DI CARCERE SOCIALE

La battaglia per la casa dell'ultima maoista

Eva de Brasi scrive la sua storia

Interrogazione dell'On.Caruso su Nonna Eva

Poveri operai

STATION PISCINOLA

Titolo 06

Titolo 07

Titolo 08


 

 

EVA DE BRASI NON DEMORDE.

E’ di nuovo incatenata nel Municipio di Bonifati (cs)

 Dopo un mese di ricovero in un ospedale di Roma, Eva de Brasi, l’ottantenne contadina di Bonifati è di nuovo incatenata nell’atrio del Municipio di Bonifati (cs). Nonna Eva non demorde e ripropone il problema della sua casa e dei fondi del terremoto del 1982. Fondi gestiti in modo clientelare e politico che hanno esclusa Eva De Brasi  prima dalla graduatoria e poi dal finanziamento. Eva pone il problema di come sono stati gestiti i fondi e lunedì scorso con una domanda al sindaco in base alla legge 241/9 chiede se ancora esistono nelle casse del comune fondi non spesi. Eva è certa che esistono ancora fondi non spesi e proprio con quelli potrebbe essere riparata la sua piccola casa nel centro storico bonifatese. Come al solito in casi come questi il mondo politico della costa tirrenica tace . Nonna Eva, ha quasi 80 anni è affetta da numerose malattie, dal morbo di parkinson alla cardiopatia, e più volte nel mese scorso prima del ricovero a Roma è stata soccorsa dal suo medico di fiducia . Nonna Eva non vuole recedere dalla sua protesta che è giusta e sacrosanta e che riguarda non solo il suo caso , ma tanti che semmai in silenzio hanno subito negli anni passati l'assenza di finanziamenti per le proprie abitazioni colpite dal terremoto. Ma il caso Eva De Brasi solleva anche indirettamente il problema delle abitazioni in tutto il tirreno cosentino. Comprarsi una casa è impossibile per una giovane coppia, salvo che non abbia danaro dalla propria famiglia. La disoccupazione è a livelli altissimi, la crisi occupazionale sta mettendo in crisi fabbriche come la Foderauto di Belvedere e la Marlane di Praia a Mare, possedere quindi una casa è solo da ricchi e costringe giovani a convivere con i propri genitori senza la possibilità di potersi creare una propria famiglia. Gli affitti sono alle stelle in tutta la costa tirrenica e comunque è difficile trovare case in affitto in quanto il mercato è diretto solo agli affitti estivi. L'edilizia popolare è totalmente assente e comunque non soddisfacente la richiesta altissima in tutti i paesi della costa. L’occupazione delle case Aterp a Cirella nel mese scorso da parte di quattro famiglie ha aperto la piaga delle abitazioni non usate e del patrimonio dello stato. Da una propria inchiesta fatta dagli ambientalisti sul territorio di Diamante e  Cirella si è potuto appurare che molte case non sono più abitate dai vecchi inquilini, che sono abbandonate a se stesse e che alcuni di questi ex inquilini approfittando del caos estivo, nonchè legislativo,  le affittano a bagnanti ricavandone profitti illegali. A Diamante e Cirella le case popolari non più assegnate a legittimi proprietari sono circa 15. Molte case risultano intestate a parenti o ad ex amministratori comunali, cosa che ha fatto si negli anni precedenti che si mettesse un velo su questa situazione. La protesta di Eva a Bonifati apre tutto questo scenario. “ Me ne andrò da qui solo quando avranno rivisto la graduatoria del terremoto, si aprirà un inchiesta giudiziaria, ed io potrò ottenere giustizia “ ci ha dichiarato. Eva mostra a tutti i cittadini che le fanno visita o che si recano per motivi personali nell’atrio del comune dove stazionano gli uffici, tutta la documentazione sulla famosa graduatoria dei fondi del terremoto. Una graduatoria ritoccata più volte e  soprattutto con soggetti destinatari del finanziamento parenti vicini o lontani dei sindaci e degli amministratori che si sono succeduti negli ultimi vent’anni. Eva non concede sconti a nessuno. Sfoglia con attenzione i nominativi delle due liste dei cittadini riceventi i finanziamenti ne fa notare uno che nella graduatoria del 25 nov.93 veniva declassato alla priorità C e dopo un ricorso nel 21.11.94 veniva reinserito alla priorità B. Eva ritiene tutti i politici responsabili di questa grave ingiustizia che non sono stati attenti a queste graduatorie che come lei hanno stravolto la vita di tante  altre persone in tutta la costa tirrenica che a differenza di nonna Eva hanno scelto la via del silenzio. Molti ricordano l’inchiesta aperta  a novembre del 1989 dal sostituto procuratore della Repubblica del Tribunale di Paola Domenico Fiordalisi sui fondi erogati per la ricostruzione degli immobili danneggiati nei comuni dell’alto tirreno cosentino dal terremoto del 21 marzo del 1982. L’indagine in un primo momento fu avviata dal Pretore di Paola Francesco Greco, riguardava presunte irregolarità che si sarebbero registrate nell’istruzione delle pratiche per ottenere gli stanziamenti statali destinati agli interventi sulle costruzioni danneggiate.  L’inchiesta del sostituto procuratore Fiordalisi avrebbe accertato che i proprietari di almeno un centinaio di immobili avrebbero ottenuto, senza averne titolo i fondi grazie a perizie giurate di comodo che descrivevano come immobili danneggiati dal sisma vecchi stabili in disuso o casolari di campagna. Le accuse ipotizzate da Fiordalisi erano quelle di  interesse privato in atti d’ufficio, truffa ai danni dello stato e falso ideologico. Gli immobili individuati nell’inchiesta erano situati nei comuni di Belvedere, Buonvicino, Sangineto, Bonifati, Diamante, Praia a Mare, Tortora, San Nicola, Papasidero, Scalea, Orsomarso , Santa Maria del Cedro, Maierà, Grisolia,Verbicaro. Nell’inchiesta si cercò di chiarire quali erano state le responsabilità nel comportamento delle commissioni tecniche comunali incaricate di controllare la veridicità delle affermazioni contenute nelle perizie. Ma come finì l’inchiesta ? Ci fu un processo ? furono individuati colpevoli ? o come succede da queste parti tutto finì “a taralluzz’ e vini” ?  Per la Procura di Paola la protesta di Eva potrebbe essere un motivo per riaprire vecchi fascicoli e vecchi armadi . Sarebbe un segnale  che molti cittadini sfiduciati dalla giustizia  e dalla politica mai giusta, vedrebbero con occhi positivi.

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TUTTA LA STORIA DI EVA DE BRASI, DEL CONTRIBUTO DELLA SUA CASA DI VIA 25 APRILE A BONIFATI .

CONTIENE TUTTE LE ILLEGALITA’, INTRALLAZZI,  ABUSI DI POTERE CHE HANNO COMMESSO                           DAL 1984 AD OGGI…. 

la misera casa di Eva De Brasi

La sottoscritta Eva de Brasi consapevole del suo stato di salute gravoso riprende la protesta contro le amministrazioni del Comune di Bonifati fino a quando non verrà fatta piena luce sugli illeciti e imbrogli amministrativi fatti da questo comune, in merito ai fondi per il sisma del 24 marzo del 1982, essendo proprietaria di una casa terremotata in via 25 aprile. Questi illeciti , imbrogli e abusi di potere ( art.890 –legge844) sono iniziati dal 1984 quando sono arrivati la somma di 2 miliardi e 300 milioni di vecchie lire, e i signori amministratori dell’epoca e cioè il sindaco Sanguedolce e i suoi alleati, come assessore ai lavori pubblici Vincenzo Cristofaro, hanno iniziato a consumare i miliardi come hanno voluto e per chi hanno voluto. I miliardi erano stati  stanziati per le case colpite dal terremoto  del 21 marzo del 1982 e non per i palazzoni e palazzotti di amici e parenti. Uno di questi palazzoni è il Palazzo Favarulo di cui due proprietari hanno avuto due contributi, (…..) in due strutture diverse. (…..) un contributo l’ha avuto in questo palazzone e l’altro in via Corrado Alvaro. (…..) si dice che ha avuto un altro contributo a Cittadella del capo, dove ha realizzato sei mini appartamenti. Sempre nel 1984 l’amministrazione ha dato il contributo ad un altro proprietario,(….) che all’epoca era un impiegato del Ministero del Tesoro a Roma e si dice che è grazie a lui che il Comune ha ricevuto i contributi. Questo palazzo non è stato toccato dal terremoto del 1982 e si dice che gli è stato dato un contributo di 400 milioni di vecchie lire, e non era abitato da nessuno essendo residente domiciliato a Roma con tutta la sua famiglia. Questi lavori in questi due grandi palazzoni li hanno fatti i fratelli Borrelli ( Attilio e Pasquale). Sempre nel 1984 hanno dato un piccolo contributo  ad una certa (…..) per buttare la polvere negli occhi…e questa casetta vecchia non era nemmeno abitata dalla (….).  La magistratura deve iniziare ad indagare fin dal 1984 ad oggi…Eva de Brasi espone querela e denuncia come sono stati spesi i soldi stanziati del terremoto in questo comune. Adesso inizia l’odissea di Eva dal 1987 ad oggi….. Inizia quando presentò domanda al comune il 30 giugno del 1987. la domanda la portò al sindaco signora Sanguedolce, e il sindaco la mandò a mettere il protocollo a casa dell’assessore Vincenzo Cristofaro che abita alla via San Francesco. La De Brasi lasciò la domanda all’assessore Cristofaro e poi lui il protocollo lo ha messo come lui ha creduto di fare iniziando dalla data che non si trovava più il 30 giugno 1987 ma bensì il 9 luglio 1987. Quindi già sono iniziati gli imbrogli. La De Brasi domanda alla magistratura e tutta l’istituzione se il protocollo del comune deve stare in una casa privata ? ( in questo caso a casa di Cristofaro assessore ai lavori pubblici).  In seguito presentò certificato di residenza dei genitori con allegato dichiarazione che la De Brasi abitava alla via 25 aprile poiché la mamma paralizzata e il padre  non di meno assisteva loro. La De Brasi si recava spesso dal sindaco Sanguedolce al Comune, domandando quando gli davano il contributo e il sindaco le rispondeva che doveva stare tranquilla che appena arrivavano i contributi lei era l’ottava in graduatoria. Così la de Brasi non si rivolse al TAR perché si fidava di tutto ciò che le era stato promesso. Finita la legislatura della Sanguedolce e di Cristofaro, entrò la nuova amministrazione, quella del dott. Roberto Gerace sindaco e Rizzo Guido Vice sindaco. Arrivata l’amministrazione Gerace la De Brasi recandosi al Comune vide la pubblicazione dei contributi dati, del 25 novembre 1993. vedendo che lei non c’era nell’elenco telefonò subito al sindaco Gerace dicendo queste testuali parole : “ Roberto cosa stai facendo ? L’amministrazione uscente ha fatto la vigilia e tu stai facendo la festa ? Stai dando i contributi con quale criterio ?” Lui mi rispose che il Prefetto gli aveva dato ordine che i soldi doveva darli come voleva lui perché il terremoto in effetti non c’era stato. La de Brasi ancora rispondendo al telefono al sindaco disse che se alla casa del Prefetto non c’era stato il terremoto, a casa della De Brasi c’era stato, tanto è vero che avendo la madre a letto paralizzata piangeva perché tremava tutta la casa non potendo fuggire. Dopo di questa pubblicazione la De Brasi fece subito ricorso il 9 dicembre 1993 ( prot.6802). In seguito ci fu una seconda pubblicazione il 21 novembre del 1994 ( prot. 6782) e la de Brasi scoprì che persone che alla prima pubblicazione erano declassati alla lettera C, alla seconda pubblicazione gli hanno dato il contributo. Questo signore è (…..) che la casa non era nemmeno sua, dicendo di avere esaminato il ricorso. E il ricorso di Eva che era l’ottava in graduatoria alla lettera B, presentata il 9 dicembre 1993 ? Come mai non è stato esaminato dal sindaco ? dal segretario comunale che sono  i responsabili principali e poi alla commissione ?  Eva sollecita il 7 marzo del 1994 il ricorso presentato il 9 dicembre 1993 dopo della seconda pubblicazione e dopo che ha scritto tante lettere al sindaco e andando di persona da lui. Il sindaco gli rispose con una lettera datata il 6 ottobre 1994, scrivendogli che lei ora in graduatoria era la numero 59 categoria B, così Eva sapendo questo inizia a protestare con lettere alla Procura di Paola, al sindaco di Bonifati, al Prefetto di Cosenza in data 16 gennaio 1995. In seguito un secondo ricorso dopo la notizia della graduatoria il 2 ottobre del 1996. Eva sempre continuando ad andare al Comune per il contributo, il sindaco Gerace le mandò un'altra lettera il 20 maggio del 1998 ( prot.2472) comunicandogli queste parole : “ Spett. Ditta de Brasi Eva, In riferimento alla richiesta avanzata  dalla SV si ribadisce ancora una volta che i progetti edilizi inerenti le unità strutturali danneggiate dal sisma, sono stati regolarmente approvati dalla commissione comunale sismica e che i buoni contributi per le categorie A e B sono stati rilasciati agli aventi diritto così come stabilito nell’ordinanza ministeriale n.933/Fpc/za richiamate in oggetto. Si comunica inoltre che la graduatoria delle priorità degli aventi diritto è stata regolarmente affissa all’Albo Pretorio Comunale n.272 del 25 novembre del 1993 e successivamente aggiornate sino alla data del 30 gennaio 1997”. Eva chiede al sindaco con una lettera in data 20 luglio 1998 di conoscere per iscritto l’elenco di tutti i beneficiari del contributo di cui all’oggetto, e i nomi dei componenti della commissione che ha stabilito le categorie di appartenenza degli immobili danneggiati comprese le motivazioni dei provvedimenti adottati. A tal proposito precisa che la nota del 13-11-96 , prot.6296 che la Sv ha inviato alla richiedente in risposta ad un altra istanza della medesima non è completa in quanto la sottoscritta intendeva conoscere tutti  i beneficiari di entrambe le categorie A e B, dal primo all’ultimo .  

Dopo questa richiesta  la De Brasi a settembre del 1998 ha ricevuto una lettera dal sindaco Roberto Gerace che poteva andare a ritirare all’Ufficio tecnico Comunale dei documenti che la de Brasi aveva richiesto. La De Brasi anni prima aveva chiesto il giuramento del tecnico , (…..) ed il progetto eseguito dall’Ing. (…..) , dopo che gli hanno consegnato il progetto ed il giuramento la De Brasi non si era resa conto che l’avevano falsificato cambiando  l’anno, il mese e il giorno. La De Brasi non espone querela solo alle amministrazioni che hanno distribuito i miliardi destinate sempre per la case veramente terremotate mentre li hanno distribuiti alla media borghesia del paese, proprietari di palazzoni e palazzotti, e alcuni di questi borghesucci….sono parenti e amici del sindaco Gerace e del sindaco attuale Goffredi Antonio. Ma espone anche querela e denuncia alla commissione che hanno firmato i vari verbali di contributo, senza accertarsi della data della presentazione di domanda e la presentazione del progetto. Come pure al Ministero che ha stanziato i miliardi al comune di Bonifati per ristrutturare le case veramente colpite dal sisma non ha fatto nessuna perizia. Fa sapere la De Brasi alla magistratura calabrese e alle forse dell’ordine che la signora (…..) e (……)  dichiarati e sfrattati dal Genio Civile nel 1964 ( la legge degli alluvionati la n. 938 del 27.12.53, quella del sisma del 21.3.82- ordin. 933/fpe/za all’articolo 10- comma 13 –prot.n.43987/op. Come mai gli hanno concesso un contributo di circa 200 milioni delle vecchie lire, e gli era stata assegnata una casa popolare alla via marinella a Cittadella del capo e lei la rifiutò ? E la De Brasi si domanda:  Dov’è nascosto questo marciume ? Con l’amministrazione Gerace hanno chiuso in bellezza, dando circa 95 milioni a (……) trasformando un magazzino in un appartamento. Nel 2000 iniziò un'altra amministrazione e cioè sindaco Giuseppe Cristofaro fratello dell’ex assessore ai lavori pubblici Vincenzo Cristofaro e firmatario di tanti verbali insieme al ex sindaco Sanguedolce. L’odissea di Eva ha continuato anche con Cristofaro, recandosi personalmente al comune da lui, scrivendogli lettere in continuazione e lui si impegnò che si sarebbe interessato. Ma in 5 anni con la sua amministrazione, non ha risolto niente, insieme ai suoi consiglieri e assessori, però il sindaco Cristofaro mentre era lui sindaco, dopo due anni di amministrazione fece una dichiarazione in una conferenza stampa, che aveva cambiato il volto del paese. Eva gli domanda: Come hai cambiato  il volto del paese ? Trasformando una strada mulattiera in via pedonale e stradale con tanti lampioni, che inizia da piazza Domenico Ferrante e finisce a via s. Francesco ? casualmente in questa via abita il suo fratellino Vincenzo Cristofaro, sempre ex assessore del comune di Bonifati con la vecchia amministrazione Sanguedolce, firmatario anch’egli di vari verbali. Lui mi disse che voleva aiutarmi, ma Eva non chiede aiuto a nessuno, chiede solo ed esclusivamente il suo diritto. Poteva fare a meno di umiliarmi, poiché lui ha dichiarato  a questa conferenza stampa di aver avuto 15 miliardi delle vecchie lire. Non solo ha fatto ristrutturare la strabella ma anche la cappella Favarulo che è privata, poi ha fatto mettere quattro sassi alla piazza che risultano pericolosi, infatti parecchi cittadini ci sono caduti. E’ questo il cambiamento del paese ? I 15 miliardi che lui ha dichiarato di aver avuto come li ha utilizzati ? Questa è una prova che lui  è stato la continuazione dei 3 amministratori precedenti: Sanguedolcee  Cristofaro Vincenzo ,prima legislatura, Gerace Roberto e Rizzo Guido vicesindaco seconda legislatura, Roberto Gerace e Vicesindaco Settimio Rugiero. Ancora continua con l’attuale sindaco Antonio Goffredi, (…..) comunicandogli alla de Brasi il giorno 3 maggio 2006 ( prot.3566) con una lettera: che ci sono ancora 14 persone che devono ricevere il contributo. E chi sono queste persone ? Si domanda la de Brasi. Sono per caso i suoi parenti ? (……) . 

Ad Eva gli sembra che la media borghesia del comune di Bonifati è stata tutta soddisfatta ! Non solo la media borghesia ma tutta la parentela e le amicizie dei vari sindaci, assessori,vice sindaci, consiglieri, tutti sono stati accontentati, che sono quasi tutti proprietari di palazzi, non case terremotate. La De Brasi ha chiesto più di una volta alla magistratura, alle forze dell’ordine, ai vari sindaci , di andare a fare una perizia alla via 25 aprile dove c’è la casa terremotata veramente colpita dal terremoto del 21 marzo 1982, e che era abitata dalla de Brasi e dai suoi genitori ammalati. Fino a questo momento che siamo al 29 maggio 2006 nessuna perizia dei vigili urbani che sono venuti per altre occasioni, e la perizia che ha fatto fare la De Brasi a sue spese dal tecnico di fiducia.  

Eva De Brasi 

Seguono i nomi di coloro che hanno ricevuti i contributi e delle condizioni reali delle loro case (………) ( note mie)  

Dopo l’elenco Eva de Brasi scrive : Il resto lo scoprisse la magistratura !

 

 

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Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-01082

presentata da
FRANCESCO SAVERIO CARUSO
mercoledì 27 settembre 2006 nella seduta n.043
 

CARUSO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro della solidarietà sociale. - Per sapere - premesso che:

la signora Eva De Brasi, ottantenne contadina di Bonifati (Cosenza), dopo un mese, di ricovero in un ospedale di Roma, si è di nuovo incatenata nell'atrio del proprio Municipio;

la signora De Brasi non ha una abitazione propria essendo la sua pericolante ed è per questo ospite, della propria figlia, in una casa popolare munita di gradini impossibili da salire e scendere dall'anziana donna data la sua precaria condizione di salute;

le condizioni fisiche della signora De Brasi, colpita da morbo di Parkinson e cardiopatia, soggetta a, continui infarti, risultano ogni giorno più gravi;

la signora De Brasi protesta per l'esclusione, prima dalla graduatoria e poi dal finanziamento dai fondi previsti in seguito al terremoto del 1982;

la De Brasi chiede solo di poter ritornare nella propria piccola casa, resa inabitabile dal terremoto, posta a piano terra in un palazzo nel centro storico di Bonifati;

più volte, presso la magistratura di Paola e la locale caserma dei carabinieri, la signora, De Brasi ha denunciato l'uso improprio dei fondi previsti per il risanamento dopo il terremoto dell'82;

negli anni passati, da parte di alcuni magistrati sono stati aperti vari procedimenti sull'uso di tali fondi mettendo sotto inchiesta diversi sindaci dei comuni colpiti dal terremoto;

nel novembre 1989, il sostituto Procuratore del Tribunale di Paola, Domenico Fiordalisi, aprì un'inchiesta sui fondi erogati per la ricostruzione degli immobili, danneggiati nei comuni dell'alto Tirreno cosentino dal terremoto del 21 marzo del 1982. L'indagine, avviata, in un primo momento, dal Pretore di Paola, Francesco Greco, riguardava presunte irregolarità che si sarebbero registrate nell'istruzione delle pratiche per ottenere gli stanziamenti statali destinati agli interventi sulle costruzioni danneggiate;

l'inchiesta, del sostituto procuratore Fiordalisi, accertò che i proprietari di almeno un centinaio di immobili avrebbero ottenuto, senza averne titolo, i fondi grazie a perizie giurate di comodo che descrivevano come immobili danneggiati dal sisma vecchi stabili in disuso o casolari di campagna;

le accuse ipotizzate da Fiordalisi erano quelle di interesse privato in atti d'ufficio, truffa ai danni dello stato e falso ideologico;

gli immobili in oggetto erano situati nei comuni di Belvedere, Buonvicino, Sangineto, Bonifati, Diamante, Praia a Mare, Tortora, San Nicola, Papasidero, Scalea, Orsomarso, Santa Maria del Cedro, Maierà, Grisolia, Verbicaro;

nell'inchiesta si cercò di chiarire quali erano state le responsabilità nel comportamento delle commissioni tecniche comunali incaricate di controllare la veridicità delle affermazioni contenute nelle perizie -:

se e quali indagini amministrative siano state effettuate per stabilire la veridicità delle accuse mosse, nel corso degli anni, dalla signora De Brasi;

se risulti, in tal senso, che vi siano ancora degli accertamenti in corso o, al contrario, se tali denunce siano state archiviate;

se non si ritenga necessario, nell'ambito delle competenze governative di cui al decreto legislativo n. 76 del 1990, compiere un atto di giustizia, prima che sia troppo tardi vista l'età e lo stato di salute della signora De Brasi, affinché le sia riconosciuto il diritto di poter ristrutturare la sua piccola abitazione, dove, giustamente, la stessa vuole vivere serenamente i suoi ultimi anni di vita.(4-01082)

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                       POVERI OPERAI                                                                                                                                                

la condizione operaia nell'Alto Tirreno Cosentino

                                                                                                      di Francesco Cirillo scritto nel novembre 2006 

Sfruttati, spremuti come limoni,messi in mobilità,licenziati ed infine anche ammalati di tumori. E’ il destino di centinaia di operai del tirreno cosentino che da anni giorno dopo giorno assistono impotenti alla chiusura dei propri luoghi di lavoro. L’ultima mazzata viene da Belveder M.mo.  Nel mirino della magistratura paolana la Foderauto . Una piccola azienda tessile che per anni ha dato lavoro a 300 operai in maggioranza donne. Un azienda che ha sempre offerto professionalità nelle commesse che riceveva dalla FIAT fino a quando le nuove regole del mercato globalizzato hanno spostato le commesse nei paesi dell’Est. Da lì è iniziata la crisi. Una crisi di crescita per la FIAT ma di perdita di posti di lavoro per la sede belvederese. Nel 2004 il blocco totale e la messa in cassa integrazione di tutti gli operai. Le commesse vengono spostate nei paesi dell’EST , ma anche in luoghi esterni alla fabbrica stessa e sempre nella stessa belvedere. Si chiamano lavori esternalizzati in termini sindacali. Piccole commesse che le aziende ufficiali non sono in grado di fare , per questioni temporali o di macchinari. Commesse sempre al centro di diatribe fra sindacati e operai. Chi ne decide l’esternalizzazione ? Chi decide a chi offrire questi lavori ? Di solito le fabbrichette sono create da stessi ex capo reparti licenziatisi dalla stessa fabbrica. Spesso questi lavori si fanno in garage, luoghi di lavoro  improvvisati,senza alcuna garanzia sia nella sicurezza che nella continuità  del lavoro stesso. Ora partendo proprio da questo tipo di lavoro che si parla di truffa all’INPS . La Procura della Repubblica di Paola vuole scoprire se si può parlare di truffa aggravata e  ha inviato la Guardia di Finanza nella sede della Foderauto Bruzia Spa di Belvedere Marittimo. Per i titolari dell’azienda una serie di perquisizioni sia nell’azienda stessa che nelle proprie abitazioni che hanno portato a sequestri di numeroso materiale utile all’inchiesta.  Secondo i magistrati la produzione di beni normalmente prodotti dallo stabilimento industriale venivano invece dirottati su altre piccole ditte. Le indagini, disposte dal dottor Domenico Fiordalisi, sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Paola, sotto la direzione del procuratore Capo, Luciano D’Emmanuele, sono partite dopo la denuncia di un operaio e hanno consentito di accertare che gli indagati, con artifici e raggiri, avrebbero indotto in errore l’Inps di Cosenza, in merito alla ricorrenza dei presupposti per la corresponsione delle somme, a titolo di Cassa Integrazione, agli operai dipendenti, relativamente alle annualità 2004 e 2005 a vantaggio della Foderauto Bruzia Spa. I militari delle fiamme gialle, hanno proceduto inoltre, all’esecuzione di un decreto di perquisizione emesso dalla Procura della Repubblica di Paola, negli uffici dell’industria Foderauto Bruzia Spa di Belvedere Marittimo e di un decreto di sequestro preventivo d’urgenza e di somme di danaro, nelle banche e negli uffici postali operanti del territorio della Regione Calabria, fino all’ammontare di 972.980,73 euro depositati sui conti personali dagli effettivi amministratori della Foderauto Bruzia Spa, nonché il sequestro preventivo, per un valore equivalente a quasi un milione di euro, di tutti gli immobili e di tutti i beni mobili registrati di proprietà dei medesimi. Le somme che secondo i magistrati sarebbero stati illegittimamente percepite a vantaggio della società, avrebbero determinato la riduzione degli oneri relativi alle retribuzioni dei lavoratori collocati indebitamente in cassa integrazione con ingente danno patrimoniale all’Inps di Cosenza, per quasi un milione di Euro e con grave nocumento degli stessi operai. Una dura gatta da pelare sicuramente nella quale quelli che rischiano di più sono solo e solamente gli operai che potrebbero anche vedersi sospesa la cassa integrazione. Sarebbe la peggiore beffa che potrebbe piovere sulla testa di chi già vive di stenti e nella povertà.  Ma sulla Foderauto Bruzia non pesa solo quest’inchiesta . Ce n’è un'altra che potrebbe aprirsi e proviene dalle denunce di alcuni operai che hanno lavorato nel vecchio stabilimento della Foderauto. Uno stabilimento con un tetto all’amianto senza una copertura interna. Amianto che pioveva direttamente sulla testa degli operai mentre lavoravano. Si parla di decine di morti per tumore e gli operai chiedono all’Inail di vedersi riconosciuto il rischio malattia  come previsto dalla legge. Un rischio ed una morte sempre difficile da accettare da parte della stessa INAIL e dai padroni della fabbrica. Solo la determinazione degli operai potrà portare ad una soluzione del problema. Così come è successo agli operai della Marlane di Praia a Mare  che dopo decine e decine di morti, si parla di oltre 100 operai deceduti negli ultimi venti anni, il Tribunale di Paola e l’Inail ha dovuto riconoscere il caso ed aprire un processo che ancora non è cominciato se non nelle parti preliminari. Un processo che vedrà sul banco degli imputati i gestori della Marlane che hanno fatto finta di non sapere che i coloranti che venivano usati per la coloritura dei tessuti erano cancerogeni. Una mattanza iniziata negli anni 80 ed ancora non terminata. Ogni mese si sente di un operaio morto per tumore segno che il ciclo di morte su quella fabbrica oramai completamente smantellata non è terminato.  Intanto la fabbrica chiusa a Praia ha riaperto i battenti a Praga. I proprietari dell’azienda  capeggiati da Marzotto ora gongolano nei loro guadagni. Ha fatto molto male agli operai della Marlane vedere il loro ex-capo Marzotto , nella trasmissione Report di Rai Tre parlare di milioni di euro donati al partito Forza Italia ed alla Lega quando nelle riunioni febbrili tenutasi anche a Valdagno, fra gli operai e la dirigenza,  nella sede centrale della Marzotto, si piangeva miseria e crisi del settore. Ma ora la magistratura di Paola vuole anche vederci chiaro sui sotterramenti che nottetempo avvenivano nell’area interna allo stabilimento. Degli scavi sono cominciati. Una lunga trincea è stata scavata da un escavatore e sono venuti fuori una serie di rifiuti di varia provenienza e consistenza. Si parla di bidoni e di cattivi odori provenienti da questi. Forse si è in ritardo su queste operazioni. Diversi operai negli anni che la fabbricas funzionava denunciavano questi fatti strani che avvenivano attorno e dentro la fabbrica ma nessuno mai se ne è interessato. Poi i licenziamenti. Licenziamenti e morte per gli operai quindi in un ciclo che non avrà mai fine. Un ciclo che inizierà anche ad aprirsi sugli operai che hanno lavorato negli anni scorsi nell’Emiliana tessile di Cetraro. Anche qui la stessa storia delle altre aziende del tirreno. Una azienda florida, che dava lavoro a centinaia di operai, che riceveva miliardi di contributi statali, e che poi misteriosamente falliva in una serie di scatole cinesi. All’interno della fabbrica chiusa proprio al centro di Cetraro la recente scoperta di materiale tossico che veniva usato per la coloritura all’interno della stessa fabbrica. Anche qui non si conosce il numero degli operai morti di tumore, anche qui non si sa se quel materiale usato era a conoscenza della direzione o meno.  Gli unici a lanciare l’allarme su quanto sta avvenendo nel silenzio generale a Cetraro sono i verdi. "E' paradossale - scrivono i Verdi di Cetraro - l'esito a cui si è arrivati per trovare una soluzione alla situazione del Polo tessile cetrarese. Come sappiamo tutti, infatti, prima sono arrivati presunti imprenditori, che hanno preso tanto denaro pubblico, e poi gli stessi sono spariti, lasciando solo rifiuti e perfino tossici. Purtroppo, questa è la triste realtà in cui versa ora l'area dell'ex Emiliana Tessile, già stabilimento Faini, assurdamente svenduta e svuotata di tutto, fuorché delle velenose sostanze chimiche che giacciono abbandonate nella struttura. Pertanto, oltre allo sperpero di tanto denaro pubblico, che ha comportato notevoli danni economici, sociali ed occupazionali, ora dobbiamo registrare anche un possibile danno ambientale che minaccia la comunità cetrarese". "Questa evenienza  è stata, come è noto, confermata anche da un'indagine giudiziaria, che ha rinvenuto all'interno dell'azienda, ora Vela Latina ( ma non ne sono responsabili loro ma il,vecchio proprietario Marani.ndr), la presenza di diversi prodotti chimici, tra cui decine di bidoni di acido formico, centinaia di fusti con prodotti coloranti, alcuni fusti di Lanalbina (con simbolo nocivo e corrosivo), alcuni sacchi contenente fertilizzante azoto, alcuni sacchi di acetato sodico, alcuni bidoni siglati HD 37 DRV, alcuni bidoni di soda caustica, alcuni bidoni con etichetta Tanaterge, del disincrostante (con simbolo corrosivo), diversi flaconi di prodotti chimici, alcuni bidoni di solfato e ammoniaca, alcuni bidoni di sostanze oleose, nonché alcune decine di bidoni da cento litri privi di etichette o con etichette illeggibili, alcuni fusti da trenta litri e cinquanta litri anch'essi privi di etichetta, alcuni fusti da duecento litri di percloro etilene, alcune centinaia di litri di olio minerale, alcune centinaia di litri di Esapal-NP/90, alcune decine di litri di olio vasellina, un bidone contenente grasso speciale bisolfuro, un bidone contenente prodotto etichettato con sigla EHT/15, e, infine, alcune cataste di onduline eternit, già usurate e lacerate". "Stante la loro collocazione - fanno notare ancora i Verdi di Cetraro - siamo di fronte a un bel mix per una probabile bomba ecologica! Lo stato di insicurezza che caratterizza i suddetti bidoni, infatti, potrebbe innescare, per una qualsiasi causa, accidentale e/o provocata, un serio rischio sanitario, nonché una situazione di pericolo per la pubblica incolumità, non essendo gli stessi correttamente e provvisoriamente custoditi e considerando il trascorrere del tempo, che usura e deteriora. Questo lungo elenco di sostanze chimiche in stato di abbandono e non stoccate presenti nell'ormai dismesso stabilimento desta comprensibilmente allarme sociale, soprattutto se si tiene conto che sui prodotti in questione nessuna autorità e nessuna istituzione ha mai effettuato alcuna analisi chimico-biologica. Pertanto, non si conosce la loro vera natura. Di certo, si intuisce che sono rifiuti speciali, nonché tossici, da smaltire nel rispetto della legge e senza alcun ulteriore ritardo. D'altronde, l'attuale situazione di inerzia ha tutte le caratteristiche per far evolvere l'indagine giudiziaria verso l'individuazione di responsabilità civili e penali nei confronti dei responsabili. Anche perché un'altra indagine giudiziaria, che ha rinviato a giudizio il precedente imprenditore, Angelo Marani, ha accertato che lo stesso, per sua affermazione, avrebbe ottenuto finanziamenti anche per porre rimedio ai prodotti chimici accumulati nel corso degli anni nell'azienda tessile". 

PARLA LUIGI PACCHIANO EX OPERAIO DELLA MARLANE di Praia a Mare

“Si è vero lavoravamo fra i fumi tossici”.  

intervista raccolta da Francesco Cirillo nel novembre 2006 

Il Gip Alfredo Cosenza rigetta la richiesta di archiviazione e chiede nuove indagini sulle morti sospette della Marlane di Praia a mare. Ne parliamo con Luigi Pacchiano, ex operaio della Marlane, sindacalista dello Slai Cobas. Pacchiano, difeso dall’avv. Conte e Marragony,  è fra quegli operai che non hanno abbassato la testa di fronte al silenzio di decenni sulle morti della Marlane ed ha avanzato diverse denunce, fino a vincere la causa di riconoscimento della sua malattia riscontrata nell’azienda durante gli anni nei quali vi ha lavorato fino al 1995. Un riconoscimento che ha aperto le porte ad altri riconoscimenti, che arriveranno da parte di altri operai, o meglio delle famiglie degli operai deceduti. Perché di operai deceduti in quella fabbrica ve ne sono parecchi. 50 quelli fino ad ora da accertare ma a detta di chi vi ha lavorato sono molti di più, superano il centinaio. Morti che non finiscono mai. Che vengono taciuti dalla stampa, dai familiari stessi spesso, dai sindacati ufficiali che mai si sono accorti di quanto avveniva in quel di Praia a Mare. Una fabbrica considerata serbatoio elettorale dei sindaci che si sono succeduti dagli anni 50 in poi, una fabbrica considerata serbatoio di tessere dei sindacati, che fino a qualche anno fa hanno continuato ad illudere gli operai su una presunta riapertura.

Domanda: Pacchiano come commenti questa ordinanza di continuazione delle indagini ? Ne sei soddisfatto ?  Risposta: Sono soddisfatto naturalmente per quello che è successo, un passo epr giungere alla verità. Ma sono insoddisfatto perchè la vita di un operaio non può essere pesata con poche migliaia di euro. Penso che la giustizia debba dare qualcosa in più a questi operai o meglio alle loro famiglie.

D. Tu a proposito hai già vinto due cause con lINAIL.R. : Mi è stata riconosciuta la mia malattia come malattia professionale. Ho vinto la prima causa contro l’azienda ed ho avuto un primo rimborso, poi l’azienda si è appellata a questa sentenza ed i primi di ottobre ho avuto di nuovo ragione. Adesso aspettiamo di leggere la sentenza  per vedere come è stata formulata e capire in quanto è stato quantificato il danno da me subito.

D.: Adesso si parla di responsabilità civile ma quella penale per le morti ? R. : Nella mia causa all’INAIL  si parla di danno biologico. In questa che speriamo si apra al più presto si parlerà direttamente delle morti avvenute nella fabbrica e quindi di responsabilità penali.

D. Ma ti risulta che il ciclo delle morti sia terminato ? O gli operai continuano a morire ?R. : Il numero di 50 è limitato secondo me. Il ciclo dei decessi non è terminato, né quello delle malattie. Io ogni giorno sento di miei amici che si ammalano , ogni due o tre mesi di operai morti. Le cifre di cui si parla sono molto minime.   

Tirreno cosentino è emergenza tumore ma le strutture sanitarie non bastano 

E’ allarme sociale , ma pochi veramente se ne preoccupano. Addetti ai lavori, medici, qualche associazione e soprattutto le famiglie dei famigliari colpiti. Come quella di Antonella Politano di Paola che ha visto morire  per cancro accertato i suoi genitori, tre sorelle  e finanche un amica intima che frequentava la stessa casa. La causa ?  un elettrodotto che passa vicinissimo alla loro abitazione. Ma l’allarme tumori non proviene solo dall’elettromagnetismo ma anche da diverse altre cause. L’amianto, i luoghi di lavoro, rifiuti tossici sotterrati un po’ ovunque e molto probabilmente il nostro mare invaso da rifiuti radioattivi. A mettere il dito sulla piaga da anni è il dott. Cosmo De Matteis che da anni urla inascoltato su questi pericoli. Ora i dati sono ufficiali però. Si parla  nel 2004 di ben 2400 malati di tumore che nel 2005 sono saliti a 3200.  Dati allarmanti per una zona dove non esistono fabbriche con elementi inquinanti verso l’esterno e con un tasso minimo di smog. Ma di fronte a questi dati allarmanti purtroppo non esiste un luogo dove si possano trovare attrezzature per la prevenzione e la cura dei tumori. L’ospedale di Paola dovrebbe diventare un polo di eccellenza oncologico e già ora è provvisto di ottimi medici e personale infermieristico, ma ciò che manca è appunto l’attrezzatura. Un risonanza magnetica è possibile farla solo all’Ospedale di Cetraro con un attesa di almeno quattro mesi, ma mancano tante altre macchine importanti per una diagnosi precoce. E purtroppo quello che è ancora più grave sono i pochi posti disponibili per la chemioterapia. Questa attesa nelle poche analisi che si possono fare per prevenire la malattia e i pochi posti disponibili nei vari reparti fa si che ancora si vada al nord nei classici viaggi della speranza. Per questo è necessario che la Regione si attivi per far si che l’ospedale di Paola riceva tutte le strumentazioni utili ad affrontare questa emergenza che sempre di più allarma le popolazioni.  

 

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 Station Piscinola

                                                                                                               di Francesco Cirillo 

La moderna metropolitana  ti porta in mezz’ora da piazza Dante fino a Piscinola, un quartiere adiacente a Scampia di Secondigliano. Ogni stazione porta la firma di un  artista famoso: una ha le sculture di Kounellis, un'altra di De Maria, di  Pistoletto, di Alfano ma viaggiando verso Piscinola già tre quattro stazioni prima  l’arte scompare.  Così come scompaiono i viaggiatori. Scendono quasi tutti e restiamo in pochi . Tre ragazzi da una parte che hanno l’aspetto di tossicodipendenti, altre donne sono certamente dall’aspetto straniere, faranno le colf da quale parte, qualche anziano. Le stazioni hanno perso improvvisamente la propria arte , ed al suo posto si cominciano a vedere , dai moderni vagoni della metropolitana gli alti palazzoni intensamente abitati delal periferia napoletana. “Station Piscinola” ti avverte una bella voce da un altoparlante ed i pochi rimasti in metro scendiamo nella modernissima stazione. Sentirti dire Piscinola in inglese fa un certo effetto. La metropolitana spacca in due i due quartieri. Se esci a destra vai a Piscinola se esci a sinistra a   Scampia.  Per raggiungere l’abitazione di Francesca mi addentro in un dedalo di viuzze. Spazi vuoti lasciati dai palazzoni, più che strade e vere e proprie. Attraverso una modernissima stazione dei carabinieri , ma fuori non c’è nessuna guardia . Non si incontra nessuno fra queste viuzze. Eppure sono le 10 del mattino. Ogni tanto qualcuno si affaccia da qualche balcone e mi guarda con curiosità. Giungo infine al numero che mi è stato detto. Supero un grande cancello ed entro in un enorme cortile ,  al centro di una serie di palazzi. Molte le auto parcheggiate. Dei gruppetti di ragazzi mi guardano da lontano. Con il mio eskimo anni 70 ho forse anch’io l’aspetto di un tossicodipendente e mi guardano con poco sospetto. Nelle rampe di  scale di questi palazzi si vende liberamente eroina e cocaina come se si fosse in un mercato rionale.  Ed il traffico delle auto piene di giovani è solo per l’acquisto di droga. Arrivo al portone di Francesca. Finalmente. Mi è sembrato di esser passato da un girone dell’inferno o del purgatorio. Ora mi sento al sicuro anche se pensavo intensamente a come me ne sarei ritornato verso la metropolitana. La casa di Francesca è una casa popolare ottenuta circa venti anni fa . Una casa dignitosa fatta da gente che ha sempre lavorato nella propria vita. Gente che finisce ad essere accomunata da un unico destino. Gente che avrebbe bisogno di continua assistenza di medici,psicologi,sociologi. Ed invece è abbandonata a se stessa. Molti bambini non proseguono la scuola e nessuno si interessa di capirne i motivi.  Francesca non è di Piscinola,  è nata a Spezzano Albanese in provincia di Cosenza. Il padre e la madre sono dei rom. A Spezzano quando vi giunsero chissà da  dove non si trovarono bene. Fa sempre freddo in quel paese di montagna  e si lavora poco. Negli anni 50 decidono di trasferirsi in un altro paesino della Calabria. A Diamante sul tirreno. Altri parenti loro sono stati ben accolti dalla popolazione e pensano di ricominciare una nuova vita in questo posto. Il padre di Francesca è un bravo artigiano, sa lavorare come pochi l’alluminio e il rame, e l’estate a Diamante cominciano ad affacciarsi i primi turisti che comprano ben volentieri questi lavori artigianali oramai scomparsi in gran parte d’Italia. Trovano una piccola casa e cominciano anche ad arrivare figli in continuazione. Il padre si ferma a ben 9 figli. Cinque maschi e quattro femmine. Francesca è la seconda della serie. A Diamante Francesca si trova bene. La popolazione ha ben accettato i nuclei rom provenienti da Spezzano e tutti i bambini cominciano anche un processo di scolarizzazione molto importante. Lei frequenta la scuola fino all’età di 16 anni. Potrebbe continuare, ne ha le capacità, ma  conosce Giovanni il suo futuro marito, giunto a Diamante per un lavoro. E’ amore a prima vista. Si piacciono, si amano, chiedono il permesso ai genitori , si sposano. Francesca va via da Diamante  e  segue  il marito a Napoli. Prima a Miano, poi a Ischitella  infine a Piscinola. Anche  Francesca si da da fare per mettere su una famiglia e  raggiunge la quota di ben sei figli. Una piccola , Katia, all’età di sei anni muore per una leucemia. Quattro anni è stata ricoverata al Cardarelli fino alla sua morte. Quattro anni che la madre Francesca ha seguito ininterrottamente.   Giovanni , il marito di Francesca ha sempre fatto lo stuccatore e si guadagna da vivere con piccoli lavoretti, che gli consentono di poter vivere e mantenere la famiglia molto numerosa. Cinque figli, Pasquale il primo è convivente ed ha avuto da pochi mesi una figlioletta , Antonio, Diego, Katia la più piccola, Carmela  che ha tre figli. Proprio quest’ultima ha oggi dei problemi con il comune. Ha occupato un piccolo spazio nell’androne del portone, che il papà circa sei anni fa ha trasformato in un mini appartamento. Dopo sei anni i vigili urbani si sono accorti di questo “abuso” e vogliono ora abbatterlo. Lei ha un grave handicap, è totalmente sorda e cresce con difficoltà , da sola, i suoi tre figli, dove dovrebbe andare se le venisse sequestrato il suo appartamento ? Mentre parliamo, nella bella casa di Francesca, lei e la madre guardano sempre verso l’ingresso per vedere se i vigili arrivano. Si barricheranno dentro hanno detto, ma quel posto non lo lasceranno almeno fino a quando il comune non troverà per Carmela e di suoi piccoli tre figli una nuova sistemazione. Francesca mi racconta questa storia con una forte dose di rabbia e convinzione , e ripete sempre che per campare è questo che bisogna fare. E’ la legge della sopravvivenza. Qui nessun ti aiuta , né li ha mai aiutati.  Darsi da fare per sopravvivere e non avere mai paura di niente. Così come non ha avuto paura quella notte del 17 settembre del 2006 quando un esercito di carabinieri ha bussato alla sua porta. Volevano i suoi tre figli. Antonio e Diego che dormivano da lei , e Pasquale che invece era dai suoi suoceri. Pasquale aveva già conosciuto il carcere. Era stato arrestato all’età di 21 anni per rapina, insieme ad un suo cugino. Era stato condannato a sei ani di carcere. Carcere che si era fatto tutto. Carcere duro per due anni a Poggioreale e poi allontanato dai suoi familiari e mandato, chissà con quale logica, a Brucoli in Sicilia , un bel paesino turistico, fra Siracusa e  Catania. Qui Pasquale ha  trascorso ben 4 anni di carcere. La madre ha potuto fargli visita solo due volte. Il prezzo del biglietto del viaggio era sempre caro e accudire agli altri quattro figli non le consentiva di avere tempo disponibile. Dopo sei anni di carcere Pasquale decide di cambiare vita. Chiede lavoro ai genitori della sua ragazza che gestiscono una piccola fabbrica con 40 operai, decide di vivere con la propria ragazza e di aver un figlio. Ora ha la testa a posto dice alla sua madre e non vuole sapere più niente di niente. La sera si ritira presto , non frequenta più le vecchie amicizie e la mattina si alza sempre presto per andare al lavoro. Diego è minorenne, ha solo 18 anni. Ha avuto una sola passione nella sua vita. I motorini. E per questa sua passione ha pagato con qualche mese di carcere per furto. Antonio ha 21 anni non ha mai avuto a che fare con la legge. Fino alla terza media è stato a Diamante dai nonni. Poi si è voluto ritirare dalla scuola ed è ritornato a Napoli dai genitori.  Si è sempre arrangiato con piccoli lavoretti o aiutando qualche volta il padre. Ha lavorato anche a Milano da un suo zio e poi è sempre ritornato dalla madre. Francesca, dice che è troppo affezionato a lei e non riesce a starle troppo lontano. Gli piace stare con la famiglia, con i nipoti. Dai racconti dei fratelli, Diego sa cosa sia la dura vita del carcere e non intende per nessuna ragione provarlo. Ma quel giorno la loro vita viene completamente stravolta. Non si tratta del solito motorino rubato  . Questa volta vicino alla rapina c’è un omicidio. L’omicidio dell’edicolante Buglione avvenuto la sera del 4 settembre del 2006. Per la cronaca Salvatore Buglione, 51 anni, dipendente comunale quella sera era andato ad aiutare la moglie a chiudere la loro piccola attività in via Pietro Castellino nella zona collinare di Napoli. I rapinatori giungono sul luogo con una Polo Blu. Scendono tutti dall’auto e affrontano subito Buglione il quale nella colluttazione riceve la coltellata al petto da uno degli aggressori. Il fatto inquietante è che qualche giorno prima la polizia aveva ricevuto una telefonata anonima che avvertiva di questa rapina. Sembra che i quattro aggressori abbiano fatto un sopralluogo. Che qualcuno di loro avesse anche acquistato un giornale per scrutare dentro l’edicola e che la polizia avvertita della rapina fosse arrivata all’edicola ma i quattro giovani erano già andati via. Perché nessuno ha pensato di tenere sotto controllo per qualche giorno l’edicola ? . Le indagini dopo l’omicidio portano subito ad un giovane abitante nello stesso quartiere dei fratelli Palma. Il giovane si chiama Domenico D’Andrea, ha 23 anni. Da tutti è conosciuto con il soprannome di “Pippotto”. La casa di “Pippotto” sta proprio davanti la casa dei Palma. E’ alla fine del cortile. Affacciandomi dal balcone della casa, Francesca me la indica.  “i miei figli non si frequentavano con Pippotto”. Mi dice Francesca. Caratteri troppo diversi e poi questo Pippotto era sempre in galera. Appena arrestato “Pippotto” confessa subito. Una strana confessione dice Francesca, che per molti anni è stata amica della madre. Ora non si salutano più. Ma Francesca ha parole di compassione anche per Pippotto. Lo avranno trattato in Questura  così come hanno trattato i miei figli, mi dice.  Pippotto, confessa di essere stato l’autista del gruppetto e di aver portato lui i tre fratelli Palma davanti all’edicola.  Dopo la confessione di Pippotto scattano le manette per i tre fratelli Palma. Sono condotti tutti nella caserma di via Medina e qui secondo i tre fratelli subiscono duri pestaggi da parte dei poliziotti. Antonio Palma scrive il 27 ottobre ad un quotidiano di Napoli descrivendo questi pestaggi. Ma ancora di più ne parla con la mamma Francesca al suo primo colloquio. E’ stato terribile ha detto mamma Francesca ascoltare dal proprio figlio le torture subite. E’ stato legato ad una sedia con le  mani ed i piedi, e preso a schiaffi ed a pugni. Poi le sono state offerte delle sigarette e della birra e della pizza. Antonio era completamente stravolto. E’ certo di essere stato drogato e non ricorda niente di cosa ha detto e sottoscritto. Si è interessato del caso l’on indipendente di Rifondazione Francesco Caruso che  ha interessato il governo ed il ministero dell’Interno con un interrogazione parlamentare. Caruso chiede che si faccia una verifica su quanto detto da Antonio Palma. Una verifica che tolga ogni dubbio alla famiglia su quanto sia successo quella notte ai propri figli. Una verità che possa aggiungersi  alla verità  su chi ha veramente ucciso un giovane edicolante che non meritava certamente di morire per difendere le poche lire guadagnate dopo una giornata di duro lavoro come è quello dell’edicolante .   L’opinione pubblica ora si è tranquillizzata. Gli assassini sono stati presi, ma i tre fratelli Palma  urlano dalla loro cella la propria innocenza. Diego aspetta il rito abbreviato condizionato che avverrà il prossimo 10 maggio, mentre il processo ad Antonio e Pasquale inizierà il 10 aprile. Francesca dimostra di avere fiducia nella giustizia. Crede che nei due processi le varie contraddizioni e parti oscure del caso si riveleranno per arrivare alla verità. Ma nel contempo ha paura. Mi mostra una lettera scritta da Pasquale rinchiuso nel carcere di Poggioreale a Diego rinchiuso nel carcere minorile di  Airola. “Caro Diego, qui siamo incastrati. Di al tuo avvocato che bisogna far di tutto per ritrovare quella macchina che usarono i vecchi killer.  Lì c’è la prova della nostra estraneità. Se non riusciamo a dimostrare la nostra innocenza io trent’anni di carcere non me li farò da innocente e ho deciso di uccidermi “.  Saluto Francesca e ritorno ancora in quel cortile. Dalle case, da quel degrado esterno si capisce quanto lavoro sociale ci sarebbe da fare fra questa gente costretta a vivere come topi. Ci sarebbe bisogno di una guerra, dell’invio di un esercito. Un esercito fatto di persone che portano lavoro, speranza,unità, solidarietà, aiuto vero e materiale perché nessuno di questi giovani cada nella trappola dello spaccio,della tossicodipendenza,dell’acquiescienza alla camorra. Il resto quello che ci dicono i politici attraverso le Tv di stato sono solo chiacchiere dettate dalla politica e dalla realtà virtuale che essi vivono. La realtà quella vera è nelle parole di questa mamma, di Francesca che appena apre gli occhi ogni giorno, ogni santo giorno deve cominciare a lottare da sola nella giungla di Piscinola.

su Impronte Sociali del 9 e 16 marzo 2007 e su Mezzoeuro del 2 aprile 2007

 

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