NOVITAMBIENTE 2006

 

L'AVIO-INUTILE-SUPERFICIE DI SCALEA

TIRRENO ELETTROMAGNETICO

BONIFATI. (CS) : TRAVERSINE ALL'AMIANTO

I PICCOLI COMUNI CHE MUOIONO

VIA L'ANTENNA DA CAPO TIRONE

MILLE QUERCE DA SUGHERO VALGONO UNA STRADA?

FINE DEL PARCO DEL POLLINO

SALVARE LA SORGENTE FAVARULO


di Francesco Cirillo - Su Mezzoeuro del 20 marzo 2006 

Una società di Napoli tenterà di rendere utile l’aviosuperficie di Scalea. Proverà a mettere in pista voli fra Napoli e Scalea e viceversa. Almeno avremo la soddisfazione di vedere qualche aereo decollare ed atterrare. Per quanto tempo non è dato sapere. Ma almeno ci si prova. D’altra parte si sapeva sin dall’inizio che l’aviosuperficie avrebbe raggiunto il lungo elenco di opere inutili della Calabria. Lo sapeva il sindaco Mario Russo che sin dall’inizio la chiamava aeroporto , ben sapendo che non lo era, lo sapevano i progettisti, lo sapevano i vari consorzi che si erano formati sin dall’inizio della costruzione dell’opera, lo sapevano anche i partiti politici di Scalea, che nulla avevano fatto per evitare la cementificazione dell’argine sinistro del Fiume Lao e la nascita quindi di un lungo serpentone in cemento. Un opera, anche se inutile , non si contrasta mai, anzi si cavalca sempre. In tempi di grande disoccupazione un posto di lavoro ci potrebbe sempre uscire ! E questo anche se il Fiume Lao rompe gli argini ed invade l’aviosuperficie rompendo cento metri di muro protettivo. Muro poi risanato con soldi del Comune di Scalea. Ma l’erosione continuerà, è certo, anche perchè, solo pochi mesi fa,  è stato permesso dal Genio Civile fluviale e dalla provincia il prelievo,  appena cento metri sopra l’aviosuperficie di tonnellate di  inerti. Il prelievo indebolirà ancora di più gli argini del fiume aumentando la potenza della portata d’acqua. Dopo il disastro ambientale e la scoperta dell’ inutilità dell’opera, i primi  a porre il problema su cosa fare dell’opera sono i verdi di Scalea che con una manifestazione pubblica , avvenuta sabato scorso, hanno avviato il dibattito con un'unica prospettiva : l’aviosuperficie per “decollare” deve diventare aeroporto ! Come dire , oramai l’abbiamo fatto lo scempio, vediamo come renderlo utile ! Sembra facile, ma con i giusti agganci politici potrebbe realizzarsi. L’opera costata fino ad ora 24 miliardi di vecchie lire,( resta in cassa un miliardo di vecchie lire ancora da spendere per le rifiniture) per questa trasformazione, avrebbe bisogno di nuovi investimenti e soprattutto di una nuova pista di atterraggio per aerei di tutt’altro peso ! Già perché aviosuperficie vuol dire solo piccoli aerei da turismo. Ma se è da anni che diciamo e lo abbiamo più volte scritto, su questo giornale, che era falsa la dicitura posta sin dall’inizio dell’avvio dei lavori  “ stiamo costruendo l’aeroporto di Scalea”, messa in bella vista nei pressi del ponte del fiume Lao. Sarebbe stato giusto parlare fin dall’inizio di aviosuperficie. Ma parlando di aviosuperficie si sarebbe subito scoperto l’inganno , e  l’utilità dell’opera sarebbe stata subito messa in discussione. Già da chi ? Dalla Magistratura, dagli organi regionali e provinciali ? ma intanto un investimento non dovrebbe avere una finalità precisa ‘ o basta avere i finanziamenti per far funzionare tutto come si deve ? Già, il famoso “olio alle macchine “ . Un serpentone di cemento sul quale “a vista” , e cioè senza radar, dovrebbero atterrare piccoli aerei da turismo trasportanti un massimo di 9 persone per volta. Il progetto venne approvato attraverso i Patti territoriali dell'Alto tirreno cosentino  ed è stato presentato come utile agli aerei della protezione civile, al trasporto di merci di natura agricola, oltre che per lo sbarco di ben 74 mila passeggeri all'anno. Ma quello che ora , veramente bisognerebbe verificare è l'effettiva utilità dell'opera e quello che come si usa dire il  costo beneficio. Tale struttura , intanto,non è contemplata nel “Piano Nazionale dei Trasporti” ed è appena accennata al punto 4.3 unicamente dal “Piano Regionale”  il quale così riporta: “…Analogamente è prevista la realizzazione di un aeroporto d’interesse locale nell’area dell’Alto Tirreno Cosentino,in prossimità del Comune di Scalea”. E analizziamo i dati ufficiali : previsti 74mila passeggeri,1350 tonnellate di trasporto merci e 95 posti di lavoro. Prendiamo i dati dei passeggeri. Bisogna dire che l'aviosuperficie non è altro che un grande pista di cemento che occupa una lunghezza di 2 chilometri per trenta metri di larghezza per un totale di 260 mila 515 metri quadrati. Su questa pista potranno atterrare solo voli charter o aerotaxi fino ad un massimo di 9 passeggeri ed a vista , cioè senza alcun sistema di assistenza radar ,esclusi, naturalmente quelli in dotazione del pilota dell'aereo. Questo dato del massimo dei nove passeggeri è un requisito di sicurezza scritto nel  “Regolamento per l’uso di aviosuperfici per attività di Trasporto Pubblico,Scuola,Lavoro aereo” d’imminente emanazione da parte dell’ENAC, Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, il cui art. 3  recita proprio così: "L'uso di aviosuperfici per attività di trasporto pubblico è consentito esclusivamente per i voli: intracomunitari; in condizioni meteo non inferiori a quelle minime prescritte dalle regole del volo a vista; limitato alle ore diurne; ai soli velivoli di MTOM non superiori a 5700 kg e numero di posti passeggeri non superiori a 9 " e sottolineiamo nove. Questo vuol dire che , per raggiungere la cifra dichiarata nel progetto , di  74 mila passeggeri, si dovrebbero effettuare su Scalea fino a 8 mila voli all'anno, cioè 23 aerei al giorno!  E poi l’atterraggio è a vista, cosa vuol dire. Che se c’è troppo vento per esempio l’areo si dirotta a Lametia. Viene da pensare allora, che se uno prende l’aereo da Napoli per venire a Scalea in un ora si potrebbe trovare a Lametia dove per ritornare a Scalea in pullman o navetta ci vogliono due ore ! Bel guadagno ! Chi prenderebbe un treno per andare a Napoli sapendo che potrebbe trovarsi a Bari ? E’ possibile che solo ora, tutti quanti,  si siano accorti di questi problemi  ? Che tutti ora parlino di aeroporto e si cerchi di correre ai ripari, certi del fallimento in caso restasse una “semplice” aviosuperficie ? Rischiamo insomma di assistere,  e questa volta in diretta, alla solita opera inutile, come al solito finanziata con soldi pubblici. Abbiamo gli esempi di tanti altri aeroporti sparsi in tutta Italia . Tutti realizzati con fondi pubblici e poi abbandonati a se stessi per mancanza di clienti e soprattutto di compagnie aeree. Uno eternamente in crisi è l’aeroporto di Crotone. Un altro vicino  è l’aeroporto di Foggia. Consegnato da un anno e abbandonato a se stesso. Succederà anche a Scalea ? Se resta l’aviosuperficie così come è , di certo. Ma che altro potrebbe succedere ? la trasformazione in aeroporto di III categoria, alcuni esperti dicono che non sia possibile per tanti motivi. Uno per tutti  lo spazio necessario per l’ atterraggio e la partenza. Come si è potuto costruire una pista che inizia sulla variante SS 18 e finisce al limite della ferrovia ? Intanto la Provincia di Cosenza, per bocca del consigliere provinciale Arturo Riccetti annuncia interventi stradali per migliorare l’accesso all’aviosuperficie. Ben 130 mila euro per l’ingresso da ovest , dal bivio di Orsomarso, e altri 200 mila euro per l’ingresso dalla superstrada. In totale , 330 mila euro per due strade che potrebbero portare solo ad una pista di cemento costata 25 miliardi ! Bell’affare ! Non si potrebbe attendere intanto il decollo definitivo dell’opera , senza rischiare di costruire con fondi pubblici due strade che porteranno al nulla ?

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Tirreno elettromagnetico

di Francesco Cirillo - su Mezzoeuro febbraio 2006

I telefonini li usiamo tutti ma le antenne non le vuole più nessuno. La liberalizzazione delle antenne grazie al decreto Gasparri ha creato un proliferare di antenne selvagge per tutto il territorio costiero. Non c’è paese dove non esiste una opposizione popolare alle antenne di ogni genere, siano quelle radiotelevisive che quelle di telefonia mobile. Se ne sono accorti anche a Striscia la notizia che la settimana scorsa ha inviato il suo “Capitan ventosa” nella contrada Felicetto di Diamante accolto dagli ambientalisti e dalla popolazione tutta. I fenomeni riscontrati in questa piccola contrada di Diamante sono incredibili. Fenomeni da “poltergeist” che farebbero terrorizzare tutti se avvenissero in qualche vecchio castello. Citofoni che suonano in piena notte, giocattoli che trasmettono le radio locali, automobili che si bloccano, allarmi che suonano, televisori e computer che si accendono in piena notte. Tutto registrato e riscontrato da Capitan Ventosa e trasmesso sabato scorso. I cittadini del Felicetto hanno però già messo in piedi un Comitato spontaneo e organizzato diversi incontri con gli amministratori locali che coadiuvati dagli ambientalisti hanno già raggiunto risultati soddisfacenti. Intanto il comune ha predisposto per un prossimo consiglio comunale il blocco per un anno di tutti gli impianti di telefonia mobile. Individuerà un sito dove collocare tutte le antenne liberando le contrade dall’assalto selvaggio.  Alcune antenne hanno avuto le concessioni necessarie, ma molte sono abusive e il sindaco di Diamante Ernesto Caselli accogliendo le richieste del Comitato del Felicetto ha già emesso diverse ordinanze di demolizione. Ma già si prevede un duro scontro con le aziende che forti del decreto Gasparri ricorreranno al TAR. Ma anche i cittadini non demorderanno e si preparano scioperi  e proteste dure per la dismissione di tutte le antenne che nella zona del Felicetto hanno raggiunto oltre 6 unità sulle quali si sono aggiunte decine e decine di impianti di ogni genere. Naturalmente al Felicetto  non si parla solo di citofoni e auto bloccate. Quello che preoccupa di più sono le decine e decine di casi di tumore che sono sorti  nella zona negli ultimi anni. E non sono solo i tumori a preoccupare, ma anche mal di testa, disturbi vari che anche i bambini avvertono da anni già dalla mattina presto. Su un identico caso , avvenuto negli anni addietro a Diamante attorno ad un’antenna Telecom  è già intervenuta la Procura di Paola che con un ordinanza firmata dalla dott.ssa Monteleone ,  spense l’antenna posta proprio sulla scuola media. In quell’area i casi accertati e documentati di tumori furono 22 e fu proprio per il principio di precauzione che la Procura spense quell’antenna. Ora toccherà al Felicetto e quelle antenne killer giurano quelli del comitato e gli ambientalisti verranno spente o spostate in altro sito. E’ ciò che chiedono anche i cittadini fuscaldesi che si vedono un enorme ripetitore della  Vodafon approvato dal Comune proprio all’interno del paese.  Giovedì scorso in un incontro fra i cittadini organizzati nel Comitato “Via valenza” e  il Commissario Prefettizio Eufemia Tarsia, i cittadini rappresentati dall’avv. Rodighiero del Codacons hanno chiesto l’individuazione di un altro sito per spostarvi l’antenna considerato che in Via valenza insistono diverse abitazioni ed  anche l’Accademia per le arti frequentata ogni giorno da decine di bambini. L’incontro non ha dato i frutti sperati ed  il lavori per il ripetitore sono continuati. Identica situazione è nella contrada Torrevecchia di Bonifati, dove da anni i cittadini aspettano che tutte le antenne poste in quella zona, considerata il sito più elettromagnetico d’Italia vengano spostate in altra zona. I soldi sembrano che ci siano, e che anche la zona sia stata individuata. Ma sono proprio i gestori della telefonia che hanno già fatto sapere al nuovo sindaco di non volersi spostare. Una grana grossa per il sindaco di Bonifati gli proviene anche dalla UMTS che vorrebbe installare un impianto proprio sulla Torre di Guardia sita a Cittadella del capo. Una torre di grande interesse storico che si vedrebbe trasformata in postazione elettromagnetica. Il sindaco sta prendendo tempo ma la UMTS sollecita con una diffida il sindaco a dare l’autorizzazione. L’UMTS ha tutte le autorizzazioni necessarie compresa quella datagli dalla Legambiente zonale , segretario è Massimo Converso proprio di Bonifati, promotore negli anni scorsi delle battaglie contro le antenne di Torrevecchia, che ora  afferma che questi impianti non fanno male alla salute. La UMTS sbandiera , al sindaco, proprio questo “permesso” per avere il via all’installazione. Stessa situazione a Scalea dove la UMTS aveva chiesto l’installazione della sua antenna sulla Torre Talao. Qui il sindaco mario Russo ha ascoltato le opposizioni capeggiate dai verdi bocciando la proposta di installazione.  Anche a Cetraro problemi con una grossa antenna che dovrebbe sorgere proprio nel centro abitato. Anche qui i VAS stanno mobilitando la popolazione per far dire non al comune. Mentre a Praia a Mare il sindaco Praticò ha annunciato di essere intenzionato a spostare tutte le antenne in un sito tecnologico già individuato.  Insomma le nostre colline se si salvano dalla cementificazione periranno per  le antenne selvagge, ed i beni architettonici come le Torri Costiere se si salveranno dalla trasformazione in bar notturni o discoteche diventeranno sede di antennine di ogni genere.

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Bonifati: Uno sconcio di traversine nel mare di misteri inquinanti

Di Francesco Cirillo su Mezzoeuro Febbraio 2006

Ma cosa ci fanno quelle centinaia di traversine sulla spiaggia di Bonifati ? nessuno ne sa dare una spiegazione valida . Servono a trattenere i marosi ? Servono a livellare un terreno di un privato ?  E qualcuno saprebbe dire se sono all’amianto o meno ? Qualcuno saprebbe dire se è legale che tali traversine dismesse dalle Ferrovie dello Stato vengano utilizzate in questa maniera ?  E’ certo che le traversine di Bonifati rientreranno nei misteri dei nostri mari inquinati. Nei misteri che da mesi affollano le pagine dei giornali nazionali e che allarmano a più non posso sindaci ed amministratori vari nel consueto scaricabarile delle responsabilità. Eppure le traversine di Bonifati sono conosciute da tutti gli enti preposti al controllo del territorio, essendoci stata una denuncia precisa fatta dal locale Circolo Città di Fella di Bonifati il 19. Marzo del 2002. Nella citata denuncia si fa riferimento anche a precedenti servizi RAI, a un interrogazione parlamentare del sen. Massimo Veltri , il tutto documentato con foto e video. Vi è stato un sequestro operato dalla sezione VAS ( verdi ambiente e società) , poi un dissequestro da parte della procura di Paola. Dissequestro avvenuto perchè sembra che qualcuno si sia impegnato a togliere quelle traversine. Eppure, a tutt’oggi, le traversine sono ancora là. Lambite dalle onde del mare, mentre in estate centinaia di bagnanti inconsapevoli  vi si bagnano. I sindaci della costa tirrenica urlano al silenzio stampa sull’inquinamento. Così gli operatori turistici. Troppo allarme sul nostro mare dicono. Depuratori che non funzionano, navi radioattive, fiumi che sono cloache, tutto che finisce non in acque depurate ma in pagine di inchiostro che diventano pesanti come la stessa melma. Urla il sindaco di Amantea contro la Jolly Rosso, urla il sindaco di Diamante contro il Commissario emergenza rifiuti, urla il sindaco di Praia per la pubblicità negativa sull’albergone a Fiuzzi, urla il Governatore Loiero attraverso le pagine del Corriere della Sera chiedendo scusa ai turisti per il mare inquinato. Urlano, urlano, ma intanto le cose restano sempre eguali. Mancano pochi mesi alla prossima stagione estiva e nulla è cambiato rispetto alla precedente. I tempi del risanamento non ci sono, e lo dicano chiaro allora, che anche la prossima stagione turistica sarà identica alla precedente, senza così creare aspettative nei commercianti, negli albergatori e nei tanti turisti che come ogni anno riaffolleranno le nostre spiagge ( dove andrebbero altrimenti ?) .

L’estate 2005 ha portato nel tirreno cosentino 1 milione e trecentomila turisti. Tutti concentrati in 70 chilometri di costa. “State come nella Striscia di Gaza” mi ha detto un amico palestinese , in visita a Diamante , l’estate scorsa. “Mancano gli israeliani che bombardano” gli ho risposto, in compenso abbiamo i rabbini che vengono a scegliersi il cedro per la loro pasqua ebraica.  Un cedro anch’esso oramai inquinato da ben 70 pesticidi diversi.  Intanto si parla solo dei depuratori. Ma anche se i depuratori funzionassero al 100% questi non ce la farebbero. Tutti i  depuratori della costa, da quello di Praia, a quello mega di Scalea, a quello mega di Santa Maria del cedro, a quello mega di  Cirella che prende anche la fogna di Grisolia e Maierà , a quello di Diamante che prende anche parte di Buonvicino, e a tutti quegli altri piccoli di Belvedere, Sangineto, Cetraro, arrivano al massimo a poter smaltire in pieno funzionamento a circa 500 mila persone. Ed il restante delle altre 800 mila persone dove dovrebbe finire ? Potrebbero usare i vecchi “càntari” che si usavano nell’800 in Calabria, per scaricarli dove però ?  Questo semplice ragionamento, che riguarda l’insostenibilità turistica raggiunta dalla costa tirrenica , non ha fato ancora breccia fra i vari assessori all’ambiente e neanche fra i tanti sindaci urlanti. Tutti vogliono vedere i lungomari pieni di turisti, tutti vorrebbero vedere pieni i propri alberghi , i propri tavoli davanti ai bar, i propri lidi balneari, ma nessuno si pone il minimo dubbio come smaltire poi i reflui di tanta gente con i nostri soli depuratori !  Occorre senz’altro fare altro. E come al solito, le uniche urla che non vengono ascoltate sono quelle degli ambientalisti, che da soli, da sempre, indicano le problematiche da affrontare, le cose da mettere in moto, le cose da evitare. Consigli, idee, progetti, che cozzano direttamente con gli interessi delle categorie lobbystiche. Quelle degli albergatori, quelle dei commercianti, delle discoteche notturne e diurne , dei chioschi e stabilimenti balneari, dei ristoratori, degli affittuari di case. Lobby ben organizzate, che fanno sentire la propria voce agli amministratori, con minacce dirette di ricordarsi di loro e dei loro impegni al momento del voto. E lì , sindaci  e amministratori tutti,  cadono come pere cotte. Niente controlli sanitari sui campeggi, niente controlli  lungo le spiagge, porti e mega porti  in ogni comune , nessuna isola pedonale prolungata, caos ovunque con autospurgo che girano notte e giorno per le vie dei paesi e lungo i fiumi, comuni che scaricano tranquillamente lungo il Noce, l’Abatemarco, il Corvino, il Lao. Gli ambientalisti lo urlano da sempre. Per il Tirreno cosentino occorre una svolta. E l’unica svolta può venire soltanto dall’istituzione del Parco marino della Riviera dei cedri. L’unica soluzione per riqualificare un turismo di massa puntando sulla decrescita e sulla qualità piuttosto che sulla massa. Ma le lobby sono disposte a questo , per salvare il mare , riducendo di poco i loro portafogli ?

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I PICCOLI COMUNI CHE MUOIONO

 

di Francesco Cirillo

L’allarme è stato lanciato dall’Eurispes qualche settimana fa , ma sembra che i politici non lo abbiano raccolto per niente. Sono ben 154, i comuni della Calabria ,che secondo uno studio fatto dall’Eursipes, starebbero per morire definitivamente, sia dal punto di vista dello spopolamento sociale che da quello economico. La crisi tocca ben 230 mila persone abitanti in questi piccoli comuni definiti rurali. ''Da una lettura d' insieme delle statistiche disponibili - ha sostenuto Raffaele Rio Presidente dell’Istituto Eurispes della Calabria - le aree rurali calabresi sembrerebbero essere caratterizzate da scarsi insediamenti abitativi e da una economia prevalentemente agricola che stenta ad integrarsi con le attività dei servizi e dell' industria, a causa probabilmente di condizioni politiche e culturali ancora insufficienti affinché si diffonda un determinato modello di sviluppo locale. E' indispensabile prendere coscienza della grave situazione in cui si ritrova la ruralità calabrese. In questa direzione si richiedono evidentemente interventi e politiche mirate alla riqualificazione del tessuto sociale, istituzionale e produttivo''.  Il territorio calabrese, afferma Eurispes, e' caratterizzato da numerose aree a bassa densita' di popolazione e da una elevata e diffusa quota di addetti in agricoltura. Applicando i suggerimenti comunitari (criteri di bassa densità ed alta vocazione agricola) l' Istituto perviene ad una mappa del rurale nella regione che individua 154 comuni su un totale di 409. ''In altri termini - afferma Eurispes - quasi il 38% dei comuni sono classificati come 'comuni rurali' e sono popolati da circa 230 mila abitanti (oltre l' 11% della popolazione calabrese)''. Dato che colloca la Calabria, al sesto posto in Italia, dopo Basilicata, Valle D' Aosta, Sardegna, Molise e Trentino Alto Adige, come grado di ruralità  dei comuni con una differenza rispetto alla media nazionale (23,5%) di oltre ben 14 punti. Le province con il più  forte grado di ruralità sono quelle di Catanzaro (36 comuni su 80, pari al 45%), Reggio Calabria (40 su 97, 41,2%) e Cosenza (62 su 155, 40%). Le province di Crotone (6 su 27, 22,2%) e di Vibo Valentia (10 su 50, 20%) sono meno interessate dal fenomeno. Dei comuni rurali, oltre l' 82% ha subito lo spopolamento. Le aree caratterizzate da questo fenomeno e da un invecchiamento della popolazione rispetto ai corrispondenti valori medi nazionali, afferma Eurispes, si possono considerare ''aree a possibile rischio di declino socio-economico''.
In Calabria una percentuale molto elevata di comuni, pari all' 82,5%, ha subito un accentuato processo di spopolamento nel decennio 1991-2000 a fronte di una media nazionale del 60,3%. I 154 comuni rurali calabresi si ritrovano, però, al di sotto della media nazionale sia rispetto all' indice di vecchiaia che all' indice di dipendenza strutturale della popolazione anziana. Ben il 74,7% dei comuni rurali calabresi, afferma lo studio, presenta un rapporto molto elevato tra popolazione anziana e bambini a fronte di una media nazionale dell' 80,6% e il 50,6% (media nazionale 76,6%) presenta un' alta dipendenza della popolazione anziana dalla popolazione in età lavorativa. Malgrado gli scostamenti, in positivo, dalla media nazionale (anche se non per tutti e tre gli indicatori considerati) la correlazione tra i tre indicatori resta comunque elevata: anche le aree rurali calabresi, dunque, afferma l' Istituto, sono aree che potremmo definire a rischio declino almeno da un punto di vista demografico. ''Al fine di individuare l' esistenza di condizioni di sviluppo o di ritardo all' interno dei territori che esprimono già un disagio strutturale - e' scritto nella ricerca - e' utile analizzare il valore che assumono le variabili statistiche di tipo socio-economico rispetto al loro valore medio nelle aree rurali calabresi considerate''. In Calabria, malgrado la presenza di tre università che offrono maggiori possibilità di studio e di formazione universitaria, solo il 2,5% delle aree rurali, a fronte di una media nazionale del 3,8%, sono caratterizzate da una elevata presenza di giovani laureati e diplomati pari. ''Anche se - precisa Eurispes - va ricordato che la Calabria detiene il valore piu' elevato del Mezzogiorno''. Molto basso, dai risultati della ricerca, il valore percentuale (il 5,8% rispetto alla media nazionale del 16,3%) dei comuni rurali calabresi per numero medio degli addetti all' industria per unità locale che misura, in qualche maniera, la vocazione allo sviluppo nel settore. La politica come risponde a tutto questo ? L’assessore al turismo Donnici si è posto questo problema ? Non ci sembra. Dalla legge sul turismo da lui da poco presentata non si evince granchè rispetto a questi problemi che in Calabria non riguardano solo i comuni detti rurali, ma anche quelli non rurali. Anche in questi casi lo spopolamento è pressocchè totale. La legge sul turismo guarda come al solito dove il turismo già c’è ed è anche insostenibile con milioni e milioni di turisti mordi e fuggi che arrivano alla fine di luglio e se  ne vanno a metà agosto. Il problema non viene interamente percepito nella sua gravità dagli stessi sindaci di questi piccoli comuni che continuano nella propria politica, chiusa nei propri giardini,  come se niente fosse. Ne abbiamo un esempio recente dai comuni interni dell’alto tirreno cosentino. E’ in itinere presso il Ministero dell’Ambiente la pratica che vuole che tutti i comuni dell’alto tirreno escano dalla perimetrazione del Parco Pollino. Comuni del centrosinistra e del centrodestra hanno votato unanimemente per questa delibera di riperimetrazione. Ed addirittura qualche comune come quello di Orsomarso chiede ancora una nuova perimetrazione sollecitata , dai soliti circoli di cacciatori . E’ possibile che questi sindaci non si rendano conto della potenzialità che possiede dal punto di vista di un turismo nuovo e sostenibile l’appartenenza ad un parco come quello del Pollino, considerato il più grande d’Europa e solo per una seria di sfortune tipiche della calabria diretto da dieci anni da direttori incompetenti quali , prima Tripepi di area verde  e ora Fino di  Alleanza nazionale. L’assessore Donnici e la giunta tutta devono rendersi conto che lo spopolamento dai comuni dell’interno può essere fermato solo in un modo. Incentivando non solo attività produttive legate all’artigianato ed all’agricoltura, ma anche al mantenimento dei servizi essenziali per un buon livello di vita quotidiana. Per esempio le poste sono uno dei primi problemi. Non passa giorno che da un paese piccolo scompaia un ufficio postale. Così come non passa giorno che non chiuda quale edificio scolastico, o farmacia, o addirittura un edicola. Al 2006 non esiste un solo paese , come Buonvicino, Orsomarso, Papasidero che ricevano i quotidiani. E’ grave tutto questo così come è grave che nessuno di questi paesi abbia una locanda , un luogo dove poter dormire anche una sola notte. Una nuova mentalità turistica dovrebbe andare in questa direzione piuttosto che nella solita logica di vedere il turismo solo sulle coste e nel solo periodo estivo.   

 

 

 

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Via l’antenna da Capo Tirone

Riteniamo grave quanto accaduto a Belvedere M.mo,( CS)  per l'autorizzazione che il Comune ha concesso ad una azienda di telefonia di poter installare , in via capo Tirone , su un palazzo antico un antenna ripetitore . Il Palazzo è un palazzo storico appartenuto agli inizi del 900 addirittura al senatore De Novellis, l'unico senatore belvederese. L'antenna è stata nascosta all'interno di una forma cilindrica simile ad un camino. Una struttura visibilmente in contrasto con la struttura del palazzo stesso. Ma la cosa più preoccupante e che avrebbe dovuto far riflettere gli amministratori di Belvedere è la vicinanza con la Clinica Tricarico. A poche decine di metri a nord del Palazzo e dell'antenna vi sono le sale operatorie, della Clinica Tricarico e sotto di queste le stanze di ricovero oltre che alcune abitazioni. Ad est ed a poche decine di metri vi è una Chiesa, ed a sud un noto bar meta la sera di molti giovani. Ancora più a sud del palazzo ma sempre a poche decine di metri si trova il piccolo anfiteatro di belvedere dove l'estate si svolgono diverse rappresentazioni teatrali. Il sindaco avrebbe avuto tutte le carte in regola per dire no a questa ennesima installazione di antenna . Lo prevede anche lo stesso regolamento comunale sul'elettromagnetismo approvato solo pochi anni fa dal Comune di Belvedere dove si prevede proprio l'allontanamento da questi luoghi pubblici di qualsiasi impianto che irradi onde elettronagnetiche . La Legge Gasparri è vero che ha liberalizzato le antenne ma è anche vero che un amministrazione comunale ha tutte le leggi ed i regolamenti che possono allontanare dai luoghi abitati questi impianti. Esistono sentenze di cassazione che danno questi poteri ai sindaci. Evidentemente non c'è stata la volontà politica , ed è grave che questo avvenga in una giunta di centrosinistra con la presenza di una assessore di Rifondazione Comunista. Come ambientalisti chiediamo che la giunta riveda questa concessione e riporti il Palazzo storico alla sua antica destinazione. Qualche migliaio di euro all'anno per i privati proprietari del palazzo non valgono le malattie tumorali che questi impianti , e questo oramai è arcinoto, disperdono fra la cittadinanza. D'altra parte ricordano in molti a Belvedere la battaglia fatta dal centrosinistra belvederese contro la cabina elettrica nella lontana campagna del paese ma pericolosamente vicina ad alcune famiglie.

MOVIMENTO AMBIENTALISTA DEL TIRRENO

 

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MILLE QUERCE DA SUGHERO VALGONO UNA STRADA ?

                                             Di Francesco Cirillo 

La Provincia di Cosenza  si prepara ad appaltare la strada che dovrebbe congiungere la variante SS18 con l’uscita autostradale a Mormanno. Una strada dal costo complessivo di 100.000 euro .Il bando per l'inizio della pratiche di esproprio è stato pubblicato una settimana fa . La delibera è stata approvata dalla Giunta provinciale del 12 gennaio 2006. La provincia ne è l'ente attuatore.  I finanziamenti giungono attraverso il Programma quadro sulle infrastrutture attuato dal Governo e dalla Regione Calabria  . Il primo lotto è di 10 milioni di euro ed i lavori inizieranno dalla parte più "facile" che è da Scalea all’altezza dei Silos sul fiume Lao. La strada attraverserà il territorio di Santa Domenica Talao, Papasidero e infine dovrebbe giungere a Mormanno. Ma la strada e qui sta la prima “stranezza”  non percorrerà la vecchia 504, che parte da Scalea e va verso S.Domenica T., anche se nel bando è scritto "lavori di adeguamento dell'ex 504 Scalea - Mormanno. La strada partirà, molto più a sud, e precisamente dalla foce del fiume Lao , lo costeggerà per qualche chilometro poi piegherà verso Santa Domenica T. riprendendo una vecchia strada che attraversa una bellissima e lunga quercieta. La strada sarà larga 9 metri e calcolando i bordi laterali si arriverà ad una larghezza massima di 15 metri. Un migliaio le querce che verranno abbattute, una piccola chiesa, una o più abitazioni, per una strada che arriverà ai piedi di Santa Domenica T. senza poter proseguire chissà per quanti anni ancora. Difatti ci si chiede come si potrà autorizzare una strada che dovrebbe attraversare, prima la Riserva naturale del Fiume Lao, poi il Parco del Pollino per un centinaio di chilometri, passando per boschi bellissimi, corsi di fiumi, habitat naturale di grande pregio. Quindi la logica ci fa pensare che si inizia un lavoro ben sapendo che il resto non potrà mai giungere alla fine. Una strada quindi inutile che non serve ai cittadini di santa Domenica T. che per recarsi a Scalea sceglieranno per comodità la vecchia 504 . Gli ambientalisti sono scesi subito sul piede di guerra e hanno chiesto a gran voce di bloccare i lavori e l’iter di esproprio. Così stanno facendo i contadini e i proprietari che la strada nuova dovrebbe espropriare. Le querce da sughero sono alberi in via di estinzione e il WWF ha messo in moto da qualche anno una campagna per tutelarli in tutto il mediterraneo. Le sugherete mediterranee rischiano di scomparire, soppiantate dalle piantagioni di eucalipto, coltivato per produrre carta e polpa di legno.
I comuni tappi di sughero sono uno dei prodotti più eco-compatibili che vi siano al mondo: contrariamente a quanto molti credono, infatti, la raccolta del sughero non provoca alcun danno agli alberi. Il sughero viene estratto dalla pianta senza che questa venga tagliata: il lavoro è affidato ad una manodopera estremamente specializzata. Si pratica un'incisione con speciali strumenti e dopo la cosidetta "decortica" l'albero viene lasciato a riposo per nove anni in modo da permettere la completa ricrescita della corteccia. Un'operaio specializzato è in grado di raccogliere fino a 600 chili di sughero al giorno mentre un albero di sughero può vivere dai 170 ai 250 anni.

  Ecco perché il WWF vuole promuovere lo sfruttamento sostenibile di quest'ambiente, per salvare le sugherete dall’estinzione, attraverso la creazione di un marchio di qualità e la certificazione, la promozione di progetti sperimentali sul campo, la collaborazione con le aziende per rafforzare i messaggi di tutela ambientale verso i consumatori, azioni di informazione ed educazione.Servirà questa sensibilità a salvare la quercieta dalla strada ? Temiamo proprio di no. Quando certi meccanismi di affari si mettono in moto difficilmente si riescono a bloccare, salvo che non scenda in piazza la popolazione come in Val di Susa o a Scanzano. Ma la strada Scalea Mormanno è inutile anche da altri punti di vista. L’ANAS ha un progetto in itinerere che tende a costruire una bretella che costeggia tutta la colina interna che parte da San Nicola A. e arriva fino a Cirella by passando così Scalea e Santa Maria del cedro. Santa Domenica T. avrebbe quindi il suo collegamento con il tirreno e così Papasidero e Orsomarso. I 100 milioni di euro potrebbero invece essere destinati alla valle del Noce. Qui opportuni allargamenti renderebbero più snella  e più sicura la strada che in estate diventa un imbuto vero e proprio. Quei soldi potrebbero anche servire alla stessa variante ss 18 diventata oramai una strada della morte. La variante non è più compatibile con il traffico odierno e la mancanza di mezzi di trasporto pubblico costringe tutti a prendere l’auto per spostarsi per pochi chilometri.
I problemi del traffico sulla ss 18 non riguardano come nel resto d’Italia il sabato notte. Non esistono grandi discoteche aperte in inverno che muovono migliaia di giovani. Gli incidenti coinvolgono soprattutto gente che torna dal lavoro, emigrati in visita ai parenti, cittadini semplici che si muovono nella costa per andare a trovare parenti, per andare ad uffici, per fare compere . E’ una morte continua e nessuno ha veramente intenzione di correre ai ripari, pur sapendo tutti quali siano le cause che portano ai continui incidenti stradali. Prima causa fra tutte è la strada stessa. Malridotta con scarsa segnaletica, con continui bivi spesso aperti abusivamente. Spesso gli incidenti avvengono negli stessi punti, nelle stesse curve , negli stessi bivi. Per esempio la curva subito dopo l’uscita da Diamante per Belvedere, subito dopo il ristorante Sabbia d’Oro. In questa curva che con un po’ di pioggia diventa sdrucciolevole, basta entrarvi anche a meno di 100 all’ora che si sbanda finendo sull’altra corsia. Un elenco lunghissimo insomma su una strada diventata oramai un'unica lapide cimiteriale con fiori e lumini ovunque in memoria dei morti.  Gli unici interventi che si vedono lungo la variante sono le macchinette contro la velocità, una grande invenzione per portare soldi freschi ai magri bilanci comunali.  Macchinette che comminano multe anche a chi viaggia a 60 0 70 km orari e supera di poco il limite di 50 o addirittura di 30. E’ chiaro che non sono questi i problemi, anche se la velocità è una delle cause di incidente stradale. Ma nel nostro caso arriva prima la manutenzione, continua e quotidiana che manca nel modo più assoluto. E manca da venti anni. Dall’esplodere della speculazione edilizia negli anni 70/80.  In quegli anni venne quasi naturale che ai lati della variante nascessero i primi villaggi turistici, gli alberghi, i campeggi, le abitazioni private. Scalea nel giro di qualche anno inglobò interamente la variante facendola diventare una strada interna e fino a Cirella e poi fino a Cittadella divenne un paese unico riempiendosi anno dopo anno di bivi, entrate, spiazzi, deviazioni. Niente venne risparmiato e nulla venne fatto a tavolino o seguendo una logica. Tutto venne di conseguenza improvvisato, creato in modo selvaggio, senza che nessuno controllasse la liceità di quanto stava avvenendo. Negli anni 90 la situazione peggiorò con la ristrutturazione dell’ente Ferrovie dello Stato. Vennero chiuse quasi tutte le stazioni ferroviarie, e vennero abolite molte fermate dei treni. Nel contempo diminuirono anche le corse con le autolineee sia lungo la costa che verso l’interno. E’ l’esplodere del mezzo privato. Un esplosione che porta sulla vecchia variante, degli anni 60 un traffico notevole che nei mesi estivi raggiunge le centinaia di migliaia di autoveicoli. A tutto questo . come se non bastasse si aggiunge il traffico dei tir che preferiscono la costa tirrenica al passaggio sull’autostrada nonostante il divieto della Prefettura.   La variante non è quindi più sostenibile. Comincia un lungo elenco di morti, feriti, incidenti stradali, investimenti pedonali. Possiamo parlare di strage tranquillamente. Strage voluta da una serie di inadempienze, di mancanza di controlli, di mancati interventi su situazioni paradossali. Basti su tutto la situazione di Scalea e Santa Maria del cedro dove la variante attraversa i due paesi come se fosse una strada condominiale. Ogni anno un turista vi lascia la sua vita come un normale agnello sacrificale al turismo selvaggio. Insomma mancano infrastrutture reali  e concrete che disincentivino l’uso dell’auto privata. In una situazione come questa l’assessore Riccetti firmatario di questa nuova strada, Scalea Mormanno, sa dire cosa c’entra, a cosa serve, qual’ è l’ utilità ?   

Pubblicato su Mezzoeuro 15 aprile 2006

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UN PARCO ORAMAI GIUNTO ALLA FINE 

di Francesco Cirillo

 Uno scorcio del bellissimo Lago Penna (Sangineto)

Con la vittoria del centrosinistra, si è subito aperta la campagna per  i sottosegretari e le presidenze degli enti. Una delle poltrone più ambite è quella dei parchi. Poltrone da sempre appannaggio dei ministeri dell’ambiente. Fu Ronchi dei verdi a insediare il cosentino Tripepi del partito dei verdi, fu Matteoli di An ad insediare l’ex on. Fino. Ora senza sapere ancora chi sarà il prossimo ministro dell’ambiente circolano già nomi provenienti da varie aeree. Uno di questi nomi è dell’ex  deputato socialista Mimmo Pappaterra. Originario di Mormanno ha sempre lavorato nel suo collegio coltivando assiduamente il proprio elettorato.  La sua base è sempre stata Castrovillari, conosce quindi molto bene il territorio, ma di ambiente ?  Un presidente di un parco deve avere una mentalità ambientalista, non può essere un politico tout court. Questo perché una mentalità non ambientalista farebbe ancora di più crollare la situazione precaria che sta attraversando il parco più grande d’Europa. Una situazione nella quale è scivolato a causa della gestione Tripepi, prima, e di quella di Fino dopo.  Occorrerebbe allora una figura ambientalista, di spicco, conosciuta e che conosce a fondo le problematiche dei parchi e di come saper coniugare lo sviluppo eco sostenibile con le popolazioni, le sue tradizioni, i suoi costumi con il moderno che avanza. Un presidente del parco che ancora pensa di poter gestire una Dysneland piuttosto che un polmone verde, sarebbe come affidare dei polmoni puliti ad un fumatore ! Ed oggi la situazione del parco è disastrosa. Ovunque progetti di penetrazione di strade ed autostrade, impianti eolici immensi ed invasivi, sentieristica e rifugi nel pieno abbandono, mancanza  di una politica di valorizzazione piuttosto che di sfruttamento delle risorse all’interno del parco. La recente autorizzazione alla costruzione della strada Scalea Mormanno da parte dell’ente parco del Pollino ha gettato nello sconforto tutti i sinceri ambientalisti che da sempre con un intenso volontariato cercano di proteggere la grande area, dai tagli indiscriminati di alberi, dalle cementificazioni, dall’abbandono più completo.  Il geom. Milione intervenuto per conto dell’ente parco alla conferenza dei servizi del 15 luglio del 2005, indetta per la strada Scalea Mormanno, non ha posto alcun veto sul passaggio della strada nell’area del Parco  riguardo al territorio di Papasidero e Mormanno. Un territorio protetto da più parti, per la presenza della Lontra, di animali in via d’estinzione, di una flora ad alto livello mediterraneo. L’ente parco si limita a chiedere una Valutazione di Impatto ambientale così come lo ha chiesto la soprintendenza dei beni ambientali, a qualche muretto a faccia vista, al ripristino delle zone adibite a cantiere. Nessun divieto, la strada s’ha da fare ! Quella strada sarà la fine del Parco del pollino. Un precedente gravissimo che spaccherà l’area del parco in due parti, con una ferita di cemento che mai e poi mai verrà rimarginata. Un passo verso la turisticizzazione selvaggia di una area importante dal punto di vista naturalistico ma anche per un turismo responsabile e sostenibile che non ha bisogno di grandi artiere ma di semplici accorgimenti. Alle strade di cemento ora si aggiungono anche gli impianti eolici. Gli ambientalisti non hanno niente in contrario con questi tipo di impianti ma è anche vero che i posti bisogna sceglierli per bene e con una visione generale del territorio sul quale intervenire. Per evitare che agli alberi si sostituiscano con il tempo torri cilindriche altre 60 metri. E’ quanto sta per accadere a Latronico. Un bellissimo paesino della Basilicata in pieno Parco del Pollino.  La scelta di un grande campo eolico nel Parco del Pollino, nei pressi di Latronico, è sbagliata per molti motivi, sia per la delicatezza dei territori, sia per le dimensioni dell’impianto. Il progetto prevede nel Parco Nazionale del Pollino  la realizzazione di una Wind Farm (fattoria del vento) con 90 pale eoliche della potenza complessiva di oltre 72 MW. Si tratta di portare in aree naturali e boschi, impianti pesanti  con relative opere di antropizzazione quali strade, linee elettriche, scavi per fondazioni e per collegamenti elettrici, il tutto  su una delle direttrici di volo di numerose specie di uccelli migratori.  Il sito prescelto infatti  è ricadente nei territori comunali di Latronico e Carbone e  si trova a contatto con il SIC/ZPS Monte Alpi Malboschetto di Latronico di 1561 ha, SIC Monte Raparo di 2.021 ha, SIC Bosco Vaccarizzo di 273 ha, SIC Monte La Spina di 1.074 ha. Un complesso montuoso di eccezionale valore ambientale e paesaggistico del Parco Nazionale del Pollino che vede la presenza dell'Aquila reale, Capovaccaio, Falco pellegrino, Lanario, Picchio nero, Gufo reale, etc.  Ma non solo nel versante della Basilicata faranno capolino questi impianti anche in Calabria ne sono previsti ben 14 e diversi di questi proprio nelle aree del Parco del pollino. Uno di questi impianti aspetta l’autorizzazione solo da parte della Provincia ( ha già il via dei Comuni di Bonifati e Sangineto)  e dovrebbe sorgere sul crinale del Monte Pinna in territorio di Sangineto nelle vicinanze dello splendido laghetto La Penna ( vedi foto in alto) . Un luogo incontaminato dove è ancora possibile incontrare animali di ogni genere e dove a soli un ora dal mare si ritrova pace e bellezza. Il patrimonio naturale della Calabria è comunque in pericolo. Tagli indiscriminati di alberi avvengono ovunque e spesso con le autorizzazioni necessarie.  Nonostante l’istituzione dei Parchi nazionali (Legge 394/91), i tagli realizzati per scopi prettamente economici mettono a rischio notevoli estensioni boschive, vere e proprie riserve di biodiversità e polmoni verdi del Pianeta. I nuovi vandali imperversano dovunque, distruggendo e speculando anche sulle cosiddette “energie alternative”.  Si vengono a distruggere preziose ed insostituibili risorse forestali fondamentali per la biodiversità e gli equilibri naturali, mentre l’energia solare fotovoltaica, questa sì davvero pulita e rinnovabile, viene quasi del tutto ignorata nelle due regioni. Partendo dal Parco del Pollino, dalla Sila fino al Parco di Aspromonte, attraverso  il Parco regionale delle Serre, lo scempio che, per la sua vastità appare quasi programmato, avanza inesorabile: migliaia di pinete e faggete vengono tagliate persino in Zona 1 a tutela integrale e all’interno dei Siti di Importanza Comunitaria e Zone di Protezione Speciali, tra il silenzio assordante delle Istituzioni e l’indifferenza dei cittadini, spesso disapplicando le normative e le misure di salvaguardia dei parchi e dell’Unione Europea.

Ma se muore la natura anche i paesi all’interno dell’area parco muoiono, senza una prospettiva e senza un futuro legate alle proprie risorse . Lo spopolamento dei paesi avanza di anno in anno e cresce sempre di più il numero di paesi ridotti a 30/40 nuclei familiari. Ecco perchè il presidente di un parco come quello del pollino non può essere un politico, perché la logica di un politico ti porta sempre a mediare, e con l’ambiente non si può né si deve fare alcuna mediazione.  pubblicato su Mezzoeuro del 22 Aprile 2006

 

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SALVARE LA SORGENTE FAVARULO A BONIFATI (CS)

Cresce sempre di più la preoccupazione da parte dei cittadini di Bonifati  per la sorgente d’acqua

“ Favarulo” ubicata nelle vicinanze della contrada San Candido di Bonifati.  La causa sembra l’uso indiscriminato di concimi da parte di qualche proprietario di terreni  ubicati a monte, di detta sorgente. L’acqua che sgorga dalla  sorgente  presenta una composizione chimica, biologica e temperatura ottimali dal punto di vista della potabilità. Infatti oltre ai residenti della località San Candido, altri abitanti del comune, e molti cittadini dei comuni limitrofi si servono dell’acqua della sorgente “Favarulo”.E, non è per caso che, nella stessa Calabria ricchissima d’acqua, le norme nazionali e regionali in materia di valorizzazione e razionale utilizzazione delle risorse idriche e di tutela delle acque dall'inquinamento restano ampiamente non applicate. La sorgente  “ Favarulo” una delle fonti dalla quale sgorga acqua fresca ed abbondante, con caratteristiche oligominerali ritenute da molti anche terapeutiche,può inoltre costituire per il paese una caratteristica ambientale e turistica. Si tratta di un patrimonio che l'Amministrazione comunale di Bonifati deve  tutelare e valorizzare. Nel comune di Bonifati vi sono varie sorgenti d’acqua e pertanto si rende  necessario localizzarle  e conoscere la circolazione idrica sotterranea che le alimenta per poter  proteggere le zone ad esse connesse ed evitare cosi’ danni irreparabili. Infatti, quanto piu’ piccole sono le sorgenti, tanto piu’ il loro equilibrio biologico ed ecologico e’ vulnerabile e puo’ essere compromesso.Si comincia a porre il problema di come preservare questa inestimabile ricchezza naturale. E’ opinione comune che sia fondamentale non intaccare l’ambiente con interventi ed opere che potrebbero comprometterne l’equilibrio. Inoltre, e’ sempre piu’ avvertita la necessita’ di sorvegliare la sorgente per scongiurare eventuali possibile inquinamento accidentale dell’acqua che avrebbe gravi conseguenze per la popolazione. Infatti la normativa prescrive che l’area di salvaguardia sia  suddivisa in zona di tutela assoluta e zona di rispetto.La zona di tutela assoluta: è costituita dall’area immediatamente circostante le captazioni deve essere adeguatamente protetta e adibita esclusivamente ad opere di captazione o presa e ad infrastrutture di servizio, mentre la zona di rispetto: è costituita dalla porzione di territorio circostante la zona di tutela assoluta da sottoporre a vincoli e destinazioni d'uso tali da tutelare qualitativamente e quantitativamente la risorsa idrica captata.La zona di rispetto è costituita da un'area circostante la zona di tutela assoluta che si sviluppa a monte dell'opera di presa interessante il corso d'acqua e le relative sponde. L'estensione longitudinale, ove possibile non inferiore a 200 m, mentre l'ampiezza laterale dell'area, rispetto all'asta del corso d'acqua,dovrà essere valutata in relazione alle condizioni di pericolo di inquinamento. L’inquinamento puo’ essere causato inoltre anche da attivita’ apparentemente compatibili, come la pastorizia. Chiediamo un immediato intervento da parte del Sindaco che è massima autorità sanitaria del paese perché ogni inconveniente venga immediatamente risolto, sperando che non subentrino questioni di natura politica nel difendere qualche proprietario terriero, come al solito , amico degli amici degli amici,

 

MOVIMENTO AMBIENTALISTA DEL TIRRENO

2 maggio 2006

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