Francesco Cirillo

IL GRILLOPARLANTE

 IL LIBRO NERO DELLA POLITICA DIAMANTE 1963.2007

ANCORA CEMENTO SUL TIRRENO

L'AVIOTRUFFA DI SCALEA

RIFIUTI TOSSICI AD AMANTEA

VIAGGIO NELLA SANITA' MALATA- L'ASL N°1

CONTINUA L'EMERGENZA RIFIUTI

MILIARDI E INSETTICIDI PER GIOCARE A GOLF

Le eterne incompiute dell'Alto Tirreno Cosentino

 

DIAMANTE : Il libro nero della politica a Diamante dal 1963 al 2007. Tutte le liste , i movimenti, gli imbrogli, i salti della quaglia. Ai giovani che non sanno o che non vogliono sapere. Scarica il PDF-ZIP

 

 

LA PORTOMANIA DEGLI ALTRI PAESI DELLA COSTA

Se a Diamante si litiga per fare il porto , bloccandone l’attività negli altri paesi si procede più speditamente. Non esiste un solo paese della costa tirrenica che non abbia in cantiere un porto. Vediamo quali e quanti sono.

  TORTORA.

Sarà un porto galleggiante ha assicurato il sindaco Lamboglia. Un porto ecologico che non vedrà nessuna struttura in cemento a mare. Un porto sospeso in aria tramite dei tiranti e piccole travi in vetroresina e ferro. Le barche saranno trasportate su una filiera mobile direttamente dalla spiaggia nel mare e d’inverno non rimarrà nulla di visibile. Sembra qualcosa di avveniristico ma ancora non esiste niente di pratico se non un progetto di massima. L’unica cosa certa è che le strutture invece stabili a terra saranno lungo la foce del Fiume Noce considerato dagli ambientalisti e dai geologi a rischio di fiumara e straripamenti . oltre che sede di diverse specie animali di passaggio.

  PRAIA A MARE

Si parla di una darsena che dovrebbe sorgere fra l’Isola di Dino e la scogliera di san Nicola Arcella. Non è stato ancora individuato bene il luogo ma in più occasioni il sindaco Praticò ed alcuni imprenditori hanno accennato a possibili finanziamenti in questo senso.

  SCALEA

La precedente giunta Pezzotti aveva già cominciato a costruire una darsena sotto la Torre Talao. Una serie di massi buttati sotto la Torre nella spiaggia antistante che aveva già suscitato diverse polemiche fra i turisti ed i cittadini che vedevano così diminuire la loro spiaggia sotto il paese. ma l’arrivo della nuova giunta forzaitaliota diretta da Mario Russo ha subito bloccato il progetto. certo non lo ha fatto per motivi ambientali. Ma solo per spostare gli interessi del porto in un altra area dove evidentemente esistono terreni  di amici e di amici degli amici. La zona è quella della foce del fiume Lao a poche centinaia  di metri dalla nascente aviosuperfice. Una zona in via di completa espansione e cementificazione. Una zona dove già stanno nascendo strutture edili legate ad interessi speculativi abbastanza immediati e precisi .

  BELVEDERE

Qui esistono ben due porti. Uno nella zona di Santa Litterata è gestito da un privato ed è venuto fuori dal riaggiustamento dei massi che negli anni 80 furono buttati a mare a difesa del rilevato ferrioviario. Massi appartenenti al Genio Opere marittime ed alla capitaneria di porto che evidentemente si è sentita di autorizzare la gestione dello specchio d’acqua per  il fermo di barche e motoscafi . L’altro è il porto ufficiale situato a sud del paese e quasi terminato.

  CITTADELLA

E’ un porto arenato completamente. Forse uno dei primi costruiti nella zona tirrenica. nato a difesa dell’abitato marino ha vissuto una breve esperienza portuale per poi riempirsi completamente di sabbia e diventare la spiaggia del paese.

  CETRARO

Il porto funziona per i pescherecci del paese. Ci sono voluti decine di miliardi per accorgersi che all’interno del porto occorre fare delle nuove difese. Un errore di apertura dell’ingresso non permette la stabilità al proprio interno e spesso con forti mareggiate le barche affondano dentro il porto stesso.

  PAOLA

Sono stati chiesti ben 60 miliardi per la costruzione del porto. Un porto voluto dalla giunta di centrosinistra della Ganeri e oggi anche dalla nuova giunta Pizzini di centrodestra. La lotta attuale è sulla gestione della struttura e sulle nomine per il consiglio di amministrazione, ma ancora non si vede l’ombra né di finanziamenti promessi dal governo e dalla regione né tanto meno di gru e ruspe. Il porto è osteggiato fortemente dal WWF che ha più volte promosso iniziative anche di carattere giudiziario per fermarne l’inizio dei lavori.

  AMANTEA

Un aborto di porto. Fatto in fretta e furia con massi  e cemento posizionato tra Falerna e Campora San Giovanni a pochi metri dalla spiaggia sembra una bagnarola.

  Dovrebbero essere quindi una decina i porti dell’alto tirreno cosentino. Porti pensati o in via di costruzione più per mettere le mani sui finanziamenti che per una reale esigenza della popolazione turistica. Quanti di questi veramente funzioneranno ? Quanti saranno in attivo e quanti riceveranno un ritorno economico così come richiesto da parecchi finanziamenti pubblici e soprattutto in una costa con ben 40.000 disoccupati quanti posti di lavoro effettivamente produrranno ?

l'inchiesta è stata pubblicata sul settimanale MEZZEURO del 16 marzo 2002

 

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              L'EDILIZIA NON HA MAI PARTITO

          POLO E DS A CACCIA DI AFFARI

IL CEMENTO CONTINUA A FAR DA PADRONE NEI PAESI DELLA COSTA:

  A BONIFATI è stato previsto dal sindaco diessino un tunnel sotto una scogliera.

A DIAMANTE: 19 avvisi di chiusura d’indagine su un villaggio turistico a pochi metri dal cimitero. Coinvolti sindaco di Forza Italia e Alleanza nazionale

A BELVEDERE: distrutti dal cemento gli ultimi calanchi

Non accenna a diminuire la colata di cemento nella costa tirrenica. Si continua a parlare di ambiente, di difesa della natura in tutti i convegni dove destra e sinistra fanno a gara per sembrare più ambientalisti. Poi nella pratica sono tutti uguali. I sindaci di centrosinistra di Bonifati, Santa Maria del Cedro, San Nicola, Praia a mare non si distinguono per azioni da quelli di centrodestra di Diamante,Fuscaldo,Belvedere e Scalea. Un fiume di cemento continua a distruggere le colline, le spiagge, i terreni demaniali, gli alvei dei fiumi. E niente sembra poterlo arrestare. 

BONIFATI: Il Circolo culturale Città di Fella e la sezione di Rifondazione Comunista lanciano l’allarme su quanto sta avvenendo nel territorio di Bonifati e Cittadella .

Il sindaco- scrive Massimo Converso segretario di Rifondazione Comunista-  afferma di aver ampiamente confrontato la bozza del nuovo PRG con la popolazione, ma a cosa serve il confronto se gli unici cittadini, senza interessi di imprese edili o studi tecnici  che avevano presentato da anni delle proposte sono stati completamente ignorati da un Sindaco ostaggio politico di chi l’ha eletto e da un tecnico revisore illuminato nella sua docenza universitaria, ma ferreamente legato alle <leggi economiche della domanda e dell’offerta> quando scende a Bonifati?

Nella stizzita presentazione fatta il 27/III alle Scuole di Cittadella del nuovo PRG, i <protezionisti> (leggasi le Associazioni Ambientaliste e la Provincia con i suoi Piani Paesistici) sono stati non a caso frontalmente criticati dall'Amm.ne Com.le e dal tecnico Celani. E’ evidente che a Bonifati bisogna proporre grandi opere in cemento per essere realmente presi in considerazione”. 

LE PREMESSE : BONIFATI FRANA

Il Geologo Beniamino Tenuta e l’Architetto revisore  Gabrio Celani hanno denunciato la pericolosa condizione statica del territorio bonifatese aggravata dall’eccesso di seconde case. Non è un caso che il PRG dell’Arch. Viscido (1978) fosse stato attuato contro le Leggi dello Stato, cioè l’ottimo D.M. del 26/3/1970, che tuttora la Soprintendenza (quella dell'’Ing. Mantuano, non l’altra dei suoi distratti predecessori…) e le altre Istituzioni utilizzano per sequestrare o interrompere i <normali> lavori abusivi nel bonifatese. I periodici crolli della scogliera di S.Maria  e l’avanzante erosione marina avrebbero consigliato altresì la presentazione di una revisione di PRG che puntasse esclusivamente al recupero dell’esistente (anche per l’edilizia alberghiera) servendosi al massimo dello strumento della  permuta con le numerose case abbandonate.

IL COSIDDETTO <BORGO MARINARO>

Centinaia di cittadini sottoscrissero la scorsa estate il Progetto <Rinaturalizziamo Cittadella> che prevedeva il recupero totale dell'insenatura alla Marina indennizzando gli ultimi malcapitati proprietari di quella distesa di inquinante e assordante cemento costruita letteralmente sull’acqua e la scogliera della suddetta insenatura; il Progetto prevedeva altresì che l’abitato della Marina venisse difeso con le barriere soffolte, naturale prolungamento di quelle che verranno costruite entro il 2002 per il confinante abitato Dalmazia-Stazione. <Rinaturalizziamo Cittadella> prevede un approdo movibile per imbarcazioni a trazione elettrica come terminale del <Sentiero Blù> dipartentesi dalle Scogliere di Rizzi/S.Maria, proposte che non sono state nemmeno ascoltate o lette dalla curiosa <Doppia Maggioranza> che governa Bonifati. L’idea è quella di creare il primo approdo ecocompatibile del Tirreno, riportando l’insenatura di Cittadella alle meraviglie naturalistiche sopravvissute fino agli anni ’60, ovverossia ad un vero e proprio paradiso della balneazione.

GLI INTERESSI DEI CENTROSINISTRI E LA DOPPIA VITA DEI DIESSINI

Come anche i diessini siano interessati alla speculazione su Bonifati lo dimostrano alcune prese di posizione del sindaco Giuseppe Cristofaro e attuale segretario zonale del partito: “ Sarebbe simpatico sapere- continua nel comunicato Massimo Converso -  cosa  penserebbero Carlo Guccione (Segretario Prov.le DS) e Franco Bruno (Segretario Prov.le <Margherita>) nel constatare la frenetica frequenza (anche domenicale…!) di “iniziative” politico-edilizie fra i loro dirigenti locali e i suddetti palazzinari, proprio gli stessi contro i quali Gruccione e Bruno sono asperrimamente schierati in questi infuocati giorni di campagna elettorale cosentina... Ma insomma il prestigioso dirigente politico Peppino Cristofaro e l’altrettanto qualificato tecnico Gabrio Celani in quale oscuro meandro si sono cacciati ? Perché a Cosenza questi personaggi passano per palazzinari e a Cittadella diventano qualificati procacciatori di sviluppo turistico? Cosa ne ha fatto- continua Converso - il Sindaco Cristofaro dell’opposizione scritta a tale progetto d’inquinamento (leggasi il porto in cemento armato e per barche a nafta) che la quasi totalità dei proprietari di case del borgo marinaro gli ha inviato?  Valgono più gli interessi dei palazzinari della CDL di Cosenza e quelli dell’intreccio politico-parentale che l’ha eletto? Ci spiega a cosa serva nel borgo marinaro la inutilissima strada larga 6 metri costruita addossata alla ferrovia quando ne esiste già un’altra dove per dieci mesi all’anno non passano più di venti macchine al giorno ? Come pensa che un qualsivoglia Assessore Prov.le o Soprintendente di buon senso possa mai approvare il progetto di Stanley Kubrick per traforare il meraviglioso promontorio del <Palazzo del Capo>? Forse della viabilità necessaria per una borgata metropolitana ? E’ questo il turismo qualificato oppure è soltanto la caricatura di quei confusi interessi che mischiano a Cittadella imprenditori, tecnici e cosiddetti amministratori di <Polo> <quercia> e <fiorellini> ?

Non sarebbe stato più coerente con il suo passato politico ascoltare le proposte della stragrande maggioranza di quanti abitano nel borgo marinaro nell’arco dell’anno?”.

LA SPIAGGIA di PARISE-PIETRABIANCA . In base all'illegale PRG del 1978, su tale meravigliosa distesa di campi coltivati, tombolo, duna e arenile è stato consentito a chiunque di costruire una vera e propria baraccopoli con parvenze di chioschi, bar, night, campi sportivi e quant’altro sulla riva del mare, spesso soltanto in base ad accordi verbali con <copertissimi> studi tecnici; nessuna regola è stata rispettata, anche i due impianti sportivi (da 30 gg l’anno) presentano basi di cemento interrate nel pregiatissimo suolo mediterraneo per oltre mezzo metro; qualcuno (era già Sindaco Cristofaro…) ha elevato otto piloni di cemento armato in una zona a vincolo assoluto e, come se non bastasse il cemento praticamente sul bagnasciuga (in questi giorni il mare ha già divelto la illegale rete degli illegali campi…), ha ricoperto il prezioso terreno con un incredibile prato all’inglese…ma a Bonifati è possibile ogni abuso… e la disattenzione dei predecessori dell'Ing. Mantuano è stata tragica per l’ecosistema… Il Sindaco e l’Arch. Celani hanno mai letto il <Progetto OASI Parise-Pietrabianca> redatto sin dal 1990 da tecnici e biologi volontari ? Tale progetto prevedeva un solo posto di ristoro e tutti gli altri servizi alle spalle della Ferrovia; un’oasi didattica visitata almeno 10 mesi all’anno, che considerava anche la possibilità di accesso alla spiaggia per i turisti estivi tramite itinerari pedonali e veicoli a pedali o trazione elettrica. Il turismo di livello si fa con le pizzerie sull’arenile in luglio-agosto o con i gruppi didattici e culturali tutto l’anno come proponevamo già dal 1990 ? La cementificazione di Santa Maria è continuata imperterrita anche sotto l’amministrazione di Giuseppe Cristofaro che al proliferare degli abusi ha sempre risposto che erano in linea con il vecchio PRG (che, come è dimostrato, è contro le Leggi dello Stato). Quando parliamo di Santa Maria, ci riferiamo ovviamente alla zona più pregiata, quella oltre la vecchia strada statale. Non intendiamo toccare il diritto di tanti lavoratori alla prima casa al di fuori di questi limiti, purchè (aspetto che il Comune di Bonifati nemmeno vuole o è capace di affrontare) si rispettino le caratteristiche edificatorie tradizionali. La scogliera è crollata in più parti e sta crollando, ma gli uffici comunali hanno lasciato costruire ugualmente su di essa.

BELVEDERE M.mo.: LA SCOMPARSA DEI CALANCHI . UNA DENUNCIA PER FERMARE LO SCEMPIO DEL TERRITORIO

La conformazione dei Calanchi è una delle poche rimaste in Calabria. In genere i calanchi si formano nel giro di milioni di anni provengono da terrazzi marini. Sono la testimonianza vivente delle mutazioni geologiche che la terra ha subito dalla creazione ad oggi e costituiscono una forma erosiva dovuta alle acque piovane per l’azione del loro ruscellamento. Il territorio di Belvedere ne era pieno e rappresentavano una particolarità unica per lo scenario visivo che riportava ai film  western . La macchina della speculazione nel giro di venti anni li ha completamente distrutti e solo una parte di questi ancora resistono alla memoria nella zona nord a Santa Litterata  . Oggi  si riparla di revisione di Piano regolatore, una revisione nel senso peggiorativo più che del recupero di ciò che resta del territorio completamente cementificato con caseggiati di ogni stile. Il grido d’allarme proviene dalla locale sezione di Rifondazione Comunista da poco aperta nel paese, che ha affisso nelle vie del paese un manifesto di denuncia su quanto sembra si stia preparando in uno dei prossimi consigli comunali: “ Oramai di fatto- è scritto nel manifesto- tutte le aree sono divenute in un modo o nell’altro edificabili senza alcun rispetto per i vincoli esistenti (idrogeologico,paesaggistico ambientale, zone di rispetto) che come d’incanto scompaiono senza suscitare alcun sospetto presso gli organi istituzionalmente competenti ad esercitare a diverso titolo i controlli di legalità. Non esiste alcuna logica urbanistica – è scritto nel documento affisso- anche vagamente apprezzabile, alcuna pianificazione del territorio, alcuna attenzione per le attrezzature ed i servizi collettivi, alcuna idea di città. E’ l’edificazione privata senza regole il feticcio dei nostri amministratori che pur in gran parte tecnici dimostrano una grave in cultura urbanistica. Essa non può essere considerata il  motore dello sviluppo nel territorio e della crescita occupazionale, come si vorrebbe far credere in base al concetto ideologicamente falso e rozzo, secondo il quale comunque la tutela ambientale passa in secondo piano rispetto al lavoro. L’edilizia può e deve ormai  essere a belvedere sempre più un edilizia manutentiva in senso lato e sempre meno costruttiva e quindi uno strumento urbanistico generale che si fondi su questo concetto può quantomeno mantenere inalterati i livelli occupazionali nel settore edile, basti pensare all’enorme patrimonio edilizio abbandonato da anni e mai più recuperato”. Il documento si conclude con la proposta di : “adottare un nuovo piano regolatore generale atraverso un percorso democratico e trasparente che coinvolga le associazioni , i partiti, singoli cittadini che intendano fornire un contributo propositivo e attivando un concorso di idee valutato da settori del mondo scientifico e della cultura ambientalista, indipendenti quindi da interessi locali”. Tutto questo forse potrà salvare qualche pezzo di calanco. Per attivare questo processo democratico che coinvolga la gente e gli amministratori sensibili , il circolo di Rifondazione per la prossima settimana sta organizzando un dibattito nel locale centro sociale.

 

UNA FOTO NEGLI ANNI 70 DEI MAGNIFICI CALANCHI sulla sinistra una gru con le prime costruzioni . Oggi di tutto questo non c'è niente. SOLO CEMENTO.

 

DIAMANTE: UN CIMITERO TROPPO VICINO AD UN VILLAGGIO

  E’ l’unico caso della costa tirrenica dove la procura della repubblica di Paola è venuta a metterci il naso, dopo una serie di articoli comparsi su vari quotidiani e manifesti affissi nel paese che ne denunciavano lo scandalo.Ville che davano direttamente , sulla vista delle tombe cimiteriali e che sembravano un tutt’uno con esso. Ville per i turisti con vani, salotti e grandi spazi, mentre i familiari di chi muore non sanno dove seppellire i propri cari. Era questo il senso della legge regionale che prevedeva l’allargamento delle aree cimiteriali per permettere la costruzione di nuovi loculi in base all’incremento della popolazione. Legge che invece a Diamante è stata interpretata all’inverso. E cioè nel valorizzare i terreni attorno alle aree cimiteriali per nuove costruzioni e condoni edilizi. A seguito della denuncia del nostro giornale tutto il cantiere in costruzione subì un controllo da parte della Procura di Paola finalizzato alla sicurezza dei lavoratori e fu sequestrato per metà in mancanza delle norme a tutela. La ditta iniziò un adeguamento per tappe, villetta per villetta e man mano che la regolarizzazione procedeva , queste venivano dissequestrate. Intanto la stessa Procura di Paola metteva in atto una consulenza tecnica sull’intera struttura che nell’intera costa tirrenica aveva già suscitato scandalo. Da qui venivano fuori alcune irregolarità nella concessione edilizia. Dei corpi del villaggio risultavano essere stati costruiti su una strada comunale che porta ad un serbatoio dell’acqua, cosa di cui nessuno si era accorto all’inizio dei lavori e che di conseguenza faceva intervenire l’Ufficio Tecnico Comunale nella sospensione di due corpi di fabbrica consentendo nel frattempo ad altri fabbricati di procedere nei lavori. Ma anche il muro di protezione di fronte all’ingresso del cimitero risultava irregolare. Cosa strana non notata da nessuno. Un muro di ben 120 metri per due metri d’altezza che risultava completamente abusivo. Il sequestro a questo punto si è reso necessario e il PM dott.ssa Gaia Maiorana ha dato mandato al GIP dott.ssa Stefania Billi di chiudere il cantiere e porlo sotto sequestro giudiziario. Sequestro avvenuto con una notifica di  un accumulo di diversi reati, pare circa 20 capi d’imputazione che sono stati notificati alle due ditte che fanno capo alla  ditta “La Fiera” di Savarese. Ma l’inchiesta non si è fermata solo alla ditta ma è andata oltre ed ha coinvolto il sindaco Ernesto Caselli, la sua giunta  e diversi consiglieri comunali che in più occasionivotarono delibere comunali tendenti a favorire l’allargamento dell’area costruibile nei pressi del cimitero. Consiglio comunale nel quale risiedeva lo stesso Savarese in qualità di capogruppo di minoranza di Alleanza Nazionale della lista Sviluppo 2000.  Dovrà essere chiarito per esempio come sia stata possibile concedere la licenza senza uno studio geologico sulle falde acquifere, e senza la costruzione di un muro di protezione. Dovrà anche sssere chiarito il ruolo dell’ASL in questa vicenda che è rimasta fuori dall’inchiesta. La legge a proposito parla chiaro e non lascia margini di dubbio di nessun genere.

 

IN PRIMO PIANO IL CIMITERO SUBITO SOPRA LE VILLE

Cosa dice la legge : Vincoli di rispetto cimiteriali

  Ai sensi dell'art. 338, T.U. 27 luglio 1934, n. 1265, le deroghe al divieto di costruire nuovi edifìci entro il raggio di 200 metri intorno ai cimiteri riguardano solo la preventiva perimetrazione della fascia di rispetto cimiteriale (resa elastica dalla legge in relazione a specifiche esigenze della comunità locale), risultando le stesse inammissibili ed inapplicabili - una volta determinata previamente l'ampiezza della zona di tutela - nell'ambito concreto della gestione del vincolo all'in­terno della fascia di rispetto (ove rimane, nell'ambito dell'estensione di quest'ul­tima, quale che essa sia, un obbligo assoluto di inedificabilità). Il divieto è assoluto ed è riferibile ad ogni tipo di fabbricato o di costruzione e si estende anche all'ampliamento dei fabbricati esistenti (Ministero ll.pp., 28 febbraio 1996, n. 3031/1995 - ricorso straordinario). La fascia di rispetto cimiteriale, risponde ad una triplice finalità e cioè, garantire la futura espansione del cimitero, salvaguardare il decoro di un luogo di culto e assicurare una cintura sanitaria attorno a luoghi per loro natura insalubri (TAR Liguria, Sez. I, 9 luglio 1998, n. 373). La fascia di rispetto risponde alla duplice finalità di salvaguardare esigenze di igiene e di assicurare adeguato decoro ai luoghi destinati alla sepoltura; pertanto essa limita sia il diritto dei proprietari delle aree finitime sia il potere dell'Amministrazione di ampliare i cimiteri (C.G.A. 29 ottobre 1990, n. 365). Costituendo detta fascia di rispetto un vincolo urbanistico, in quanto imposto con legge dello Stato, deve intendersi operante indipendentemente da una espres­sa previsione in tal senso contenuta negli strumenti urbanistici vigenti e, al limite, anche in.contrasto con questi (Cons. Stato, Sez. V, 25 febbraio 1997, n. 131; TAR Calabria, Catanzaro, 3 dicembre 1993, n. 1008. 

L'inchiesta è stata pubblicata dal settimanale  MEZZEURO del 27 aprile 2002 

 

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SCALEA: UN AVIOSUPERFICE CHE NON RIESCE A DECOLLARE

E' il tormentone dell'estate, l'aviosuperfice di Scalea. Un serpentone di cemento lungo due chilometri e largo trenta metri che spaccherebbe i due una zona periferica tra i comuni di Scalea e Santa Maria del cedro miracolosamente rimasta intatta dalle recenti e passate speculazioni edili. Un serpentone di cemento sul quale a vista, e cioè senza radar, dovrebbero atterrare piccoli aerei da turismo trasportanti un massimo di 9 persone per volta. Il costo per lo stato è di 25 miliardi. Il progetto è riuscito a passare attraverso i Patti territoriali dell'Alto tirreno cosentino recentemente approvati ed è stato presentato come utile agli aerei della protezione civile, al trasporto di merci di natura agricola, oltre che per lo sbarco di ben 74 mila passeggeri all'anno. Cifre evidentemente gonfiate per ottenere gli altri lasciapassare che invece tardano ad arrivare. Pare che ancora manchi quello del Genio Civile fluviale. L'aviosuperfice dovrebbe sorgere nei pressi del grande Fiume Lao, uno dei fiumi più belli della Calabria, ed uno dei più soggetti a tracimazioni per la sua enorme portata d'acqua. L'esperienza di Soverato ora fa si che al Genio Civile approfondiscano meglio alcune situazioni, che prima invece venivano affrontate con estrema superficialità. Ma quello che veramente bisognerebbe verificare è l'effettiva utilità dell'opera e quello che come si usa dire il costo beneficio. A proposito escono in campo con un documento sia gli ambientalisti di Sinistra verde che lo Slai Cobas di Praia a Mare. Per loro l'accusa è precisa. Si tratta di un avio-truffa.

" Un progetto secondo noi montato ad arte - scrivono Sinistra verde e Slai Cobas -, creato solo per spillare danaro ai vari organismi erogatori di denaro pubblico, e comunque destinato a fallire nella sua inutilità. Tale struttura non è contemplata nel "Piano Nazionale dei Trasporti" ed è appena accennata al punto 4.3 unicamente dal "Piano Regionale" il quale così riporta: "…Analogamente è prevista la realizzazione di un aeroporto d’interesse locale nell’area dell’Alto Tirreno Casentino,in prossimità del Comune di Scalea". E vediamo i dati ufficiali : previsti 74mila passeggeri,1350 tonnellate di trasporto merci e 95 posti di lavoro. Prendiamo i dati dei passeggeri. Bisogna dire che l'aviosuperfice non è altro che un grande pista di cemento che occuperà una lunghezza di 2 chilometri per trenta metri di larghezza per un totale di 260 mila 515 metri quadrati. Su questa pista potranno atterrare solo voli charter o aerotaxi fino ad un massimo di 9 passeggeri ed a vista , cioè senza alcun sistema di assistenza radar ,esclusi, naturalmente quelli in dotazione del pilota dell'aereo. Questo dato del massimo dei nove passeggeri è un requisito di sicurezza scritto nel "Regolamento per l’uso di aviosuperfici per attività di Trasporto Pubblico,Scuola,Lavoro aereo" d’imminente emanazione da parte dell’ENAC,Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, il cui art. 3 recita proprio così: "L'uso di aviosuperfici per attività di trasporto pubblico è consentito esclusivamente per i voli: intracomunitari; in condizioni meteo non inferiori a quelle minime prescritte dalle regole del volo a vista; limitato alle ore diurne; ai soli veivoli di MTOM non superiori a 5700 kg e numero di posti passeggeri non superiori a 9 " e noi sottolineiamo nove. Questo vuol dire che ,- continuan il documento- per raggiungere la cifra dichiarata nel progetto , di 74 mila passeggeri, si dovrebbero effettuare su Scalea fino a 8 mila voli all'anno, cioè 23 aerei al giorno! Un intasamento pari all' aereoporto di Malpensa, fatte le debite proporzioni. Il richiamo turistico sarebbe quello di vedere gli aerei che cadono in mare, quelli che si scontrano in cielo, o quelli che finiscono su San Domenico Talao (com’è scritto sulle targhe indicatrici poste nello svincolo di S.Nicola Arcella) o sul Castello di Scalea. Uno scherzo, quello che immaginiamo? senz'altro, ma dietro tutte queste cifre sentiamo l'odore della truffa o almeno quello dell'ennesima opera inutile, pur volendo discolpare i politici che di queste cose non se ne intendono, come afferma senza mezzi termini il giornalista ed esperto di cose aeronautiche Alberto Cunto. Ma non si accorgono i nostri politici che, nonostante le reiterate dichiarazioni, i vertici regionali optano per l’aeroporto (e ripetiamo aeroporto) della Sibaritide, anche perché tale struttura è prevista da tempo dal Piano Regionale dei Trasporti? Si è al cospetto della solita opera opinabile che si costruisce in Calabria, per fare la quale si chiedono centinaia di posti di lavoro per rientrare nelle leggi europee contro la disoccupazione per poi, una volta costruita l'opera, di nuovo tutti disoccupati. E quelli arricchiti restano i proprietari dei terreni venduti, delle ditte appaltatrici, e di coloro che ricevono mazzette per far approvare il progetto e il politicante di turno se ne serve per giungervi con l’aereo executive in periodo di campagna elettorale. Il turismo secondo noi si incentiva in altri modi, intanto governando l'esistente e le risorse che già esistono. Investire nel Parco del Pollino partendo dalla sua storia; lottando per ottenere il Parco Marino; creando le vere strutture che mancano quali la linea ferroviaria ed il trasporto pubblico verso i paesi dell'interno e fra quelli della riviera; incentivando i trasporti, specie quelli su ferro fra la Riviera e l'aereoporto di Lametia , per raggiungere il quale oggi non basta 1 ora e mezza di pericoloso viaggio in auto date le precarie condizioni della SS 18 tirrenica.".

In vista nel tirreno cosentino, quindi l'ennesima opera inutile, se mai sarà finanziata, che si aggiungerà alle tante altre abbandonate e inutilizzate, mentre le effettive strutture di cui tutta la costa tirrenica ha bisogno tardano ad essere progettate e finanziate.

articolo di Francesco Cirillo

non pubblicato

 

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AMANTEA: CAMION SI RIBALTA E SI SCOPRE UN TRAFFICO DI RIFIUTI TOSSICI

La popolazione è allarmata e ha paura per quanto è successo sabato notte in località Tonnara di Amantea. Un camion proveniente da Caserta e probabilmente diretto in Sicilia si è ribaltato spargendo nella zona circostante sacchi e liquidi tossici. La zona è stata subito perimetrata ed è stato impedito l'accesso ai curiosi ed ai passanti, ma forse con ritardo mettendo probabilmente in pericolo i primi soccorritori. A tutt'oggi al sindaco LaRupa non è stato comunicato ancora niente di quanto trasportasse il camion, e le uniche ordinanze messe in atto sono quelle relative alla deviazione del traffico . Tutto è in mano alla Prefettura di Cosenza ed alla magistratura paolana che sta indagando sul caso. Ma il fatto è di per sé di una gravità eccezionale che dimostra una serie di cose, che le associazioni ambientaliste da anni vanno gridando ai quattro venti. Intanto il fallimento della politica sui rifiuti che ancora oggi nonostante commissari, sub commissari, assessori recentemente arrestati, processi archiviati ,continua ad essere nelle mani della mafia e di personaggi senza scrupoli che usano il territorio calabrese come discarica o come luogo dove tutto è possibile fare senza essere incriminati. Tutti si chiedono come può un camion partire da Caserta e dirigersi in Sicilia, passando per punti strategici come Lagonegro e Falerna, senza essere fermati e controllati ? In quali protezioni possono contare ? Eppure i casi in Calabria di traffico di rifiuti tossici sono numerosi e abbastanza recenti . Si pensi a Santa Domenica Talao e alla discarica tossica nella fornace abbandonata. Questo soli dieci anni fa. Per questo un assessore fu inquisito ed insieme a lui, diversi funzionari e un boss mafioso locale. Tutti assolti nel processo che seguì o condannati a pene pecuniarie. Si pensi ancora al traffico di rifiuti che dall'Enichem di Crotone doveva portare 35 mila tonnellate di scorie di ferrite in Sardegna, luogo dove non sono mai arrivate, essendo stati sotterrarti nelle campagne di Cassano Jonio. Per tutto questo , due processi sono in itinere, uno a Castrovillari alle ditte che hanno trasportato e sotterrato il materiale tossico ed uno a Catanzaro dove per reato amministrativo sono in attesa del processo l'ex assessore all'ambiente Stancato ed alcuni funzionari della regione. Si pensi ancora ad una misteriosa nave che trasportava rifiuti radioattivi, la Korabi, scomparsa nel mare jonio qualche anno fa. O al rapporto presentato al parlamento dal presidente della commissione parlamentare sui rifiuti, on. Massimo Scalia che parlava di alcuni piloni della superstrada ionica dove la mafia ha cementificato bidoni radioattivi. Insomma segnali allarmanti che non hanno ,né fatto aumentare le indagini su questi casi, né allertato le forze dell'ordine nei controlli stradali le forze dell'ordine . Rieccoci quindi ancora a parlare di rifiuti tossici e nuovamente nel tirreno cosentino, alla fine di una stagione turistica già di per sé inquinata, in una zona ad alto livello turistico piena di strutture alberghiere e intensamente popolata. E la sezione del WWF di Amantea grida forte le proprie preoccupazioni che spera , diventino delle autorità preposte alla salute e dell'ordine pubblico. "Ciò che si è verificato ad Amantea - scrive il WWF in un comunicato diffuso ieri- non deve essere sottovalutato né dai rappresentanti degli enti locali, né dalle forze di polizia né ancora più dalla magistratura e né dall'opinione pubblica. A tali autorità il WWF chiede la predisposizione di urgenti provvedimenti al fine di tutelare la salute pubblica e l'ambiente. Inoltre- conclude il comunicato- il WWF ha trasmesso nota al Prefetto di Cosenza affinchè valuti di informare urgentemente l'opinione pubblica sulle caratteristiche e quantità dei rifiuti pericolosi e tossico nocivi riscontrati all'interno del TIR, sulle possibili conseguenze sulla salute pubblica e su possibili contaminazioni del suolo, dell'aria e dell'acqua". A proposito, interpellato dal nostro giornale, il sindaco LaRupa, ha dichiarato che nella giornata di oggi potrà riferire dei dettagli del caso e dei provvedimenti che intenderà prendere .

Francesco Cirillo

Sul Domani del 11 sett,2001

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VIAGGIO NELLA SANITA' MALATA- L'ASL N° 1

  Vediamo come funziona la sanità nel territorio detto Asl n°1 . Quali sono le disfunzioni, le aspettative dell’utente, le possibilità di poter essere curati e soprattutto guariti ?                                                 Dalla scheda allegata , fornita dal sito internet del Ministero della Sanità aggiornata a tutto il 1999, si pone subito in evidenza una carenza di posti letto rispetto alla popolazione residente di 145.ooo presenze che non tiene conto del periodo estivo che salta a circa un milione. Questo avviene  sia nelle strutture pubbliche che private. E’ ancora  evidente la mancanza di strutture sanitarie collegate alla rete ospedaliera adeguate alle esigenze della popolazione quali il Sert,il Cim,l’approccio con ’handicap.

ENNIO LOGATTO SUBITO SOTTO INCHIESTA

Il nuovo direttore amministrativo Ennio Logatto da poco eletto dalla Giunta Chiaravalloti, non si dispera della situazione trovata e  si dice fiducioso della possibilità di uscire dalle secche create nella precedente gestione Di Giosa. Ma a distanza di qualche mese, il 23 gennaio scorso, della sua elezione a manager , Logatto ha subìto una perquisizione domiciliare e nei propri uffici dell’ASL di Paola da parte della Guardia di Finanza di Paola . La perquisizione e la successiva inchiesta sono scattate a seguito di una denuncia fatta dal presidente dei revisori dei conti dell’ASL di Paola, dott. Antonino Messina inviata al Ministero del tesoro, della Sanità. Il dott. Luciano D’Emanuele procuratore capo del Tribunale di Paola ha ritenuto valide le argomentazioni poste nella denuncia aprendo l’inchiesta e di conseguenza le perquisizioni negli uffici dell’ASL di Paola, nell’abitazione del dott. Ennio Lo gatto e in alcune Cliniche private convenzionate con l’ASL. Gravi le accuse mosse, certamente tutte da verificare, che vanno dall’abuso d’ufficio assumendo impegni di spesa per ingenti importi senza copertura finanziaria, all’espletamento di concorsi pubblici senza il rispetto delle vacanze organiche presenti nelle strutture  sanitarie e senza la preventiva e necessaria copertura finanziaria. Ed ancora altre accuse: la nomina del responsabile amministrativo dell’ASL di Paola senza i requisiti necessari, l’aggiudicazione di una gara di fornitura di materiale in contrasto con il parere della sottocommissione, l’emissione di mandati di pagamento per rimborsi di missioni e straordinari non effettuate da dipendenti e senza relativa certificazione contabile. Partendo dall’inchiesta giudiziaria abbiamo cercato,  di approfondire le varie problematiche esistenti nella nostra ASL, per farci un’idea del lavoro svolto dal nuovo manager ma soprattutto per capire principalmente con gli occhi dell’utente quali siano veramente le problematiche dell’azienda sanità nell’alto tirreno cosentino. Pochi i medici e gli infermieri che hanno dimostrato disponibilità alla nostra inchiesta e molte cose sono state cacciate dalla loro bocca a forza di insistenze, segno di quanto l’inchiesta giudiziaria in corso pesi nei rapporti fra personale e dirigenza .

  MANCA IL PIANO SANITARIO REGIONALE

La cosa più grave della situazione sanitaria attuale è la mancanza di approvazione di un nuovo Piano Sanitario regionale, che è ancora in discussione da anni. Mentre il Piano sanitario locale è scaduto da ben cinque anni. Qualche voce dice che addirittura nel nuovo piano sanitario regionale è prevista la soppressione nella sola provincia di Cosenza di ben quattro o cinque ospedali e molti sostengono che fra questi vi sia proprio  l’Ospedale di Praia a Mare. Diventa assolutamente improbabile allora che la struttura ospedaliera di Scalea, di cui abbaiamo parlato nel numero scorso possa essere definitivamente utilizzata . Voci di piazza a Scalea dell’ultima ora   dicono che l’Amministrazione comunale abbia intenzione di vendere la struttura a dei privati, argomento sul quale torneremo. Se si va quindi verso la privatizzazione di diversi servizi sanitari è normale che i tipi di investimenti finanziari siano diretti in un senso piuttosto che in un altro, aprire un nuovo ospedale quindi non avrebbe nessun senso.

L’APPALTO ALLA MEDICASA DI UN MILIARDO E 800 MILIONI

Gli ultimi finanziamenti strutturali difatti sono andati verso gli ospedali di Paola e Cetraro che hanno subìto sostanziali mutamenti nella ricezione alberghiera, mentre su Praia vi è stata solo una ristrutturazione nell’impiantistica idraulica ed elettrica.  E le perplessità vengono proprio sulle spese che l’ASL sta mettendo in atto. Da una parte un frenetico ammodernamento dei macchinari che felicita tutti in primo luogo in questo caso l’utenza, ma dall’altra anche spese un pò dubbie, dichiarate non necessarie nell’immediato proprio per la carenza del personale. Parte da questa carenza per esempio  il recente affidamento ad una ditta privata dell’ ADI (Assistenza Domestica Integrata).                           Un appalto di ben 1 miliardo e 800 milioni, l’anno, vinto da una ditta di Milano con  succursale a Catanzaro, la Medicasa. Forti i dubbi che immediatamente si sono sollevati da più parti. Per esempio come può una ditta di Catanzaro garantire servizi domiciliari a gente di Verbicaro o di Aieta paese, pur avendo un presidio in Paola ? Non sarebbe stato meglio con quel miliardo e 800 milioni trovare mezzi e strumenti direttamente nel nostro territorio, sfruttando giovani medici ed infermieri disoccupati e che comunque conoscono bene il proprio territorio,  mettendo in moto un lavoro sinergico da fare con i medici di base di ogni singolo paese che meglio di tutti conoscono le problematiche del singolo malato ? Si dice che prima era così ma a distanza di pochi mesi molte le lamentele che giungono ai vari distretti sanitari di utenti  per mancate prestazioni da parte della Medicasa. Pare e su questo attendiamo risposte, che la Medicasa si serva di personale del luogo pagandolo a 28 mila lire l’ora. Sono infermieri dei vari ospedali che hanno dato la disponibilità extraoraria. Quindi si potrà ottenere assistenza solo nelle ore pomeridiane ? ma così si sfrutta solo il personale paramedico e non quello specialistico come spesso molte cure richiedono. Difatti come fa un malato allettato , grave subnormale, che ha bisogno dell’assistenza medica specialistica, che vuol dire geriatrica, ortopedica,psichiatrica, fisiatrica supportata da un assistente sociale e da uno psicologo , a ricevere l’assistenza necessaria ? Se mancano queste professionalità nel servizio domiciliare, questi due miliardi servono solo per mandare infermieri a fare iniezioni ? Tanto valeva, dicono in molti ,che le cose rimanessero come erano prima, quando si sfruttava il personale infermieristico locale con tutte le difficoltà esistenti nel servizio. 

CONVENZIONI CON TUTT’ ITALIA MA A CHE COSTI ?                                                  Ma paga la politica delle convenzioni, mentre le nostre strutture sono deficienti ? Il manager Logatto è convinto di tutto questo e se ne vanta in un intervista alla Provincia Cosentina: “Abbiamo stipulato – ha dichiarato Logatto- convenzioni con quattro università italiane: Pisa per quanto riguarda il trattamento di patologie legati al settore endocrinologico; Bologna per quanto riguarda la medicina interna e il trattamento di epatiti; il Gemelli di Roma per la cardiologia e Tor Vergata per la ginecologia “. Quanto intacca tutto questo nei bilanci e quanto nella professionalità locale oltre che nel rilancio delle strutture sanitarie locali ? Se ci si convenziona con il Gemelli di Roma che senso ha potenziare la cardiologia qui da noi ?Nella costa tirrenica come in tutta Italia d’altronde due sono le cause principali di morte: il tumore  e l’infarto. Se si vuole intervenire quindi nella prevenzione e nella cura è chiaro che questi sono i reparti che andrebbero potenziati. Ed invece sono allo stato di punto zero.

Il Polo oncologico è quanto di più grave possa esistere nell’Ospedale di Paola.

Parla Marianna Presta, ex Presidente dell’USL, e parla  con la consapevolezza di chi ancora oggi a distanza di tanti anni si sente investita dai cittadini dai vari problemi che l’Azienda sanitaria attraversa oltre che da un caso familiare di tumore che la vede coinvolta personalmente. Le recenti  prese di posizione da parte del sindaco di Paola Giovanni Gravina e del presidente della Commissione lavori e sanità dello stesso comune, Graziano Di Natale, a proposito del Polo Oncologico nell’Ospedale di Paola, hanno aperto nuove discussioni fra i tanti  cittadini che quotidianamente si trovano ad affrontare tali drammatici problemi. La signora Presta parte con grandi elogi per il Prof. Filippelli che dirige l’attuale reparto e che è riconosciuto come grande esperto della materia in tutta Italia. “Proprio per questo - ci dice Marianna Presta -avrebbe bisogno di un reparto funzionante con personale e altri medici”.  E la delibera firmata dal direttore generale sanitario dott. Ennio Logatto andava proprio in questo senso, anche se è stata modificata nella sostanza , riducendone il personale che non è da poco per tenere avviata una struttura. “ Purtroppo . continua l’ex presidente dell’USL Presta- la regione Calabria non ha dato nessuna risposta nemmeno alla seconda delibera modificata e ridimensionata nel personale e nel costo come concordato con lo stesso assessore regionale. Purtroppo ancora una volta dobbiamo registrare l’assenza ed i ritardi di una giunta regionale su problemi importanti del nostro territorio dove spesso un diritto diventa un piacere e dove spesso ci si affida all’arte dell’arrangiarsi e del fare miracoli”.   Un altro motivo di riorganizzarsi riguardo al Polo oncologico, ci spiega Marianna Presta  “ è il costo che l’azienda paga per la migrazione sanitaria degli utenti del nostro territorio che si ricoverano per prestazioni oncologiche in altri centri fuori regione con disagi e costi familiari notevoli”. “Il reparto oncologico di Paola. Prosegue Presta- è insufficiente rispetto al bacino di utenza ed a una reale prestazione del servizio non solo all’interno del Polo, per carenze di strutture e di personale ma anche perché non ha la possibilità di proiettarsi nel territorio per la cura di un ammalato di tumore che non è solo la chemioterapia o la radioterapia ma è  anche assistenza domiciliare con cure infermieristiche, mediche e psicologiche per dargli tranquillità, fiducia e speranza “.  Sono tanti difatti  gli ammalati che si rivolgono alla struttura di Paola, circa 8600 gli interventi di ammalati provenienti dall’Asl n°1 l’anno scorso e oltre 2000 quelli provenienti da altre Asl, proprio per questo sarebbe necessario che la regione intervenga al più presto su questo tema evitando semmai di sprecare quei 13 miliardi che intende investire per una struttura nuova all’interno dello stesso ospedale di Paola. Ipotizzando l’utilizzo di strutture abbandonate quale l’ospedale di Scalea che aspetta proprio di essere utilizzato per non entrare nella casistica delle opere inutili della nostra regione. Un Polo Oncologico potrebbe essere una chiara e concreta utilizzazione.

  LA MANCANZA DI POSTI LETTO SPINGE MOLTI A SPOSTARSI SU NAPOLI O BARI

Ma nella stessa delibera richiesta dall’Ospedale di Paola mancano nuovi posti letto. Attualmente esistono solo 5 posti letto a Paola per i malati di tumore ed in ogni caso da day ospital. Una tragedia per i malati sofferenti della malattia del secolo, costretti a spostarsi a Cosenza dove peraltro esistono solo dieci posti letto o a Napoli dove esiste una maggiore ricettività. Basti per esempio la storia di un giovane di Sangineto, colpito da una forma di tumore legata alla ghiandola del timo che si vede  costretto ogni 21 giorni a spostarsi a Napoli . Solo a Napoli dopo giri fra i tanti ospedali è riuscito ad  ottenere un posto letto in ospedale per i tre giorni di chemio che gli occorrono per il suo male. Non è riuscito ad ottenere nessuno dei cinque posti a Paola e nessuno dei dieci a Cosenza.                         Alla chirurgia è legato il reparto trasfusioni. L’unico reparto trasfusioni dell’ASL si trova  nell’Ospedale di Paola. Ed è  situato in una stanzetta all’interno dello stesso laboratorio ematologico. Qui si ritrovano i volontari gestiti dalla FIDAS, e quelli che vengono per dare sangue a parenti e amici .Non esiste una sala d’attesa per i donatori se non una piccola panchina nel piccolo corridoio di ingresso. I bagni sono fatiscenti, le strutture sono anni 50, a fronte di una grande professionalità di tutto il personale medico e paramedico. Due sole poltrone per la trasfusione d un’attesa quindi di ore per compiere un gesto di volontariato che spesso mortifica chi lo compie e certamente non lo incoraggia a ritornare.

UN MESE PER LE VISITE SPECIALISTICHE                                                                           E l’attesa nell’ottenere le visite specialistiche sono il punto dolente dell’ASL n°1.                               Per una visita oculistica all’Ospedale di Cetraro ci vogliono 45 giorni. Per una gastroscopia, una visita cardiologia, una risonanza magnetica bisogna aspettare mesi. Per un esame con litotritore, che è un macchinario per la distruzione dei calcoli bisogna aspettare un mese. Qui la storia diventa misteriosa. L’ASL ha acquistato un macchinario che costa miliardi , diversi anni fa , il migliore in commercio. A saperlo funzionare esiste un personale molto specializzato, ma la macchina è stata posta fino a qualche tempo fa  all’estrema periferia dell’ASL. Ad Amantea. Pochi i cittadini dell’alto tirreno che si spostano fino a d Amantea. Si potrebbe pensare ad un regalo a qualche privato che ha lo stesso apparecchio, si indirizza a questi,  piuttosto che alla struttura pubblica. Eppure anche in questo caso la legge parla chiaro. Gli apparecchi di litotritore possono essere impiantati solo in un reparto di urologia, che ad Amantea manca. Mentre il posto ideale sarebbe stato a Cetraro dove esiste un ottimo reparto di urologia e soprattutto risulterebbe molto centrale e  meglio raggiungibile sia dalla periferia Sud che nord.   Sembra che solo da qualche settimana l’apparecchio sia stato spostato a Cetraro. Ma la lunghezza nel ricevere visite specialistiche è essenzialmente legato alla mancanza di personale. 80 gli infermieri che aspettano di essere assunti dopo un concorso già espletato nella parte scritta, 35 le unità del personale ASL non sostituito e già inseriti nella pianta organica. Queste nuove 115 professionalità potrebbe dare molto ossigeno a tutta la struttura e sveltire diverse richieste.

E LE CLINICHE PRIVATE QUANTO RICEVONO DALLA REGIONE.

Il 50% del bilancio dell’ASL è assorbito dalle Cliniche convenzionate con la regione. Alcune di queste hanno raggiunto livelli ottimi nelle prestazioni chirurgiche convenzionandosi con ottimi professionisti a livello nazionale. Ma su altre converrebbe un accurata inchiesta da parte dell’ASL. Per esempio sui posti letto occupati. E’ notorio che per mancanza di personale infermieristico o per un’assistenza più diretta, molti ammalati sono costretti a far ricoverare propri parenti. Questi sono ricoverati per accertamenti e restano ricoverati fino a quando non sono dimessi i veri ammalati. Che incidenza hanno sui costi dell’azienda ? Non dimenticando che la regione Calabria è una delle poche regioni che ha risposto al federalismo immettendo un ticket di ben 2000 lire per far fronte alle spese sanitarie. Un ticket che quindi poteva essere ben evitato se si fosse fatto prima un indagine sugli sprechi di tale azienda. Ed uno di questi poteva proprio consistere nel verificare i posti letto gestiti dalle case private convenzionate.

 LA SOCIETA’?

Grave la situazione sulle problematiche sociali. La tossicodipendenza, l’alcolismo, la malattia mentale , l’handicap , i consultori familiari , dovrebbero essere al primo posto nelle problematiche territoriali. Grande dovrebbe essere la prevenzione e l’intervento diretto caso per caso nel territorio. La realtà è ben diversa. Il SERT che ha sede a Scalea, ha un solo medico. E lì si distribuisce solo metadone. Manca un equipe di psicologi  e sociologi, che facciano azione di prevenzione sul territorio. Nessuna azione è prevista sulla prevenzione dell’alcolismo che è molto alto specie nei paesi dell’interno. Anche i consultori familiari che prima esistevano in ogni comune ogni sono ridotti al lumicino. Due su tutto il territorio dell’ASL. Non esiste prevenzione quindi sulle tematiche legate alla famiglia, sulla pedofilia, sull’aborto,sulle violenze. Problemi di cui ci si accorge solo quando finiscono in tribunale e sui giornali. Ma nella quotidianità nessuna aiuta la donna vittima di violenza da parte del marito, né il bambino vittima della pedofilia, né coloro che sono schiavi dell’alcool. Malissimo la situazione per chi ha problemi di handicap. La legge a proposito parla chiara. L’ASL deve garantire il portatore di handicap in tutte le sue esigenze e questo oggi dovrebbe garantirlo la Medicasa vincitrice dell’appalto. L’ASL, rispetto alla legge vigente deve fornire al portatore di handicap il letto ortopedico, la carrozzella elettrica, e tutto il necessario per condurre un’esistenza qualificata e soprattutto dignitosa. Ed invece le cose non vanno così. Lunghe le attese per ottenere gli strumenti e i medicinali necessari. Pochi gli insegnanti di sostegno per i bambini nelle scuole. Pochi i comuni che hanno provveduto all’abbattimento delle barriere architettoniche nonostante la legge a loro favore. Addirittura per raggiungere i luoghi deputati alle visite periodiche di invalidità mancano scivoli e ascensori. Al Poliambulatorio di Diamante solo dopo diverse denunce da parte degli ambientalisti del paese si è riusciti ad ottenere una rampa per chi giunge in carrozzella. Ma a Scalea ancora resta grave la situazione. Le visite ambulatoriali del Distretto sanitario Praia - Scalea, si svolgono nell’ex comune . La commissione di invalidità è presieduta dal dott.Mario Russo, che è anche sindaco di Scalea e consigliere provinciale oltre che dirigente di Forza Italia. La visita dei disabili è quanto di più osceno si possa assistere, avviene in  vecchie stanze, dopo lunghe scalinate prive di scivoli, con difficoltà di trovare parcheggio e quindi far scendere i malati dall’ auto. Spesso le visite sono avvenute nelle stesse auto dei disabili. Altri sono stati trasportati su sedie e barelle. La cosa grave lamentata da molti ammalati è che bisogna fare due o tre viaggi nell’ambulatorio. Una per la visita e le altre per ottenere la certificazione che non è data al momento della visita stessa per l’assenza spesso del sindaco impegnato in altre riunioni.  Ugualmente grave la situazione dei malati mentali. Il CIM (centro di igiene mentale) si trova in un edificio malmesso, offerto dal Comune di Santa Maria del cedro . E’ costituito  da 6 stanze ed un solo bagno per il personale , sprovvisto di bagno per handicappati, in questa situazione accoglie i pazienti. Nel centro lavorano tre infermieri, due psichiatri ed un neopsichiatra, una psicologa, una sociologa, un assistente sociale che devono lavorare su un territorio vastissimo che comprende tutta l’Asl da Paola fino a Tortora compresi i paesi dell’interno. Pochissimi davanti ad un lavoro immenso che dovrebbe comprendere un dialogo complesso con il singolo malato. Invece tutto si risolve con la solita somministrazione di una pasticca o di un iniezione, essendo considerati tutti malati cronici e inguaribili.

  E la medicina del lavoro ?

E’ un altro punto dolente. D’altra parte se in una fabbrica di 300 operai, la Marlane di Praia a Mare sono deceduti negli ultimi dieci anni oltre 80 operai senza che l’ASL abbia svolto verifiche serie su quanto avvenuto la dice lunga su come questi uffici si muovono nel territorio ( vedi inchiesta su pagina Marlane ) . Esistono sopralluoghi sui posti di lavoro ? Esiste un monitoraggio per quanto riguarda i locali dove si svolgono attività lavorative ? Fabbrichette sparse sul territorio spesso allocate in garage, senza uscite di sicurezza senza respiratori, senza aria condizionata, sono periodicamente controllati dall’ASL? E ancora . L’elettromagnetismo con il proliferare di antenne su tutto il territorio quanto è legato all’aumento di tumori nella nostra costa tirrenica ? Attorno all’antenna Tim di Diamante, posta in pieno centro abitato, e da poco sequestrata dopo una denuncia degli ambientalisti, sono stati accertati ben 22 decessi per tumore. L’ASL ha pensato di svolgere indagini epidemiologiche sul territorio ? E gli acquedotti, i depuratori, gli scarichi delle materie usate, sono oggetto di controlli da parte del dipartimento di prevenzione ? Da quanto leggiamo sulle cronache dei giornali e sulle denunce degli ambientalisti tutto questo sembra che non avvenga ed attendiamo risposte e smentite a proposito da parte della dirigenza .

Tutti gli edifici che abbiamo controllato, a parte la sede ASL a Paola super moderna, sono in una situazione di fatiscenza incredibile. Muri sporchi, scale e sale sporche, senza servizi igienici idonei. Sprovvisti di sale d’attesa idonee e soprattutto con sedie e divani per gli utenti in attesa. Basti visitare il poliambulatorio di Diamante, il CIM di Santa Maria del cedro, il dipartimento sanitario nell’ex comune di Scalea, vari ambulatori comunali dove spesso gli stessi medici provvedono a proprie spese alla pulizia. 

MA QUANTO CI COSTANO LE GUARDIE MEDICHE ? POTENZIARLE O SOSTITUIRLE ?

 Sono 34 i punti delle guardie mediche nell’ASL n1. Ogni punto di guardia ha quattro medici che a turno coprono tutte le notti della settimana. Ma servono ancora oggi le Guardie mediche ? In Campania, in Toscana, nel Lazio sono state tutte  integrate  con il servizio del 118. Un modo diretto e rapido per ricevere subito soccorso specie per quei paesi dell’interno e lontani dagli ospedali. Da noi forse occorrerebbe data la lontananza di molti paesi dagli ospedali fornirli di un autoambulanza con autista riqualificandole e rafforzandole. Solo grazie al contributo di un emigrato in America che ha acquistato un edificio è stato possibile aprire un Poliambulatorio a Verbicaro, un grande passo in avanti per un comune posto sempre ai margini in strutture e servizi.

E LE GUARDIE TURISTICHE ?

Fino a due anni fa esistevano le Guardie Turistiche. Un istituzione importante che sopperiva in gran parte all’enorme flusso turistico. Ora da due anni sono state eliminate e affidate ai medici di base con un costo enorme per l’Azienda. Certo un grande regalo ai medici di base, ogni turista gli frutta ben 30 mila lire per la visita ambulatoriale e 50 mila per quella domiciliare .  Ma la cosa non va bene agli utenti che si vedono l’estate costretti a fare grandi file negli studi del proprio medico.

Inchiesta pubblicata dal settimanale MEZZEURO del 6 aprile 2002  

  Scheda ASL  al  1999 . Popolazione residente nell’ASL n°1  142.878

Medici generici                               115

Medici Pediatri                                 19

Servizi di supporto

Dipartimento di Prevenzione  / Dipartimento di salute mentale / Assistenza domiciliare /Centro unificato di prenotazione

  Manca : Dipartimento materno infantile / Servizio trasporto per centro dialisi / Unità mobile di rianimazione / Camera iperbarica

  Strutture sanitarie

Ambulatori e laboratori 28 : Di cui 10 privati accreditati

  Sert  1

Punti di Guardia medica  34

Medici titolari                148

  Strutture di ricovero

Ospedale di Cetraro  136 posti letto     53 medici   151 infermieri    7415  ricoveri

Ospedale di Paola     110                    63             134                     6129

Ospedale di Praia     144                    29             105                      5390

TOTALE                          390                           145                390                             18.934

  Case di Cura accreditate

Ninetta Rosano Belvedere  145 posti letto      33 medici  51 infermieri  5942 ricoveri

Spinelli                              60                      14             22                 2208

Cascini                             100                      18            36                 4653

San Luca di Praia                30                      11             5                   711

Medical Hotel Sangineto      30                        3              -                   586                                           Totale                                              365                            79                 114                14.100

 

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 CONTINUA L'EMERGENZA RIFIUTI 

Come diceva un famoso conduttore televisivo: " la domanda sorge spontanea" e cioè ci si chiede , come mai tutte le storie dei rifiuti tossici, dei traffici avvengono , iniziano o finiscono sempre e solamente in Calabria ? E come mai , nonostante vi sia una regione conmissariata in materia di rifiuti con due sub commissari di rispetto quali l'Ing. Papello, in area di centrodestra e parente stretto del ministro Gasparri, e l'avv. Reale, in area verde, i quali pur  attorniati da una ottantina di impiegati a vario titolo e livello, la situazione sfugge al loro controllo ? E come mai la regione nonostante i ripetuti appelli da parte delle associazioni ambientaliste e pressata da diverse interrogazioni regionali , in maggioranza fatte dal gruppo del centrosinistra, esclusi i verdi, non richiede lo scioglimento di tale commissione, riconsegnando i poteri al proprio assessorato all'ambiente ? Misteri della Regione Calabria. Voci ben informate dicono che il mantenimento di tale commissione sia legato solo agli stipendi che i membri ricevono ed anche ad un surplus di stipendio che lo stesso Presidente Chiaravalloti riceve in quanto presidente della stessa. Soldi che arrivano dal governo e non dalla Regione Calabria e che si perderebbero se la commissione fosse sciolta. Quindi sarebbe solo una questione di danaro  ma l'ultimo arresto e sequestro dell'ennesimo impianto avvenuto a Tortora dà maggiore forza ad altri interrogativi. E cioè l'esistenza di un partito occulto trasversale che fa si che sia possibile trovare in Calabria, permessi facili, terreni abbandonati, connivenze mafioso-politiche, l'apporto di ditte con i mezzi necessari che consentono l'abbandono di rifiuti, la sepoltura di bidoni tossici , il seppellimento di camionate intere di ferrite di zinco. L'unico processo ancora in piedi in Calabria per i rifiuti tossici si svolgerà a breve a Castrovillari e a Catanzaro e riguarda un inchiesta giudiziaria che vede coinvolti politici, funzionari della regione e ditte edili. Tutti a piede libero e tutti ancora ben accreditati negli ambienti politici. L'inchiesta riguarda un traffico di rifiuti che consentiva il trasporto di rifiuti tossici provenienti dall'impianto industriale Enichem di Crotone, nei terreni agricoli di Cassano J. piuttosto che condotti ad un impianto di smaltimento in Sardegna e autorizzato a questo tipo di interventi.  Nello scorso gennaio il GIP presso il tribunale di Catanzaro ha concesso la proroga del termine di conclusione delle indagini preliminari richiesto dal sostituto procuratore dott. Giancarlo Bianchi, recentemente subentrato al collega Salvatore Dolce. Il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto infatti di aderire alla richiesta del pubblico ministero tenuto conto della complessità delle indagini e dell'elevato numero degli iscritti nel registro degli indagati. Le ipotesi di reato riguardano il concorso in abuso di ufficio, falso e truffa ai danni di ente pubblico in merito al conferimento di incarichi professionali a vario titolo  . Ma l'inchiesta abilmente è stata divisa in due tronconi. Uno va a Castrovillari e riguarda il disastro ambientale, l'altra resta a Catanzaro dove è previsto solo il reato amministrativo e riguarda i politici ed i funzionari della Regione  Calabria coinvolti. Nelle due inchieste restano comunque nomi eccellenti. Uno fra tutti è quello dell'Ing.Giovan Battista Papello che ritroviamo nell'attuale commissione rifiuti nonostante l'avviso di garanzia. Un altro è quello dell'ex assessore regionale e allora anche Commissario delegato  per l'emergenza rifiuti Sergio Stancato , oggi elemento di spicco del PSI di Gianni De Michelis. E poi ancora Francesco Grossi responsabile dell'Ufficio legale del Commissario straordinario; Giuseppe Luppino componente dell'Ufficio legale. I fatti si riferiscono al 1998 alla Giunta di centro-destra di Giuseppe Nisticò. Dopo gli arresti ecco che la commissione viene sciolta e riformata con all'interno quasi gli stessi nomi di prima e l'aggiunta dell'avv.Italo Reale in quota verde, essendo allora ministro il verde Ronchi. Data la situazione attuale le cose non sono cambiate. L'ing. Papello è quello che a tutt'oggi firma il nuovo piano regionale dei rifiuti che vede migliaia di cittadini scendere in piazza per fermare la nascita degli inceneritori e di nuove discariche, mentre la raccolta differenziata è ferma all'1 %.

Ma non si fermano neanche i traffici illegali e gli inquinamenti di ogni genere, scoperti solo grazie al lavoro meticoloso che carabinieri del Nucleo ecologico e Guardia di Finanza fanno sul territorio. E sono proprio  i carabinieri il 21 aprile scorso hanno provveduto a notificare gli arresti domiciliari per Agostino Duca di San Lucido quale rappresentante legale della WTS srl e per la sua segretaria della stessa azienda Rosa Orlando di Tortora. Nell'inchiesta condotta dai carabinieri denominata " Operazione Econox" sono finite altre 13 persone indagate per altri vari reati e sono stati sequestrati oltre all'impianto stesso di depurazione anche 40 mezzi da lavoro . L'impianto serviva a trattare i liquami provenienti dallo spurgo dei pozzi neri ed era l'unico in tutta la zona tirrenica. Il sindaco di Tortora , Lamboglia, ha subito convocato un consiglio comunale straordinario ed aperto per discutere della vicenda. Il sindaco durante io consiglio rivela alcuni fatti che hanno preceduto l'avvio dell'indagine ed il conseguente sequestro e arresto. " I nostri vigili urbani - ha dichiarato il sindaco- in data 9 agosto 2001 hanno proceduto al fermo di un autospurghista che stava scaricando i liquami in un fiume". Da qui l'avvio dell'indagine ma il sindaco dice di più rispetto alle autorizzazioni in possesso di tale impianto e le responabilità per i controlli : " Siamo passati da un autorizzazione della regione data negli anni 90, a quella successiva del sindaco protempore e nel 2001 di una nuova autorizzazione da parte della provincia. Poi c'è un autorizzazione del Commissario per l'emergenza dei rifiuti. Nel documento  pubblico- aggiunge il sindaco- il Commissario fa riferimento al documento rilasciato dalla provincia, questo perché sia chiaro che non esistono autorizzazioni comunali ". Ma l'impianto di Tortora era stato già al centro di un misterioso episodio avvenuto nella notte del 5 dicembre 1998, allorchè alla foce del fiume Noce , sul quale scarica detto impianto, furono trovati migliaia di pesci morti. Le indagini andarono verso il tipo di depurazione e l'eventualità che da tale impianto fossero usciti liquami trattati con materiale tossico. Niente riuscì a dimostrare tale responsabilità, anzi il gestore ora arrestato , Agostino Duca, ebbe il coraggio di presentarsi ad un assemblea infuocata, organizzata qualche giorno dopo dallo stesso sindaco attuale Lamboglia. Il Duca asserì la propria innocenza e invitò tutti a visitare il proprio impianto per rendersi conto di persona della perfetta efficienza e pulizia. I pesci morti trovati sull'arenile vennero portati a Portici, preso un laboratorio specializzato, per un analisi scientifica e approfondita, che non portò a niente, in quanto si disse che se fossero morti per l'uso di ammoniaca questa non lascia nessun tipo di traccia. Tutto finì in una bolla di sapone. E a distanza di qualche mese la stessa moria di pesci avvenne a Bisignano  dove lo stesso proprietario gestisce un identico impianto. Anche in questo caso non si arrivò a nessuna determinazione e tutto continuò come prima. I pesci , allora, si sono suicidati !

  IL SEQUESTRO DEL DEPURATORE DI Tortora ha comunque riportato di nuovo il problema dei rifiuti al primo posto dell'ordine del giorno emergenziale nell'Alto Tirreno cosentino. Ed è' bastato il ponte delle festività pasquali per rimettere in discussione l'efficienza dei depuratori della costa. Di nuovo ha fatto capolino la schiuma delle 11. Quella terribile schiuma giallastra che puntualmente da anni tra le dieci e le undici compare a poche decine di metri dalle spiagge facendo fuggire tutti i  bagnanti.  Cosa succede nei depuratori non è dato saperlo. La regione ha affidato la gestione di questi ad una ditta. Contratti miliardari, che non producono né nuovi posti di lavoro, tanto sbandierati, né tantomeno risultati. Il mare resta sporco, i fiumi risultano sempre inquinati o da autospurgo o da scarichi abusivi, ma l'immagine che conta è quella del BIC Calabria alla Fiera del Turismo a Milano che pubblicizza con i soldi della Regione il mare pulito e la bellezza delle nostre spiagge.

Come il controllo del territorio sfugga di mano e l'illegalità dilaghi si vede anche dalle piccole cose. A Santa Maria del Cedro, patria di tutte le ditte di autospurgo della Riviera, la Guardia di Finanza , al comando del luogotenente Giuseppe Salerno, già segnalato dal WWF regionale per l'enorme lavoro di prevenzione ecologica che svolge sul territorio, coordinato dal Comandante provinciale, colonnello Antonio Lupia, il 19 aprile scorso ha scoperto uno scarico abusivo direttamente in terreno di materiale proveniente da un colorificio. I liquami prodotti dalla lavorazione, molto presumibilmente tossici venivano immessi direttamente e senza essere depurati nella rete pluviale delle acque bianche che finivano in mare. Il proprietario della ditta è stato denunciato per inquinamento ambientale e lo stabilimento posto sotto sequestro. Ma anche qui sorge spontanea una domanda. L'ASL, i Vigili Urbani, lo stesso sindaco non hanno nessuna responsabilità su quanto successo ?  E' possibile che debbano intervenire Guardia di Finanza e carabinieri per porre fine ad atti illegali, quanto questi potrebbero essere prevenuti e corretti dall'inizio ?

La madre di tutti i problemi sta nel Piano regionale dei Rifiuti.

In un recente incontro avuto fra il responsabile dei rifiuti del WWF Francisci e il sub Commissario ai rifiuti Italo Reale sono stati messi in evidenza i pericoli che la Calabria continui ad essere patria del traffico dei rifiuti tossici e che il Piano dei rifiuti recentemente approvato sia del tutto inadeguato di fronte a questa emergenza. Anzi si è rilevato da parte del WWF che ad un emergenza ne possano nascere tante altre piuttosto che l'eliminazione totale di queste . Preoccupazione evidenziata anche dal SISDE, che in un recente segretissimo dossier, rivelava che attraverso i satelliti si è potuto scoprire l'esistenza di vaste zone in Calabria usate dalla mafia per seppellire tonnellate di rifiuti tossici. E queste zone coincidevano con interi villaggi turistici ed alberghi gestiti dalla mafia. Veniamo al Piano regionale recentemente approvato. Un librone di centinaia di pagine di non facile comprensione. La filosofia di fondo è impostata su  una gestione finalizzata alla costruzione di nove impianti di preselezione di rifiuti, trattamento e produzione di CDR ( combustibile da rifiuti) e di due inceneritori, uno già in via di attuazione a Gioia Tauro e l'altro nella provincia di Cosenza. Attualmente sembra che questo inceneritore ballerino sia stato avvistato nel comune di Figline Vegliaturo , grazie all'imperizia di un sindaco che pensa di creare qualche posto di lavoro piuttosto che spargere diossine e ceneri sulla sua popolazione. Ma notizie dell’ultima ora ci dicono che anche nel sito di Figline Vegliaturo l’impianto non si farà. Lo ha dichiarato in una riunione con sindaci e associazioni di cittadini l’assessore regionale Pino Gentile. A chi toccherà allora , quale altro paese sarà scelto e soprattutto come sarà scelto , con quali caratteristiche ?   L'impostazione del Piano sui rifiuti nasce con una forte pregiudiziale dovuta dalla recente direttiva ( la n°77 del 2001) emanata dal Parlamento Europeo che prevede, al più presto, l'eliminazione dell'anomalia tutta italiana per cui si considera il CDR come fonte di energia rinnovabile e pertanto oggetto di congrui contributi da parte dello stato.  Alla base di tutto manca il dato reale ed attendibile della quantità totale dei rifiuti prodotti in Calabria e della loro consistenza merceologica, poichè nel lavoro effettuato ci si è avvalsi solo di stime a campione svolte su tre comuni del lametino non certamente rappresentativi di tutta la regione. E su tutto manca lo studio su dove saranno inviati i rifiuti tossici e speciali provenienti dagli stessi inceneritori. Il 30% di quanto viene bruciato viene restituito dallo stesso inceneritore sotto forma di rifiuto tossico indistruttibile. Questo vuol dire che dai due inceneritori usciranno ogni anno dalle 70mila alle 100 mila tonnellate di rifiuti tossici. Dove saranno messi nessuno lo sa ! O qualcuno pensa che ci penserà la mafia, dal momento che in Calabria il traffico dei rifiuti frutta ogni anno centinaia di miliardi ?                                                                                      I sindaci fanno finta di non sapere niente.

L'attività delle associazioni ambientaliste negli ultimi anni in Calabria è stata eccellente nel campo dei rifiuti e della prevenzione dagli inquinamenti.  Il WWF della Costiera tirrenica ogni anno, nei mesi estivi, istituisce un telefono verde dove centinaia di telefonate rivelano scarichi abusivi di ogni genere e i depuratori che puntualmente vanno in tilt . Rischiozero del tirreno cosentino attraverso convegni ha più volte evidenziato i pericoli esistenti fra emissioni atmosferiche cariche di diossine e la qualità del cibo che mangiamo, stimolando verso un agricoltura controllata e soprattutto biologica. I Forum Ambientalisti del Tirreno , del Savuto e di Bisignano , ai quali si sono aggiunti ultimamente quelli di Rogliano , della Sila e di Celico, hanno saputo smascherare i trucchi esistenti dietro gli impianti di incenerimento, portando le popolazioni a migliaia nelle piazze e mettendo in fuga ovunque i commissari straordinari sull'emergenza dei rifiuti. Ciò nonostante molti sindaci fanno finta di non sapere niente. Pensano alle promesse fatte loro dalla Regione. Posti di lavoro, un appalto di 300 miliardi per la costruzione dell'inceneritore, agevolazioni nelle bollette sui rifiuti, incentivi per la costruzione di opere pubbliche nei propri comuni, e naturalmente tutto il resto legato ai piccoli appalti per il trasporto dei rifiuti e il loro smaltimento. Intanto fanno finta di non sapere dei pericoli che le loro popolazioni incorrono. Recentemente i sindaci di Paola e di Cetraro hanno negato di sapere che la regione ha inserito nei loro comuni due mega discariche per il trattamento dei rifiuti, legate all'inceneritore di Figline vegliaturo. Eppure i nomi dei due comuni sono ben leggibili nell'ordinanza del Commissario delegato per l'emergenza ambientale firmata dal responsabile del progetto ing. Papello e dal commissario delegato Giuseppe Chiaravalloti fatta il 27 novembre 2001 n°1644 . Questa ordinanza prevede due impianti di smaltimento da 40 mila tonnellate l'una che dovrebbe precedere l'avvio alla distruzione di tali rifiuti nel comune di Figline. Centinaia di camion che ogni giorno si aggiungono al traffico già pesante della variante tirrenica, che porteranno i rifiuti di tutta la costa in due comuni che come gli altri si vogliono a vocazione turistica. E se l'inceneritore non parte nella sua costruzione e avviamento  o non funziona ? Alle 40 mila tonnellate se ne aggiungeranno altre 40 mila e così via, per poi arrivare ad una situazione come quella campana che si sono dovuti portare in Germania per esser distrutti. Come piano ambientale non è proprio niente male !

  EPPURE ESISTEREBBERO GIA' ALCUNE SOLUZIONI

Oltre ad una completa revisione del Piano regionale dei rifiuti con l'esclusione degli inceneritori come ciclo finale ed il rilancio della raccolta differenziata ad oltranza con la costruzione di impianti per il riciclaggio dei rifiuti, che porterebbero centinaia di posti di lavoro esistono già delle alternative sul controllo ambientale che potrebbero essere rivalutate.  Sono stati finanziati recentemente due progetti detti NOC 11 e 12 che riguardano l'inserimento di giovani disoccupati all'interno del mondo del lavoro, attraverso progetti di natura ambientali. Questi giovani pagati dal Consorzio di Bonifica della Valle del Lao ( NOC 11) e dalla Comunità montana Verbicarese ( NOC 12) hanno già svolto un eccellente lavoro di monitoraggio sull'amianto, gli scarichi nei fiumi, il controllo dell'erosione delle spiagge, la gestione dei depuratori. Hanno già acquisito, tutti i 36 operatori, ognuno nel proprio campo specifico esperienze e professionalità ed hanno presentato anche dei progetti chiedendo a tutte le forze politiche di non disperdere tale patrimonio acquisito , e di  poter essere rivalutati e soprattutto utilizzati al meglio.  I giovani del NOC11, attraverso un loro sito internet www.nocconsorziolao.it evidenziano il loro lavoro e la loro progettualità. Diversi moduli di intervento nel campo ambientale che vanno dalla rinaturalizzazione dei siti inquinati lungo i corsi d'acqua, a quello per la pulizia delle spiagge e rinaturalizzazione degli arenili , a quello per la sensibilizzazione ambientale ed al monitoraggio delle acque superficiali. Tutto questo coordinato da un osservatorio ambientale che in modo definitivo metterebbe fine al traffico illegale dei rifiuti e metterebbe un serio controllo su tutto il territorio. Questi giovani da qui a qualche settimana hanno terminato il proprio lavoro e saranno tutti licenziati. Si perderà ,se non saranno riassunti e rivalutati professionalmente l'ennesima occasione. Forse proprio quello che  si vuole. Il territorio deve essere libero da ogni controllo.

INCHIESTA pubblicata su MEZZEURO del 18 maggio 2002    

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PRAIA A MARE: MILIARDI E INSEITTICIDI PER GIOCARE A GOLF

Perché sia stato bloccato il costruendo campo da Golf, dopo che una intera collina è stata scorticata nessuno sa dirlo . Sull’opera la totalità delle forze politiche di Praia, compresi i verdi, sono stati ben silenti. Eppure pochi sanno che un campo da Golf, che a prima vista sembra un opera ambientale e verde, comporta una serie di problematiche disastrose per la salute e per l’ambiente. Intanto quella più grave è l’uso di insetticidi e pesticidi ( vedi scheda). Ci si è mai chiesto come si fa a mantenere sempre pulito e senza erbe infestanti un prato da Golf ? Ebbene solo l’uso di tonnellate di erbicidi, insetticidi e pesticidi di ogni genere può tenere sempre verde un campo da Golf. E studi epidemiologici, avvenuti in  molte zone del mondo, che hanno portato alla nascita di una organizzazione mondiale contro la costruzione di nuovi campi da Golf, hanno dimostrato ampiamente il rapporto fra tumori e la vicinanza a questi campi. E’ sconsigliato quindi, sia acquistare abitazioni all’interno dei campi da Golf, sia viverci per lavoro. Ma un altro aspetto riguardo il Golf, ed è lo spreco dell’acqua. Ci vogliono migliaia di litri di acqua per far si che l’erbetta resti sempre verde e ben cresciuta. Anche se si trovano sorgenti di acqua nei pressi dei campi da Golf questa è pur sempre acqua potabile e viene tolta proprio a quei cittadini che ne hanno bisogno come nel caso di molte zone di Praia e Tortora che specie in estate soffrono la sete. Il comune di Praia per quanto fino ad ora ha messo in atto per la costruzione del suo campo da Golf , sembra che abbia speso per il progetto e la società che dovrà gestire tale opera la somma di 1 miliardo e cinquecento sessantotto milioni. “ Il comune – è scritto in un opuscolo distribuito da un imprenditore praiese contrario all’opera- dovrà sborsare ancora ulteriori ingenti somme per l’intrapreso giudizio arbitrale, e ciò qualunque sarà l’esito dello stesso. Infatti, se il comune di Praia a Mare uscirà vittorioso, attese le condizioni economiche patrimoniali della società gestire del campo , la SO.Co.ME. srl,  sarà certamente costretto per il vincolo della solidarietà passiva a corrispondere ai componenti del collegio arbitrale i compensi milionari per onorari e spese loro spettanti in aggiunta a quelli da dare al proprio legale di fiducia avv.Ernesto Procaccino del Foro di Napoli. Se la Pubblica amministrazione sarà soccombente sarà tenuta a corrispondere i compensi del dei componenti del collegio arbitrale, il compenso del legale nominato dalla società SO Co Me srl ed il compenso dei proprio legale, oltre i danni alla So Co Me per il mancato guadagno conseguente all’impossibilità  di effettuare i lavori per la realizzazione del Campo da Golf ammontanti a 22 miliardi”. Ma sui lavori del Campo da Golf pesa anche uno studio dell’Accademia Nazionale dei Lincei pubblicato nel 1972 dove proprio della  località Zaparia scriveva : “Sulla vicina isola di Dino si possono raccogliere materiali di probabile epoca tardo-ellenistica e romana. A sud della Dorcara a circa 750 m. in linea d’aria, in località Zaparia, tra il monte Cancero e la Serra della Fontana, le acque piovane che qui si riuniscono formando un canale hanno messo in luce un abitato preistorico utilizzato anche in epoca ellenistica. “.

Vuoi vedere che i Greci sono stati gli inventori del golf ? Ma è anche abbastanza strano che la Soprintendenza archeologica di Reggio Calabria non intervenga a difesa di questa zona.

La situazione in Italia e nel mondo

Bernard Shaw che odiava questo sport ripeteva sempre agli amici che lo praticavano: Per giocare a golf non è necessario essere stupidi. Oggi per aggirare i vincoli urbanistici non è necessario creare opere abusive, basta progettare un campo da golf con tanto di villaggi annessi e servizi e la cosa è fatta. Basta guardare i dati su tale attività. In Gran Bretagna il rapporto giocatore numero di campi è 1 a 1000, in America 1900 giocatori a campo, in Italia 270 giocatori per campo. Esattamente abbiamo 50.000 affiliati alla Federgolf per 170 campi. Arrivata in Italia la golfmania e ultimamente anche in Calabria, ecco subito trovato l’inganno per aggirare i vincoli. L’imprenditore di turno si presenta con un bel maglione ( “golf” in inglese) verde, da una squattrinata amministrazione locale, promettendo ecologia, verde attrezzato, e turismo di qualità, ed ecco il solito sindaco che abbagliato da tale “nuova “ imprenditoria si lascia trascinare nell’operazione immaginando questa grande vallata verde, circondata da piscine, club house, maneggi per cavalli, campi da tennis. Cose che in ogni caso nulla hanno a che spartire con lo sport in questione. Al solito nella contrattazione con il comune si lascia la solita palestra attrezzata o il solito mini parco per bambini, e i tanto sperati posti di lavoro. Agli “imprenditori verdi” invece resta un villaggio esclusivo, in posti spesso meravigliosi, da poter vendere fino a dieci milioni a metro quadro, come è avvenuto ultimamente a Pieve Emanuele in provincia di Milano, nel complesso di Tolcinasco di proprietà della Edilnord di Berlusconi. Natuarlamente questo tipo di intervento non riguarda solo l’Italia ma tutto il mondo. In Francia sono centinaia i campi da golf, e così in Spagna. Mentre la “moda” dilaga anche in mediororiente. In Giappone dove il fenomeno ha acquistato uno status symbol le attese per poter otenere la tessera di affiliazione ai Club sono così lunghe che vengono contrattate finanche nei mercati borsistici.E’ abbastanza chiaro che le opposizioni di natura ambientalista nate ai Campi da Golf non sono per la sua natura esclusivista ma essenzialmente per due ordini di motivi : l'eccessivo consumo d'acqua e l’impiego massiccio di pesticidi e diserbanti riversati sull'erba. In Tailandia per esempio, un campo standard assorbe più di un miliardo di litri di acqua all'anno, ovvero quanto basta a dissetare un paese abitato di medie proporzioni, irrigandone anche i campi coltivati. In Spagna il golf è una delle cause di prosciugamento della Coto Donana, una delle aree umide e delle riserve di wilderness piu’ ricche d’ Europa.

Quanto all’ Italia, secondo informazioni raccolte alla Federgolf, pur tenendo conto delle diverse regioni climatiche della penisola, mediamente il consumo d’acqua nella stagione estiva tocca i 70-80 metri cubi per ettaro.
Il che vuol dire, per un campo standard di 60 ettari a 18 buche( che richiede l’irrigazione dei soli 20 ettari legati ai percorsi di buca )l’utilizzazione di 1600 metri cubi di acqua al giorno.

Tra gli impianti di irrigazione piu’ recenti quello realizzato dalla Prato Verde Golf & Service per il Golf Club Le Robinie a Solbiate Olona (VA)e’ dotato di 175 chilometri di cavo elettrico e di cinque elettropompe che forniscono fino a 5mila litri d’acqua al minuto.
Per un consumo giornaliero di 2200 metri cubi d’ acqua.
Sono soprattutto i campi disegnati da golfisti americani, progettati alla stregua di supermercati standardizzati, a tenere alto il consumo d’acqua.

E quando non e’ l’acqua, sono le innaffiature a base di diserbanti e pesticidi a preoccupare gli ambientalisti.Stando ai risultatati di una recente ricerca giapponese- di cui riferisce il settimanale New Scientist- su un campo da golf in Giappone si impiegano mediamente una tonnellata e mezzo di prodotti chimici all’ anno, una quantita’ superiore di otto volte a quella utilizzata per i campi da riso.

Mentre negli Usa, il Journal of Pesticides Reform parla di 750 chili di pesticidi utilizzati ogni anno per un campo standard. E non e’ finita.Uno studio del britannico Sport Turf Research Institute lancia l’ allarme sul sovradosaggio a base di fosfati, al punto che, scrive, “il terreno in certi casi potrebbe essere direttamente venduto come concime chimico..”
 

INCHIESTA pubblicata dal settimanale MEZZEURO  il 20 aprile 2002 

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Tirreno: Ma perché le grandi opere non decollano ?

Un convegno dei Lyons di Diamante in un Hotel di Scalea, sabato scorso, ha messo il dito sulla piaga sulle problematiche relative alla realizzazione delle opere pubbliche nel tirreno cosentino. Il convegno ha approfondito la situazione burocratica e fattiva di due opere che riguardano il territorio di Scalea, quali il porto e l'aviosuperfice , sulle quali si sono spese pagine e pagine di articoli, delibere comunali, convegni e promesse di finanziamenti, senza che a tutt'oggi sia stata mossa una sola pietra. Il sindaco di Scalea Mario Russo ha dichiarato che riguardo all'Avio-superfice ci sono delle autorizzazioni ancora mancanti ma che si è in dirittura d'arrivo e che riguardo alla struttura portuale invece è tutto fermo. Ma molti si chiedono perché nel tirreno cosentino è così difficile avviare opere pubbliche. Perché dal 1967, inaugurazione della grande variante che ha congiunto Tortora a Paola permettendo in seguito la grande speculazione edile sulla costa tirrenica nessun altro intervento di quelle dimensioni è stato possibile realizzare ? Anzi qualora sono stati avviati lavori questi sono stati bloccati non dagli ambientalisti, come comunemente si potrebbe pensare, ma dalla stessa burocrazia e dalle stesse forze politiche che l'avevano promosse ed incentivate prima, per poi bloccarle essendo passate all'opposizione. Girando lungo il tirreno cosentino si vedono solo ville, villette, villaggi abbarbicati su colline, su scogliere, a pochi metri dalla variante ss.18, e nient'altro. Non esistono a tutt'oggi strutture vere di accoglienza, manca una rete efficiente di trasporti pubblici, le strade che danno verso l'interno sono le stesse costruite da Mussolini, mancano ancora segnaletiche sufficenti. Ma non è solo questo. Anche quelle poche strutture costruite risultano abbandonate o malgestite. Le strutture ospedaliere sono senza specializzazioni. In una costa tirrenica dove 1 milione di persone vanno a bagnarsi nei due mesi estivi non esiste ancora una camera iperbarica. La più vicina è a Vibo valentia ed un malcapitato o riesce a far arrivare l'elisoccorso da Cosenza o è perduto. E così riguardo a fratture ossee che d'estate avvengono facilmente per cadute da scogli. A Cetraro dove esiste il reparto di ortopedia non è possibile fare particolari interventi chirurgici solo perché manca un particolare tavolo dal costo di solo 50 milioni. A Diamante dopo venti anni che è stata costruita la struttura Asl con annessa guardia medica estiva è arrivata un autoambulanza attiva 24 ore su 24. Ma ci sono voluti venti anni. L'ospedale di Scalea terminato dopo quaranta anni e dopo circa 50 miliardi di costo e che doveva essere una struttura specialistica marcisce su se stesso . Non parliamo dei trasporti. E' da anni che si parla di pedemontana, di nuova uscita autostradale da Mormanno, ma niente ancora oggi si muove. I paesi intanto sono intasati dal traffico e diventano camere a gas. Le stesse camere a gas che i turisti lasciano per venire a respirare qui da noi la stessa aria. Le stazioni ferroviarie sono quasi tutte in disuso. Ogni nuovo orario ferroviario, nuove fermate vengono soppresse, ma nel contempo neanche l'alta velocità passa per la Calabria. Si parla di un avio-superfice in dirittura d'arrivo ma è una nuova truffa. Potranno atterrare solo voli charter da turismo e solo a vista. Cioè senza radar né controllori di volo. Vorrà dire che solo qualche miliardario potrà scendere a Scalea, ma se dal cielo vede la schiumetta delle 11 attraversare tutta la costa partendo dai vari depuratori malfunzionanti se ne passerà dritto verso Tropea che quest' anno è stata l'unica località estiva dopo Maratea ad avere la bandiera blu in tutta la fascia tirrenica. Dicasi lo stesso per i porti. Gran parlare di porti, allarmi da parte degli ambientalisti, interventi di deputati e senatori per i finanziamenti e poi tutto si risolve in enormi bolle di sapone. Su 11 porti dei quali si parla neanche uno è stato realizzato negli ultimi venti anni. L'elenco potrebbe proseguire all'infinito, ma per il momento ci fermiamo qui, speranzosi che qualche politico di qualsiasi formazione politica ci spieghi con dati alla mano di cosa deve vivere o morire la costa tirrenica, detta della Riviera dei cedri.

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