Oggi Roberto, Pasquale, Cecilia, Antonio, sono caduti combattendo. E' grande il dolore per la loro morte, non riusciamo ad esprimere come vorremmo quel che sentiamo perché li hanno uccisi e non li avremo più tra noi. Ma nessuno di noi ha pianto, come sempre quando ammazzano dei nostri fratelli, e la ragione è una sola: altri hanno già occupato il loro posto nella battaglia. Proprio mentre ci tocca lo strazio della loro scomparsa e onoriamo la loro memoria, si rinsalda in noi la convinzione che non sono caduti invano come non sono morti invano tutti i compagni che per il comunismo hanno dato la vita. Alla fine niente resterà impunito”.

    Copie del volantino vengono diffuse, nello stesso giorno, nelle maggiori città e, nei giorni successivi, a Genova, nell'Oregina, in via Napoli, a Granarolo e a Sampierdarena. In un reparto dell'officina 76 dello stabilimento Fiat di Mirafiori, a Torino, nei giorni successivi, compare una stella a cinque punte con la scritta rossa: “Onore ai compagni caduti a Genova”.

    Annamaria Ludman è la prima dei quattro militanti ad essere identificata, in quanto intestataria dell'appartamento in via Fracchia 12 e viene ricordata nel documento di commemorazione delle BR col nome Cecilia. La colonna veneta delle BR viene dedicata al suo nome.Lorenzo Betassa viene ricordato col nome di battaglia Antonio.Piero Panciarelli, Pasquale, è il penultimo dei quattro militanti uccisi in via Fracchia ad essere identificato.Riccardo Dura, Roberto, non viene identificato per molti giorni, e sono le Brigate Rosse, il 3 aprile 1980, con una telefonata all'Ansa, a dare pubblicamente il suo nome.

    “Qui Brigate Rosse, colonna genovese Francesco Berardi. Riccardo Dura è il nome del compagno non ancora identificato. Sia chiaro a tutti, ai carabinieri in particolare, ai magistrati ed ai giornalisti che pagheranno per la macabra e lurida propaganda di questi giorni. Niente resterà impunito. Onore ai caduti del 28 marzo”.

    Il 5 aprile ad accompagnare Riccardo Dura nel cimitero di Staglieno c'è soltanto la madre.

    Brano tratto da la mappa perduta

    Lorenzo Betassa, nato a Torino, il 30 marzo 1952, studi medi, operaio

    Riccardo Dura, nato a Roccalumera (ME), il 12 settembre 1950, operaio

    Annamaria Ludman, nata a Chiavari (GE), il 9 settembre 1947, segretaria.

    Piero Panciarelli, nato a Torino, il 29 agosto 1955, operaio Lancia


    1985

    PEDRO: LO STATO BORGHESE UCCIDE UN MILITANTE COMUNISTA

    9 MARZO 1985: OMICIDIO DI STATO

    Nei primi giorni di marzo la Digos di Trieste riceve una segnalazione dal Sisde (il Servizio Segreto del Ministero degli Interni) della presenza di Pedro a Trieste in via Giulia 39. Il questore di Trieste è Antonino Allegra, capo della squadra politica di Milano quando fu "suicidato" l'anarchico Pinelli.

    Sabato 9 marzo ore 11.

    Pedro esce di casa, dall'appartamento al terzo piano; una volta giù decide di rientrare. Appostati all'esterno ci sono 4 sicari dello Stato italiano. Sono Nunzio Maurizio Romano, agente del Sisde (che ha il compito di riconoscerlo); Giuseppe Guidi, viceispettore della Digos; Maurizio Bensa e Mario Passanisi, agenti della Digos di Trieste. Il Romano, il Guidi e il Passanisi entrano nello stabile e si mettono in agguato nel sottoscala. Quando Pedro discende le scale il Romano gli si para davanti e spara due colpi calibro 38 a meno di mezzo metro di distanza che lo colpiscono ai polmoni. Immediato il fuoco incrociato degli altri due poliziotti killer che colpiscono Pedro con pallottole calibro 9 alla spalla e alla gamba.Nel piccolo atrio si conteranno successivamente i segni di almeno una dozzina di colpi. Pedro fa appello per l'ultima volta alla sua straordinaria forza di volontà, uscendo in strada e impedendo così che tutto si svolga senza testimoni. Esce, ferito mortalmente, parecchi passanti lo sentono gridare "mi vogliono ammazzare mi vogliono ammazzare". Il Bensa, rimasto all'esterno dello stabile, appena vede Pedro gli spara, alle spalle. Pedro si accascia sanguinante dopo pochi metri. Il Passanisi lo ammanetta.
    Trasportato in ospedale con notevole ritardo, muore verso le 11.50.
    Non ci sono dubbi sulla premeditazione dell'omicidio. L'agente del Sisde che non avrebbe dovuto nemmeno partecipare ad operazioni di polizia, ha invece determinato l'agguato di via Giulia. E' stato lui a decidere di entrare nello stabile e a sparare per primo. Alla notizia della morte di Pedro migliaia di comunisti e proletari scendono con rabbia e con dolore nelle piazze, da Trieste a Padova, dalla Calabria a Parigi per denunciare lo stato assassino e rivendicare l'internità di Pedro al movimento di classe e la sua identità rivoluzionaria ed internazionalista. Giungono comunicati di solidarietà dai compagni prigionieri d'Italia, Spagna, Francia.

    Chi era Pedro

    Pietro Maria Walter Greco, conosciuto da tutti come "Pedro", figlio di proletari calabresi di Melito Porto Salvo arriva a Padova alla fine degli anni sessanta per studiare. Si iscrive a Statistica, conseguirà più tardi la laurea che gli permetterà di lavorare come insegnante di matematica e con il suo lavoro sostenere la famiglia al Sud. Dal suo arrivo a Padova la sua presenza all'interno del movimento di lotta è instancabile. Centinaia e centinaia di proletari lo ricordano al proprio fianco nelle iniziative nei quartieri, dove si sviluppava come in tutta Italia, un forte movimento per il diritto alla casa; occupazioni, autoriduzioni contro il caro affitto unite alla lotta per i servizi nel territorio. Significative nel '72 le occupazioni di case in via Tirana nel quartiere Savonarola. E ancora lo ricordano, sempre in prima fila, nelle mobilitazioni di massa e nell'antifascismo militante che hanno caratterizzato quegli anni contro le trame nere, le stragi fasciste fino alla grande manifestazione del 3 giugno 1975 a Padova che contestava il comizio di Almirante.Poi la lotta per le mense, gli spazi sociali, la lotta sul posto di lavoro. La sua presenza piena di forza e determinazione, la sua spontanea e grande capacità di coinvolgimento era troppo scomoda.

    Scatta il primo tentativo di eliminarlo.

    E' l'11/3/80. Il mandato di cattura che costringe Pedro alla latitanza è per reato associativo e per partecipazione ad una manifestazione del '77 terminata con scontri con la polizia. E' firmato da Pietro Calogero, magistrato che si distinse a cavallo degli anni '70 e '80 per il suo zelo antiproletario e anticomunista incarcerando decine e decine di proletari e di comunisti che erano stati interni alle lotte degli anni '70. La testimonianza contro Pedro è sostenuta da un tossicodipendente Maurizio Lovo. "...non ricordo la presenza di Pedro alla manifestazione, sono comunque indotto a pensare che ci fosse..." questa la deposizione del Lovo. Vista l'inconsistenza delle accuse, al processo per direttissima Pedro viene stralciato costringendolo così a prolungare la sua latitanza. Tutto questo gli costa la perdita del posto di lavoro da insegnante. La sentenza del TAR che decreta la sua riassunzione e il riconoscimento degli emolumenti arriva provocatoriamente solo dopo il suo assassinio. Nel maggio 1981, grazie alla mobilitazione dei compagni Pedro è prosciolto e ritorna a Padova dove continua il suo encomiabile apporto alle lotte proletarie: da quelle dei precari del censimento a quelle dei precari della scuola, si batte per la riconquista del posto di lavoro. E ancora, è a fianco di chi lotta per la casa nel Ghetto dove abita e agli occupanti del condominio Sereno al Portello. Occupa il Centro Sociale "Nuvola Rossa" nel quartiere Savonarola. Questa sarà una delle prime e più grosse esperienze di aggregazione giovanile proletaria a Padova. Sono i primi mesi del 1982. Pietro Calogero col blitz denominato di "Quaresima" spicca decine di mandati di cattura. Pedro è di nuovo costretto alla latitanza. Questa volta il pentito di turno è Mauro Paesotto, l'imputazione sempre la stessa: il reato associativo "costituzione di banda armata non denominata" senza alcun riferimento a fatti specifici e senza alcuna prova.

                             Per Pedro questa latitanza sarà senza ritorno.

    Al famoso processo 7 aprile nel '86 i coimputati di Pedro, quelli che avevano lo stesso identico mandato di cattura, vengono assolti e tornano in libertà. Queste inchieste che hanno colpito Pedro si collocano all'interno dell'ondata repressiva che Stato, Magistratura e Polizia con l'avallo del sistema dei partiti, compresi la sinistra parlamentare e gli organi di informazione asserviti al potere, hanno messo in atto alla fine degli anni '70 contro l'intero movimento di classe che si è espresso con potenza a livello nazionale in tutto il decennio. L'obiettivo è quello di fermare i movimenti e di eliminare le avanguardie comuniste. Lo stato borghese e i padroni che si dibattono in una crisi strutturale senza soluzioni, a fronte di un formidabile ciclo di lotta che ha posto con chiarezza il problema del potere, mettendo il loro in discussione, non vedono altra soluzione che la repressione. Gli strumenti utilizzati sono il terrore di massa e la criminalizzazione delle lotte. Pochi giorni prima del blitz di Quaresima nella caserma della Celere di Padova si torturano i militanti delle Brigate Rosse. Il movimento risponde scendendo in piazza. Pedro è presente. In un clima di terrore e di caccia alle streghe si arresta in massa. In poco tempo si arriverà in Italia alla cifra di 12.000 fra mandati di cattura e comunicazioni giudiziarie. Questa cifra è di per sé significativa della consistenza reale dei movimenti che si sono sviluppati in quegli anni. Lo scopo ultimo è quello di eliminare le avanguardie comuniste. Per questo col passare del tempo gli strumenti repressivi si affinano e diventano selettivi dai pentiti alla dissociazione, dalle carceri speciali al regime differenziato con l'articolo 90, fino alla tortura e agli assassini. Il movimento di classe nonostante i grossi attacchi subiti non si arresta. Contro di esso le forze politiche che hanno fondato il loro potere sull'emergenza preparano l'assassinio di Pedro. Alla fine del '84, all'interno di una campagna sull'Euroterrorismo basata sugli interventi di Craxi che parlava di "infiltrati" nel grande Movimento per la pace e contro la Nato, 36 Magistrati tifosi delle leggi di emergenza incitano Scalfaro ministro dell'Interno a proseguire con l'emergenza.

                                        In questo contesto viene ucciso Pedro.

    Questo assassinio non fu il solo tragico episodio della primavera 1985.
    Una strage di zingari a Pordenone, 4 evasi dal carcere di Pescara vengono fucilati nel sonno a Roma, nelle montagne attorno ad Orgosolo si apre una caccia all'uomo contro alcuni ricercati che vengono intercettati, uccisi e i loro cadaveri trasportati come cinghiali sul tetto delle auto della polizia. Logiche omicide dello Stato dell'emergenza, figlie di una campagna repressiva su scala internazionale.
    E' in quel periodo che si sviluppa la cosiddetta cooperazione europea contro la criminalità e il terrorismo. All'inizio dell'anno l'apparato di comando dei paesi dell'Europa occidentale si impegna nella costruzione di uno Spazio di Polizia Europeo: spazio che permetta con accordi pubblici e segreti di aggirare le diversità giuridiche dei singoli stati soprattutto in materia di reati politici. E' il governo italiano di Craxi e Scalfaro che sopravvive di emergenza in emergenza che spinge a concludere accordi per ottenere l'estradizione degli esuli politici da Parigi.
    E' il Partito delle leggi speciali, dei reati associativi, delle leggi premiali che vuole un'emergenza europea.


    1986

    Luca Rossi

    23 febbraio.  Milano, Piazzale Lugano, Bovisa, luogo abituale di spaccio, tre persone all'angolo che discutono, prima con calma poi sempre piu' animatamente, una delle tre persone e' il digos Policino, la discussione finisce in rissa, il digos ha la peggio; i due fuggono in auto, il Policino prende la mira e spara per colpire i due. Luca intanto corre per prendere la filovia e invece incontra il proiettile dello sbirro che lo uccidera' poco dopo in ospedale.

    per approfondimenti del caso

    http://www.ecn.org/lucarossi/cronaca/

    1998

     

    Ci vogliono morti
    Perché siamo i loro nemici
    E non sanno che farsene di noi
    Perché non siamo i loro schiavi

    Soledad

    SOLE, BALENO

    E I SUICIDI DI STATO

    di Marco c.
    Ci sono accadimenti che non è possibile dimenticare, troppo scabrosi, inquietanti, troppo madidi di vergogna, perché li si lasci obliare senza che restino vivi dentro i nostri cuori e le nostre coscienze.Ci sono storie, come quella di Sole, Baleno, Silvano che rimarranno marchiate a fuoco dentro la nostra anima. Storie che raccontano come gli assassini non sempre restino racchiusi dentro al bozzolo degli stereotipi che la nostra società c’impone, ma al contrario vadano ricercati in luoghi dove spesso i nostri occhi si rifiutano di vedere la verità.Storie che narrano come la pratica dell’omicidio possa passare attraverso i manganelli dei cani da guardia del regime, l’inquisizione pretestuosa dei giudici, il vigliacco sciacallaggio dei giornalisti asserviti al potere, i pregiudizi e il meschino atteggiamento di un’opinione pubblica che si rende complice dei mistificatori, sentenziando e condannando senza conoscere la realtà oggettiva dei fatti.
    Il 5 marzo 1998 vengono arrestati tre anarchici: Silvano Pelissero, Edoardo Massari (Baleno) e l’argentina Maria Soledad Rosas (Sole). Convivevano nell’ex obitorio del manicomio di Collegno, occupato dal giugno 1996.La sera dello stesso giorno, poliziotti e carabinieri invadono l’Asilo Occupato di via Alessandria, distruggono ogni cosa, rompono vetri ed impianti igienici, pisciano sui materassi e procedono allo sgombero......I tre anarchici vengono posti in isolamento senza che venga loro comunicato di cosa sono accusati.Il 7 marzo il giudice per le indagini preliminari Fabrizia Pironti conferma l’arresto con l’accusa di associazione sovversiva con finalità di terrorismo (art. 270 bis).I Pubblici Ministeri Laudi e Tatangelo, veri registi dell’inchiesta affermano essere in possesso di prove granitiche e costruiscono un “castello accusatorio” alquanto improbabile, confidando nell’aiuto di quella sorta di circo equestre che è l’informazione mediatica di regime.Proprio l’opera dei giornalisti, alla ricerca dell’effettismo esasperato si rivelerà infatti fondamentale nello screditare e demonizzare i gruppi anarchici vicini ai tre giovani, nell’enfatizzare il ritrovamento di prove che si riveleranno non essere tali, nell’indurre ad una sentenza di condanna l’opinione pubblica prima ancora che il processo sia iniziato.Il 26 marzo il tribunale respinge ogni istanza di liberazione “in quanto esistono forti contiguità fra i tre indagati e gli autori degli attentati” ed “è elevatissimo il rischio di reiterazione di reati di natura analoga”.Sabato 28 marzo all’alba, secondo la versione ufficiale, Edoardo Massari (Baleno) viene trovato agonizzante, impiccato con le lenzuola alla sua branda del carcere torinese delle Vallette.
    Inquietanti le testimonianze degli abitanti delle case popolari antistanti il carcere che affermano aver sentito arrivare ambulanze e volanti a sirene spiegate già verso la mezzanotte.Sabato 11 luglio anche Maria Soledad Rosas (Sole) muore suicida impiccandosi con le lenzuola al tubo della doccia nei locali della comunità Sottoiponti di Benevagienna dove era agli arresti domiciliari.Per una strana ironia della sorte il 23 settembre morirà suicida anche Enrico De Simone, il fondatore della comunità Sottoiponti nella quale aveva trovato la morte Sole.Il 6 agosto 1999 il consigliere dei verdi Pasquale Cavaliere, un uomo politico che pur agendo all’interno delle istituzioni era sempre stato vicino a Silvano anche nel momento in cui tutti gli davano addosso, muore in Argentina, impiccandosi, secondo la versione ufficiale con un cordone di spugna. Le circostanze della sua morte resteranno per sempre un mistero.Il 31 gennaio del 2000 Silvano Pelissero, l’unico dei tre anarchici ad essere ancora in vita, viene condannato a 6 anni e 10 mesi di reclusione.Il 21 novembre 2001 a Roma la corte di cassazione invalida l’accusa di attività terroristica con finalità eversive.Il 4 marzo 2002, alla scadenza dei quattro anni di detenzione la magistratura emette l’istanza di scarcerazione di Silvano per decorrenze dei termini, l’anarchico sarà però effettivamente liberato solo il 12 in quanto i carabinieri lasceranno passare un’intera settimana prima di comunicare la notizia all’interessato

     

    2001

    Genova - 20 luglio . I carabinieri del Governo Berlusconi-Fini-Bossi uccidono a freddo durante il G8 il giovane militante antagonista 

    Carlo Giuliani

    per conoscere gli sviluppi di tutta l'inchiesta

    http://www.piazzacarlogiuliani.org/pillolarossa/index.php


    2003

    MILANO 17 MARZO 

    VIENE UCCISO DA UNA SQUADRACCIA FASCISTA IL COMPAGNO 

    DAVIDE CESARE 

    DI 26 ANNI APPARTENENTE AL CENTRO SOCIALE ANTAGONISTA O.R.SO

     

    2006

    Renato Biagetti

    L'angoscia degli amici: chi ha ucciso Renato?
    Checchino Antonini
    Fonte: Liberazione, 29 agosto 2006
    29 agosto 2006
    Chi ha ucciso Renato è sceso da una macchina grigia con il coltello in mano. E ha mirato direttamente al petto. Poi ha ferito chi era con lui. La sua ragazza e l'amico di sempre. Erano le cinque del mattino di domenica. Renato Biagetti aveva 26 anni ed era stato a un concerto reggae sul litorale romano, a Ficene, una frazione di Fiumicino. Una serata tranquilla, come tante altre. Fino all'alba quando sta per tornare a Roma, nel quartiere di Grotta Perfetta. Proprio fuori dal chiosco, sulla spiaggia, una macchina grigia metallizzata accosta la vettura dove Renato e i suoi amici sono appena saliti. «E' finita la festa?». «Sì? E allora perché non ve ne andate a Roma?!», ha detto uno dei due che era a bordo prima di scendere con la lama tra le dita. Tre colpi al cuore e ai polmoni di Renato. E ferite più lievi per i suoi compagni di sventura. Lei ha trent'anni, l'altro 29. Saranno loro e qualcuno accorso dal chiosco a fornire ai carabinieri le prime notizie sull'accaduto. Poi ieri sera, quella che sembra una svolta nelle indagini. E, mentre Liberazione va in stampa, una colonna di cronisti si avvia verso la questura di Fiumicino.
     

     

     

    DAL 26 LUGLIO 1943 GIORNO DELLA "LIBERAZIONE" AL 1977 LE VITTIME DEGLI SCONTRI POLITICI TRA LE FORZE DELL’ORDINE E I DIMOSTRANTI SONO STATI 551. 

    TRA LE FORZE DELL’ORDINE I MORTI SONO STATI 70.

     

    le notizie sono state tratte da vari libri degli anni 70 in particolare mi ha aiutato molto ed è bene cercare di averne una copia nella propria libreria il volume di Gianni Viola edito da Bertani e Stampa Alternativa " Polizia"..