
Francesco Cirillo
IL GRILLOPARLANTE
IL LIBRO NERO DELLA POLITICA DIAMANTE 1963.2007 ![]()
VIAGGIO NELLA SANITA' MALATA- L'ASL N°1
MILIARDI E INSETTICIDI PER GIOCARE A GOLF
Le eterne incompiute dell'Alto Tirreno Cosentino
DIAMANTE : Il libro nero della politica a Diamante dal 1963 al 2007. Tutte le liste , i movimenti, gli imbrogli, i salti della quaglia. Ai giovani che non sanno o che non vogliono sapere. Scarica il PDF-ZIP
LA
PORTOMANIA DEGLI ALTRI PAESI
DELLA COSTA
Se
a Diamante si litiga per fare il porto , bloccandone l’attività negli altri
paesi si procede più speditamente. Non esiste un solo paese della costa
tirrenica che non abbia in cantiere un porto. Vediamo quali e quanti sono.
Sarà
un porto galleggiante ha assicurato il sindaco Lamboglia. Un porto ecologico
che non vedrà nessuna struttura in cemento a mare. Un porto sospeso in aria
tramite dei tiranti e piccole travi in vetroresina e ferro. Le barche saranno
trasportate su una filiera mobile direttamente dalla spiaggia nel mare e d’inverno
non rimarrà nulla di visibile. Sembra qualcosa di avveniristico ma ancora non
esiste niente di pratico se non un progetto di massima. L’unica cosa certa
è che le strutture invece stabili a terra saranno lungo la foce del Fiume
Noce considerato dagli ambientalisti e dai geologi a rischio di fiumara e
straripamenti . oltre che sede di diverse specie animali di passaggio.
Si parla di una darsena
che dovrebbe sorgere fra l’Isola di Dino e la scogliera di san Nicola
Arcella. Non è stato ancora individuato bene il luogo ma in più occasioni il
sindaco Praticò ed alcuni imprenditori hanno accennato a possibili
finanziamenti in questo senso.
La
precedente giunta Pezzotti aveva già cominciato a costruire una darsena sotto
la Torre Talao. Una serie di massi buttati sotto la Torre nella spiaggia
antistante che aveva già suscitato diverse polemiche fra i turisti ed i
cittadini che vedevano così diminuire la loro spiaggia sotto il paese. ma l’arrivo
della nuova giunta forzaitaliota diretta da Mario Russo ha subito bloccato il
progetto. certo non lo ha fatto per motivi ambientali. Ma solo per spostare
gli interessi del porto in un altra area dove evidentemente esistono terreni
di amici e di amici degli amici. La zona è quella della foce del fiume
Lao a poche centinaia di metri
dalla nascente aviosuperfice. Una zona in via di completa espansione e
cementificazione. Una zona dove già stanno nascendo strutture edili legate ad
interessi speculativi abbastanza immediati e precisi .
Qui
esistono ben due porti. Uno nella zona di Santa Litterata è gestito da un
privato ed è venuto fuori dal riaggiustamento dei massi che negli anni 80
furono buttati a mare a difesa del rilevato ferrioviario. Massi appartenenti
al Genio Opere marittime ed alla capitaneria di porto che evidentemente si è
sentita di autorizzare la gestione dello specchio d’acqua per
il fermo di barche e motoscafi . L’altro è il porto ufficiale
situato a sud del paese e quasi terminato.
E’ un porto arenato
completamente. Forse uno dei primi costruiti nella zona tirrenica. nato a
difesa dell’abitato marino ha vissuto una breve esperienza portuale per poi
riempirsi completamente di sabbia e diventare la spiaggia del paese.
Il
porto funziona per i pescherecci del paese. Ci sono voluti decine di miliardi
per accorgersi che all’interno del porto occorre fare delle nuove difese. Un
errore di apertura dell’ingresso non permette la stabilità al proprio
interno e spesso con forti mareggiate le barche affondano dentro il porto
stesso.
Sono
stati chiesti ben 60 miliardi per la costruzione del porto. Un porto voluto
dalla giunta di centrosinistra della Ganeri e oggi anche dalla nuova giunta
Pizzini di centrodestra. La lotta attuale è sulla gestione della struttura e
sulle nomine per il consiglio di amministrazione, ma ancora non si vede l’ombra
né di finanziamenti promessi dal governo e dalla regione né tanto meno di
gru e ruspe. Il porto è osteggiato fortemente dal WWF che ha più volte
promosso iniziative anche di carattere giudiziario per fermarne l’inizio dei
lavori.
Un aborto di porto. Fatto
in fretta e furia con massi e
cemento posizionato tra Falerna e Campora San Giovanni a pochi metri dalla
spiaggia sembra una bagnarola.
l'inchiesta è
stata pubblicata sul settimanale MEZZEURO del 16 marzo 2002
POLO E DS A CACCIA DI AFFARI
IL CEMENTO CONTINUA A FAR DA
PADRONE NEI PAESI DELLA COSTA:
A DIAMANTE: 19 avvisi di chiusura d’indagine su un villaggio turistico
a pochi metri dal cimitero.
Coinvolti sindaco di Forza Italia e Alleanza nazionale
A
BELVEDERE: distrutti dal cemento gli ultimi calanchi
Non accenna a diminuire la colata di cemento nella costa tirrenica. Si
continua a parlare di ambiente, di difesa della natura in tutti i convegni
dove destra e sinistra fanno a gara per sembrare più ambientalisti. Poi nella
pratica sono tutti uguali. I sindaci di centrosinistra di Bonifati, Santa
Maria del Cedro, San Nicola, Praia a mare non si distinguono per azioni da
quelli di centrodestra di Diamante,Fuscaldo,Belvedere e Scalea. Un fiume di
cemento continua a distruggere le colline, le spiagge, i terreni demaniali,
gli alvei dei fiumi. E niente sembra poterlo arrestare.
BONIFATI: Il
Circolo culturale Città di Fella e la sezione di Rifondazione Comunista
lanciano l’allarme su quanto sta avvenendo nel territorio di Bonifati e
Cittadella .
“ Il sindaco- scrive Massimo
Converso segretario di Rifondazione Comunista-
afferma di aver ampiamente confrontato la bozza del nuovo PRG con la
popolazione, ma a cosa serve il confronto se gli unici cittadini, senza
interessi di imprese edili o studi tecnici
che avevano presentato da anni delle proposte sono stati completamente
ignorati da un Sindaco ostaggio politico di chi l’ha eletto e da un tecnico
revisore illuminato nella sua docenza universitaria, ma ferreamente legato
alle <leggi economiche della domanda e dell’offerta> quando scende a
Bonifati?
Nella stizzita presentazione fatta il 27/III alle
Scuole di Cittadella del nuovo PRG, i <protezionisti> (leggasi le
Associazioni Ambientaliste e la Provincia con i suoi Piani Paesistici) sono
stati non a caso frontalmente criticati dall'Amm.ne Com.le e dal tecnico
Celani. E’ evidente che a Bonifati bisogna proporre grandi opere in cemento
per essere realmente presi in considerazione”.
LE PREMESSE : BONIFATI FRANA
Il Geologo Beniamino Tenuta e l’Architetto revisore
Gabrio Celani hanno denunciato la pericolosa condizione statica del
territorio bonifatese aggravata dall’eccesso di seconde case.
IL COSIDDETTO <BORGO MARINARO>
Centinaia di cittadini sottoscrissero la scorsa estate il
Progetto <Rinaturalizziamo
Cittadella> che prevedeva il recupero totale dell'insenatura alla
Marina indennizzando gli ultimi malcapitati proprietari di quella distesa di
inquinante e assordante cemento costruita letteralmente sull’acqua e la
scogliera della suddetta insenatura; il Progetto prevedeva altresì che l’abitato
della Marina venisse difeso con le barriere soffolte, naturale prolungamento
di quelle che verranno costruite entro il 2002 per il confinante abitato
Dalmazia-Stazione.
GLI INTERESSI DEI CENTROSINISTRI E LA DOPPIA VITA DEI
DIESSINI
Come anche i diessini siano interessati alla speculazione
su Bonifati lo dimostrano alcune prese di posizione del sindaco Giuseppe
Cristofaro e attuale segretario zonale del partito:
Non sarebbe stato più coerente con il suo passato politico
ascoltare le proposte della stragrande maggioranza di quanti abitano nel borgo
marinaro nell’arco dell’anno?”.
LA SPIAGGIA di PARISE-PIETRABIANCA
BELVEDERE M.mo.: LA SCOMPARSA DEI CALANCHI . UNA
DENUNCIA PER FERMARE LO SCEMPIO DEL TERRITORIO
La conformazione dei Calanchi è una delle poche rimaste in Calabria. In
genere i calanchi si formano nel giro di milioni di anni provengono da
terrazzi marini. Sono la testimonianza vivente delle mutazioni geologiche che
la terra ha subito dalla creazione ad oggi e costituiscono una forma erosiva
dovuta alle acque piovane per l’azione del loro ruscellamento. Il territorio
di Belvedere ne era pieno e rappresentavano una particolarità unica per lo
scenario visivo che riportava ai film western
. La macchina della speculazione nel giro di venti anni li ha completamente
distrutti e solo una parte di questi ancora resistono alla memoria nella zona
nord a Santa Litterata . Oggi
si riparla di revisione di Piano regolatore, una revisione nel senso
peggiorativo più che del recupero di ciò che resta del territorio
completamente cementificato con caseggiati di ogni stile. Il grido d’allarme
proviene dalla locale sezione di Rifondazione Comunista da poco aperta nel
paese, che ha affisso nelle vie del paese un manifesto di denuncia su quanto
sembra si stia preparando in uno dei prossimi consigli comunali: “ Oramai di
fatto- è scritto nel manifesto- tutte le aree sono divenute in un modo o nell’altro
edificabili senza alcun rispetto per i vincoli esistenti
(idrogeologico,paesaggistico ambientale, zone di rispetto) che come d’incanto
scompaiono senza suscitare alcun sospetto presso gli organi istituzionalmente
competenti ad esercitare a diverso titolo i controlli di legalità. Non esiste
alcuna logica urbanistica – è scritto nel documento affisso- anche
vagamente apprezzabile, alcuna pianificazione del territorio, alcuna
attenzione per le attrezzature ed i servizi collettivi, alcuna idea di città.
E’ l’edificazione privata senza regole il feticcio dei nostri
amministratori che pur in gran parte tecnici dimostrano una grave in cultura
urbanistica. Essa non può essere considerata il
motore dello sviluppo nel territorio e della crescita occupazionale,
come si vorrebbe far credere in base al concetto ideologicamente falso e
rozzo, secondo il quale comunque la tutela ambientale passa in secondo piano
rispetto al lavoro. L’edilizia può e deve ormai
essere a belvedere sempre più un edilizia manutentiva in senso lato e
sempre meno costruttiva e quindi uno strumento urbanistico generale che si
fondi su questo concetto può quantomeno mantenere inalterati i livelli
occupazionali nel settore edile, basti pensare all’enorme patrimonio
edilizio abbandonato da anni e mai più recuperato”. Il documento si
conclude con la proposta di : “adottare un nuovo piano regolatore generale
atraverso un percorso democratico e trasparente che coinvolga le associazioni
, i partiti, singoli cittadini che intendano fornire un contributo propositivo
e attivando un concorso di idee valutato da settori del mondo scientifico e
della cultura ambientalista, indipendenti quindi da interessi locali”.

UNA
FOTO NEGLI ANNI 70 DEI MAGNIFICI CALANCHI sulla sinistra una gru con le prime
costruzioni . Oggi di tutto questo non c'è niente. SOLO CEMENTO.

IN
PRIMO PIANO IL CIMITERO SUBITO SOPRA LE VILLE
Cosa dice la legge : Vincoli di rispetto
cimiteriali
L'inchiesta è stata pubblicata dal settimanale MEZZEURO del 27 aprile 2002
SCALEA: UN AVIOSUPERFICE CHE NON RIESCE A DECOLLARE
E' il tormentone dell'estate, l'aviosuperfice di Scalea. Un serpentone di cemento lungo due chilometri e largo trenta metri che spaccherebbe i due una zona periferica tra i comuni di Scalea e Santa Maria del cedro miracolosamente rimasta intatta dalle recenti e passate speculazioni edili. Un serpentone di cemento sul quale a vista, e cioè senza radar, dovrebbero atterrare piccoli aerei da turismo trasportanti un massimo di 9 persone per volta. Il costo per lo stato è di 25 miliardi. Il progetto è riuscito a passare attraverso i Patti territoriali dell'Alto tirreno cosentino recentemente approvati ed è stato presentato come utile agli aerei della protezione civile, al trasporto di merci di natura agricola, oltre che per lo sbarco di ben 74 mila passeggeri all'anno. Cifre evidentemente gonfiate per ottenere gli altri lasciapassare che invece tardano ad arrivare. Pare che ancora manchi quello del Genio Civile fluviale. L'aviosuperfice dovrebbe sorgere nei pressi del grande Fiume Lao, uno dei fiumi più belli della Calabria, ed uno dei più soggetti a tracimazioni per la sua enorme portata d'acqua. L'esperienza di Soverato ora fa si che al Genio Civile approfondiscano meglio alcune situazioni, che prima invece venivano affrontate con estrema superficialità. Ma quello che veramente bisognerebbe verificare è l'effettiva utilità dell'opera e quello che come si usa dire il costo beneficio. A proposito escono in campo con un documento sia gli ambientalisti di Sinistra verde che lo Slai Cobas di Praia a Mare. Per loro l'accusa è precisa. Si tratta di un avio-truffa.
" Un progetto secondo noi montato ad arte - scrivono Sinistra verde e Slai Cobas -, creato solo per spillare danaro ai vari organismi erogatori di denaro pubblico, e comunque destinato a fallire nella sua inutilità. Tale struttura non è contemplata nel "Piano Nazionale dei Trasporti" ed è appena accennata al punto 4.3 unicamente dal "Piano Regionale" il quale così riporta: " Analogamente è prevista la realizzazione di un aeroporto dinteresse locale nellarea dellAlto Tirreno Casentino,in prossimità del Comune di Scalea". E vediamo i dati ufficiali : previsti 74mila passeggeri,1350 tonnellate di trasporto merci e 95 posti di lavoro. Prendiamo i dati dei passeggeri. Bisogna dire che l'aviosuperfice non è altro che un grande pista di cemento che occuperà una lunghezza di 2 chilometri per trenta metri di larghezza per un totale di 260 mila 515 metri quadrati. Su questa pista potranno atterrare solo voli charter o aerotaxi fino ad un massimo di 9 passeggeri ed a vista , cioè senza alcun sistema di assistenza radar ,esclusi, naturalmente quelli in dotazione del pilota dell'aereo. Questo dato del massimo dei nove passeggeri è un requisito di sicurezza scritto nel "Regolamento per luso di aviosuperfici per attività di Trasporto Pubblico,Scuola,Lavoro aereo" dimminente emanazione da parte dellENAC,Ente Nazionale per lAviazione Civile, il cui art. 3 recita proprio così: "L'uso di aviosuperfici per attività di trasporto pubblico è consentito esclusivamente per i voli: intracomunitari; in condizioni meteo non inferiori a quelle minime prescritte dalle regole del volo a vista; limitato alle ore diurne; ai soli veivoli di MTOM non superiori a 5700 kg e numero di posti passeggeri non superiori a 9 " e noi sottolineiamo nove. Questo vuol dire che ,- continuan il documento- per raggiungere la cifra dichiarata nel progetto , di 74 mila passeggeri, si dovrebbero effettuare su Scalea fino a 8 mila voli all'anno, cioè 23 aerei al giorno! Un intasamento pari all' aereoporto di Malpensa, fatte le debite proporzioni. Il richiamo turistico sarebbe quello di vedere gli aerei che cadono in mare, quelli che si scontrano in cielo, o quelli che finiscono su San Domenico Talao (comè scritto sulle targhe indicatrici poste nello svincolo di S.Nicola Arcella) o sul Castello di Scalea. Uno scherzo, quello che immaginiamo? senz'altro, ma dietro tutte queste cifre sentiamo l'odore della truffa o almeno quello dell'ennesima opera inutile, pur volendo discolpare i politici che di queste cose non se ne intendono, come afferma senza mezzi termini il giornalista ed esperto di cose aeronautiche Alberto Cunto. Ma non si accorgono i nostri politici che, nonostante le reiterate dichiarazioni, i vertici regionali optano per laeroporto (e ripetiamo aeroporto) della Sibaritide, anche perché tale struttura è prevista da tempo dal Piano Regionale dei Trasporti? Si è al cospetto della solita opera opinabile che si costruisce in Calabria, per fare la quale si chiedono centinaia di posti di lavoro per rientrare nelle leggi europee contro la disoccupazione per poi, una volta costruita l'opera, di nuovo tutti disoccupati. E quelli arricchiti restano i proprietari dei terreni venduti, delle ditte appaltatrici, e di coloro che ricevono mazzette per far approvare il progetto e il politicante di turno se ne serve per giungervi con laereo executive in periodo di campagna elettorale. Il turismo secondo noi si incentiva in altri modi, intanto governando l'esistente e le risorse che già esistono. Investire nel Parco del Pollino partendo dalla sua storia; lottando per ottenere il Parco Marino; creando le vere strutture che mancano quali la linea ferroviaria ed il trasporto pubblico verso i paesi dell'interno e fra quelli della riviera; incentivando i trasporti, specie quelli su ferro fra la Riviera e l'aereoporto di Lametia , per raggiungere il quale oggi non basta 1 ora e mezza di pericoloso viaggio in auto date le precarie condizioni della SS 18 tirrenica.".
In vista nel tirreno cosentino, quindi l'ennesima opera inutile, se mai sarà finanziata, che si aggiungerà alle tante altre abbandonate e inutilizzate, mentre le effettive strutture di cui tutta la costa tirrenica ha bisogno tardano ad essere progettate e finanziate.
articolo di Francesco Cirillo
non pubblicato
AMANTEA: CAMION SI RIBALTA E SI SCOPRE UN TRAFFICO DI RIFIUTI TOSSICI
La popolazione è allarmata e ha paura per quanto è successo sabato notte in località Tonnara di Amantea. Un camion proveniente da Caserta e probabilmente diretto in Sicilia si è ribaltato spargendo nella zona circostante sacchi e liquidi tossici. La zona è stata subito perimetrata ed è stato impedito l'accesso ai curiosi ed ai passanti, ma forse con ritardo mettendo probabilmente in pericolo i primi soccorritori. A tutt'oggi al sindaco LaRupa non è stato comunicato ancora niente di quanto trasportasse il camion, e le uniche ordinanze messe in atto sono quelle relative alla deviazione del traffico . Tutto è in mano alla Prefettura di Cosenza ed alla magistratura paolana che sta indagando sul caso. Ma il fatto è di per sé di una gravità eccezionale che dimostra una serie di cose, che le associazioni ambientaliste da anni vanno gridando ai quattro venti. Intanto il fallimento della politica sui rifiuti che ancora oggi nonostante commissari, sub commissari, assessori recentemente arrestati, processi archiviati ,continua ad essere nelle mani della mafia e di personaggi senza scrupoli che usano il territorio calabrese come discarica o come luogo dove tutto è possibile fare senza essere incriminati. Tutti si chiedono come può un camion partire da Caserta e dirigersi in Sicilia, passando per punti strategici come Lagonegro e Falerna, senza essere fermati e controllati ? In quali protezioni possono contare ? Eppure i casi in Calabria di traffico di rifiuti tossici sono numerosi e abbastanza recenti . Si pensi a Santa Domenica Talao e alla discarica tossica nella fornace abbandonata. Questo soli dieci anni fa. Per questo un assessore fu inquisito ed insieme a lui, diversi funzionari e un boss mafioso locale. Tutti assolti nel processo che seguì o condannati a pene pecuniarie. Si pensi ancora al traffico di rifiuti che dall'Enichem di Crotone doveva portare 35 mila tonnellate di scorie di ferrite in Sardegna, luogo dove non sono mai arrivate, essendo stati sotterrarti nelle campagne di Cassano Jonio. Per tutto questo , due processi sono in itinere, uno a Castrovillari alle ditte che hanno trasportato e sotterrato il materiale tossico ed uno a Catanzaro dove per reato amministrativo sono in attesa del processo l'ex assessore all'ambiente Stancato ed alcuni funzionari della regione. Si pensi ancora ad una misteriosa nave che trasportava rifiuti radioattivi, la Korabi, scomparsa nel mare jonio qualche anno fa. O al rapporto presentato al parlamento dal presidente della commissione parlamentare sui rifiuti, on. Massimo Scalia che parlava di alcuni piloni della superstrada ionica dove la mafia ha cementificato bidoni radioattivi. Insomma segnali allarmanti che non hanno ,né fatto aumentare le indagini su questi casi, né allertato le forze dell'ordine nei controlli stradali le forze dell'ordine . Rieccoci quindi ancora a parlare di rifiuti tossici e nuovamente nel tirreno cosentino, alla fine di una stagione turistica già di per sé inquinata, in una zona ad alto livello turistico piena di strutture alberghiere e intensamente popolata. E la sezione del WWF di Amantea grida forte le proprie preoccupazioni che spera , diventino delle autorità preposte alla salute e dell'ordine pubblico. "Ciò che si è verificato ad Amantea - scrive il WWF in un comunicato diffuso ieri- non deve essere sottovalutato né dai rappresentanti degli enti locali, né dalle forze di polizia né ancora più dalla magistratura e né dall'opinione pubblica. A tali autorità il WWF chiede la predisposizione di urgenti provvedimenti al fine di tutelare la salute pubblica e l'ambiente. Inoltre- conclude il comunicato- il WWF ha trasmesso nota al Prefetto di Cosenza affinchè valuti di informare urgentemente l'opinione pubblica sulle caratteristiche e quantità dei rifiuti pericolosi e tossico nocivi riscontrati all'interno del TIR, sulle possibili conseguenze sulla salute pubblica e su possibili contaminazioni del suolo, dell'aria e dell'acqua". A proposito, interpellato dal nostro giornale, il sindaco LaRupa, ha dichiarato che nella giornata di oggi potrà riferire dei dettagli del caso e dei provvedimenti che intenderà prendere .
Francesco Cirillo
Sul Domani del 11 sett,2001
VIAGGIO NELLA SANITA' MALATA- L'ASL N° 1
ENNIO LOGATTO SUBITO SOTTO INCHIESTA
Il nuovo direttore amministrativo Ennio Logatto da poco eletto dalla Giunta Chiaravalloti, non si dispera della situazione trovata e si dice fiducioso della possibilità di uscire dalle secche create nella precedente gestione Di Giosa. Ma a distanza di qualche mese, il 23 gennaio scorso, della sua elezione a manager , Logatto ha subìto una perquisizione domiciliare e nei propri uffici dell’ASL di Paola da parte della Guardia di Finanza di Paola . La perquisizione e la successiva inchiesta sono scattate a seguito di una denuncia fatta dal presidente dei revisori dei conti dell’ASL di Paola, dott. Antonino Messina inviata al Ministero del tesoro, della Sanità. Il dott. Luciano D’Emanuele procuratore capo del Tribunale di Paola ha ritenuto valide le argomentazioni poste nella denuncia aprendo l’inchiesta e di conseguenza le perquisizioni negli uffici dell’ASL di Paola, nell’abitazione del dott. Ennio Lo gatto e in alcune Cliniche private convenzionate con l’ASL. Gravi le accuse mosse, certamente tutte da verificare, che vanno dall’abuso d’ufficio assumendo impegni di spesa per ingenti importi senza copertura finanziaria, all’espletamento di concorsi pubblici senza il rispetto delle vacanze organiche presenti nelle strutture sanitarie e senza la preventiva e necessaria copertura finanziaria. Ed ancora altre accuse: la nomina del responsabile amministrativo dell’ASL di Paola senza i requisiti necessari, l’aggiudicazione di una gara di fornitura di materiale in contrasto con il parere della sottocommissione, l’emissione di mandati di pagamento per rimborsi di missioni e straordinari non effettuate da dipendenti e senza relativa certificazione contabile. Partendo dall’inchiesta giudiziaria abbiamo cercato, di approfondire le varie problematiche esistenti nella nostra ASL, per farci un’idea del lavoro svolto dal nuovo manager ma soprattutto per capire principalmente con gli occhi dell’utente quali siano veramente le problematiche dell’azienda sanità nell’alto tirreno cosentino. Pochi i medici e gli infermieri che hanno dimostrato disponibilità alla nostra inchiesta e molte cose sono state cacciate dalla loro bocca a forza di insistenze, segno di quanto l’inchiesta giudiziaria in corso pesi nei rapporti fra personale e dirigenza .
La cosa più grave della situazione sanitaria attuale è la mancanza di approvazione di un nuovo Piano Sanitario regionale, che è ancora in discussione da anni. Mentre il Piano sanitario locale è scaduto da ben cinque anni. Qualche voce dice che addirittura nel nuovo piano sanitario regionale è prevista la soppressione nella sola provincia di Cosenza di ben quattro o cinque ospedali e molti sostengono che fra questi vi sia proprio l’Ospedale di Praia a Mare. Diventa assolutamente improbabile allora che la struttura ospedaliera di Scalea, di cui abbaiamo parlato nel numero scorso possa essere definitivamente utilizzata . Voci di piazza a Scalea dell’ultima ora dicono che l’Amministrazione comunale abbia intenzione di vendere la struttura a dei privati, argomento sul quale torneremo. Se si va quindi verso la privatizzazione di diversi servizi sanitari è normale che i tipi di investimenti finanziari siano diretti in un senso piuttosto che in un altro, aprire un nuovo ospedale quindi non avrebbe nessun senso.
L’APPALTO ALLA MEDICASA DI UN MILIARDO E 800 MILIONI
Gli ultimi finanziamenti strutturali difatti sono andati verso gli ospedali di Paola e Cetraro che hanno subìto sostanziali mutamenti nella ricezione alberghiera, mentre su Praia vi è stata solo una ristrutturazione nell’impiantistica idraulica ed elettrica. E le perplessità vengono proprio sulle spese che l’ASL sta mettendo in atto. Da una parte un frenetico ammodernamento dei macchinari che felicita tutti in primo luogo in questo caso l’utenza, ma dall’altra anche spese un pò dubbie, dichiarate non necessarie nell’immediato proprio per la carenza del personale. Parte da questa carenza per esempio il recente affidamento ad una ditta privata dell’ ADI (Assistenza Domestica Integrata). Un appalto di ben 1 miliardo e 800 milioni, l’anno, vinto da una ditta di Milano con succursale a Catanzaro, la Medicasa. Forti i dubbi che immediatamente si sono sollevati da più parti. Per esempio come può una ditta di Catanzaro garantire servizi domiciliari a gente di Verbicaro o di Aieta paese, pur avendo un presidio in Paola ? Non sarebbe stato meglio con quel miliardo e 800 milioni trovare mezzi e strumenti direttamente nel nostro territorio, sfruttando giovani medici ed infermieri disoccupati e che comunque conoscono bene il proprio territorio, mettendo in moto un lavoro sinergico da fare con i medici di base di ogni singolo paese che meglio di tutti conoscono le problematiche del singolo malato ? Si dice che prima era così ma a distanza di pochi mesi molte le lamentele che giungono ai vari distretti sanitari di utenti per mancate prestazioni da parte della Medicasa. Pare e su questo attendiamo risposte, che la Medicasa si serva di personale del luogo pagandolo a 28 mila lire l’ora. Sono infermieri dei vari ospedali che hanno dato la disponibilità extraoraria. Quindi si potrà ottenere assistenza solo nelle ore pomeridiane ? ma così si sfrutta solo il personale paramedico e non quello specialistico come spesso molte cure richiedono. Difatti come fa un malato allettato , grave subnormale, che ha bisogno dell’assistenza medica specialistica, che vuol dire geriatrica, ortopedica,psichiatrica, fisiatrica supportata da un assistente sociale e da uno psicologo , a ricevere l’assistenza necessaria ? Se mancano queste professionalità nel servizio domiciliare, questi due miliardi servono solo per mandare infermieri a fare iniezioni ? Tanto valeva, dicono in molti ,che le cose rimanessero come erano prima, quando si sfruttava il personale infermieristico locale con tutte le difficoltà esistenti nel servizio.
CONVENZIONI CON TUTT’ ITALIA MA A CHE COSTI ? Ma paga la politica delle convenzioni, mentre le nostre strutture sono deficienti ? Il manager Logatto è convinto di tutto questo e se ne vanta in un intervista alla Provincia Cosentina: “Abbiamo stipulato – ha dichiarato Logatto- convenzioni con quattro università italiane: Pisa per quanto riguarda il trattamento di patologie legati al settore endocrinologico; Bologna per quanto riguarda la medicina interna e il trattamento di epatiti; il Gemelli di Roma per la cardiologia e Tor Vergata per la ginecologia “. Quanto intacca tutto questo nei bilanci e quanto nella professionalità locale oltre che nel rilancio delle strutture sanitarie locali ? Se ci si convenziona con il Gemelli di Roma che senso ha potenziare la cardiologia qui da noi ?Nella costa tirrenica come in tutta Italia d’altronde due sono le cause principali di morte: il tumore e l’infarto. Se si vuole intervenire quindi nella prevenzione e nella cura è chiaro che questi sono i reparti che andrebbero potenziati. Ed invece sono allo stato di punto zero.
Il Polo oncologico è quanto di più grave possa esistere nell’Ospedale di Paola.
Parla Marianna Presta, ex Presidente dell’USL, e parla con la consapevolezza di chi ancora oggi a distanza di tanti anni si sente investita dai cittadini dai vari problemi che l’Azienda sanitaria attraversa oltre che da un caso familiare di tumore che la vede coinvolta personalmente. Le recenti prese di posizione da parte del sindaco di Paola Giovanni Gravina e del presidente della Commissione lavori e sanità dello stesso comune, Graziano Di Natale, a proposito del Polo Oncologico nell’Ospedale di Paola, hanno aperto nuove discussioni fra i tanti cittadini che quotidianamente si trovano ad affrontare tali drammatici problemi. La signora Presta parte con grandi elogi per il Prof. Filippelli che dirige l’attuale reparto e che è riconosciuto come grande esperto della materia in tutta Italia. “Proprio per questo - ci dice Marianna Presta -avrebbe bisogno di un reparto funzionante con personale e altri medici”. E la delibera firmata dal direttore generale sanitario dott. Ennio Logatto andava proprio in questo senso, anche se è stata modificata nella sostanza , riducendone il personale che non è da poco per tenere avviata una struttura. “ Purtroppo . continua l’ex presidente dell’USL Presta- la regione Calabria non ha dato nessuna risposta nemmeno alla seconda delibera modificata e ridimensionata nel personale e nel costo come concordato con lo stesso assessore regionale. Purtroppo ancora una volta dobbiamo registrare l’assenza ed i ritardi di una giunta regionale su problemi importanti del nostro territorio dove spesso un diritto diventa un piacere e dove spesso ci si affida all’arte dell’arrangiarsi e del fare miracoli”. Un altro motivo di riorganizzarsi riguardo al Polo oncologico, ci spiega Marianna Presta “ è il costo che l’azienda paga per la migrazione sanitaria degli utenti del nostro territorio che si ricoverano per prestazioni oncologiche in altri centri fuori regione con disagi e costi familiari notevoli”. “Il reparto oncologico di Paola. Prosegue Presta- è insufficiente rispetto al bacino di utenza ed a una reale prestazione del servizio non solo all’interno del Polo, per carenze di strutture e di personale ma anche perché non ha la possibilità di proiettarsi nel territorio per la cura di un ammalato di tumore che non è solo la chemioterapia o la radioterapia ma è anche assistenza domiciliare con cure infermieristiche, mediche e psicologiche per dargli tranquillità, fiducia e speranza “. Sono tanti difatti gli ammalati che si rivolgono alla struttura di Paola, circa 8600 gli interventi di ammalati provenienti dall’Asl n°1 l’anno scorso e oltre 2000 quelli provenienti da altre Asl, proprio per questo sarebbe necessario che la regione intervenga al più presto su questo tema evitando semmai di sprecare quei 13 miliardi che intende investire per una struttura nuova all’interno dello stesso ospedale di Paola. Ipotizzando l’utilizzo di strutture abbandonate quale l’ospedale di Scalea che aspetta proprio di essere utilizzato per non entrare nella casistica delle opere inutili della nostra regione. Un Polo Oncologico potrebbe essere una chiara e concreta utilizzazione.
Ma nella stessa delibera richiesta dall’Ospedale di
Paola mancano nuovi posti letto. Attualmente esistono solo 5 posti letto a
Paola per i malati di tumore ed in ogni caso da day ospital. Una tragedia per
i malati sofferenti della malattia del secolo, costretti a spostarsi a Cosenza
dove peraltro esistono solo dieci posti letto o a Napoli dove esiste una
maggiore ricettività. Basti per esempio la storia di un giovane di Sangineto,
colpito da una forma di tumore legata alla ghiandola del timo che si vede
costretto ogni 21 giorni a spostarsi a Napoli . Solo a Napoli dopo giri
fra i tanti ospedali è riuscito ad ottenere
un posto letto in ospedale per i tre giorni di chemio che gli occorrono per il
suo male. Non è riuscito ad ottenere nessuno dei cinque posti a Paola e
nessuno dei dieci a Cosenza.
Alla chirurgia è legato il reparto trasfusioni.
UN MESE PER LE VISITE SPECIALISTICHE
E LE CLINICHE PRIVATE QUANTO RICEVONO DALLA REGIONE.
Il 50% del bilancio dell’ASL è assorbito dalle Cliniche convenzionate con la regione. Alcune di queste hanno raggiunto livelli ottimi nelle prestazioni chirurgiche convenzionandosi con ottimi professionisti a livello nazionale. Ma su altre converrebbe un accurata inchiesta da parte dell’ASL. Per esempio sui posti letto occupati. E’ notorio che per mancanza di personale infermieristico o per un’assistenza più diretta, molti ammalati sono costretti a far ricoverare propri parenti. Questi sono ricoverati per accertamenti e restano ricoverati fino a quando non sono dimessi i veri ammalati. Che incidenza hanno sui costi dell’azienda ? Non dimenticando che la regione Calabria è una delle poche regioni che ha risposto al federalismo immettendo un ticket di ben 2000 lire per far fronte alle spese sanitarie. Un ticket che quindi poteva essere ben evitato se si fosse fatto prima un indagine sugli sprechi di tale azienda. Ed uno di questi poteva proprio consistere nel verificare i posti letto gestiti dalle case private convenzionate.
LA SOCIETA’?
Grave la situazione sulle problematiche sociali. La tossicodipendenza, l’alcolismo, la malattia mentale , l’handicap , i consultori familiari , dovrebbero essere al primo posto nelle problematiche territoriali. Grande dovrebbe essere la prevenzione e l’intervento diretto caso per caso nel territorio. La realtà è ben diversa. Il SERT che ha sede a Scalea, ha un solo medico. E lì si distribuisce solo metadone. Manca un equipe di psicologi e sociologi, che facciano azione di prevenzione sul territorio. Nessuna azione è prevista sulla prevenzione dell’alcolismo che è molto alto specie nei paesi dell’interno. Anche i consultori familiari che prima esistevano in ogni comune ogni sono ridotti al lumicino. Due su tutto il territorio dell’ASL. Non esiste prevenzione quindi sulle tematiche legate alla famiglia, sulla pedofilia, sull’aborto,sulle violenze. Problemi di cui ci si accorge solo quando finiscono in tribunale e sui giornali. Ma nella quotidianità nessuna aiuta la donna vittima di violenza da parte del marito, né il bambino vittima della pedofilia, né coloro che sono schiavi dell’alcool. Malissimo la situazione per chi ha problemi di handicap. La legge a proposito parla chiara. L’ASL deve garantire il portatore di handicap in tutte le sue esigenze e questo oggi dovrebbe garantirlo la Medicasa vincitrice dell’appalto. L’ASL, rispetto alla legge vigente deve fornire al portatore di handicap il letto ortopedico, la carrozzella elettrica, e tutto il necessario per condurre un’esistenza qualificata e soprattutto dignitosa. Ed invece le cose non vanno così. Lunghe le attese per ottenere gli strumenti e i medicinali necessari. Pochi gli insegnanti di sostegno per i bambini nelle scuole. Pochi i comuni che hanno provveduto all’abbattimento delle barriere architettoniche nonostante la legge a loro favore. Addirittura per raggiungere i luoghi deputati alle visite periodiche di invalidità mancano scivoli e ascensori. Al Poliambulatorio di Diamante solo dopo diverse denunce da parte degli ambientalisti del paese si è riusciti ad ottenere una rampa per chi giunge in carrozzella. Ma a Scalea ancora resta grave la situazione. Le visite ambulatoriali del Distretto sanitario Praia - Scalea, si svolgono nell’ex comune . La commissione di invalidità è presieduta dal dott.Mario Russo, che è anche sindaco di Scalea e consigliere provinciale oltre che dirigente di Forza Italia. La visita dei disabili è quanto di più osceno si possa assistere, avviene in vecchie stanze, dopo lunghe scalinate prive di scivoli, con difficoltà di trovare parcheggio e quindi far scendere i malati dall’ auto. Spesso le visite sono avvenute nelle stesse auto dei disabili. Altri sono stati trasportati su sedie e barelle. La cosa grave lamentata da molti ammalati è che bisogna fare due o tre viaggi nell’ambulatorio. Una per la visita e le altre per ottenere la certificazione che non è data al momento della visita stessa per l’assenza spesso del sindaco impegnato in altre riunioni. Ugualmente grave la situazione dei malati mentali. Il CIM (centro di igiene mentale) si trova in un edificio malmesso, offerto dal Comune di Santa Maria del cedro . E’ costituito da 6 stanze ed un solo bagno per il personale , sprovvisto di bagno per handicappati, in questa situazione accoglie i pazienti. Nel centro lavorano tre infermieri, due psichiatri ed un neopsichiatra, una psicologa, una sociologa, un assistente sociale che devono lavorare su un territorio vastissimo che comprende tutta l’Asl da Paola fino a Tortora compresi i paesi dell’interno. Pochissimi davanti ad un lavoro immenso che dovrebbe comprendere un dialogo complesso con il singolo malato. Invece tutto si risolve con la solita somministrazione di una pasticca o di un iniezione, essendo considerati tutti malati cronici e inguaribili.
E’ un altro punto dolente. D’altra parte se in una fabbrica di 300 operai, la Marlane di Praia a Mare sono deceduti negli ultimi dieci anni oltre 80 operai senza che l’ASL abbia svolto verifiche serie su quanto avvenuto la dice lunga su come questi uffici si muovono nel territorio ( vedi inchiesta su pagina Marlane ) . Esistono sopralluoghi sui posti di lavoro ? Esiste un monitoraggio per quanto riguarda i locali dove si svolgono attività lavorative ? Fabbrichette sparse sul territorio spesso allocate in garage, senza uscite di sicurezza senza respiratori, senza aria condizionata, sono periodicamente controllati dall’ASL? E ancora . L’elettromagnetismo con il proliferare di antenne su tutto il territorio quanto è legato all’aumento di tumori nella nostra costa tirrenica ? Attorno all’antenna Tim di Diamante, posta in pieno centro abitato, e da poco sequestrata dopo una denuncia degli ambientalisti, sono stati accertati ben 22 decessi per tumore. L’ASL ha pensato di svolgere indagini epidemiologiche sul territorio ? E gli acquedotti, i depuratori, gli scarichi delle materie usate, sono oggetto di controlli da parte del dipartimento di prevenzione ? Da quanto leggiamo sulle cronache dei giornali e sulle denunce degli ambientalisti tutto questo sembra che non avvenga ed attendiamo risposte e smentite a proposito da parte della dirigenza .
Tutti gli edifici che abbiamo controllato, a parte la sede ASL a Paola super moderna, sono in una situazione di fatiscenza incredibile. Muri sporchi, scale e sale sporche, senza servizi igienici idonei. Sprovvisti di sale d’attesa idonee e soprattutto con sedie e divani per gli utenti in attesa. Basti visitare il poliambulatorio di Diamante, il CIM di Santa Maria del cedro, il dipartimento sanitario nell’ex comune di Scalea, vari ambulatori comunali dove spesso gli stessi medici provvedono a proprie spese alla pulizia.
MA QUANTO CI COSTANO LE GUARDIE MEDICHE ? POTENZIARLE O SOSTITUIRLE ?
Sono 34 i punti delle guardie mediche nell’ASL n1. Ogni punto di guardia ha quattro medici che a turno coprono tutte le notti della settimana. Ma servono ancora oggi le Guardie mediche ? In Campania, in Toscana, nel Lazio sono state tutte integrate con il servizio del 118. Un modo diretto e rapido per ricevere subito soccorso specie per quei paesi dell’interno e lontani dagli ospedali. Da noi forse occorrerebbe data la lontananza di molti paesi dagli ospedali fornirli di un autoambulanza con autista riqualificandole e rafforzandole. Solo grazie al contributo di un emigrato in America che ha acquistato un edificio è stato possibile aprire un Poliambulatorio a Verbicaro, un grande passo in avanti per un comune posto sempre ai margini in strutture e servizi.
E LE GUARDIE TURISTICHE ?
Fino a due anni fa esistevano le Guardie Turistiche. Un istituzione importante che sopperiva in gran parte all’enorme flusso turistico. Ora da due anni sono state eliminate e affidate ai medici di base con un costo enorme per l’Azienda. Certo un grande regalo ai medici di base, ogni turista gli frutta ben 30 mila lire per la visita ambulatoriale e 50 mila per quella domiciliare . Ma la cosa non va bene agli utenti che si vedono l’estate costretti a fare grandi file negli studi del proprio medico.
Inchiesta pubblicata dal settimanale MEZZEURO del 6
aprile 2002
Medici generici 115
Medici Pediatri 19
Servizi di supporto
Dipartimento di Prevenzione / Dipartimento di salute mentale / Assistenza domiciliare /Centro unificato di prenotazione
Ambulatori e laboratori 28 : Di cui 10 privati accreditati
Punti di Guardia medica 34
Medici titolari 148
Ospedale di Cetraro 136 posti letto 53 medici 151 infermieri 7415 ricoveri
Ospedale di Paola 110 63 134 6129
Ospedale di Praia 144 29 105 5390
Ninetta Rosano Belvedere 145 posti letto 33 medici 51 infermieri 5942 ricoveri
Spinelli 60 14 22 2208
Cascini 100 18 36 4653
San Luca di Praia 30 11 5 711
Medical
Hotel Sangineto 30
3
-
586
CONTINUA L'EMERGENZA RIFIUTI
Come diceva un famoso conduttore televisivo: " la domanda sorge spontanea" e cioè ci si chiede , come mai tutte le storie dei rifiuti tossici, dei traffici avvengono , iniziano o finiscono sempre e solamente in Calabria ? E come mai , nonostante vi sia una regione conmissariata in materia di rifiuti con due sub commissari di rispetto quali l'Ing. Papello, in area di centrodestra e parente stretto del ministro Gasparri, e l'avv. Reale, in area verde, i quali pur attorniati da una ottantina di impiegati a vario titolo e livello, la situazione sfugge al loro controllo ? E come mai la regione nonostante i ripetuti appelli da parte delle associazioni ambientaliste e pressata da diverse interrogazioni regionali , in maggioranza fatte dal gruppo del centrosinistra, esclusi i verdi, non richiede lo scioglimento di tale commissione, riconsegnando i poteri al proprio assessorato all'ambiente ? Misteri della Regione Calabria. Voci ben informate dicono che il mantenimento di tale commissione sia legato solo agli stipendi che i membri ricevono ed anche ad un surplus di stipendio che lo stesso Presidente Chiaravalloti riceve in quanto presidente della stessa. Soldi che arrivano dal governo e non dalla Regione Calabria e che si perderebbero se la commissione fosse sciolta. Quindi sarebbe solo una questione di danaro ma l'ultimo arresto e sequestro dell'ennesimo impianto avvenuto a Tortora dà maggiore forza ad altri interrogativi. E cioè l'esistenza di un partito occulto trasversale che fa si che sia possibile trovare in Calabria, permessi facili, terreni abbandonati, connivenze mafioso-politiche, l'apporto di ditte con i mezzi necessari che consentono l'abbandono di rifiuti, la sepoltura di bidoni tossici , il seppellimento di camionate intere di ferrite di zinco. L'unico processo ancora in piedi in Calabria per i rifiuti tossici si svolgerà a breve a Castrovillari e a Catanzaro e riguarda un inchiesta giudiziaria che vede coinvolti politici, funzionari della regione e ditte edili. Tutti a piede libero e tutti ancora ben accreditati negli ambienti politici. L'inchiesta riguarda un traffico di rifiuti che consentiva il trasporto di rifiuti tossici provenienti dall'impianto industriale Enichem di Crotone, nei terreni agricoli di Cassano J. piuttosto che condotti ad un impianto di smaltimento in Sardegna e autorizzato a questo tipo di interventi. Nello scorso gennaio il GIP presso il tribunale di Catanzaro ha concesso la proroga del termine di conclusione delle indagini preliminari richiesto dal sostituto procuratore dott. Giancarlo Bianchi, recentemente subentrato al collega Salvatore Dolce. Il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto infatti di aderire alla richiesta del pubblico ministero tenuto conto della complessità delle indagini e dell'elevato numero degli iscritti nel registro degli indagati. Le ipotesi di reato riguardano il concorso in abuso di ufficio, falso e truffa ai danni di ente pubblico in merito al conferimento di incarichi professionali a vario titolo . Ma l'inchiesta abilmente è stata divisa in due tronconi. Uno va a Castrovillari e riguarda il disastro ambientale, l'altra resta a Catanzaro dove è previsto solo il reato amministrativo e riguarda i politici ed i funzionari della Regione Calabria coinvolti. Nelle due inchieste restano comunque nomi eccellenti. Uno fra tutti è quello dell'Ing.Giovan Battista Papello che ritroviamo nell'attuale commissione rifiuti nonostante l'avviso di garanzia. Un altro è quello dell'ex assessore regionale e allora anche Commissario delegato per l'emergenza rifiuti Sergio Stancato , oggi elemento di spicco del PSI di Gianni De Michelis. E poi ancora Francesco Grossi responsabile dell'Ufficio legale del Commissario straordinario; Giuseppe Luppino componente dell'Ufficio legale. I fatti si riferiscono al 1998 alla Giunta di centro-destra di Giuseppe Nisticò. Dopo gli arresti ecco che la commissione viene sciolta e riformata con all'interno quasi gli stessi nomi di prima e l'aggiunta dell'avv.Italo Reale in quota verde, essendo allora ministro il verde Ronchi. Data la situazione attuale le cose non sono cambiate. L'ing. Papello è quello che a tutt'oggi firma il nuovo piano regionale dei rifiuti che vede migliaia di cittadini scendere in piazza per fermare la nascita degli inceneritori e di nuove discariche, mentre la raccolta differenziata è ferma all'1 %.
Ma non si fermano neanche i traffici illegali e gli inquinamenti di ogni genere, scoperti solo grazie al lavoro meticoloso che carabinieri del Nucleo ecologico e Guardia di Finanza fanno sul territorio. E sono proprio i carabinieri il 21 aprile scorso hanno provveduto a notificare gli arresti domiciliari per Agostino Duca di San Lucido quale rappresentante legale della WTS srl e per la sua segretaria della stessa azienda Rosa Orlando di Tortora. Nell'inchiesta condotta dai carabinieri denominata " Operazione Econox" sono finite altre 13 persone indagate per altri vari reati e sono stati sequestrati oltre all'impianto stesso di depurazione anche 40 mezzi da lavoro . L'impianto serviva a trattare i liquami provenienti dallo spurgo dei pozzi neri ed era l'unico in tutta la zona tirrenica. Il sindaco di Tortora , Lamboglia, ha subito convocato un consiglio comunale straordinario ed aperto per discutere della vicenda. Il sindaco durante io consiglio rivela alcuni fatti che hanno preceduto l'avvio dell'indagine ed il conseguente sequestro e arresto. " I nostri vigili urbani - ha dichiarato il sindaco- in data 9 agosto 2001 hanno proceduto al fermo di un autospurghista che stava scaricando i liquami in un fiume". Da qui l'avvio dell'indagine ma il sindaco dice di più rispetto alle autorizzazioni in possesso di tale impianto e le responabilità per i controlli : " Siamo passati da un autorizzazione della regione data negli anni 90, a quella successiva del sindaco protempore e nel 2001 di una nuova autorizzazione da parte della provincia. Poi c'è un autorizzazione del Commissario per l'emergenza dei rifiuti. Nel documento pubblico- aggiunge il sindaco- il Commissario fa riferimento al documento rilasciato dalla provincia, questo perché sia chiaro che non esistono autorizzazioni comunali ". Ma l'impianto di Tortora era stato già al centro di un misterioso episodio avvenuto nella notte del 5 dicembre 1998, allorchè alla foce del fiume Noce , sul quale scarica detto impianto, furono trovati migliaia di pesci morti. Le indagini andarono verso il tipo di depurazione e l'eventualità che da tale impianto fossero usciti liquami trattati con materiale tossico. Niente riuscì a dimostrare tale responsabilità, anzi il gestore ora arrestato , Agostino Duca, ebbe il coraggio di presentarsi ad un assemblea infuocata, organizzata qualche giorno dopo dallo stesso sindaco attuale Lamboglia. Il Duca asserì la propria innocenza e invitò tutti a visitare il proprio impianto per rendersi conto di persona della perfetta efficienza e pulizia. I pesci morti trovati sull'arenile vennero portati a Portici, preso un laboratorio specializzato, per un analisi scientifica e approfondita, che non portò a niente, in quanto si disse che se fossero morti per l'uso di ammoniaca questa non lascia nessun tipo di traccia. Tutto finì in una bolla di sapone. E a distanza di qualche mese la stessa moria di pesci avvenne a Bisignano dove lo stesso proprietario gestisce un identico impianto. Anche in questo caso non si arrivò a nessuna determinazione e tutto continuò come prima. I pesci , allora, si sono suicidati !
Come il controllo del territorio sfugga di mano e l'illegalità dilaghi si vede anche dalle piccole cose. A Santa Maria del Cedro, patria di tutte le ditte di autospurgo della Riviera, la Guardia di Finanza , al comando del luogotenente Giuseppe Salerno, già segnalato dal WWF regionale per l'enorme lavoro di prevenzione ecologica che svolge sul territorio, coordinato dal Comandante provinciale, colonnello Antonio Lupia, il 19 aprile scorso ha scoperto uno scarico abusivo direttamente in terreno di materiale proveniente da un colorificio. I liquami prodotti dalla lavorazione, molto presumibilmente tossici venivano immessi direttamente e senza essere depurati nella rete pluviale delle acque bianche che finivano in mare. Il proprietario della ditta è stato denunciato per inquinamento ambientale e lo stabilimento posto sotto sequestro. Ma anche qui sorge spontanea una domanda. L'ASL, i Vigili Urbani, lo stesso sindaco non hanno nessuna responsabilità su quanto successo ? E' possibile che debbano intervenire Guardia di Finanza e carabinieri per porre fine ad atti illegali, quanto questi potrebbero essere prevenuti e corretti dall'inizio ?
La madre di tutti i problemi sta nel
Piano regionale dei Rifiuti.
In un recente incontro avuto fra il responsabile dei
rifiuti del WWF Francisci e il sub Commissario ai rifiuti Italo Reale sono
stati messi in evidenza i pericoli che la Calabria continui ad essere patria
del traffico dei rifiuti tossici e che il Piano dei rifiuti recentemente
approvato sia del tutto inadeguato di fronte a questa emergenza. Anzi si è
rilevato da parte del WWF che ad un emergenza ne possano nascere tante altre
piuttosto che l'eliminazione totale di queste . Preoccupazione evidenziata
anche dal SISDE, che in un recente segretissimo dossier, rivelava che
attraverso i satelliti si è potuto scoprire l'esistenza di vaste zone in
Calabria usate dalla mafia per seppellire tonnellate di rifiuti tossici. E
queste zone coincidevano con interi villaggi turistici ed alberghi gestiti
dalla mafia. Veniamo al Piano regionale recentemente approvato. Un librone di
centinaia di pagine di non facile comprensione. La filosofia di fondo è
impostata su una gestione
finalizzata alla costruzione di nove impianti di preselezione di rifiuti,
trattamento e produzione di CDR ( combustibile da rifiuti) e di due
inceneritori, uno già in via di attuazione a Gioia Tauro e l'altro nella
provincia di Cosenza. Attualmente sembra che questo inceneritore ballerino sia
stato avvistato nel comune di Figline Vegliaturo , grazie all'imperizia di un
sindaco che pensa di creare qualche posto di lavoro piuttosto che spargere
diossine e ceneri sulla sua popolazione. Ma notizie dell’ultima ora ci dicono che anche nel sito
di Figline Vegliaturo l’impianto non si farà. Lo ha dichiarato in una
riunione con sindaci e associazioni di cittadini l’assessore regionale Pino
Gentile. A chi toccherà allora , quale altro paese sarà scelto e soprattutto
come sarà scelto , con quali caratteristiche ? L'impostazione del Piano sui rifiuti nasce con una forte
pregiudiziale dovuta dalla recente direttiva ( la n°77 del 2001) emanata dal
Parlamento Europeo che prevede, al più presto, l'eliminazione dell'anomalia
tutta italiana per cui si considera il CDR come fonte di energia rinnovabile e
pertanto oggetto di congrui contributi da parte dello stato.
Alla base di tutto manca il dato reale ed attendibile della quantità
totale dei rifiuti prodotti in Calabria e della loro consistenza merceologica,
poichè nel lavoro effettuato ci si è avvalsi solo di stime a campione svolte
su tre comuni del lametino non certamente rappresentativi di tutta la regione.
E su tutto manca lo studio su dove saranno inviati i rifiuti tossici e
speciali provenienti dagli stessi inceneritori. Il 30% di quanto viene
bruciato viene restituito dallo stesso inceneritore sotto forma di rifiuto
tossico indistruttibile. Questo vuol dire che dai due inceneritori usciranno
ogni anno dalle 70mila alle 100 mila tonnellate di rifiuti tossici. Dove
saranno messi nessuno lo sa ! O qualcuno pensa che ci penserà la mafia, dal
momento che in Calabria il traffico dei rifiuti frutta ogni anno centinaia di
miliardi ?
I sindaci fanno finta di non sapere
niente.
L'attività delle associazioni ambientaliste negli ultimi anni in Calabria è stata eccellente nel campo dei rifiuti e della prevenzione dagli inquinamenti. Il WWF della Costiera tirrenica ogni anno, nei mesi estivi, istituisce un telefono verde dove centinaia di telefonate rivelano scarichi abusivi di ogni genere e i depuratori che puntualmente vanno in tilt . Rischiozero del tirreno cosentino attraverso convegni ha più volte evidenziato i pericoli esistenti fra emissioni atmosferiche cariche di diossine e la qualità del cibo che mangiamo, stimolando verso un agricoltura controllata e soprattutto biologica. I Forum Ambientalisti del Tirreno , del Savuto e di Bisignano , ai quali si sono aggiunti ultimamente quelli di Rogliano , della Sila e di Celico, hanno saputo smascherare i trucchi esistenti dietro gli impianti di incenerimento, portando le popolazioni a migliaia nelle piazze e mettendo in fuga ovunque i commissari straordinari sull'emergenza dei rifiuti. Ciò nonostante molti sindaci fanno finta di non sapere niente. Pensano alle promesse fatte loro dalla Regione. Posti di lavoro, un appalto di 300 miliardi per la costruzione dell'inceneritore, agevolazioni nelle bollette sui rifiuti, incentivi per la costruzione di opere pubbliche nei propri comuni, e naturalmente tutto il resto legato ai piccoli appalti per il trasporto dei rifiuti e il loro smaltimento. Intanto fanno finta di non sapere dei pericoli che le loro popolazioni incorrono. Recentemente i sindaci di Paola e di Cetraro hanno negato di sapere che la regione ha inserito nei loro comuni due mega discariche per il trattamento dei rifiuti, legate all'inceneritore di Figline vegliaturo. Eppure i nomi dei due comuni sono ben leggibili nell'ordinanza del Commissario delegato per l'emergenza ambientale firmata dal responsabile del progetto ing. Papello e dal commissario delegato Giuseppe Chiaravalloti fatta il 27 novembre 2001 n°1644 . Questa ordinanza prevede due impianti di smaltimento da 40 mila tonnellate l'una che dovrebbe precedere l'avvio alla distruzione di tali rifiuti nel comune di Figline. Centinaia di camion che ogni giorno si aggiungono al traffico già pesante della variante tirrenica, che porteranno i rifiuti di tutta la costa in due comuni che come gli altri si vogliono a vocazione turistica. E se l'inceneritore non parte nella sua costruzione e avviamento o non funziona ? Alle 40 mila tonnellate se ne aggiungeranno altre 40 mila e così via, per poi arrivare ad una situazione come quella campana che si sono dovuti portare in Germania per esser distrutti. Come piano ambientale non è proprio niente male !
Oltre ad una completa revisione del Piano regionale dei rifiuti con l'esclusione degli inceneritori come ciclo finale ed il rilancio della raccolta differenziata ad oltranza con la costruzione di impianti per il riciclaggio dei rifiuti, che porterebbero centinaia di posti di lavoro esistono già delle alternative sul controllo ambientale che potrebbero essere rivalutate. Sono stati finanziati recentemente due progetti detti NOC 11 e 12 che riguardano l'inserimento di giovani disoccupati all'interno del mondo del lavoro, attraverso progetti di natura ambientali. Questi giovani pagati dal Consorzio di Bonifica della Valle del Lao ( NOC 11) e dalla Comunità montana Verbicarese ( NOC 12) hanno già svolto un eccellente lavoro di monitoraggio sull'amianto, gli scarichi nei fiumi, il controllo dell'erosione delle spiagge, la gestione dei depuratori. Hanno già acquisito, tutti i 36 operatori, ognuno nel proprio campo specifico esperienze e professionalità ed hanno presentato anche dei progetti chiedendo a tutte le forze politiche di non disperdere tale patrimonio acquisito , e di poter essere rivalutati e soprattutto utilizzati al meglio. I giovani del NOC11, attraverso un loro sito internet www.nocconsorziolao.it evidenziano il loro lavoro e la loro progettualità. Diversi moduli di intervento nel campo ambientale che vanno dalla rinaturalizzazione dei siti inquinati lungo i corsi d'acqua, a quello per la pulizia delle spiagge e rinaturalizzazione degli arenili , a quello per la sensibilizzazione ambientale ed al monitoraggio delle acque superficiali. Tutto questo coordinato da un osservatorio ambientale che in modo definitivo metterebbe fine al traffico illegale dei rifiuti e metterebbe un serio controllo su tutto il territorio. Questi giovani da qui a qualche settimana hanno terminato il proprio lavoro e saranno tutti licenziati. Si perderà ,se non saranno riassunti e rivalutati professionalmente l'ennesima occasione. Forse proprio quello che si vuole. Il territorio deve essere libero da ogni controllo.
INCHIESTA pubblicata su MEZZEURO del 18 maggio 2002
PRAIA A MARE: MILIARDI E INSEITTICIDI PER GIOCARE A GOLF
Perché sia stato bloccato il costruendo campo da Golf, dopo che una intera collina è stata scorticata nessuno sa dirlo . Sull’opera la totalità delle forze politiche di Praia, compresi i verdi, sono stati ben silenti. Eppure pochi sanno che un campo da Golf, che a prima vista sembra un opera ambientale e verde, comporta una serie di problematiche disastrose per la salute e per l’ambiente. Intanto quella più grave è l’uso di insetticidi e pesticidi ( vedi scheda). Ci si è mai chiesto come si fa a mantenere sempre pulito e senza erbe infestanti un prato da Golf ? Ebbene solo l’uso di tonnellate di erbicidi, insetticidi e pesticidi di ogni genere può tenere sempre verde un campo da Golf. E studi epidemiologici, avvenuti in molte zone del mondo, che hanno portato alla nascita di una organizzazione mondiale contro la costruzione di nuovi campi da Golf, hanno dimostrato ampiamente il rapporto fra tumori e la vicinanza a questi campi. E’ sconsigliato quindi, sia acquistare abitazioni all’interno dei campi da Golf, sia viverci per lavoro. Ma un altro aspetto riguardo il Golf, ed è lo spreco dell’acqua. Ci vogliono migliaia di litri di acqua per far si che l’erbetta resti sempre verde e ben cresciuta. Anche se si trovano sorgenti di acqua nei pressi dei campi da Golf questa è pur sempre acqua potabile e viene tolta proprio a quei cittadini che ne hanno bisogno come nel caso di molte zone di Praia e Tortora che specie in estate soffrono la sete. Il comune di Praia per quanto fino ad ora ha messo in atto per la costruzione del suo campo da Golf , sembra che abbia speso per il progetto e la società che dovrà gestire tale opera la somma di 1 miliardo e cinquecento sessantotto milioni. “ Il comune – è scritto in un opuscolo distribuito da un imprenditore praiese contrario all’opera- dovrà sborsare ancora ulteriori ingenti somme per l’intrapreso giudizio arbitrale, e ciò qualunque sarà l’esito dello stesso. Infatti, se il comune di Praia a Mare uscirà vittorioso, attese le condizioni economiche patrimoniali della società gestire del campo , la SO.Co.ME. srl, sarà certamente costretto per il vincolo della solidarietà passiva a corrispondere ai componenti del collegio arbitrale i compensi milionari per onorari e spese loro spettanti in aggiunta a quelli da dare al proprio legale di fiducia avv.Ernesto Procaccino del Foro di Napoli. Se la Pubblica amministrazione sarà soccombente sarà tenuta a corrispondere i compensi del dei componenti del collegio arbitrale, il compenso del legale nominato dalla società SO Co Me srl ed il compenso dei proprio legale, oltre i danni alla So Co Me per il mancato guadagno conseguente all’impossibilità di effettuare i lavori per la realizzazione del Campo da Golf ammontanti a 22 miliardi”. Ma sui lavori del Campo da Golf pesa anche uno studio dell’Accademia Nazionale dei Lincei pubblicato nel 1972 dove proprio della località Zaparia scriveva : “Sulla vicina isola di Dino si possono raccogliere materiali di probabile epoca tardo-ellenistica e romana. A sud della Dorcara a circa 750 m. in linea d’aria, in località Zaparia, tra il monte Cancero e la Serra della Fontana, le acque piovane che qui si riuniscono formando un canale hanno messo in luce un abitato preistorico utilizzato anche in epoca ellenistica. “.
Vuoi vedere che i Greci sono stati gli inventori del golf ? Ma è anche abbastanza strano che la Soprintendenza archeologica di Reggio Calabria non intervenga a difesa di questa zona.
Tra gli impianti di irrigazione
piu’ recenti quello realizzato dalla Prato Verde Golf & Service per il
Golf Club Le Robinie a Solbiate Olona (VA)e’ dotato di 175 chilometri di
cavo elettrico e di cinque elettropompe che forniscono fino a 5mila litri d’acqua
al minuto.
Per un consumo giornaliero di 2200 metri cubi d’ acqua.
Sono soprattutto i campi disegnati da golfisti americani, progettati alla
stregua di supermercati standardizzati, a tenere alto il consumo d’acqua.
E quando non e’ l’acqua, sono
le innaffiature a base di diserbanti e pesticidi a preoccupare gli
ambientalisti.Stando ai risultatati di una recente ricerca giapponese- di
cui riferisce il settimanale New Scientist- su un campo da golf in Giappone
si impiegano mediamente una tonnellata e mezzo di prodotti chimici all’
anno, una quantita’ superiore di otto volte a quella utilizzata per i
campi da riso.
Mentre negli Usa, il Journal of
Pesticides Reform parla di 750 chili di pesticidi utilizzati ogni anno per
un campo standard. E non e’ finita.Uno studio del britannico Sport Turf
Research Institute lancia l’ allarme sul sovradosaggio a base di fosfati,
al punto che, scrive, “il terreno in certi casi potrebbe essere
direttamente venduto come concime chimico..”
INCHIESTA pubblicata dal settimanale MEZZEURO il 20 aprile 2002
Tirreno: Ma perché le grandi opere non decollano ?
Un convegno dei Lyons di Diamante in un Hotel di Scalea, sabato scorso, ha messo il dito sulla piaga sulle problematiche relative alla realizzazione delle opere pubbliche nel tirreno cosentino. Il convegno ha approfondito la situazione burocratica e fattiva di due opere che riguardano il territorio di Scalea, quali il porto e l'aviosuperfice , sulle quali si sono spese pagine e pagine di articoli, delibere comunali, convegni e promesse di finanziamenti, senza che a tutt'oggi sia stata mossa una sola pietra. Il sindaco di Scalea Mario Russo ha dichiarato che riguardo all'Avio-superfice ci sono delle autorizzazioni ancora mancanti ma che si è in dirittura d'arrivo e che riguardo alla struttura portuale invece è tutto fermo. Ma molti si chiedono perché nel tirreno cosentino è così difficile avviare opere pubbliche. Perché dal 1967, inaugurazione della grande variante che ha congiunto Tortora a Paola permettendo in seguito la grande speculazione edile sulla costa tirrenica nessun altro intervento di quelle dimensioni è stato possibile realizzare ? Anzi qualora sono stati avviati lavori questi sono stati bloccati non dagli ambientalisti, come comunemente si potrebbe pensare, ma dalla stessa burocrazia e dalle stesse forze politiche che l'avevano promosse ed incentivate prima, per poi bloccarle essendo passate all'opposizione. Girando lungo il tirreno cosentino si vedono solo ville, villette, villaggi abbarbicati su colline, su scogliere, a pochi metri dalla variante ss.18, e nient'altro. Non esistono a tutt'oggi strutture vere di accoglienza, manca una rete efficiente di trasporti pubblici, le strade che danno verso l'interno sono le stesse costruite da Mussolini, mancano ancora segnaletiche sufficenti. Ma non è solo questo. Anche quelle poche strutture costruite risultano abbandonate o malgestite. Le strutture ospedaliere sono senza specializzazioni. In una costa tirrenica dove 1 milione di persone vanno a bagnarsi nei due mesi estivi non esiste ancora una camera iperbarica. La più vicina è a Vibo valentia ed un malcapitato o riesce a far arrivare l'elisoccorso da Cosenza o è perduto. E così riguardo a fratture ossee che d'estate avvengono facilmente per cadute da scogli. A Cetraro dove esiste il reparto di ortopedia non è possibile fare particolari interventi chirurgici solo perché manca un particolare tavolo dal costo di solo 50 milioni. A Diamante dopo venti anni che è stata costruita la struttura Asl con annessa guardia medica estiva è arrivata un autoambulanza attiva 24 ore su 24. Ma ci sono voluti venti anni. L'ospedale di Scalea terminato dopo quaranta anni e dopo circa 50 miliardi di costo e che doveva essere una struttura specialistica marcisce su se stesso . Non parliamo dei trasporti. E' da anni che si parla di pedemontana, di nuova uscita autostradale da Mormanno, ma niente ancora oggi si muove. I paesi intanto sono intasati dal traffico e diventano camere a gas. Le stesse camere a gas che i turisti lasciano per venire a respirare qui da noi la stessa aria. Le stazioni ferroviarie sono quasi tutte in disuso. Ogni nuovo orario ferroviario, nuove fermate vengono soppresse, ma nel contempo neanche l'alta velocità passa per la Calabria. Si parla di un avio-superfice in dirittura d'arrivo ma è una nuova truffa. Potranno atterrare solo voli charter da turismo e solo a vista. Cioè senza radar né controllori di volo. Vorrà dire che solo qualche miliardario potrà scendere a Scalea, ma se dal cielo vede la schiumetta delle 11 attraversare tutta la costa partendo dai vari depuratori malfunzionanti se ne passerà dritto verso Tropea che quest' anno è stata l'unica località estiva dopo Maratea ad avere la bandiera blu in tutta la fascia tirrenica. Dicasi lo stesso per i porti. Gran parlare di porti, allarmi da parte degli ambientalisti, interventi di deputati e senatori per i finanziamenti e poi tutto si risolve in enormi bolle di sapone. Su 11 porti dei quali si parla neanche uno è stato realizzato negli ultimi venti anni. L'elenco potrebbe proseguire all'infinito, ma per il momento ci fermiamo qui, speranzosi che qualche politico di qualsiasi formazione politica ci spieghi con dati alla mano di cosa deve vivere o morire la costa tirrenica, detta della Riviera dei cedri.